Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


educatore imperfetto, Sintesi del corso di Pedagogia

Riassunto del libro Educatore imperfetto, esame sostenuto con il docente D'Aniello

Tipologia: Sintesi del corso

2024/2025

Caricato il 24/11/2025

ilaria-alunno-1
ilaria-alunno-1 🇮🇹

1 documento

1 / 14

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
RIASSUNTO “EDUCATORE IMPERFETTO”
-L’educatore imperfetto è una figura incerta, sfuggente, costantemente in via di definizione, liquida , ma
non per questo impalpabile, immateriale, inafferrabile
-La figura dell’educatore è una debolezza strutturale, che paradossalmente, rappresenta anche la sua forza
se vista come un’apertura di possibilità al proprio modo di essere e di operare
-L’educatore è incerto, perché l’azione di ‘educare’ (professionale e non) è ed è stata sempre incerta, per il
ventaglio di compiti attribuiti a tale figura, per l’ampia categoria di soggetti a cui si riferisce
-L’incertezza dell’educare non si colloca più in una società stabile, bensì in una società in costante
trasformazione
-Fino dagli anni ’60, gli ‘educatori professionali’ erano coloro che lavoravano nelle istituzioni chiuse volte
all’educazione/rieducazione minorile
Macario afferma che le origini dell’educatore attuale sono rintracciabili anche nell’esperienza di
segregazione minorile , ovvero luoghi chiusi in cui si adattava una logica carceraria finalizzata alla
separazione e contenimento, piuttosto che una logica volta allo sviluppo complessivo e al reinserimento
sociale dei giovani (ruolo contenitivo-correttivo): erano luoghi volti all’adattamento costrittivo delle leggi
e norme sociali
Tale figura dal ruolo contenitivo entra in crisi quando entrano in crisi anche le pratiche educative che non
erano più adeguate a risolvere i problemi della società, la quale era passata da essere agricola a industriale
-In questi anni, con il welfare state si produce l’idea di un diritto di cittadinanza al benessere, quindi i
servizi non sono più concepiti come diretti solo alle categorie emarginate, bensì a tutti i cittadini per il
benessere comune
-Con l’industrializzazione si è determinata la nascita di nuove specializzazioni educative e di nuovi compiti
educativi
-Negli anni ’70 ci si chiede se il ruolo dell’educatore sia:
Generico in grado di operare grazie a competenze pedagogiche, in tutti i campi e con tutti
Specializzato in grado di operare solo con specifici soggetti e per specifici bisogni
-Nasce anche la distinzione tra animatore ed educatore, la quale oggi è stata superata:
Educatore ricopriva mansioni teoriche, concettuali
Animatore ricopriva mansioni pratiche
-Il compito generale dell’educatore è di individuare/promuovere/sviluppare le potenzialità (cognitive,
affettive, relazionali) dei soggetti
-Le azioni nei confronti delle potenzialità si collocano su 3 piani:
1. Piano promozionale promuovere azioni educative che rendono abili i soggetti a trasformare le
potenzialità in atti (solo se questi sono legittimi), quindi a divenire persone autonome
2. Piano preventivo azioni tendenti a far sì che determinate potenzialità, che se trasformate in atti
potrebbero portare a fattori devianti, non vengano trasformate in atti
3. Piano riabilitativo azioni che tendono a riportare il soggetto in un percorso di vita opportuno,
dopo che esso ha già vissuto situazioni di rischio/disagio
Oggi le 2 figure sono fuse insieme: l’educatore
trasforma le richieste (astratte) in possibilità
(concrete)
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe

Anteprima parziale del testo

Scarica educatore imperfetto e più Sintesi del corso in PDF di Pedagogia solo su Docsity!

RIASSUNTO “EDUCATORE IMPERFETTO”

  • L’educatore imperfetto è una figura incerta, sfuggente, costantemente in via di definizione, liquida , ma non per questo impalpabile, immateriale, inafferrabile
  • La figura dell’educatore è una debolezza strutturale, che paradossalmente, rappresenta anche la sua forza se vista come un’ apertura di possibilità al proprio modo di essere e di operare
  • L’educatore è incerto, perché l’azione di ‘educare’ (professionale e non) è ed è stata sempre incerta, per il ventaglio di compiti attribuiti a tale figura, per l’ampia categoria di soggetti a cui si riferisce
  • L’incertezza dell’educare non si colloca più in una società stabile, bensì in una società in costante trasformazione
  • Fino dagli anni ’ 6 0, gli ‘educatori professionali’ erano coloro che lavoravano nelle istituzioni chiuse volte all’educazione/rieducazione minorile Macario afferma che le origini dell’educatore attuale sono rintracciabili anche nell’esperienza di segregazione minorile , ovvero luoghi chiusi in cui si adattava una logica carceraria finalizzata alla separazione e contenimento, piuttosto che una logica volta allo sviluppo complessivo e al reinserimento sociale dei giovani ( ruolo contenitivo-correttivo): erano luoghi volti all’ adattamento costrittivo delle leggi e norme sociali Tale figura dal ruolo contenitivo entra in crisi quando entrano in crisi anche le pratiche educative che non erano più adeguate a risolvere i problemi della società, la quale era passata da essere agricola a industriale
  • In questi anni, con il welfare state si produce l’idea di un diritto di cittadinanza al benessere , quindi i servizi non sono più concepiti come diretti solo alle categorie emarginate, bensì a tutti i cittadini per il benessere comune
  • Con l’industrializzazione si è determinata la nascita di nuove specializzazioni educative e di nuovi compiti educativi
  • Negli anni ’70 ci si chiede se il ruolo dell’educatore sia:  Generico  in grado di operare grazie a competenze pedagogiche, in tutti i campi e con tutti  Specializzato  in grado di operare solo con specifici soggetti e per specifici bisogni
  • Nasce anche la distinzione tra animatore ed educatore, la quale oggi è stata superata:  Educatore  ricopriva mansioni teoriche, concettuali  Animatore  ricopriva mansioni pratiche
  • Il compito generale dell’educatore è di individuare/promuovere/sviluppare le potenzialità (cognitive, affettive, relazionali) dei soggetti
  • Le azioni nei confronti delle potenzialità si collocano su 3 piani:
    1. Piano promozionale  promuovere azioni educative che rendono abili i soggetti a trasformare le potenzialità in atti (solo se questi sono legittimi), quindi a divenire persone autonome
    2. Piano preventivoazioni tendenti a far sì che determinate potenzialità , che se trasformate in atti potrebbero portare a fattori devianti, non vengano trasformate in atti
    3. Piano riabilitativoazioni che tendono a riportare il soggetto in un percorso di vita opportuno , dopo che esso ha già vissuto situazioni di rischio/disagio Oggi le 2 figure sono fuse insieme: l’educatore trasforma le richieste (astratte) in possibilità (concrete)

Questi piani sono vincolati da un mandato sociale, di cui l’educatore ne è esecutore e co-autore (segue quanto prefissato dal mandato, ma prende anche delle decisioni) ed è esplicato in ambiti organizzati (i servizi e i progetti) che hanno riconoscibilità e intenzionalità

  • Il lavoro dell’educatore è relazionale , non solo in rapporto con i destinatari (educandi), bensì anche in rapporto con altri educatori
  • Le motivazioni che spingono una persona verso il lavoro educativo, sono riconducibili: alla continuità con attività di volontariato , operare per il benessere altrui, eliminare il malessere sociale.. EDUCAZIONE PROFESSIONALE E NON
  • I motivi per cui alcune attività sono delegate a professionisti riguardano:  Funzionale divisione del lavoro  quando i saperi per svolgere un’attività sono acquisibili sono tramite formazione  Per produrre beni e servizi in maggiore quantità e/o nel minor tempo e costo possibile  Quando non si è più in grado di svolgere attività in maniera diretta (es.: la cura personale)
  • La delega dell’educazione è legittimata quando la quantità e complessità delle intenzioni/scopi educativi, richiedono l’intervento di operatori specializzati
  • Le dimensioni familiari non sono delegabili, in quanto tali attività , soprattutto nella prima fase dell’allevamento, sono insite nel ruolo di genitore e considerate naturali La famiglia, inoltre, non delega attività educative anche perché si ritiene in possesso del sapere necessario per l’educazione, credendo che questo sia:  Una potenzialità naturale con la quale si nasce e che si esplica nel momento in cui si diventa genitori  Una potenzialità attribuita dall’educazione ricevuta
  • Alla domanda “ la capacità di educare è naturale o opera di professionalizzazione” , si può rispondere identificando 2 immagini di educatori:  Un educatore ‘caldo’, genitoriale, emotivamente coinvolto e unico  Un educatore ‘freddo’ , tecnicista, distaccato e sostituibile l’educatore professionale non dovrebbe essere né l’una né l’altra cosa, neppure un mix delle due cose; piuttosto si potrebbe porre tale situazione su un altro piano affermando che il lavoro educativo, in quanto professionale, è diverso dalle pratiche educative non professionali (es.: famiglia)  un educatore non sarà mai ‘amico’ di un educando, il coinvolgimento emotivo nelle comunità minorili non sarà mai uguale a quello nell’ambito familiare
  • l’ educazione professionale è:  collocata in un contratto pubblico  prevede un compenso economico  prevede un progetto artificiale e costruito ad hoc  è connotato da riconoscibilità e intenzionalità - l’educatore professionale deve essere professionalizzato, per questo si pongono dei quesiti:
    1. quali sono le istituzioni che formano gli educatori  sono le università Questi fattori vanno organizzati attraverso la professionalità pedagogica

3) ESPERIENZE NON INTENZIONALI:

a) Non hanno progettualità educativa b) I produttori non sono consapevoli di essere tali c) I risultati educativi sono prodotti anche da eventi (es.: rapporti interpersonali) LA MAPPA DELLE ESPERIENZE EDUCATIVE

  1. La famiglia
    • in essa avviene la socializzazione precoce, lo scopo è l’ autonomia dei discendenti, l’azione educativa trasmette codici di condotta e valori morali - l’educazione familiare oggi è in crisi perché sminuita dall’educazione di pediatri, insegnanti, psicologi..
    • il sapere educativo della famiglia non è pedagogicamente impostato
    • il modello familiare tradizionale è andato col tempo perduto per l’affermarsi di altre forme familiari 2. Il gruppo dei pari
    • insieme di soggetti della stessa età che condividono un rapporto di amicizia
    • si verificano scambi affettivi e comunicativi
    • gruppo legato a luoghi aperti (piazza, giardini..) e gruppo legato a luoghi chiusi (sport..)
    • all’interno di esso si apprendono saperi sessuali e affettivi , si sviluppa la solidarietà, la trasgressione..
    • il fenomeno dei teenagers: ha portato gli adolescenti a sviluppare comportamenti e stili in discordanza con quelli delle generazioni precedenti 3. La scuola
    • fornisce un’ alfabetizzazione di base, forma il buon cittadino, inserisce il soggetto nel mondo del lavoro
    • si verifica la discordanza tra obiettivi auspicati e obiettivi ottenuti perché: c’è differenza tra ciò che è previsto e ciò che si ottiene, perché ci sono delle esperienze informali/non intenzionali più educative di quelle formali/intenzionali
    • oggi la scuola vive una profonda crisi: ha perso il suo primato di luogo formativo, si rivolge a studenti motivati, disillusi, problematici , gli insegnanti hanno una bassa autostima e gli viene chiesto di rispondere sempre più a nuovi compiti 4. I mezzi di comunicazione di massa - diffusione della radio : a portata di tutti, comunica lo stesso messaggio a persone distanti
    • diffusione della televisione : implica più attenzione perché associa al suono anche l’immagine
    • veicolano modelli di comportamento, producono educative campagna pubblicitarie, contribuito all’unificazione del Paese
    • la televisione potrebbe mostrare dei modelli di comportamento negativi da non seguire, deve essere vista con senso critico, riduce le occasioni di socialità, omologa le abitudini, trasforma i produttori in consumatori, impoverisce le capacità verbali, porta a valutare le proprie condizioni economiche mettendosi a confronto con altre realtà 5. Il lavoro
  • è considerata un’esperienza educativa grazie: all’ organizzazione lavorativa , all’idea di lavoratore ideale (sia in ambito produttivo che verso la vita), convivenza di culture diverse, rapporti tra pari e con l’autorità 6. Le dimensioni collettive - sono gruppi, organizzazioni o contesti sociali che generano senso di comunità e di appartenenza
  • sono caratterizzati da intenti educativi espliciti/intenzionali, intenti educativi non intenzionali e da attività di proselitismo
  • tra di esse troviamo: la dimensione politica chè è educativa perche prevede un progetto di società e la dimensione religiosa che è educativa perché vengono esplicitato valori e comportamenti
  • esperienze di volontariato, associazionismo, passione sportiva 7. Le cose
  • gli oggetti materiali che circondano le persone durante l’infanzia, e che solo sottoposte a un ripensamento evidenziano il valore educativo
  • La vita è educazione?”  ci sono vari eventi nella vita che possono essere definiti educativi in quanto stimolano la trasformazione degli individui, portando ad una crescita e ad uno sviluppo, ma tali eventi sono educativi solo se il soggetto è ricettivo La risposta può essere positiva se consideriamo tutte le esperienze come intenzionali, allora tutte le esperienze vitali sono educative; oppure negativa se consideriamo solo le esperienze educative effettivamente intenzionali, allora si riscontra la volontà del soggetto di educare Le risposte possono essere entrambe, tutto dipende dagli intenti conoscitivi ed operativi
  • Gli obiettivi principalicognizione della complessità educativa, la consapevolezza dell’esistenza di condizionamenti, e stimolare i soggetti a comprendere le proprie esperienze educative CAPITOLO 3.
  • L’educatore è l’operatore che entra in gioco in situazioni di crisi, le quali possono essere suddivise in:  Crisi da carenza educatival’esperienza educativa non è in grado di raggiunge re gli obiettivi prefissati  Crisi da eccesso educativo  l’ esperienza è educativa , ma non verso gli obiettivi prefissati , i quali possono evolvere anche in direzioni non lecite  Crisi da conflitto educativo  esperienze in cui si ha una prassi educativa e/o obiettivi non conciliabili tra educando ed educatore - Di fronte ad una crisi educativa, l’educatore entra in gioco solo se si verificano delle condizioni sequenziali : 1. La crisi supera la soglia di accettabilità (decisa dall’osservatore) 2. La notizia della crisi giunge a chi è preposto a conoscerla, analizzarla e intervenire 3. La crisi viene riconosciuta come caso specifico da trattare con intervento educativo 4. Se esistono le risorse finanziarie, professionali, metodologiche idonee ad affrontare e risolvere la crisi la soglia della crisi risente: dell’ ambiente, delle convinzioni sociali/culturali e dell’ osservatore, quest’ultimo rielabora l’esperienza in base ai propri parametri, i quali non sono individuabili facilmente, quindi è necessaria una collaborazione che crei una catena informativa , in modo tale che la notizia giunga
  1. poter accedere ai servizi essenziali del cittadino
  2. praticare un’ attività professionale  il lavoro: è fonte di reddito, contribuisce a creare l’identità, è un progetto portante per la vita
  3. avere relazioni familiari e sociali soddisfacenti  oggi la possibilità di creare legami è ‘cercata’, non più ‘data’
  4. godere di buona salute  non solo fisica, ma anche psichica e sociale, al fine di educare ad uno stile di vita sano
  5. fornire prestazioni fisiche e psichiche adeguate  sia alla fascia d’età che al genere d’appartenenza: in alcuni casi (sport) le prestazioni in eccesso sono positive, non è lo stesso per le prestazioni in difetto
  6. avere un livello d’istruzione sufficiente  la soglia è mutevole e dipende dal contesto sociale
  7. esercitare la capacità critica  cioè di riflettere su di sé e sul mondo
  8. essere autosufficienti  nell’affrontare la vita quotidiana, l’autosufficienza dipende dai compiti che deve svolgere e dalle forme di sostegno di cui dispone
  9. partecipare al benessere collettivo  percepirsi parte di un comunità
  10. prendersi cura degli altri  inteso come cura degli altri esseri umani , tale condizione riguarda l’altro come compagno di classe, come coniuge..
  • Il lavoro dell’educatore è quello di cambiare il mondo, il cambiamento in ambito educativo è visto come il bilancio tra la situazione iniziale e quella finale, in quanto i soggetti alla fine dovrebbero essere più abili, competenti ed autonomi
  • il cambiamento educativo è visto come un processo sequenziale e accrescitivo che si conclude con una presunta stabilità adulta L’educatore è stimolatore di cambiamento, è catalizzatore (una sostanza che aggiunta alla soluzione porta alla reazione attesa), anche se alcuni processi senza educatore non avverrebbero e egli stesso alla fine del processo è cambiato a differenza del catalizzatore
  • L’educatore deve promuovere l’autonomia del soggetto, che significa ‘ governarsi con leggi proprie’ cioè poter scegliere autonomamente tra varie alternative e distaccarsi in modo armonico dalle figure genitoriali L’autonomia dipende da molte variabili e la propria autonomia non deve ridurre quella degli altri ; si potrebbe raggiungere anche una ‘falsa autonomia’ cioè l’abbandono, nella sfera familiare aver bisogno degli altri è legittimo, ma in quella sociale dipendere dagli altri è umiliante CAPITOLO 4. - si dovrebbe distinguere il concetto di natura e cultura , per capire ciò che è innato e ciò che è appreso
  • esempio di Victor il ‘sauvage dell’Avairon’ e di Nell del film ‘M.Apted.Nell’ Catturato nel 1780, visse solo 30 anni dopo la Nell, ha vissuto nel bosco senza essere abbandonata sua cattura. Il medico Itard decide di inserirlo dalla sua famiglia. Quindi ha appreso valori, saperi e nel suo contesto familiare perché affermava culti. Con la morte della madre viene scoperta e le figu- che il ragazzo contenesse una richiesta di re professionali hanno tentato opere di socializzazione. aiuto e che nessuno la stesse soddisfando. Ci sarà un dibattito sul metodo di trattamento: se labo- Altri studiosi in realtà credono che questa af- ratoriale (ospedale) o ecologico (nel suo habitat), fermazione sia soltanto un giustificazione al prevarrà la seconda ipotesi suo insegnamento costrittivo

Ciò che hanno in comune i due casi è che le persone con le quali sono venute a contatto dopo la cattura non tollerano la presenza di persone selvagge nella propria società e, vogliono riportarle alla ‘normalità’ nonostante non abbiano chiesto aiuto: in Nell si tenta di rieducare, in Victor si tenta di educare ‘Chi autorizza questi soggetti a educare i ragazzi selvaggi?’: questa viene dal malessere del soggetto educante che si basa sulla distanza tra ciò che l’altro è e ciò che l’altro potrebbe/dovrebbe essere

  • Questo accade anche in famiglia e a scuola, in quanto i soggetti coinvolti nella prassi educativa non lo richiedono espressamente: la famiglia si occupa della socializzazione primaria, la scuola si occupa di fornire strumenti per affrontare la vita e di promuovere l’ autonomia Ciò che spinge educatori e genitori ad educare: è la convinzione della necessaria socializzazione , la convinzione della necessità di fornire strumenti per affrontare la vita Quindi sono i ‘non selvaggi’ a reputare la condizione di ‘selvaggio’ come pericolosa/spiacevole e a sentirsi legittimati di intraprendere azioni educative familiari e professionali
  • Franco Cambi definisce:  l’ educare come ciò che ha un carattere sociale, istituzionale , le pratiche educative sono affidate ad un educatorepratica costrittiva che conduce i soggetti alla tipologia ideale  il formare come un processo del soggetto che tende a prendere forma secondo la propria natura in modo autonomo progetto di realizzazione di sé
  • Demetrio crede che nel termine formazione si possano intendere 2 modi di trasmissione del sapere:
    1. educativa attinente il mondo dei valori, comportamenti, finalità..
    2. istruttiva attinente all’apprendimento
  • Riccardo Massa definisce il termine ‘ formazione’ come un insieme di saperi e di interventi al fine di una formazione aziendale
  • Oggi si parla di ‘ formazione’ come l’ insieme di pratiche volte alla trasmissione-acquisizione di competenze tecniche relative a obiettivi produttivi
  • Le questioni differenti tra educazione e formazione sono:  i luoghi nei quali si apprende  la controllabilità dei processi di apprendimento  l’ autonomia dei soggetti  i valori che si vogliono trasmettere  le finalità da raggiungere
  • Il concetto di ‘ buona educazione’, può subire modificazioni in base alle diverse visioni del mondo, infatti essa immagina un modo di essere e gli strumenti per giungervi , senza considerare però la possibilità che i soggetti in base alla propria visione del mondo, immaginino il modo di essere ‘giusto’ per sé È questo che molto spesso porta ad uno stallo educativo : i soggetti prefigurano il proprio futuro basandosi sulle proprie conoscenze, saperi, abitudini.. Per questo l’educatore deve fare in modo che il soggetto si prefiguri un futuro diverso da quello fino a quel momento immaginato
  • L’educatore deve darsi una filosofia facendosi delle domande e, chiedendosi anche, se l’educazione è un

anche la condizione del nostro incontro con la realtà, quindi un mezzo di riflessione ‘ Dunque lode al pregiudizio in ambito lavorativo ed educativo?’:  Sì, se il pregiudizio è visto come consapevoli coordinate cognitive ed emotive con le quali ci approcciamo all’altro  Sì, se il pregiudizio è consapevolezza di sé e auto riflessività  No, se il pregiudizio tende a classificare l’altro in relazione con se stesso  COINVOLGIMENTO EMOTIVO  nella relazione educativa è compresa la dimensione affettiva : alcuni credono che nell’ambito educativo questa non debba esserci e che debba esserci il distacco nella relazione educatore-educando non si può non essere coinvolti emotivamente, basta solo:  Non cadere in eccessivo coinvolgimento emotivo (surplus di vicinanza)  Non cadere in scarso coinvolgimento emotivo (surplus di distanza) è comunque necessario stabilire una distanza opportuna, in base al caso, al momento, all’operatore in considerazione  VALORI PROPRI E ALTRUI  Gallino definisce i valori come i criteri di base con cui valutare l’ adeguatezza, la correttezza, l’ efficacia e la dignità delle proprie azioni o della azioni altrui

  1. Se alcuni valori sono universali oppure se sono relativi
  2. Se esistono valori desiderati dall’intera umanità
  3. Se valori nati in contesi diversi sono compatibili
  4. Se il rapporto tra i valori deve essere di integrazione, rifiuto, tolleranza o conflitto
  5. Se il rapporto tra valori individuali e sociali deve essere di imposizione, negoziazione o libera scelta
  6. Se esistono esperienze che si sottraggono alla valutazione dei valori sociali e sono affidate a quelli individuali
  • Nella relazione educativa è impossibile non possedere valori, non giudicare i valori altrui, non proporre valori: quindi tali valori devono essere riconosciuti, governati, sottoposti a critica ed esplicitati CAPITOLO 6.
  • Quali sono i nodi posti all’attenzione dell’educatore?:
  1. La prevenzione  è distinta in vari livelli, in base alla distanza/vicinanza dei soggetti con un possibile rischio. Essa può essere effettuata attraverso campagne informative, opere di presidio di alcuni territori. Essa è l’ utilizzo di una logica che indirizza all’ acquisizione di competenze per interpretare le esperienze in cui il soggetto è inserito con un altro occhio significa far incontrare e interagire 2 ‘punti di vista’ su un argomento, sperando che tale incontro possa far emergere altri comportamenti rispetto a quelli a rischio. Si tratta di un dialogo tra pari dove si verifica lo scambio di idee diverse. Non è certo che l’intervento di prevenzione vada a buon fine, ma deve essere comunque tentato
  2. La legalità e l’ illegalità  l’educatore è un ponte tra legalità e illegalità. Parlando di legalità, si dovrebbe sempre comunicare l’esistenza di essa, spiegare la funzionalità di essa e mostrare le possibili conseguenze di comportamenti illegali. si possono evidenziare 2 tipi di educatore:

Educatore normativostimola la condivisione della legalitàEducatore non normativoillustra le conseguenze di azioni legali, ma lascia liberi i soggetti di scegliere se attuare la legalità o l’illegalità Davanti all’adolescente che ha infranto una norma, l’educatore dovrà valutare come comportarsi in base al momento e al tipo di atto (es.:se nuoce gli altri)

  1. Accanimento educativo  è l’ eccesso di insistenza operativa laddove non ci sono possibilità di successo, né disponibilità da parte dell’educando di essere coinvolto per l’educatore questo può essere visto come il tentativo di non dichiarare la propria sconfitta, come il non percepire possibile l’eutanasia educativa (intesa come morte volontaria dell’educazione) esso presenta 2 volti:  L’ eccesso di azioni educative nei confronti di soggetti in buona salute  L’ eccesso di azioni educative nei confronti di soggetti con assenza di prerequisiti psico- fisici (perché non li hanno mai avuto, o non li posseggono più) e/o di soggetti che non hanno il tempo di vita necessario per un buon esito educativo Di fronte ad un insuccesso educativo, è necessaria una profonda rianalisi (di tecniche, metodi, obiettivi, tempi..) dalla quale potrebbero emergere modifiche da apportare al proprio operato il ‘ fallimento’ dell’azione educativa può essere dato anche dal tipo di utente: se esso manca di autonomia e di condizioni strutturali per il raggiungimento di obiettivi di cambiamento. In questo caso il lavoro educativo perde le sue possibilità di intervento
  2. Burnout  è l’ esaurimento delle motivazioni ed energie nei confronti della propria professione, è l’ incapacità di dotarsi di un progetto di cambiamento di sé Tale sindrome può essere vista anche come una via di fuga da alcuni disagi dell’educatore. Quest’ultimo paga la vicinanza con educatori non professionali naturali (famiglia) e vocazionali (animatori oratorio), fatica ndo quindi a percepirsi come professionista che ha doveri e diritti professionali
  3. Supervisione  è il rapporto dell’educatore con qualcuno che può esprimere un parere su un’esperienza che sta vivendo l’educatore: il supervisore deve avere una posizione di distacco dall’esperienza si possono distinguere:  Supervisione psicologica  spinge il gruppo dei pari/individuo a interrogarsi rispetto al vissuto collettivo o individuale dell’esperienza educativa senza dar peso al progetto entro cui essa è inserita  Supervisione pedagogica  ha lo scopo di favorire una lettura pedagogica dei fatti educativi. Essa è finalizzata a:  Individuare e sciogliere gli intoppi che non fanno proseguire il progetto  Evidenzia il senso dell’azione educativaPermette il confronto tra: intenti ed effetti educativi

 Il trasgressore  è colui che vuole liberare da tabù e divieti per sprigionare i piaceri. Il rischio è di teorizzare la rottura  Il distruttore  è colui che trasforma il desiderio di ‘formare’ in volontà di ‘distruggere’ e il desiderio di ‘guarire’ in volontà di ‘rendere l’altro malato’. Il rischio è di sviluppare progetti collettivi per appartenenti a collettività nazionali o etniche L’educatore nella relazione deve comprendere e gestire i fantasmi, sia per una convivenza, sia perché questi sono funzionali al lavoro educativo. L’educatore deve raggiungere gli obiettivi educativi nonostante tali sfumature:  Tramite azioni che conformano il soggetto ad un modello ideale  formatore  Tramite azioni che riducono gli eventi negativi  terapeuta  Tramite azioni che stimolano la ricerca di risorse personali  maieuta  Tramite la trasmissione di sapere  interpretante  Tramite azioni riparative e/o sostitutive  riparatore CAPITOLO 7.

- L’educatore ha dei rapporti con altre figure professionali (assistenti sociali, insegnanti, psicologi, medici, infermieri..) , alcune di queste sono considerabili ‘ forti ’ nel confronto con l’educatore, in quanto: hanno una chiarezza del ruolo e dei compiti, il prestigio, la riconoscibilità sociale…

  • Il rapporto tra educatore e figure professionali che condividono gli stessi spazi operativi, partono da:  Il tipo di sapere di cui le figure sono portatrici  Il profiloprofessionale previsto dalle normative  Le aree e bisogni verso cui le figure devono intervenire
  • Il soggetto destinatario degli interventi è unitario , cioè è portatore di bisogno che coinvolgono operatori e azioni appartenenti a diversi campi: in esso gli interventi tentano un’ azione ricompositiva e questi non sono percepiti come a sé stanti
  • Per questo è necessario considerare paritarie le discipline e i comportamenti connessi perché destinati ad un unico soggetto
  • Il rapporto educativo e il lavoro sanitario  la malattia può rappresentare per il soggetto un’esperienza non intenzionale, ma ci sono tratti di intenzionalità grazie al modo con cui educandi e operatori la affrontano La malattia ed il suo trattamento possono essere viste come esperienze educative, in quanto possono modificare:  La percezione di sé  La percezione delle proprie possibilità e limiti  La riflessione sul proprio percorso di vita  La propria collocazione nel rapporto con gli altri In questo caso il lavoro educativo può essere visto come:
    1. Strumento sanitario affiancato ad altri strumenti (programmi terapeutici)
    2. Processo autonomo con i suoi obiettivi e metodi, che si affianca al lavoro sanitario
  • Il lavoro educativo e il lavoro assistenziale  a volte c’è il rischio di percepire il lavoro educativo come assistenziale, ma: il lavoro educativo produce cambiamenti, il lavoro assistenziale produce il mantenimento dello stato vitale e il soddisfacimento dei bisogni Entrambi hanno come obiettivo: prendersi cura dell’altro
  • La relazione psicoterapeutica  nasce dalla domanda di aiuto da parte di un soggetto che è portatore di una sofferenza psichica non sopportabile (a differenza della relazione educativa che interessa tutti i soggetti) Il lavoro educativo si intreccia con quello sanitario, assistenziale e psicoterapeutico, per preservare la propria identità, e per convivere con altre componenti educative CAPITOLO 8. - Ogni educatore è portatore di un’educazione donata e ricevuta. Entrambe contribuiscono a costruire la cultura dell’educatore
  • Gli educatori giungono agli appuntamenti formativi con la propria cultura che:  O deve essere eliminata per far posto alla ‘vera’ cultura dell’educazione  O viene considerata una riserva di esperienza e sapere che può aiutare nelle esperienze operative - Secondo Demetrio l’ autobiografia favorisce la conoscenza dell’utente in quanto in essa emergono esperienze nelle quali l’educatore è stato a sua volta educando L’autoriflessione sulle proprie esperienze educative è utile per ripensare a:  quantità delle esperienze  elementi costitutivi delle esperienze  confronto tra intenti de obiettivi delle esperienze  componenti di ogni esperienza  fattori più educativi di altri - mettersi nei panni dell’educando significa ‘mettersi nei propri panni’ e percepire la convivenza tra certezze ed incertezze, significa capire le trasgressioni altrui e l’imparzialità relazionale