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Dispense Geografia - Paolo Macchia 21/22, Dispense di Geografia

Dispense corrette delle lezioni di Geografia di Macchia 21/22

Tipologia: Dispense

2021/2022

Caricato il 02/05/2024

FilippoPaucciCherubini
FilippoPaucciCherubini 🇮🇹

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GEOGRAFIA 21/22
LINEAMENTI DI GEOGRAFIA FISICA, ANTROPICA E REGIONALE
Principali aspetti fisici della terra
Storia del pensiero geografico e cartografico
La popolazione ed i suoi caratteri (la parte più consistente) principi, nozioni, natalità, mortalità…
Principali aspetti fisici ed umani dei continenti e dei Paesi del Mondo
A lezione verranno analizzati i vulcani, fenomeni sismici e clima.
Libro opzionale: “Cartografia e territorio nei secoli” – Palasano, Agiole, Arena.
Cos’è la Geografia?
Serie di conoscenze di tipo nozionistico. Ma la Geografia non è solo nozionistica, oggi è necessaria per
conoscere i principali fenomeni geografici presenti sulla terra.
La Geografia è una scienza che studia la Terra mediante la rappresentazione della sua superficie e della
distribuzione spaziale dei fenomeni relativi alla vita umana, animale vegetale.
Che cosa studia la Geografia?
Forme della superficie terrestre (cascate, geologia, clima, fenomeni vulcanici…): si può studiare
tutto o dal punto di vista naturale o in ottica antropica e quindi come un ambiente influenza una
popolazione (es. vulcani > rischio).
Funzionamento della Terra (es. evaporazione-condensazione-pioggia): si può studiare tutto o dal
punto di vista naturale o in ottica antropica e quindi come un ambiente influenza una popolazione
(es. vulcano > rischio).
Distribuzione della popolazione (la sua crescita e organizzazione): la distribuzione della
popolazione non è uniforme per fatti fisici (es. ghiacciai), ma anche per fenomeni storici.
Caratteristiche della popolazione, risposta all’ambiente, manifestazione culturale: ogni ambiente
pone all’uomo sfide alle quali l’uomo risponde (es. procurarsi l’acqua) con la sua capacità tecnica.
L’uomo, infatti, adatta l’ambiente alle se esigenze: ecco che nascono le culture (musica, letteratura,
abitudini che caratterizzano un popolo). L’adattare un territorio alle esigenze del popolo è una
risposta culturale-
Modo di produrre, i suoi spostamenti, la sua organizzazione del territorio (vedi Città del Messico).
Le criticità dovute a catastrofi naturali e umane (es. guerre), i suoi problemi del sottosviluppo, i
suoi cambiamenti.
La nascita della Geografia
La Geografia aiuta a comprendere il rapporto fra noi e l’ambiente
L’uomo, come molte altre creature, è un ANIMALE TERRITORIALE, che ha bisogno di un territorio per vivere,
di una zona per prendere le risorse necessarie: acqua, cibo, riparo. Però, oltre ad essere territoriale, è
anche un animale SPECULATIVO e TECNICO: l’uomo pensa, memorizza e trasmette informazioni per
indicare la distribuzione delle risorse e in più elabora soluzioni ai problemi, per gestire il territorio.
L’incontro tra la natura territoriale dell’uomo e le sue esigenze e il fatto che sia un animale speculativo ha
portato alla nascita della geografia: ha necessità di descrivere la superficie terrestre per ottenere le risorse
di cui ha bisogno e trasmette le informazioni per lasciare alle generazioni successive il sapere che ha
acquisito.
L’evoluzione della Geografia
La Geografia è una disciplina antica, una scienza che studia la terra attraverso quello che c’è sulla superficie
terrestre. È una disciplina centrale, perché, essendo l’uomo una bestia territoriale, tutto ciò che fa ha una
disposizione territoriale. Il suo primo fine è stato quello di descrivere la Terra durante il lungo processo di
scoperta e di espansione dell’uomo nei vari angoli del pianeta. Noi vediamo la Storia e la Geografia dal
nostro punto di vista, quando si parla di scoperta del mondo intendiamo l’espansione degli europei.
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GEOGRAFIA 21/

LINEAMENTI DI GEOGRAFIA FISICA, ANTROPICA E REGIONALE

 Principali aspetti fisici della terra  Storia del pensiero geografico e cartografico  La popolazione ed i suoi caratteri (la parte più consistente)  principi, nozioni, natalità, mortalità…  Principali aspetti fisici ed umani dei continenti e dei Paesi del Mondo A lezione verranno analizzati i vulcani, fenomeni sismici e clima. Libro opzionale: “Cartografia e territorio nei secoli” – Palasano, Agiole, Arena.

Cos’è la Geografia?

Serie di conoscenze di tipo nozionistico. Ma la Geografia non è solo nozionistica, oggi è necessaria per conoscere i principali fenomeni geografici presenti sulla terra. La Geografia è una scienza che studia la Terra mediante la rappresentazione della sua superficie e della distribuzione spaziale dei fenomeni relativi alla vita umana, animale vegetale.

Che cosa studia la Geografia?

Forme della superficie terrestre (cascate, geologia, clima, fenomeni vulcanici…): si può studiare tutto o dal punto di vista naturale o in ottica antropica e quindi come un ambiente influenza una popolazione (es. vulcani > rischio).  Funzionamento della Terra (es. evaporazione-condensazione-pioggia): si può studiare tutto o dal punto di vista naturale o in ottica antropica e quindi come un ambiente influenza una popolazione (es. vulcano > rischio).  Distribuzione della popolazione (la sua crescita e organizzazione): la distribuzione della popolazione non è uniforme per fatti fisici (es. ghiacciai), ma anche per fenomeni storici.  Caratteristiche della popolazione, risposta all’ambiente, manifestazione culturale : ogni ambiente pone all’uomo sfide alle quali l’uomo risponde (es. procurarsi l’acqua) con la sua capacità tecnica. L’uomo, infatti, adatta l’ambiente alle se esigenze: ecco che nascono le culture (musica, letteratura, abitudini che caratterizzano un popolo). L’adattare un territorio alle esigenze del popolo è una risposta culturale-  Modo di produrre, i suoi spostamenti, la sua organizzazione del territorio (vedi Città del Messico).  Le criticità dovute a catastrofi naturali e umane (es. guerre) , i suoi problemi del sottosviluppo , i suoi cambiamenti.

La nascita della Geografia

La Geografia aiuta a comprendere il rapporto fra noi e l’ambiente L’uomo, come molte altre creature, è un ANIMALE TERRITORIALE, che ha bisogno di un territorio per vivere, di una zona per prendere le risorse necessarie: acqua, cibo, riparo. Però, oltre ad essere territoriale, è anche un animale SPECULATIVO e TECNICO: l’uomo pensa, memorizza e trasmette informazioni per indicare la distribuzione delle risorse e in più elabora soluzioni ai problemi, per gestire il territorio. L’incontro tra la natura territoriale dell’uomo e le sue esigenze e il fatto che sia un animale speculativo ha portato alla nascita della geografia: ha necessità di descrivere la superficie terrestre per ottenere le risorse di cui ha bisogno e trasmette le informazioni per lasciare alle generazioni successive il sapere che ha acquisito.

L’evoluzione della Geografia

La Geografia è una disciplina antica, una scienza che studia la terra attraverso quello che c’è sulla superficie terrestre. È una disciplina centrale, perché, essendo l’uomo una bestia territoriale, tutto ciò che fa ha una disposizione territoriale. Il suo primo fine è stato quello di descrivere la Terra durante il lungo processo di scoperta e di espansione dell’uomo nei vari angoli del pianeta. Noi vediamo la Storia e la Geografia dal nostro punto di vista, quando si parla di scoperta del mondo intendiamo l’espansione degli europei.

Ogni volta che si allargava il mondo conosciuto la Geografia arrivava a raccontare quello che c’era. È una disciplina che ha come funzione iniziale quella di descrivere quelle che sono le terre che l’uomo andava scoprendo. L’epoca d’oro della Geografia è quella contemporanea alle grandi scoperte geografiche che iniziano ben prima di Colombo. Il tutto è stato reso possibile da degli errori, Tolomeo aveva calcolato male la lunghezza del mare che c’era tra l’Europa e le Indie (pensava che la distanza fosse più corta) e se Colombo avesse capito che l’oceano era così vasto non ci avrebbe provato. Tutto ciò portò alla scoperta delle Americhe , scoperta che cambiò il corso della storia e portò ad una grande rivoluzione. L’America era un continente poco popolato, questo fattore diede inizio ad un grande processo di popolamento e cambiò il corso della storia poiché nelle Americhe vi erano metalli preziosi. Nel Medioevo c’era un flusso di oro che andava verso la Cina, una volta scoperte le Americhe e iniziato a sfruttare le sue risorse c’è stato un enorme cambiamento, gli europei iniziarono a prenderli nelle Americhe senza dover ricorrere al loro acquisto in Oriente. Nel Rinascimento la Geografia si sviluppa molto, si descrivono le terre, la cartografia diventa sempre più precisa. Oggi con gli strumenti che abbiamo possiamo conoscere la morfologia di qualunque parte del mondo. Con il volo aereo e la tecnologia satellitare il mondo non ha più segreti. Posso arrivare a conoscere tutta la terra, però è estremamente sconosciuto l’oceano, sappiamo poco delle profondità marine.

Il ruolo della Geografia

Intorno al 1400 si conosceva circa il 21% delle terre emerse, percentuale che va via via crescendo dal periodo delle grandi scoperte in poi. Tuttavia, fino al XX secolo, non si conosceva ancora una piccola parte della totalità delle terre emerse. Oggi vi sono ancora terre inesplorate, però si tratta di casi rari, zone particolarmente inaccessibili. L’utilizzo delle nuove tecnologie non mette da parte la Geografia: un conto è vedere un conto è capire e interpretare , la Geografia assume un ruolo di analisi e mediazione tra quello che si vede e quello che significa (caratteristiche precise). Da “ panorama ” che vedo, che è soggettivo poiché filtrato dal mio sguardo, la Geografia porta al “ paesaggio ”, un concetto oggettivo. La Geografia è una disciplina che ha gli strumenti adatti per comprendere , spiegare e rappresentare i nostri complessi rapporti con l’ambiente. L’uomo è un animale territoriale: deve poter usufruire di una porzione di superficie terrestre per soddisfare le sue esigenze fondamentali (acqua, cibo, riparo). L’uomo è un animale speculativo e tecnico: memorizza e trasmette informazioni sulla distribuzione di ciò di cui ha bisogno e impara ad organizzare e gestire il territorio. Quindi crea una cultura, un insieme di informazioni usate per risolvere problemi e trasmesse alle generazioni successive, così il territorio viene organizzato a proprio vantaggio. Si parla di cultura non fumosa, ma pratica. È tutta una questione di organizzare il territorio a proprio vantaggio e piacimento e qui nasce la geografia , dall’incontro tra natura territoriale dell’uomo e la sua natura speculativa. Se ho bisogno di un territorio e ci ragiono sopra, sto facendo geografia.

I campi di studio della Geografia

La conoscenza della superficie terrestre serve per poter organizzare al meglio il proprio territorio (se conosci le zone sismiche sai come organizzarti per viverci). Organizzarlo in alcuni casi significa salvarsi la vita, come nel caso dei terremoti. Si può vedere anche nell’erosione delle coste dal mare, si possono così proteggere le città vicine alla costa con barriere per evitare che il mare le porti via. Conoscere il mondo serve anche per prendere coscienza di quello che succede nel mondo e parlare di certi argomenti con criterio. La Geografia è una scienza che ha per oggetto lo studio della terra mediante la descrizione e la rappresentazione della sua superficie e della distribuzione spaziale dei fenomeni relativi alla vita umana, animale e vegetale. È utile per sapere dove stanno le risorse che ci servono, oggi per il petrolio ad esempio, nell’antichità era l’acqua: la Geografia è il ragionare per risolvere i problemi di soddisfare le esigenze. Serve a conoscere i fatti umani, soprattutto quelli più problematici, come ad esempio le religioni. Nel caso del Libano ci sono molte guerre religiose tra comunità diverse, se capisco perché la loro convivenza è problematica posso provare a trovare una soluzione. La geografia delle religioni è importante perché ci fa

Altro esempio è in Valcamonia nelle Alpi italiane dove è stata trovata un’incisione del 1500 a.C. detta “mappa della Bedolina” , a primo impatto sembra un disegno astratto, invece rappresenta un territorio: capanne, terreni coltivati, percorsi, allevamenti…è una mappa del luogo e serviva per orientarsi, il codice si avvicina più al nostro. È la prima rappresentazione di questo tempo. Perché questi disegni diventino però qualcosa di più elaborato bisogna attendere la speculazione filosofica : cosa c’è al di là del mio ambiente , cosa c’è al di là del cielo…dunque il fatto di pensare a qualcosa che non è subito connesso con i nostri sensi. La Geografia risente di queste istanza filosofiche, Innanzi tutto è importante l’ invenzione della scrittura che permette di affiancare alla rappresentazione anche una descrizione , nascono quindi descrizioni elaborate. Nella Geografia preistorica continua quindi una geografia pratica del territorio ma anche una geografia astratta , una rappresentazione astratta del mondo e quindi in linea col ragionamento filosofico. Si parla di due grandi aree: la Mesopotamia e l’Egitto. In Mesopotamia abbiamo una serie di rappresentazioni pratiche (città molto grandi, canali, bonifiche, giardini pensili, dunque bisogna conoscere bene il territorio per poterlo organizzare), e come civiltà raggiunge alti livelli di complessità. Accanto abbiamo anche rappresentazioni come il “mappamondo di Babilonia” dell’VIII secolo a.C. che al centro mette Babilonia, all’estremo l’oceano e poi il cielo: è una delle prime rappresentazioni che astrae e che cerca di immaginare com’è il mondo che non vediamo, un qualcosa che trascende dalla semplice mappa di organizzazione pratica. Altro esempio è la “Mappa della Giudea” ed è importante perché è la prima mappa in cui compare per la prima volta la scala di riduzione, questo è un punto di rottura poiché si comincia a cercare di creare qualcosa di scientifico e di più esportabile anche in altre situazioni. Lo stesso vale per l’introduzione dei punti cardinali: siamo di fronte all’inizio di un ragionamento di tipo scientifico. Non ci sono carte dei Fenici e degli antichi ebrei. Per i Fenici le carte erano considerate un grande patrimonio e di conseguenza non vennero mai divulgate per evitare di diffondere i segreti del loro sapere. Dell’Egitto abbiamo qualche papiro che permetteva di ricostruire zone spazzate via dalle esondazioni del Nilo o mappe catastali per conoscere le proprietà e far pagare le tasse, sappiamo che dopo l’inondazione del Nilo c’era bisogno di ridisegnare i confini spazzati via dalla piena del fiume. Il papiro più famoso è la “Carta della Nubia” , una carta mineraria che rappresenta una miniera d’oro con la strada per raggiungerla, le aree di sosta, i villaggi vicini, questo è un filone molto pratico. Quindi siamo di fronte a due filoni, uno pratico per descrivere il territorio per necessità e uno più filosofico per conoscere anche quello che non si vede. Il salto dall’uno all’altro filone avviene grazie ai pensatori greci.

Il passaggio dalla geografia pratica alla geografia filosofica/astratta nel Mondo Greco

Molti altri animali hanno dei bisogni, l’uomo a differenza loro è anche un animale speculativo, che osserva la situazione e prova a trovare soluzioni. Fin dall’antichità l’uomo rappresenta il suo ambiente e man mano si raggiunge un livello sempre migliore di rappresentazione: si passa dalle semplici incisioni rupestri (che sono immagini che con le carte geografiche hanno poco in comune) a soluzioni come quelle viste in ambiente babilonese dove accanto ad una tecnica sempre di rappresentazione (uso dei punti cardinali, uso della scala delle misure, …) comincia anche a nascere una sorta di interesse più alto, cioè l’uomo comincia a porsi domande riguardanti ciò che ha attorno e cosa c’è al di là del territorio a lui conosciuto, inizia così una sorta di riflessione anche filosofica. Quando ci riferiamo a questo tipo di situazioni cominciamo a riferirci all’antica Grecia. La Grecia classica è la culla della civiltà occidentale. Le basi di quello che siamo noi come impostazione filosofica e scientifica sono da ricondursi a quanto fu elaborato dagli antichi greci. La Geografia nasce proprio in questo periodo come disciplina, comincia cioè a svincolarsi dal semplice supporto a risolvere problemi di tipo materiale e quotidiani e comincia a caratterizzarsi anche come disciplina che cerca di capire e spiegare quelli che sono i vari fenomeni sia a livello naturale che a livello umano (cercando di capire come si organizzano e strutturano i vari popoli cercando di capirne i motivi). Nasce una geografia di tipo scientifico, ma anche una geografia di tipo antropologico. Sono importanti anche gli sviluppi pratici, ricordiamoci che comunque sia è un bagaglio di conoscenze che ha fini empirici. La civiltà greca è marittima, basta pensare alle molte isole e città lungo le coste per renderci conto che comunque è una civiltà di navigatori. Già in epoche molto remote le Polis greche si espandono col desiderio di colonizzare nuove terre soprattutto spostandosi verso l’Occidente, quindi abbiamo tutta la colonizzazione della cosiddetta Magna

Grecia ovverosia la parte meridionale dell’Italia, ma anche la Corsica fino ad arrivare a Marsiglia (colonia greca) e altre città lungo il Mediterraneo occidentale. È chiaro che una delle prime interessanti conquiste della disciplina geografica è quella di riuscire a supportare la navigazione, tant’è che in quest’epoca nascono i pericli : derivano il loro nome da una parola greca che vuol dire “ circumnavigazione ” e sono degli scritti di cui abbiamo poco (abbiamo qualche frammento che ci fanno capire che cominciano attorno al V/VI a.C.), si tratta di descrizioni di itinerari marittimi, sono delle guide dove i vari equipaggi riportano quanto hanno incontrato durante il loro viaggio. Importante è il “ Periclo Massariota” del VI a. C. che descrive sia le rotte nel Mediterraneo occidentale, sia una serie di itinerari che dalla Fenicia arrivano alle isole britanniche. Sono dei resoconti che indicano tutto quello che può essere utile per la navigazione (dove sono i porti, che tipo di approdo è necessario seguire, se il porto è pericoloso, se ci sono ostacoli, che tipo di navigazione utilizzare, ecc.). Incominciano anche ad indicare i caratteri umani che si trovano nei porti (che tipo di mercato posso trovare, quali sono le merci scambiate, l’atteggiamento della popolazione locale nei confronti dei forestieri). Sono delle guide che nascono come supporto alla navigazione. Troveremo lungo la storia della Geografia cose simili sia nell’epoca romana che nel mondo medievale con i “portolai”, che sono molto simili ma più aggiornati e con conoscenze più solide. La Geografia ha ora un aspetto pratico, ma anche un carattere speculativo, prosegue il suo filone di scienza pratica con la grande diffusione delle colonie nel Mediterraneo, e accanto a tutto ciò nasce la Geografia speculativa , cioè nasce la geografia che vuole riflettere sul mondo.

Geografi importanti

OMERO : È sempre stata opinione di molti geografi contemporanei indicare come padre della Geografia Omero, che nel 18° canto dell’Iliade descrive lo scudo di Achille : uno scudo istoriato che riporta tutta una serie di indicazioni geografiche e cosmologiche. Molti hanno visto in Omero la prima osservazione del mondo circostante naturale, astronomico, ma anche antropologico. È vero che Omero nella sua opera da molta attenzione alle descrizioni dei luoghi in tutta l’Iliade e ha una certa attenzione per determinati aspetti del mondo, ma spesso si tratta di descrizioni stereotipate, molto poetiche, perciò rimane il dubbio che non sia una descrizione ragionata, ma che sia una sorta di ambientazione, caratterizzazione, che creava lo scenario dove far svolgere l’azione della sua opera. Ai tempi di Omero, dato che non si poteva vedere la Terra con un unico sguardo, come invece si fa dallo spazio, si ipotizzava che la Terra fosse piatta e poco estesa, come un grande disco circondato dall’oceano e limitato superiormente dalla cupola del firmamento. Questa concezione perdura fino al V secolo quando Pitagora, grazie a presupposti teorici, arriva a teorizzare la sfericità della Terra.  TALETE DI MILETO : Il primo vero geografo è Talete di Mileto (640/625 a.C.) , vissuto a cavallo tra il VI- VII secolo a.C., originario di Mileto (attuale Turchia) nella Ionia, uno dei grandi possedimenti della Grecia. È ricordato come uno dei 7 saggi dell’antichità, fu (anche se non ci rimane nulla di lui) un intellettuale estremamente poliedrico, ci sono molti aneddoti che ci raccontano di come fosse molto esperto nell’osservazione di molti fenomeni naturali, si racconta che abbia previsto delle eclissi di sole. Un famoso episodio è quello in cui Talete si era accorto che gli ulivi avevano un ritmo triennale ed essendosene accorto noleggiò tutti i frantoi con largo anticipo nell’anno di massima produzione e agì con un regime di monopolio. Questo lo fece in risposta a chi si prendeva gioco di lui, come faceva la famosa servetta di Trace che in un episodio riportato da Platone che narrava come Talete guardando le stelle cadde nel pozzo e la servetta gli disse: “ Voi intellettuali avete la testa tra le nuvole però non sapete dove mettere i piedi ”. Episodio che diventa emblematico per un certo tipo di atteggiamento, anche oggi per prendere in giro certi intellettuali la usiamo come espressione. Talete scrisse diverse osservazioni naturalistiche e astronomiche, pare che abbia disegnato una carta del mondo, ma non ci è rimasto niente. Quel poco che sappiamo lo sappiamo anche grazie all’opera del suo discepolo Anassimandro da Mileto.  ANASSIMANDRO DA MILETO : vissuto leggermente più tardi rispetto a Talete, cresciuto alla sua scuola. Anche lui è un intellettuale piuttosto versatile, filosofo e al contempo astronomo, naturalista, cartografo. A lui si deve la prima vera e propria descrizione del mondo che abbiamo nella civiltà greca. Anassimandro immagina la Terra come un disco piatto (un pezzo di colonna), circondata dalle varie sfere celesti, con un rigido geocentrismo. Anassimandro però non solo descrisse il mondo in senso

dipende dall’ambiente in cui vivono. Il determinismo ambientale è tutt’oggi presente, es. “A Sud dov’è caldo non si fa nulla” Anche Erodoto disegna il suo mondo sconosciuto. I viaggiatori e la geografia pratica Dopo Erodoto abbiamo tutta una serie di pensatori interessanti, da un lato i viaggiatori che per certi versi aggiungevano conoscenza a quelle già acquisite e miglioravano la conoscenza della Terra, quindi ancora una volta una geografia empirica , che nasce per il viaggio e dal viaggio. Uno dei più importanti è Alessandro Magno.  ALESSANDRO MAGNO: con le sue imprese verso Oriente contribuisce alla conoscenza di aree sempre più lontane ed è probabile che dietro di lui ci fossero cartografi e altri esperti, quindi prosegue un certo tipo di geografia. I pensatori filosofi e la geografia filosofica Accanto a questi viaggiatori abbiamo la presenza di pensatori filosofi come Platone che pur non occupandosi specificamente di Geografia dicono la loro idea sulla concezione del mondo: siamo all’apogeo della Grecia classica e la filosofia sta alla base della visione del mondo.  DICEACRO DA MESSINA, ARISTARCO DI SAMO, ERASTOTENE DI CIRENE E LA GEOGRAFIA TECNICA Accanto prosegue una Geografia tecnica , questa schematizzazione deriva dal lavoro di un altro studioso, Dicearco da Messina (IV secolo), che fu il primo a elaborare un abbozzo di un reticolato geografico. Lui immaginò la terra conosciuta divisa in 4 sezioni da una sorta di parallelo detto Diaframma e una linea ad esso ortogonale che si incontrava con questo a Rodi , in quello che è il centro del mondo. L’introduzione del reticolato geografico viene perfezionata verso il Settecento, ma questo è un salto di qualità non da poco, poiché permette di dare un nome univoco ad ogni punto della terra, ci dà la possibilità di immaginare un qualcosa mai visto, si tratta di un ennesimo salto di astrazione. Il reticolato geografico è molto utile per risolvere alcuni importanti problemi geografici, è un validissimo sistema di riferimento che permette di localizzare tutti gli oggetti che si trovano sulla Terra, per questo oggi si trova alla base della costruzione di tutte le carte geografiche. Stabilito quindi che la Terra è sferica e non piatta, Dicearco fa una prima misurazione delle dimensioni della Terra basandosi proprio sulla sua presunta sfericità. Il problema è che la Terra non è perfettamente sferica, è schiacciata ai poli e rigonfia all’Equatore ed assume quella forma che convenzionalmente l’Unione Geodetica Internazionale ha stabilito essere l’ellissoide. Questo è il motivo per il quale le misurazioni di Dicearco sono imprecise e superiori rispetto a quelle reali (74.000 km anziché 40.000 km)

Lo schiacciamento polare verrà infatti teorizzato molto più avanti, nel ‘600, da Richer con esperimenti che

tenevano in considerazione il moto del pendolo e i valori dell’ accelerazione di gravità. Il metodo scientifico che conosciamo noi è un metodo non empirico, si fa la teoria e poi la si verifica. Allo stesso modo abbiamo una riflessione più tecnica, una serie di osservazioni su quelli che sono i termini del mondo e c’è un filosofo, studioso, astronomo, matematico, noto bibliotecario di Alessandria di nome

Aristarco di Samo il quale, per la prima volta, teorizzò la centralità nell’Universo del sole e non della

Terra, fu il primo a immaginare la Teoria Eliocentrica. Non abbiamo quasi nulla di lui né un resoconto su

questa teoria, se non un passaggio di Archimede che lo cita riportando parte della sua teoria, nient’altro

poiché fu ostracizzato per questa sua teoria, l’eliocentrismo era un qualcosa di non contemplabile. Mettere in dubbio la centralità della terra portava a mettere in dubbio il potere. L’Eliocentrismo viene demonizzato perché se la Terra non è al centro dell’Universo e io mi spaccio come potente della Terra vorrebbe dire che non valgo niente e mettere in dubbio la centralità della Terra vorrebbe dire mettere in dubbio il potere dei potenti. Aristarco venne allontanato come pazzo visionario, rimosso dal suo incarico e dimenticato fino al ‘600.

Discepolo di Aristarco fu Eratostene di Cirene , chiamato Beta , bibliotecario di Alessandria, matematico,

astronomo, geografo, poeta, definito come l’intellettuale più versatile della sua epoca.

Il suo calcolo è famosissimo: si rese conto che nel giorno del solstizio d’estate , quando il Sole è al culmine del cielo, nella città di Siene a mezzogiorno un bastone non faceva ombra e quindi il sole era allo Zenit (90°), si rese altresì conto che ad Alessandria creava invece un certo angolo diverso da quello di Siene, ed arrivò a calcolare 39.375 km (o 39.700) considerandole sullo stesso meridiano. La vera distanza tra le due città è di circa 40.000 km, c’è andato vicino con gli strumenti dell’epoca e diede per la prima volta un’idea della reale grandezza del pianeta. Anche lui disegnò una carta del mondo conosciuto, diceva che se non fosse per l’enorme estensione dell’oceano si potrebbe navigare sullo stesso parallelo dalle coste della Libera alle coste dell’India. Vediamo come anche la parte tecnica va a finire su scopi e idee pratiche. Dunque, anticipa l’idea che Colombo ebbe anni dopo. Come riassumiamo la geografia nell’epoca classica  3 orientamenti della Geografia:  Filone pratico : viaggi, esplorazioni, scoperte, da un lato si avvalevano di strumenti e al contempo producevano resoconti delle scoperte di viaggio, nuove carte e l’aggiornamento della conoscenza del mondo.  Filone matematico e fisico (molto più tecnico) : diaframma, circonferenza, …  Filone astratto, filosofico : legato alla concezione del mondo (Pitagora, Anassimandro, Aristarco, …), con la filosofia cambia anche la concezione del mondo.

La Geografia in epoca Romana

Roma inizia ad espandersi e a mettere le mani su aree sempre più vaste del Mediterraneo. La conquista definitiva della Grecia avviene a metà del II secolo, ci fu il contatto tra mondo greco e mondo romano. I romani si accorsero della ricchezza culturale del mondo greco. Roma divenne il centro di potere, di conseguenza intellettuali e studiosi andarono lì, in secondo luogo Roma riportò anche tutta una serie di nozioni, di aspetti culturali, di conoscenze scientifiche, rielaborandole a modo proprio.  OVIDIO : Uno dei primi studiosi famosi a Roma era Ovidio , che da un punto di vista geografico è molto moderno, poiché abbandona la visione deterministica di Erodoto e sostiene che il successo di un popolo deriva dal suo governo, dalla sua organizzazione, dall’ordinamento politico che i cittadini si danno e sostiene che il governo aristocratico era quello con maggiore successo. Roma però ha di diverso dalla Grecia l’essere una cultura pragmatica, che sviluppa soprattutto discipline e conoscenze pratiche (i cavalli di battaglia di questa civiltà sono l’ingegneria, l’idraulica, la costruzione delle strade e di edifici imponenti), questo influenza anche la conoscenza e la ricerca geografica.  STRABONE DI AMASIA (sulle sponde del Mar Nero) proprio nel periodo romano, nel periodo di Cristo, emerge il più grande geografo dell’antichità, egli scrisse storie e scrisse “La Geografia” , 17 libri dove dà una summa delle conoscenze dell’epoca (descrive tutto il mondo conosciuto). Fa un’introduzione generale, dà alcuni cenni di rappresentazione cartografica e poi descrive il mondo conosciuto: Iberia, Gallia, Italia fino all’India e poi torna indietro con Africa Settentrionale e colonie greche.

LA GEOGRAFIA DOTTRINALE : quando crolla Roma e resta solo il potere della Chiesa, comincia il Medioevo e la Chiesa da perseguitata diventa persecutrice, porta avanti le proprie condizioni e la geografia, la cartografia e la concezione del mondo saranno le vittime di questo sviluppo. Il mondo romano rende tutto più pratico. Si caratterizza per un discreto pragmatismo, quindi si sviluppano principalmente le discipline pratiche (come la geometria) che servono a trasformare il territorio. Continua la geografia descrittiva e continua anche quella tecnica e matematica, Tolomeo che diventerà padre della geografia per molti secoli. Il mondo romano cade a causa delle invasioni barbariche, Roma e il suo impero si sgretolano e conseguentemente il sistema di potere, il governo e la pianificazione del territorio cadono. Quando un territorio rimane senza impero, senza la sua culla, è ovvio che si sfascia. Claudio Rutilio Namaziano (V secolo) scrive ne “ Il Ritorno ” del viaggio che compie da Roma alla Gallia (la sua patria) quando è costretto a lasciare Roma per fare ritorno nei suoi possedimenti in Gallia devastata dall’invasione dei Vandali. Namaziano ci racconta del suo viaggio condotto per mare, perché con la caduta del potere romano le opere di bonifica vanno in rovina, le strade si dissestano, i ponti crollano e c’è anche il discorso della sicurezza, non essendoci più potere il percorso via terra diventa pericoloso. Le strade consolari erano impraticabili e insicure dopo l’invasione dei Goti. Egli è l’ultimo grande geografo, è un romano all’antica (pratica ancora il culto degli dei anche quando a Roma il cristianesimo diventa la religione ufficiale) ed essendo pagano non accetta i tempi nuovi, rifiutando i culti cristiani, da lui considerati estranei alla tradizione di Roma. I pagani vennero allontanati e considerati eretici, per questo non ha mai avuto una grande fama. Nel 312 d.C. la battaglia di Ponte Milvio inaugura la pace religiosa con il trionfo di Costantino, che fa della religione cristiana la religione di Stato nel 313 d.C. Tempo dopo l’Impero crolla definitivamente e rimane solamente il potere della nascente Chiesa. al principio la Chiesa è un’istituzione poco territoriale, Quello che essa influenza è il pensiero poiché rimane l’unico potere in grado di guidare e influenzare la cultura dell’epoca. Il Medioevo si apre così con il dominio sempre più pressante della Chiesa su quelle che sono le principali scienze. Troviamo una Geografia che per quanto riguarda la concezione e descrizione del mondo si rifà non tanto all’evidenza scientifica, quanto a quelli che sono i dettami della teologia, quindi abbiamo una Geografia che si sgancia sempre di più dalla realtà per diventare una sorta di braccio della ortodossia cattolica. Il mondo non è come si vede, ma è come dice la Bibbia. Costantino di Antiochia , monaco che vive nel VI sec. d.C., assume questo nome da monaco, prima di questo è stato un mercante, filosofo e cartografo siriaco noto con il nome di Cosma Indicopleuste ( Indicopleuste = navigatore dell’oceano Indiano). Egli ci ha lasciato una sua descrizione del mondo: vede la Terra piatta, molto schematica e la rappresenta chiusa dentro ad un cofanetto  il tappo sono le stelle, all’interno troviamo una terra piatta, una montagna ed il sole che gira attorno a questa montagna. Così facendo, spiega quella che secondo lui è l’alternanza tra il giorno e la notte (il sole passando dietro la montagna sparisce e quindi crea il buio della notte). Nonostante abbia visto il sole tramontare nel mare, Cosma interpreta secondo quelle che sono le indicazioni della creazione e delle Sacre Scritture dicendo che la verità è questa. All’epoca non è la spiegazione scientifica che interessa, l’importante è essere coerenti con l’ortodossia delle Sacre Scritture (solo un millennio dopo gli studiosi si permettono di metterle in dubbio). In questo periodo si perdono molto spesso conquiste ottenute centinaia di anni prima (come la sfericità della Terra intuita da Pitagora). In pratica si tratta di una sorta di involuzione, l’evidenza scientifica si piega ai dettami e alle convinzioni religiose. Di conseguenza nasce una visione del mondo allegorica, che non solo si rifà a quelle che sono le indicazioni dell’Antico Testamento, ma anche al suo interno porta una serie di simboli e immagini grafiche, spesso mistiche, riconducibili alla stessa dottrina cristiana. Isidoro da Siviglia , studioso e filosofo del VI secolo, rappresenta la Terra conosciuta circondata dall’oceano e tripartita in maniera geometrica su tre continenti di egual misura (Asia, Africa ed Europa). Omicino da Canistris raffigura il “Mediterraneo mare del peccato”, il Mediterraneo stilizzato male e una dama che indica le parti intime del cavaliere. Questo tipo di geografia non c’entra nulla con l’osservazione della realtà.

I MAPPAMONDI ALLEGORICI

Uno dei filoni sviluppati è quello dei mappamondi tripartiti, che vengono chiamati anche “ mappamondi Sallustiani ”, non perché lo abbia disegnato Sallustio, ma perché su un codice medievale è stato trovato il primo disegno di questo genere, qualcuno ha fatto lo schizzo mentre studiava interpretando le parole di Sallustio. Questi si chiamano mappamondi T in O (o mappa orbis terrae ): Il loro nome deriva dal fatto che erano rappresentazioni circolari, il Mediterraneo era rappresentato a forma di T e divideva i tre continenti Asia, Africa ed Europa, tutti circondati da un grande oceano, la O. Rappresentano il mondo tripartito tra Asia, Africa ed Europa circondato dall’oceano oltre il quale non c’era niente, non si conoscevano altre terre e nemmeno se ne immaginava l’esistenza. La rappresentazione è orientata con l’Est in alto, dietro a questa scelta ci sta un significato allegorico: innanzitutto la maggior parte delle carte viene realizzata in ambiente italo-francese e partendo da lì a Est ho la Terra Santa, Gerusalemme, ovvero i luoghi sacri; sempre verso Est sorge il sole, per cui nel punto di rispetto della carta, cioè l’alto, metto quello che è il punto di rispetto del mondo, quindi l’Oriente. In breve, abbiamo in alto l’Asia, in basso a sinistra l’Europa e in basso a destra l’Africa. Questi continenti sono divisi da tre corpi di acqua, ovviamente l’Africa e l’Europa sono divisi dal Mediterraneo, l’Asia e l’Africa sono divisi dal Mar Rosso, l’Europa e l’Asia sono divise da uno dei più grandi fiumi, il Don. In una rappresentazione del genere al centro esatto della carta c’è Gerusalemme, quindi si tratta di un altro sostenere che il mondo è quello perché Gerusalemme è il centro di esso: ragione allegorica. Questi mappamondi mostrano solo la parte abitata conosciuta dell’emisfero settentrionale ed hanno alimentato la credenza che la gente medievale ritenesse la Terra piatta. Altra ragione allegorica: il mondo è tripartito come i tre figli di Noè. Secondo la storiografia biblica tutti i popoli della terra discendono da Noè e dai suoi figli, gli unici sopravvissuti al diluvio universale. Da Sem discesero i Semiti e da Jafet i Giapetiti (europei), da Cam discesero gli uomini dalla pelle scusa, i Camiti (africani). Spesso nell’estremo Est delle mappe dell’epoca viene rappresentato il paradiso terrestre, quindi si hanno altre rappresentazioni allegoriche, mitologiche, citate dalla Bibbia. Notizie non vere, ma aggiunte solo perché le nominavano i testi sacri. Con queste mappe compaiono per la prima volta le figure mostruose (es. lo Sciapode , una creatura con un piede solo, che vive nelle terre torride e che usa l’enorme piede per pararsi dal sole cocente dell’Africa). Sempre nel Medioevo, accanto ai mappamondi partiti in T-O, si evolvono altre rappresentazioni, che tutto sembrano fuorché carte geografiche. Sono soprattutto due i mappamondi che ci interessano:  Il mappamondo di Ebstorf (datato Ottobre 1240), originario di una cittadina della Bassa Sassonia (in Germania). Si tratta di una rappresentazione enorme formata da 30 pezzi di pergamena attaccate sul legno e veniva usato come pala di altare. Non c’è più perché nel 44 venne distrutto durante un bombardamento. Sopravvivono una serie di fotografie in bianco e nero effettuate sull’originale e molti facsimili a colori fatti prima della sua distruzione. L’originale era una mappa dalle dimensioni considerevoli ed era una versione più elaborata delle comuni mappe tripartite a T-O. Ancora una volta il tutto è orientato a Est, al centro vi è Gerusalemme e poi abbiamo una serie di notizie sulle terre conosciute che spesso mescolano il fantastico al reale. Compare all’estremo Est la testa del Cristo, le mani ai lati e i piedi in basso, allegoria di Cristo che abbraccia il mondo. Roma era rappresentata nella figura di un leone, evidentemente la mappa risentiva dell’influenza della curia vescovile. Intorno alla mappa c’era un testo che includeva descrizioni di animali, la creazione del mondo, la definizione di termini e una breve descrizione delle mappe a T e O con la spiegazione del perché il mondo veniva diviso in tre parti. Il fatto che fosse una pala d’altare ci fa riflettere anche sulla funzione che aveva, cioè didattica. All’epoca il popolo europeo era quasi del tutto analfabeta e quindi dipendeva dagli insegnamenti del sacerdote, quando questi faceva le sue prediche spiegava il mondo in linea con quelli che erano i dettami della chiesa. Il linguaggio visivo era immediato. Si ritorna adagio agli antichi romani per i quali la Geografia è legata all’esercizio del potere, cioè viene usata per convincere chi non ha la possibilità di decidere da solo come sono le cose.  Il mappamondo di Herford è leggermente più recente, più giovane di una cinquantina di anni che si trova ancora oggi in una cappella in Inghilterra. Anch’esso rappresenta la figura di Cristo, è un mappamondo ricchissimo di scritte, segni e disegni (per dare molte informazioni) dipinto verso la fine

In questo periodo abbiamo a che fare anche con due strumenti importanti che non sono una novità nella

storia, poiché esistevano in Grecia e a Roma, ovvero i portolani : guide per la navigazione simili ai peripli,

sono delle descrizioni scritte che riportano informazioni sulle rotte, sui porti, sui commerci, sugli scambi che si possono fare, materie prime che si possono trovare, descrizione degli abitanti, la loro accoglienza, il più antico è del 1246. Erano scritti in sabir , una lingua franca dei marinai che univa toscano, francese, castigliano e che permetteva mediamente a tutti di capire ciò che era scritto. Erano strumenti pratici, che si portavano in viaggio, conseguentemente si sono spesso sciupati a causa delle avverse condizioni del mare, per questo ne rimangono pochi. Accanto ai portolani c’erano una descrizioni, c’era un corredo cartografico, come in tutte le guide turistiche

e abbiamo le cosiddette carte nautiche. Erano carte che coprivano aree di varia dimensione con scale

diverse. La più famosa e antica è la “ Carta Pisana ” ed è del 1275 (oggi si trova nella biblioteca nazionale di Parigi, ma è stata rinvenuta a Pisa) e, come tutte quelle nautiche, aveva delle caratteristiche particolari: ad esempio dal punto di vista del profilo delle terre e dei paesi sono praticamente perfette, era più facile riconoscere i confini, avevano una notevole precisione e aderenza alla realtà. Vi erano scritti i toponimi, quindi erano molto dettagliate e ricche di particolari. Non erano organizzate in mediani e paralleli, ma in rombi che originano delle rose dei venti, quindi si torna al discorso della bussola, cioè il fatto che avevo modo di sapere quale vento tirasse e come puntare la bussola, diventa tutto molto più pratico. Questo ci fa pensare ad una malignità: anche i religiosi sapevano com’era realmente fatta la Terra, ma decidevano di tacere. Dunque, accanto ad una Geografia ufficiale con visione del cristianesimo c’è una Geografia più spiccia che guarda a scopi pratici fregandosene della religione e fornendo carte più oggettive che permettevano una navigazione precisa. Ci troviamo di fronte ad una divisione tra le ragioni di principio ed il fare pratico. Queste carte erano molto dettagliate e ricche di particolari, si agganciavano alle descrizioni dei portolani. Nasce un business attorno alle carte nautiche, nascono diverse scuole in prossimità dei porti come quella Genovese e Veneziana. Si creano questi laboratori specializzati e si vendono le carte ai navigatori a prezzi esagerati. Spesso i grandi cartografi nautici erano persone che facevano anche i gioiellieri e che non accumulano mai beni grossi per avere modo da scappare velocemente, essi sono gli ebrei, un popolo da sempre perseguitato e costretto a fuggire. La cartografia nautica diventa quindi l’altra faccia della medaglia della Geografia tipica del Medioevo. Quindi per riassumere: la Geografia è dottrinale e piegata all’ortodossia cristiana (i mappamondi T in O, le rappresentazioni come pale di altare, la Geografia araba…) Dall’altro lato nasce anche una Geografia pratica come quella dei portolani, carte nautiche e la geografia delle nuove scoperte. L’UMANESIMO E LA FINE DEL MEDIOEVO Il Medioevo comincia a morire con l’Umanesimo quando si riscopre Tolomeo, che seppur pieno di errori è comunque uno scienziato che usa un metodo scientifico. Viene riscoperto via arabi e assieme a lui vengono riscoperti tutti i principali classici greci (intellettuali, filosofi…). L’umanesimo tende a spazzare via quelli che sono i principali retaggi del Medioevo e riporta in Europa un certo tipo di spirito classico. Dante, Pico della Mirandola sono già personaggi che cominciano a ragionare in un altro modo rispetto a quello medievale. Oltre a ciò si comincia a viaggiare anche al di fuori dell’Europa, non solo via terra e per motivi prettamente commerciali, ma iniziano i viaggi di scoperta. Non dimentichiamo che ancora in epoca medievale ci sono stati degli approfondimenti, ad esempio i portoghesi si erano impegnati nel tentativo di circumnavigare l’Africa per commerciare con l’estremo Oriente, il primo tentativo di circumnavigarla è stato fatto da Diaz e poi da Vasco da Gama che ci riesce. Nacque lì la fortuna dei portoghesi. La Geografia subito si adegua alle prime scoperte, rinasce (e con essa la cartografia) grazie alla scoperta del continente americano e soprattutto grazie ai viaggi transatlantici una volta scoperta l’America, di conseguenza si velocizza la diffusione delle conoscenze, le nuove notizie circolano velocemente e quindi Geografia e cartografia si adeguano ad esse: la Geografia diventa una delle discipline centrali. Nei primi anni dopo le grandi scoperte non tutti si adeguano ad una rappresentazione più umanista, alcuni continuano con la rappresentazione allegorica anche se si fanno passi in avanti rispetto a quelle medievali: ora il mondo si conosce anche se è sempre ridotto ai 3 continenti noti.

“certificato di battesimo” delle Americhe. Siamo a pochissimi anni di distanza dalla scoperta dell’America e il monaco già disegna la carta “ Universalis Cosmographia ” dove inserisce le Americhe e che incrocia atteggiamenti antichi e moderni: in alto c’è Tolomeo che studia il globo, ci sono vecchie terre e Vespucci, quindi vi sono rappresentazioni allegoriche. Qui per la prima volta, nella parte meridionale, compare il nome “America”. Per questo è considerata una pietra miliare della storia: con la scoperta delle Americhe si una svolta importantissima nella storia mondiale. Per molti decenni solo la parte sud del continente era chiamata America, la parte settentrionale era ancora inesplorato. Il sud era una zona civilizzata rispetto al nord, era esplorata dai conquistadores portoghesi e spagnoli, in quella zona si trovava l’argento. È un periodo di grande fervore geografico (resoconti di viaggio, narrazioni delle nuove scoperte…); questo fervore si sente anche dal punto di vista cartografico, abbiamo un boom notevole di rappresentazioni, che si fanno sempre più aggiornate e precise. Una delle pietre miliari della conoscenza del mondo è relativa al viaggio di Ferdinando Magellano (XV-XVI): esploratore che decide di fare un’impresa folle per l’epoca, ovvero sia la circumnavigazione del globo con la Nave Vittoria. Partì da Siviglia nel 1519 e fece un lungo viaggio: toccò il sud America all’altezza di Rio de Janeiro, passò dallo stretto di Magellano, andò verso il Cile e poi attraversò il Pacifico, una volta arrivato nelle Marianne morì per mano degli indigeni. I superstiti rientrarono nel 1522 e dimostrarono che la terra è rotonda tramite prove empiriche, poiché partirono da un punto e arrivarono nel solito punto navigando sempre nella stessa direzione. È una scoperta notevole, l’uomo ha ora veramente conquistato il pianeta perché è stato capace di girarlo tutto. Abbiamo tutto ciò grazie al vicentino Antonio Pigafetta , che racconta tutto su questa impresa attraverso un resoconto di viaggio con tutte le difficoltà ed i problemi. Inizia ora il problema della conquista dell’America. All’epoca c’era già una popolazione nelle Americhe, soprattutto in sud America. A nord c’erano i nativi americani, che però erano nomadi, non conoscevano l’agricoltura, ma vivevano di caccia, seguivano le mandrie e non lasciavano tracce sul territorio che facessero capire che era popolato. Essendo culture nomadi non avevano incidenza sul territorio come potevano averla delle culture più stabili. Nella odierna America Centrale, popolata da Aztechi, Incas e Maya, erano più civilizzati. A seguito della conquista inizia una geografia etnografica di studio dei popoli, al di là delle scoperte del territorio. IL BOOM DELLA CARTOGRAFIA Con la scoperta dell’America e il proseguo delle esplorazioni si apre il Secolo d’Oro: si continua nell’esplorazione del Pacifico e della Polinesia, si arriva in Australia e Nuova Zelanda. La cartografia esplode: si ha una vasta produzione cartografica che diventa sempre più precisa con i profili delle terre che diventano anch’essi sempre più precisi. Abbiamo Efisio che disegna una mappa che ci mostra quanto è migliorata la concezione del mondo. Andando avanti migliorano anche le tecniche, la scoperta di Tolomeo porta ad una rivalutazione del metodo scientifico e si rivalutano matematica e geometria. Un miglioramento tecnico e di conoscenze porta dunque a rappresentazioni sempre più fedeli alla realtà. Abbiamo importanti figure come Gerard Mercatore , il più grande cartografo dell’età moderna. Inventore, cartografo, studioso, creò molte carte anche se la più famosa è la proiezione geografica (proiezione = metodologie che si usano per limitare le deformazioni quando voglio trasformare una superficie sferica in piana). Mercatore, con l’invenzione della proiezione, permette di creare una carta nautica perfetta poiché conserva tutte le angolature (ciò che vedo sulla carta è quello che avverrà nella realtà). Egli, nel corso del tardo 16° secolo, crea il primo Atlante della storia, che non è esente di errori e talvolta indugia nel fantastico. Tutto ciò comincia a mettere in dubbio la veridicità scientifica delle Sacre Scritture, atteggiamento che poi sarà anche quello successivo di Galileo, l’evidenza empirica e scientifica è ora l’unica cosa che conta. Mercatore crea una serie di mappamondi precisi, raffinati, rispetto alle carte fatte solamente un secolo prima. Nel frattempo, prosegue la cartografia sulle nuove terre e piano piano procede la conoscenza, ci sono carte ora che rappresentano l’America del Nord anche se il mondo non è preciso.

Abraham Ortelius : secondo grande cartografo vissuto, nella seconda metà del XVI c nel 1570 pubblica il “Theatro Orbis Terrarum ”, il primo atlante geografico della storia. Prima raccolta organica di carte, il primo atlante geografico della storia, 70 carte che rappresentano tutto il mondo conosciuto. È un successo editoriale senza precedenti, ci furono numerose ristampe (aggiungendo sempre più tappe, poiché le scoperte aumentavano sempre di più). L’atlante di Ortelius per la prima volta risponde ai criteri di uniformità interna. Viene pubblicato nel 1670 ad Anversa ed ha grande successo con numerose ristampe che aggiungevano sempre nuove tappe. Le carte hanno il reti, sono abbastanza precisi i continenti a parte l’Australia ancora poco conosciuta e il Polo Nord che ancora si crede terra e non ghiaccio e basta. Anche Mercatore pubblica il suo Atlante poco dopo e da qui capiamo il nome di questa raccolta (Atlas)  nella copertina c’è Atlante, figura leggendaria considerato padre della cosmografia, ma viene scambiato per Atlante, che era il gigante condannato da Zeus a portarsi il mondo sulle spalle, per questo è più facile l’associazione e viene preso come modello. Il discorso degli atlanti vede la luce nella zona delle Fiandre e testimonia la fine del Rinascimento. L’Italia perde il ruolo centrale nella cultura, mentre le Fiandre diventano il centro della scienza; da lì partivano i grandi mercanti, era diventato un centro di grande fermento economico e ricchezza. È un periodo di ricchezza e nascita di mercantilismo. C’erano soldi, c’era ricchezza e c’era voglia di prestigio, si sviluppa un mecenatismo: i potenti (mercanti e nobili) fanno a gara per produrre opere importanti e gli atlanti diventano un mezzo per celebrarsi davanti agli altri (se fossi riuscito a commissionare un’opera così costosa allora avrei mostrato la quantità di ricchezze che possedevo). Si tratta di opere costosissime che permettono alle famiglie di celebrarsi di fronte alle altre famiglie. Abbiamo dunque un boom di carte, anche i re usano le carte per dimostrare quanto grandi siano i loro regni e quindi si ripropone il legame geografia- potere. È un momento di grande interesse per la rappresentazione del territorio, le nuove scoperte suscitano interesse negli intellettuali. Famoso è l’affresco presente nella Galleria Vaticana voluto da Papa Gregorio XIII, che rappresenta l’Italia e le sue regioni, però presenta dei dettagli che oggi sono assenti (come ad esempio le paludi). Si vede l’Etruria, con ancora qualche imprecisione, ma comunque abbastanza fedele alla realtà, si vede Roma e Milano che mostrano la città per come fedelmente è all’epoca. Sono queste rappresentazioni molto vicine alla realtà. CARTOGRAFI ITALIANI Anche l’Italia produce i suoi cartografi interessanti, nel ‘600 abbiamo Giovanni Antonio Magini, che rappresenta l’Italia con carte anche regionali. Sebbene continuino divagazioni fantasiose con mostri marini e sirene, le terre sono rappresentate in modo abbastanza fedele alla realtà. Segno di un miglioramento di tecniche e conoscenze. Cresce anche la cartografia urbana, si vedono città con giardini e orti interni da usare in caso di assedio. Nasce anche la cartografia speciale con carte politiche che mettono in risalto l’articolarsi dei confini. GEOGRAFIA E SCIENZE MATEMATICHE Da un punto di vista scientifico è vero che il ‘700 – ‘800 sono momenti importanti per il raffinamento delle tecniche e infatti quello che abbiamo è soprattutto una serie di figure di studiosi tecnici, di geometria; si vede l’emergere di tanti studiosi di scienze matematiche come Bernardo Varenio. Egli scrive la “ Geografia generalis ” che però non porta grandi innovazioni alle conoscenze del mondo, ma rimette insieme le conoscenze e lo stesso lo fa anche un altro studioso, Guglielmo de (vedi), il quale elabora diverse proiezioni geografiche, cartografa, ma soprattutto è il primo a correggere il problema dell’eccessiva lunghezza del Mediterraneo disegnato da Tolomeo, elimina le terre immaginarie e fa un passo avanti verso un atteggiamento scientifico (ad esempio spariscono anche i mostri marini); tende ad ammodernare il modo di rappresentare la Terra. Se vediamo il discorso strettamente tecnico non è che la disciplina in questo arco di tempo ha fatto poi dei grandi passi, la geografia storica tende ad essere molto descrittiva e non interpretativa, tant’è che nell’ emergeranno gli studiosi che cercano di capire come funziona la Terra e soprattutto come funzionano i rapporti fra l’uomo e la Terra. È una geografia piuttosto langue dal punto di vista teorico, langue un pochino

LA GEOGRAFIA NELL’

LA RESURREZIONE DELLA GEOGRAFIA

L’epoca d’oro della Geografia è quella che si apre con il 19° secolo, molto della Geografia contemporanea si basa su personaggi che hanno fondato questa disciplina e che l’hanno introdotta in ambiente accademico. La Geografia nasce in Germania (all’epoca patria delle scienze umane con filosofi, geografi, scrittori, musicisti…) in un contesto culturale estremamente fecondo, l’800 tedesco è il cuore della cultura europea e qui la Geografia trova un terreno molto ricco. Si comincia a ragionare in termini antropici, anche prima ci si occupava degli uomini ma non ci si era mai soffermati a cercare di capire quali fossero i rapporti complessi che si instaurano tra ambiente culturale e gruppo umano. Prima si davano risposte di tipo deterministico: l’ambiente comanda, l’uomo si adegua, mentre in questo periodo si applica alla geografia umana i metodi di studio della geografia fisica e questo permette di confrontare casistiche simili. Si cominciano a fare carte comparative e si capisce che a parità di condizione molte situazioni si ripetono. Si applicano quindi metodi scientifici alla Geografia umana. L’800 è comunque il secolo del determinismo geografico, questo secolo vede anche la nascita dell’ ecologia (= studio delle condizioni ambientali), della geografia culturale e quindi l’analisi delle risposte che l’uomo da all’ambiente e che sono mediate dalla cultura; la nascita della geografia urbana con l’analisi sistematica della città; della geografia politica con la teoria secondo cui gli stati devono ingrandirsi mangiando i territori vicini e della geografia umana/delle popolazioni e si iniziano a studiare le razze. La Geografia risorge e si appresta a diventare la disciplina che è adeso, entra nell’accademia e dunque nella cultura che conta. L’800 è uno dei periodi più fecondi della geografia. L’età moderna da un grande impulso a tutto ciò che è relativo alle scoperte geografiche. Vi è stato un gran fiorire della cartografia e al contempo comincia il superamento di quello che era l’atteggiamento dottrinale della scienza, il discorso particolare del superamento del condizionamento cristiano che già nel Medioevo aveva creato determinate conseguenze, ma ancora al tempo di Galileo continua a crearne. I grandi pensatori cominciano a smantellare questo tipo di atteggiamento e il metodo scientifico diventa migliore. Quindi abbiamo tante innovazioni tecniche, abbiamo innovazioni nel modo di rappresentare la terra (proiezioni cartografiche, rilevamento altitudini, …). Una serie di persone (Cassini, Varemio, …) portano avanti il pensiero geografico. La disciplina finisce presto per essere inaridita, non si hanno più quelle riflessioni e interpretazioni del mondo che caratterizzavano la geografia anche in epoca più antica.

Nasce la geografia umana. Il metodo principale è quello di Alexander von Humboldt (noto per essere

grande personaggio culturale tedesco), egli inizia a lavorare nel settore minerario e poi si appassiona alle scienze naturali. Intellettuale versatile, si caratterizza per essere l’anello di congiunzione tra il geografo esploratore tipico dei secoli precedenti ed il geografo universitario e studioso. Von Humboldt compie molti viaggi, sia in Europa che in Siberia, ma sono celebri i suoi viaggi in particolare in sud America, dove lui viaggiò per circa 5 anni visitando la parte settentrionale e centrale dell’America Latina. Quando ci riferiamo alla parte culturale parliamo di America anglosassone (colonizzazione inglese) e America latina (colonizzazione ispano portoghese). Quindi a seconda dell’ottica che assumo nel mio studio e interesse privilegerò ora l’aspetto fisico, considerando il continente come ammasso di terra, definendola America, ora l’aspetto culturale definendole Americhe. Chiaro che a questo punto l’America latina comincia la barriera tanto discussa tra Messico e Stati Uniti. Von Humboldt per la prima volta cerca di capire quali sono le leggi che regolano i fenomeni naturali: osserva diversi ambienti e vede come gli organismi viventi, soprattutto i vegetali, rispondono alle varie sollecitazioni ambientali e mette in correlazione la risposta degli esseri viventi alle condizioni ambientali e riconosce diversi tipi similitudini in vari luoghi del pianeta diversi tra loro. Quindi per certi versi cerca di mettere in relazione le cause, caratteristiche di base, con gli effetti, cioè con i risultati, che gli organismi viventi danno come risposta. Cerca di mettere in correlazione gli aspetti che vediamo con le condizioni che esistono. Questo è un aspetto della Geografia moderna: mettere in relazione gli effetti con gli ambienti.

Lui fu il primo a creare le carte climatiche , dove suddivide il pianeta per fasce climatiche usando delle

linee che sarebbero le cosiddette isoterme = linee che congiungono tutti i punti del pianeta che hanno la

stessa temperatura, ovviamente devo specificare di che temperatura si tratta, lui lo fa seguendo il criterio della temperatura media annua. Egli per la prima volta traccia un ritratto climatico dell’intero pianeta. L’800 è anche il secolo delle tassonomie , cioè delle classificazioni; questo secolo fa un lavoro meticoloso ed enorme. Von Humboldt però, non contento di questo, lavorò anche su un discorso di geografia umana, fece delle carte etnografiche , carte che mostrano la distribuzione dei vari popoli nativi. Egli sposta la metodologia della ricerca scientifica della geografia fisica sul campo umano, per la prima volta lo studio della geografia riferita agli uomini acquista una metodologia tipica delle scienze esatte. Stramone ci aveva provato, ma non c’era riuscito davvero, i suoi erano piuttosto dei racconti. Questo mostra un ribaltamento di atteggiamento mentale. In pratica l’idea che sta dietro al lavoro di von Humboldt è quella di portare le leggi che si individuano in ambito naturale nello studio delle scienze umane. In geografia questo significa cercare le relazioni che regolano rapporti fra ambiente naturale e uomo. La Geografia ottocentesca cercherà di capire se esistono delle relazioni formalizzate e schematizzate tra uomo e natura, che si rivelano in presenza di un ambiente di un certo genere. È questa l’ossessione della Geografia dell’800, cercare di capire se ci sono relazioni che possono essere formalizzate che si ripetono in condizioni simili: in un tipo di ambiente ci sono sempre le stesse risposte da parte dell’uomo. Carl Ritter : coevo a von Humboldt, era un geografo da studio, cioè non ha mai viaggiato, era cattedratico a Berlino, ottenne la prima cattedra di geografia in Europa, quindi lui soprattutto teorizza non scopre. Come von Humboldt, cerca di capire in che termini stanno i rapporti tra ambiente fisico e uomo. Si concentra sugli influssi dell’ambiente fisico sull’uomo ed è qui che si inizia a parlare di determinismo ambientale (ripreso da Erodoto). Viene ripreso, formalizzato e insignito di scientificità. Ritter usa un’espressione famosa: “fatale influenza della natura” , egli getta le basi di un’idea di rapporto tra uomo e ambiente che ha una casualità unidirezionale , dall’ambiente all’uomo. Ritter ha anche aspetti di grande modernità: vede il mondo come un qualcosa fatto di elementi continuamente interconnessi tra di loro (concezione che abbiamo oggi) e la geografia deve capire il funzionamento di questi legami. I fenomeni sia fisici che antropici sono interconnessi ed è una posizione, quella presa da Ritter, già moderna. La geografia moderna è nata, come la intendiamo noi, con von Humboldt, Ritter e Friedrich Ratzel. La geografia universitaria di fine ‘800 getta le basi che ancora oggi ci sono. LA SCOPERTA/CONQUISTA DELL’AFRICA E IL DOTTOR LIVINGSTONE Nel frattempo, vanno avanti le scoperte geografiche, una volta scoperte le Americhe l’intento è quello di scoprire sia come conoscenza che fisicamente tutti gli altri posti fino ad allora non noti, soprattutto l’Africa nota all’epoca per quello che riguarda le coste, gli approdi. Ciò che c’era dentro non si conosceva, nessuno si è mai avventurato nelle sue terre; con l’800 si va ad esplorare da un lato per l’interesse di tutta una serie di personaggi mitici, ma anche per quelli che captano