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Appunti di Edipo Re di Sofocle riguardanti soprattutto la messa in scena teatrale.
Tipologia: Appunti
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LA TRAMA: l’Edipo Re di Sofocle comincia dal momento in cui Edipo è re di Tebe, proprio nel periodo della peste. Edipo è figlio di Laio e Giocasta. L’Oracolo di Delphi aveva predetto a Laio che non avrebbe dovuto avere figli, poiché il figlio lo avrebbe ucciso, ma Giocasta rimarrà incinta quando Laio si ubriacherà spinto da Dionisio. Laio dice al servo di ammazzare il bambino, ma non riesce a farlo e lo affida ad un pastore. Edipo viene adottato dai sovrani di Corinto ed a 14 anni va all’Oracolo, il quale gli dice che ucciderà il padre e giacerà con la madre, dunque Edipo scappa non sapendo di essere stato adottato. Edipo incontra un vecchio uomo durante il viaggio e lo uccide, ignaro del fatto che quell’uomo è proprio il padre. Arriva a Tebe e Giocasta annuncia che sposerà chi salverà la città, e questo sarà lo stesso Edipo, suo figlio. I due avranno quattro figli. Intanto a Tebe ricompare la peste ed il fratello di Giocasta le dice che l’Oracolo sostiene che la pesta è ritornata per colpa di qualcuno, dunque Edipo va alla ricerca di costui. Tiresia, indovino cieco, gli fa capire che è lui il problema. Quando lo capirà, si caverà gli occhi ed andrà in esilio. LIBRO, LIBER: era la parte più morbida dell’albero. In ogni libro c’era una tragedia. Tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C. arriva il codex, ovvero pagine di papiro taglaite, sovrapposte e rilegate. Nel codex c’erano più o meno sette tragedie dei tre tragediografi del tempo, ma comunque di Euripide ci arrivano più tragedie. LE CARATTERISTICHE FORMALI DELLA TRAGEDIA: spesso ma non sempre c’è un prologo. Il parodo, canto d’ingresso, c’è sempre. C’è alternanza tra episodi, ovvero la parte dialogata tra tre attori che possono interpretare più persone cambiando la maschera. C’è un elemento del coro, il corifeo, che dialoga con gli attori. Gli episodi sono intervallati dallo stasimo, ovvero il canto da fermo. Conclude la tragedia il canto di uscita del coro dall’orchestra, ovvero l’esodo. NON SCRIVERE CHE LA TRAGEDIA E’ DIVISA IN ATTI Il coro rappresenta un gruppo che la città riconosce come saggio, infatti hanno tutti lo stesso costume. Il coro ha una metrica più complessa rispetto agli episodi, inoltre sa storicizzare le questioni e per questo rispecchia la coscienza. La maschera del coro era fissa, a differenza di quella degli attori. Non c’era bisogno di amplificazione acustica, poiché il teatro era costruito in modo da non averne bisogno. LA STRUTTURA: Prologo dal verso 1 al 150. La tragedia è in versi, la traduzione in prosa. Dal 151 al 215 inizia il canto del coro. Dal 216 al 462 abbiamo il primo episodio. Dal 463 al 511 abbiamo il primo stasimo. Dal 911 al 1085 abbiamo il terzo episodio. Dal 1806 al 1109 inizia il terzo stasimo, ecc (dunque non è divisa in atti).
Sofocle è un drammaturgo, dunque uomo di prestigio. Nella tragedia, l’ironia sta nel fatto che Edipo sostiene che nessuno soffre come lui, ma l’ironia viene colta solo da chi conosce il mito. Gli spettatori hanno una conoscenza di Edipo che lui stesso non ha. Quando c’è un problema si va a consultare l’Oracolo, ma Edipo fa andare Creonte al suo posto. Tutto avviene in un giorno, e Creonte racconta che la peste è tornata perché c’è un’impurità, dunque bisogna purificarsi. Inoltre aggiunge che un cittadino di Tebe ha ucciso Laio. Edipo quindi emana un decreto e stabilisce che chi ha ucciso Laio verrà bandito dalla città. Il tema della parodo è un canto di strazio, poiché il problema è Ares (dio della guerra), che è nemico di Tebe ma la fondò: Cadmo cerca Europa, la sorella, che è stata rapita. Manda gli uomini a prendere l’acqua ma la fonte è abitata dal drago Marte, figlio di Ares. Il drago li mangia e Cadmo lo uccide, gli strappa i denti, li semina e da lì nascono dei soldati. Questi, appena nati, combattono tra di loro ed i rimanenti fondano Tebe. Il fatto che Tebe sia nata da una guerra vuol dire per i greci che il destino di Tebe è già scritto, infatti poi i figli di Edipo si faranno guerra tra loro alla morte del padre. Nel verso 136 c’è l’arrivo di Tiresia, che vive fuori dalla città ma viene convocato da Edipo. Tutti si fidano di lui, perché i suoi responsi sono stati sempre corretti. Tiresia però non vuole dire quello che sa, dunque Edipo lo accusa e poi Tiresia accusa a sua volta Edipo, che crede sia un ciarlatano che vuole fare un colpo di Stato. Tiresia dice anche che è figlio di Laio e Giocasta, mettendo il coro in difficoltà poiché non sa se affidarsi ad Edipo od agli dei. Nel dibattito con Tiresia, ecco che Edipo diventa un tiranno. Arriva anche Giocasta e, durante la conversazione, Edipo si rende conto di essere il colpevole, ma Giocasta non ci crede. Nel terzo stasimo, il coro capisce che Edipo è mosso dall’Hybris. Intanto, il nunzio porta da Corinto la notizia della morte del presunto padre di Edipo. Giocasta continua a difendere Edipo, che a sua volta poi si convince di non essere il colpevole. Il nunzio è un personaggio particolare, poiché è colui che ha salvato Edipo portandolo a Corinto. Il coro capisce, nel terzo stasimo, che gli dei hanno ragione, dunque cantano un canto gioioso. Nello stasimo più importante, il quarto, c’è uno scatenarsi della catarsi, c’è un pianto. La musica diventa più importante del testo, poiché ha funzione catartica. L’UOMO E’ NULLA NEL FLUIRE DELLA FIUSIS. Gli ultimi versi sono del coro che riprende il quarto stasimo, dove viene detto che si può conoscere attraverso la sofferenza. La parola degli dei è vera ma anche l’uomo, grazie alla ragione, può arrivare a conoscere.