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Edipo Re: la tragedia di Sofocle, Appunti di Greco

Una dettagliata scheda sulla tragedia di sofocle 'edipo re', una delle opere più conosciute dell'antica grecia. Vengono analizzati gli aspetti salienti dell'opera, come l'autore, la datazione, le caratteristiche principali e i temi trattati. La tragedia narra la catastrofica disfatta di edipo, diventato re di tebe dopo aver sconfitto la sfinge, che scoprirà nel corso della vicenda la sua vera identità e il suo tragico destino di parricida e incestuoso. Il documento approfondisce inoltre il ruolo dei personaggi chiave come creonte, tiresia e giocasta, e analizza i temi religiosi e letterari presenti nell'opera, come la polemica sull'oracolo e il topos della peste. Questa dettagliata scheda offre una panoramica completa sulla celebre tragedia di sofocle, fornendo spunti di riflessione e approfondimento per gli studenti universitari interessati all'analisi del teatro greco classico.

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 27/08/2024

elena-de-orlando
elena-de-orlando 🇮🇹

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Scheda della tragedia: l’Edipo re
AUTORE: Sofocle
DATAZIONE: sia la data di composizione che di
rappresentazione sono incerte, ma gli studiosi sono certi che sia
successiva all’Antigone (442 a.C.). Sulla base di alcuni indizi
testuali però diversi esperti collocano questa tragedia attorno al
430-420 a.C.
CARATTERISTICHE: L’Edipo re è una tragedia scritta
da(Sofocle, tra le più conosciute dell'antica Grecia. È parte
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i figli di Labdaco, a sua volta discendente di Cadmo, fondatore
della città di Tebe.(
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rappresentate da(Sofocle(separatamente, a distanza di decenni.
Inoltre,(Sofocle(ha iniziato mettendo in scena l’Antigone,
ovvero l’ultimo episodio, per poi dedicarsi molti anni dopo, a
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TRAMA: Questa rappresentazione teatrale narra della
catastrofica(disfatta di Edipo, diventato re di Tebe in seguito ad
aver sconfitto la Sfinge. Egli(scoprirà(nel corso della tragedia la
sua vera identità(e il suo tragico destino: aver(ucciso il padre(e
aver(sposato la madre, dalla quale ha avuto dei figli, di fatto
suoi fratelli. Seppur inconsapevole, le(colpa imperdonabili di
Edipo(sono il(parricidio(e l’incesto. La tragedia mette in luce il
fatale(collasso del nucleo familiare(di(Edipo(e la rivelazione
dell’ineluttabilità del destino(così com’era stato profetizzato
dall’oracolo.
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Scheda della tragedia: l’Edipo reAUTORE: Sofocle  DATAZIONE: sia la data di composizione che di rappresentazione sono incerte, ma gli studiosi sono certi che sia successiva all’Antigone (442 a.C.). Sulla base di alcuni indizi testuali però diversi esperti collocano questa tragedia attorno al 430-420 a.C.  CARATTERISTICHE: L’Edipo re è una tragedia scritta da Sofocle, tra le più conosciute dell'antica Grecia. È parte delle tragedie tebane, relative al ciclo mitologico dei Labdacidi, i figli di Labdaco, a sua volta discendente di Cadmo, fondatore della città di Tebe.  MITO: La tragedia Edipo Re costituisce quindi solo una parte di un ciclo mitologico più ricco e complesso, che narra le storie della stirpe aristocratica del popolo tebano. L’Edipo Re non è l’unica tragedia di Sofocle che si ispira a questa serie mitologica: ci sono anche l’Edipo a Colono e l’Antigone. Ma, diversamente da quanto si dice, queste tre tragedie non costituiscono una classica trilogia, ma vennero composte e rappresentate da Sofocle separatamente, a distanza di decenni. Inoltre, Sofocle ha iniziato mettendo in scena l’Antigone, ovvero l’ultimo episodio, per poi dedicarsi molti anni dopo, a rappresentare gli antefatti su Edipo.  TRAMA: Questa rappresentazione teatrale narra della catastrofica disfatta di Edipo, diventato re di Tebe in seguito ad aver sconfitto la Sfinge. Egli scoprirà nel corso della tragedia la sua vera identità e il suo tragico destino: aver ucciso il padre e aver sposato la madre, dalla quale ha avuto dei figli, di fatto suoi fratelli. Seppur inconsapevole, le colpa imperdonabili di Edipo sono il parricidio e l’incesto. La tragedia mette in luce il fatale collasso del nucleo familiare di Edipo e la rivelazione dell’ineluttabilità del destino così com’era stato profetizzato dall’oracolo.

 CONTENUTO DELL’OPERA:

PROLOGO:

La peste a Tebe e l’intervento di Edipo Il popolo di Tebe, afflitto dalla peste, supplica il soccorso del sovrano Edipo, già salvatore della città dal flagello della Sfinge. Edipo li rassicura: ha inviato Creonte (suo cognato) a Delfi a interrogare l’oracolo di Apollo per sapere come porre fine all’epidemia. La ricerca dell’omicida di Laio Ritornato dal tempio, Creonte informa la città sul responso del dio: per porre fine all’epidemia bisognerà scoprire chi ha ucciso Laio, precedente sovrano di Tebe e marito di Giocasta, e bandirlo dalla città o ucciderlo. La sua sola presenza in città, ignota ai più, è causa di contaminazione; costui infatti incarna il cosiddetto μίασμα, ossia l’impurità che intacca la salubrità dell’ambiente circostante ed è causa, in questo caso, della peste. Edipo esprime la propria intenzione a procedere con un’indagine per rintracciare l’omicida e porre fine all’epidemia, secondo le parole dell’oracolo (scagliando nei confronti dell’assassino una grave maledizione di cui lui stesso sarà vittima alla fine della tragedia).

EPISODIO I:

L’editto pubblico di Edipo Edipo manda a chiamare Tiresia, indovino capace di rivelare l’identità dell’assassino di Laio, ed emana un editto pubblico che prescrive la scomunica del responsabile del

Edipo racconta la propria storia a Giocasta Questo dettaglio colpisce e spaventa Edipo, che a sua volta racconta per la prima volta a Giocasta la propria storia. Fuggì da Corinto, sua terra natale, perché un oracolo aveva predetto che sarebbe stato destinato a uccidere il padre e a congiungersi con la madre. Prima di arrivare a Tebe e diventarne il sovrano, giunto all’incrocio di tre strade, aveva ucciso un vecchio che gli si era rivolto in modo oltraggioso. Possibile che proprio lui abbia ucciso Laio, senza saperlo?

EPISODIO III:

L’iniziale rivelazione che Edipo non è chi crede di essere Un messaggero giunge da Corinto con l’annuncio che Polibo è morto di vecchiaia. La notizia risolleva i coniugi, Edipo e Giocasta, confermando il loro sospetto verso le predizioni del futuro. L’oracolo aveva sentenziato che Edipo avrebbe ucciso il padre e si sarebbe congiunto con la madre, ma il padre Polibo, adesso, era morto di morte naturale. Il messaggero aggiunge però un’ulteriore informazione: Polibo non era il padre naturale di Edipo, il quale invece era stato adottato. Proprio lui, il messaggero, lo aveva affidato a Polibo dopo averlo ricevuto da un pastore sul monte Citerone. Edipo e la ricerca della verità sulle sue origini Edipo non comprende che proprio questo elemento avvalora il detto oracolare secondo il quale sarebbe stato destinato a uccidere il padre e vuole conoscere la verità sulle proprie origini. Giocasta, invece, ha intuito la tragica verità e prega Edipo di rinunciare alla sua irrefrenabile volontà di sapere. Edipo insiste, noncurante degli avvertimenti di Giocasta, la quale invece fugge disperata all’interno del palazzo.

EPISODIO IV:

La definitiva scoperta della verità su Edipo Chiamato da Edipo, giunge il pastore che aveva affidato il bambino al messaggero sul monte Citerone. Costui è anche l’unico testimone dell’assassinio di Laio. Compresa la situazione, l’uomo vorrebbe tacere, ma le minacce di Edipo, rapito ormai da una irrefrenabile volontà di sapere, lo costringono a rivelare la verità: il bambino di allora, figlio di Laio, non è altri che Edipo, colui il quale, all’incrocio di tre vie, ha ucciso il proprio padre senza saperlo, diventando poi sovrano di Tebe e congiungendosi con la madre e moglie Giocasta. Le colpe fatali di Edipo Parricidio e incesto: queste le colpe fatali di Edipo. Saputa la tragica verità, il re rientra nel palazzo sgomento.

ESODO:

Il suicidio di Giocasta Un messaggero dà notizia degli efferati avvenimenti svoltisi all’interno del palazzo in seguito alla rivelazione della verità. Giocasta, perduta la ragione e invocata la memoria di Laio, si è data la morte impiccandosi. Edipo si toglie la vista accecandosi Visto il corpo senza vita della madre e moglie, Edipo si è tolto la vista cavandosi gli occhi con la fibbia della veste di lei.

rivelarla perché conosce e difende i limiti che l’uomo dovrebbe rispettare per non commettere un atto di tracotanza, ὕβρις.  Giocasta: Giocasta è la sorella di Creonte, moglie di Laio, poi sposata con Edipo, con il quale avrà dei figli pur essendo in verità sua madre. È sovrana di Tebe. In gioventù, per il timore suscitato da una profezia, ha acconsentito ad abbandonare il figlio Edipo, avuto con Laio, esponendolo sul monte Citerione. Dopo la morte del marito Laio, diventerà sempre più scettica nei confronti degli oracoli e delle profezie. Nessun uomo può prevedere il futuro: il destino del marito e del figlio lo dimostrano. Dovrà ricredersi, una volta scoperta la verità su Edipo.  Laio: Laio è il precedente re di Tebe, marito di Giocasta e padre di Edipo, ucciso inconsapevolmente da Edipo stesso dopo una lite all’incrocio di tre vie. Non compare nella tragedia, se non nei racconti degli altri personaggi.  ANALISI DEI TEMI E RIFERIMETI CONTEMPORANEI ALL’AUTORE :Tema religioso: In diversi luoghi della tragedia emerge un’importante polemica riguardo all’oracolo come istituzione religiosa. Per esempio, nella lite con Tiresia, Edipo mette in dubbio le capacità divinatorie dell’indovino, scatenando la sua ira. In seguito, Giocasta, per tacitare i dubbi di Edipo, argomenta duramente contro l’affidabilità delle profezie. Poiché la tragedia rivelerà infine che gli oracoli avevano ragione, Sofocle vuole forse mettere in luce i rischi legati a un abbandono della tradizione mitico-religiosa a vantaggio di un umanesimo più laico, che porteranno infatti all’arrivo dell’inevitabile punizione divina.

Il topos letterario della peste : L’argomento della peste è sempre stato uno dei più frequentati sia nella letteratura antica (ad esempio con Tucidide, Lucrezio, Boccaccio, Defoe e Manzoni,) sia in quella moderna (Buzzati,Camus, Garcìa Marquez e tanti altri). Ad esempio, Tucidide nella sua opera storiografica “La guerra del Peloponneso” dedica una sezione importante di questa all’irrompere della peste nera ad Atene durante l’estate del secondo anno di guerra (430 a.C.). Il diffondersi dell’epidemia è favorito dalle particolari condizioni del momento. Tutta la popolazione dalle campagne si trova ammassata in città o lungo le mura, perché Pericle ha stabilito che non è opportuno combattere con i nemici spartani in pianura. L’enorme quantità di persone, e le precarie condizioni igieniche, favoriscono il diffondersi rapido del contagio, che mina, insieme al corpo, anche le risorse morali e spirituali degli Ateniesi. Tucidide si sforza di descrivere la peste con l’analitica oggettività dello storico, analizzandone le cause, i sintomi, gli effetti, quasi come un medico in laboratorio. Lo stesso poeta latino Lucrezio, attinge largamente a questa descrizione. A distanza di qualche secolo, il ricordo della peste nera che si abbatté su Atene rimane vivo, e viene ripreso, nel I secolo a.C., dal poeta latino Lucrezio. La sua opera “De rerum natura” (Sulla natura delle cose), dedicata ai fenomeni naturali, si conclude con la trattazione dell’origine e della diffusione delle malattie. Ed è qui che il poeta prende spunto dal modello greco, l’episodio descritto da Tucidide. Nel XIV secolo arriva in Europa la famosa peste nera, una pandemia che a partire dal 1346 investe anche l’Italia. Testimone diretto del propagarsi del morbo a Firenze è

contaminazione (mìasma) dell’intera città, che necessita di una purificazione (katharmòs), in questo caso realizzabile solo con la rimozione fisica del contaminatore (miàstor). L’epidemia non è più esplicitamente e direttamente provocata da una determinata divinità (Apollo in Omero, Zeus in Esiodo), ma sembra essere un portato “naturale” della colpa: i misfatti degli uomini non sono solo violazioni della legge morale (non scritta, il nomos) e giuridica, ma fattori di crisi o di squilibrio dell’ordine “fisico” di un determinato ambiente.