






Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Questo documento vi fornirà tutte le domande a risposta multipla che si trovano nell’esame di sociologia della moda I, ma anche nelle esercitazioni. Le domande sono tutte corrette e già testate.
Tipologia: Prove d'esame
1 / 10
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!







1) Qual è il nuovo ruolo degli imprenditori nel processo di globalizzazione della moda? Con la globalizzazione e quindi con l’instaurarsi di nuove forme di interconnessione e comunicazione, questo suo carattere fluido si è accentuato inglobando al suo interno stili, materiali, gusti e tecniche di produzione diverse. In questo contesto, l’imprenditore svolge un ruolo di primo piano nel saper interpretare i gusti e tendenze, nel creare e importare innovazione, (si pensi al Made in Italy), nel condividere messaggi di natura culturale e simbolica. 2) Chi è il fashion designer? Descrivi come è emersa questa figura sociale e spiega il suo ruolo nel sistema della moda Il fashion designer nasce solitamente dalla classe di sarto o modista, che grazie ad un percorso di apprendistato può raggiungere il ruolo di stilista, arrivando a realizzare anche in alcuni casi, una casa di moda, in cui collabora in team con altre figure molto importanti per la realizzazione di un’idea in un capo di successo. Il ruolo dello stilista è spesso condizionato da diversi fattori che non derivano solo da motivazioni socio culturali, ma anche dalla gestione stessa dell’impresa. Charles Frederick Worth, considerato il padre del design e dell’alta moda, ha lasciato durante il suo percorso un importante segno, ovvero quello di aver creato uno stile e aver trasformato questa professione in un’arte. 3) Prospettiva della postmodernità vs. prospettiva psicologica: analogie e differenze. La prospettiva psicologica, considera la moda una forma di comunicazione, mentre la prospettiva della post modernità detta anche sociologica, si concentra sui caratteri della modernità e della post modernità e vede la moda come contraddizione. 4) Quali sono le condizioni che permettono alla moda intesa come fenomeno sociale di svilupparsi? Quale funzione svolge il corpo in questo processo? La moda può essere considerata come un processo di influenza sociale che non si limita ad analizzare l’individuo in sé, quando le relazioni tra gli individui che creano un gruppo. Una delle teorie che stabilisce tale relazione è quella espressa da Simmel e della differenziazione di classe, teoria ripresa poi in più versioni per comprendere in maniera olistica questo fenomeno. Affinché ci siano le condizioni giuste per farsi che la moda si sviluppi all’interno della società, quest’ultima deve essere ampia e complessa, stratificata e flessibile. Il corpo in questo processo assume un importante significato, acquisendo significati in base alla cultura in cui si trova. Quindi quello che siamo é niente meno che una serie di conoscenze che abbiamo acquisito all’interno del nostro contesto sociale. Il modo in cui ci vestiamo è retto da una serie di tecniche corporee come si racconta Mauss: quello che siamo, ma soprattutto il nostro modo di stare all’interno della società è retto da quei saperi che gestiscono tale gruppo sociale. 5) Che cos’è l’industria della moda? Spiega utilizzando l’esempio di un brand specifico. L’industria della moda può essere assimilata a qualsiasi filiera che includa una produzione, una confezione abiti e una distribuzione nei vari punti vendita. Ma la catena produttiva è differente in quanto composta da sottosistemi che comunicando tra di loro alimentano l’industria. I principali attori di questa industria sono la manifattura, ovvero la produzione e l’acquisto di materiali e i grossisti che commissionano alla manifattura. I sottosistemi sono il sistema creativo, quello produttivo, quello comunicativo, quello manageriale. In un’azienda che può essere la casa di moda Dior, il sistema creativo è composto da colore che disegnano la sfilata e che ovviamente seguono i trend della moda e non solo, diretti dalla direttrice creativa Mariagrazia Chiuri, da colore che producono il merchandising e le promozioni. Poi una volta realizzata la sfilata, entra in moto il sistema produttivo che realizza i carta modelli che poi vengono utilizzati per tagliare i tessuti poi cuciti, questo avviene sia per l’Haute Couture sia per il prêt-à-porter. Prima e nel mentre che questi capi vengono prodotti il sistema manageriale coordina le fasi di fornitura, manifattura e distribuzione di questi capi. Il sistema comunicativo invece si occupa di produrre informazioni e pubblicizzare i capi. 6) Quali sono le questioni fondamentali della teoria di H. Blumer? Herbert Blumer fu il primo ad intendere la moda come un meccanismo di selezione collettiva. Nell’elaborazione di Blumer, la moda presenta tre caratteri principali: 1. Introduce uniformità, attraverso il processo di selezione che indica il modo del “come si deve” essere, fare, apparire;
7) Quale convergenza di fattori ha storicamente determinato il business della moda così come lo conosciamo oggi? Il business della moda come lo conosciamo oggi emerge durante la rivoluzione industriale in seguito al congiungersi di diversi fattori: introduzione di materie prime (lana e cotone); nuovi processi di produzione meccanica; organizzazione della manodopera; nascita della cultura del consumo. L’industria della moda tuttavia, non ha mai abbracciato totalmente le tecniche di produzione di massa, determinando così un disequilibrio tra le condizioni di consumo. Oggi, infatti, la confezione d’abbigliamento dipende ancora considerevolmente dal lavoro artigianale. 8) Come è possibile giustificare la moda? Viviamo in una società di massa che spinge a conformarsi anche sul vestiario. La moda non è solo un bisogno o un impulso a decorarsi, ma riguarda qualcosa di più del semplice desiderio di decorare il corpo. La tendenza ad un determinato capo ti identifica anche come una persona appartenente ad un certo gruppo/ comunità che ti rispecchiano; per questo viene seguita. 9) In che senso la moda costituisce un meccanismo di regolazione dell’ordine sociale? Per comprendere come la moda regolarizzi l’ordine si deve comprendere con quale idea individui acquistino gli abiti. Nella società moderna, tutto si basa sulle pratiche di consumo, che non è una questione solo economica, ma anche un qualcosa che rientra nella nostra vita quotidiana. Le classi sociali alte e medie sono obbligate ad acquistare beni per esprimere il proprio tenore di vita, ovvero sono tenute a cambiare il proprio guardaroba, il mezzo di trasporto, l’arredamento di casa ecc.. allo stesso tempo le persone più povere e non così abbienti devono usare abbigliamenti più moderati e senza enormi sprechi. Questo grande abisso permette di mantenere le classi sociali così come sono, l’ordine sociale non viene alterato perché la moda detta precise regole che ogni classe è costretta a seguire, perché il ricco deve vestirsi in un certo modo per non perdere l’idea che gli altri hanno e il “povero” non può comprare vestiti costosi perché altre sono le sue priorità. 10) Quali sono le motivazioni della politica della moda sul lavoro? Il mondo del lavoro sembra essere l’unica area in cui i codici e le regole dell’abbigliamento dettano le forme di autopresentazione per gli individui e i gruppi oggigiorno. Sul posto di lavoro è il vestito non la moda ad essere protagonista. Il vestito è infatti diverso dalla moda per il fatto di rappresentare un sistema simbolico più ampio. In tale sistema le persone utilizzano i codici e li adattano interpretando le regole del sistema. 11) Come si è sviluppato il settore tessile rispetto al mutamento sociale e in special modo rispetto all’emergere della figura del Couturier? Nel medioevo gli abiti delle classi meno abbienti avevano modelli simili a quelli delle classi aristocratiche, con la differenza che i tessuti di questi ultimi erano preziosi, sgargianti e con decorazioni. Durante la rivoluzione industriale il primo settore ad essere industrializzato è quello tessile che porta una realtà nuova in meno di 250 anni. L’artigiano lavora in fabbrica alle riparazioni e ai dettagli degli abiti. Con la Haute Couture nasce la figura del Couturier. Charles Frederick Worth è il primo ed è assunto alla corte francese, introduce un’innovazione, il terzo profitto. Worth comprava direttamente dalle industrie i suoi tessuti e li rivendeva insieme agli abiti. Vengono introdotte figure celebri come testimonial per diffondere le tendenze e i sarti di tutto il mondo cercano di riprodurre gli abiti di corte. Oggi emerge lo Slow Fashion, modello di produzione tessile sostenibile per lo più artigianale in contrapposizione al fast fashion, produzione in serie di tessuti e materiali meno costosi per un pubblico vasto di consumatori. 12) Quale tipo di relazione è possibile individuare tra il processo di industrializzazione del settore tessile e il modello produttivo della Haute Couture? Il legame tra moda (creatività) e industria (manifattura tessile e abbigliamento) è un fenomeno recente. Non è sempre stato così: fino agli anni 50 e 60 del ‘900 il rapporto non era così stretto. L’industria tessile e dell’abbigliamento in tutta Europa e negli Stati Uniti era orientata in larga parte alla produzione di abiti per l’esercito o da lavoro, esaltava le caratteristiche di funzionalità e non gli aspetti estetici o semantici del prodotto. 13) Spiega come la moda può contribuire al mantenimento di disuguaglianze e gerarchie Per capire come la moda contribuisca a mantenere le disuguaglianze e le gerarchie si deve comprendere con quale idea gli individui acquistino gli abiti. Nella società moderna, tutto si basa sulle pratiche di consumo, che non è una questione solo economica ma anche un qualcosa che rientra nella nostra vita quotidiana. Le classi sociali alte e medie sono obbligate ad acquistare beni per esprimere il proprio tenore di vita, ovvero sono tenuti a cambiare il proprio guardaroba, il mezzo di trasporto, l’arredamento di casa ecc.. questo porta a creare un divario immenso tra chi
stessi, non importa mostrare il vestito insieme al consumatore, quanto trasmettergli un condizionamento che poi il consumatore stesso può attuare su terzi indossando l’indumento (es. ricchezza, potere, classe). 18) Dal punto di vista sociale, la pubblicità deve essere interpretata come un rafforzamento delle tendenze della società e del consumo. Quali ricadute sociali può allora determinare la comunicazione commerciale di moda in termini di rappresentazioni stereotipiche del maschile e del femminile? Gli stereotipi tendono a condizionare la nostra vita sociale e diventarne parte integrante. La pubblicità, in quanto metodo comunicativo passivo, propone una visione semplicistica e limitata nella realtà. Sono stati presenti nel mondo dell’advertising: stereotipi di genere in pubblicità. Quest’ultimi, sembrano essere ancora una questione storica non del tutto risolta. Basti pensare a diversi annunci pubblicitari del 1960, in cui la donna viene presentata come totalmente subordinata al sesso maschile, avendo come unici compiti restare a casa e badare alla famiglia. La donna viene designata dunque, con un’immagine distorta, per elevare il modello maschile e mettere in luce la sua capacità di controllo sulla famiglia e sulla figura di donna stessa. Si tratta di esempi abbastanza estremi che oggi verrebbero immediatamente censurati, cosa che però non sta a significare che la pubblicità attualmente sia priva di riferimenti sessisti e stereotipi non solo relativi al mondo femminile ma anche a quello maschile. Non è totalmente scomparso infatti lo stereotipo della donna casalinga, dolce e servile, anche se in misura minore rispetto al passato. Si pensi a tal proposito alla campagna natalizia di Pandora 2017 che menzionava, tra i potenziali regali da fare ad una donna, il ferro da stiro o il grembiule. In ogni caso, comunque, le rappresentazioni stereotipate non riguardano solo le donne, infatti, secondo una ricerca, un quarto degli uomini non riuscirebbe ad identificarsi negli attori presentati in pubblicità. Potremmo dire che gli stereotipi pubblicitari divengono parte del condizionamento sociale e motore del comportamento di massa, per omologarsi ai modelli proposti. 19) Che cosa ha significato il Dandy: ha rappresentato una figura di trasformazione o di adattamento alle nuove forme del vestire maschile? Il dandy è sia una figura di trasformazione che di adattamento. Possiamo dedurre che il termine Dandy è generalmente impiegato per far riferimento a un uomo che presta particolare attenzione all’apparenza e ai modi di comportarsi. La sua idea che l’aveva contraddistinto lo ha portato neglia anni ad adattarsi alle forme di vestire maschile, l’esistenza del dandy ruota intorno al suo desiderio di essere ammirato dagli altri e il suo guardaroba deve essere impeccabile. Il Dandy è una figura di trasformazione perché si tratta di una figura che si definisce sostanzialmente come un uomo che si è fatto da se, spesso desiderando imitare lo stile di vita aristocratico anche se per estrazione è di classe media. 20) In che modo si spiega l’ascesa di Parigi al ruolo di capitale della moda durante il XIX secolo? Per capitale della moda si intende una città molto influente del settore, in cui progettazione, produzione e vendita al dettaglio generano un notevole fatturato. Solitamente nelle capitali della moda, hanno sede diverse case di moda in cui design, produzione e retail di prodotti convergono, insieme a importanti transazioni economiche. Tra le maggiori capitali della moda troviamo sicuramente Parigi, prima anche in ordine di tempo, dove il fenomeno della moda ha avuto origine alla sontuosa corte di Luigi XIV, fino alla nascita della figura professionale del couturier nel 1800. All’inizio del XIX secolo, la classe dell’aristocrazia delle fabbriche ascese, imponendo la presenza degli imprenditori che avevano accumulato fortune con le attività manifatturiere e commerciali durante la prima rivoluzione industriale. L’imposizione della Francia nel XIX secolo si comprende maggiormente dal fatto che la moda non si tratta soltanto di estetismo. Vi è un’identità che si afferma, un’influenza è un potere economico, in cui il vestito ha una portata ideologica. 21) In che senso le mode vestimentarie possono essere considerate pratiche culturali? Le mode vestimentarie permettono di mettere in relazione le tradizioni e le usanze di ogni periodo storico per questo motivo possono essere considerate delle pratiche culturali. Grazie a loro possiamo confrontare le varie usanze così da individuare forme artistiche, organizzazioni sociali oppure pratiche religiose di ciascuna fase storica. Le mode vestimentarie ci permettono di capire il desiderio di innovazione oppure la voglia di modernità o di ribellione agli schemi sociali, esse sono lo specchio dell’umanità. 22) In che modo la figura professionale del fashion designer si relaziona con il processo di previsione e marketing dei prodotti di moda? Nell’industria della moda riscontriamo un alto livello di incertezza che ne la reputazione ne lo status di una star/testimonial possono garantirne il successo. Sta al fashion designer riuscire a
prevedere la riuscita di una tendenza di stile attraverso percezione socioeconomica, intuito, formazione, competenza nella produzione di moda. 23) Quali, secondo C. Rojek, sono i fattori che hanno contribuito allo sviluppo del fenomeno delle ‘celebrities’? C. Rojek, attraverso il saggio Celebrities, ci da un efficace esempio di analisi sul comportamento ossessivo verso le celebrità, individuano i fattori specifici che hanno contribuito allo sviluppo di questo fenomeno che possiamo così sintetizzare: 1) lo sviluppo dei mass media, creando un pubblico ampio e relativamente omogeneo e permettendo la comunicazione tra varie tipologie di intermediari culturali. 2) il capitalismo, che ha contribuito a concentrare lo sguardo sulle celebrità,
33) le politiche industriali della moda riguardano soprattutto lo squilibrio fra la rappresentazione della moda per i consumatori e le condizioni di vita reali di chi lavora nella manifattura, indica argomentando con degli esempi quali sono i principali limiti per un miglioramento della situazione generale: L’industria della moda non ha mai abbracciato totalmente le produzioni di massa, per questo molti lavorano nella manifattura, richiede grandi abilità e tecnica, questo però ha creato un disequilibrio tra chi consuma la moda e fa parte dell’elite e coloro che lavorano in condizioni pessime. Vi sono dei limiti che impediscono il miglioramento di tale situazione. principalmente la moda è cambiata e il fast fashion ha creato dei problemi non indifferenti, l’Haute Couture è destinata solo ad un élite delimitata che può permettersi abiti realizzati a mano e in paese europei come Italia e Francia. Il prêt-à-porter inizia già ad avere dei problemi, i tessuti non sempre sono fatti nei paesi europei seguendo le leggi, e hanno grandissime aziende che producono i loro vestiti nei paesi sviluppati, i loro abiti poi vengono portati in Italia o in Francia e li avviene l’assemblaggio che gli permette di mettere l’etichetta “Made In Italy” che fa aumentare il prezzo del capo, che però non è tutto fatto in Italia. Il fast fashion racchiude tutto ciò che di peggio esiste, i tessuti vengono realizzati senza seguire nessuna legge e vi è uno sfruttamento di chi lavora. In Europa alcuni trattamenti sui tessuti non possono essere eseguiti perché dannosi per la salute di chi li fa, ma anche per chi li indossa, perché continuano a rilasciare particelle chimiche che il nostro naso inala e che la nostra pelle assorbe. Inoltre per mantenere i prezzi così bassi la manodopera viene eseguita a bassissimo prezzo, in un paese europeo serve un salario minimo e ci sono tutte le tutele che la legge impone, nei paesi meno sviluppati ciò non esiste quindi le grandi aziende sfruttano al massimo questa possibilità che gli viene concessa e per spendere meno possibile sfruttano spesso anche minori. 34) Spiega come lo studio della moda dei bambini si lega ad una serie di fattori che influiscono sullo sviluppo delle ricerche su come tale fenomeno debba essere interpretato, riguardo al ruolo dei bambini come attori sociali e alle metodologie di indagine: Negli ultimi decenni, gli studi sulla moda dei bambini ha attraversato una notevole fase espansionistica, attraverso indagini su prospettive disciplinari differenti, che tuttavia secondo Edwards, hanno rilasciato poche informazioni disciplinari sul ruolo dei bambini come consumatori. Questa circostanza è la somma di diversi fattori (teorici e di metodo) come: la divisione degli studi su moda come analisi del vestito e della moda in quanto tale, la costruzione teorica della categoria di consumatori come fatto aproblematico, la tendenza degli studi sull’infanzia a generare considerazioni macro nel ruolo dei bambini come soggetto storico. Con Dan Cook emerge il ruolo del bambino come attore e gruppo sociale, avente dei diritti e bisognoso di protezione da parte di altri gruppi. 35) spiega come le relazioni fra consumo di moda e fenomeno della celebrità giochino un ruolo cruciale in una prospettiva postmodernista: La relazione tra consumo di moda e fenomeno della celebrità (considerata anche come ossessione per certi aspetti) hanno un legame particolare con la cultura del consumo degli anni 80 del 900. La cultura del consumo di quegli anni ha dato vita a questo legame nella cultura del consumo vistoso, dell’ossessione, come accennato prima, per la merce in uno stile di vita e del consumeismo. Il sistema culturale è caratterizzato dall’uso di oggetti di moda, come abiti o accessori vari, che diventano un vero e proprio segno di appartenenza del nuovo sistema di valori. 36) Prospettiva psicologica vs. Interazionismo simbolico: punti di contatto e differenze fondamentali: La prospettiva psicologica considera la moda come una forma di comunicazione basata sulla premessa che l’abito possa essere inteso come un codice psicologico. L’identità individuale e la personalità vengono messi in campo attraverso strumenti come abiti e accessori o ornamenti vari. Secondo la prospettiva dell’interazionismo simbolico, la moda si basa sull’ambiguità, vista da Simmel, la moda appare come il risultato di interazioni fra individui e gruppi. Alcuni sviluppi più
recenti hanno messo in evidenza l’esistenza di una serie di principi base come beni che modificano l’aspetto, l’ambiguità simbolica o l’ambivalenza umana. 36) In che cosa consistono i simboli della moda? Rispondi utilizzando esempi della realtà e facendo riferimento alla teoria di T. Veblen sul consumo: Secondo Veblen, La dinamica di classe ha una forte influenza sulle diffusioni della moda. In uno dei suoi scritti parla della regola del consumo vistoso, cioè l’acquisto di beni finalizzato ad attirare attenzione sulla propria situazione economica. I vestiti sono sempre in mostra e forniscono un’indicazione immediata a chiunque osservi. In un altro scritti Veblen considera gli abiti come oggetto per mostrare la propria capacità/ possibilità di sprecare denaro. 37) Quali sono i punti di forza e le debolezze dell’analisi della moda negli approcci: a. Antropologico, b. Economico, c. Sociologico, d. Storia del costume? La moda può essere definita come una pratica molto complessa basata su molti studi di settore. Molti sono gli interpreti di questo complesso fenomeno, portando alla costruzione di diverse prospettive di analisi tra le quali troviamo:
prospettiva, il fenomeno della moda è identificato come l’industria che produce abiti su scala di massa, determina una condizione di surplus nelle società avanzate d’Occidente.
ma non può rispondere a quesiti inerenti alle ragioni della nascita di uno stile.
persone adottano i codici nella cultura del consumo ed inoltre vanno a cercare le motivazioni e i bisogni individuali su cui si basano le pratiche vestimentarie e le tendenze della moda. Le debolezze di questi approcci vanno riscontrate nel fatto che questi appaiono compartimentalizzati e mono dimensionali.
loro insieme, utilizzando la moda come esempio specifico. 38) quali sono le principali tipologie culturali della moda riferite all’uso dell’abito come strumento per la creazione di identità? Tra le diverse politiche della moda, ritroviamo le politiche identitarie che riguardano soprattutto l’uso dell’abbigliamento come strumento per la creazione di identità (spesso collettive) e deriva dall’attivismo di matrice femminista. Fra le politiche identitarie possiamo annoverare diverse tipologie: adozione dell’abito tipico occidentale da parte dei politici asiatici; adozione del costume nazionale; reinvenzione di abiti tradizionali; reintroduzioni di articoli; simboli di genere. 39) spiega come le riviste sono strumenti per la promozione della dimensione domestica e della gestione della vita quotidiana, inoltre veicolano e rinforzano ideali specifici di femminilità, aspetto fisico, presentazione del Self: I mezzi utilizzati per la divulgazione delle mode nel tempo si sono evoluti per migliorarne la diffusione. In principio erano i ritratti dei nobili, in seguito le incisioni. Il progresso tecnologico e l’avvento della fotografia hanno permesso una diffusione più veloce, grazie all’opportunità di riprodurre le immagini e di vederle in posti diversi. Nasce così la rivista di moda, attraverso cui le lettrici apprendono le tecniche di femminilità e civiltà. Le riviste sono appunto considerate veicoli per la promozione della vita domestica e della quotidianità e contemporaneamente contengono ideali di femminilità insieme a forme di rappresentazione del corpo. Quindi non è solo l’abito che viene presentato, ma anche tutto il suo contesto, l’azione compiuta dai modelli. Contribuiscono così a promuovere, insieme ai vestiti, nuovi stili di vita, nuovi valori morali e nuove abitudini. Vogue é considerata la principale rivista del settore, in quanto ha saputo elevate al meglio la connessione tra abito e stile di vita. 40) spiega in che misura le regole delle politiche della moda sul posto di lavoro sembrano le uniche ad aver resistito alla frammentazione di stile e alla personalizzazione che il design di moda incontra negli scenari attuali: Oggigiorno, il mondo del lavoro sembra costituire l’unica area in cui i codici e le regole dell’abbigliamento dettano le forme di autopresentazione per gli individui e i gruppi. Sul posto di lavoro è il vestito ad essere protagonista e non la moda, in quanto esistono delle regole incentrate
comportamento umano e animale;
pratiche vestimentarie e le tendenze di moda;
vestimentari nella cultura del consumo. Tuttavia quest approcci appaiono compartimentalizzati e mono dimensionali, poco efficaci. Dunque si sono sviluppati nuovi approcci più descrittivi e integrativi, quali: Strutturalismo, semiotica, post modernismo, post strutturalismo. 44) in che misura il fashion designer può essere considerato un artista o un imprenditore con esperienza? Motiva la tua risposta offrendo esempi della realtà.