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Educatore Imperfetto - Libro, Appunti di Pedagogia Sperimentale

Riassunto del libro Educatore Imperfetto

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 05/01/2021

giulia--10-
giulia--10- 🇮🇹

4.7

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12 documenti

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L’EDUCATORE IMPERFETTO
CAPITOLO 6
Alcuni nodi del lavoro educativo.
Ci sono alcune zone nel lavoro educativo che vanno sottoposte a riflessione. Ciò non
per indicare certezze metodologiche, ma per coglierne alcuni aspetti e tentarne una
riformulazione. Essi sono:
1) PREVENZIONE
L'opera di prevenzione può assumere diverse forme: dalle campagne informative a
opere di presidio di alcune realtà territoriali. La prevenzione non si può ridurre ad
informazione e spiegazione, come se alcuni comportamenti si sviluppassero per
mancanza di informazioni. Si deve invece utilizzare una logica che punta alla
acquisizione di strumenti per "leggere" le esperienze (prevenzione anche come
ascolto delle ragioni dell'altro). Così a scuola, ci potrebbero essere degli operatori,
slegati da vincoli istituzionali scolastici, non valutativi, che interagiscono e dialogano
con gli studenti. Una caratteristica del lavoro di prevenzione è l'incertezza dell'esito,
ma in educazione non tutto il lavoro è verificabile. Ciò non toglie che questo tipo di
intervento vada tentato ugualmente.
2) LEGALITA’ E ILLEGALITA’
L'educatore professionale è un operatore che assume funzioni di ponte tra l'area
della legalità e quella dell'illegalità. La legalità dovrebbe sempre essere presente in
termini di: Comunicazione dell'esistenza di questa dimensione Spiegazione della
funzionalità della stessa Possibili conseguenze legate ai comportamenti illegali. In
questo ambito possiamo evidenziare due tipi di educatore: o Educatore normativo:
che agisce per stimolare alla condivisione della legalità o Educatore non normativo:
che illustra le conseguenze di azioni illegali, ma lascia libera scelta al soggetto di
decidere se attuare o meno comportamenti illegali. 24 Davanti a un adolescente che
commette un'infrazione alla norma (esempio compie atti di vandalismo), l'operatore
dovrà valutare nel caso specifico come comportarsi, tenendo conto del momento e del
tipo di atto (ad esempio valutando se l'atto comporta o meno danni per gli altri).
3) ACCANIMENTO EDUCATIVO
L'accanimento educativo è l'eccesso di insistenza operativa dove non esistono
effettive possibilità di successo. Nell'azione educativa può essere visto come il
tentativo di non ammettere la sconfitta. Può avere due aspetti: 1) l'eccesso di azioni
educative rivolte a soggetti che hanno tutte le potenzialità psicofisiche; 2) l'eccesso di
azioni educative rivolte a soggetti che non possiedono i prerequisiti psicofisici, o
perché non li hanno mai avuti o perché li hanno persi. Nel primo caso si tratta di
soggetti che sembrano sfuggire alle intenzioni educative dell'educatore. Prima di
arrendersi, l'educatore dovrà ripensare al percorso proposto, alla relazione
instaurata e ai tempi, per valutare le eventuali modifiche da compiere. Qualora non
emergano modifiche efficaci, non resta che rielaborare l'accaduto, ricordando che il
fallimento dell'educatore è anche segno dell'autonomia dell'educando. Nel secondo
caso, quando le possibilità di intervento sono esaurite, non resta che consegnare
l'operatività ad altri operatori.
4) IL BURNOUT
Con il termine "burnout" si intende l'esaurimento delle motivazioni e delle energie
rispetto alla propria professione, l'incapacità di dotarsi di un progetto di
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CAPITOLO 6

Alcuni nodi del lavoro educativo. Ci sono alcune zone nel lavoro educativo che vanno sottoposte a riflessione. Ciò non per indicare certezze metodologiche, ma per coglierne alcuni aspetti e tentarne una riformulazione. Essi sono:

  1. PREVENZIONE L'opera di prevenzione può assumere diverse forme: dalle campagne informative a opere di presidio di alcune realtà territoriali. La prevenzione non si può ridurre ad informazione e spiegazione, come se alcuni comportamenti si sviluppassero per mancanza di informazioni. Si deve invece utilizzare una logica che punta alla acquisizione di strumenti per "leggere" le esperienze (prevenzione anche come ascolto delle ragioni dell'altro). Così a scuola, ci potrebbero essere degli operatori, slegati da vincoli istituzionali scolastici, non valutativi, che interagiscono e dialogano con gli studenti. Una caratteristica del lavoro di prevenzione è l'incertezza dell'esito, ma in educazione non tutto il lavoro è verificabile. Ciò non toglie che questo tipo di intervento vada tentato ugualmente.
  2. LEGALITA’ E ILLEGALITA’ L'educatore professionale è un operatore che assume funzioni di ponte tra l'area della legalità e quella dell'illegalità. La legalità dovrebbe sempre essere presente in termini di: Comunicazione dell'esistenza di questa dimensione Spiegazione della funzionalità della stessa Possibili conseguenze legate ai comportamenti illegali. In questo ambito possiamo evidenziare due tipi di educatore: o Educatore normativo: che agisce per stimolare alla condivisione della legalità o Educatore non normativo: che illustra le conseguenze di azioni illegali, ma lascia libera scelta al soggetto di decidere se attuare o meno comportamenti illegali. 24 Davanti a un adolescente che commette un'infrazione alla norma (esempio compie atti di vandalismo), l'operatore dovrà valutare nel caso specifico come comportarsi, tenendo conto del momento e del tipo di atto (ad esempio valutando se l'atto comporta o meno danni per gli altri).
  3. ACCANIMENTO EDUCATIVO L'accanimento educativo è l'eccesso di insistenza operativa dove non esistono effettive possibilità di successo. Nell'azione educativa può essere visto come il tentativo di non ammettere la sconfitta. Può avere due aspetti: 1) l'eccesso di azioni educative rivolte a soggetti che hanno tutte le potenzialità psicofisiche; 2) l'eccesso di azioni educative rivolte a soggetti che non possiedono i prerequisiti psicofisici, o perché non li hanno mai avuti o perché li hanno persi. Nel primo caso si tratta di soggetti che sembrano sfuggire alle intenzioni educative dell'educatore. Prima di arrendersi, l'educatore dovrà ripensare al percorso proposto, alla relazione instaurata e ai tempi, per valutare le eventuali modifiche da compiere. Qualora non emergano modifiche efficaci, non resta che rielaborare l'accaduto, ricordando che il fallimento dell'educatore è anche segno dell'autonomia dell'educando. Nel secondo caso, quando le possibilità di intervento sono esaurite, non resta che consegnare l'operatività ad altri operatori.
  4. IL BURNOUT Con il termine "burnout" si intende l'esaurimento delle motivazioni e delle energie rispetto alla propria professione, l'incapacità di dotarsi di un progetto di

cambiamento di sé e della situazione, la sfiducia nelle possibilità degli utenti da parte dell'educatore. Il riconoscimento scientifico della sindrome del burnout, ha messo in luce quanto possa essere faticoso il lavoro educativo. Nello stesso tempo la sindrome di burnout può essere considerata una via di fuga, una razionalizzazione di altri disagi non ancora esplicitati (ad esempio: l’avere a che fare per troppo tempo con un tipo di utenza defatigante). La figura dell’educatore professionale paga la relativa vicinanza con figure di educatori non professionali, paga nel senso che all’educatore professionale può essere richiesto di farsi carico di motivazioni e di ‘’darsi all’altro’’ in alcune dimensioni educative non professionali. Dunque in questa situazione l’educatore fa fatica a percepirsi e ad essere percepito come lavoratore con il proprio carico di doveri professionali.

  1. La supervisione Nel lavoro educativo esiste una diffusa pratica di supervisione educativa. Per supervisione si intende il rapporto con qualcuno che, in virtù di esperienze e competenza, può esprimere un parere su un'esperienza nella quale il richiedente è impegnato. 25 Il supervisore deve avere una necessaria posizione di distacco dall'esperienza che deve valutare. Nel lavoro educativo distinguiamo: o Supervisione psicologica: rivolta a un gruppo di lavoro composto da pari o a un singolo individuo. Si interroga rispetto al vissuto individuale o collettivo dell'esperienza operativa. o Supervisione pedagogica: ha lo scopo di favorire la lettura pedagogica dei fatti educativi ed è finalizzata:  Individuare e sciogliere alcune situazioni di intoppo che non consentono il proseguimento del progetto;  Evidenziare il senso dell'azione educativa, scoprire educazione pensata e pratica educativa anche dove non sembra esserci né l'una né l'altra;  Favorire il confronto tra le dichiarazioni di intenti educativi e gli effetti educativi. Può esservi supervisione anche in assenza di momenti critici, per l'intera progettazione educativa o solo per alcune sue fasi.
  2. Radicale alterità Il concetto di "follia" è relativo, e va collocato sempre all'interno di un contesto di riferimento. Ci sono soggetti con profonde alterazioni della mente e dell'esperienza, nei quali è parzialmente o totalmente assente la percezione della propria patologia. Sono persone ritenute "malate" (psicotici, dementi) che non condividono con gli altri nemmeno un insieme minimo di linguaggi e codici. Per questo motivo con loro è reciprocamente impossibile ogni relazione. Sono soggetti sempre inquietanti perché: Trasmettono un'immagine di "pericolosità" Non sono interpretabili con gli schemi cognitivi consueti Sono portatori di quella "anormalità" che può far luce sul limite della "normalità". Le esperienze di alterazione della mente (follia, demenza senile, ritardo mentale) NON vanno confuse con il disagio psichico (ansia, depressione, fobie). Nei confronti della psicosi esistono diversi approcci:

 Il militante: colui che vuole cambiare il mondo. E' l'educatore che ritiene che tutto il male sia nel mondo di cui l'educando è vittima. Rischio: non tiene conto della realtà.  Il riparatore: colui che ha la logica del sacrificio, che tende a riparare il male che è stato fatto. Rischio: mantenere in vita il disagio perché, in fondo, ha bisogno del malessere degli altri.  Il trasgressore: colui che ritiene che le norme siano solo divieti tendenti a reprimere il "piacere". Rischio: teorizzare la rottura sempre e comunque.  Il distruttore: colui che trasforma il desiderio di formare in volontà di distruggere, il desiderio di guarire in volontà di rendere l'altro malato. Rischio: sviluppare progetti educativi per appartenenti a collettività nazionali o etniche. I fantasmi non sono da considerare di per sé degli elementi patologici nella relazione educativa. Come le medicine che fanno male se prese ad alte dosi, ma guariscono in piccole dosi, così i fantasmi possono rivelarsi funzionali al buon esito del lavoro educativo senza cadere nei rischi ad essi connessi.