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Domande aperte Psicometria Università e-Campus
Tipologia: Esercizi
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1. Descriva i metodi qualitativi. I metodi qualitativi, come suggerisce il nome, sono quei metodi che non si affidano alla quantificazione dei dati, e pertanto non utilizzano la statistica per elaborarli perché questi ultimi sono espressi sotto forma di testi anziché essere numerici. Quando si sceglie di utilizzare come metodo quello qualitativo bisogna tenere a mente che il fine ultimo non sarà quello di verificare l’ipotesi o di formulare una legge generale, ma sarà invece quello di descrivere e comprendere gli eventi studiati anche se questi non sono generalizzabili. Le tecniche che fanno parte dell’indagine osservativa sono:
spaziare negli argomenti perché le domande postegli dall’intervistatore seguono una traccia ben definita;
di libertà di spaziare ed argomentare, ma sempre con un certo limite perché l’intervistatore comunque deve seguire una traccia di base.
massima liberà di argomentare sulla base di un paio di domande postegli dall’intervistatore, in questo tipo di interviste si prendono in considerazione tutti quegli aspetti del linguaggio non verbali e comportamentali che trapelano durante l’argomentazione libera.
un gruppo di interesse nella quale l’osservatore partecipa in modo attivo entrando a far parte del contesto culturale in modo tale da osservare le dinamiche da un punto di vista interno.
limita dunque ad una mera osservazione dove sì è possibile non avere l’interferenza di coinvolgimenti emotivi da parte dell’osservatore, ma è altresì vero che non risulta poi così semplice capire le dinamiche interne di un gruppo limitandosi solo ad osservare quest’ultimo senza invece vivere dall’interno le emozione e le vicende.
per quanto riguarda il fine della ricerca, nelle quali è presente un moderatore che ha il compito di proporre ed indirizzare su di uno specifico argomento di interesse per la ricerca. Sono metodi largamente usanti nella ricerca in psicologia sociale e in psicologia dello sviluppo.
1. Descriva le caratteristiche delle variabili psicologiche. Le variabili psicologiche prendono spesso in considerazione delle variabili che hanno come oggetto di studi dei fenomeni non osservabili e non quantificabili, difatti non sempre è possibile creare delle relazioni dirette tra il tratto studiato e l’espressione di esso sotto forma di carattere numerico. Le variabili possono essere grandezze di tipo:
effettuare delle somme tra le unità campione che costituiscono la misurazione.
invece graduabili. Le variabili psicologiche sono quasi sempre intensive, e vengono anche definite latenti. Le misurazioni che vengono attuate per queste variabili devono essere create appositamente per ogni variabile, pertanto il problema non è tanto la misurazione, ma è il sistema di riferimento a cui quest’ultima si riferisce.
1. Descriva gli indicatori che possono essere usati per l'osservazione del comportamento. Quando in psicologia si effettua un’osservazione del comportamento si ha sempre l’obbiettivo di descrivere e quando possibile di quantificare le osservazioni dell’oggetto di studi in modo tale da poterle poi misurare e confrontare. Gli indicatori utilizzati per misurare e descrivere il comportamento sono:
stimolo e la manifestazione di uno specifico evento causato dallo stimolo;
comportamento;
confondere con la frequenza anche se spesso in psicologia sono confusi.
1. Descriva i concetti di popolazione e di campione. Quando parliamo di popolazione facciamo riferimento a tutti gli elementi a cui si rivolge il ricercatore durante la sua indagine, spesso però, soprattutto quando le popolazioni in esame sono molto vaste, non è possibile applicare l’indagine a tutta la popolazione perché risulterebbe troppo costoso sia economicamente che al livello tempistico. É propio in questo caso che si sceglie di estrarre un campione dalla popolazione, ovvero si crea un sottoinsieme di elementi estratti in modo casuale dalla popolazione, e che almeno al livello teorico, sia rappresentativo della popolazione.
1. Descriva le caratteristiche della scala nominale facendo anche degli esempi. Le variabili in quanto tali devono avere almeno due diversi livelli che rappresentano diversi valori relativi alla stessa variabile. La scala nominale fa riferimento a variabili qualitative di tipo nominale, questo tipo di variabili permettono solo di essere etichettate e quindi in esse è possibile identificare dei livelli distinti attraverso etichette numeriche o letterali. Le uniche operazione possibili sui valori sono quelle di confronto ovvero si può solo osservare se due variabili sono uguali o diverse. Un esempio di variabili nominali è dato dal genere sessuale (maschio o femmina), è chiaro come maschio e femmina siano due caratteristiche diverse di una stessa variabile che è il sesso, volendo si può anche attribuire l’etichetta 1= maschio e 2=femmina, ma i numeri fungerebbero comunque da etichetta e non sarebbe comunque possibile compiere dei confronti o delle operazioni diverse da quelle sopraddette. Nell’esempio appena fatto maschio e femmina non sono legati da proporzioni matematiche e non si possono ordinare del tipo maschio ha valore minore di femmina. Pertanto l’etichette maschio/femmina o 1/2 indicano solo due diverse caratteristiche di una stessa variabile. 2. Descriva le caratteristiche della scala ordinale facendo anche degli esempi. Le variabili in quanto tali devono avere almeno due diversi livelli che rappresentano diversi valori relativi alla stessa variabile. La scala ordinale fa riferimento a variabili qualitative di tipo ordinale, questo tipo di variabili permettono di assegnare dei valori alle variabili che possono essere ordinate secondo una logica crescente o decrescente a seconda del rango a cui esse appartengono. Inoltre oltre all’operazione di maggioranza e minoranza si può comunque effettuare anche l’operazione di uguaglianza e disuguaglianza come era possibili per le variabili nominali, non si prende però comunque in considerazione il valore numerico pertanto non si può dire che un titolo di studio è doppio dell’altro perché le variabili non sono legate da leggi matematiche. Un esempio di variabile ordinale è il titolo di studio che può essere: licenza elementare, licenza media, diploma di maturità, laurea triennale, laurea magistrale, master, dottorato ecc.. È chiaro comprendere che possiamo sia confrontare delle variabili per vedere se diverse persone hanno uguale o diverso titolo di studio, ma possiamo anche confrontare le variabili per vedere se il soggetto A ha un titolo di studio maggiore o minore del soggetto B. In ogni caso però non sarà possibile dire che chi ha conseguito una licenza media ha metà del titolo di studio di chi ha conseguito un diploma.
3. Descriva la differenza tra variabili qualitative e quantitative facendo anche degli esempi. Le variabili in quanto tali devono avere almeno due diversi livelli che rappresentano diversi valori relativi alla stessa variabile. Le variabili possono però avere caratteristiche diverse, quelle qualitative sono variabili che ci permetteranno di far riferimento alle caratteristiche del costrutto in oggetto e compiere dei confronti di tipo uguale/diverso/maggiore/minore, mentre quelle quantitative ci permettono non solo di far riferimento ma anche di numerare tale costrutto. Le variabili qualitative non assumeranno valori numerici, e se in caso presentassero dei numeri essi sarebbero solo delle etichette, mentre quelle quantitative assumono dei valori numerici che non fungono solo da etichette ma anche da quantità specifica ed è proprio in virtù di quest’ultima caratteristica che con le variabili quantitative si possono effettuare somme sottrazioni divisioni e moltiplicazioni. Un esempio di variabile qualitativa è dato dal genere sessuale (maschio o femmina), è chiaro come maschio e femmina siano due caratteristiche diverse di una stessa variabile che è il sesso e che in essa non sia possibile effettuare delle operazione diverse da quella di confronto. Un esempio invece di variabile quantitativa può essere il numero di calzatura di una persona, è palese come in questo tipo di variabili oltre che a poter operare dei confronti si possono anche fare delle operazioni come quanti numeri hanno di differenza l’individui A dall’individuo B e via discorrendo.
1. Cosa intendiamo quando parliamo di statistica descrittiva? La statistica descrittiva ha lo scopo di descrivere la popolazione, o un campione di essa. La descrizione della popolazione si basa sui soli dati raccolti e li analizza quantitativamente anche se i relativi dati si riferiscono a variabili qualitative. La statistica descrittiva è spesso utilizzata per fare una sintesi dei dati raccolti anche se essi sono di diversa natura o sono variabili di tipologie differenti. Lo scopo ultimo della statistica descrittiva non è quello di formulare e verificare ipotesi sulla base dei dati raccolti, ma è l’osservazione dei dati per ciò che sono e l'espressione di essi mediante formule matematiche per renderli più facilmente comprensibili e sintetici. Infatti la statistica descrittiva per rendere più facilmente comprensibili i dati raccolti si serve di tabelle e grafici così che le informazioni risultino immediatamente comprensibile da tutti.
1. Parli del concetto di frequenza. La frequenza in statistica descrittiva è un indice che permette di riassume la variabile, nell’esattezza è il numero delle unità statistiche su cui una sua modalità si presenta. Ad esempio se in un campione di popolazione di 100 individui si vuole osservare lo stato civile di ogni singolo esso sia libero, coniugato, divorziato o vedovo se alla fine dell’osservazione si otterrà che 30 individui hanno stato libero, 40 sono coniugati, 20 sono divorziati e 10 vedovi potremmo dire che la frequenza relativa agli individui coniugati è pari a 40 perché 40 individui hanno risposto coniugati. Solitamente per comodità si tende a creare delle tabelle di frequenza dove è immediatamente visibile con che numero di volte si è presentato un certo valore.
1. Descriva le frequenze cumulate. Le frequenze cumulate sono una particolare tipologia di frequenze che si ottengono a partire dalle frequenze assolute e relative semplicemente sommando le frequenze della specifica categoria che stiamo considerando e delle precedenti. Avremo così frequenze assolute cumulate e frequenze relative cumulate. Questa tipologia di frequenze vengono spesso calcolate in relazione a variabili ordinabili e quindi per le variabili ordinali, mentre non ha senso calcolarle per le variabili nominali. Nel caso in cui le modalità siano numerose, esse potranno essere raggruppate in classi, delle quali potremo ugualmente calcolare le frequenze cumulate relative e assolute e riportarle in tabella insieme alle altre frequenze assolute e relative. Le classi però non possono essere create in qualunque modo ma devono rispettare 3 clausole:
quello superiore è compreso.
1. Descriva le caratteristiche principali dei grafici. I grafici sono rappresentazioni utili a riprodurre dati ottenuti da una particolare ricerca. Essi presentano l’innegabile vantaggio di descrivere in maniera espressiva e intuitiva un dato fenomeno in forma visiva, permettendo così a chiunque di comprenderne l’andamento in modo globale, effettuando confronti tra caratteristiche appartenenti al fenomeno e alle loro variazioni. I grafici sono usati non solo a scopo descrittivo ma anche scientifico e devono essere strutturati in maniera efficace in base al fenomeno da studiare, al tipo di dati in nostro possesso, scegliendo con attenzione anche le unità di misura in base ai valori da rappresentare. Possono essere rappresentati anche dati di due o più grandezze riferite a una stessa popolazioni o a più popolazioni, di cui vengono effettuati confronti. Le componenti di un grafico sono sostanzialmente di due tipologie:
assi e dei dati, unità di misura, griglia, note, legenda, fonte.
1. Descriva moda e mediana. Moda e mediana sono indici di tendenza centrale, cioè quelli indici che evidenziano le caratteristiche di una distribuzione del carattere, sintetizzando le misure tramite un unico valore rappresentativo. La moda è un indice centrale di distribuzione che non richiede alcun calcolo in quanto è sufficiente individuare il valore della variabile caratterizzato dalla massima frequenza. Può essere individuato sia per dati in serie con valori discreti sia per dati raggruppati in classe. La mediana invece è un indice che rappresenta il valore centrale di distribuzione quando i valori sono ordinati. Per individuare la posizione della mediana, se il numero N dei termini è dispari, la posizione della mediana coinciderà con il valore centrale; se esso invece è pari, la posizione della mediana corrisponderà ai due valori centrali della distribuzione, di cui verrà calcolata la semisomma. Nel caso di dati raggruppati in classi, il calcolo della mediana è più complesso e, una volta stabilito il valore di N e la posizione della mediana, si utilizzerà una formula per il calcolo: Me(X)=Hi-1 +(Posme –Fi-1)ai /fi 2. Trovi moda e mediana della seguente distribuzione esplicitando il procedimento usato per ottenere il risultato: 7, 3, 5, 4, 7, 6, 9. (la serie di numeri data potrebbe cambiare ad ogni prova d'esame) Vedi esercitazione
1. Parli dei quantili. I quantili sono utilizzati in statistica per frazionare in N parti uguali un insieme di dati numerici disposti in ordine progressivo crescente ( o decrescente ). In statistica i quantili sono solitamente usati con variabili qualitative su scala ordinale ma possono anche essere usati con variabili quantitative, non possono però essere usati con variabili nominali. Un particolare caso di quantile è la mediana perché quest’ultima divide in due parti uguali la distribuzione, ma altri quantici molto usati in statistica sono i quartili che dividono la distribuzione in quattro parti uguali, i decili che la dividono in 10 parti uguali ed infine i percentili che la dividono in 100 parti uguali. 2. Usando la seguente distribuzone calcoli i quartili: punteggio ad un test di memoria: 22, 36, 23, 30, 33, 27, 32, 27. (i valori potranno cambiare nelle varie prove d’esame) Vedi esercitazione
1. Descriva di gli indici di dispersione. Le misure di dispersione esprimono la tendenza delle singole osservazioni di una distribuzione di allontanarsi dalla tendenza centrale, ovvero la “variabilità” dei dati. Queste misure danno un valore informativo circa l'ampiezza della valutazione del valore rispetto al valore centrale del valore calcolato. Esistono diversi indicatori:
discrete;
minimo ed indica dunque il divario tra i dati;
conto si che cosa succede all’interno della distribuzione;
dei dati ;
sia essa semplice o ponderate, degli scarti dei valori della media aritmetica;
i valori della distribuzione da un valore medio.
1. Descriva le caratteristiche della deviazione standard. La deviazione standard anche chiamata scarto quadratico medio ed è la media quadratica, che sia essa semplice o ponderate, degli scarti dei valori della media aritmetica. Essa è un indice di dispersione ed in quanto tale esprime la tendenza delle singole osservazioni di una distribuzione di allontanarsi dalla tendenza centrale, ovvero la “variabilità” dei dati. La deviazione standard da un valore informativo circa l'ampiezza della valutazione del valore rispetto al valore centrale del valore calcolato ed ha le seguenti caratteristiche: