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Guide e consigli
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documenti preistoria, Schemi e mappe concettuali di Preistoria

riassunti tre manuali scritti bene

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2025/2026

Caricato il 03/05/2026

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noemi-consiglio-2 🇮🇹

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La Sicilia, al centro del Mediterraneo, rappresenta da sempre un punto d’incontro fra Oriente e
Occidente, un crocevia di genti e culture. In
La Sicilia prima dei Greci
, Luigi Bernabò Brea
ricostruisce, con rigore e sensibilità storica, l’intera vicenda preistorica dell’isola, dalle più antiche
testimonianze umane fino alle soglie della colonizzazione greca. L’opera, pubblicata nel 1960,
sintetizza decenni di ricerche archeologiche e propone una visione coerente dello sviluppo
culturale siciliano, evidenziando il ruolo dell’isola come ponte tra i due mondi del Mediterraneo.
Gli studi sulla preistoria siciliana ebbero origine nell’Ottocento ad opera di geologi e naturalisti,
attratti dalle faune fossili delle grotte del Palermitano e del Trapanese. Le prime esplorazioni
archeologiche sistematiche si devono però a Paolo Orsi, che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del
Novecento portò alla luce i principali siti preistorici del Siracusano e dell’area etnea, stabilendo una
prima cronologia culturale dell’isola. Grazie a lui furono identificati i grandi complessi di Stentinello,
Castelluccio, Thapsos e Pantalica, che costituiscono ancora oggi le tappe fondamentali della
preistoria siciliana. Dopo Orsi, altri studiosi — come i fratelli Corrado e Ippolito Cafici, Pirro Marconi,
Jole Marconi Bovio e lo stesso Bernabò Brea — continuarono il suo lavoro, estendendo le ricerche
alla Sicilia occidentale e alle isole Eolie. Proprio gli scavi di Lipari, iniziati nel 1950, offrirono
finalmente una base stratigrafica sicura per la ricostruzione della successione culturale dall’età
neolitica all’età dei metalli, chiarendo i rapporti con il mondo egeo e le civiltà mediterranee.
Secondo Bernabò Brea, l’uomo arrivò tardi in Sicilia. Non esistono infatti tracce di un paleolitico
inferiore o medio: le più antiche testimonianze appartengono al Paleolitico superiore, durante la
glaciazione di Würm. Le prime comunità umane si stabilirono soprattutto lungo le coste
settentrionali e occidentali, in grotte che si aprivano sulle antiche falesie. Gli strumenti rinvenuti —
lame, bulini, grattatoi — appartengono a industrie di tipo gravettiano, mentre la stazione di
Fontana Nuova presso Marina di Ragusa, più antica, mostra caratteri aurignaziani. L’alimentazione
di questi gruppi si basava sulla caccia e sulla raccolta di molluschi, come testimoniano gli
abbondanti gusci ritrovati negli strati archeologici. L’uomo del Paleolitico superiore seppelliva i
propri morti, come dimostrano le cinque tombe scoperte nella grotta di San Teodoro, e conosceva
forme di spiritualità, testimoniate da pendagli, corna di cervo e ocra rossa.
Eccezionale importanza rivestono le scoperte di arte paleolitica in Sicilia, che collocano l’isola tra
i maggiori centri dell’arte rupestre europea. Nella grotta di Levanzo, sulle isole Egadi, sono incise
e dipinte figure di animali — cavalli, cervi, bovidi — di sorprendente naturalismo, accanto a simboli
umani stilizzati. Nella grotta dell’Addaura, presso Palermo, le incisioni raffigurano invece una
scena complessa di figure umane, forse una danza rituale o una cerimonia di iniziazione, che
testimonia la nascita di una vera espressione artistica e religiosa. Queste opere, insieme ai graffiti
della grotta Niscemi, rivelano un linguaggio figurativo raffinato e confermano che la Sicilia non era
affatto marginale nel panorama europeo del Paleolitico.
Nel Mesolitico, le trasformazioni climatiche e ambientali portarono a un progressivo adattamento
delle comunità umane. Le industrie litiche diventano microlitiche e geometriche, con trapezi e
semilune. Nella grotta Corruggi di Pachino e nella Sperlinga di San Basilio, strati con
strumenti in selce e ossidiana si associano a ceramiche di tipo neolitico, segno di contatti con
nuove popolazioni agricole. La Sicilia, in questa fase, appare come una terra di incontro fra i
cacciatori mesolitici e i primi agricoltori provenienti dall’Oriente mediterraneo.
L’arrivo di questi nuovi gruppi segna l’inizio del Neolitico e l’affermarsi della cultura di
Stentinello, dal nome del villaggio trincerato scoperto da Orsi presso Siracusa. Si tratta della
prima civiltà agricola siciliana, risalente al VI-V millennio a.C., che introduce l’agricoltura,
l’allevamento, l’abitato stabile e la ceramica decorata. La ceramica stentinelliana, finemente
impressa o incisa sull’argilla ancora molle, spesso con motivi geometrici e simboli a forma di occhi,
testimonia un raffinato senso estetico. Gli utensili sono in selce e ossidiana proveniente da Lipari,
mentre compaiono accette levigate di pietra dura e macine per i cereali. Gli abitati, circondati da
fossati difensivi, rivelano una società organizzata e sedentaria.
Bernabò Brea colloca la cultura di Stentinello nel più vasto contesto del neolitico mediterraneo a
ceramica impressa, diffuso dalla Siria e dall’Anatolia attraverso le coste del Mediterraneo fino
alla Spagna e al Nord Africa. L’espansione avvenne probabilmente per via marittima, e la Sicilia
rappresenta una tappa occidentale di questa grande corrente culturale. Tuttavia, rispetto ad altre
regioni, l’isola mostra una fase più evoluta, forse perché raggiunta in un momento più tardo,
quando le culture neolitiche avevano già sviluppato ceramiche dipinte e forme di religiosità
complessa.
A questa prima fase segue quella delle culture a ceramiche dipinte, caratterizzate da vasi
decorati con motivi geometrici rossi o bruni su fondo chiaro, che mostrano chiare affinità con le
culture dell’Egeo e della Grecia continentale, come quella di Sesklo. Le isole Eolie e la Sicilia
orientale diventano i principali centri di diffusione di questi nuovi stili, segnando un ulteriore passo
nell’evoluzione artistica e tecnica del neolitico isolano.
Con la successiva età del rame, o eneolitico, si apre un’epoca di profonde trasformazioni. Le
comunità iniziano a conoscere la metallurgia e a diversificarsi culturalmente. Nelle Eolie compaiono
le prime ceramiche policrome e i segni di contatti con il mondo egeo. In Sicilia si sviluppano culture
locali, come quella di S. Cono–Piano Notaro, quella di Serraferlicchio, di Malpasso e la Conca
d’Oro nel Palermitano. Le ceramiche mostrano motivi geometrici incisi o dipinti, e si moltiplicano
le officine litiche e i villaggi. L’ossidiana resta un materiale pregiato, indice di scambi intensi tra le
isole e la terraferma. Alla fine dell’età del rame, la Sicilia presenta una notevole varietà culturale e
una rete di rapporti che la collega sia all’Italia meridionale sia al mondo egeo.
La prima età del bronzo (fine III – inizio II millennio a.C.) vede l’affermarsi di due culture
principali: quella di Capo Graziano nelle Eolie e quella di Castelluccio nella Sicilia sud-orientale. I
villaggi diventano più articolati, con capanne circolari e necropoli monumentali a grotticella
artificiale. Le ceramiche, dipinte e policrome, rivelano un gusto raffinato e una gerarchia sociale più
complessa. L’apparizione del bicchiere campaniforme, diffuso in tutta l’Europa occidentale,
testimonia l’inserimento della Sicilia nei grandi circuiti di scambio intercontinentali.
Durante la media età del bronzo, tra XV e XIII secolo a.C., la Sicilia raggiunge un alto livello di
sviluppo. Nelle Eolie si afferma la cultura di Milazzo, mentre in Sicilia la cultura di Thapsos
produce ceramiche lucide e vasi a decorazione plastica, ma soprattutto rivela contatti diretti con il
mondo miceneo. Nei corredi delle tombe compaiono importazioni egee, come vasi e oggetti in
bronzo, segno di una piena partecipazione della Sicilia ai traffici mediterranei. L’isola diviene così
un punto di incontro fra le civiltà dell’Egeo e quelle dell’Italia peninsulare.

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La Sicilia, al centro del Mediterraneo, rappresenta da sempre un punto d’incontro fra Oriente e

Occidente, un crocevia di genti e culture. In La Sicilia prima dei Greci, Luigi Bernabò Brea

ricostruisce, con rigore e sensibilità storica, l’intera vicenda preistorica dell’isola, dalle più antiche testimonianze umane fino alle soglie della colonizzazione greca. L’opera, pubblicata nel 1960, sintetizza decenni di ricerche archeologiche e propone una visione coerente dello sviluppo culturale siciliano, evidenziando il ruolo dell’isola come ponte tra i due mondi del Mediterraneo. Gli studi sulla preistoria siciliana ebbero origine nell’Ottocento ad opera di geologi e naturalisti, attratti dalle faune fossili delle grotte del Palermitano e del Trapanese. Le prime esplorazioni archeologiche sistematiche si devono però a Paolo Orsi , che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento portò alla luce i principali siti preistorici del Siracusano e dell’area etnea, stabilendo una prima cronologia culturale dell’isola. Grazie a lui furono identificati i grandi complessi di Stentinello, Castelluccio, Thapsos e Pantalica, che costituiscono ancora oggi le tappe fondamentali della preistoria siciliana. Dopo Orsi, altri studiosi — come i fratelli Corrado e Ippolito Cafici, Pirro Marconi, Jole Marconi Bovio e lo stesso Bernabò Brea — continuarono il suo lavoro, estendendo le ricerche alla Sicilia occidentale e alle isole Eolie. Proprio gli scavi di Lipari , iniziati nel 1950, offrirono finalmente una base stratigrafica sicura per la ricostruzione della successione culturale dall’età neolitica all’età dei metalli, chiarendo i rapporti con il mondo egeo e le civiltà mediterranee. Secondo Bernabò Brea, l’uomo arrivò tardi in Sicilia. Non esistono infatti tracce di un paleolitico inferiore o medio: le più antiche testimonianze appartengono al Paleolitico superiore , durante la glaciazione di Würm. Le prime comunità umane si stabilirono soprattutto lungo le coste settentrionali e occidentali, in grotte che si aprivano sulle antiche falesie. Gli strumenti rinvenuti — lame, bulini, grattatoi — appartengono a industrie di tipo gravettiano , mentre la stazione di Fontana Nuova presso Marina di Ragusa, più antica, mostra caratteri aurignaziani. L’alimentazione di questi gruppi si basava sulla caccia e sulla raccolta di molluschi, come testimoniano gli abbondanti gusci ritrovati negli strati archeologici. L’uomo del Paleolitico superiore seppelliva i propri morti, come dimostrano le cinque tombe scoperte nella grotta di San Teodoro, e conosceva forme di spiritualità, testimoniate da pendagli, corna di cervo e ocra rossa. Eccezionale importanza rivestono le scoperte di arte paleolitica in Sicilia, che collocano l’isola tra i maggiori centri dell’arte rupestre europea. Nella grotta di Levanzo , sulle isole Egadi, sono incise e dipinte figure di animali — cavalli, cervi, bovidi — di sorprendente naturalismo, accanto a simboli umani stilizzati. Nella grotta dell’Addaura , presso Palermo, le incisioni raffigurano invece una scena complessa di figure umane, forse una danza rituale o una cerimonia di iniziazione, che testimonia la nascita di una vera espressione artistica e religiosa. Queste opere, insieme ai graffiti della grotta Niscemi, rivelano un linguaggio figurativo raffinato e confermano che la Sicilia non era affatto marginale nel panorama europeo del Paleolitico. Nel Mesolitico , le trasformazioni climatiche e ambientali portarono a un progressivo adattamento delle comunità umane. Le industrie litiche diventano microlitiche e geometriche, con trapezi e semilune. Nella grotta Corruggi di Pachino e nella Sperlinga di San Basilio , strati con strumenti in selce e ossidiana si associano a ceramiche di tipo neolitico, segno di contatti con nuove popolazioni agricole. La Sicilia, in questa fase, appare come una terra di incontro fra i cacciatori mesolitici e i primi agricoltori provenienti dall’Oriente mediterraneo. L’arrivo di questi nuovi gruppi segna l’inizio del Neolitico e l’affermarsi della cultura di Stentinello , dal nome del villaggio trincerato scoperto da Orsi presso Siracusa. Si tratta della prima civiltà agricola siciliana, risalente al VI-V millennio a.C., che introduce l’agricoltura, l’allevamento, l’abitato stabile e la ceramica decorata. La ceramica stentinelliana, finemente impressa o incisa sull’argilla ancora molle, spesso con motivi geometrici e simboli a forma di occhi, testimonia un raffinato senso estetico. Gli utensili sono in selce e ossidiana proveniente da Lipari, mentre compaiono accette levigate di pietra dura e macine per i cereali. Gli abitati, circondati da fossati difensivi, rivelano una società organizzata e sedentaria. Bernabò Brea colloca la cultura di Stentinello nel più vasto contesto del neolitico mediterraneo a ceramica impressa , diffuso dalla Siria e dall’Anatolia attraverso le coste del Mediterraneo fino alla Spagna e al Nord Africa. L’espansione avvenne probabilmente per via marittima, e la Sicilia rappresenta una tappa occidentale di questa grande corrente culturale. Tuttavia, rispetto ad altre regioni, l’isola mostra una fase più evoluta, forse perché raggiunta in un momento più tardo, quando le culture neolitiche avevano già sviluppato ceramiche dipinte e forme di religiosità complessa. A questa prima fase segue quella delle culture a ceramiche dipinte , caratterizzate da vasi decorati con motivi geometrici rossi o bruni su fondo chiaro, che mostrano chiare affinità con le culture dell’Egeo e della Grecia continentale, come quella di Sesklo. Le isole Eolie e la Sicilia orientale diventano i principali centri di diffusione di questi nuovi stili, segnando un ulteriore passo nell’evoluzione artistica e tecnica del neolitico isolano. Con la successiva età del rame , o eneolitico , si apre un’epoca di profonde trasformazioni. Le comunità iniziano a conoscere la metallurgia e a diversificarsi culturalmente. Nelle Eolie compaiono le prime ceramiche policrome e i segni di contatti con il mondo egeo. In Sicilia si sviluppano culture locali, come quella di S. Cono–Piano Notaro , quella di Serraferlicchio , di Malpasso e la Conca d’Oro nel Palermitano. Le ceramiche mostrano motivi geometrici incisi o dipinti, e si moltiplicano le officine litiche e i villaggi. L’ossidiana resta un materiale pregiato, indice di scambi intensi tra le isole e la terraferma. Alla fine dell’età del rame, la Sicilia presenta una notevole varietà culturale e una rete di rapporti che la collega sia all’Italia meridionale sia al mondo egeo. La prima età del bronzo (fine III – inizio II millennio a.C.) vede l’affermarsi di due culture principali: quella di Capo Graziano nelle Eolie e quella di Castelluccio nella Sicilia sud-orientale. I villaggi diventano più articolati, con capanne circolari e necropoli monumentali a grotticella artificiale. Le ceramiche, dipinte e policrome, rivelano un gusto raffinato e una gerarchia sociale più complessa. L’apparizione del bicchiere campaniforme , diffuso in tutta l’Europa occidentale, testimonia l’inserimento della Sicilia nei grandi circuiti di scambio intercontinentali. Durante la media età del bronzo , tra XV e XIII secolo a.C., la Sicilia raggiunge un alto livello di sviluppo. Nelle Eolie si afferma la cultura di Milazzo , mentre in Sicilia la cultura di Thapsos produce ceramiche lucide e vasi a decorazione plastica, ma soprattutto rivela contatti diretti con il mondo miceneo. Nei corredi delle tombe compaiono importazioni egee, come vasi e oggetti in bronzo, segno di una piena partecipazione della Sicilia ai traffici mediterranei. L’isola diviene così