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Domande geografia culturale [MACCHIA], Prove d'esame di Geografia

Domande (con risposte) frequenti per l'esame di geografia culturale del professor Macchia

Tipologia: Prove d'esame

2019/2020

Caricato il 19/10/2020

sara-maenza
sara-maenza 🇮🇹

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DOMANDE
COME NASCE LA CITTA’?
La città nasce, secondo Bairoch, successivamente la rivoluzione neolitica e quindi con l’invenzione dell’agricoltura.
Questo periodo viene definito dall’autore “proto-urbanizzazione” e va dal 5000 al 2700 a.C.
L’agricoltura viene inventata nella Mezzaluna fertile tra l’8500 e l’8000 a.C.
Prima di allora l’uomo, già territoriale e speculativo, aveva un’economia basata sulla caccia e sulla pesca: esso
seguiva mandrie di animali per sopravvivere e per questo era nomade.
Con la rivoluzione neolitica si inizia ad avere una produzione alimentare tale da esserci un’eccedenza disponibile allo
scambio. Ciò comporta una diminuzione della mortalità e un aumento della possibilità di avere figli che porta quindi
a un aumento demografico. Inoltre, come conseguenza, abbiamo anche l’abbandono del nomadismo e la creazione
delle prime città pre-urbane con lo sviluppo dei primi servizi.
La presenza di un’eccedenza alimentare però non bastava, c’era bisogno che all’offerta corrispondesse una
domanda. Qui entra in gioco la “tirannia della distanza”. Gli alti costi di trasporto e la scarsa densità abitativa
rendeva impossibile lo scambio della merce e per questo motivo non si hanno in questo periodo la creazione di vere
e proprie città.
CHE COSA E’ LA CITTA’?
La città la massima manifestazione di come un gruppo sociale organizza il proprio territorio ed è un luogo pieno di
valori simbolici in quanto rappresentazione della cultura e della storia del popolo che la vive.
Le città di tutto il mondo presentano sia caratteri comuni (come la presenza di un centro e di quartieri) che tratti
distintivi (ad esempio a New York c’è l’Empire State Building, a Parigi la Torre Eiffel, a Londra il Big Ben…)
Ogni città quindi è unica.
Non esiste però una definizione unica di città accettata internazionalmente.
Nel mondo esistono diversi criteri per definire una città:
esiste il criterio demografico che dice che la città è un agglomerato di persone (che ci vivono e ci lavorano).
Non esiste una soglia minima accettata internazionalmente e secondo i dati dell’ONU questa soglia varia dai
200 ai 50mila abitanti. In Italia, per esempio, come in Spagna e in Inghilterra, sono città gli agglomerati che
superano i 10mila abitanti. Questo tipo di criterio non può però essere applicato in tutto il mondo data la
presenza di paesi rurali. Esistono poi agglomerati popolosi ma che non sono città e agglomerati scarsamente
popolati che hanno l’assetto di città. Nel primo caso sono esempi i comuni di San Giuliano Terme e
Capannori che hanno tra i 30 e i 50 mila abitanti. Sono comuni ma al loro interno non troviamo ciò che
troviamo in una città. Esempi del secondo caso sono i comuni di Amatrice, Portoferraio e Castelnuovo
Garfagnana, che ospitano tra i 5 e i 12 mila abitanti. Sono comuni che contengono al loro interno servizi tipici
della città (ospedale, scuola superiore…)
abbiamo poi il criterio dell’edificato che sostiene che la città sia un agglomerato di edifici. In Francia e in
Svezia per esempio, sono città se fra un’abitazione e l’altra non ci sono più di 200 metri. Al di fuori di questi
edifici troviamo comunque città molto larghe come per esempio Los Angeles che possiede ettari di terra.
Il criterio legale poi definisce le città quelle previste dalla legge e viene applicato in Bulgaria e in Ungheria
Il criterio amministrativo sostiene che una città corrisponde a un’unità amministrativa (come per esempio il
Comune) e un esempio è il Pakistano dove sono città i centri dotati di statuto e di un consiglio comunale
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DOMANDE

COME NASCE LA CITTA’?

La città nasce, secondo Bairoch, successivamente la rivoluzione neolitica e quindi con l’invenzione dell’agricoltura. Questo periodo viene definito dall’autore “proto-urbanizzazione” e va dal 5000 al 2700 a.C. L’agricoltura viene inventata nella Mezzaluna fertile tra l’8500 e l’8000 a.C. Prima di allora l’uomo, già territoriale e speculativo, aveva un’economia basata sulla caccia e sulla pesca: esso seguiva mandrie di animali per sopravvivere e per questo era nomade. Con la rivoluzione neolitica si inizia ad avere una produzione alimentare tale da esserci un’eccedenza disponibile allo scambio. Ciò comporta una diminuzione della mortalità e un aumento della possibilità di avere figli che porta quindi a un aumento demografico. Inoltre, come conseguenza, abbiamo anche l’abbandono del nomadismo e la creazione delle prime città pre-urbane con lo sviluppo dei primi servizi. La presenza di un’eccedenza alimentare però non bastava, c’era bisogno che all’offerta corrispondesse una domanda. Qui entra in gioco la “tirannia della distanza”. Gli alti costi di trasporto e la scarsa densità abitativa rendeva impossibile lo scambio della merce e per questo motivo non si hanno in questo periodo la creazione di vere e proprie città.

CHE COSA E’ LA CITTA’?

La città la massima manifestazione di come un gruppo sociale organizza il proprio territorio ed è un luogo pieno di valori simbolici in quanto rappresentazione della cultura e della storia del popolo che la vive. Le città di tutto il mondo presentano sia caratteri comuni (come la presenza di un centro e di quartieri) che tratti distintivi (ad esempio a New York c’è l’Empire State Building, a Parigi la Torre Eiffel, a Londra il Big Ben…) Ogni città quindi è unica. Non esiste però una definizione unica di città accettata internazionalmente. Nel mondo esistono diversi criteri per definire una città:  esiste il criterio demografico che dice che la città è un agglomerato di persone (che ci vivono e ci lavorano). Non esiste una soglia minima accettata internazionalmente e secondo i dati dell’ONU questa soglia varia dai 200 ai 50mila abitanti. In Italia, per esempio, come in Spagna e in Inghilterra, sono città gli agglomerati che superano i 10mila abitanti. Questo tipo di criterio non può però essere applicato in tutto il mondo data la presenza di paesi rurali. Esistono poi agglomerati popolosi ma che non sono città e agglomerati scarsamente popolati che hanno l’assetto di città. Nel primo caso sono esempi i comuni di San Giuliano Terme e Capannori che hanno tra i 30 e i 50 mila abitanti. Sono comuni ma al loro interno non troviamo ciò che troviamo in una città. Esempi del secondo caso sono i comuni di Amatrice, Portoferraio e Castelnuovo Garfagnana, che ospitano tra i 5 e i 12 mila abitanti. Sono comuni che contengono al loro interno servizi tipici della città (ospedale, scuola superiore…)  abbiamo poi il criterio dell’edificato che sostiene che la città sia un agglomerato di edifici. In Francia e in Svezia per esempio, sono città se fra un’abitazione e l’altra non ci sono più di 200 metri. Al di fuori di questi edifici troviamo comunque città molto larghe come per esempio Los Angeles che possiede ettari di terra.  Il criterio legale poi definisce le città quelle previste dalla legge e viene applicato in Bulgaria e in Ungheria  Il criterio amministrativo sostiene che una città corrisponde a un’unità amministrativa (come per esempio il Comune) e un esempio è il Pakistano dove sono città i centri dotati di statuto e di un consiglio comunale

 Il criterio economico sostiene infine che la città è il luogo dove le attività sono extra agricole (e quindi appartenenti al settore terziario e secondario). Ad esempio in India sono città i centri in cui almeno il 75% della popolazione adulta maschile pratica attività extra-agricole. In Lettonia ci deve essere una maggioranza di attività extra-agricole e in Slovenia ci deve essere una maggioranza di posti di lavoro rispetto agli abitanti. L’unica definizione accettabile e applicabile a qualsiasi città è luogo di offerta di servizi e funzioni non banali. Per banali si intende che siano necessari alla vita quotidiana. Questa definizione è applicabile a qualsiasi città, da New York a Mumbai

MODELLO ROMANO, GRECO

In Grecia troviamo un modello quadrangolare con strade che ruotano a 90 gradi formando isolati quadrati quadrangolari. Il modello romano è uno schema a scacchiera: questo tipo di schema deriva dalla centuriazione (ovvero il modo in cui il terreno agricolo veniva suddiviso) e veniva tracciato dall’agrimensore (colui che pratica l’agrimensura: suddivisone del territorio in forme più semplici). Poteva essere tracciato secondo i punti cardinali o secondo la morfologia del territorio. Nel primo caso venivano tracciate due assi per pendolari: decumano massimo (da est a ovet) e cardine massimo (da nord a sud). Non sempre però queste assi seguivano i punti cardinali a causa della morfologia del territorio. A volte invece venivano seguite le vie di comunicazione già esistenti (es. Via Aurelia, Via Emilia…). Questo tipo di modello nasce dall’accampamento romano (era di forma rettangolare con cardo e decumano e all’esterno un fossato per difendersi dai nemici). La prima città ad aver adottato questo tipo di schema è Mileto (Asia) e venne successivamente applicato a tutte le città di fondazione romana e non.

CITTA’ NEL MEDIOEVO

Dopo la caduta dell’impero romano d’occidente, le città diventano obiettivo di invasione da parte dei nemici. Si vengono così a sviluppare città a incastellamento, spesso su alture (San Miniato, Volterra…). Queste città erano circondate da mura alte e poco spessa per difendersi dall’attacco nemico. Al suo interno lo spazio era ridotto e per questo motivo si vengono sviluppare edifici in altezza (case-torri). Le strade erano strette e sporche ma avevano dei vantaggi. Questo tipo di strade confondevano il nemico ed era possibile creare delle barricate per bloccare il loro avanzamento. Ovviamente le città romane dovevano adattarsi alle mura. La piazza centrale rimane, i vecchi edifici non vengono abbattuti ma vengono riutilizzati per altre funzioni. Cambiano i valori: non si ha più il tempio e il palazzo del signore ma la chiesa e il comune, che si controllano a vicenda. Esempi sono San Gimignano e Montepulciano. Spesso nelle città medievali la qualità della vita era peggiore rispetto alla campagna. SI hanno meno risorse, meno sanità, meno cibo, più malattie e quindi un tasso di mortalità maggiore. Un esempio è la peste nera che riuscì a dimezzare e talvolta a far quasi scomparire intere città. Un esempio di città medievale è Cittadella: ha le mura perfettamente circolari con il foro al centro, il cardo e il decumano.

o Turismo artistico, dove le città con patrimoni culturali attirano città da tutto il mondo. Queste città hanno solitamente il turismo come attività principale con aspetto positivo per l’economia locale e negativo poiché con la conservazione dei patrimoni culturali e storici si rischia che queste città diventino dei musei a cielo aperto. Esempi sono Venezia, Firenze, Roma… o Turismo balneare che è un tipo di turismo stagionale, sia dal punto di vista lavorativo che fisico. Esempi sono Rimini, Cannes, Miami, Viareggio… o Turismo montano praticato sia d’inverso che d’estate. Il turismo invernale è tipico italiano che sfruttano la neve per i giochi invernali come lo sci, mentre la villeggiatura estiva e più tipica mitteleuropea. Lo sviluppo di queste città molte volte è dato dall’aver ospitato i giochi olimpici invernali. Esempi sono Courmayer, Cortina d’Ampezzo, Sestriere… o Esiste poi il turismo dei non luoghi. Non luoghi perché nascono artificialmente in zone senza risorse e non hanno alcun legame con il territorio. Tipici di questo tipo di turismo sono i parchi di divertimento e i complessi turistici. Esempi sono Dubai con la pista di sci artificiale, Macau che ha ricreato venezia con gondolieri e negozi italiani, Las Vegas. I parchi di divertimento (Gardaland, Mirabilandia) hanno la particolarità di essere centri di grande indotto che sorgono in prossimità dei centri di snodo dei trasporti e lontano dalla città, dove i terreni costano meno. o Esiste infine un tipo di turismo particolare: il turismo sessuale, che può essere legale o no. Le mete maggiori per questo tipo di turismo sono l’America Latina, i Caraibi, l’Africa, Sud-est asiatico. Amsterdam per esempio ospita il quartiere a luci rosse dove viene praticata legalmente la prostituzione.  Altro tipo di città infine sono quelle che si specializzano nell’industria del cinema e dell’intrattenimento. Sono per esempio Los Angeles (Hollywood), Bollywood e Cinecittà in Italia.

COME SONO FATTE LE MURA

Abbiamo in primis le mura medievali, alte e poco spesse con chiara funzione di difesa. Le mura invece rinascimentali sono basse e spesse (bastioni) e piene di spigoli. Questo per via dell’invenzione della polvere da sparo e dei cannoni che rendevano vulnerabili le mura medievali.

CITTA’ DELLA MESOPOTAMIA

Le città della Mesopotamia sono le città più antiche nate con la rivoluzione urbana. E’ qui che Bairoch fa partire la nascita delle vere e proprie città, specialmente con le città sumere (come Ur). Esse ospitano tra i 20mila e i 40 mila abitanti e hanno forme di organizzazione territoriali, politici e sociali più avanzate rispetto ai villaggi pre-urbani e forme di artigianato più elaborate. La città di Ur nasce nell’odierna Palestina e qui incontriamo una prima divisione degli spazi: abbiamo il palazzo reale, poi le ville, le abitazioni borghesi, ed infine le botteghe, i magazzini e i luoghi di culto. Pian piano poi la civiltà si sposta verso Occidente.

COSA SUCCEDE CON LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE, COSA CAMBIA?

Con la rivoluzione industriale le città hanno sempre più bisogno di manodopera e richiamava uomini dalla campagna che era in sovraffollamento e quindi risultò una condizione favorevole per entrambe le parti. Le città aumentarono sia le loro dimensioni che la loro popolazione a ritmi forsennati. Prima della prima guerra mondiale si contano 8 paesi con più di 2 milioni di abitanti: Berlino, New York, Londra, Parigi, Tokyo, Vienna, Leningrado e Chicago. E dopo

la fine della guerra continuano a crescere. New York sarà la prima a raggiungere i 10 milioni di abitanti. E dalla seconda guerra mondiale un numero considerevole di popolazione viveva nelle grandi metropoli. La città con la rivoluzione sconfina in campagna e oltrepassa le mura. Queste perdono la loro funzionalità e spesso vengono abbattute per permettere la costruzione di grandi viali utili soprattutto in campo militare (Firenze crea i viali di circonvallazione e Parigi butta giù gran parte della Parigi medievale per costruire i Boulevard). Le città industriali però inizialmente sono luoghi insalubri, piene di malattie, di smog, di inquinamento, di caos, dove l’operaio veniva sfruttato, come descritto da Charles Dickens nei suoi libri. Per esempio a Londra, nel 1952, si verificarono più di 5000 morti a causa dello smog. Si decise dunque di spostare le imprese più inquinanti fuori e di costruzione una cintura verde che circondava la città in modo da fermare o rallentare lo sviluppo. All’interno di questa cintura era vietato costruire e se si voleva costruire andava fatto al di fuori della cintura. Inoltre si creano delle new town: delle città giardino nella periferia della città dove erano presenti residenze e infrastrutture per il tempo libero (campi sportivi, parchi…) e per la vita quotidiana. Questi centri erano ben collegati al centro grazie ai mezzi di trasporto e in questo modo i pendolari potevano facilmente raggiungere i posti di lavoro. Questo esperimento fu provato anche in Francia, a Parigi, ma non ebbe lo stesso successo. Vennero costruite le Banlieu, in luoghi di periferia dove il terreno è a basso prezzo. Il problema è che questi centri non furono ben collegati con il centro e rimasero isolati, creando condizioni di disagio e di criminalità.

LE FUNZIONI URBANE

La città è il luogo dove vengono offerti servizi e funzioni non banali. Per funzione urbana si intende tutte quelle attività (istruzione, commercio, sanità, governo…) che rispondo a esigenze sia interne che esterne della città e in tal modo giustificano l’esistenza della stessa nel rapporto con entità territoriali più ampie (Provincie, Regioni, Stato, entità internazionali …) Ogni funzione ha un raggio d’azione o portata e che quindi possono interessare tutti o solo determinate categorie di cittadini. La portata di una funzione è il raggio di mercato che essa ricopre. Il suo limite massimo corrisponde alla distanza oltre la quale il cliente non trova vantaggioso in termini di costi e di tempo, rifornirsi di quel servizio in quel luogo e decide quindi di rifornirsi in un centro più vicino. La consumazione quindi del bene o servizio diminuisce all’aumentare della distanza. Per esempio l’attività amministrativa di un Comune interessa solo i cittadini di quel comune, le decisioni presi da un governo nazionale interessano a tutti i cittadini dello Stato. Le funzioni possono suddividersi in funzioni locali o esportatrici. Le funzioni locali servono per mandare avanti la vita della città e di chi vi abita. Il raggio d’azione quindi è locale. Esempi: tv locale, stazione ferroviaria, municipio, stazione dei carabinieri, discoteca, cinema, teatro, scuole elementari … Le funzioni esportatrici si riferiscono anche all’esterno e hanno un raggio d’azione ragionale o più ampio. Esempi: network nazionali o internazionali, quotidiani nazionali, ospedali, aeroporti, centro di ricerche, università … Ogni funzione ha bisogno di una clientela minima che corrisponde alla soglia minima. La soglia minima è la quantità minore delle vendite che permette all’attività di continuare a fornire beni o servizi.

SETTORE QUATERNARIO

Il settore quaternario si differenza dal terziario per i servizi più importanti e di rarità territoriale. Le attività quaternarie sono i servizi ai massimi livello, il top: grandi case di moda, grandi centri di ricerca, grandi istituzioni finanziarie … La definizione la troviamo già nel significato di metropoli, ovvero dal greco antico “città madre”, città che ha un potere di supremazia sulle altre città o su un vasto territorio, è una funzione attiva, propulsiva e di sviluppo. In base alla gamma dei servizi quaternari distinguiamo le diverse metropoli:  Metropoli regionali (Torino, Palermo)  Metropoli nazionali (Roma, Milano)  Metropoli internazionali (Londra, Parigi). Queste ultime hanno raggio di influenza planetaria e per questo vengono definite città mondiali o globali.

VALORI DEL SUOLO

Il valore del suolo dipende dall’accessibilità, cioè la facilità di raggiungimento di un determinato luogo. Solitamente la zona più accessibile è il centro città in quanto snodo delle comunicazioni. Il valore del suolo è alto in corrispondenza delle zone di maggiore interesse (per lo più il centro), e decresce via via che ci si allontana per avvicinarsi alla periferia. L’accessibilità è quindi una funzione inversa alla distanza. Ovviamente tutti le attività (commerciali, professionali e residenziali) vorrebbero stare al centro in quanto è la zona di maggiore accessibilità dove trarrebbero maggiori vantaggi dalla localizzazione. Ma l’offerta di spazi in centro è limitata e la domanda è alta e questo fa schizzare il prezzo alle stelle. Allontanandoci dal centro invece il rapporto tra offerta e domanda è più equilibrato e il prezzi minori. Per quanto riguarda le imprese il mercato premia chi riesce a sfruttare al meglio la centralità e la maggiore accessibilità. Queste imprese saranno in grado di offrire un prezzo più alto e quindi a ottenere il possesso dello spazio urbano. Le altre imprese si localizzeranno via via verso la periferia, in relazione ai vantaggi che essi ne possono trarre. Ovviamente entra anche in gioco il discorso dello spazio occupato: una gioielleria avrà più possibilità di trovare spazio in centro rispetto a una concessionaria o un autolavaggio. Questo discorso non è valido per i negozi all’ingrosso che necessitano di molto spazio e che quindi si vanno a collocare in periferia, fatta esclusione per alcuni magazzini storici (es. La Rinascente). Per le imprese non prettamente commerciali ma professionali (studio dentistico, notaio, commercialista …) , maggiore è l’accessibilità e maggiore è la possibilità di avere maggiori clienti e quindi maggiore ricchezza. Per quanto riguarda l’attività residenziale, esse hanno lo svantaggio di non avere un’entrata economica dalla loro attività. E’ per questo motivo che nei centri città sono più gli uffici che le residenze e il perché questi centri sono popolosi di giorni e non di notte. Le residenze sono poche e tutte di lusso. Per le famiglie infatti il mercato premia chi ha maggior disponibilità da indirizzare verso la residenza. Il soggetto residenziale persegue due obiettivi che si limitano a vicenda: il soggetto deve decidere se acquistare una residenza ad alto costo in centro godendone dei vantaggi dell’accessibilità oppure comprare casa in periferia dove i prezzi al mq sono inferiori ma pagare questa comodità con la scomodità dei costi di viaggio.

In base al valore del suolo e al tipo di residenze è possibile creare una gerarchia: le persone più ricche e alto locate potranno permettersi abitazioni in zone ambite come il centro mentre via via che il reddito decresce la popolazione si sposta verso l’esterno. In base al gioco dell’offerta e della domanda è possibile mappare il costo del suolo in modo da capire come il territorio è organizzato.

QUARTIERI

Il quartiere è una zona che presenta caratteristiche omogenee (culturali, storiche, economiche) che la fa distinguere dal resto della città. Il suo nome deriva dalla divisione quadrangolare romana: il castrum era suddiviso in quattro zone dell’intersezione delle due assi principali e perpendicolari: il cardine e il decumano. Il quartiere sarebbe quindi un quarto di questa zona. Il quartiere presenta caratteri omogenei e chi vive la città conosce i suoi confini. La divisione in quartieri è frutto del diverso valore del suolo che decresce all’allontanarsi dal punto di maggiore interesse e maggiore accessibilità, che solitamente è il centro. Esistono diversi tipi di quartiere:  Quartiere etnico dove vivono persone appartenenti a uno stesso stato (es. Little Italy). Esso lo si riconosce perché in questa zona notiamo simboli di valore nazionale e patriottico (bandiere tricolore, pizzerie…)  Quartiere religioso dove vivono persone con lo stesso orientamento religioso. Esempio tipico è il ghetto, che ha avuto origine in Europa nel 16 secolo per segregare gli ebrei in modo da non “contaminare” i cristiani. A Roma è tutt’ora presente ma non è circondato da mura, ma ci sono delle guardie che controllano. Al suo interno vi troviamo negozi, botteghe e ristoranti ebraici.

DIFFERENZA TRA L’ESPANSIONE URBANA DI ALLORA E QUELLA DI ADESSO

COME MAI LE CITTA’ DEL TERZO MONDO ESPLODONO