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Linguistica generale, Appunti di Linguistica Generale

Appunti di linguistica generale

Tipologia: Appunti

2024/2025

In vendita dal 08/01/2026

aliii1234
aliii1234 🇮🇹

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  • Scheda

Capitolo 1

Le lingue e la linguistica

1.1 A che servono le lingue?

Le lingue si sono sviluppate per una necessità. La nascita della lingua ha dato vita ad un profondo cambiamento anatomico negli esseri umani, che si è evoluto con l'evolversi della lingua e della specie. La funzione principale delle lingue è quella di comunicazione, scambio di messaggi e informazioni riguardo non solo dati di fatto ma anche emozioni, desideri, sogni, racconti e inganni. Di fatto, si dice che la lingua serve a fornire predicazioni (il termine "predicare", proveniente dalla logica, indica l'azione del dire qualcosa a proposito di qualcos'altro). Affinché ci possa essere una predicazione è necessario: -designare il "qualcosa" (es.: il bambino dorme, "il bambino"), funzione che spetta ai nomi: -predicare (es.: "dorme"), funzione che spetta ai verbi. La lingua fa però uso di altre risorse con diverse funzioni, come quella di precisare i nomi(il"), aiutare i verbi (avverbi: "dorme profondamente") o esprimerne il senso ("dormi profondamente"). Ma per soddisfare le funzioni del designare e del predicare è sono necessari altri elementi, tra i quali il tema a più livelli di PRECISIONE ("qualcuno dorme, generale / "il bambino dorme", più preciso / mio nipote dorme", specificato), il tema del REFERENTI già citati (pronomi. "il bambino dorme e lo vediamo), La lingua serve inoltre a "salvare la faccia" ("dicono che...", "il bambino dormirebbe -quest'azione si dice "salvare la faccia") perché colui che propone una frase simile si libera dal peso di averla pensata, la attribuisce a fonti. Altro ruolo importante detenuto dalle lingue è quello di soddisfare i bisogni internazionali, concernenti cioè il rapporto parlante-interlocutori. Tutto ciò che riguarda questa particolare funzione della lingua si dica pragmatica trasmettere un messaggio "non detto", tramite il messaggio letterale (es.: "qui dentro fa caldo*, ossia "si può aprire la finestra?"), tale processo avverrebbe per il semplice desiderio di evitare reazioni conflittuali. Spesso, tra la funzione predicativa e quella pragmatica prevale la seconda.

1.2 La linguistica

La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio e delle lingue, l'analisi rigorosa dei fenomeni linguistici. Malgrado nei secoli la linguistica abbia sviluppato basi, programmi e metodi sempre più validi in base agli studi scientifici, essa è per molti versi da considerarsi una scienza "debole": I metodi sono spesso incerti, alcuni concetti ancora centro di disaccordi, alcune definizioni basilari controverse.

1.3 Una disciplina non prescrittiva

Sarebbe errato definire la linguistica una scienza prescrittiva, poiché è oggetto di studi tanto ciò che è corretto quanto ciò che è scorretto nelle lingue. Si potrebbe dire invece, che l'applicazione di questa è prescrittiva, ma la linguistica in sé mira alla descrizione e alla spiegazione dei fenomeni linguistici (sapendo che per descrivere sono necessari fatti e per spiegare è necessario ricondurre fatti e dati a ipotesi generali, quest'ultimo punto avvicina la linguistica alle scienze).

Capitolo 2

Codici e Lingue

2.1 Una nozione intuitiva di linguaggio

Per Linguaggio si intende la facoltà di associare: ● I contenuti mentali: essendo interni, non possono manifestarsi ad altri (chiamato SIGNIFICATO); ● Realtà sensoriali: suoni, gesti, luci, colori ecc.. Costituito da materiale percettibile dai sensi dell'organismo (chiamato SIGNIFICANTE). Collegandosi ai contenuti interni li rendono manifesti, cioè permettono agli altri di riceverli. Questa capacità è detta facoltà di linguaggio, facoltà biologica di collegare il significato al significante.

2.2 Comunicazione animale

Ricerche dell'etologia sulla comunicazione delle specie e della biolinguistica sull'evoluzione del linguaggio hanno notato la comunicazione non-verbale di alcune specie come le api: eseguono una danza, il significante è dunque mimico-tattile (un corpo si muove e un altro percepisce quei movimenti con il tatto) le api possono modulare e adattare i propri messaggi. Le formiche comunicano in base ai feromoni e hanno "dialetti", sono diverse da una specie all’altra. I cercopitechi (scimmie) hanno un grido d'allarme in base al pericolo, hanno anche capacità combinatoria (combinano segnali semplici in segnali complessi). Molti studiosi detti "discontinuisti" pensano che tra i sistemi di comunicazione delle scimmie e degli umani ci sia un salto incolmabile.

2.3 Proprietà biologiche del linguaggio

2.3.1 Carattere congenito La proprietà fondamentale del linguaggio è legata al fatto di essere congenita (o innata), nasce insieme all'organismo ed è registrata nel suo patrimonio genetico. Nonostante il linguaggio sia relativamente recente, è probabile che l'uomo abbia sempre avuto a disposizione qualche modo di esprimersi (a gesti suoni più o meno controllati), questo fa supporre che il linguaggio sia abbastanza stabile. 2.3.2 Relativa immutabilità Ragionevole è supporre che l'uomo abbia sempre avuto la facoltà di esprimersi in qualche modo. Il carattere congenito del linguaggio lascia pensare che questa facoltà non si alteri col tempo, ma sia immutabile. 2.3.3 Inapprendibilità e incancellabilità Dal carattere congenito dipendono due altre proprietà: essendo "scritto" nel patrimonio genetico della specie, esso non può essere appreso, e allo stesso modo non può essere dimenticato. Al contrario, nella specie umana, si imparano e si dimenticano i singoli codici, si impara e si dimentica l'italiano, così come qualunque altra lingua.

2.3.4 Indifferenza al significante Il linguaggio si manifesta sotto forma di associazioni tra significato e significante. Per questo le forme del linguaggio si servono di diversi tipi di significante. 2.3.5 Limiti Per quanto sia indifferente allo specifico significante, i modi in cui il linguaggio si attualizza non sono infiniti l'organizzazione delle lingue verbali incorpora una varietà di limitazioni: per esempio, non esistono lingue verbali che non abbiano vocali e consonanti.

2.4 Codici

2.4.1 Eterogeneità di significato e significante I codici sono sistemi di segni elementi in cui un significato e un significante si associano per trasmettere informazione da un emittente a un ricevente sotto forma di messaggi. Un codice è un sistema di segni che permette la trasmissione di informazioni tramite, un codice è un sistema che associa due componenti fondamentali:

  • Il significante, cioè il "segno" o il "suono" che esprime qualcosa (ad esempio, una parola o un'immagine);
  • Il significato, che è il concetto o l'idea che quel segno rappresenta (ad esempio, il concetto di "albero" che è evocato dalla parola "albero"). Quando questi due elementi (significante e significato) si combinano, permettono la trasmissione di informazioni da un emittente (chi comunica) a un ricevente (chi riceve e interpreta il messaggio). Ad esempio, quando una persona dice "albero", il significante (il suono della parola) richiama il significato (l'idea di un albero) nella mente del ricevente. Questo scambio di informazioni è il messaggio. La comunicazione avviene quindi grazie all'utilizzo di un codice che collega segni (parole, immagini, suoni, ecc.) ai significati che intendiamo trasmettere Fanno parte dei codici semiotici i sistemi di numerazione, segnalazione stradale, gesti lingua dei segni
  • Codifica: produzione del messaggio mediante un codice da parte dell'emittente
  • Decodifica: interpretazione da parte del ricevente 2.4.2 Codici secondari Il significato è costituito dal significante di un altro codice, come i codici alfabetici in cui si iscrivono le lingue verbali, segni che, da soli, non rappresentano concetti completi, ma si combinano per formare parole, che invece sono portatrici di significati più complessi. Il codice morse è di terzo livello invece.

2.5 Dal punto di vista del significante

2.5.1 Articolazione e posizionalità Codice articolato Es. numero "14"

  • Può essere scomposto 1 e 4
  • Può essere composto in modi diversi 41 4411 ecc.. Un codice che ha queste due proprietà è detto articolato. Alcuni codici hanno un'altra proprietà, la posizionalità: il significato è convogliato dalla posizione (un numero in base alla posizione indica le centinaia le unità le decine ecc..) es. "carlo chiama mario", "mario chiama carlo" (le lingue sono ricorrenti e costituite da suoni sillabe parole e altre unità). Anche le lingue
  1. Sinonimia: La sinonimia si verifica quando esistono più segni (parole o frasi) che possono essere usati per esprimere lo stesso significato. Per esempio, "macchina" e "auto" sono sinonimi, ma a volte una parola può avere più di un sinonimo in contesti diversi, il che rende difficile stabilire un legame preciso tra significante e significato.
  2. Ambiguità: L'ambiguità è la possibilità che una parola o una frase abbia più di un significato. Un esempio semplice è la parola "banca", che può riferirsi a un'istituzione finanziaria o alla riva di un fiume, a seconda del contesto. In questo caso, senza un contesto chiaro, la parola può essere interpretata in vari modi. Alla vaghezza letterale (si riferisce al fatto che le parole e le frasi non hanno significati fissi, ma possono essere interpretate in modi diversi a seconda di chi le usa e in quale situazione) si aggiunge quella pragmatica (i messaggi emessi sono a rischio di fraintendimento)si verifica quando un messaggio può essere frainteso a causa della dipendenza dal contesto. Ad esempio, la frase "Puoi passarmi il sale?" può sembrare una domanda semplice, ma potrebbe essere interpretata come una richiesta urgente o come una mera cortesia, a seconda del tono, della situazione e della relazione tra le persone coinvolte. Finitezza semantica: quando i significati sono limitati, e i codice che ne sono dotati sono detti semanticamente finiti Semanticamente illimitati: non hanno limiti di significato (lingue verbali), può parafrasare. i significati possono essere ampliati, modificati e sfumati continuamente attraverso l'uso di nuovi concetti, metafore, e modifiche contestuali. Una persona può parafrasare (esprimere lo stesso concetto in modi diversi) in modo quasi infinito, e il significato di una parola può evolvere o essere interpretato in modo diverso a seconda del contesto. In sintesi: Finito: significato limitato, che non può essere esteso oltre certe convenzioni.

2.7 Dal punto di vista del significato

Tutti questi codici sono capaci di esprimere una porzione limitata di significati, Questa proprietà è spesso indicata come finitezza semantica, e i codici che la presentano sono detti semanticamente finiti. All'altro opposto i codici che non hanno limiti di significato, cioè semanticamente illimitati. L'infinitezza semantica delle lingue verbali è osservabile nel fatto che esse permettono di parafrasare messaggi formulati in (quasi) qualunque altro codice. La parafrasabile non è però infinita: per esempio, non tutti i messaggi matematici possono essere riformulati in parole. C'è anche un altro fatto che conferma il carattere semanticamente illimitato delle lingue verbali: una lingua verbale può parlare di sé stessa, mentre altri codici non sono in grado di farlo. Es.la parola cane ha quattro lettere, la parola imbecille è offensiva Enunciati come questi sono consentiti da una straordinaria potenzialità delle lingue verbali, la capacità metalinguistica, cioè la capacità che una lingua ha di riflettersi su sé stessa adottando sé stessa come contenuto.

2.8 Codici analogici e digitali

Riguarda il modo in cui codificano e trasmettono l'informazione. Si possono differenziare in analogici e digitali. 2.8.1 Codici analogici e digitali Un codice analogico è continuo; è un segno che mantiene una relazione diretta e continua con ciò che rappresenta, spesso utilizzando una somiglianza fisica o una connessione graduale. In altre parole, la rappresentazione di un concetto è simile o proporzionale all'oggetto o all'idea stessa. Ad esempio: ★ Immagini fotografiche: Un'immagine analogica cattura i dettagli visivi attraverso una gradazione continua di luci e ombre, che corrispondono direttamente a ciò che è osservato.

★ Il suono analogico: Quando ascoltiamo un disco in vinile o una registrazione audio analogica, il suono è rappresentato in modo continuo, con variazioni di ampiezza e frequenza che corrispondono alla registrazione originale del suono. In generale, i segni analogici sono non discreti, cioè non vengono separati in unità distinte, ma si susseguono in maniera fluida. Esempi di segni analogici nel parlato: ★ Intonazione: Quando una persona varia il tono della voce per esprimere emozioni o sfumature (ad esempio, un tono crescente per una domanda), questa variazione è un esempio di segno analogico. L'intonazione è continua e graduale, senza interruzioni nette. ★ Volume della voce: L'alternanza di alti e bassi nei suoni (ad esempio, urlare o sussurrare) è un altro esempio di segno analogico, poiché il volume cambia in modo fluido e non discreto. ★ Pause e ritmo: Quando un oratore pausa o modifica il ritmo della sua parola, sta utilizzando segni analogici. Queste pause e cambiamenti non sono rigidi o separati, ma si fondono nel flusso del discorso. Un segno digitale è discreto, si basa su una discreta rappresentazione in cui i significati sono suddivisi in unità separate e distinte, spesso numeriche. Questi segni non hanno una relazione di continuità o somiglianza diretta con ciò che rappresentano. Esempi includono: ★ Parole scritte: Le lettere sono segni digitali in quanto ciascuna lettera rappresenta un'unità discreta, separata da altre. ★ Sistema binario: Nei computer, i dati sono rappresentati come una sequenza di 0 e 1 (digitale), che non ha alcuna somiglianza visiva con il dato che rappresentano, ma sono comunque utilizzati per costruire informazioni. Esempi di segni digitali nel parlato: ★ Parole: Le parole stesse sono segni digitali, perché sono unità discrete. Ad esempio, in una frase come "Vado al parco", ogni parola ("Vado", "al", "parco") è un'unità separata e distinta, e ognuna rappresenta un significato preciso. ★ Frasi: La struttura della frase, con le parole in ordine specifico, è un esempio di segno digitale. La sintassi stabilisce confini chiari tra le varie unità (soggetto, verbo, complemento), e ciascuna parte è discreta e ben definita. ★ Numeri: Quando un oratore usa numeri, come nel caso di "tre persone" o "cinque minuti", i numeri sono segni digitali, separati e distinti, che non hanno un'interpretazione graduale. Differenze principali: ★ Continuità vs Discrezione: I segni analogici sono continui e rappresentano un fluido cambiamento (ad esempio, gradazioni di colore o suono), mentre i segni digitali sono discreti, con unità separate e distinte (ad esempio, parole o numeri). ★ Somiglianza vs Arbitrio: Nei segni analogici c'è una somiglianza diretta con ciò che rappresentano (come un'immagine che assomiglia a ciò che mostra), mentre nei segni digitali la relazione è arbitraria (come il fatto che una parola rappresenti un concetto senza somigliare fisicamente al concetto stesso). ★ Segni analogici sono legati a variazioni fluide come intonazione, ritmo e volume. ★ Segni digitali sono legati a elementi separati come parole, numeri e la struttura della frase In sintesi, analogico implica una rappresentazione continua e simile a ciò che si rappresenta, mentre digitale implica una rappresentazione discreta e separata, basata su unità distintive.

L'arbitrarietà dei codici ha: Svantaggi: in una nuova lingua il collegamento tra significante e significato deve essere imparato, i codici arbitrari sono quindi svantaggiosi in confronto a quelli iconici (somiglia direttamente all'oggetto o al concetto che rappresenta); Vantaggi: i codici iconici sono semanticamente limitati (Esempio: Un disegno di una mela rappresenta chiaramente una mela (un oggetto percepibile), ma non può rappresentare concetti astratti come "amore" o "libertà".), sono limitati a significare cose percepibili non cose astratte, quelli arbitrari sono illimitati. Sono economici (risparmiano lo sforzo), può esser esibito al posto dell'oggetto che designa, è più rapido da dire l'enunciato e è polisemico cioè Possono avere più significati a seconda del contesto, aumentando la flessibilità del codice (Possono avere più significati a seconda del contesto, aumentando la flessibilità del codice.) , accresce la flessibilità di un codice. 3.2.2 Classificazioni Ogni lingua organizza una classificazione dell'esperienza, configura raggruppamenti di significati e li associa a determinate sequenze o suoni (come i verbi, i nomi, gli aggettivi), questo criterio è arbitrario, c'è affinità di significato che può non comparire al momento di una traduzione. Le categorie per organizzare l’esperienza e il mondo che ci circonda. Queste categorie non sono universali o "naturali", ma sono il risultato di scelte culturali e convenzionali. Ogni lingua decide quali aspetti del mondo raggruppare insieme e come farlo. Questo processo di classificazione è arbitrario, il che significa che non esistono regole fisse o necessarie che determinano come una lingua debba fare questa organizzazione. Esempio: In inglese, il verbo "to get" può essere usato per descrivere molte azioni o situazioni che in italiano richiedono verbi diversi. Questo dimostra come una singola radice in inglese riesca a classificare concetti che l'italiano tratta separatamente. Alcuni usi di "to get" e le relative traduzioni in italiano: "I get the idea"→ Capisco l'idea(verbo "capire"). "I need to get a ticket"→ Devo procurarmi un biglietto(verbo "procurare"). "He got angry"→ Si è arrabbiato(verbo "arrabbiarsi"). "She got home late"→ È arrivata a casa tardi(verbo "arrivare"). "He got the ball"→ Ha preso la palla(verbo "prendere"). 3.2.3 Classificatori I classificatori sono parole o morfemi(piccole unità linguistiche, come suffissi o prefissi) che vengono aggiunti a un nome per indicargli a quale categoria o tipo appartiene. Questi classificatori possono essere collocati prima o dopo il nome, a seconda della lingua. La funzione principale di un classificatore è quella di dare un’indicazione semanticasu che tipo di cosa è il nome a cui si riferisce. Per esempio, un classificatore può indicare se qualcosa è un oggetto rotondo, un animale, un libro, e così via. In pratica, il classificatore specifica la categoria semantica a cui appartiene l'oggetto. I classificatori servono a classificare i nomi in base alla loro categoria semantica. La categoria può essere: ● La formadell'oggetto (ad esempio, oggetti piatti, oggetti rotondi) ● Il tipodell'oggetto (ad esempio, animali, veicoli, libri) ● La dimensionedell'oggetto (ad esempio, oggetti piccoli, oggetti grandi) Quindi, un classificatore non è solo una parola che accompagna il nome, ma esprime la categoria semantica dell'oggetto, facendo parte della struttura grammaticale della frase. Esempi in cinese: 一一一(yī běn shū) –"un libro" • 一(yī) = "uno" (numerale) • 一(běn) = classificatore per libri (oggetti che hanno pagine) • 一(shū) = "libro" 3.2.4 Tracce iconiche Nelle lingue l'arbitrarietà non è mai totale, si presenta in gradi esistono 2 tipi di parole:

● Totalmente arbitrarie e Immotivate; ● Parzialmente motivate: nella sua struttura interna si può leggere il significato in parte (tedesco guanto=mano sciarpa "handschun"). Le lingue hanno su diversi piani tracce di iconicità che riguardano l'organizzazione stessa della lingua; sul piano fonologico devono rispettare dei requisiti (non devono avere troppi suoni, non ci sono lingue con solo monosillabi ecc..). Tutte le lingue hanno manifestazioni che portano significati determinati (volume, velocità ecc.. Esprimono stati d'animo). Le lingue sono fonosimboliche (varie lingue dei suoni hanno lo stesso significato (R fluidità U timore I piccolezza e gioia). Nella reduplicazione(una parola o una parte di essa viene ripetuta, o modificata, per esprimere un significato particolare. Questo fenomeno può verificarsi in diverse lingue e può essere utilizzato per vari scopi, come intensificare un concetto, indicare un'azione ripetuta, esprimere una quantità, o per motivi stilistici. Esempio: Piano-piano": Indica qualcosa che deve essere fatto lentamente o gradualmente). In sintassi ci sono termini che sono spiegabili solo in termini di iconicità, come la sequenza (l'ordine degli elementi sintattici riproduce quello degli eventi di cui l'enunciato parla)in alcune lingue la struttura della frase(ovvero, l'ordine degli elementi sintattici) riproduce o riflette la sequenza degli eventi o delle azioni che l'enunciato sta descrivendo. In altre parole, l'ordine delle parole nella frase può essere visto come una rappresentazione "iconica" dell'ordine degli eventi nel mondo reale.

3.3 Doppia articolazione

Le lingue non sono solo articolate; a renderle uniche è il fatto di essere doppiamente articolate. Ciò significa che la loro organizzazione è articolata su due livelli diversi: unità dotate di significato (la prima articolazione), composte da unità foniche (in sé prive di significato, la seconda articolazione). Parole come sale, cane, libro sono costituite da entità minime dotate di significato (denominate morfi), come le seguenti: sal-e, can-e, libr-o In altri termini, un insieme ristretto di elementi fonici privi di significato dà luogo a un insieme molto più vasto di elementi dotati di significato.

3.4 Sintagmatico e paradigmatico: l’ambiente sintagmatico

l’ambiente sintagmatico spiega come i diversi elementi linguistici siano organizzati nella conoscenza che un parlante ha della propria lingua, utilizzando i concetti di asse sintagmatico e asse paradigmatico, introdotti da Ferdinand de Saussure.

  1. Asse paradigmatico e sintagmatico: -Gli elementi linguistici (parole, suoni, ecc.) sono immagazzinati in un "magazzino di memoria" o asse paradigmatico, dove sono disposti in modo non ordinato. Quando parliamo o scriviamo, selezioniamo elementi dall'asse paradigmatico e li disponiamo in sequenza sull'asse sintagmatico, formando un enunciato lineare in cui ogni elemento occupa una posizione precisa e instaura relazioni con gli altri.
  2. Relazioni sintagmatiche: Gli elementi linguistici disposti sull'asse sintagmatico non sono fissi ma possono subire modifiche in base al contesto. Per esempio: L'articolo "il" diventa "lo" se la parola successiva inizia con un suono particolare (es. lo spazio). La coniugazione del verbo è determinata dal soggetto (es. il postino è in ritardo).
  3. Ambiente sintagmatico:

3.7 Citazione e de-citazione; narratività

Il fenomeno della citazione nelle lingue è la possibilità di includere un enunciato (di un altro parlante o immaginario) all'interno di un enunciato prodotto da un emittente. Questo processo, caratteristico delle lingue verbali, si manifesta in diverse forme e ha implicazioni narrative e linguistiche.

  1. La citazione e le sue forme
  • Citazione diretta: Un enunciato viene riportato esattamente come emesso da un altro parlante, spesso segnalato da virgolette. Esempio: Gli ha detto: «Non ne posso più».
  • De-citazione: Un enunciato precedente viene parzialmente o totalmente annullato dall'emittente e sostituito con uno nuovo. Esempio: Mi ha dato uno schiaffo… o una carezza violenta? La citazione può diventare multipla, con l’inserimento di enunciati di diversi emittenti all’interno di un unico discorso. Esempio da Proust: Francoise, trasmettendoci le commissioni della marchesa: «Ha detto: “Darete loro il buongiorno”». Qui si distinguono tre emittenti: l'emittente reale (E ), Francoise (E ) e la marchesa (E ).₁ ₂ ₃
  1. Discorso diretto e indiretto
  • Discorso diretto: Attribuisce l'enunciato direttamente all'emittente originale.
  • Discorso indiretto: Il messaggio è filtrato dall'emittente attuale, che riformula il contenuto.
  1. Conseguenze della citazione
  • La citazione è una caratteristica tipica delle lingue verbali e, in parte, delle lingue dei segni, ma è assente in codici come quello matematico o nel linguaggio delle api.
  • Permette la narrazione e la creazione di personaggi come emittenti immaginari, rendendo le lingue verbali strumenti narrativi.
  • La citazione influisce anche sull'intonazione: la parte citata si distingue dal resto dell'enunciato tramite variazioni fonologiche. La citazione consente alle lingue di incorporare e trasformare enunciati di altri emittenti, reali o immaginari, con effetti significativi sul piano narrativo e linguistico. È un meccanismo complesso che evidenzia la flessibilità e la ricchezza espressiva delle lingue verbali.

3.8 Contestualità

Le lingue sono altamente contestuali; ciò significa che i loro enunciati acquistano un in contesti specifici, al di fuori dei quali appaiono privi di senso. Anche numerosi codici animali sono contestuali: il ruggito del leone ha funzioni e significati diversi a seconda del contesto esterno in cui viene emesso. La contestualità interna si manifesta in tutti quegli enunciati che acquistano un significato solo se inseriti in un tessuto di altri enunciati, per esempio un enunciato del tipo “e io una Coca Cola” si spiega solo come aggiunta a un precedente enunciato del tipo io prendo un caffè. La contestualità esterna, è manifesta in alcuni enunciati, che per acquisire un significato devono far riferimento a una situazione non linguistica del mondo esterno: un enunciato come dammi quello ha un senso solo se viene collocato in un contesto in cui ci siano degli oggetti a cui quello possa essere collegato.

3.9 Trasferibilità

Un enunciato qualunque può essere pronunciato in una infinità di modi; urlando, con voce normale, bisbigliando, in falsetto, cantando ecc. Qualunque enunciato può essere trasferito in un'altra sostanza dell'espressione pur rimanendo un enunciato verbale. Potremmo decidere di correlare ogni suono di una lingua a un valore numerico, per poi utilizzare le cifre

al posto dei suoni. A questa potenzialità si ricollega il fatto che le lingue possono essere trasferite in scrittura, ovvero in una sostanza non più fonica ma grafica. Possiamo scrivere qualunque enunciato con un qualunque tipo di carattere (corsivo, rondo ecc.) L'operazione di trasferimento di un metodo di scrittura in un altro è denominata traslitterazione).

3.10 Forzature

Le lingue verbali permettono di operare forzature, ossia spostamenti di elementi da una categoria a un'altra. Questo fenomeno, peculiare delle lingue, conferisce loro una straordinaria flessibilità di uso. Un tipo di forzatura è la cosiddetta trasposizione di categoria: un aggettivo può essere usato come nome, un nome può diventare verbo ecc.: AGGETTIVO → NOME: bello → (il) bello VERBO → NOME: inglese reading «leggendo» → (the) reading «(la) lettura» NOME → VERBO: inglese pickpocket «tagliaborse» → (to) pickpocket «rapinare» Nelle due frasi: ho strappato il libro e ho letto il libro, “libro” non indica la stessa entità: nella prima si riferisce a un oggetto fisico; nella seconda al testo contenuto in un libro inteso come oggetto fisico. Ancora una volta, la selezione è determinata dall'ambiente sintagmatico; una cosa che si "strappa"deve avere proprietà diverse da quelle di una che "si legge".

3.11 Variabilità

Le lingue verbali non sono immutabili, ma variano a seconda di diverse dimensioni, anzitutto nel tempo e nello spazio. Si alterano in base alla situazione comunicativa in cui sono usate (per esempio, con una persona sconosciuta si parla in modo diverso da come si parla con un vecchio amico) e a seconda del mezzo che si adopera. In termine diacronia (anch'esso coniato da Saussure) indica il fatto che le lingue cambiano nel tempo. Al suo opposto è il termine sincronia, designante un singolo stato dell'evoluzione di una lingua, nel quale essa è immaginata come se fosse ferma. rotazione di sucnt dh una ligua, cmmacome se fose ferman Nel tempo cambia: la dotazione di suoni, i significati, le forme delle parole, cambia l'organizzazione grammaticale e sintattica e così via. Le manifestazioni del mutamento diacronico sono vastissime, nel corso di un processo di cambiamento, una lingua può modificarsi al punto da non essere più riconoscibile e diventare un'altra. Così accadde al latino nel corso del processo che dette origine alle lingue romanze. Le lingue variano anche nello spazio; tale fenomeno è denominato diatopia. Esistono infatti numerosissime lingue diverse e molte di esse hanno una varietà di dialetti.

3.12 Riducibilità a famiglie e a tipi

Le lingue possono essere ricondotte con relativa facilità a classi. Tali classi sono di due specie: famiglie e tipi.

  • Una famiglia linguistica è formata da lingue che derivano geneticamente da una essa lingua madre e che quindi presentano (a) tratti in comune con la lingua madre stessa e (b) tratti comuni tra di loro. Es: lingue romanze sono una famiglia. Per esempio, italiano, francese e spagnolo hanno un sistema di articoli molto somigliante e condividono alcune proprietà del sistema verbale (come il modo condizionale). Sono poche le lingue del mondo, come il basco e l'etrusco, che non si è riusciti a ricondurre ad alcuna famiglia. Il mutamento diacronico può portare una lingua alla scomparsa ma difficilmente può trasferirla a un'altra famiglia: italiano può accogliere elementi

Durante l'espulsione dell'aria le corde vocali possono essere aperte producendo la respirazione silenziosa. Chiuse: l'aria preme sulle corde vocali uscendo sotto forma di sbuffo. La combinazione di queste permette la produzione di vibrazioni udibili. Il suono lungo il "tubo" subisce delle modificazioni dal tratto vocale sopralaringeo (lingua labbra ecc..)che operano come casse di risonanza (risonatori) ampliando il suono. Nel tratto vocale ci sono diversi diaframmi (barriere costituite da vari organi in diversi punti esercitando sull'aria una chiusura più o meno serrata. Il diaframma più importante sono le corde vocali la cui area interna è la glottide (coppia di corpi muscolo-membranosi)lo spazio tra le corde vocali. Questo spazio può essere aperto (per respirare) o chiuso (per produrre suoni durante la fonazione). Le corde vocali sono protette dall'osso ioide, un piccolo osso a forma di ferro di cavallo che sostiene anche altri elementi della laringe. 4.3.1 Funzionamento delle corde vocali Respirazione normale: Le corde vocali restano aperte, permettendo all'aria di passare liberamente. Fonazione (produzione dei suoni): Le corde vocali possono essere chiuse, aperte, o trovarsi in uno stato intermedio, a seconda del tipo di suono che si vuole produrre. 4.3.2 Suoni sonori e suoni sordi I suoni si distinguono in base al comportamento delle corde vocalidurante la loro produzione: Suoni sonori: • Le corde vocali vibrano sotto la pressione dell'aria espirata. Esempi: Le vocali come /a/, /e/, /i/, /o/, /u/sono tutte sonore. • Alcune consonanti, come /b/, /d/, /g/(italiano), o /z/, sono sonore. Suoni sordi: • Le corde vocali non vibrano e restano aperte, permettendo all'aria di uscire senza ostacoli significativi, ma producendo solo un leggero fruscio. Esempi: Consonanti come /p/, /t/, /k/o /s/(italiano) sono sorde. 4.3.3 Differenza tra vocali e consonanti Vocali: Sono prodotte dall'aria che passa attraverso le corde vocali sempre aperte. Non incontrano ostacoli chiusi lungo il percorso (niente chiusure totali nella bocca o nella laringe). Esempio: Pronunciando la vocale /a/, l'aria scorre liberamente dalla glottide fino alla bocca senza incontrare ostacoli. Caratteristica: Tutte le vocali sono sonore. Consonanti Sono prodotte con un ostacolo parziale o totalelungo il percorso dell'aria, che può essere: Nelle corde vocali (es. suoni sonori o sordi). • Nella bocca (es. ostruzioni con lingua, labbra, denti). • Possono essere: Sorde: Senza vibrazione delle corde vocali, es. /p/, /t/, /k/. • Sonore: Con vibrazione delle corde vocali, es. /b/, /d/, /g/. Suoni intermedi: le approssimanti Ci sono suoni che non sono né vocali pure né consonanti vere e proprie. Approssimanti: Si producono con un ostacolo parziale, ma senza ostruire del tutto il flusso dell’aria, come accade con le vocali. Esempi: In italiano, i suoni /j/("i" di "ieri") e /w/("u" di "uomo"). Si trovano a metà strada tra le vocali e le consonanti. Ricapitolando con esempi pratici: Vocali: /a/, /e/, /i/: Sempre sonore, l’aria passa liberamente. Consonanti sorde: /p/, /t/, /k/: Le corde vocali restano aperte. Consonanti sonore: /b/, /d/, /g/: Le corde vocali vibrano. Approssimanti: /j/("i" semivocale) e /w/("u" semivocale): Un ostacolo leggerissimo nel flusso dell’aria.

4.4 Fonetica

I suoni linguistici, detti foni, vengono studiati alla fonetica che li esamina senza considerarne la funzione guardano i foni da 3 punti di vista che definiscono 3 approcci distinti: Fonetica articolatoria: Come sono prodotti; Fonetica acustica: come si propagano nell'aria; Fonetica uditiva: come vengono percepiti dall'apparato uditivo;

4.5 Vocali

Prodotte con vibrazione delle corde vocali senza chiusura o costrizioni. Vengono differenziate dalla variazione della posizione e il volume (altezza della lingua nella cavità orale) della lingua. Sono foni continui perché la loro produzione può essere protratta a lungo. La lingua si muove entro il perimetro di un trapezio (trapezio vocalico), dove si distinguono 12 posizioni corrispondenti a delle articolazioni vocaliche. quando si sposta al di fuori fa suoni non vocalici. 4.5.1 Vocali cardinali All'interno del trapezio vocalico sono disposte le vocali con: Massimo di posteriorità e di chiusura: È una vocale che si produce con la lingua spostata verso la parte posteriore della bocca e alta, vicina al palato molle; Massimo in anteriorità e di chiusura: lingua posizionata verso la parte anteriore della bocca e alta nel tratto vocale (quasi al palato); Massimo di apertura e centralità: a È una vocale che si produce con la lingua abbassata e posizionata al centro della cavità orale. Che formano un triangolo, le altre all'interno del trapezio sono definite più o meno chiuse ecc.. sono variazioni delle vocali cardinali. Le vocali cardinali sono universali, possono portare un accento, cioè di operare come nucleo sillabico, tipico anche delle sonanti(l r n; consonanti che contengono un coefficiente vocalico e possono quindi avere un accento). 4.5.2 Criteri di classificazione Le vocali si classificano secondo 5 dimensioni: Apertura/chiusura: si riferiscono all'altezza del vertice della lingua rispetto al palato che fa si che il passaggio dell'aria sia più o meno ampio. Si distinguono in: ● Vocali aperte: distanza massima della lingua dal palato "a"; ● Vocali chiuse: distanza minima "i"; ● Semichiuse: posizione intermedia "e"; ● Anteriorità/posteriorità: posizione in cui il passaggio dell'aria è ristretto; ● Vocali anteriori: lingua verso la parte anteriore del palato "i"; ● Vocali posteriori: lingua verso la parte posteriore "u"; ● Vocali medie: vertice della lingua nel centro del palato "o"; ● Arrotondamento/non-arrotondamento: si riferiscono alla conformazione che le labbra assumono; ● Non arrotondate: labbra distese e piatte "i"; ● Arrotondate: arrotondate e leggermente protese "u"; Tensione/lassità: ● Vocali tese: prodotta con maggior energia e intensità "e" in "perché";

4.7 Durata

Vocali e consonanti possono essere brevi o lunghe, a volte obbligato dall'ambiente sintagmatico ( "a" in "fato" più lunga di "a" in "fatto") o dal dialetto; questo è detto lunghezza intrinseca. Altri hanno una funzione distintiva, sono quindi pertinenti. La Durata è associata alla tensione: vocali tese sono più lunghe, Léto(letto, il mobile) vocali lasse più corte, Lètto(passato di leggere) In inglese, la distinzione è più evidente e sistematica: Vocale tesa: lunga e pronunciata con tensione muscolare. Es. /i:/come in "beat"(teso e lungo). Vocale lassa: corta e rilassata. Es. / /come in "bit"(breve e meno teso).ɪ

4.8 Approssimanti

Foni intermedi tra vocali e consonanti, realizzati avvicinando un articolatore all'altro, hanno quindi proprietà vocali (mancanza chiusura del canale articolatorio) e delle consonanti (fruscio come le spiranti), sono chiamate semivocali. Esempi in italiano: - Semivocale [j]:(simile al suono inglese di "y" in yes). Compare in parole italiane come gli[ j] o ieri[ j ri]. È un suono prodotto avvicinando il dorso della lingua al palato duro, come nella vocaleʎ ˈ ɛ [i], ma senza raggiungere la chiusura completa. - Semivocale [w]:(simile al suono inglese di "w" in water). Compare in parole italiane come uomo[ w mo] o uovo[ w vo]. È prodotto avvicinando le labbra (simile allaˈ ɔ ˈ ɔ vocale [u]), ma con un movimento più rapido e senza stabilizzarsi come una vocale. 4.8.1 Incoerenze della grafica e alfabeti fonetici La grafia alfabetica (il modo in cui scriviamo le parole) non rappresenta sempre con precisione i suoni effettivi (foni) della pronuncia. Questo significa che una singola lettera può corrispondere a suoni diversi a seconda del contesto. La lettera "C"in italiano può rappresentare suoni diversi: ● "C" occlusiva velare sorda [k], La "C" ha un suono occlusivo(una chiusura completa del canale articolatorio) e velare (articolato con il dorso della lingua contro il velo palatino) in parole come: Casa[ ka sa], Cuore[ kw re]ˈ ː ˈ ɔ ● "C" affricata palatale sorda [ ], La "C" assume un suono affricato(una combinazione diʧ un'occlusione seguita da un’apertura parziale) e palatale(la lingua si avvicina al palato) in parole come: Cinema[ ˈʧinema], Cielo[ ˈʧɛlo]. Queste incoerenze sono dovute al fatto che i sistemi grafici sono più conservatori di quelli fonetici (evolvono più lentamente restando stabili quando la pronuncia si modifica). Per questo i linguisti hanno elaborato gli alfabeti fonetici composti da lettere e quasi lettere (alterando le lettere latine) e i segni di dettaglio , i diacritici, che indicano l'accento, la durata ecc.. Ciascun segno indica corrisponda a un elemento fonetico preciso e stabile. Il più noto è "l'alfabeto fonetico internazionale" o "IPA" creato nel 1886. ma ci sono elementi che non si possono trascrivere come il timbro della voce o il volume. Non sono perciò una trascrizione fedele della realtà.

4.9 La fonologia

4.9.1 Fonetica e Fonologia: La Differenza Fonetica: Si occupa dello studio dei foni, ovvero dei suoni concreti che emettiamo. Analizza i suoni dal punto di vista fisico: come sono prodotti, quali sono le caratteristiche acustiche (per esempio, la lunghezza, l'intensità, la frequenza), e come vengono percepiti. La fonetica non si preoccupa di come questi suoni siano utilizzati per distinguere i significati, ma solo della loro natura fisica.

Fonologia: Si occupa invece dello studio dei fonemi, cioè delle unità minime distintive di suono che sono rilevanti per la lingua. In fonologia, si studia come i suoni siano utilizzati in un sistema linguistico per differenziare significati. Quindi, se due suoni sono fisicamente diversi ma non cambiano il significato di una parola, vengono considerati varianti dello stesso fonema. Il fonema è un insieme di foni tra loro compatibili (possono scambiarsi senza cambiamenti di significato). Esempio La pronuncia della parola "alto": ['alto]vs ['alt'o]: differenziano solo per una leggera aspirazione nel secondo caso (indicata dalla "h" in alto, una variante toscana), ma non c’è cambiamento di significato. Quindi, anche se fisicamente diversi, i suoni [t] e [t'] non sono distintivi dal punto di vista fonologico. 4.9.2 Commutazione di foni Un concetto fondamentale della fonologia è la commutazione, un metodo che permette di stabilire se due suoni appartengono allo stesso fonema o a fonemi diversi. La commutazione si applica sostituendo un suono con un altro in una parola e osservando se il significato cambia. Se la sostituzione provoca un cambiamento di significato, i due suoni appartengono a fonemi diversi. Al contrario, se il significato resta invariato, i suoni appartengono allo stesso fonema. Esempio di Commutazione: Fonemi distinti Un esempio di commutazione in italiano si trova nella coppia di parole "pane" e "bane". Sostituendo il suono iniziale /p/ con /b/, otteniamo due parole con significati diversi. Ciò indica che /p/ e /b/ sono fonemi distinti. Esempio di Commutazione: Allofoni dello stesso fonema In altre lingue, invece, alcuni suoni possono essere varianti dello stesso fonema senza cambiare significato. Ad esempio, in inglese, la /t/ di "top" può essere pronunciata aspirata ([t ]) o non aspirata ([t]), ma la parola rimane laʰ stessa. In questo caso, [t ] e [t] sono allofoni del fonema /t/.ʰ Quindi: Foni: Sono i suoni fisici che produciamo parlando. Sono le unità più elementari del linguaggio e rappresentano i suoni concreti. Fonemi: Sono unità astratte che distinguono significati nelle lingue. Un fonema è, in un certo senso, una "categoria" di foni che hanno una funzione distintiva. La commutazione è un test che si fa per verificare se due suoni appartengono allo stesso fonema o a fonemi diversi. Si prende una parola e si sostituisce (commuta) un suono con un altro. Se il significato della parola cambia, allora i due suoni appartengono a fonemi diversi. Se invece il significato rimane invariato, i due suoni appartengono allo stesso fonema. Foni che appartengono a fonemi diversi: /p/ in pane→ sostituito da /b/ → bane. Cambiando /p/ con /b/, il significato cambia (panee banesono parole diverse). Quindi /p/ e /b/ sono fonemi diversiin italiano. Foni che appartengono allo stesso fonema: In alcune lingue, come l’inglese, ci possono essere varianti di un fonema (allofoni) che non cambiano il significato. Ad esempio: La /t/ in toppuò essere aspirata ([t ]) o nonʰ aspirata ([t]) senza cambiare il significato della parola. In questo caso, [t ] e [t] sono due foni diversi, ma appartengono allo stesso fonema /t/.ʰ Allofoni/varianti: le diverse manifestazioni di un fonema. Tra questi ce né uno più comune detto, rappresenta la norma di pronuncia, percepita come la norma di pronuncia. Come la "r" in italia è l'allofono preferito del fonema, mentre in francia è "R".