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Domande e risposte esame, Prove d'esame di Didattica generale e speciale

Nel file sono presenti 64 domande su cui si sviluppa l'esame orale, raccolte durante il corso con risposte complete e dirette. Perfetto per prepararsi all'esame in modo rapido e mirato.

Tipologia: Prove d'esame

2024/2025

In vendita dal 14/07/2025

Sara233.
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RICERCA DIDATTICA E FORMAZIONE INSEGNANTI
Cap.1
Secondo Zaniello perché è importante che i ricercatori coinvolgano gli insegnanti sin
dall’inizio della ricerca? Che benefici apporta?
1. Perché gli insegnanti quando sono coinvolti fin dal momento della formulazione del
problema da un ricercatore che si pone in un rapporto paritario con loro e se essi
avvertono la significatività del problema da lui prospettato, partecipano attivamente
alla ricerca delle soluzioni del problema, imparano nuovi metodi e tecniche
didattiche, modificano positivamente la loro relazione con gli alunni, diventano i
naturali diffusori della nuova prassi didattica tra i colleghi. L'insegnante ha bisogno
del ricercatore per sviluppare attivamente le sue risorse professionali ma anche il
ricercatore ha bisogno delle esperienze e delle riflessioni dei docenti.
“Non è la scuola che deve rientrare in uno dei modelli elaborati da chi fa ricerca ma è
il ricercatore a dover costruire un disegno adeguato alle peculiarità del tema
educativo studiato in ambiente naturale” Fai una breve riflessione
2. Perché la sperimentazione scolastica non è un metodo standard che può essere
applicata a tutte le scuole ma è valida scientificamente se è adeguata alle esigenze
della scuola
L’innovazione didattica è rappresentata dalla personalizzazione di quali percorsi
educativi?
3. L’innovazione didattica riguarda la metodologia della ricerca empirica in campo
educativo, la costruzione di un sistema di obiettivi educativi fondamentali, la
dimensione orientativa dell’insegnamento, la costruzione di prove oggettive,
questionari e guide di osservazione per gli insegnanti, produzione di sussidi
multimediali per l’aggiornamento degli insegnanti e per l’orientamento scolastico e
universitario degli studenti.
Cosa si intende per orientamento educativo? Che differenza c’è tra l’attività educativa
e orientativa?
4. L’orientamento educativo consiste nell’aiutare l’alunno a muovere i primi passi
nell’esercizio affettivo della sua libertà nel grado in cui ne è capace nelle fasi della
sua maturazione affinché agisca coerentemente con i principi etici interiorizzati e
progredisce nella via giusta per trovare la via di accesso a nuovi g4adi di libertà e di
responsabilità. Con l’attività educativa si punta a rendere il minore capace di agire
con maggiore libertà, con l’orientamento lo si aiuta a esercitare quella libertà appena
acquisita facendogli prevedere le difficoltà e insegnandogli a superarle. Se non si
orienta l’educazione rimane astratta e inefficace, se si orientano i principi educativi si
calano nella realtà dell’educando e si modellano sulle sue caratteristiche originali.
Che valenza ha l’orientamento universitario?
5. L’orientamento universitario è concepito come un servizio che accompagna ogni
studente dalla preiscrizione alla ricerca del primo lavoro. Richiede la collaborazione
di molte figure professionali coordinare a livello di corso di Laurea, di Facoltà e
Ateneo. Le iniziative di orientamento raggiungono la loro efficacia quando si
inseriscono all’interno di una didattica che si può definire orientativa.
Quali sono le tematiche su cui dovrebbero soffermarsi i docenti universitari per
formare negli studenti le competenze necessarie per scegliere consapevolmente il
proprio futuro professionale ?
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RICERCA DIDATTICA E FORMAZIONE INSEGNANTI

Cap.

Secondo Zaniello perché è importante che i ricercatori coinvolgano gli insegnanti sin dall’inizio della ricerca? Che benefici apporta?

  1. Perché gli insegnanti quando sono coinvolti fin dal momento della formulazione del problema da un ricercatore che si pone in un rapporto paritario con loro e se essi avvertono la significatività del problema da lui prospettato, partecipano attivamente alla ricerca delle soluzioni del problema, imparano nuovi metodi e tecniche didattiche, modificano positivamente la loro relazione con gli alunni, diventano i naturali diffusori della nuova prassi didattica tra i colleghi. L'insegnante ha bisogno del ricercatore per sviluppare attivamente le sue risorse professionali ma anche il ricercatore ha bisogno delle esperienze e delle riflessioni dei docenti. “Non è la scuola che deve rientrare in uno dei modelli elaborati da chi fa ricerca ma è il ricercatore a dover costruire un disegno adeguato alle peculiarità del tema educativo studiato in ambiente naturale” Fai una breve riflessione
  2. Perché la sperimentazione scolastica non è un metodo standard che può essere applicata a tutte le scuole ma è valida scientificamente se è adeguata alle esigenze della scuola L’innovazione didattica è rappresentata dalla personalizzazione di quali percorsi educativi?
  3. L’innovazione didattica riguarda la metodologia della ricerca empirica in campo educativo, la costruzione di un sistema di obiettivi educativi fondamentali, la dimensione orientativa dell’insegnamento, la costruzione di prove oggettive, questionari e guide di osservazione per gli insegnanti, produzione di sussidi multimediali per l’aggiornamento degli insegnanti e per l’orientamento scolastico e universitario degli studenti. Cosa si intende per orientamento educativo? Che differenza c’è tra l’attività educativa e orientativa?
  4. L’orientamento educativo consiste nell’aiutare l’alunno a muovere i primi passi nell’esercizio affettivo della sua libertà nel grado in cui ne è capace nelle fasi della sua maturazione affinché agisca coerentemente con i principi etici interiorizzati e progredisce nella via giusta per trovare la via di accesso a nuovi g4adi di libertà e di responsabilità. Con l’attività educativa si punta a rendere il minore capace di agire con maggiore libertà, con l’orientamento lo si aiuta a esercitare quella libertà appena acquisita facendogli prevedere le difficoltà e insegnandogli a superarle. Se non si orienta l’educazione rimane astratta e inefficace, se si orientano i principi educativi si calano nella realtà dell’educando e si modellano sulle sue caratteristiche originali. Che valenza ha l’orientamento universitario?
  5. L’orientamento universitario è concepito come un servizio che accompagna ogni studente dalla preiscrizione alla ricerca del primo lavoro. Richiede la collaborazione di molte figure professionali coordinare a livello di corso di Laurea, di Facoltà e Ateneo. Le iniziative di orientamento raggiungono la loro efficacia quando si inseriscono all’interno di una didattica che si può definire orientativa. Quali sono le tematiche su cui dovrebbero soffermarsi i docenti universitari per formare negli studenti le competenze necessarie per scegliere consapevolmente il proprio futuro professionale?
  1. Per formare negli studenti universitari le competenze necessarie per scegliere consapevolmente il proprio futuro professionale i docenti dovrebbero curare: la modularitá e la flessibilità nella programmazione didattica; la promozione di strategie euristiche per l’apprendimento degli alunni; l’alternanza di insegnamento individualizzato e di lavoro di gruppo nelle attività per gli alunni; la pratica dell’autovalutazione continua. Se si tengono presenti questi principi si valorizzano le attitudini di ogni studente e si coltivano i suoi interessi. Perché la struttura universitaria dovrebbe essere orientante per lo studente? Chi dovrebbe occuparsi dell’orientamento in itinere?
  2. La struttura dovrebbe essere orientante per lo studente durante la sua carriera perché l’orientamento in itinere non può essere delegato a pochi specialisti. Lo studente ha bisogno di orientamento per verificare la validità della scelta del corso di studi, per superare difficoltà di apprendimento, per scegliere l’indirizzo specifico, per collegare le conoscenze teoriche con le esperienze pratiche grazie ai tirocini, per scegliere l’ambito disciplinare in cui svolgere la tesi la laurea. L’orientamento in itinere dovrebbe essere svolto da ogni docente incaricato di un corso di lezioni, da tutor laureati, da studenti degli ultimi anni, da pedagogisti specializzati nella metodologia dello studio. Cosa si intende quando si parla di una didattica tesa a valorizzare la specificità di genere?
  3. Gli insegnanti delle scuole miste, assunta piena consapevolezza delle diverse esigenze educative delle alunne e alunni usano dei metodi, delle attività diversificati per i due sessi in base alle caratteristiche peculiari dei due sessi. Le differenze sono un valore e vanno evidenziate per arricchire reciprocamente maschi e femmine e per aiutare gli alunni e alunne nella costruzione della consapevolezza di sé e delle reciproche capacità relazionali. Secondo le ricerche come si dovrebbero valutare le competenze a scuola?
  4. Le competenze a scuola si dovrebbero valutare con: indicatori, descrittori, rubriche, portfolio e bilanci delle competenze Per quale ragione l’e-learning è stato definito un ambiente di formazione blended? Grazie a questa tecnologia didattica quali capacità sviluppano gli studenti?
  5. L’e-learning è stato definito un ambiente di formazione blended perché combina i metodi tradizionali con la formazione online. Grazie a questa tecnologia gli studenti sviluppando capacità di autoregolazione, autovalutazione, capacità di lavorare in gruppo e la capacità di affrontare i problemi professionali. Spiega perché la didattica metacognitiva garantisce il diritto all’apprendimento e alla formazione per l’intero arco della vita.
  6. La didattica metacognitiva è un approccio didattico che fa leva sulla comprensione dei processi di apprendimento da parte dello studente. Questo metodo è efficace perché aiuta gli alunni a sviluppare una consapevolezza dei propri processi cognitivi da cui emerge un metodo di studio personalizzato che valorizza le risorse di ciascuno e aumenta la motivazione. Dalle ricerche di Zanniello emerge che gli studenti che manifestano tratti della personalità associati ad un forte senso dell’impegno assunto nel perseguire uno scopo riescono meglio nello studio e anche nella attività professionale futura. Dunque uno studente capace di autoregolazione è responsabile dei propri risultati è uno studente che ha una percezione elevata di autoefficacia e dà avvio automaticamente al proprio processo di apprendimento che affronta con impegno.

irripetibile. Ogni studente ha una propria specificità diversa da quella di tutti gli altri e si ammette che tale entità è un bene si può concludere che ogni persona ha un bene che gli altri non hanno. Se ogni uomo ha un aspetto particolare che se opportunamente coltivato gli consente di eccellere nel suo ambiente di vita. Il docente dovrà tenere sempre presente che gli studenti sono diversi tra loro e che il rendimento ottenuto nelle varie attività sarà tanto migliore quanto più queste corrispondono alle loro naturali inclinazioni. Il docente cercherà di far comprendere ai propri studenti che l’eccellenza non dipende dai risultati raggiunti ma da come ognuno è stato in grado di esigere a se stesso di raggiungere al massimo grado ciò di cui è capace. Come è possibile personalizzare la formazione universitaria?

  1. L’apprendimento personalizzato all’università avviene all’interno di una relazione educativa personalizzata tra docente e studente ma anche all’interno di relazione proattive personalizzate tra gli studenti stessi in una situazione didattica nella quale il docente fa convergere la molteplicità di input presenti in aula verso processi critici di apprendimento. Così il docente coordina le dinamiche di relazione e di gruppo attraverso una conoscenza scientifica ed esperenziale dei propri studenti in vista dell’attivazione di processi di apprendimento motivati. Allora lo studente ha la possibilità di accogliere non solo gli interventi dei docenti ma ogni forma di interazione tra studenti presenti nell’ambiente universitario. Perché l’educazione personalizzata può definirsi educazione integrale?
  2. L’educazione personalizzata si presenta come educazione integrale non come somma di distinte azioni educative, bensì nel suo significato profondo di arricchimento e unificazione dell’essere e della vita umana. É integrale quella educazione che è capace di dare unità a tutti i possibili aspetti della vita di un uomo. Perché secondo Zanniello gli obiettivi educativi fondamentali (SOFE) superano la scissione tra i diversi ambiti familiari e le diverse dimensioni di personalità degli alunni?
  3. Affinché l’apprendimento delle discipline scolastiche contribuisca alla costruzione dell’unità interiore della persona dell’alunno, agli insegnanti è richiesta l’adozione di un approccio didattico di tipo olistico. Zanniello ha identificato il sistema di obiettivi fondamentali educativi SOFE che trascende la scissione tra i diversi ambiti disciplinari e le diverse dimensioni della personalità degli alunni perché: -si evita la parcellizzazione della cultura nei diversi campi, cosa che porta ad un insegnamento frammentario con il quale molte volte si ostacola negli studenti l’acquisizione della consapevolezza delle relazioni tra le diverse manifestazioni della cultura e della vita; -si sana la scissione tra l’apprendimento intellettuale e gli altri aspetti della vita dell’alunno, con apprendimento intellettuale intendiamo l’acquisizione delle conoscenze con altri aspetti intendiamo aspetti tecnici, etici, religiosi. In questo caso l’integrazione degli insegnanti è necessaria per far sì che tutti gli elementi educativi si trovino in un solo processo unitario e che non si faccia più differenza tra le varie vite dell’alunno “L’educazione può considerarsi formalmente avvenuta quando lo studente agisce con libertà-moralità”, argomenta questa definizione in relazione all’importanza dell’autonomia all’interno dell’educazione personalizzata?
  4. L’educazione può considerarsi formalmente avvenuta quando lo studente agisce con libertà-moralità cioè quando impegna la sua volontà libera nel prendere delle decisioni e nell’attuare dei progetti autonomamente. Per autonomia si intende non

solo l’assenza di costrizione libertà di scelta ma anche libertà di accettazione. Quindi lo studente acquisisce progressivamente la responsabilità della propria vita finché arriva il momento della sua piena indipendenza morale. Descrivi una prospettiva internazionale, tra quelle esposte nel testo di riferimento sull’apprendimento personalizzato.

  1. Nel contesto americano un contributo alla definizione di cosa sia l’apprendimento personalizzato è dato dal lavoro degli autori Keefe e Jenkins. Per loro non c’è un modo corretto di rendere l’apprendimento personalizzato poiché questo dipende dall’esperienza e da differenti punti di vista. Per Keefe la personalizzazione è centrata sullo studente e afferma che la persona dovrebbe essere coinvolta nelle decisioni che riguardano il proprio apprendimento. È necessario concentrarsi sullo sviluppo di punti di forza e sulle abilità e perseguire come obiettivi ultimi il successo nell’apprendimento e la soddisfazione degli studenti. L’abilità di autoapprendimento e la responsabilità sono fattori che caratterizzano l’unicità dello studente.

Cap.

Spiega il significato di realismo critico per Corallo.

  1. La Gnoseologia che Corallo assume per giustificare il modo in cui si costruisce la conoscenza umana è il realismo critico nel senso che il pensiero è lo strumento che l’uomo ha disposizione per conoscere la realtà, per scoprire la verità che c’è nelle cose e non per invitarla ne individualmente ne socialmente, dal modo con cui si risolve il problema gnoseologico dipende il modo con cui si costruisce la scienza didattica. Cosa si intende per “significato” morale dell’apprendimento umano?
  2. Per la costruzione della scienza didattica occorre considerare il significato morale dell’apprendimento umano. Gli allievi hanno bisogno di scoprire personalmente la verità racchiusa nella realtà con il sostegno didattico dei propri insegnanti. Il docente in aula, piuttosto che ricordare e ripetere qualcosa che un giorno ha appreso dovrebbe preoccuparsi di pensare ad alta voce percorrendo un cammino intellettuale che lo porti a scoprire nuovamente la verità nascosta nell’oggetto di studio e a testimoniare agli alunni la gioia della scoperta. Qual è il legame tra crescita della libertà ed educazione?
  3. La crescita della libertà è tale se produce un effetto realmente educativo nella persona nel senso in cui si dice, per esempio, che tutto l’impegno volontario e intelligente di una persona nello svolgimento di qualsiasi compito non è foriero di crescita della libertà se con quell’impegno la persona non persegue un bene morale riconosciuto universalmente come tale. Questa concezione dell’educazione come crescita della capacità di scelta morale libera, su cui Corallo ha fondato la sua pedagogia, ha dato ragione della possibilità per l’alunno di sviluppare la sua potenziale libertà durante il processo di apprendimento quando è adeguatamente sostenuto da azioni didattiche liberatrici. Secondo Corallo quali sono i mondi in cui si può personalizzare l’azione didattica?
  4. Il modo in cui si poteva personalizzare l’azione didattica dei docenti consiste intervenendo: -sui programmi ministeriali, rendendoli più flessibili e integrati ad attività scelte degli alunni; -sull’organizzazione scolastica attraverso il decentramento amministrativo e l’autonomia pedagogica della scuola; -sulle attività didattiche; -sul modo di concepire le relazioni tra insegnanti e alunni e tra insegnanti e genitori

minimo la possibilità che risposte date a caso risultino corrette, far riferimento a criteri oggettivi ed essere costruito in modo che sia possibile predeterminare i punteggi da attribuire ad ogni risposta. Quali tipologie di risposte chiuse per la prova strutturata esistono?

  1. Per la prova strutturata esistono diverse tipologie di risposte chiuse: il vero/falso, in cui agli allievi viene chiesto di indicare se l’affermazione è vera o falsa; le scelte multiple, in cui agli alunni viene posto un quesito a cui corrispondono 4 o 5 risposte; i completamenti o inserimenti, attraverso cui agli alunni viene presentato un testo dove sono state omesse delle parole chiave e in cui viene posto un elenco di parole tra le quali si trovano quelle mancanti; le corrispondenze, in cui agli alunni vengono dati 2 elenchi di nomi o concetti appartenenti ad un dominio di conoscenza omogeneo da collegare o mettere in relazione. Qual è la finalità dell’impiego delle prove oggettive a scuola?
  2. L’impiego delle prove oggettive a scuola non è finalizzato alla classificazione o alla selezione, ma alla possibilità di offrire all’insegnante informazioni sul livello di apprendimento degli alunni, con riferimento alle difficoltà che alcuni di essi possono manifestare; devono costituire un punto di partenza per la scelta di un piano metodologico e per una verifica del programma di insegnamento. Descrivi i passaggi fondamentali da seguire nella costruzione di una prova oggettiva come quelli delineati da Coggi e Riccardi.(2005)
  3. I passaggi fondamentali nella costruzione di una prova oggettiva sono delineati da Coggi e Riccardi: -il primo passaggio consiste nella scelta dei processi cognitivi e dei contenuti da sottoporre a valutazione; -la seconda fase consiste nel selezionare gli argomenti su cui centrare la prova; -la terza fase è rappresentata dalla costruzione di una tabella a doppia entrata in cui si verifica in quale misura le domande si centrano sui diversi contenuti e quale peso viene dato nella prova alla valutazione dei vari processi cognitivi; -la quarta fase consiste nella formulazione dei quesiti; -la quinta fase consiste nell’ ordinare i quesiti tenendo conto che le prime domande devono essere più semplici per ridurre l’ansia; -nella sesta fase si dovrebbe creare il frontespizio dove specificare nome, cognome e classe; -nella settima fase vanno predisposte le modalità di somministrazione e le chiavi di correzione; -nell’ottava fase le domande vanno somministrate ad un gruppo pilota per controllare l’adeguatezza e la durata totale della prova; -nell’ultima fase si procede al controllo delle caratteristiche psicometriche del test per valutare se un quesito vada eliminato o modificato perché troppo difficile o facile.

Cap.

Che cosa si intende per osservazione sistematica?

  1. L’osservazione è sistematica quando è attuata in maniera costante, continuativa, razionale, secondo un piano preciso, articolato con uno scopo ben determinato e utilizzando strumenti validi e attendibili. Descrivi le fasi dell’osservazione sistematica.
  2. L’ Insegnante prepara piani di osservazione, definisce l’oggetto dell’osservazione, specificando ed elencando i comportamenti che si intendono indagare. É necessario registrare le osservazioni effettuate scegliendo idonee modalità di annotazione. In terzo luogo deve quantificare, analizzare e interpretare i dati dell’osservazione. Descrivi gli strumenti utilizzati nell’osservazione.
  1. Gli strumenti usati sono checklist, scale di valutazione, sistemi di categorie, sistemi di codifica interattivi e guide di osservazione. Le checklist sono liste composte da un elenco di comportamenti attesi che descrivono il tratto o la dimensione da osservare senza valutare la frequenza, l'insegnante deve indicare per ciascuno se la condotta è presente o assente. Le scale di valutazione sono un elenco di comportamenti per ciascuno dei quali occorre indicare lungo una scala, la frequenza di presentazione del tratto osservato. I sistemi di categorie consistono nell'articolare i comportamenti da osservare in unità di analisi e nel registrare la presenza o assenza e la frequenza con cui si presentano. I sistemi di codifica interattivi si propongono di analizzare le interazioni tra più persone annotando gli scambi verbali e non verbali tra più soggetti in un arco di tempo prestabilito. Cosa sono le guide di osservazioni?
  2. Le guide di osservazione sono quelle più complete perché comprendono: un inquadramento teorico dei costrutti da osservare, la descrizione accurata dei costrutti, la definizione operativa delle condotte osservabili, la descrizione dei contesti in cui osservare, la proposta di strumenti per la rilevazione sistematica, la raccolta dei dati e le indicazioni per interpretare i risultati. Che cosa si intende per osservazione narrativa?
  3. L’osservazione narrativa consiste nel raccogliere informazioni sui comportamenti adottati da uno o più allievi e cercare di connetterli a fattori come atteggiamenti, pensieri e abilità, richiede però che i comportamenti osservati siano posti in relazione tra loro e con le condizioni ambientali in cui si manifestano. Quali sono gli strumenti dell’osservazione narrativa?
  4. L’osservazione narrativa prevede strumenti come le registrazioni aneddotiche nelle quali sono considerati solo alcuni eventi significativi e il diario che si focalizza sulla situazione nella sua globalità descrivendo gli eventi in dettaglio ma senza usare alcun sistema di codifica. Quando si usa l’osservazione narrativa?
  5. L’osservazione narrativa è la modalità di rilevazione che più spesso è usata nel contesto scolastico quando si devono rilevare le particolarità comportamentali manifestate da allievi in condizione di disabilità ai fini dell’inclusione scolastica. Cos’è e a cosa serve la matrice SWOT?
  6. La SWOT Analysis è uno strumento di pianificazione strategica che serve a prendere decisioni per raggiungere un obiettivo. È stata elaborata negli anni 80 del secolo scorso in California per facilitare l’individuazione delle decisioni in organizzazioni aziendali, oggi è usata per analizzare scenari di sviluppo anche in ambito educativo. Questa tecnica richiede l’analisi dei potenziali destinatari di un intervento a partire da 4 aree: punti di forza e di debolezza, opportunità e minacce. I primi due sono controllabili e su di essi è possibile agire, gli altri due costituiscono opportunità che però non dipendono dai destinatari o dall’insegnante e possono costituire minacce all’equilibrio perché non sono controllabili. Quali sono le procedure per la formulazione degli obiettivi?
  7. Si possono indicare 3 procedure per la definizione degli obiettivi: top down, bottom-up e centrata sull’alunno. La procedura top-down parte dall’accettazione di un quadro di obiettivi desunti da studi condotti nell’ambito delle varie scienze dell’educazione, quindi cerca di confrontare il quadro degli obiettivi preposti con ciò che servirà essere possibile promuovere. L’approccio top-down o può ricavare le indicazioni da quadri di riferimento teorici generali o da documenti ministeriali. La

allievi, differenziare significa elaborare situazioni didattiche diversificate che offrono condizioni di apprendimento capaci di contrastare le difficoltà personali.

Cap.

Quali sono i 2 costrutti su cui poggia il concetto di inclusione?

  1. Il concetto di inclusione poggia sul costrutto di INDIVIDUALIZZAZIONE DIDATTICA e su quello di PERSONALIZZAZIONE EDUCATIVA, il primo volto ad adattare obiettivi, compiti e linguaggi di chi insegna a chi apprende, il secondo è finalizzato a convertire il lavoro di apprendimento in un elemento di formazione personale attraverso la scelta di compiti e l’accettazione di responsabilità da parte dell’alunno stesso. Descrivi 2 modelli ermeneutici di lettura della disabilità
  2. Il primo modello è quello “individuale” definito anche “medico” perché la disabilità viene considerata come una condizione patologica nella quale il soggetto è completamente dipendente dai professionisti in campo medico. È necessaria un’azione sinergica di tipo chimico, riabilitativo, educativo per rispondere alle carenze della persona e facilitare il suo adattamento dentro il contesto sociale di appartenenza. Il secondo modello è quello “sociale” nasce dall’ attivismo politico promosso da persone con disabilità per offrire un apporto decisivo alla comprensione del modo in cui la disabilità è vissuta nell’esperienza pratica quotidiana ponendo l’accento sulle disuguaglianze prodotte dagli strumenti che dovrebbero fungere da facilitatori. Non è la persona disabile a doversi integrare nella società ma la società ad includere la persona disabile. In cosa consiste e cosa comporta l’adozione di un “capability approach”?
  3. Il capability approach formulato negli anni 80 da Sen è fondato su ciò che una persona è e su ciò che può fare e realizzare. Ciascuno la possiede per cogliere e sfruttare le opportunità della vita per giungere a traguardi di autonomia e libertà personale. Cosa propone l’Index for Inclusion?
  4. È un testo che offre una batteria di indicatori e atti per rilevare il grado di inclusività dei contesti scolastici in ordine a 3 costrutti di riferimento: politiche, culturali e pratiche di inclusione. L’obiettivo è attivare processi trasformativi in seno alla scuola ribadendo che lo sforzo della comunità scolastica deve essere quello di eliminare ciò che ostacola l’apprendimento e la partecipazione sociale. Cosa si intende per scuola come “comunità educativa”?
  5. La scuola è una comunità educativa, cioè uno spazio condiviso nel quale le attenzioni e preoccupazioni degli insegnanti, delle famiglie e degli ambienti sociali confluiscono verso l’apprendimento e l’educazione degli alunni. Si tratta di ripensare l’inclusione avendo come riferimento non solo la scuola ma la società nella quale è inserita. Dal punto di vista normativo quali sono le competenze necessarie per ricoprire il ruolo di insegnante specializzato?
  6. All’insegnante si attribuisce la capacità di motivare lo studente, di coinvolgere personalmente nell’avventura apprenditiva, di trasfondere non solo conoscenze ma entusiasmo e passione per la conoscenza, il tutto con un approccio tutoriale segnato da autentica qualità umana ed efficacia educativa.

Quali intuizioni derivanti dal concetto di personalizzazione educativa elaborato da Garcia Hoz si rivelano indispensabili per un insegnante inclusivo?

  1. Le intuizioni sono: coltivare rapporti con gli altri educatori, partecipare al governo della scuola, partecipare alla programmazione del lavoro scolastico e fare una valutazione del lavoro scolastico per intervenire. Elenca e spiega i fattori principali elaborati da Mitchell che devono essere tenuti in considerazione per la promozione di un clima positivo e favorevole in classe.
  2. I fattori sono 3: la qualità e l’intensità delle relazioni che si vengono a determinare, lo stimolo all’apprendimento di tutti e ciascuno, la modalità di conduzione e gestione della classe da parte dell’insegnante all’interno di un sistema di regole condivise. Quali sono le correlazioni tra il principio di singolarità e quello di autonomia?
  3. Il principio di singolarità e autonomia insieme all'apertura sono dei tratti caratteristici della persona che è il cuore della personalizzazione educativa. Sono correlati perché secondo il principio di singolarità la persona è intesa nella sua unicità che la differenzia dalle altre e in questa unicità sta l’originalità che l’alunno deve coltivare per giungere a soluzioni e quindi ad una sua autonomia e alla capacità di autogovernarsi servendosi della sua libertà. Quali opportunità relazionali derivano dall’applicazione del principio di apertura?
  4. Il principio di apertura è la propensione innata nell'uomo che lo induce a relazionarsi con gli altri, ad interagire, a comunicare con loro. Tale apertura inaugura 2 diverse opportunità relazionali: quella imposta dalla convivenza e dai ruoli sociali e quella finalizzata allo stare con gli altri e quindi crearsi legami di amicizia. La persona disabile si percepisce parte di in tutto nel momento in cui riesce a sperimentarsi in una comunicazione senza barriere.

Cap.

Qual è l'obiettivo della pedagogia interculturale?

  1. L’obiettivo della pedagogia interculturale è quello di cogliere l’opportunità offerta dall’evoluzione multiculturale della società e di riconoscere la dimensione culturale di tutta l’educazione e introdurre l’altro o meglio la relazione con l’altro nell’apprendimento, nella comunicazione che il riconoscimento degli altri passa attraverso l’accettazione di se stessi e viceversa. Quali sono le competenze interculturali che dovrebbe possedere un docente?
  2. Le competenze interculturali non sono solo quel bagaglio di saperi, conoscenze, modi di agire che possedute inizialmente dal docente e poi sviluppate dagli alunni comportano la capacità di comprendere e rispettare l’altro percepito culturalmente diverso da sé, di rispondere e interagire in modo appropriato quando si entra in relazione e si comunica con persone di diversa cultura. È un processo che esige una forte motivazione, disposizione d’animo ed è complesso perché il docente deve avere autoconsapevolezza culturale, deve poter comprendere il punto di vista dell’altro, dei suoi valori, delle norme, deve saper individuare l’influenza esercitata dalla cultura di riferimento sul comportamento dell’alunno e sul modo di comunicare, deve possedere dimestichezza nell’ambito sociolinguistico, deve indagare e apprendere i sistemi culturali, i diversi stili di comunicativi e le metodologie didattiche. Quali obiettivi un docente dovrebbe prefissare per educare all’interculturalità?
  3. Gli insegnanti si prefiggono che i propri alunni partecipino attivamente alla vita civile della comunità, sappiano gestire i conflitti, sappiano decentrarsi dal proprio punto di