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COS’È LA TRADUZIONE?
Per rispondere alla domanda, bisogna partire da un importante binomio enigmatico, ossia: qual è la soluzione da utilizzare quando si traduce, traduzione libera o letterale? Innanzitutto, il verbo “tradurre” ha in sè un significato ben specifico, ossia “portare dall’altra parte”, ma cosa portiamo, e soprattutto da dove a dove?
- Traducere = latino → trans + ducere
- Translate = inglese
- Traduire = francese
- Übersetzen = tedesco → portare attraverso
- Переводить = russo → portare attraverso La traduzione è quindi un’operazione più complessa rispetto a quanto si pensi. Alcune traduzioni devono essere rispettate nel loro senso letterale, altre invece danno la possibilità al traduttore di pensare liberamente, interpretando la parola in base al contesto. La traduzione ideale sarebbe il non tradurre, nel senso che il processo dovrebbe arrivare ad una conversione automatica.
COSA C’È DA SAPERE DAL PUNTO DI VISTA TECNICO
A. Calco linguistico a. Traduzione coniata → una lingua conia nuovi termini a partire dalla struttura della lingua di provenienza b. Procedimento di formazione delle parole che consiste nel coniare nuovi termini riprendendo le strutture della lingua di provenienza → quando una lingua si prende una struttura da un’altra lingua e la fa propria i. Ferrovia → la parola italiana è stata coniata a partire dal termine tedesco Eisenbahn (via di ferro) ii. Chemin de fer → la parola francese invece è stata tradotta avente come riferimento quella tedesca
- Abbiamo anche i calchi sintattici, come i francesismi, come “essere in voga” o “valere la pena” dal francese valoir la peine (il termine italiano sarebbe "mette conto") B. Prestito linguistico a. Quando una lingua prende una parola da un’altra i. Le lingue di riferimento vengono definite: lingua fonte/sorgente e lingua bersaglio ii. Abbiamo vari gradi di integrazione linguistica dal punto di vista fonetico e fonologico:
- Molto simile nella fonetica: prestito integrato → parole che si nascondono perfettamente nel lessico ⇒ fauna
(origine latina) - sauna (lingua finnica – ambiente secco e asciutto ≠ bagno turco)
- Prestiti meno integrati → sport e film ⇒ sono termini che, anche se non considerati stranieri perché utilizzati nel quotidiano, non potrebbero mai far parte del lessico italiano (l’italiano è una lingua in cui le parole per struttura fonetica e fonologica terminano con una vocale)
- Integrazione a metà → computer (differenza di pronuncia) In alcune culture c’è un grande rifiuto per il prestito linguistico, o è molto raro, per cui si predilige tradurre con una parola equivalente nella propria lingua di riferimento:
- Islandese = pochi prestiti
- Cinese = pochi prestiti, preferisce creare parole con il proprio materiale
- Lingue slave: serbo = accetta prestiti; croato = preferisce creare dal proprio materiale Si tratta di purismo, ossia creare parole con il proprio materiale linguistico, per cui fa riferimento al mantenimento della purezza della lingua (esempio: hotel → albergo). Il fenomeno del calco e del prestito è legato a dinamiche socio-linguistiche, in base all’utilità o meno di certe parole. Bisogna tener conto dell’aspetto connotativo e denotativo del termine di riferimento:
- Connotativo = dà informazioni di carattere soggettivo
- Denotativo = denota, quindi specifica i tratti oggettivi di un oggetto/essere → estensione Hotel – Albergo ⇒ pur essendo la stessa cosa, hanno un’accezione diversa, infatti quando si parla di hotel, di solito si fa riferimento all’alto livello del luogo → aspetto connotativo che rende accettabile un prestito.
ALTRI ASPETTI DA SAPERE
In fonologia, una coppia minima è una coppia di parole di una stessa lingua, in cui la differenza di un solo suono (fono) è sufficiente a individuare significati diversi. I due suoni diversi prendono in tal caso il nome di fonemi di quella lingua. Coppie minime: parole che differiscono solo per un fonema: mano, nano; sono, sogno /soIo/; fini, vini; lana, rana. Oltre alle proprietà segmentali, anche certe proprietà soprasegmentali possono essere distintive. Un fonema è un’unità minima di seconda articolazione dotata di valore distintivo. La morfologia è la parte della grammatica o della linguistica che ha per oggetto lo studio della struttura grammaticale delle parole e che ne stabilisce la classificazione e l'appartenenza a determinate categorie come il nome, il pronome, il verbo, l'aggettivo e le forme della flessione, come la coniugazione per i verbi e la declinazione per i nomi distinguendosi dalla fonologia, dalla sintassi e dal lessico. Un morfema è un’unità minima di prima articolazione dotata di significato
- L’elenco telefonico non è un testo, perché è aperto e non chiuso Genere testuale = classificazione di testi in base a tratti specifici
- Menù Frasi relative:
- Relativa restrittive → Il fiume, che è straripato ieri, è il Brenta
- Relativa appositiva → Il fiume che è straripato ieri è il Brenta
FATTORI PRELIMINARI FONDAMENTALI
Per capire il processo di traduzione, dobbiamo tener a mente tre aspetti fondamentali:
- Tutte le lingue sono accomunate anche se la struttura è completamente diversa → funzionano in un modo universale, permettono di superare le diversità culturali e linguistiche a. Strutture che si basano su facoltà cognitive e emotive dei parlanti, perché la lingua è un dato umano b. Nella storia questo aspetto è stato messo in discussione: si pensava che alle strutture linguistiche corrispondevano strutture cognitive → nell’800 si pensava che le lingue più complesse avessero sviluppato civiltà più ricche e complesse. Un linguista, Wilhelm Von Humboldt, affermò che la struttura linguistica NON è associata alla civiltà corrispondente. i. Aspetto morfologico: 1. Lingue isolanti → lingua quasi totalmente priva di morfologia, in cui i suoi termini sono quasi totalmente privi di declinazioni e flessioni (cinese, vietnamita) 2. Lingue agglutinanti → lingue in cui la morfologia impiega primariamente l'agglutinazione. Ciò significa che le parole sono costituite dall'accostamento di più morfemi che ne determinano il significato, ma tali morfemi rimangono invariati dopo essere stati uniti fra di loro (turco) – one form, one meaning 3. Lingue fusive → lingue in cui la morfologia si caratterizza nel poter esprimere più relazioni grammaticali mediante un solo morfema (italiano) 4. Lingue polisintetiche → lingue che hanno una struttura della parola molto complessa, formata da più morfemi attaccati assieme come le lingue agglutinanti, ma a differenza di queste (in cui normalmente vi è in una parola una sola radice lessicale) presentano la peculiarità che in una stessa parola possono comparire due o anche più radici lessicali, morfemi pieni (eskimo)
- Le differenze superficiali non intaccano il modo in cui viene concettualizzato il mondo ⇒ tutte le lingue concettualizzano la stessa realtà circostante → universale = stesso modo di vedere e pensare la realtà a. Cultura = sistema di simboli condivisi
- Le specificità culturali possono essere trasmesse, espresse, essere comprese e farle proprie tramite l’apprendimento → permette lo scambio culturale Abbiamo detto che “tradurre” significa “portare da una parte all’altra”. La traduzione è inoltre un processo di sistemi semiotici identici. Per cui, un linguista importante, Roman Jakobson, il quale ha studiato vari aspetti linguistici, ha individuato tre tipi di traduzione:
- Traduzione intralinguistica/endolinguistica/riformulazione a. Traduzione che avviene all’interno della stessa lingua (endo/intra = all’interno) i. Caso 1 = libri dei secoli 13-14-15 scritti in un italiano difficile (divina commedia, decameron, promessi sposi), i quali vengono riscritti/riformulati in un italiano più vicino a quello moderno (es. anche per Canterbury Tales di Chaucer) ii. Caso 2 = riformulazione in base al registro linguistico
- Traduzione interlinguistica a. Traduzione che avviene da una lingua all’altra → sistemi linguistici semiotici identici b. Abbiamo una lingua di partenza e una lingua di arrivo c. Ci sono lingue relativamente più vicine ad altre perché derivano da una stessa lingua antica: es. francese, italiano, spagnolo → latino (il termine arbre - albero deriva dalla stessa parola latina) d. Quando si opera una traduzione di questo tipo, bisogna tenere in considerazione molti aspetti, tra cui il passaggio del contenuto di una singola parola o di un concetto da una lingua all’altra → come posso fare per trasportare il 100% del contenuto della lingua di partenza a quella di arrivo? i. Pane – pain → 100% del contenuto ⇒ se io contestualizzo la parola, la traduzione potrebbe risultare più complessa, il che non garantisce il trasporto del 100% del contenuto → guadagnarsi il pane (lavorare per garantirsi la vita): modo di dire legato ad un contesto culturale e. Ci sono lingue in cui ci sono più informazioni contenute in una singola parola: i. Suocera → mother-in-law
ii. Свекровь svekrov' = madre del marito / тёща tjosca = madre della
moglie f. C’è la possibilità di perdere informazioni importanti sul significato della parola della lingua di partenza → perdiamo le implicazioni che la parola specifica può avere g. Trasportiamo quello che pensiamo nella lingua di partenza a quella di arrivo ⇒ alcune volte dobbiamo decidere che termini utilizzare i. Io vado a Berlino (in tedesco) → andare nel senso di camminare o andare nel senso di prendere un mezzo di trasporto → si perde o si acquista un pezzo quando si traduce
trasporre un concetto da una lingua all’altra. L’essere umano utilizza buona parte delle stesse rappresentazioni concettuali e degli stessi strumenti per esprimere. Parte del libro: La traduzione tra diverse lingue esiste solo e se:
- La diversità tra le lingue è compensata da un funzionamento universale dovuto a facoltà cognitive e psico-emozionali comuni a tutta la specie umana.
LA LINGUA COME ASPETTO SOCIALE
Un aspetto importante da ricordare è che bisogna evitare di inserire aspetti ideologici → la lingua, in quanto fenomeno sociale, non può essere trattata come se fosse soltanto un programma del software di un computer.
- The linguistic hoax, John McWhorter (libro) → molto spesso, succede che testi ufficiali come la stampa, o testi scientifici diventino il “luogo” in cui vengono alimentati pregiudizi e sentimenti negativi
- Non si può segnare ogni sfumatura del vivere ed ad ogni lingua tocca di esprimere concetti in modo differente: ci sono immagini che utilizziamo, ma che sono prese da altre culture (quindi non ci appartengono) → es. l’espressione “lavaggio del cervello” viene dalla cultura cinese; es. il mondo occidentale ha avuto come una delle basi culturali fondamentali la bibbia, infatti ci sono metafore comuni prese da essa come “offrire un ramoscello d’ulivo” o “fare il buon samaritano” e sono quindi immagini/concetti ereditati da una cultura di riferimento.
TRADUZIONE LINGUISTICA
Parlando di traduzione, dobbiamo tenere a mente un dato importante, ossia che la traduzione non è interpretariato (l’unica cosa analoga è che c’è un mediatore tra la lingua di partenza e quella di arrivo). Un altro aspetto da sapere è che ci sono due tipi di traduttore:
- Traduttore di professione
- Traduttore freelance Il primo tipo conosce molto bene la lingua di partenza e ancora di più quella di arrivo, e traduce a scadenza. Il secondo invece è un tipo di traduttore che svolge l’attività di traduzione per voglia e/o passione, per cui è una traduzione “pura” → fenomeno interlinguistico: quali sono gli aspetti e gli stimoli vantaggiosi della traduzione?
STRUTTURA LINGUISTICA DELLE PAROLE E DELLA FRASE
In ogni parola possiamo individuare due morfemi (unità minima di prima articolazione dotata di significato), ma come li individuo e come li identifico? Non con le sillabe, ma con i plurali che evidenziano la radice e la desinenza (elementi che compongono i sonstantivi).
Es. Mare → mari = mar è il morfema lessicale (che dona il senso alla parola, infatti mar lo troviamo anche in altri termini che hanno a che fare col mare, come marittimo - è la parte che non cambia), mentre e/i è il modrfema grammaticale (parte che cambia).
- Nota bene: non è sempre detto che il morfema lessicale rimaga lo stesso → nel tedesco l’aggiunta della desinenza del plurale comporta anche un cambiamento del morfo lessicale (das wald ⇒ die waelder) ➢ Il morfema grammaticale si divide in:
- Morfema grammaticale derivativo o derivazionale → sono quelli mediante il quale creiamo nuovo lessico da uno già esistente a. Esempio. Dalla parola “lavoro” otteniamo il termine “lavoratore” ⇒ lavor è il morfema lessicale; ator è il morfema grammaticale derivativo; e è il morfema grammaticale flessivo
- Morfema grammaticale flessivo o flessionale → danno indicazioni che riguardano anche la sintassi a. Esempio: singolare e plurale, maschile o femminile Gerd Booji (linguista olandese) ha proposto a metà anni 90 una distinzione importante tra:
- Morfologia flessiva (inherent) → i morfemi flessivi sono inerenti quando la loro scelta non dipende da nulla a. Esempio: dipende da me la scelta del singolare o del plurale, o del maschile o femminile → il morfema inerisce al sostantivo ⇒ “il ponte” la e di ponte è inerente perché dipende da cosa voglio dire in quel momento
- Morfologia contestuale (contextual) → la scelta è dovuta da altre componenti della frase che si adattano al contesto, il quale può essere sia per accordo tra le parole sia per la coerenza con la frase a. Esempio: se dico “il ponte è lungo”, scelgo io di dire che il ponte è uno solo, ma l’aggettivo lungo dipende dal contesto → dato che ho usato il maschile singolare, il contesto mi porta a scegliere queste caratteristiche i. Gli aggettivi sono dotati di morfologia flessiva contestuale → devono per forza dipendere dal sostantivo Nota bene: tutti questi esempi variano da lingua a lingua a. Esempio: in inglese la scelta di alcuni tempi verbali è obbligata dal contesto → se vedo giovanni correre verso la stazione, devo dire “John is running to the station”
TRADUZIONE INERENTE E CONTESTUALE
La traduzione, quando le condizioni lo permettono e ci sono i presupposti, è la trasposizione da una lingua di partenza o fonte a una lingua di arrivo o bersaglio. Più sono simili, più è semplice, però ci sono delle differenze importanti da tenere a mente, che ci porta anche ad individuare due tipi di traduzione: libera e letterale.
- La traduzione letteraria consente di essere più liberi nella parte connotativa, mentre la parte denotativa è più vincolante perché ho fatti oggettivi
Il principale scopo della traduzione era di utilità pratica. La traduzione, infatti, è un fenomeno che si ha quando ci sono degli interessi/delle necessità partici/pratiche → la necessità di tradurre può manifestarsi in base alle situazioni che si presentano:
- Esempio: i latini avevano tradotto testi greci, ma anche testi punici (il punico era la lingua fenicia parlata nelle colonie) → i puni avevano scritto testi su tecniche di agricoltura avanzate, per cui erano testi che potevano aiutare le pratiche agricole dei latini Le traduzioni hanno fatto parte anche della sfera religiosa, infatti abbiamo tre momenti fondamentali in cui si ha un’elaborazione critica del concetto di traduzione di fronte ad un testo tecnico → riflessione sul processo che si compie quando si traduce:
- San girolamo a. Nonostante sembri scontato, egli andava a tradurre testi biblici partendo dalla forma originale del testo di partenza → questo perché spesso le traduzioni erano da altre traduzioni e non dai testi originali b. Nei testi sacri, il traduttore deve avere la capacità e la correttezza nel tradurre parola per parola, quindi trasporre senza che si perda nulla del messaggio divino → l’idea di san girolamo era quella di trasmettere il vero messaggio preservando il contenuto → traduttori come custodi del testo c. San girolamo si chiede cosa significa tradurre inizia a riflettere sul processo che avviene d. Traduzione verbum de verbo (parola per parola) → conservazione del testo originale nella sua forma sacrale
- Martin Lutero a. Scrive un testo in cui dà istruzioni di come deve essere tradotta la bibbia “Lettera al traduttore” del 1530 b. Lutero si stacca dalla dottrina di Roma: ne fonda una sua → vuole tradurre più il contenuto, mentre S. Girolamo traduce più parola per parola. c. Dice che i traduttori devono farsi capire da tutti, cercando di essere il più comprensibile possibile (infatti usa un tedesco colloquiale), soprattutto se si tratta di testi sacri → deve essere comprensibile nella sostanza/contenuto del testo sacro, non tanto nella lettera (parola)
- Eugene Nida a. Linguista americano → analisi della traduzione a partire dalla Bibbia b. Towards a science of translating 1964 c. The Theory and Practice of Translating 1969 d. Egli afferma che ci siano 4 aspetti da considerare che evidenziano la dinamica tra i due testi da tradurre → trasposizione con adeguamento:
i. Rispettare il senso ii. Trasmettere lo spirito iii. Forma semplice e naturale iv. Risposta del lettore identica all’originale
DIFFERENZA TRA INTERPRETE E TRADUTTORE
Sia interprete che traduttore applicano la traduzione, ma con funzioni e finalità diverse.
- Interprete = mediatore in situazioni pratiche → origine latina: interpres, interpretis → non conosciamo con certezza l’etimologia - Vittore Pisani aveva proposto che la parola interpres identificasse la persona che doveva mediare sul prezzo, quindi una persona che aiutava a fissare il prezzo durante gli scambi commerciali tra mercanti che non parlavano le rispettive lingue. - Si tratta di traduzione immediata, in cui c’è bisogno che una lingua x venga riformulata in una lingua y in modo istantaneo (quindi nel parlato) - L’interprete si trova con persone presenti e condivide un contesto
- Traduttore = ha funzioni ulteriori più complesse, perché la traduzione si inserisce in un processo a più scopi → deve cercare di far qualcosa che conservi sia il messaggio linguistico sia il contesto culturale all’interno del quale quel messaggio può avere senso - Il traduttore non deve condividere nessun contesto, ma lo deve riprodurre nella lingua di arrivo
PROSPETTIVE DELLA TRADUZIONE
Abbiamo due prospettive quando si parla di traduzione:
- Essere fedeli alla lettera, ossia che per ogni parola che si deve tradurre se ne trova una corrispondente → si parla anche di traduzione letterale o inerente (spesso può creare problemi perché non sempre permette di comprendere ciò che si vuole dire, → es. proverbi/modi di dire → “menare (condurre/portare) il can per l’aia (spiazzo)”, tirare qualcosa per le lunghe/rimandare qualcosa senza concludere niente, non essere affidabili/perdere tempo facendo qualcosa di inutile (in inglese: to beat around the bush; “ciurlare nel manico” → comportarsi ambiguamente, in inglese “to hem and haw”). a. Nota bene: i proverbi costituiscono/determinano i problemi più seri nell’ambito della traduzione. b. Testi tecnici, es. articoli scientifici, codici di legge → traduzione inerente, con vincoli maggiori (bisogna essere precisi e stare molto attenti a quello che si dice). Es: “se uno deve/vuole comprare una macchina” → nella lingua legale il verbo “dovere” implica un serie di condizioni, infatti bisogna essere estremamente attenti al significato del termine che usiamo.
settoriale → CANALI E CONTESTI D’USO e NECESSITA’ PRAGMATICHE (quando il linguaggio si adegua agli intenti/scopi della comunicazione). ● Dal linguaggio specialistico si stanno diffondendo alcuni termini nella lingua comune in contesti chiaramente informali (dal punto di vista diafasico – linguaggio colloquiale. ● I linguaggi specialistici e settoriali hanno un lessico comune → es: “risonanza” appartiene al linguaggio settoriale della medicina (infatti il linguaggio settoriale è caratterizzato da uno specialistico, è un termine di questo tipo). Eufemismi → uso di belle parole/perifrasi per nascondere qualcosa di tragico (es. “neoplasia” al posto del termine “tumore”) → questa può essere la conseguenza della mancata conoscenza dei linguaggi tecnici. ● L’italiano parlato comunemente si sta arricchendo di un lessico preso da ambiti di un linguaggio specialistico. ● La precisione tecnica deve essere vista come requisito fondamentale quando ci sono dei linguaggi settoriali o specialistici → estrema accuratezza nella traduzione dei termini tecnici/specifici. ● Il margine di errore con questi linguaggi è ridotto perché c’è sempre una traduzione corrispondente al termine tecnico da tradurre oppure c’è un modo per capire la traduzione corrispondente. ○ Linguaggio giuridico: linguaggio settoriale della legge → la traduzione qui può essere rischiosa, perché il linguaggio deve essere molto preciso e non si ammettono variazioni di alcun tipo nè interpretazioni ⇒ Esempio: devono essere le cinque → il verbo ha valore epistemico, quando il parlante dice quello che ritiene sia corretto; il verbo ha valore deontico, quando dovere ha il significato di obbligo.
MODELLO DI JAKOBSON
Roman Jakobson ha proposto un modello DESCRITTIVO dell’atto linguistico: quando noi compiamo un atto linguistico, all’interno di quest’ultimo ci sono sempre sei elementi, ovvero:
- Mittente/emittente → colui che attiva il processo comunicativo/l’atto linguistico
- Destinatario/ricevente → colui che riceve l’atto linguistico del mittente
- Messaggio → ciò che viene comunicato
- Codice → mezzo attraverso il quale il mittente comunica il messaggio
- Canale/contatto → strumento mediante il quale il codice viene comunicato (mediazione tra i due elementi)
- Contesto → l’ambiente in cui avviene l’atto linguistico In ogni atto linguistico, uno tra questi 6 elementi può prevalere sull’altro, questo in base alla funzione che assume:
- Funzione emotiva: mette in evidenza gli aspetti più personali legati al mittente/alla sua persona – aspetti emotivi, ma che non necessariamente devono coincidere con quelli legati alle emozioni.
- Funzione conativa: “conato” – tentativo/sforzo, che non produce nessun risultato/continuazione, “conor, conaris” = cercare di/sforzarsi – infatti il destinatario deve sforzarsi di compiere l’azione che gli viene ordinata/proposta dal mittente.
a. Il verbo con il quale si esprime l’atto linguistico è all’imperativo. Il classico esempio di funzione conativa è quello in cui il protagonista è il destinatario (questa funzione lo pone in evidenza). b. Es. impossibilità di traduzione letterale: espressione “sai l’ora?” L’unica risposta logica a questa domanda è “sì” o “no” (che non è quello che stiamo chiedendo).
- Funzione poetica: deriva dal greco “poiéin” = fare/creare, mette in evidenza la forza creatrice che è presente nel messaggio al suo massimo → che può essere esemplificata al meglio nell’ambito poetico e pubblicitario – sono caratterizzate dal massimo grado della funzione poetica, perché è il messaggio che conta, attraverso degli elementi particolarmente incisivi. a. Il linguaggio esalta ciò che si dice → es. verso in cui si descrive l’anatra e dove, leggendolo, si sente/riproduce il verso dell’animale, oppure “E caddi come corpo morto cade”, che dà l’idea dell’immagine che si vuole restituire. Quando il messaggio viene esaltato dalla creatività linguistica, si ha un classico caso di funzione poetica
- Funzione metalinguistica: prefisso “meta” → l’elemento di cui si tratta è anche quello all’interno del quale lo si tratta, ovvero ciò che è metalinguistico ha come argomento la lingua stessa: riflessività del codice lingua umana, che è l’unico codice con questa caratteristica esclusiva. a. Es. la parola “cane” è composta da quattro fonemi; oppure il “metateatro”di Pirandello – teatro nel teatro, “Sei personaggi in cerca d’autore”.
- Funzione fàtica: fàtica, “faticos” = aggettivo greco che significa “della parola/discorso” → inizio dello scambio comunicativo tra due persone (è la funzione di contatto). In una conversazione in cui si inizia con “ciao” o “pronto”, questo implica che i due soggetti siano pronti per la conversazione (si è stabilito il contatto e si deve tenere vivo) – si crea un botta e risposta tra i due. a. Es. se ci si trova in un paese straniero e ci viene detto “buongiorno” sia nella lingua locale, sia in inglese, è implicito che possiamo decidere in quale lingua continuare la conversazione.
- Funzione referenziale: l’atto linguistico serve alla definizione del contesto – in questo caso abbiamo delle informazioni che contestualizzano l’atto linguistico. ALTRI ESEMPI
- Es. “Scusi che ore sono?” → chiara funzione conativa (il destinatario è identificabile e implica che lui si attivi per cercare la risposta).
- “Che ore sono?”, invece, è più generale e non mette necessariamente in evidenza il destinatario.
- “Stai andando al supermercato?” (funzione referenziale) → la funzione non è conativa perché si sta solo chiedendo un’informazione, infatti ci stiamo solo informando sulla situazione, diverso da “Mi passi il sale?” (che determina/implica il coinvolgimento del destinatario, che dovrebbe reagire a una nostra sollecitazione).
intimità/amicizia ⇒ stimatissimo amico mio (tono colloquiale per ridurre la distanza rispetto all’inizio) → in italiano mettere mio due volte sarebbe risultato pesante ● Mein zweijaehriges Stillschweigen zu uebersehen = trascurare/non dare peso/andare oltre lo sguardo il mio starmene immobile in silenzio di due anni → ignorare il mio silenzio che dura ormai da due anni = quell’ ormai (aggiunta linguistica) introduce una nota di impazienza da parte di Lord Chandos ⇒ enfasi data da ormai. Il lettore deve acquisire poco a poco quello che succede nel testo e non trarre le conclusioni a priori → a volte la posizione delle parole in una frase può portare a delle formulazioni di prospettive diverse da parte del lettore In questo incipit, alcune scelte lessicali potevano essere riviste o essere raffinate: si tratta di piccole variazioni e libertà da parte del traduttore che danno la sua interpretazione del testo.
- Henry James, The turn of the screw (Il giro di vite), 2007 The story had held us, round the fire, sufficiently breathless, but except the obvious remark that it was gruesome. - (Traduzione di Giovanna Mochi) La storia ci aveva tenuti attorno al fuoco col fiato sospeso, ma a parte l'osservazione un po' scontata che era una storia terrificante. ● Sufficiently breathless = col fiato sospeso → in inglese il significato è più forte, perché il sintagma non è formulare, mentre quello in italiano è un sintagma fatto (formulare) ⇒ sufficientemente senza respiro → inciso tra virgole, quindi è un’espressione forte ● Obvious = un po’ scontata → ovvia osservazione ⇒ non tiene la sottile ironia tipica della lingua inglese e la raffinatezza dello scrittore, invece l’espressione italiana tradotta da più un senso di colloquialismo. Nota bene : di fronte a testi di tipo letterario, il traduttore pensa di avere un margine molto più ampio di traduzione e ha la possibilità di interpretare il contesto del testo. Quello che deve fare il traduttore è fidarsi dei segnali linguistici inerenti che il testo originale comporta e che orientano la traduzione.
- Virginia Woolf, Mrs Dalloway (La signora Dalloway) Mrs. Dalloway said she would buy the flowers herself.
- (Traduzione) La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei. ● La frase in inglese è molto semplice, un’espressione di tutti i giorni/colloquiale, non c’è nessuna pretesa letteraria ● Traduzione scritta → si riproduce l’italiano scritto (passato remoto in uso) ● Posizioni di salienza → rilevanza (herself) ● Would buy = avrebbe comprati → future in the past (condizionale passato)
● Piccoli particolari:
- Carattere lessicale/morfologico → comprare = forma colloquiale di comperare
- Carattere sintattico → fiori…li = colloquialismo → ripresa anaforica ⇒ mette enfasi in italiano per riportare l’enfasi in inglese data da herself La forma, anche quella più semplice, di un testo letterario pone subito dei dubbi o delle riflessioni sulle scelte del traduttore.
- I poeti del ventisette García Lorca = Vestida con mantos negros, piensa que el mundo es chiquito y el corazón es immenso
- (Traduzione) Vestita di neri mantelli, pensa che piccino sia il mondo e che immenso sia il cuore ● Quanto più una lingua è simile ad un’altra, più c’è tendenza ad assomigliarsi → spagnolo e italiano ● La poesia è un testo letterario particolare → aspetto più personale del poeta, quindi ci sono meno interventi da parte del trdauttore ● Messaggio e funzione poetica in rilievo ● Inversione: per mantenere la stessa simmetria tra i versi nel testo originale
- Vestida con mantos negros = Vestita di neri mantelli
- Piensa que el mundo es chiquito = pensa che piccino sia il mondo → inversione + colloquialismo
- Y el corazón es immenso = e che immenso sia il cuore
COSA SIGNIFICA TRADURRE TESTI SETTORIALI
Nei casi di lingua settoriale o linguaggi specialistici la corrispondenza di traduzione deve essere di 1 a 1, ossia deve essere quanto più possibile coerente e cercare di riprodurre il contenuto del testo , facendo sì che non vada perso nemmeno un particolare nella lingua di arrivo. ● Nella traduzione letteraria, chi traduce ha una notevole possibilità di rielaborare il testo, anche con cambiamenti in apparenza impercettibili, ma accumulando questi piccoli cambiamenti succede che il testo possa assumere una fisionomia che non è esattamente quella che l’autore aveva in mente (può anche succedere che il contenuto non coincida con quello dell’originale, con la possibilità che l’opera venga interpretata diversamente da come voleva l’autore). ● I testi non letterari invece sono contesti in cui la traduzione deve essere la più accurata possibile, escludendo l’intervento del traduttore; a volte nei testi di carattere specialistico (scientifico per esempio) la traduzione deve evitare ambiguità e opacità, caratteristiche che renderebbero un testo interpretabile in più maniere, spesso non corrette e coerenti con il contenuto originale.
● Secondo caso = anche qui esplicito nella regione dello Yucatan; invasivo → vive nella ridente regione dello Yucatan = NO c. Uncle Scrooge/Scrooge McDuck → Zio paperone ⇒ personaggio di A Christmas Carol , che caratterizza l’avaro per eccellenza → in italiano capiamo che è avaro da quello che fa, non per il nome come in inglese d. Pugnale kriss → nell’originale solo kriss
- Condensazione → tecnica di traduzione per cui si rende implicita un’informazione; MA rischia di appiattire concetti che non sono gli stessi a. She was sitting at a small table → era seduta ad un tavolino ⇒ tavolino e piccolo tavolo non sono la stessa cosa b. Sottotitoli
- Compensazione → legata all’amito dei linguaggi settoriali (proverbi o modi di dire) = tecnica per cui rendiamo più esplicito qualcosa senza aggiungere ma sostituendo, in modo che venga reso più chiaro il contenuto nella cultura di arrivo ⇒ all’interno della stessa unità traduttiva si compensa l’informazione trasmessa da un costituente mediante quella trasmessa da un altro costituente a. Balletto classico (tradizione russa gloriosa) → plastica = le arti plastiche (in cui si modella la materia), corporeità ⇒ in italiano l’arte plastica si riferisce alla scultura, mentre il balletto è un’arte corporea; secondo la prospettiva russa, il balletto è un’arte plastica i. Per esempio, in un frammento umoristico dei Taccuini di Sergej Dovlatov, in riferimento al balletto classico, un rinomato critico teatrale dice all’ignorante operaio Stachanov (calco): “ È un genere artistico siffatto, dove i pensieri si esprimono attraverso i mezzi della plastica ”. b. Din (Islam) (Salah Din) → tradotto con “ religione ”, ma è un concetto più complesso ⇒ compensa l’idea di fondo per cui è un fenomeno che ha a che fare con la religione → in questa tecnica si prende un pezzo di significato sufficientemente rappresentativo del termine, compensando l’incapacità di avere una traduzione adeguata a rendere il significato completo c. Voglia del ritorno = nostos (dal greco) → nostalgia ⇒ Sehnsucht d. Casi in cui la parola che deve essere tradotta non dice nulla secondo la cultura del testo di arrivo → everyday life is stupidly simple = la vita quotidiana è banalmente semplice → la vita quotidiana è di una semplictà assoluta e. It’s raining dogs and cats → piovere a catinelle
- Spostamento o dislocazione = trasferimento in un altro posto → tecnica in cui un elemento viene ricollocato nel testo di arrivo in una posizione diversa da quella che aveva nel testo di partenza → il traduttore sposta per ragioni di resa (testi poetici soprattutto) un elemento nel testo di arrivo
a. Avviene solo se la lingua permette la ricollocazione