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MICROBIOLOGIA
- Micobatterio. È il batterio della tubercolosi bacillo gram +. A livello del peptidoglicano presenta cere e Acidi micolici che conferiscono maggiore resistenza. I micobatteri vengono sottoposti a colorazione di ziehl-neelsen per distinguere batteri acido alcol resistenti. il colorante non entra per la presenza delle cere, allora si pongono i batteri sul becco bunsen che scioglie la cera, a questo punto entra la fuxina si decolora con acido cloridrico e alcol, i Gram + e - si decolorano mentre il micobatteri no, allora si fa la colorazione di contrasto con blu di metilene e rimangono bacilli fuxia che sono acido alcol resistenti.
- Differenza tre esotossine e endotossine. Le esotossine sono di natura proteica, sono termolabili (vengono denaturate col calore), denaturabili se trattate con sostanze chimiche adeguate, come gli acidi. Sono sostanze immunogene, stimolano cioè il nostro organismo a produrre anticorpi specifici (sono ottimi antigeni), hanno svariati meccanismi d’azione, possono trasformarsi in anatossine, sono prodotte sia dai Gram + che Gram -. L’esotossina è formata da 2 subunità: subunità A (componente tossica) e subunità B (legame). Il legame della subunità B ha specifici recettori capaci di legarsi alla membrana della cellula bersaglio che provoca un alterazione della membrana, e quindi permette la traslocazione della componente tossica ”A” all’interno della cellula con conseguente danno cellulare. Endotossine (componente tossica del batterio, sono le unità strutturali interne del batterio, e vengono rilasciate nell’organismo in seguito alla morte del batterio) sono di natura polisaccaridica (rappresentano il lipide A del lipopolisaccaride batterico), sono termostabili, non stimolano la produzione di anticorpi e non sono detossificabili (sono pessimi antigeni), non possono trasformarsi in anatossine, hanno un profilo d’azione poco differente. Tipiche ed esclusive dei Gram -
- Anatossina. è una tossina batterica che, mediante trattamento con formaldeide, è stata privata del potere tossico ma non di quello immunogeno, permettendole di conservare la sua capacità d'indurre la produzione di anticorpi specifici neutralizzanti da parte dei globuli bianchi una volta introdotta nell’organismo. Le anatossine vengono impiegate come vaccini, come ad esempio quello antidifterico e quello antitetanico. In questo caso la vaccinazione determina la produzione di anticorpi antitossina che, in caso di contagio con i batteri corrispondenti, il Corynebacterium diphteriae e il Clostridium tetani , provocano la distruzione delle loro tossine impedendo lo sviluppo della malattia
- Virus dell’influenza. L’ortomixovirus è il virus dell’influenza, è un virus a RNA segmentato, il capside ha una forma elicoidale e contiene 8 filamenti di RNA a polarità negativa, ogni filamenti è contenuto all’interno di un capside, se ne conoscono 3 tipi differenti, influenza A , B, C. i virus A e C infettano diverse specie, mentre la B quasi esclusivamente l’uomo. A e B presentano in superficie 2 glicoproteine emoagglutinine e neuroaminidasi. I virus del tipo A sono i patogeni più virulenti causano gravi malattie nell’uomo. A seconda delle glicoproteine di superficie il virus A si suddivide in 16 sottotipi, tutti si riscontrano negli uccelli e solo alcuni sottotipi nell’uomo, infatti gli uccelli sono i serbatoi naturali del virus A. il virus A però raramente causa focolai devastanti nel pollame domestico o piccole pandemie nell’uomo. Il virus B è meno comune del virus A, muta 2-3 volte meno rapidamente, normalmente si acquisisce un certo grado di immunità all’influenza B. l’influenza C infetta l’uomo, i suini e può causare gravi malattie ed epidemie locali. L’influenza si trasmette per via aerea e per contatto diretto, il periodo di incubazione dura dai 2 ai 3 giorni, La profilassi si avvale della vaccinazione antinfluenzale.
- Herpes simplex. Virus a DNA a doppio filamento, capside icosaedrico e inviluppato, da un infezione locale a livello della mucosa labiale, dove si replica il virus formando una vescicola, quando c’è la vescicola il virus è in attiva replicazione e il soggetto è contagioso, si può trasmettere per contatto diretto e per via inalatoria, dopo la vescicola si trasformerà in crosta e il soggetto non sarà più contagioso anche perché non ci sarà più il virus che non è scomparso ma rimarrà in forma latente, si risveglia in seguito ad esempio a stress fisici.
- Varicella herpes zooster. Appartiene alla famiglia degli herpes, la sintomatologia clinica è simile solo che il virus si replica a livello cutaneo quindi le vescicole si formano a livello della cute e vi rimangono per 7 - 10 giorni, anche qui quando si forma la crosticina il soggetto non è più contagioso e va incontro alla guarigione, anche per la varicella il virus rimane nell’organismo in forma latente.
- Replicazione virale. Il virus può replicarsi nelle cellule sensibili e permissive, quindi la cellula può lasciare entrare il virus ma non permettere la replicazione, o viceversa può consentirne la replicazione ma non permetterne l’accesso.
- Clostridium tetani. È una tossina neurotropa (AGISCE A LIVELLO DEL SNC E SNP), bacillo Gram + sporigeno anaerobio obbligato, si trova nei terreni, negli oggetti e nell’intestino di molti animali. Il clostridium tetani produce 2 tipi di tossine: la tetanolisina (tossina citolitica ossigeno-labile); e la tetanospasmina (tossina tetanica A e B ), mediante un taglio penetra all’interno e raggiunge la sotto mucosa ,nel punto della necrosi libera la tossina che raggiunge il SNC a livello delle sinapsi neuromuscolari, quindi l’interazione tra cellula del SN e muscolo sarà capace d stimolare il rilascio d neurotrasmettitori eccitatori (acetilcolina) provocando una paralisi spastica.
- Fattori di patogenicità. Dipendono dalla capacità di replicazione del virus, e dalle difese immunitarie dell’ospite. Gli anticorpi hanno il ruolo di riconoscere l’antigene legarsi ad esso e fagocitarlo. Nel caso dei virus riconoscono l’antirecettore virale e lo neutralizzano in modo tale da non permettergli di entrare nella cellula, ruolo importante lo svolge la risposta cellulo-mediata in grado di riconoscere una cellula modificata.
- Campione per la diagnosi di faringite, polmonite, meningite e cistite. In caso di faringite si esegue il tampone faringeo, in caso di polmonite si esegue l’analisi dell’espettorato o la ricerca degli anticorpi. In caso di meningite si esegue il prelievo del liquor. La diagnosi di cistite si basa intanto sulla raccolta dei sintomi e poi si esegue l’esame delle urine (mitto intermedio) per ricercare la presenza di batteri, in caso di batteriuria si procede con l’antibiogramma.
- Faringite ag. eziologico, struttura, diagnosi e terapia. Agente eziologico della faringite è lo streptococcus piogenes (streptococco beta emolitico di gruppo A) che è un batterio Gram +. Seminato in terreni di coltura agar sangue è un batterio anaerobio facoltativo formante colonie a catenella. Sono anche batteri capsulati immobili, asporigeni, con metabolismo omolattico e catalasi negativi. La diagnosi si effettua tramite tampone faringeo, che viene mandato al laboratorio per l’esame colturale. In pratica le cellule raccolte vengono fatte riprodurre in un terreno di coltura agar sangue, contenente gli elementi necessari alla crescita del microrganismo. Una volta ottenuta una popolazione cellulare sufficientemente ampia le colonie vengono utilizzate a fini diagnostici e terapeutici, valutandone la sensibilità ai vari antibiotici (antibiogramma). Le colonie di S. Pyogenes sono sensibili alla bacitracina, utile elemento di diagnosi differenziale. La terapia di prima scelta è la penicillina, nel caso di resistenza i farmaci di seconda scelta sono l’eritromicina e i sulfamidici.
- Virus Epatite B struttura diagnosi, profilassi e terapia. È un virus che appartiene agli Hepadnaviridae, dotato di un capside icosaedrico che racchiude un DNA parzialmente bicatenario, ed è dotato di envelope. A livello del capside sono presenti l’antigene E e C, mentre a livello dell’inviluppo è presente la proteina S. La diagnosi è diretta e indiretta, quella diretta consiste nella ricerca del microrganismo nel plasma e nel siero, quella indiretta consiste nella ricerca degli anticorpi contro gli antigeni. Se il paziente presenta l’antigene HBsAG positivo significa che c’è l’infezione in atto, se presenta l’anti-S vuol dire che è in corso di guarigione, mentre se presenta l’antigene HBeAG significa che è contagioso in quanto l’antigene E è espressione di elevata replicazione del virus, se presenta l’anti-E significa che l’infezione si sta risolvendo. Si trasmette per via parenterale, sessuale, e verticale (tramite l’attraversamento del canale del parto). In soggetti a rischio di aver contratto l’infezione la profilassi consiste nell’inoculazione di Ig che agiscono nei confronti dell’antigene S. La vaccinazione si esegue a tutti i neonati, agli operatori sanitari, ai familiari di coloro che sono infetti. Anche se nessun farmaco attualmente disponibile può eliminare l’infezione, alcuni possono bloccare la replicazione virale dei virus (si usa l’interferone).
- Vie di trasmissione delle infezioni microbiche ed esempi di malattie per ogni tipo di infezione. Le malattie infettive si possono trasmettere: per via area (es. virus dell’influenza, la tbc polmonare, mononucleosi, herpes simplex, per via parenterale si trasmettono l’HIV, HBV, HCV e infezioni da CMV, tramite la via sessuale si trasmettono HIV, HCV, HBV, CMV, sifilide, herpes genitale, per via verticale la rosolia, la toxoplasmosi, CMV, sifilide, tramite la via oro-fecale HAV, tifo, enteriti.
- Patogenicità batterica. La maggior parte dei batteri non è patogeno per l’uomo. La patogenicità sono quei fattori che permettono al microrganismo di dare la malattia. Quindi affinchè un batterio ci causi la malattia dipende dalla carica batterica; dalla risposta immunitaria dell’ospite e dai fattori di virulenza. I fattori di virulenza comprendono: l’adesività, l’invasività, e la produzione di sostanze tossiche. Un altro fattore che facilita la patogenesi è l’evasione alla fagocitosi. Un’altra caratteristica della patogenicità dei batteri è la produzione di tossine (esotossine ed endotossine).
- Febbre tifoide. La febbre tifoide, conosciuta anche come febbre enterica, è causata dal batterio Salmonella enterica (Salmonella Typhi). L’uomo è l’unico vettore, durante l’infezione i soggetti affetti da febbre tifoide trasportano i batteri nel sangue e nell’intestino. La maggior parte dei pazienti è contagiosa fino alla fine della
- HERPES SIMPLEX tipo II: può trasmettersi per via transplacentare, con passaggio del sangue materno o alla nascita tramite passaggio dalle secrezioni del canale del parto.
- Toxoplasma gondii. È un protozoo si trova nei vegetali e nei salumi. Questo microrganismo e un dixeno cioè svolge il suo ciclo sessuale nel gatto e quello asessuale nell’ospite intermedio (uomo, mucca). In seguito alla riproduzione sessuata che avviene nel gatto vengono rilasciati gli oociti tramite le feci, se questi oociti vengono a contatto con le verdure o vengono ingeriti dalla mucca noi ne entreremo a contatto. Nel nostro stomaco l’oocita si trasforma in tachizoite capace di attraversare la placenta e infettare il feto. Quando l’uomo contrae la malattie il tachizoite si trasforma il bradizoita (che è la forma dormiente) questo si deposita nei muscoli. Un soggetto no gravido che ingerisce il toxoplasma gondii può avere una febbre di natura non determinata che dura 3giorni oppure può non manifestare sintomi.
- Betalattamine. Sono un gruppo di farmaci che agiscono contro parete batterica. Comprendono la penicillina cefalosporina ecc.. questi farmaci inibiscono il legame di transpeptidazione, importanti affiche si formi il reticolo rigido. I batteri senza questo legame avranno una parete lassa.
- Differenza tra vaccini uccisi e vivi ed attenuati. UCCISI: costituiti da batteri o virus uccisi per denaturazione con mezzi fisici (calore, raggi UV) o chimici (formolo, fenolo, acetone). Si fanno vari richiami e si utilizza una dose maggiore rispetto al vaccino con microrganismi vivi ed attenuati. VIVI ED ATTENUATI: mantengono la capacità di moltiplicarsi nell’organismo, stimolando le sue difese immunitarie, ma senza provocare manifestazioni cliniche. L’attenuazione è ottenuta attraverso passaggi seriati in animali adatti o in terreni di coltura. Si effettua una sola somministrazione a basse dosi perché avendo microrganismi vivi ed attenuati, penseranno loro stessi alla replicazione.
- Vaccini : ANATOSSINE O TOSSOIDI: sono vaccini che si ottengono dalla detossificazione, con formolo, di alcune tossine (38-40°C per 1 mese), che perdono la loro tossicità ma mantengono la capacità antigenica. Le anatossine così ottenute vengono inoculate allo stato fluido o assorbiti su idrossido o fosfato di alluminio per aumentare l’immunogenicità. SUBUNITA’: subunità immunogeniche ottenute per frazionamento o prodotti mediante ingegneria genetica o sintesi chimica. CONIUGATI: sono vaccini che si ottengono dalla coniugazione dell’antigene polisaccaridico batterico con molecole carrier, che modificano la risposta immune da T LINF indipendente a T LINF dipendente. ANTI-IDIOTIPO: sono vaccini costituiti da anticorpi monoclonali diretti contro la parte dell’antigene che stimola la produzione di anticorpi neutralizzanti (idiotipo). Il sistema immunitario produce un secondo anticorpo (anti idiotipo) che interagisce con la parte di antigene immunizzante, con stimolazione di Linf B. DNA: si inocula direttamente nell’ospite il gene che codifica per la proteina antigenica di un determinato patogeno. Non per uso umano, in quanto può produrre anticorpi anti DNA causando malattie autoimmuni.
- Farmaci che inibiscono la sintesi proteica. INIBITORI DELLA TRASCRIZIONE: rifampicina, rifabutina. INIBITORI DELLA TRADUZIONE: sub unità ribosomiale 30S (aminoglicosidi, spectinomicina, tetracicline), sub unità ribosomiale 50S (macrolidi, cloramfenicolo, lincosamidi, streptogamina, oxazolidinoni).
- Farmaci che inibiscono la parete cellulare. INIBITORI DELLA SINTESI DEI MONOMERI DI MUREINA: fosfomicina, fosfodomincina, D-cicloserina, bacitracina A; INIBITORI DELLA POLIMERIZZAZIONE DELLA MUREINA: vancomicina, teicoplanina; INIBITORI DELLA TRANSPEPTIDASI: beta lattamici, penicillina, cefalosporine, monobattami, carbapenemi; ANTIBIOTICI SURFATTANTI: polimixina, colistina; ANTI-MICOBATTERI: isoniazide, etambutolo,pirazinamide.
- Farmaci inibitori del DNA. AGENTI DANNEGGIANTI IL DNA: agenti alchilanti (ciclofosfamide, nitrosuree, ecc.), derivati del platino (cisplatino, oxaliplatino), antibiotici (bleomicina, mitomicina); INIBITORI DELLE TOPOISOMERASI: topoisomerasi I (camptotecine, irinotecano, topotecano), topoisomerasi II (antracicline, epipodofillotossine), girasi (fluorochinoloni); INIBITORI DEI MICROTUBULI: polimerizzazione (alcaloidi della vinca, griseofulvina), depolimerizzazione (tassani).
- Ciclo replicativo dei visus. 1fase attacco o adsorbimento (riconoscimento e attacco del virus con la cellula ospite); 2fase penetrazione (del virus nel citoplasma della cellula); 3fase denudamento (perdita del capside e del materiale genetico del virus); 4fase replicazione; 5fase assemblaggio (formazione all’interno della cellula del nucleocapside) ;6 fase liberazione o fuoriuscita del virus dalla cellula.
- Sterilizzazione fisica. eliminazione di tutti i microrganismi patogeni e non comprese le spore. I metodi fisici comprendono: la filtrazione,la fiamma, il calore umido (autoclave), calore secco (stufa) ebollizione, pasteurizzazione, radiazioni ionizzanti (raggi gamma), raggi UV.
- Sterilizzazione chimica. OSSIDO DI ETILENE: gas incolore, con elevata solubilità in acqua. È esplosivo, infiammabile, irritante per la cute e le mucose, tossico oltre che un cancerogeno certo. Per la steriliz. con ETO
si utilizzano apparecchiature ermetiche dove il gas raggiunge concentrazioni tra i 450 e 1200 mg/l, temp. da 37°C a 63°C, umidità relativa tra 30 e 60% e tempi d’esposizione tra 1 e 6 ore. USO: materiali che si alterano alle alte temperature raggiunte in autoclave o stufa, come oggetti in plastica o gomma, cateteri in pvc, endoscopi, fibre ottiche, protesi ecc. GAS PLASMA DI PEROSSIDO D’IDROGENO: il gas viene prodotto in una camera di sterilizzazione chiusa, dopo la creazione del vuoto attraverso radiofrequenze o microonde del vapore di perossido d’idrogeno. Questo sistema utilizza basse temperature (circa 45°C) e bassi tassi d’umidità, è quindi ideale per sterilizzare dispositivi e materiali sensibili al calore all’umidità. Durata del ciclo 54 min. ACIDO PARACETICO: idrosolubile, ossidante per le membrane cellulari. Vengono utilizzate macchine automatizzate, che diluiscono l’ac. paracetico al 35%, tramite iniezione di acqua sterile fino a raggiungere concentrazioni dello 0.2%, temp. 55-60°C, tempo 12-30/45 min. con risciacquo e asciugatura. USO: materiali ad uso immediato come endoscopi, artroscopi e strumenti odontoiatrici
- Disinfezione. MEZZI NATURALI: luce solare, essiccamento, diluizione; MEZZI ARTIFICIALI FISICI: calore umido; MEZZI ARTIF. CHIMICI INORGANICI: acidi, ossidanti (H2O2 al 3-6%→ antisettico cute, O3→disinfettante, permanganato di potassio→antisettico cute), alogeni (BROMO, CLORO→gas giallo verdastro di odore pungente e tossico. Vengono usati derivati del cloro: ipoclorito di sodio (candeggina), ipoclorito di calcio, ipoclorito di potassio, biossido di cloro, cloramine. Questi composti formano in soluzione acquosa acido ipocloroso dotato di elevata attività germicida, data dalla quantità di cloro attivo presente. Ha azione microbicida a dosi molto basse dovuta alla capacità di alogenare ed ossidare sostanze proteiche. La sua azione interessa i gruppi sulfidrilici di alcune proteine enzimatiche. IODIO→ composto molto solubile negli alcoli e poco solubile in acqua. Per aumentare la solubilità in acqua viene addizionato ad agenti solubilizzanti chiamati tensioattivi, andando a formare i composti iodofori. Vengono usati sia come disinfettanti che come antisettici x cute, strumenti, oggetti, superfici, termometri. Lo iodoforo più utilizzato è lo iodopovidone. MEZZI ARTIF. CHIMICI ORGANICI: alcoli (disinfettanti di livello intermedio, sono coagulanti delle proteine plasmatiche. L’alcol per essere usato deve essere in soluzione acquosa: alcol etilico 50-70%, alcol isopropilico 30-50%. L’acqua è necessaria perché l’alcol possa essere assorbito sulla superficie della cellula microbica. USO: disinfezione cute, termometri, forbici, padelle, aldeidi (FORMALDEIDE: usata in forma gassosa, agisce per alchilazione denaturando e coagulando le proteine legandosi ai loro gruppi amminici liberi. Inattiva anche le spore. Agisce ad alte temperature, umidità e tempo di contatto adeguati. Corrode i metalli e danneggia gomma e plastica. Tossica, irritante per cute e mucose, causa dolori addominali, nausea, vomito, danni al SNC e coma. GLUTARALDEIDE: disinfettante di livello elevato, oltre che sterilizzante chimico. Ha azione battericida, fungicida, virucida e sporicida. Agisce mediante alchilazione delle proteine batteriche. Le soluzioni acquose contenenti concentrazioni di glut. Variabili dal 2 al 10% devono essere attivate con alcalinizzanti (bicarbonato di sodio) per esplicare la max attività biocida. È irritante per le mucose, occhi ma non per la cute. Non corrode i metalli e non danneggia ne gomma ne plastica. USO: strumenti termosensibili come endoscopi, accessori laparoscopici in plastica, tubi per la spirometria, ecc. lavaggio pre e post immersione nella soluzione. Gli operatori devono usare i DPI per evitare inalazione e il contatto), ac. par acetico, perossido d’idrogeno, composti dell’ammonio quaternario.
- Streptococcus dove crescono? in agar sangue.
- La salmonella a quale farmaco è sensibile? Cloramfenicolo.
- Gram + e Gram -. I gram positivi contengono la membrana citoplasmatica e all’esterno uno strato spesso di peptido glicano, a livello del peptido glicano sono presenti l’acido tecoico (funzione antigenica) e l’acido lipotecoico(funzione di ancoraggio della parete). Inoltre questa spessa parete è una struttira polare non permette il passaggio delle sostanze idrofobiche ma è permeabile per le sostanze idrofile, e permette la sopravvivenza in ambiente ipotonico. I gram negativi hanno la membrana citoplasmatica ,uno strato sottile di peptidoglicano e una membrana esterna costituita dal lipopolisaccaride batterico che a sua volta è costituito da una componente lipidica, da una corta catena di zuccheri e una porzione polisaccaridica. La prima parte è detta lipide A(costituisce lo strato lipidico che interagisce con foglietto interno) e poi vi è il core (fa da ponte tra il lipide A e la porzione polisaccaridica che ha funzione antigenica “rappresenta l’antigene 0”).
- Sierodiagnosi. È la diagnosi di malattia infettiva che viene posta mettendo a contatto il siero del soggetto con speciali antigeni. Questa metodica viene impiegata soprattutto per la diagnosi del tifo, della sifilide, della mononucleosi infettiva, oltre che della toxoplasmosi, delle infezioni da citomegalovirus, di alcune malattie reumatiche e dell’AIDS. Si basa sulla reazione (di solito di agglutinazione) tra gli anticorpi presenti nel sangue del paziente ed i relativi antigeni aggiunti in laboratorio.
- PCR. Polymerase chain reaction (PCR), tecnologia che permette l'amplificazione di sequenze ordinate dell'acido nucleico virale. In breve tempo dall'arrivo dei campioni al laboratorio, è infatti possibile rilevare l'eventuale presenza di acido nucleico virale. E' una metodica che permette di evidenziare il genoma virale con la sintesi ciclica di cDNA in vitro per avere un numero elevato di copie di sequenze specifiche e facile evidenziazione dell'agente eziologico. La metodica prevede tre fasi distinte. Con la prima fase si estrae l'RNA dal sangue o da campioni di organo, in particolare la milza. La seconda fase include la denaturazione del doppio filamento di RNA e quindi l'aggiunta della trascrittasi inversa per la sintesi del cDNA che verrà poi amplificato dalla PCR. Nella terza fase vi è la lettura dei prodotti della PCR tramite elettroforesi su gel di agarosio.
- Capside virale. In un virus il capside è la struttura proteica che racchiude l'acido nucleico del virus e lo protegge dall'ambiente esterno. Sulla superficie dei capsidi a simmetria icosaedrica si osservano diverse subunità morfologiche dette capsomeri. La maggior parte dei capsidi appaiono vagamente sferici, in realtà essi presentano una simmetria icosaedrica (ad esempio il virus HIV). Altri capsidi appaiono filamentosi e sono detti a simmetria elicoidale (ad esempio il virus della rabbia). Esistono anche diversi capsidi per i quali non è possibile identificare una precisa simmetria (si parla in questo terzo caso di simmetria complessa).
- Tipi di colture. COLTURE A BREVE E LUNGO TERMINE: nel primo caso il n° di cicli cellulari cui vanno incontro le cellule è ridotto, mentre per le colture a lungo termine le cellule si dividono molte volte o addirittura illimitatamente nel caso delle linee cellulari stabilizzate; COLTURE IN MONOSTRATO O IN SOSPENSIONE: generalmente le cellule quando crescono tendono ad aderire alla superficie del recipiente di coltura, e questa adesione è richiesta come segnale di sopravvivenza. Moltiplicandosi le cellule formano uno monostrato, in quanto risentono dell’inibizione da contatto. Questo non vale per le cellule trasformate che possono formare anche colture pluristratificate. Le colture in sospensione contengono cellule che possono proliferare senza una superficie di adesione. Questa capacità è un indice di tumorigenicità, e può essere usata in vitro come test per riconoscere sostanze cancerogene. COLTURE CLONALI: in questi tipi di coltura le cellule vengono diluite prima della semina in modo tale da avere ogni cellula separata dalle altre, che prolifera formando una colonia singola.
- Tipi di terreni. Possono essere: liquidi (brodo: dove se c’è una crescita microbica il terreno da limpido diventa torbido, ma non so cosa è cresciuto), solidi (agarizzato: evidenzio la crescita microbica mediante la formazione di colonie 10^6 /10^7 , il batterio durante la riproduzione non si può muovere e si riprodurrà in loco). STANDARD: che contiene il brodo nutritivo, ovvero nutrienti che piacciono alla maggior parte dei batteri; COMPLESSO: che contiene il brodo nutritivo di base + aggiunte (amminoacidi, proteine, basi azotate) e si divide in 1)AGAR SANGUE, che contiene globuli rossi ed è torbido, 2) AGAR CIOCCOLATO, che è agar sangue cotto, cioè globuli rossi lisi ed assume un colore marrone.
- Tipi di campioni. SELETTIVO: in questo metto qualcosa che uccide tutti gli altri batteri, ma non quello che intendo studiare; ARRICCHIMENTO: vado a mettere qualcosa che oltre ad uccidere tutti gli altri batteri, favorisce la crescita del batterio che intendo studiare; DIFFERENZIALE: in questo caso differenzio i batteri in base alle loro caratteristiche metaboliche. Un esempio è il terreno MacConkey, che contiene lattosio e glucosio (se il batterio utilizza il lattosio, il ph cambia e le colonie diventano fucsia, se non sa utilizzare lo zucchero le colonie rimangono bianche).
- Virus a RNA/DNA. La struttura elementare di un virus è costituita da un nucleo ( core ) racchiuso da un rivestimento proteico detto capside. Il nucleo è formato da materiale genetico, cioè da un acido nucleico, che può essere DNA oppure RNA, ma mai da entrambi contemporaneamente. RNA: I Virus a RNA sono virus che utilizzano l'RNA come materiale genetico e vengono chiamati Ribovirus. Questo acido nucleico di solito è presente come filamento singolo, positivo o negativo, anche se sono presenti gruppi di virus che utilizzano un RNA a doppio filamento. Principali virus patogeni appartenenti ai virus a RNA sono i virus della SARS, dell'Influenza e dell'Epatite virale C, HIV, rabbia, rosolia, morbillo, parotite. DNA: I Virus a DNA sono virus che utilizzano il DNA come materiale genetico e si moltiplicano utilizzando una DNA polimerasi DNA- dipendente e vengono chiamati Deossiribovirus. Hanno un genoma a doppio filamento, anche se sono presenti gruppi a filamenti singolo. I principali sono: il virus dell’HPV, virus erpetici (herpes simplex, herpes zoster), virus dell’epatite B, CMV.
- Esame diretto per l'identificazione dei microrganismi. In microbiologia per l’identificazione dei microrganismi si ricorre molto spesso al metodo diretto usando anticorpi marcati contro particolari antigeni presenti in un determinato materiale. Nella maggior parte dei casi la tecnica di immunofluorescenza completa l’esame colturale, in altre l’immunofluorescenza è importante per la prima identificazione dei microrganismi e l’esame colturale serve poi da conferma.
- Parte tossica dell'esotossina. L'esotossina è un tipo di tossina batterica. Si ritrovano negli estratti cellulari e nel terreno di coltura; sono rilasciate all'esterno dai batteri, al contrario delle endotossine che sono invece componenti strutturali interne o della parete cellulare. Come quasi tutte le proteine sono termosensibili, e sono quindi velocemente inattivate dal calore per denaturazione della loro struttura molecolare. Sono facilmente inattivabili anche chimicamente e, una volta inattivate, prendono il nome di TOSSOIDI o ANATOSSINE. Le esotossine sono costituite di due parti: una parte A tossica ed una parte B che funge da legame con la parete cellulare (recettore per la cellula bersaglio). Queste due subunità sono legate da un ponte di solfuro, che si spezza non appena la subunità B si lega al recettore cellulare, permettendo, così, l'ingresso nella cellula della subunità A.
- Principali metodi di diagnosi diretta di infezione microbica (batteri, virus e miceti). Osservazione al microscopio ottico, a fluorescenza, elettronico, indagini colturali, identificazione di antigeni microbici o di porzioni genomiche, metodiche di biologia molecolare, reazioni di ibridizzazione, la pcr. Si va a cercare il microrganismo nei campioni biologici che sono il sangue le feci e le urine, nel sangue l’esame che si fa è l’emocultura, nelle feci si chiama copro cultura, nell’urine si chiama urino cultura.
- Meningite (agente patogeno, diagnosi e terapia): La meningite è una infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale (le meningi). La malattia generalmente è di origine infettiva e può essere virale o batterica. La forma virale, detta anche meningite asettica, è quella più comune, solitamente non ha conseguenze gravi e si risolve nell’arco di una decina di giorni. Uno degli agenti più diffusi della meningite virale è un virus appartenente al gruppo degli enterovirus, gli stessi che danno influenza gastrica. La forma batterica, invece, è più rara ma estremamente più seria e può avere conseguenze fatali. Gli agenti della meningite batterica sono diversi e il più temuto, Neisseria meningitidis detto meningococco. I primi sintomi della meningite possono facilmente essere confusi con quelli dell’influenza. Solitamente i sintomi peggiorano nell’arco di un paio di giorni, ma in qualche caso la decorrenza della malattia è estremamente rapida, con il rischio per il malato di subire un danno cerebrale o addirittura di morire. La malattia si manifesta con: irrigidimento del collo, febbre alta, mal di testa acuto, vomito o nausea con mal di testa, senso di confusione, sonnolenza, convulsioni, fotosensibilità, inappetenza. Il trattamento tempestivo della meningite batterica viene effettuato con cura antibiotica, che può essere più efficace se il ceppo agente dell’infezione viene caratterizzato e identificato. Nel caso delle meningiti di origine virale, non c’è cura antibiotica, ma solitamente i sintomi si risolvono da soli nel corso di una settimana senza necessità di alcuna terapia al di là delle tipiche cure applicate alle sindromi influenzali.
- Criteri di classificazione dei virus: Ospiti: animali, piante, batteri; Natura dell’acido nucleico nel virione: RNA o DNA; Simmetria del capside: icosaedrico, elicoidale o complesso; Presenza o assenza di un involucro; Architettura del genoma: ds, ss, frammentato, dimensione; Omologia di sequenza; Strategie di replicazione. I virus nudi di origine animale hanno una simmetria esclusivamente di tipo icosaedrico; I virus con envelope possono avere il nucleocapside sia a simmetria elicoidale sia a struttura icosaedrica; I virus più grandi (come i Poxvirus) possono avere una struttura morfologica più complessa.
- Encefalite: Si definisce encefalite un processo infiammatorio che colpisce l'encefalo. Quando vi sono associati processi infiammatori a carico del midollo spinale(mieliti), si parla di encefalomielite; quando il processo infiammatorio coinvolge anche le meningi, si parla di meningoencefalite o meningoencefalomielite. I processi infiammatori dell'encefalo possono essere determinati da numerosi fattori morbigeni (batteri, virus, miceti, parassiti, sostanze tossiche,ipersensibilità, ecc.); Le encefaliti possono presentarsi con segni e sintomi molto differenti: Disturbi dello stato di coscienza (obnubilamento o confusione mentale con torpore psichico oppure, al contrario, stati di eccitamento con confusione mentale); Segni di focolaio (aprassie, afasie, agnosie, epilessia); Disturbi della motilità, della sensibilità, segni cerebellari, segni extrapiramidali; Segni di meningei (dolore, rigidità nucale) e sintomi midollari. Diagnosi basata su: Sintomatologia neurologica polifocale; Esame del liquido cefalorachidiano; Esame elettroencefalografico; Neuroradiologia (imaging TC con e senza contrasto; RM dopo una prima valutazione). Le terapie sono in funzione dall'eziologia o della patogenesi. Si somministreranno, antibiotici nel caso delle encefaliti batteriche o
PATOLOGIA
1. Malattie ereditarie. Le malattie ereditarie, sono malattie trasmesse dai genitori alla prole causate da una o +
alterazioni del patrimonio genetico come mutazioni geniche o alterazioni cromosomiche alcune si manifestano fin da prima del concepimento altre in periodi successivi altre in età avanzata. Possono essere dominanti o recessive in base alle proprietà della sequenza genica interessata.
2. Ipertermia. L'ipertermia è un forte aumento della temperatura corporea, dovuto a febbre infettiva, febbre non
infettiva, stimolazione dei centri termo regolatori (dovuta a emorragia cerebrale e tumori cerebrali ecc) in cui si può avere la produzione di sostanze pirogene che stimolano l’ipotalamo, da cui dipartono impulsi che attivano la produzione di calore (brividi) e la sua conservazione tramite vasocostrizione periferica. Può verificarsi anche a causa di particolari condizioni climatiche tipiche dell'estate, ovvero alta temperatura dell'aria, alta umidità e prolungata esposizione al sole. È diversa dalla febbre, perché la febbre è una risposta dell'organismo a uno stato di infezione e insorge a prescindere dalla temperatura esterna, su comando della regione pre-ottica dell'ipotalamo anteriore; l'ipertermia insorge senza questo comando, indotta solo dalla temperatura esterna.
3. Le ipertermie. Ne distinguiamo 2 tipi: ipertermia di origine endocrina che e dovuta all’eccessiva produzione
di ormoni tiroidei (la triodotironina, trioxina). E la ipertermia maligna,cioè,una malattia ereditaria trasmessa x via autosomica dominante,i portatori sono asintomatici pero a causa di eventi scatenanti come la somministrazione di anestetici x interventi chirurgici possono portare fino a un rialzo termico di 46° C.
4. Colpo di calore. È una condizione del corpo caratterizzata da un repentino incremento della temperatura
corporea in particolari condizioni climatiche, con alta temperatura dell’aria e alta umidità. Quando un soggetto viene sottoposto ad un intenso stress termico i meccanismi deputati alla termoregolazione possono fallire. Tale fallimento è responsabile dei classici sintomi associati al colpo di calore: la cute diventa calda e disidratata, la sudorazione si arresta e la temperatura corporea sale notevolmente. Questi sintomi sono preceduti da segnali di allarme come nausea, confusione, annebbiamento della vista, senso di debolezza, tachicardia.
5. Istoflogosi e angioflogosi. L’angioflogosi è l’infiammazione acuta caratterizzata da un inizio brusco seguito da
una serie di eventi caratterizzati dalla prevalenza di fenomeni vascolo-ematici, responsabili della comparsa di sintomi cardinali, culminando nella risoluzione o nella trasformazione in forma cronica. L’istoflogosi è l’infiammazione cronica sia che si manifesta come tale sin dall’inizio , sia che subentri dalla forma Acuta, ha una maggiore durata e va incontro ad oscillazioni della sua gravità ed a fenomeni di riacutizzazione, viene detta istoflogosi per la prevalenza dei fenomeni tissutali su quelli vascolo-ematici.
6. Citochine. Le citochine sono un insieme di proteine secrete da diverse cellule del sistema immunitario come
risposta ad uno stimolo immunologico, in grado di modificare il comportamento di altre cellule, inducendo nuove attività come crescita, differenziamento e morte. In particolare le citochine regolano la risposta immune, la riparazione dei tessuti, la fibrogenesi e la chemiotassi. Possono essere chiamate: interleuchine (se mettono in comunicazione differenti leucociti); linfochine (se le cellule produttrici sono i linfociti); monochine (se sono prodotte da cellule di origine monocitaria); chemio chine (quando la principale funzione è quella di stimolare la migrazione dei leucociti modulando l’espressione di molecole di adesione. Tra le citochine infiammatorie la TNFa è la prima ad essere prodotta nella reazione infiammatoria seguita da IL1 e IL6.
7. Essudato. L’essudato è costituito dalla parte liquida del sangue. La parte liquida fuoriesce dai capillaribe si
accumula nello spazio interstiziale. La presenza dell’essudato nei tessuti determina la formazione dell’edema infiammatorio. Il Trasudato si distingue dall’essudato per un contenuto proteico molto basso. I vari tipi di essudato: sieroso (aspetto limpido scarso contenuto in fibrina); sieroso-fibrinoso (aspetto semitorbido, ricco in fibrina povero in cellule); fibrinoso (aspetto flocculante); catarrale (appare viscoso perché ricco di muco); purulento (aspetto torbido colore giallo); emorragico (colore rossastro presenza di emazie), necrotico- emorragico; allergico (ricco di eosinofili).
8. Che cosa causa il granuloma cronico. Malattia che si verifica quando microrganismi o materiali di natura
organica o inorganica non vengono digeriti. L'indigeribilità è dovuta alla natura dell'agente flogogeno oppure a patologie a carico dei fagociti che non riescono ad uccidere e digerire il materiale per un difetto nell'esplosione respiratoria che comporta scarsa o assente produzione di ossigeno, potente microbicida e si formano così granulomi costituiti da cellule giganti multi nucleate, macrofagi, linfociti T e B. Queste infezioni sono dette granulomatose per il fatto che il loro infiltrato cellulare è caratterizzato dalla comparsa di formazioni sferiche a forma di granuli.
9. Reazioni immunopatogene/reazioni di ipersensibilità. Sono reazioni immuni che provocano nell’organismo
in cui si svolgono la comparsa di manifestazioni patologiche sia localizzate che sistemiche. Abbiamo diversi tipi di reazioni immunopatogene: Tipo 1 dette anche anafilattiche o allergiche e sono indotte dalla presenza nell’organismo di antigeni innocui (allergeni), questi stimolano nei soggetti predisposti un eccessiva produzione di anticorpi specifici appartenenti alla classe delle IgE, responsabili della comparsa di fenomeni patologici ogni qual volta che ripenetra nell’organismo lo stesso antigene; Tipo2 rappresentate da reazioni citolitiche o citotossiche, perché l’interazione anticorpo antigene è seguita dalla distruzione delle cellule che si verifica per lisi indotta dal complemento o per fagocitosi, contro antigeni endogeni o cmq che si sono fissati sulle cellule e si hanno nelle trasfusioni, anemia emolitica, differenza antigenica tra madre e feto Rh-/Rh+ ; Tipo3 sono caratterizzate dalla formazione di immunocomplessi che interagendo con i mediatori del siero e con il sist. del complemento suscitano una risposta infiammatoria locale o generalizzata. Questi immunocomplessi possono circolare nel torrente ematico e arrestarsi contro le pareti vasali o in strutture di filtraggio, infatti possono manifestare: malattie da siero, artrite reumatoide e glomerulo nefrite ; Tipo 4 responsabili di reazioni di ipersensibilità ritardata o cellulo mediata, mediata da cellule cd 4 helper, cd 8 citotossiche e macrofagi. Si ha nei rigetti o cmq a livello diagnostico si può utilizzare nella razione alla tubercolina: Come nelle reazioni di tipo 1 le reazioni di tipo 4 compaiono al secondo contatto con l’antigene o ai contatti successivi al primo (sensibilizzazione, scatenamento, risoluzione); Tipo 5 è causata da autoanticorpi anti recettore che legandosi a questo lo stimolano imitando l'azione esercitata dal ligando fisiologico un es di malattia è l'ipoglicemia causata da autoanticorpi diretti verso il recettore dell'insulina che mima l'azione di questo ormone favorendo la penetrazione del glucosio nella cellula, oppure l'ipertiroidismo; Tipo 7 invece è causata da autoanticorpi che bloccano l'attività dei recettori....come nel caso della miastenia gravis in cui vengono bloccati i recettori per l'acetilcolina che poi vengono fagocitati e si ha quindi una loro riduzione.
10. Rigetto del trapianto. È una condizione caratterizzata da un processo immune diretto verso il riconoscimento
“non self” di antigeni espressi dall’ospite. Il rigetto può essere suddiviso in acuto, iper acuto e cronico sulla base di insorgenza e del tipo di processo coinvolto. Il 50% dei pazienti sottoposti a trapianto va incontro a patologia infettiva post-chirurgica. I trapianti più frequenti, in ordine di trapianto sono: rene, fegato, cuore e polmone.
11. Le reazioni di rigetto. Si ha il rigetto iperacuto quando nel sangue del ricevente sono contenuti anticorpi che
reagiscono con antigene presenti nelle cellule trapiantate, si manifesta da pochi minuti fino a 72 ore dal trapianto. Si ha il rigetto acuto quando si verifica una reazione tra gli anticorpi o i linfociti t citotossici dell’ospite verso le molecole di istocompatibilità, si verifica dai 15 gg ai 6 mesi dal trapianto. Il rigetto cronico invece si manifesta non prima dei 3 mesi o a distanza di qualche anno, ed è causato da una reazione di ipersensibilità ritardata.
12. Rigetto acuto. Il rigetto acuto interviene in un periodo di tempo compreso tra 2 settimane e 1 anno dopo il
trapianto ed è mediato dalle reazioni di anticorpi o linfociti T citotossici dell’ospite verso le molecole di istocompatibilità espresse dalle cellule parenchimali ed endoteliali dell’organo trapiantato. Si può presentare in diverse forme: se è caratterizzato dalla necrosi delle cellule dei vasi sanguigni è detto vascolare, se invece è caratterizzato da anticorpi diretti contro gli antigeni presenti sulle cellule dei vasi è detto umorale. Quando in questo tipo di rigetto è coinvolta la produzione di citochine (molecole pro-infiammatorie capaci di reclutare le cellule infiammatorie del sangue), queste richiamano anche i linfociti T citotossici ed i macrofagi presenti nel sangue ed il rigetto viene definito cellulare. I linfociti ed i macrofagi si infiltrano nel tessuto dell'organo trapiantato che necrotizza.
13. Rigetto iperacuto. La reazione di rigetto iperacuta si manifesta in un periodo compreso che và da qualche ora
a qualche giorno dal trapianto e si ha quando nel sangue del ricevente sono contenuti anticorpi che reagiscono con antigeni presenti nelle cellule trapiantate. Ciò avviene nei soggetti che hanno avuto molte trasfusioni, altri trapianti o nelle pluripare sensibilizzate da antigeni fetali. Gli antigeni prevalentemente coinvolti sono quelli del gruppo AB0 e HLA. L’organo va in contro a necrosi per mancato apporto di ossigeno e nutrienti, per una occlusione trombotica dei vasi sanguigni a causa di un processo flogistico.
14. Rigetto cronico. Si manifesta non prima di 3 mesi o anche a distanza di qualche anno dal trapianto è causata
da una reazione di ipersensibilità ritardata nella quale si ha produzione di citochine che stimolano i fibroblasti a moltiplicarsi e a produrre collagene con la conseguente distruzione del parenchima dell’organo trapiantato che viene sostituito da estese cicatrici.
movimenti delle cellule in diapedesi sono possibili per l’attività dei microtubuli e dei microfilamenti del citoplasma. E’ particolarmente intensa negli stati infiammatori.
25. Flogosi. L'infiammazione o flogosi è un meccanismo di difesa non specifico innato, che costituisce una
risposta protettiva dell’organismo ad un danno provocato da un qualsiasi agente, microrganismo, trauma meccanico, fisico, chimico e biologico, o reazione autoimmune il cui obiettivo finale è l'eliminazione della causa iniziale di danno cellulare o tissutale. Si verifica solo negli organismi dotati di sistema circolatorio e può essere acuta o cronica. Solitamente è locale ma può avere manifestazioni sistemiche come febbre, leucocitosi e risposta di fase acuta. Clinicamente, i segni cardini dell'infiammazione sono: arrossamento, tumefazione, calore della parte infiammata, dolore, alterazione funzionale.
26. Flogosi allergica. La flogosi allergica rappresenta il risultato di una reazione IgE-mediata avviata
dall'allergene verso il quale un soggetto “atopico”, quindi geneticamente predisposto, è sensibilizzato; questa a sua volta è la causa diretta patogenetica della Immunoflogosi con conseguente sintomatologia clinica nella sede in cui è avvenuto l’incontro tra il “fattore scatenante” allergene ed il “complesso reattivo” IgE-mast-cellula.
27. Organi linfoidi primari. Sono il midollo osseo e il timo cioè i siti dove avviene la formazione e/o la
maturazione dei linfociti, che si distinguono in linfociti B che completano nel midollo osseo il processo di maturazione e in linfociti T che abbandonano il midollo osseo allo stato ancora indifferenziato e maturano nel timo. Dal sangue vengono trasportati agli organi linfoidi secondari come linfonodi e milza.
28. Shock anafilattico. è la più grave manifestazione sistemica della ipersensibilità tipo 1. L'anafilassi è una
reazione dell'organismo che produce una serie di anticorpi IgE in grado di legarsi a particolari cellule del sangue provocando la liberazione di alcune sostanze (istamina e leucotrieni) che agiscono negativamente su diversi apparati dell'organismo, principalmente la pelle, i bronchi, l'intestino e il cuore. La pressione si abbassa, il respiro si fa difficoltoso in quanto il polmone è preda di un attacco asmatico e la pelle può presentare orticaria. I sintomi sono: formicolio e senso di calore al capo e alle estremità ,un forte prurito sul volto, sulle mani, all'inguine e al torace a cui si associano starnuti e tosse ,rossore, gonfiore, vomito e dolori intestinali, difficoltà respiratorie e senso di soffocamento.
29. Sintomi dell’infiammazione. sono calore, arrossamento dovuti alla dilatazione dei capillari che provocano un
aumento del flusso sanguigno fino al rallentamento con stasi, gonfiore, per fuoriuscita attraverso le pareti capillari di essudato che si accumula nella matrice connettivale, dolore per la compressione che esercita l’essudato sulle terminazioni nervose, compromissione funzionale della parte lesa.
30. Trapianto del midollo osseo. è un trapianto di cellule staminali che ha il compito di produrre le cellule del
sangue. Si effettua in quei soggetti che presentano tumori delle cellule del sangue (leucemie e linfomi, anemia aplastica o nelle immunodeficienze congenite).Può essere di tipo autologo cioè effettuato con un campione di midollo osseo prelevato dallo stesso pz in un momento di remissione della malattia e privato dalle cellule neoplastiche eventualmente presenti con una terapia di condizionamento; allogenico in cui donatore e ricevente sono persone diverse e le cellule devono essere compatibili, cioè il sistema HLA deve essere molto simile altrimenti si ha il rigetto, si ricerca perciò un donatore consanguineo; singenico quando il donatore è un gemello identico al ricevente.
31. Febbre. risposta fisiologica dell’organismo caratterizzata da un aumento della temperatura corporea al di sopra
dei 37.5°C. Consiste in una alterazione funzionale reversibile dei neuroni dei centri regolatori ipotalamici innescata da diverse citochine in numerose condizioni patologiche (infezioni, malattie infiammatorie, traumi, contusioni importanti). Si presenta con pallore, brividi, sensazione di freddo, cefalea e malessere generale.
32. MHC. Il Complesso Maggiore di Istocompatibilità o anche Major Histocompatibility Complex (MHC) è un
gruppo di geni polimorfici costituito da 30 unità, localizzato sul cromosoma 6.
33. Esempio di alterazione quantitative e qualitative del cariotipo. Si parla di alterazione quantitativa quando il
numero dei cromosomi varia, in eccesso o in difetto. Si ha un alterazione qualitativa quando uno o più cromosomi presentano alterazioni, senza che il numero totale di essi risulti alterato. Essudato: Si intende il fluido liberato all’interno della ferita, costituito da due frazioni: liquida, organica, quest’ultima composta da proteine, cellule di provenienza ematica (granulociti neutrofili ed eosinofili, linfociti, plasmacellule, globuli rossi) e da sostanze provenienti dalla distruzione o dall’attività metabolica del tessuto infiammatorio. Trasudato: Liquido organico proveniente dal plasma e filtrato attraverso la parete dei capillari determinato da fenomeni di stasi. Alta fluidità, basso contenuto di proteine e cellule scarse o assenti.