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Storia del doping ,principali sostanze dopanti, come vincere il doping
Tipologia: Appunti
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Il termine doping indica l’uso di farmaci o sostanze farmacologicamente attive, non giustificato da uno stato di malattia, assunti per alterare le condizioni fisiologiche e psicofisiche dell’organismo e migliorare le prestazioni agonistiche. Poiché il doping migliora i risultati ottenuti con l’allenamento, è una pratica illecita, contraria al principio di correttezza caratteristico dello sport. La causa principale della diffusione del doping è l’esasperazione della competizione, indotta da interessi economici e politici, ma il giro d’affari che ruota intorno agli incontri sportivi non può giustificare il diffondersi di una mentalità tollerante nei confronti del doping.
Il termine deriva dalla parola inglese "dope": essa, in principio, indicava una mistura di vino e tè bevuta regolarmente dagli schiavi americani per rimanere attivi e lavorare.
Il doping non è un fenomeno recente, fin dall'antichità si è fatto ricorso a sostanze e pratiche per cercare di migliorare una prestazione sportiva; già nelle Olimpiadi dell’antica Grecia si faceva uso di erbe e funghi allucinogeni ritenuti capaci di far aumentare le capacità atletiche. Se nelle civiltà antiche si faceva ricorso a funghi, piante e bevande stimolanti, con lo sviluppo della farmacologia e dell'industria farmaceutica si assiste nel XIX secolo ad una diffusione di sostanze quali alcool, stricnina, caffeina, oppio, nitroglicerina e trimetil (sostanza alla quale si deve la prima morte conosciuta per doping, quella del ciclista Linton nel 1896).
Negli anni Cinquanta fecero la loro comparsa le anfetamine, che ebbero la loro massima diffusione negli anni Settanta e, poco dopo, i primi stimolanti artificiali. Intanto i casi di malattie legate al doping divennero sempre più numerosi. Ai Giochi Olimpici di Roma (1960) morirono due atleti: il ciclista danese Knutiensen, stroncato da un collasso per eccesso di anfetamine, e l’ostacolista Dick Howard, trovato morto per overdose di eroina. Sulla scia emotiva di queste due morti, nel 1960 venne mosso il primo passo significativo
nella lotta contro il doping. Furono introdotti i primi test antidoping e il Concilio Europeo, comprendente 20 nazioni, stilò un documento di condanna dell’uso di sostanze dopanti nello sport. Si dovette, però, arrivare alla tragica scomparsa del ciclista britannico Tommy Simpson durante il Tour de France del 1967, per muovere passi più convincenti nella lotta al doping. Nel 1968 alle Olimpiadi di Città del Messico il CIO(Comitato Olimpico Internazionale) rese ufficiale la prima lista di sostanze proibite. Negli anni Ottanta lo sviluppo delle tecniche dì laboratorio contribuì a incrementare i tipi e la frequenza dei test antidoping.
Questi provvedimenti non furono sufficienti a bloccare il fenomeno: le sostanze dopanti venivano assunte dagli atleti lontano dal periodo di competizione e dai reIativi controlli antidoping. Si diffuse il doping ematico, ossia la somministrazione di globuli rossi, oppure di sostanze artificiali, per migliorare il trasporto di ossigeno: una pratica oggi vietata in tutte le sue forme perché può provocare gravi danni cardio-circolatori. Nel corso degli anni Ottanta ebbero grande diffusione anche gli steroidi anabolizzanti, in grado di far aumentare la massa muscolare, ma accusati di causare tumori e impotenza
PRINCIPALI SOSTANZA DOPANTI
Le principali sostanze dopanti sono: -STIMOLANTI: determinano un aumento dell’attenzione, della concentrazione e della carica aggressiva; possono portare a disturbi cardiocircolatori e neurologici. Tra essi vi sono: l’anfetamina, la cocaina, la caffeina, l’efedrina, etc. -NARCOTICI: vengono assunti per eliminare la sensazione di dolore; possono creare problemi alla respirazione e riduzione della capacità di concentrazione. Nei narcotici rientrano: la morfina, il metadone, la diamorfina, etc. -ANABOLIZZANTI: sono impiegati per potenziare la massa muscolare ed aumentare la carica aggressiva. Sono usati quindi durante la preparazione e nei periodi pre-gara. Gli ormoni maschili possono creare sterilità nell’uomo e fenomeni di virilizzazione nelle donne. Tra essi: il
L’olimpionico Alex Schwazer è stato trovato positivo a un controllo antidoping durante le Olimpiadi del 2012, poco prima di disputare i 50 km marcia. La conseguenza fu l'esclusione immediata dalla squadra olimpica dell'atleta. (fu trovato positivo all’Epo, eritropoietina. L'EPO è usata in ambito sportivo come sostanza dopante: alla base di tale utilizzo, che avviene al di fuori delle indicazioni previste nella scheda tecnica, stanno la sua capacità di incrementare il numero di eritrociti anche in soggetti sani. Gli atleti possono illegalmente avvantaggiarsene per ottenere un aumento del trasporto di ossigeno ai tessuti (specie quello muscolare scheletrico e cardiaco), migliorando, in questo modo, il livello della performance sportiva.
NON ERO PIU' LUCIDO- « Avevo aspettative forti e così sono caduto. Volevo tornare più forte di prima e non sono più riuscito a dire no all'Epo» racconta Schwazer. «Ho vissuto tre anni difficili come atleta. Nel 2010 non sono stato bene dopo l'Europeo di Barcellona, non sentivo più emozioni, volevo smettere - ricorda - A fine 2011, dopo un anno travagliato non avevo più piacere ad allenarmi, avevo la nausea. Non ero più lucido».
LA SCELTA SBAGLIATA - La pressione per le Olimpiadi alle porte ha definitivamente rotto l'equilibrio già fragile di Schwazer: «Ho fatto la scelta sbagliata: puntare su due gare. La 50 la posso vincere anche senza doping, l'ho dimostrato. La 20 km richiede invece velocità nel finale. Volevo tutto... e ora ho perso tutto». Anche perchè Alla 20 km non sono andato perché stavo male veramente, mi sentivo distrutto e non sarei stato in grado mentalmente di sostenere la gara»
Come vincere il doping
Il doping non si può sconfiggere solo accentuando i controlli e le punizioni, tra cui l’averne riconosciuto la qualifica di reato vero e proprio, ma piuttosto con uno sforzo maggiore nell’opera di rieducazione allo sport. Quando un ragazzo decide di avviarsi alla pratica di un’attività sportiva è necessario che qualcuno lo aiuti a porsi in modo chiaro quali possano essere i suoi obiettivi. Dato per scontato che la scelta di uno sport nasca come prima spinta per l’istintivo piacere che si prova durante tale attività, come ad esempio dare calci a un pallone o impugnare una racchetta, correre o saltare o nuotare o pedalare, o altro ancora, compito dell’educatore (allenatore, istruttore, medico, insegnante, genitore) sarà quello di aiutarlo a comprendere bene due punti:
Questo significa che occorre una valutazione obiettiva delle proprie doti atletiche e di conseguenza, in base alle esigenze dello sport preferito, pianificare come migliorarsi (= pianificazione dell’allenamento). È vero che campioni si nasce (e solo pochi lo sono), ma è altrettanto vero che atleti lo si diventa grazie ad un corretto allenamento, e tutti possono diventare atleti.