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E-book linguistica generale, Dispense di Linguistica

E-book su i metodi più efficaci di distribuzione e consumo della lingua tramite il web

Tipologia: Dispense

2015/2016

Caricato il 14/06/2016

Benedetta.Morari
Benedetta.Morari 🇮🇹

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Introduzione
Franco Lorenzi
Internet è uno strumento che ore a ognuno di noi straordinarie opportunità di raccogliere e consultare documenti, immagini e suoni: in una parola,
conoscenze, che risultano sempre più utili e, spesso, indispensabili nella moderna società dell’informazione. Chi si occupa di lingue e letterature non
fa eccezione e ricorre alla Rete quotidianamente per lavoro o per studio. Ma Internet, come sappiamo bene, è un mare in cui bisogna tenere la rotta
per non disperdersi o, peggio, naufragare. Se, ad esempio, prendiamo i due motori di ricerca più usati (Google e Yahoo!) nella loro versione italiana,
e digitiamo come parole chiave lingua e letteratura seguite dagli aggettivi cinese, francese, inglese, portoghese, spagnola, russa e tedesca otteniamo
i seguentirisultati 1:
parole chiave risultati ottenuti con
Google Italia
risultati ottenuti con
Yahoo! Italia
lingua cinese 957.000 3.960.000
lingua francese 28.600.000 25.200.000
lingua inglese 2.380.000 15.100.000
lingua portoghese 6.330.000 13.700.000
lingua spagnola 791.000 9.240.000
lingua russa 717.000 7.270.000
lingua tedesca 913.000 14.400.000
Tabella 1. Risultati ottenuti con Google e Yahoo! Italia per ricerche su lingua
parole chiave risultati ottenuti con
Google Italia
risultati ottenuti con
Yahoo! Italia
letteratura cinese 1.570.000 778.000
letteratura francese 4.100.000 2.750.000
letteratura inglese 1.150.000 7.000.000
letteratura portoghese 531000 4.510.000
letteratura spagnola 825000 1.030.000
letteratura russa 398000 1.100.000
letteratura tedesca 1.290.000 1.330.000
Tabella 2. Risultati ottenuti con Google e Yahoo! Italia per ricerche su letteratura
I documenti consultabili, naturalmente, sdano ogni concreta possibilità di lettura e se poi volessimo allargare la ricerca a lingue diverse dall’italiano
la situazione si farebbe ancor più sconfortante. Ad esempio, avviando una ricerca in Google con la parola-chiave English literature otteniamo ben
141.000.000 di risultati! Di fronte a questo, lo studente (di ogni età) che vuole apprendere una lingua straniera o la persona che ha bisogno di
informazioni generali o speciche sulla lingua e i testi si trova in evidente dicoltà e riconosce di aver bisogno di una guida. Come ha scritto più volte
Umberto Eco nelle sue Bustine di Minerva 2, la vastità della Rete richiede dei ltri per scegliere e catturare le informazioni tecniche, scientiche,
disciplinari, in modo tale da non perdere tempo in navigazioni inutili e infruttuose e, soprattutto, per rendersi conto dell’eettiva adabilità e
originalità delle idee. La ricerca scientica ha come vantaggio quello di accumulare le conoscenze e di proporne una verica costante: chi vuole
andare oltre le conoscenze consolidate ha sicuramente il diritto di farlo (anzi, è questo il lavoro dello scienziato), ma deve altrettanto sicuramente
conoscere ciò che è già stato fatto. Il volume che presentiamo ha lo scopo di orire una guida alle informazioni disponibili in Rete 3 per chi vuole
occuparsi di un gruppo di lingue e letterature straniere che sono insegnate e diuse oggi in Italia. Il gruppo comprende il cinese, il francese, l’inglese,
il portoghese, il russo, lo spagnolo e il tedesco; ogni capitolo del libro è dedicato a una di queste lingue e rispettive letterature. L’insieme è
indubbiamente limitato (e contiamo in futuro di ampliare in modo signicativo la scelte degli idiomi), ma ci è sembrato utile iniziare il lavoro per
vericare se la formula che abbiamo scelto è eettivamente utile.Il criterio che ci siamo dati non è quello dell’esaustività; non proporremo una
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Anteprima parziale del testo

Scarica E-book linguistica generale e più Dispense in PDF di Linguistica solo su Docsity!

Introduzione Franco Lorenzi Internet è uno strumento che offre a ognuno di noi straordinarie opportunità di raccogliere e consultare documenti, immagini e suoni: in una parola, conoscenze , che risultano sempre più utili e, spesso, indispensabili nella moderna società dell’informazione. Chi si occupa di lingue e letterature non fa eccezione e ricorre alla Rete quotidianamente per lavoro o per studio. Ma Internet, come sappiamo bene, è un mare in cui bisogna tenere la rotta per non disperdersi o, peggio, naufragare. Se, ad esempio, prendiamo i due motori di ricerca più usati ( Google e Yahoo! ) nella loro versione italiana, e digitiamo come parole chiave lingua e letteratura seguite dagli aggettivi cinese, francese, inglese, portoghese, spagnola, russa e tedesca otteniamo i seguentirisultati 1: parole chiave risultati ottenuti con Google Italia risultati ottenuti con Yahoo! Italia lingua cinese 957.000 3.960. lingua francese 28.600.000 25.200. lingua inglese 2.380.000 15.100. lingua portoghese 6.330.000 13.700. lingua spagnola 791.000 9.240. lingua russa 717.000 7.270. lingua tedesca 913.000 14.400. Tabella 1. Risultati ottenuti con Google e Yahoo! Italia per ricerche su lingua parole chiave risultati ottenuti con Google Italia risultati ottenuti con Yahoo! Italia letteratura cinese 1.570.000 778. letteratura francese 4.100.000 2.750. letteratura inglese 1.150.000 7.000. letteratura portoghese 531000 4.510. letteratura spagnola 825000 1.030. letteratura russa 398000 1.100. letteratura tedesca 1.290.000 1.330. Tabella 2. Risultati ottenuti con Google e Yahoo! Italia per ricerche su letteratura I documenti consultabili, naturalmente, sfidano ogni concreta possibilità di lettura e se poi volessimo allargare la ricerca a lingue diverse dall’italiano la situazione si farebbe ancor più sconfortante. Ad esempio, avviando una ricerca in Google con la parola-chiave English literature otteniamo ben 141.000.000 di risultati! Di fronte a questo, lo studente (di ogni età) che vuole apprendere una lingua straniera o la persona che ha bisogno di informazioni generali o specifiche sulla lingua e i testi si trova in evidente difficoltà e riconosce di aver bisogno di una guida. Come ha scritto più volte Umberto Eco nelle sue Bustine di Minerva 2, la vastità della Rete richiede dei filtri per scegliere e catturare le informazioni tecniche, scientifiche, disciplinari, in modo tale da non perdere tempo in navigazioni inutili e infruttuose e, soprattutto, per rendersi conto dell’effettiva affidabilità e originalità delle idee. La ricerca scientifica ha come vantaggio quello di accumulare le conoscenze e di proporne una verifica costante: chi vuole andare oltre le conoscenze consolidate ha sicuramente il diritto di farlo (anzi, è questo il lavoro dello scienziato), ma deve altrettanto sicuramente conoscere ciò che è già stato fatto. Il volume che presentiamo ha lo scopo di offrire una guida alle informazioni disponibili in Rete 3 per chi vuole occuparsi di un gruppo di lingue e letterature straniere che sono insegnate e diffuse oggi in Italia. Il gruppo comprende il cinese, il francese, l’inglese, il portoghese, il russo, lo spagnolo e il tedesco; ogni capitolo del libro è dedicato a una di queste lingue e rispettive letterature. L’insieme è indubbiamente limitato (e contiamo in futuro di ampliare in modo significativo la scelte degli idiomi), ma ci è sembrato utile iniziare il lavoro per verificare se la formula che abbiamo scelto è effettivamente utile.Il criterio che ci siamo dati non è quello dell’esaustività; non proporremo una

rassegna accademica che serva a documentare e valutare il maggior numero possibile di risorse elettroniche disponibili per le lingue e letterature 4. Questa rassegna (che, in realtà, abbiamo fatto nel corso degli anni) è sullo sfondo del nostro libro: in questa sede proporremo una scelta sistematica delle risorse che, a nostro avviso, sono più utili ed efficaci. L’ efficacia è il nostro criterio, e ciò vuol dire guidare il lettore a ipertesti, programmi, applicazioni e così via che coniughino qualità e affidabilità ed abbiano, tra l’altro, una vita ragionevolmente sicura (e non effimera) nella Rete. Per ogni lingua e letteratura seguiremo uno schema di presentazione che ci è sembrato il più convincente. I capitoli iniziano con un breve paragrafo introduttivo in cui si danno alcune indicazioni sulla diffusione e la genealogia della lingua, con dati ricavati da due grandi progetti scientifici: Linguasphere (http://www.linguasphere.info) e Ethnologue – Languages of the World (http://www.ethnologue.com). Linguasphere 5 raccoglie i risultati delle ricerche svolte dall’ Observatoire Linguistique (in inglese, Linguasphere Observatory ), nato nel 1983 presso l‘università Laval in Canada ad opera del linguista David Dalby e attivo oggi in Gran Bretagna e Francia. La linguasfera « constitue le continuum planétaire des voix de l’humanité, englobant toutes les langues et tous les sy stèmes d’enregistrement et de communication parlée et écrite. En préservant et en transmettant l’héritage collectif du savoir human, la linguasphère a permis à nôtre espèce de costruire à travers les siècles un foy er de connaissances autour d’une planète plurilingue, sous le toit des langues entrelacées, des arts et des sciences sans frontières, des sports et du droit internationaux. L’achèvement d’une linguasphère orbitale au début du XXIe siècle offre enfin à l’humanité tout entiére les clefs de ce foy er commun». Per descrivere la linguasfera in cui l’umanità è avvolta, Linguasphere ha messo a punto un complesso Repertorio ( Répertoire ) o Registro ( Register ), cioè un sistema di classificazione delle lingue secondo la loro diffusione geografica e la loro genealogia storica. In più, le lingue sono considerate secondo il numero di parlanti, facendo riferimento ad una scala decimale che definisce il rango degli idiomi, da quelli parlati da oltre un miliardo di persone a quelli in via di estinzione. Ethnologue 6 è un progetto attivo dagli anni Cinquanta del secolo scorso ed è realizzato da SIL International (http://www.sil.org/), una importante organizzazione nonprofit che si occupa delle lingue del mondo e della loro tutela 7. Le descrizioni linguistiche in Ethnologue offrono: a) un’accurata descrizione geografica, attraverso mappe, della diffusione delle diverse lingue; b) rilievi statistici aggiornati sul numero dei parlanti; c) una classificazione genetica delle lingue; d) tutto ciò basandosi su una cospicua base di studi scientifici, indicati in apposite (e utilissime) bibliografie. Scorrendo il sito di Ethnologue si trovano preziose indicazioni tecniche sul rapporto tra lingue nazionali e varietà locali e sull’attendibilità delle ricostruzioni delle diverse famiglie linguistiche. Per quanto riguarda la diffusione e la vitalità delle lingue, Ethnologue usa la scala GIDS ( Graded Intergenerational Disruption Scale ), formulata da J. Fishman (1991) e perfezionata da Lewis- Simon (2010). In questa scala, le lingue vanno da un livello 0 ( International : la lingua ha grande diffusione negli scambi, nella cultura e nelle relazioni politiche a livello internazionale) a un livello 10 (Extinct : la lingua non è più usata e non ha un valore identitario per una comunità di parlanti, sia pur ridotta). È opportuno precisare che le indicazioni fornite dai siti precedenti, fondate su solide basi scientifiche, sono, comunque, necessariamente approssimative. Non è possibile, infatti, determinare con precisione matematica il numero effettivo di parlanti nativi di una lingua, così come quello dei parlanti che praticano comunemente una lingua come lingua seconda o terza. In ogni caso, tutte le lingue rappresentate nel nostro volume sono sostenute da vaste comunità e sono oggetto di apprendimento a livello mondiale; appartengono quindi di diritto al livello 0 - International , anche se le schede elettroniche di Ethnologue usano solitamente l’etichetta 1 - National (tipica delle lingue che hanno il riconoscimento di ‘lingua ufficiale’ di uno o più Stati) dato che non esiste una determinazione univoca delle lingue internazionali o mondiali. In ogni capitolo del nostro volume, questi dati sono collegati a informazioni sulla genealogia della lingua (la cosiddetta famiglia storica a cui la lingua appartiene) e ai luoghi in cui è parlata, derivate anche dai progetti LL-MAP e MultiTree della The Linguist List. The Linguist List – International Linguistics Community Online (http://www.linguistlist.org) è l’associazione internazionale più vasta che raccoglie coloro che si occupano di lingue per lavoro e studio, e nel suo sito offre informazioni utili e documentazioni professionali 8. Il progetto LL-MAP: Language and Location – A Map Annotation Project (http://www.llmap.org) si basa su un sistema GIS – Geographical Information System , mentre MultiTree 9 (oltre a una ricca documentazione bibliografica) offre rappresentazioni a forma di grafo delle relazioni di genealogia tra le diverse lingue. Il lettore interessato a una documentazione sul lavoro scientifico di descrizione delle lingue che trattiamo in questo volume (e, nel caso, non soltanto di queste, ma di moltissime altre lingue del mondo) può trovare un valido punto di riferimento nell’OLAC - Open Language Archives Community , http://www.language-archives.org/. L’OLAC è nato nel 2000 come risultato di un convegno dedicato, appunto, alla disponibilità e alla raccolta della documentazione elettronica sulle lingue, tenutosi all’università della Pennsy lvania. Esso « is an international partnership of institutions and individuals who are creating a worldwide virtual library of language resources» e, sotto la guida di S. Bird e G. Simons e di un ricco advisory board di linguisti di tutto il mondo, raccoglie da oltre un

c) descriverne lo stile. Negli anni recenti hanno visto un grandissimo sviluppo le ricerche di carattere quantitativo e statistico, volte ad individuare le caratteristiche linguistiche ricorrenti in un tipo di testo e, quindi, a consentire un’individuazione automatica del genere a cui il testo appartiene. Questo approccio è legato, in particolare al lavoro iniziato dal linguista Douglas Biber negli anni Ottanta del secolo scorso 11. Come scrive M. Santini (2003: 78): L’idea principale […] è la seguente: quando alcuni tratti linguistici si presentano insieme (=co-occorrono) in modo coerente e regolare, si può supporre che vi sia un fine comunicativo condiviso che promuove il loro uso: è dunque ragionevole dedurre che tali testi presentino un profilo linguistico e funzioni comunicative comuni. I tratti linguistici considerati sono, ad esempio, i sostantivi o i verbi usati, i tempi verbali e i connettivi frasali scelti e così via. L’insieme di tutti questi indicatori è spesso indicato con il termine inglese facets 12 e oggi molte procedure automatiche sono dedicate all’attività di Text Mining , cioè ad estrarre queste utili conoscenze dai testi 13. Gli schemi di genere si sono fatti così sempre più complessi e articolati e un ottimo punto di riferimento per muoversi in questa materia è rappresentato dal WebGenreWiki (http://www.webgenrewiki.org), curato da quattro specialisti del settore: Marina Santini, Serge Sharoff, Georg Rehm e Alexander Mehler 14: Il sito ospita materiali e discussioni sui generi testuali presenti nel Web e riporta, in forma sintetica, alcune delle classificazioni più note legate alla costituzione di corpora testuali elettronici 15. Marina Santini nel WebGenreWiki ha curato una lista delle genre classes , che comprende un centinaio di tipi, da announcement a forum da bibliography ad encyclopedia , da curriculum vitae a corporate blog. I generi possono essere considerati micro-generi ed essere ricondotti a macrogeneri, che nella Functional Genre Classification di Sharoff (2010) sono: recreation, instruction, propaganda, regulations, information, reporting e discussion. In realtà, la definizione del genere di un testo elettronico è multidimensionale , proprio perché il testo stesso è un oggetto a più dimensioni. Con uno sforzo di sintesi, possiamo immaginare il testo elettronico come un oggetto determinato dall’incontro di almeno quattro dimensioni 16. 16La prima dimensione è quella delle funzioni o scopi del testo. A partire dal classico schema delle funzioni di Roman Jakobson fino alle tipologie più recenti e dettagliate 17, molti linguisti ed esperti di comunicazione hanno cercato di cogliere le modalità enunciative salienti di un testo, distinguendo, ad esempio, tra testi rivolti alla descrizione, alla narrazione, alla persuasione, all’imposizione di norme e parlando, dunque, di testi descrittivi, narrativi, argomentativi, regolativi e così via. Queste caratteristiche sono inerenti al testo in quanto testo, cioè hanno un valore indipendente dal supporto o dal mezzo su cui o con cui il testo è trasmesso. Nel testo elettronico rivestono, però, una grande importanza le caratteristiche mediali: se ogni testo elettronico è tale perché usa un supporto che permette la digitalizzazione, è altresì vero che una e-mail è diversa da un post , e così un wiki non ha la struttura del blog. In questo senso, la dimensione delle caratteristiche mediali aggiunge nuove possibilità di tipologie dei web genres. Proseguendo nel nostro quadrato, troviamo il tema o ambito concettuale, referenziale ecc. a cui fa riferimento il testo elettronico. In termini molto semplificati, possiamo dire che un certo testo si occupa di economia o di politica, o anche di trasmettere le idee e gli eventi che sono accaduti a chi produce il testo stesso, quindi una dimensione personale e biografica. La tipologia testuale basata su questa dimensione è potenzialmente molto vasta, ma negli studi sui web genres si è giunti comunque a cogliere alcune categorie significative 18. Infine, il testo elettronico si fonda sul rapporto tra produttore e utente e tra utente e utente. Si tratta di un continuum che va dal testo istituzionale (in cui l’interazione produttore/utente è guidata dal produttore e non c’è interazione tra utenti) al wiki (in cui l’interazione è sostanzialmente demandata ai rapporti tra gli utenti). Così il sito di un ministero o di una università consente all’utente di accedere ai contenuti, ma non di modificarli, e regola gli scambi informativi possibili che l’utente può gestire (ad esempio, presentare una domanda o richiedere un parere). Invece, Wikipedia offre un esempio di scrittura collaborativa e un social network si alimenta degli scambi comunicativi degli utenti tra di loro. Il sito di un quotidiano si situa in un livello intermedio, poiché il lettore può non soltanto leggere gli articoli pubblicati, ma anche inserire commenti, contribuire ai blog del giornale, rispondere a sondaggi e così via. Secondo la nostra visione, le quattro dimensioni sono più o meno indipendenti, ma è importante sottolineare il fatto che la tipologia dei testi elettronici può essere fatta prendendo in considerazione soltanto una delle dimensioni o, invece, due o più di esse. Nei vari paragrafi del nostro libro, presenteremo alcuni esempi di ipertesti distinti per genere facendo riferimento allo schema precedente, in modo tale il lettore possa farsi un’idea delle diverse varietà linguistiche e testuali. I testi di cui parliamo nel secondo paragrafo non sono programmaticamente organizzati in un corpus omogeneo, ma sono quelli liberamente accessibili in Rete. Nei paragrafi successivi (dal terzo al quinto) parleremo, invece, delle biblioteche virtuali 19 e dei cosiddetti corpora testuali , cioè di archivi elettronici di testi, in una o più lingue, che sono strutturati per le ricerche linguistiche e letterarie 20. Precisiamo, prima di tutto, la distinzione precedente. In Rete esistono numerosi archivi che riproducono, in formato digitalizzato, opere che in origine erano in formato cartaceo. Esempi molto noti sono l’ Internet Archive (https://archive.org/index.php) e il Progetto Gutenberg (http://www.gutenberg.org), a cui si collega l’italiano Liber Liber (http://www.liberliber.it/). In questi archivi le opere sono fruibili come documenti statici , e quindi il lettore può soltanto leggerli e consultarli. Nell’immagine seguente vediamo

com’è una pagina dell’opera Dictionnaire kabylefrançais di G. Huy ghe (Paris, Imprimerie Nationale, 1901) consultabile nell’ Internet Archive. I repertori di questo tipo possono essere definiti delle vere e proprie biblioteche virtuali e sono estremamente preziosi per chi si occupa di lingue e letterature, poiché danno all’utente la disponibilità immediata (a portata di clic !) di documenti che altrimenti sarebbe necessario reperire con faticosi spostamenti fisici. Le biblioteche virtuali che interessano subito chi si occupa di lingue e letterature sono quelle che contengono la grande tradizione letteraria: esempi noti in tutto il mondo sono la francese Gallica (http://gallica.bnf.fr) o l’inglese Oxford Text Archive (http://ota.ahds.ac.uk). Accanto alle biblioteche virtuali esistono, poi, i corpora testuali. Abbiamo oggi corpora di documenti in formato elettronico che vanno dalle opere letterarie ai giornali, dai manuali alle lettere (commerciali e non), dalle pubblicità alle guide turistiche, senza dimenticare che ai testi veri e propri si affiancano immagini e suoni. Queste raccolte sono selezionate e messe a disposizione degli utenti e possono essere consultate ed usate con adeguati motori di ricerca 21, programmi che consentono un’esplorazione dei testi e un loro uso integrato, ad esempio, nei sistemi per la traduzione. Negli ultimi trent’anni, i ricercatori hanno cercato di sviluppare standard di codificazione di testi in formato elettronico, con caratteristiche di universalità, flessibilità e maneggevolezza 22. Il tentativo più conosciuto è quello che va sotto il nome di TEI , Text Encoding Initiative , sviluppato a partire dal 1987 dalle tre grandi associazioni professionali attive nel campo dell’informatica linguistica (e umanistica, più in generale): Association for Computational Linguistics (ACL), Association for Literary and Linguistic Computing (ALLC) e Association for Computers and the Humanities (ACH). Lo scopo della TEI è quello di giungere ad una codifica universale dei testi elettronici, scritti in lingue diverse e per scopi diversi. Essa si basa sul linguaggio di marcatura Standard Generalized Markup Language , SGML, e su XML ( eXtensible Markup Language ), che ne rappresenta un’evoluzione recente 23. Le informazioni che il ricercatore vuole inserire sono codificate attraverso un sistema di marcatori (in inglese, tag ); essi consentono di indicare l’articolazione del testo ai vari livelli (dal titolo ai capitoli, dai paragrafi alla bibliografia ecc.) e informazioni di carattere grammaticale e lessicale, come la parte del discorso a cui una singola parola appartiene e il collegamento di una forma al suo lemma. I tag implementano nel testo le conoscenze possedute dal parlante, ma non dalla macchina. I marcatori aprono il segmento che possiede una certa caratteristica e, quando il segmento è terminato, lo chiudono. Essi sono racchiusi tra due parentesi angolari (ad esempio < title >, < author >, < date > ecc.), e segnano l’inizio e la fine di ogni segmento di testo che possiede una certa caratteristica. In altri termini, i tag operano a coppia, per cui ad un tag di apertura corrisponde un tag di chiusura contenente il simbolo ‘/’: ad esempio, < author >Alessandro Manzoni< /author >; < title >I Promessi Sposi< /title >) In questo modo, la codifica TEI consente di implementare in un testo elettronico le informazioni strutturali e funzionali presenti nei testi, come l’indicazione dell’autore, il titolo, la divisione in capitoli e paragrafi e così via, fino a conoscenze complesse quali la lingua o le lingue in cui il testo è prodotto, l’indicazione dei personaggi che dialogano nel testo o a cui si fa riferimento ecc. La struttura di un testo elettronico nel formato TEI prevede due parti: a) una testata ( __ ), che contiene informazioni analoghe a quelle contenute nel frontespizio di un testo a stampa (per esempio l’autore, il titolo, la casa editrice); si tratta dei cosiddetti metadati ; b) la trascrizione del documento vero e proprio ( __ ). Il documento può essere unitario (cioè un’opera singola), o composito (cioè una collezione di opere, per esempio un’antologia), e può avere materiali cosiddetti avantestuali (introduzioni, prefazioni) e appendici, oltre al corpo del testo stesso. In termini schematici, la struttura generale di un testo unitario sarà la seguente: (1) [metadati]

[avantesto] [testo] [appendici]

Il ricercatore potrà inserire tag per marcare ogni tipo di informazione, aprendo e chiudendo gli specifici elementi testuali, a qualunque livello di dettaglio (dalla singola parola al periodo o a tutto il testo). Dobbiamo nuovamente sottolineare il fatto che la marcatura può riguardare un gran numero di informazioni e conoscenze, dai metadati ai generi e tipi testuali, dalla presenza di espressioni appartenenti a più lingue a quella di immagini, sigle e abbreviazioni, cifre e formule, dalle citazioni di altri testi alla presenza di personaggi e locutori diversi, dalle parti del discorso ai codici d’uso settoriali, e molto altro ancora. Il sito della TEI ci offre un importante aiuto consentendoci di vedere direttamente la struttura del testo con tag. Se utilizziamo il pulsante XML posto in fondo ad una pagina del sito, possiamo vedere la stessa pagina nel formato con tag , in modo tale da

rapporto testi che sono gli uni la traduzione degli altri. L’esempio forse più noto è costituito dai corpora multilingui della Comunità Europea (per cui vedi il Joint Research Centre per quanto riguarda le tecnologie linguistiche, https://ec.europa.eu/jrc/en/language-technologies) 28, ma in realtà i corpora paralleli sono estremamente diffusi e vanno a costituire il cuore dei sistemi di traduzione assistita 29. Nei capitoli seguenti prenderemo in considerazione soltanto i corpora monolingui, relativi appunto alle lingue di cui ci occupiamo. Segnaliamo al lettore interessato la possibilità di consultare liste di corpora elettronici più estese (con indicazioni anche su molte altre lingue) nel sito del Linguistic Data Consortium (https:// catalog.ldc.upenn.edu/; la maggior parte dei corpora richiede una consultazione a pagamento), in quello della ELRA - European Language Resources Association (http://www.elra.info/en/catalogues/) e nel sito Bookmarks for Corpus-based Linguistics curato da David Lee della università di Wollongong in Australia (http://www.uow.edu.au/~dlee/CBLLinks.htm). Nel sesto paragrafo, parliamo dei dizionari elettronici, che affiancano ormai nell’uso comune i tradizionali vocabolari cartacei. Come un dizionario cartaceo, un dizionario elettronico raccogliele conoscenze relative ai lemmi di una lingua, ai vari livelli (fonetico-fonologico, morfologico,sintattico, semantico, pragmatico, settoriale e così via), ma il formato digitale aumenta in modo rilevante le possibilità d’uso dell’informazione lessicale. Oltre ad offrire modalità di consultazione più sofisticate (come diremo più avanti), il dizionario elettronico è utilizzabile nell’analisi dei testi, nei sistemi per la traduzione assistita e nelle applicazioni di Intelligenza Artificiale come la generazione di riassunti o la traduzione automatica. Con una certa semplificazione, possiamo distinguere tre grandi tipi di dizionari elettronici: a) tradizionali; b) terminologici; c) semantici. Nei dizionari tradizionali (che assomigliano in modo più evidente a quelli cartacei) la ricerca è basata sul lemma e offre una messe più o meno ampia di informazioni nella glossa che segue il lemma. La glossa può contenere esempi d’uso ed esempi storici, definizioni, marcatori di tecnicità e così via

  1. In molti casi, i dizionari elettronici sono legati a grandi imprese lessicografiche (pubbliche e private) e si affiancano a edizioni cartacee (di solito in molti volumi come nel caso del Trésor de la Langue Française Informatisé - http://atilf.atilf.fr/tlf.htm, e dell’ Oxford English Dictionary - http:// www.oed.com/). Il dizionario elettronico offre, nei casi migliori, la possibilità del cosiddetto rovesciamento : esso, cioè, può essere consultato a partire non soltanto dal lemma, ma anche dalla glossa. Così se prendiamo nel Trésor il lemma abandon : Figura 11. Il lemma abandon nel Trésor de la Langue Française Informatisé possiamo cercare e mettere in rilievo la parte del discorso ( code grammatical ), la data degli esempi riportati ( date d’exemple ), la definizione ( définition ), il dominio tecnico ( domaine technique ) e i sinonimi e gli antonimi ( synonyme/antonyme ) 31 e operare ricerche su questi campi. I dizionari terminologici sono dedicati alla descrizione del lessico usato nei più diversi settori (o domini ) specialistici (dalla moda alla cucina, dalla fisica alla chimica, dalla medicina alla linguistica e alla letteratura). I dizionari terminologici sono spesso multilingui e un esempio molto noto e importante è lo InterActive Terminology for Europe (IATE), elaborato dalla Comunità Europea nel corso di molti anni (http://iate.europa.eu). Il dizionario offre una corrispondenza multilingue tra i termini nelle varie lingue della Comunità e una contestualizzazione dell’uso dei termini in ambiti tecnici, scientifici e sociali, con il riferimento a un corpus di testi. Un altro progetto famoso è la Rete Panlatina di Terminologia – Realiter (http://www.realiter.net/) che offre lessici delle lingue neolatine (catalano, francese, gallego, italiano, portoghese, romeno e spagnolo) negli ambiti più diversi, dall’informatica all’energia eolica. Ancora, segnaliamo il Thesaurus on Tourism and Leisure Activity (Trilingual English, French, Spanish) elaborato nel corso di vent’anni dalla World Tourist Organization , agenzia dell’ONU per la promozione del turismo sostenibile e accessibile (http://www.wtoelibrary.org/content/m7434p/? sortorder=asc&p=e09f8b0da6f2498598b34259075eab90&o=0). Il lavoro terminologico (Magris et al. 2002) è rivolto a individuare elementi concettuali e a descrivere il rapporto tra questi elementi e le espressioni linguistiche utilizzate per comunicarli. In questo senso, il dizionario terminologico diviene semantico e semantici sono i dizionari che partono dai concetti per arrivare alle parole. Il dizionario semantico cerca di descrivere il modo in cui un certo concetto può essere espresso attraverso più parole o termini e acquista la funzionalità di un thesaurus , cioè un repertorio delle conoscenze legate ai segni linguistici. La struttura del thesaurus non è basata più sul tradizionale ordine alfabetico, ma su relazioni semantico- concettuali, in particolare sinonimia, iponimia/iperonimia, meronimia/olonimia, gradualità ecc. (Jezek 2011). In particolare, le strutture gerarchiche elaborate dagli studiosi di terminologia prevedono almeno tre legami concettuali che mettono in corrispondenza ogni lemma con un termine superiore ( broader term , abbreviato BT), uno inferiore ( narrower term , abbreviato NT) e un termine collegato ( related term , abbreviato RT), dello stesso livello gerarchico del lemma di base. Un esempio ben conosciuto è il thesaurus EuroVoc ( http://eurovoc.europa.eu/), elaborato a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso e reso disponibile dalla Comunità Europea 32. EuroVoc « è un thesaurus multilingue e pluridisciplinare che comprende

la terminologia dei settori d’attività dell’Unione europea, con un’attenzione particolare per l’attività parlamentare» , curato dall’ Ufficio delle pubblicazioni e disponibile nelle 23 lingue ufficiali dell’Unione europea (con l’aggiunta del serbo). EuroVoc si basa su una classificazione gerarchica a due livelli che comprende a) 21 settori, identificati da un numero a due cifre e da un termine, ad esempio « 04 VITA POLITICA» ; b) sottosettori detti microthesauri (in sigla, MT), identificati da un numero a quattro cifre in cui le prime due sono quelle del settore di appartenenza del microthesaurus , e da un termine, ad esempio « 0406 quadro politico». Settori e MT sono comuni a tutte le lingue e ogni termine di una lingua ha obbligatoriamente un equivalente in ciascuna delle altre lingue. Un termine è, infatti, la rappresentazione lessicale di un concetto in una certa lingua e il thesaurus si pone l’obbiettivo di eliminare l’ambiguità dell’uso lessicale assicurando che ogni concetto sia situato in un contesto tale che il suo significato risulti univoco. Un concetto viene legato a un termine all’interno del settore e del MT a cui appartiene, e il termine è considerato, così, preferito , poiché va a costituire la base dell’equivalenza terminologica tra le diverse lingue. Accanto ai termini preferiti EuroVoc usa anche termini non preferiti e un complesso di informazioni aggiuntive (note operative, note di definizione e note storiche) che consentono di arricchire e specificare la descrizione lessicale, in vista delle molteplici applicazioni degli elementi lessicali. In EuroVoc i concetti sono collegati tra loro da relazioni di equivalenza, gerarchia e associazione. Ad esempio, prendiamo il termine università , appartenente al settore 32 EDUCAZIONE ET COMUNICAZIONE e al MT 3211 insegnamento. La relazione di equivalenza tra termini è indicata dal simbolo ‘UF’ ( used for ) per termini non preferiti ( formazione universitaria, istituto universitario, istruzione universitaria, università privata, università pubblica ) e ‘USE’ per quelli preferiti, cioè per i termini elencati come equivalenti in altre lingue. La relazione gerarchica è fondata su livelli gerarchici di subordinazione tra i concetti ed è denotata dai simboli (a cui accennavamo più sopra) ‘BT’ (per termini di livello superiore, nel nostro caso livello di insegnamento e insegnamento superiore ) e ‘NT’ (per termini di livello inferiore, nel nostro caso università aperta ) 33. La relazione associativa si instaura tra concetti che non appartengono alla stessa struttura gerarchica, ma sono affini a livello semantico o contestuale; essa è denotata dal simbolo ‘RT’ e vediamo che università ha come RT il termine ricerca universitaria 6416. Infine, esempi molto famosi di dizionari basati sulle relazioni semantiche che legano i significati lessicali sono WordNet e FrameNet 34. WordNet (http:// wordnet.princeton.edu) è stato ideato dal grande psicologo e linguista George Miller. La relazione fondamentale è quella di sinonimia, cioè di somiglianza di significato, e a partire da catene di sinonimi i lemmi sono collegati per iponimia e iperonimia (è la relazione per cui il significato di una parola può essere incluso in quella di un’altra, ad esempio mela è iponimo di frutto ) e meronimia (è la relazione parte/tutto , per cui possiamo definire mano come ‘parte del corpo umano’, volante ‘parte di un’automobile’ ecc.). FrameNet ( https://framenet.icsi.berkeley.edu/fndrupal/) si basa sulle idee di uno dei massimi linguisti del Novecento, Charles Fillmore, e sulla sua teoria dei frame semantici. In questo dizionario, coerentemente con la teoria semantica dei cosiddetti casi profondi , le unità lessicali sono viste come portatrici di insiemi complessi e strutturati di informazioni che riflettono le conoscenze dei parlanti sul mondo 35. Nel nostro ebook indicheremo per ogni lingua i dizionari che abbiamo definito tradizionali più significativi, fornendo le indicazioni essenziali per la consultazione. Non daremo indicazioni estese sugli altri tipi di dizionari, rinviando alle note che abbiamo fornito in precedenza relative a repertori che hanno un riconosciuto valore scientifico. Nell’ultimo paragrafo, presenteremo gli strumenti per l’apprendimento e l’insegnamento delle diverse lingue e letterature. La diffusione del computer e della comunicazione ipertestuale ha profondamente cambiato la didattica linguistica. Come ha giustamente rilevato Silvia Monti (2000), la nostra tradizione scolastica si è basata sull’ istruzionismo , il metodo secondo il quale l’insegnante è il controllore delle attività didattiche e lo studente è prevalentemente un ascoltatore passivo. Le materie di studio non sono collocate all’interno dei contesti socio-culturali di riferimento, e in più non si prendono in considerazione le diverse esigenze e caratteristiche individuali di ciascuno studente. Nella prassi istruzionista, l’insegnamento di una lingua straniera è basato sull’analisi formale (grammaticale) delle strutture della lingua, privilegiando la scrittura. Secondo l’educazione linguistica moderna occorre, invece, « creare un ambiente educativo in cui ogni discente possa giungere ad un’effettiva conoscenza della lingua straniera, attraverso l’apprendimento di un vocabolario più esteso e la conseguente acquisizione di una maggior scioltezza nell’espressione orale» (Monti 2000: 7). Il fine dell’apprendimento di una lingua straniera è quello di acquisire abilità simili a quelle di un parlante nativo nei contesti concreti della comunicazione e ciò porta ad « avvicinare il più possibile la pratica linguistica alla comunicazione reale» (Monti 2000: 8). Il computer permette la creazione di ambienti virtuali in cui gli apprendenti possono svolgere le diverse attività di comprensione e produzione scritta e orale della lingua di studio in modo creativo; è il nuovo paradigma costruttivista , in cui sono ridefiniti i ruoli di docente e discente. Lo studente diventa protagonista attivo del processo didattico, che si modella in base al suo stile cognitivo ed alle sue esigenze. L’apprendimento delle lingue si basa sulla comunicazione e il computer offre tutta la vasta gamma della CMC. Nella sua accezione più vasta, la comunicazione mediata dal computer (in sigla, appunto, CMC) comprende qualunque scambio informativo che si realizzi attraverso l’« accesso al network di reti telematiche che costituiscono nel loro insieme l’universo di Internet» (Roversi 2004: 18). La CMC ha

corsi e metodologie specifiche, come il noto Yabla (https://y abla.com) che propone video collegati ad un complesso sistema di insegnamento della pronuncia e del lessico. Infine, abbiamo la costruzione di vere e proprie aule virtuali , tra ci spicca l’ aula Virtual de Español , realizzata dall’ Instituto Cervantes per il Centro Virtual Cervantes (http://cvc.cervantes.es/aula/cursos). In un’aula virtuale sono presenti tutti gli strumenti che abbiamo elencato prima e c’è l’assistenza di tutor che verificano il corretto svolgimento delle attività. Un’aula virtuale si basa su un’attenta progettazione dell’attività didattica, propone corsi completi, strutturati in moduli e fornisce allo studente tutte le informazioni utili per l’apprendimento e l’auto- correzione. L’insegnante, che comunica in modalità sia sincrona che asincrona con l’allievo, opera come una guida nel processo di apprendimento, e lo studente è spinto a partecipare più attivamente, in modo più motivato, interessato e autonomo. Nella pratica scolastica e formativa oggi si sperimenta sempre di più l’integrazione tra didattica tradizionale e didattica mediata dal computer e si sviluppano nuove forme di apprendimento in ambienti virtuali, con la creazione di comunità di apprendimento e di pratica. Ciò avviene oggi soprattutto con l’uso e la diffusione della LIM, la Lavagna Interattiva Multimediale (Malagoli 2010), che è considerata « un moderno “cavallo di Troia”» (Biondi 2008b) per introdurre le nuove tecnologie nel mondo della scuola. Negli anni recenti si è assistito a una grande diffusione dei blog, tra i docenti e gli studenti (Banzato 2006), al fine di sviluppare attività didattiche e progetti collaborativi. Un esempio storico di blog didattico è il francese Eklaprofs ( http://eklaprofs.eklablog.com/) nato, nel maggio 2011, dalla collabrazione di 60 professori provenienti dalle scuole primarie che avevano un proprio blog e che decisero di riunirsi formando, così, una vera e propria comunità online con lo scopo di condividere le loro risorse didattiche. Un altro esempio francese è Charivari à l’école – resources pour les profs de l’école (http://www.charivarialecole.fr/) che contiene, oltre ai tradizionali post , un ampio catalogo di risorse con i link a siti di interesse didattico, un motore di ricerca interno, una chat in cui si scambiano messaggi in tempo reale, i link e i blog preferiti dagli utenti. Nel nostro ebook indicheremo le risorse a nostro avviso più utili per l’apprendimento e l’insegnamento delle lingue: dai siti espressamente dedicati alle aule virtuali, da forum e chat orientati all’apprendimento a materiali e strumenti specifici per i linguaggi e i domini specialistici, assai utili nell’insegnamento rivolto a adulti in ambiti tecnici e professionali. In conclusione, riteniamo che il percorso che abbiamo delineato possa essere utile a quanti si accostano all’universo della Rete (e, più in generale, agli strumenti elettronici) per scopi linguistici. Le informazioni che proponiamo testimoniano la crescente stabilità delle risorse qualificate, e ciò porta al fatto di considerarle vere e proprie conoscenze indispensabili nella formazione di chi opera professionalmente nel campo delle lingue. Forse paradossalmente, la Rete, nella sua costante mutevolezza, assicura ed elabora una nuova tradizione scientifica e tecnica. Riferimenti bibliografici ANICHINI A. 2010 Il testo digitale , Milano, Apogeo. BANZATO M. 2006 Blog e didattica: Dal web publishing alle comunità di blog per la classe in rete , in TD – Tecnologie Didattiche 2, pp. 23-31. BIBER D. 1998 Variations across speech and writing , Cambridge, Cambridge University Press. BIONDI G. 2008a (a cura di), LIM. A scuola con la Lavagna Multimediale Interattiva , Firenze, Giunti. 2008b In classe con la Lavagna Interattiva Multimediale , in Biondi (2008a), pp. 33-42. BOLASCO S. 2010 L’analisi multidimensionale dei dati , Roma, Carocci. BONUCCI P. - DE ROSA S. (in preparazione) L’apprendimento e l’insegnamento delle lingue , in Lorenzi - Castelli (in preparazione). CAON F. - SERRAGIOTTO G. 2012 (a cura di), Tecnologie e didattica delle lingue , Torino, Utet. CAPACCIONI A. 2011 (a cura di), Ricerche bibliografiche. Banche dati e biblioteche in Rete , Milano, Apogeo. CAPRA U. 2005 Tecnologie per l’apprendimento linguistico , Roma, Carocci. CASTELLI M. (in preparazione) I testi in Rete , in Lorenzi - Castelli (in preparazione).

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2001 Fare i conti con le parole. Introduzione alla linguistica dei corpora , Perugia, Guerra. STEINBERGER R. - EBRAHIM M. - POULIS A. - CARASCO BENITEZ M. - SCHLÜTER P. - PRZYBYSZEW SKI M. - GIBRO S. 2014 An overview of the European Union’s highly multilingual parallel corpora , in Language Resources and Evaluation 48, pp. 679-707. TEI CONSORTIUM EDS. 2007 TEI P5: Guidelines for Electronic Text Encoding and Interchange. TEI Consortium. http://www.tei-c.org/Guidelines/P5/. 1 La consultazione è avvenuta il 7 novembre 2014. 2 Com’è noto, le bustine sono pubblicate sul settimanale l’Espresso , nell’ultima pagina della rivista; rinviamo, tra l’altro, ai recenti interventi (2012,

  1. citati nei Riferimenti bibliografici. 3 O, più in generale, in formato elettronico, ad esempio nella forma di CD-Rom. 4 In questo senso, il nostro lavoro differisce da monografie come quelle di Sara Ferrari (2008), dedicate ad un panorama approfondito per una singola lingua (lo spagnolo, nell’opera citata), o di Silvia Monti (2000, cit. più avanti), che affrontano temi e risorse legati specificamente alla didattica elettronica. 5 Le informazioni che seguono sono tratte dal sito del progetto curato da D. Dalby e dai due volumi (1999/2000) dello stesso Autore. 6 L’edizione web del progetto, secondo le indicazioni contenute nel sito, è citata nel modo seguente: Lewis, M. Paul, Gary F. Simons, and Charles D. Fenning (eds.). 2014. Ethnologue – Languages of the World, Seventeenth edition , Dallas, Texas: SIL International. 7 SIL International è nato nel 1934 come Summer Institute of Linguistics, Inc ., e raccoglie da allora lo sforzo di molti linguisti for sustainable language development. Esso ha sviluppato, tra l’altro, lo standard ISO 639-3 che offre oltre 7500 codici a tre lettere to uniquely identify every known human language past and present. La sede operativa è negli Stati Uniti, a Dallas. 8 The Linguist List è stata fondata nel 1990 da A. Aristar e dal 1991 il suo sito è ospitato dalla Eastern Michigan University negli Stati Uniti. Dal 2006 la Linguist List si è trasformata nell’ILIT ( Institute for Language Information and Technology ) sempre presso la stessa università americana. 9 L’edizione web del progetto, secondo le indicazioni contenute nel sito, è citata nel modo seguente: 2009. Multitree: A digital library of language relationships. Ypsilanti, MI: Institute for Language Information and Technology (LINGUIST List), Eastern Michigan University.http://multitree.org/. 10 Un riferimento d’obbligo è all’iniziativa per il MultilingualWeb promossa dal World Wide Web Consortium (W3C http://www.w3.org/) e finanziata dalla Comunità Europea all’interno del VII° Programma Quadro (http://www.multilingualweb.eu). 11 Cfr. Biber (1988). 12 Il temine tecnico corrispondente in italiano è faccette , con un chiaro rinvio all’idea letteraria delle sfaccettature del testo_._ 13 L’analisi statistica condotta sui testi è quella fattoriale; su questi temi cfr. Chiari-De Mauro (2005) e Bolasco (2010). 14 Ricordiamo qui la raccolta di studi curata da A. Mehler, S. Sharoff e M. Santini (2010), Genres on the Web: Computational Models and Empirical Studies , Dordrecht, Springer; da segnalare anche i saggi raccolti in Giltrow - Stein (2009). 15 V. più avanti. 16 Gli argomenti trattati qui saranno ripresi in modo più dettagliato in Lorenzi (in preparazione) e Castelli (in preparazione). 17 Su questo argomento rinviamo il lettore a opere di sintesi come il Manuale della comunicazione curato da Gensini (1999). 18 Rinviamo ancora alle pagine e alle discussioni raccolte nel WebGenreWiki. 19 Su questo tema rinviamo al volume Ricerche bibliografiche. Banche dati e biblioteche in Rete curato da Andrea Capaccioni (2011) in questa stessa collana. 20 Su questo argomento cfr., in italiano, Spina (2001) e Chiari (2006, 2007). A livello internazionale, la linguistica dei corpora testuali è una branca ormai consolidata e vastissima della linguistica computazionale (e della linguistica tout court ). Oltre a diverse importanti riviste (ad esempio, l’ International Journal of Corpus Linguistics della casa ed. Benjamins di Amsterdam e Corpora. Corpus-based Language Processing, Language Learning and Linguistics della Edinburgh University Press) cfr. i recenti volumi a cura di A. Lüdeling e M. Ky tö (2008, 2009). 21 Motori di ricerca molto noti per le ricerche testuali sono, ad esempio, WordSmith Tools realizzato da M. Scott ( http://www.lexically.net/wordsmith/ index.html), MonoConc e ParaConc sviluppati da M. Barlow (http://athel.com/index.php), Sketch Engine dovuto ad A. Kilgariff e coll. (http:// www.sketchengine.co.uk/). In Italia facciamo riferimento al DBT - Data Base Testuale sviluppato da E. Picchi all’ILC - Istituto di Linguistica Computazionale CNR di Pisa (http://www.ilc.cnr.it/pisy stem/).

22 Su questi temi cfr. Spina (2001), Gigliozzi (2003), Lenci et alii (2005), Lorenzi - de Rosa (2005), Numerico - Vespignani (2003), Pierazzo (2005), Chiari (2007), Anichini (2010), Numerico et al. (2010) e Orlandi (2010). 23 Cfr. le Guidelines curate da Sperberg-McQueen - Burnard (1994, 1999, 2002); attualmente siamo arrivati alla release P5 delle Guidelines (http:// www.tei-c.org/Guidelines/P5/index.xml). In italiano cfr. TEI Lite: introduzione alla codifica dei testi traduzione del documento TEI U5 del 1995 di L. Burnard e C.M. Sperberg-McQueen realizzata da F. Ciotti, G. Demontis, G. Gigliozzi, M. Guerrieri, A. Loreti,e curata da F. Ciotti (1998), consultabile in http://www.teic.org/release/doc/tei-p4-lite/teiu5_it.html. Infine, rinviamo al volume curato da F. Ciotti (2005). 24 Su questi temi la lettura di riferimento è Sinclair (1991); in italiano, oltre ai lavori già citati, cfr. i saggi raccolti in Lo Cascio (2007). 25 Il sito ufficiale del MICASE è http://quod.lib.umich.edu/m/micase/. Come indicato nel sito, la citazione ufficiale è: “R. C. Simpson, S. L. Briggs, J. Ovens, and J. M. Swales. (2002) The Michigan Corpus of Academic Spoken English. Ann Arbor, MI: The Regents of the University of Michigan.” 26 Come indicato nel sito, la citazione ufficiale è: Davies M., 2010, The Corpus of Historical American English (COHA). 400 million words – 1810- 2009, available on line at http://corpus.by u.edu/coha. 27 Rinviamo, nuovamente, ai testi indicati in precedenza, che presentano le coordinate fondamentali nella costituzione di questi particolari archivi linguistici. 28 Per una visione complessiva dei corpora comunitari cfr. Steinberger et al. (2014). Gli atti del Parlamento della Comunità Europea dal 1996 al 2011 in forma di corpus parallelo, curato da P. Koehn dell’università di Edimburgo, sono disponibili all’indirizzo (http://www.statmt.org/europarl/) 29 Su questi temi cfr. il volume su Linguaggio e comunicazione curato da F. Lorenzi e M. Castelli in preparazione per questa stessa collana. 30 Possono essere presenti anche indicazioni sulla pronuncia del lemma e registrazioni audio. 31 Il Trésor offre molte altre possibilità che il lettore può sperimentare con una consultazione personale. 32 L’edizione web , secondo le indicazioni contenute nel sito, è citata nel modo seguente: © Unione Europea, 2014 http://eurovoc.europa.eu/. 33 I termini che non hanno BT sono detti top terms. 34 Su questi dizionari torneremo nel capitolo dedicato alla lingua inglese. 35 Su questi argomenti, la bibliografia è vastissima. Per una sintesi, rinviamo in italiano a Castelli et al. (2000). 36 La piattaforma Moodle ideata da Martin Dougiamas è tra i più noti e diffusi Content (o Learning ) Management Systems dedicati all’insegnamento/ apprendimento; per la documentazione rinviamo a https://moodle.org/. 37 In un famoso articolo del 1998 ( A journey into constructivism , tradotto in it. da L. Navone e consultabile nel sito http://dougiamas.com/writing/ costruttivismo.html) Martin Dougiamas ha sintetizzato le caratteristiche epistemologiche di questi orientamenti pedagogici, che trovano la loro base nelle opere (tra gli altri) di Piaget, Vy gotsky, von Glasersfeld e Papert. 38 Cfr. in italiano Porcelli - Dolci (1999), Fratter (2004), Capra (2005), Nobili (2006), Garelli -Betti (2010), Caon - Serragiotto (2012) e Bonucci - de Rosa (in preparazione). Cinese Ester Bianchi Il cinese 1 nel Registro della Linguasphere (http://www.linguasphere.info) è un arterial language e viene unanimemente considerato come la lingua con il maggior numero di parlanti al mondo. La scheda di Ethnologue ( http://www.ethnologue.com/language/zho) qualifica il cinese come macrolanguage of China 2 e indica quasi 1 miliardo e 200 milioni di parlanti. Esso fa parte della famiglia sino-tibetana che raccoglie, tra l’altro, il tibetano e il birmano. Le principali risorse per lo studio della lingua e della cultura cinese disponibili nel Web sono in cinese e inglese; in taluni casi si farà riferimento anche a risorse in altre lingue europee 3. Per poter leggere le pagine web con caratteri cinesi è necessario abilitare la lingua cinese sul proprio computer. Nelle versioni più recenti di Windows e Mac sono già presenti supporti per l’installazione e la configurazione dei caratteri dell’Asia orientale, che basterà attivare da Impostazioni internazionali o Internazionale ; in alternativa, sarà necessario scaricare il supporto per la lingua cinese dai siti ufficiali di Windows o Mac. È opportuno abilitare sia il cinese semplificato sia quello tradizionale (utile, quest’ultimo, per i siti taiwanesi e di Hong Kong e per la visualizzazione di molti testi classici o letterari). Oltre a consentire la visione delle pagine web in cinese, l’attivazione permette anche di scrivere caratteri cinesi in formato Unicode. Per immettere i caratteri, selezionare cinese (tradizionale o semplificato) e la modalità pinyin ( 6 2 F C9 7 F 3o ABC) dalla barra con le opzioni delle lingue, immettere la trascrizione fonetica piny in del carattere desiderato e selezionarlo tra i caratteri con medesima lettura che compaiono sull’apposito specchietto (cliccandoci sopra o digitando il numero corrispondente).

1. Lingua e istituzioni

Newsinchinese.com (http://www.popupchinese.com/tools/newsinchinese), che permette di visualizzare notizie apparse sui principali quotidiani cinesi on-line sia in caratteri semplificati sia tradizionali, di leggere la trascrizione fonetica e di ottenere la traduzione inglese delle parole che non si conoscono passandoci sopra con il puntatore.

3. Le biblioteche virtuali 3.1 Indici, cataloghi e bibliografie Il catalogo on-line (OPAC) della Zhongguo guojia tushuguan 4 E 2 D5 6 F D5 6 F D5 B B 65 6 F E4 E 6 69 9 8 6, la Biblioteca Nazionale della Repubblica Popolare Cinese (National Digital Library of China – Zhongguo guojia shuzi tushuguan 4 E 2 D5 6 F D5 6 F D5 B B 65 6 F E6 5 7 05 B 5 74 E 6 69 9 8 6), è consultabile alla pagina: http://www.nlc.gov.cn (per la versione inglese, vedi: http://www.nlc.gov.cn/newen). Figura 4. Esempio di ricerca nella National Digital Library of China Il China Knowledge Resource Integrated Database (CNKI) o Zhongguo zhiwang 4 E 2 D5 7 0 B7 7 E 57 D B 2(http://www.cnki.net/ e, in inglese: http://oversea.cnki.net/kns55/default.aspx) è una vastissima banca dati che permette l’accesso a migliaia di riviste edite in Cina, a più di 500 quotidiani nazionali e regionali, tesi di master e dottorato, atti di convegni, e molto altro. Il sistema è a pagamento, ma è spesso consultabile in biblioteche specialistiche anche in Italia; è inoltre possibile registrarsi privatamente, lasciando un deposito a cui si attinge per acquistare i testi che interessano. Per la ricerca dal portale in lingua inglese, si vada alla pagina: http:// ckrd85.cnki.net/kns50/index.aspx. Il catalogo della Guojia tushuhuan 5 7 0 B5 B B 65 7 1 66 6 F 89 9 2 8di Taiwan è disponibile alla pagina: http://aleweb.ncl.edu.tw (in cinese e in inglese). Si veda anche, all’interno della Taiwan Digital Meta-Library , l’indice di articoli pubblicati su circa 4800 riviste e giornali accademici e letterari di Taiwan, Hong Kong e Macao (http://readopac3.ncl.edu.tw/nclJournal/index.jsp). Una menzione speciale va infine riservata all’Academia Sinica (Zhongy ang y anjiuy uan 4 E 2 D5 9 2 E7 8 1 47 A 7 69 6 6 2), la cui fondazione risale al 1928 e che dal 1949 ha sede a Taipei (http://www.sinica.edu.tw). Con l’obiettivo di promuovere la ricerca scientifica e umanistica, i suoi ventiquattro istituti e sette centri di studio ospitano studiosi provenienti da ogni parte del mondo, offrono convegni e seminari e pubblicano opere di alto livello scientifico. Il catalogo è consultabile alla pagina: http://las.sinica.edu.tw. Infine, segnaliamo il portale Catalogues and Databases of the Center for Chinese Studies di Taiwan ( Taiwan hanxue yanjiu zhongxin dianzang mulu ji ziliaoku 5 3 F 07 0 6 36 F 2 25 B 7 87 8 1 47 A 7 64 E 2 D5 F C 35 1 7 88 5 C F7 6 E E9 3 0 45 3 C A8 C C 76 5 9 95 E A B): http://ccs.ncl.edu.tw/. Per effettuare una consultazione si vada alla pagina della ricerca simultanea ( kua ziliaoku jiansuo 8 D E 88 C C 76 5 9 9 5 E A B6 A A 27 D 2 2), dove si dovrà inizialmente selezionare il corpus che si vuole consultare, per poi procedere con la ricerca al suo interno: http://ccsdb.ncl.edu.tw/ ttscgi/ttswebnew? @0:0:1:dbtotal/alldb:://ccs.ncl.edu.tw/ccs/TW/ExpertDB.asp@@0.4488864355529684. Alcune delle riviste del centro sono fruibili gratuitamente on-line. Tra i portali specialistici messi a disposizione da istituzioni occidentali, si menziona innanzitutto la East Asia WWW Virtual Library (http://ea-vl.sbc.edu/), curata la John Goulde e ospitata dal Sweet Briar College; la pagina iniziale riproduce una mappa dell’Asia: cliccando sulla regione di interesse (la Cina, nel nostro caso) l’utente verrà indirizzato alla Internet Guide for Chinese Studies (http://www.sino.uni- heidelberg.de/igcs) di cui parleremo nel § 4. Simile anche la China Bibliography. Collections of Resources (http://hua.umf.maine.edu/China/ bibtxt2.html): curata da Marily n Shea (Università del Maine, Farmington), include una vasta selezione di studi sulla Cina scritti a partire dai primi anni ’80 e prevalentemente in inglese. Il Chinaknowledge. A Universal Guide for China Studies (http://www.chinaknowledge.de), curato da Ulrich Theobald (Università di Tübingen) e fondato nel 2000, è un sito di ampio respiro che fornisce approfondimenti sulla lingua, la cultura, la storia e la letteratura della Cina. La sezione sulla letteratura è particolarmente ricca e permette di avere informazioni su opere letterarie di ogni epoca, organizzate per ordine alfabetico, per genere o per periodo storico. Infine la versione elettronica della Bibliography of Asian Studies o BAS ( https:// www.asianstudies.org/bassub.htm) permette di fare delle ricerche bibliografiche in un corpus di quasi 800mila studi sull’Asia orientale, meridionale e del sud-est pubblicati a partire dal 1971, prevalentemente di area umanistica e delle scienze sociali. Il portale è a pagamento, ma è disponibile nelle principali biblioteche specialistiche. Per approfondimenti, si rimanda al documento redatto da Benjamin A. Elman della Princeton University (un’ampia e articolata disamina dei principali strumenti elettronici per gli studi sinologici: http://www.princeton.edu/~classbib ), e alla pagina Chinese Literature della East and Southeast Asia: An Annotated Directory of Internet Resources (http://bulldog2.redlands.edu/dept/AsianStudiesDept/), a cui ci si è ampiamente ispirati per la compilazione di queste pagine. 3.2 Periodici elettronici Le versioni elettroniche di molti periodici specialistici in lingua cinese, inglese o in altre lingue occidentali sono consultabili direttamente on-line , mentre altre possono essere consultate attraverso l’iscrizione (privata o istituzionale) a banche dati di riviste e giornali. Per ragioni di spazio, non è qui possibile fornire una lista completa dei titoli, ci limiteremo pertanto a segnalare alcuni tra i più importanti periodici in lingua occidentale e successivamente i più importanti portali che permettono di accedere ad archivi estesi. Si noti che questi ultimi offrono la possibilità di fare ricerche simultanee al loro interno. Tra i principali periodici elettronici sull’Asia Orientale e sulla Cina in lingua occidentale, menzioniamo per la loro importanza:

  • Asia Major. Pubblicato dal 1924 e giunto ora alla terza serie (edita dall’Institute of History and Philology dell’Academia Sinica) è incentrato sulla storia, la letteratura, il pensiero e la cultura cinesi e sulle relazioni fra altre aree dell’Asia e la Cina (http://www.ihp.sinica.edu.tw/~asiamajor);
  • China Perspectives. Pubblicato dal Centre d’Etudes Français sur la Chine contemporaine (Hong Kong) dal 1995, è la versione inglese della rivista francese Perspectives chinoises (http://chinaperspectives.revues.org);
  • Études chinoises. Pubblicata dall’Association Française d’Études Chinoises a partire dal 1982, è una rivista di studi sinologici in lingua francese (e talvolta in inglese) sulla Cina antica, moderna e contemporanea ( http://www.afec-etudeschinoises.com);
  • Journal Asiatique. Fondato nel 1822 ed edito dalla Société Asiatique di Parigi, è il primo periodico di studi orientali pubblicato in Francia; incentrato inizialmente su studi filologici e storici, offre oggi anche contributi di taglio sociologico e umanistico in senso lato (http://poj.peeters-leuven.be/ content.php?url=journal&journal_code=JA);
  • Journal of Chinese Studies. Fondato nel 1968 e pubblicato dall’Istituto per gli Studi Cinesi (Zhongguo wenhua y anjiusuo 4 E 2 D5 7 0 B6 5 8 75 3 1 67 8 1 47 A 7 66 2 4 0) della Chinese University di Hong Kong, offre articoli specialistici in cinese o in inglese sulla Cina antica, imperiale, moderna e contemporanea ( http:// www.cuhk.edu.hk/ics/journal);
  • Oriens Extremus. Creato nel 1954 ed edito dall’Università di Amburgo, questo periodico raccoglie studi in tedesco e in inglese sulla lingua, l’arte e la cultura dell’Asia Orientale, con particolare riferimento all’epoca pre-moderna (http://www.oriens-extremus.de/);
  • Modern China. Rivista dalla storia trentennale, si occupa prevalentemente di storia e di scienze sociali in riferimento alla Cina tardo-imperiale, moderna e contemporanea (http://mcx.sagepub.com);
  • Monumenta Serica: Journal of Oriental Studies. Rivista di studi sinologici (in cinese: Huayi xuezhi 8 3 E F8 8 D 45 B 7 85 F D 7) fondata nel 1934, è pubblicata dallo Institut Monumenta Serica di Sankt Augustin (in Germania) e prende in considerazione anche i rapporti degli altri paesi asiatici con la Cina (http:// www.monumenta-serica.de);
  • Perspectives Chinoises. Si tratta di una rivista in lingua francese (per la versione inglese vedi sopra: China Perspectives ) creata nel 1992 e dedicata allo studio dei cambiamenti e delle prospettive del mondo sinico contemporaneo (Repubblica Popolare Cinese, Taiwan, Hong Kong e Macao) ( http:// perspectiveschinoises.revues.org);
  • The American Journal of Chinese Studies. Pubblicazione ufficiale della American Association for Chinese Studies, raccoglie studi relativi alle scienze sociali e umanistiche, con particolare attenzione per le scienze politiche (http://www.utsa.edu/ajcs);
  • The China Quarterly. Pubblicato dalla School of Oriental and African Studies (SOAS) di Londra, è il principale periodico dedicato allo studio della Cina contemporanea, di cui considera i più disparati ambiti (società, letteratura, arte, economia, diritto, relazioni internazionali ecc.) (http:// journals.cambridge.org/action/display Journal?jid=CQY);
  • T’oung Pao. International Journal of Chinese Studies. Fondato nel 1890 e pubblicato dall’ed. E. J. Brill (Leiden), figura tra le principali riviste accademiche sulla Cina tradizionale ( http://www.brill.nl/toung-pao). Questi e molti altri periodici (un elenco è disponibile alla pagina: http://u.osu.edu/ mclc/bibliographies/journals/) sono consultabili nei rispettivi siti (gratuitamente o, più spesso, a pagamento) e/o attraverso banche dati come Jstor (http://www.jstor.org); si noti che in molti casi essi appartengono alle versioni più estese della raccolta e sono quindi disponibili solitamente solo presso istituzioni specializzate negli studi sull’Asia Orientale. Quanto ai periodici in lingua cinese, il portale China Academic Journals ( http:// oversea.cnki.net/kns55/brief/result.aspx?dbPrefix=CJFD ), del già citato China Knowledge Resource Integrated Database (CNKI), permette di accedere ai testi di articoli e saggi inclusi in un vastissimo database di più di 9800 riviste accademiche, dalla prima edizione sino ai volumi più recenti. Per gli studi sociali si ricorda anche il catalogo delle riviste della Chinese Academy of Social Sciences (Zhongguo shehui kexuey uan 4 E 2 D5 6 F D7 9 3 E4 F 1 A7 9 D 15 B 6 69 6 6 2) di Pechino, fondata nel 1977 (http://english.cssn.cn/journals/). Il National Taiwan University Journal Database o Taida xueshu qikan ziliaoku 8 1 F A5 9 2 75 B 7 88 8 5 36 7 1 F5 2 0 A8 C C 7(http:// ejournal.press.ntu.edu.tw), in cinese e inglese, dà accesso alla maggior parte delle riviste accademiche taiwanesi (circa 7000), appartenenti prevalentemente all’area umanistica, delle arti e delle scienze sociali. Molto utile anche la banca dati di periodici elettronici messa a disposizione dall’Academia Sinica, di cui esiste anche una versione in inglese ( http://aslib.sinica.edu.tw/eng/ejournal/engejournal1.html I corpora testuali La Internet Guide for Chinese Studies o IGCS, fondata nel 1995 da Hanno Lecher, è gestita dall’Istituto Sinologico dell’Università di Leiden, con il sostegno dell’Istituto per gli Studi Cinesi dell’Università di Heidelberg, della Biblioteca Nazionale di Berlino e della Deutsche Forschungsgemeinschaft. Come si evince dall ’indice generale ( http://www.sino.uniheidelberg. de/igcs), essa permette di fare ricerche tematiche sulla Cina, rimandando a istituzioni accademiche, ai media, a riviste accademiche e specialistiche e a una vasta gamma di corpora testuali. Per una lista dei più importanti corpora testuali, si veda la pagina Full-text Databases di questo portale (http://projects.zo.uni-heidelberg.de/igcs/igtexts.htm ). Lechner è anche tra i

Tree” (www.rongshuxia.com), il primo sito letterario della Repubblica Popolare Cinese, fondato nel 1997 e recentemente ristrutturato. Alcuni autori di letteratura Web pubblicano anche nel sito China-novel (http://www.chinanovel. com).

6. I dizionari elettronici 6.1 Dizionari gratuiti Nel sito Languages of China (http://www.chineselanguage.org) è possibile consultare on-line un English-Chinese Dictionary e lo Han-Ying cidian 6 F 2 28 2 F 18 F A D5 1 7 8, dizionario cinese-inglese con caratteri sia tradizionali sia semplificati e comprensivo di circa 180.000 voci. La ricerca può essere fatta sia dall’inglese, sia dai caratteri (attraverso il radicale o il numero di tratti) o dalla trascrizione fonetica. Lo stesso sito mette a disposizione anche il Chinese Character Dictionary , un vocabolario cinese-inglese dei singoli caratteri, con riferimento a repertori lessicografici antichi e moderni e link ad altri dizionari disponibili on-line; la ricerca può essere fatta partendo dall’inglese o dal cinese (compresi il cantonese e altre lingue della Cina). Anche lo On-line Chinese Tools ( http://www.mandarintools.com) mette a disposizione un Chinese Character Dictionary e un Chinese-English Dictionary. Quest’ultimo si presenta come un’interfaccia per la ricerca all’interno del CEDICT Dictionary curato da Paul Denisowksi (MDBG Chinese-English Dictionary : http://www.mdbg.net/chindict/chindict.php). La ricerca avviene attraverso i caratteri cinesi, il sistema di trascrizione fonetica piny in o l’inglese, con la possibilità di ascoltare la lettura dei caratteri. Figura 16. Esempio di ricerca dal cinese all’inglese (da On-line Chinese Tools ) Il Zhongwen.com: Chinese Characters and Culture ( http://www.zhongwen.com) permette la consultazione on-line del Chinese Characters: A Genealogy and Dictionary (edito dalla Yale Press), dizionario cinese-inglese e inglese-cinese in formato GIF. La consultazione avviene attraverso le più comuni chiavi di ricerca (per pronuncia, radicale e numero di tratti, o dalla traduzione inglese) e risulta particolarmente agevole. Il dizionario comprende oltre 4.000 caratteri, di cui sono fornite etimologia e principali significati; segue una lista dei composti, con la simultanea visualizzazione di “carte genealogiche” che, ricollegando il carattere a caratteri simili o ad altri che lo contengono, mirano ad agevolarne la memorizzazione. Si veda anche, nel medesimo sito, la pagina Chinese Characters Dictionary Web (http:// www.zhongwen.com/zi.htm), che permette di fare una ricerca in più dizionari contemporaneamente. Tra gli altri dizionari bilingui meritano una menzione il Chinese-English del portale Free Dictionary Translation (http://www.free-dictionary -translation.com/chinese-english/index.html), che annovera più di 155.000 voci, e il Chengyu Dictionary. An English Dictionary of Chinese Idioms ( http://www.chinese-tools.com/chinese/chengy u/ dictionary ), con circa 30.000 frasi idiomatiche o chengyu 6 2 1 08 B E D. Per una lista di altri dizionari, si veda la selezione disponibile nel portale della Ats Language Translation (http://www.ats-group.net/dictionaries/dictionary -english-chinese.html). Tra i dizionari monolingui disponibili on-line , si segnalano lo Hanyu cidian 6 C 4 98 B E D8 B C D5 1 7 8(http://cidian.xpcha.com), per la ricerca di parole (non singoli caratteri) in cinese semplificato, il Guoyu cidian 5 7 0 B8 A 9 E8 F A D5 1 7 8 (http://dict.revised.moe.edu.tw), in cinese tradizionale, e lo Zaixian Xinhua zidian 5 7 2 87 E B F6 5 B 05 3 4 E5 B 5 75 1 7 8(http://xh.5156edu.com), la versione on-line del noto dizionario Xinhua , comprensivo di circa 21.000 caratteri e 520.000 parole. 6.2 Dizionari elettronici e on-line a pagamento Wenlin 6 5 8 76 7 9 7(http://www.wenlin.com) è un software che include un dizionario cinese-inglese espandibile di oltre 10.000 caratteri e circa 200.000 parole e locuzioni (versione ampliata dell’ ABC Chinese-English Dictionary , a cura di John DeFrancis); le singole voci contengono informazioni sull’ordine dei tratti per la scrittura dei caratteri, sul radicale, l’origine etimologica e i composti. Il software , che opera sia nella modalità semplificata sia tradizionale dei caratteri (permettendo la conversione tra le due forme), fornisce inoltre un sistema di editing compatibile con i più diffusi sistemi di scrittura (Unicode, GB, Big5 e UTF-8) e una raccolta di testi letterari antichi e moderni. Il dizionario permette di visualizzare la traduzione inglese semplicemente puntando il mouse sul carattere o sulla parola cinese che interessa. Una versione demo è disponibile al seguente indirizzo: http:// www.wenlin.com/demo. L’Association Ricci du grand dictionnaire français de la langue chinoise , (http://www.grandricci.org/) fondata nel 1987 4, ha realizzato il Grand dictionnaire Ricci de la langue chinoise (7 voll.), il più esteso dizionario bilingue della lingua cinese (cinese-francese). Il dizionario, pubblicato nel 2001 e successivamente ampliato, nel 2010 è stato reso disponibile in versione elettronica su DVD ( Le Grand Ricci Numérique , Éditions du Cerf). Il DVD include 13.500 caratteri e 330.000 parole, e fornisce per ogni carattere un’ampia gamma di significati, segnalando l’evoluzione del suo uso nel corso dei secoli, l’ambito disciplinare di riferimento (secondo una ripartizione in duecento diverse aree tematiche) e il livello linguistico (colloquiale o formale/letterario). Le voci sono in cinese tradizionale, ma riportano anche la versione semplificata dei caratteri, l’origine e gli usi antichi (con riferimenti alle prime occorrenze attestate) e le principali espressioni in cui compaiono. Dal 2013 il DVD non è più in commercio e la consultazione del dizionario è oggi possibile a pagamento sul portale della casa editrice Brill (http:// chinesereferenceshelf.brillonline.com). Infine, lo Hanyu dacidian 6 C 4 98 B E D5 9 2 78 B C D5 1 7 8(http://www.hy dcd.com), disponibile anche in formato elettronico, è il più esteso dizionario della lingua cinese moderna e contiene 20.973 caratteri, 384.925 parole, 51.308 chengyu o frasi idiomatiche, poesie, citazioni da testi letterari e così via. Nato e strutturato come un dizionario monolingue, include oggi anche traduzioni dei termini in inglese.

7. Strumenti per l’apprendimento e l’insegnamento Il Confucius Institute Online o Wangluo Kongzi xueyuan 7 F 5 17 E D C5 B 5 45 B 5 05 B 6 69 6 6 2(http://www.chinesecio.com) dello Hanban fornisce alcune utili risorse elettroniche per lo studio della lingua e della cultura cinese. Si segnalano in particolare le tre sezioni Learning , Teaching e Test (per lo HSK). Analogamente, il Global Chinese Language and Culture Center ( Quanqiu huawen wanglu jiaoyu zhongxin 5 1 6 87 4 0 38 3 E F6 5 8 77 D B 28 D E F6 5 5 98 0 B 24 E 2 D5 F C 3), che afferisce al Ministero dell’Educazione della Repubblica di Cina (Taiwan), contiene utili strumenti per lo studio della lingua e della cultura della Cina, compresi corsi di cinese (interattivi e di e-learning ), risorse elettroniche, e-books e approfondimenti culturali (per tutti, vedi: http://www.huay uworld.org/). Si noti che è richiesta la registrazione on-line. In Rete si trovano inoltre innumerevoli altri siti gestiti direttamente o indirettamente da centri di studio del cinese o aperti da privati che forniscono strumenti e materiali per lo studio del cinese. La selezione che segue, lungi dall’essere esaustiva, vuole solo essere indicativa delle varie possibilità offerte dal Web. Il portale del Centre for Teaching Chinese as a Foreign Language ( http://www.ctcfl.ox.ac.uk) dell’università di Oxford include una grammatica di cinese elementare ( Elementary Grammar Revision Notes and Exercises ) comprensiva di spiegazioni semplici ma dettagliate e una buona selezione di esercitazioni, corsi di lingua cinese ai diversi livelli, così come esercizi di fonetica e pronuncia, di scrittura dei caratteri, di ascolto e di comprensione scritta e orale. Il sito Learning Chinese Online (http://learningchineseonline.net), curato da Xie Tianwei 8 C 2 25 9 2 98 5 1 A (Tim Xie), del Department of Asian and Asian American Studies della California State University, fornisce un numero elevato di link a diverse risorse e materiali per lo studio dei caratteri, della fonetica e della grammatica cinese (di particolare interesse la Basic Chinese Grammar , di Richard VanNess Simmons, una versione a slides della Spoken Standard Chinese Grammar , e la Xiandai hanyu yufa 7 3 F E4 E E 36 F 2 28 A 9 E8 A 9 E6 C D 5, una grammatica del cinese moderno edita dal Zhongguo wenhua y anjiuy uan 4 E 2 D5 6 F D6 5 8 75 3 1 67 8 1 47 A 7 69 6 6 2e interamente in cinese), esercizi di lettura, ascolto e traduzione, e strumenti per l’insegnamento della lingua cinese destinati ai docenti. Il sito On-line Chinese Tools (http://www.mandarintools.com) anziché proporre materiale per l’auto- apprendimento, si concentra su una serie di strumenti destinati allo studente di cinese, diversificando tra livelli base, intermedio e avanzato. Oltre ai già nominati dizionari, contiene una vasta gamma di flashcards (uno strumento per la memorizzazione dei caratteri, nato in formato cartaceo e oggi diffuso anche in formato elettronico, che raffigura il carattere sul dorso e informazioni su scrittura, pronuncia e significato sul retro), esercizi per la scrittura dei caratteri, un Chinese Text Annotator, strumenti per convertire caratteri appartenenti a codici differenti (GB, GBK, Big5, UTF-8, UCS2, e CNS) rendendoli così compatibili, oltre ad approfondimenti culturali. Si segnala in particolare DimSum (“Chinese Reading Assistant and Dictionary ”), un’applicazione che facilita la lettura dei testi permettendo di conoscere traduzione e lettura delle parole su cui si passa il cursore. Molto utile anche il software a pagamento Clavic Sinica (http://www.clavisinica.com), disponibile anchein versione trial , che si pone come uno strumento integrativo per gli studenti anglofoni della lingua cinese (secondo e terzo anno), ma che risulta utile anche per gli italiani. Comprende un Text Reader (che permette di conoscere lettura e traduzione dei caratteri di qualsiasi documento in cinese), un Analytical Dictionary (un dizionario di 40.000 voci con riferimenti all’etimologia dei caratteri e al loro uso nei composti), un Vocabulary List Builder (per la compilazione di liste di vocaboli, che è poi possibile convertire in flashcards ) e un Character Inventory Manager (che costruisce inventari di caratteri già visualizzati). Infine, il Chinese Grammar Aids and Lessons , curato da Jim Becker (University of Northern Iowa), fornisce numerosi link a corsi di cinese on-line e un’utile grammatica della lingua cinese collegata a un corso di lingua consultabile nel sito (http://www.uni.edu/becker/chinese2.html#grammar). Il portale offre inoltre collegamenti ad altri siti e strumenti vari per lo studio delle lingue e dei più disparati aspetti della cultura della Cina (si veda la pagina iniziale: http://www.uni.edu/becker/ chinese2.html). 1 Il codice ISO 639-3, che raccoglie i codici delle lingue del mondo, relativo al cinese è “zho”. 2 In questo senso è molto importante il problema delle varietà del cinese. Rinviamo il lettore interessato al sito di Ethnologue per un quadro della questione. 3 Si ringraziano Diana Peppoloni e Franco Lorenzi per l’apporto tecnico prestato, in particolare per quanto concerne la grafica e la terminologia specialistica del saggio. 4 Il nome dell’associazione e quello del dizionario sono un tributo al padre gesuita Matteo Ricci, S.J. (1552-1610), che svolse opera missionaria in Cina ed è considerato uno dei fondatori della moderna sinologia. Francese Diana Peppoloni Il francese 1 nel Registro della Linguasphere (http://www.linguasphere.info) è un arterial language cioè una lingua parlata da almeno 60 milioni di individui. Essa fa parte della famiglia indoeuropea e, al suo interno, del gruppo neolatino, che comprende, tra l’altro, l’italiano, lo spagnolo e il rumeno. La scheda di Ethnologue (http://www.ethnologue.com/language/fra) indica quasi 75 milioni di parlanti, tra Europa ed Africa, e il francese occupa il quattordicesimo posto tra le lingue più diffuse (http://www.ethnologue.com/statistics/size). Ethnologue assegna al francese lo statuto di