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Educazione ambientale, Sintesi del corso di Scienze dell'educazione

Il riassunto include slide e lezioni del corso

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022

In vendita dal 26/04/2023

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I 5 APPROCCI DELLA SOSTENIBILITA
Le misure poste in essere dalla comunità internazionale contro l’inquinamento e contro la
distruzione della natura sono risultate non significative. Pertanto si è dovuto ridefinire e
riconcettualizzare lo sviluppo sostenibilelo sviluppo è sostenibile se soddisfa i bisogni delle
generazioni presenti senza compromettere la possibilità alle generazioni future di soddisfare i
propri.
Dalle Linee Guida MIUR 2009→ Sfida non più procastinabile: tutti i cittadini devono assumere
comportamenti e stili di vita volti al rispetto dell’ambiente inteso non solo come spazio ambientale
ma anche economico e socio-culturale:
ambientale→capacità di mantenere in vita e riproducibilità delle risorse
economico→capacità di generare reddito e lavoro per il sostentamento della popolazione
socio-culturale→capacità di garantire condizioni di benessere umano (salute, istruzione,
sicurezza) equamente distribuite.
Ad oggi si individuano cinque approcci diversi rispetto alla concezione di sviluppo sostenibile.
Approccio
funzionalista
Approccio
biocentrico
Approccio
territorialista
Approccio della
decrescita
Approccio dell’
autosostenibilità
- incentrato sulla
crescita economica
- eco-compatibilità cioè
capacità di carico dei
sistemi ambientali
- territorio e ambiente
sono un supporto al
processo di sviluppo
economico
- non consente
autosostenibilità
- il termine sostenibile
misura la soglia
massima ammissibile
di degrado ambientale
- modello di economia
lineare:
- mette in luce
l’inattendibilità
dell’approccio
funzionalista
- sostenibilità come
rispetto delle leggi
autoproduttive
dell’ambiente inteso
come sistema
autonomo
- non produce
degrado ambientale
- attività antropiche
entro il confine
dell’auto-
riproducibilità
- il riferimento è il
territorio non la
natura, visto non solo
come struttura fisica
ma come insieme di
risorse umane e
culturali. Il territorio è
il contenitore di
conoscenze
ecologiche, tracce del
passato, testimonianze,
memorie materiali e
immateriali, tradizioni,
linguaggi. È bene
comune
- sostenibilità come
attuazione di sistemi
virtuosi di relazione
tra reti del territorio
(ambiente naturale,
ambiente costruito,
ambiente antropico.)
- capacità di
autogoverno
- riproducibilità delle
risorse
- qualità di interventi
sul territorio
- secondo Lautoche
decrescita=dopo
sviluppo
- sviluppo sostenibile
è un ossimoro
- rifondare una nuova
cultura per garantire
equità
intergenerazionale
- giustizia sociale
redistribuita senza la
quale il pianeta è
condannato ad
esplodere
- “di più” non
significa meglio
- programma 8R
- processo di
cambiamento per lo
sfruttamento delle
risorse
- scelta di
investimenti
- modifiche
istituzionali in
funzione dei bisogni
presenti e futuri
-sviluppo sostenibile
inteso come sviluppo
in cui sistemi
economici e biosfera
si evolvono insieme
- locale come nuovo
punto di vista
- potenziale di
sviluppo endogeno di
Sachs→ creazione di
spazi di autonomia
locale come nuova
combinazione di
sviluppo che conta
sulle proprie forze in
opposizione alla
crescita illimitata e
indipendente
- punto di partenza è
la logica dei bisogni
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I 5 APPROCCI DELLA SOSTENIBILITA’

Le misure poste in essere dalla comunità internazionale contro l’inquinamento e contro la distruzione della natura sono risultate non significative. Pertanto si è dovuto ridefinire e riconcettualizzare lo sviluppo sostenibilelo sviluppo è sostenibile se soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità alle generazioni future di soddisfare i propri. Dalle Linee Guida MIUR 2009→ Sfida non più procastinabile: tutti i cittadini devono assumere comportamenti e stili di vita volti al rispetto dell’ambiente inteso non solo come spazio ambientale ma anche economico e socio-culturale :

  • ambientale→capacità di mantenere in vita e riproducibilità delle risorse
  • economico→capacità di generare reddito e lavoro per il sostentamento della popolazione
  • socio-culturale→capacità di garantire condizioni di benessere umano (salute, istruzione, sicurezza) equamente distribuite. Ad oggi si individuano cinque approcci diversi rispetto alla concezione di sviluppo sostenibile. Approccio funzionalista Approccio biocentrico Approccio territorialista Approccio della decrescita Approccio dell’ autosostenibilità
  • incentrato sulla crescita economica
  • eco-compatibilità cioè capacità di carico dei sistemi ambientali
  • territorio e ambiente sono un supporto al processo di sviluppo economico
  • non consente autosostenibilità
  • il termine sostenibile misura la soglia massima ammissibile di degrado ambientale
  • modello di economia lineare:
  • mette in luce l’inattendibilità dell’approccio funzionalista
  • sostenibilità come rispetto delle leggi autoproduttive dell’ambiente inteso come sistema autonomo
  • non produce degrado ambientale
  • attività antropiche entro il confine dell’auto- riproducibilità
  • il riferimento è il territorio non la natura, visto non solo come struttura fisica ma come insieme di risorse umane e culturali. Il territorio è il contenitore di conoscenze ecologiche, tracce del passato, testimonianze, memorie materiali e immateriali, tradizioni, linguaggi. È bene comune
  • sostenibilità come attuazione di sistemi virtuosi di relazione tra reti del territorio (ambiente naturale, ambiente costruito, ambiente antropico.)
  • capacità di autogoverno
  • riproducibilità delle risorse
  • qualità di interventi sul territorio
  • secondo Lautoche decrescita=dopo sviluppo
  • sviluppo sostenibile è un ossimoro
  • rifondare una nuova cultura per garantire equità intergenerazionale
  • giustizia sociale redistribuita senza la quale il pianeta è condannato ad esplodere
  • “di più” non significa meglio
  • programma 8R
  • processo di cambiamento per lo sfruttamento delle risorse
  • scelta di investimenti
  • modifiche istituzionali in funzione dei bisogni presenti e futuri -sviluppo sostenibile inteso come sviluppo in cui sistemi economici e biosfera si evolvono insieme
  • locale come nuovo punto di vista
  • potenziale di sviluppo endogeno di Sachs→ creazione di spazi di autonomia locale come nuova combinazione di sviluppo che conta sulle proprie forze in opposizione alla crescita illimitata e indipendente
  • punto di partenza è la logica dei bisogni essenziali per la realizzazione del soggetto

1. APPROCCIO FUNZIONALISTA O DELL’ECO-COMPATIBILITA’

In questo approccio i sistemi ambientali vengono caricati e sfruttati fin dove possibile, senza farne collassare i limiti: è il governo a fissarli ma sono poi le imprese e il mercato globale a decidere come e quanto produrre/consumare. Il territorio e l’ambiente sono supporti del processo di sviluppo economico e sociale. L’ambiente è funzionale allo sviluppo economico. Si ritiene opportuno spingere per un’economia circolare basata su riduzione, riciclo, riutilizzo degli oggetti per combattere gli sprechi. Non vengono messi in discussione modelli economici legati alla crescita quantitativa; il territorio e l’ambiente restano un supporto dei processi di sviluppo economico; il territorio e le risorse locali sono strumenti da ottimizzare in funzione dell’aumento della produttività; la sostenibilità coincide con la questione dell’eco-compatibilità, cioè con le capacità di carico dei sistemi ambientali. Con questo approccio il processo di sviluppo continua ad incentrarsi sulla crescita economica; il termine sostenibile si misura come soglia massima ammissibile di degrado ambientale; la valutazione dell’impatto ambientale definisce i limiti di sfruttamento e consumo delle risorse.

2. APPROCCIO BIOCENTRICO O AMBIENTALISTA Critica il primo approccio funzionalista in quanto non risolutivo e incapace di risolvere i problemi ambientali. La sostenibilità riguarda il rispetto delle leggi auto-riproduttive ambientali. L’inattendibilità dell’approccio funzionalista risulta incapace di risolvere problemi strategici, non si tratta di limitare il degrado ma di non produrlo. Le attività antropiche devono rimanere nel confine dell’auto-riproducibilità dei sistemi ambientali intesi sia come sistemi naturali (biosfera, geosfera, idrosfera…) sia come capitale naturale. L’economia della natura è la reale fonte di ricchezza: la produzione di alta qualità attraverso la costruzione di neo-ecosistemi è il nuovo capitale fisso sociale. 3. APPROCCIO TERRITORIALISTA Accetta alcuni presupposti dell’approccio ambientale ma non accetta la parzialità del punto di vista biocentrico che assume l’ambiente come valore in sé. Secondo l’approccio territorialista il territorio assume valore di riferimento per la produzione di qualità, alla base della ricchezza sociale. Ci si riferisce alla sostenibilità e all’attivazione di sistemi di relazione virtuosi tra le reti del territorio: l’ambiente naturale, costruito e antropico. La sostenibilità è intesa come:

  • sostenibilità ambientale, basata sulla riproducibilità di risorse naturali
  • sostenibilità territoriale, basata sulla produzione di interventi sul territorio
  • economica, basata sulla coerenza dei sistemi produttivi rispetto alla valorizzazione del patrimonio territoriale e imprenditoria locale
  • sociale e politica, basata sulla sviluppo delle capacità di auto-governo delle società locali
  • sostenibilità culturale, valorizzazione delle molteplicità delle esperienze e valorizzazione del territorio. L’ambiente ha valore intrinseco; è la base da cui partire per la distribuzione della ricchezza sociale. Le risorse ambientali e i processi di sostenibilità non sono risolvibili come problemi settoriali ma come problemi relazionali-interconnessi. 4. APPROCCIO DELLA DECRESCITA Secondo l’economista Latouche il problema non sta nel “sostenibile” ma risiede nello sviluppo. Bisogna uscire da ogni sviluppo, economicismo o e da tutto ciò che è produttivistico. Dobbiamo allontanarci dagli eccessi e rinunciare al di più , cambiando radicalmente la nostra mentalità perché gli eccessi e il “di più” non sono sinonimi di “migliore” o “meglio”. Dunque la decrescita non va intesa come crescita negativa ma come costruzione di alternative concrete valide, locali e planetarie con valenza sociale e ambientale, oltre che culturale. Latouche assume una posizione critica delle diverse teorie dello sviluppo sostenibile; il presupposto nasce dagli studi dei processi economici di Roegen per lo sviluppo sostenibile che non può essere

Un altro economica, Noel, ci dice che lo sviluppo sostenibile non è una condizione statica ma dinamica e di cambiamento, in cui le risorse, lo sviluppo tecnico, gli investimenti sono orientati verso i bisogni presenti e futuri. Lo stesso concetto di sviluppo appartiene più alla sfera dell’etica che a quella dell’economia, Sachs dice che questo mira alla liberazione di personalità umana. Lo stesso concetto di "locale" richiede un'adeguata ridefinizione: considerare il locale come punto di vista assume unicità come valore, complessità come regola e auto-organizzazione socio-economica come modalità. Cosi, lo sviluppo delle società locali rimanda a un progetto che richiede il superamento del territorio come mero supporto delle attività economiche. Il territorio assume, quindi, la valenza di ecosistema (interazione di uomo - società - natura) e di società locale intesa natura) e di società locale intesa come realtà complessa. È proprio il processo di creazione di spazi di autonomia creazione di spazi di autonomia ad essere la caratteristica della nuova concezione di sviluppo locale. È centrale il concetto di potenziale di sviluppo endogena che fa affidamento sulle proprie forze (self -reliance), definito in opposizione alla crescita imitativa e dipendente. E’ implicito il riferimento allo sviluppo della "comunità locale" come ambito di esperienze e realtà del gruppo che permette l'adozione di una progettualità implicita, permanente e auto-riferita: queste sono il campo delle attività autonome in contrapposizione a quelle eteronome. E il campo della produzione di valori d'uso svincolati dalla logica economica del capitale e dalla sua definizione di valore. È proprio questo processo di creazione di spazi di autonomia locale che caratterizza i processi di pianificazione di quello che Ignacy Sachs chiama "altro sviluppo" o "eco-sviluppo". Per Sachs questo sviluppo deve essere endogeno, deve prendere come punto di partenza la logica dei bisogni, non indotti dalla produzione ma essenziali per la realizzazione del soggetto e, quindi, autopoietici. Deve promuovere la simbiosi tra le società umane e la natura e restare aperto al cambiamento. La dialettica tra attività eteronome e attività autonome la "sinergia positiva", che rappresenta per Ivan IIlich il superamento della possibilità di dominio dell'uomo sulla natura e dell'uomo. È importante una dimensione dell'esperienza in cui tutto viene fatto in vista di uno scambio eguale con un'altra cosa (denaro) e nulla vale in sé, non costituendo un fine in sé. È proprio riducendo tutto a categorie economiche e universalizzandole che il capitalismo si è manifestato come anti-umanesimo. L’industrialismo ha istituito il lavoro come attività funzionale: il lavoro ha smesso di essere un modo di abitare il presente. Il rapporto tra territorio e processi di sviluppo locale non va inteso solo come proiezione spaziale di dinamiche socio-economiche ma come rapporto tra un insieme complesso di elementi. Il concetto di fare sviluppo oggi viene fatto coincidere con la produzione di una nuova territorialità, inteso come sviluppo di risorse intese come prodotto delle dinamiche relazionali. Noel sostiene che per assicurare il mantenimento dei sistemi economici e biosfera a lungo termine, lo sviluppo sostenibile non è una condizione statica ma è un cambiamento. Il carattere multidimensionale del concetto di sviluppo fa si che i sistemi economici e la biosfera si evolvono insieme. Bisogna pensare alle politiche di trasformazione, tutela, conservazione e valorizzazione come risultati di un processo di accumulazione di tutte le potenzialità sociali, umane e materiali. La sostenibilità si risolve in modelli insediativi che si auto-sostengono e la definizione di sviluppo locale auto- sostenibile nasce in contrapposizione a definizioni tecnicistiche di sostenibilità. A fronte della necessità di una socializzazione delle decisioni di produzione, si estende la consapevolezza di una gestione sociale della produzione stessa che include fattori come il capitale natura e quello prodotto dall’uomo. ECONOMIA CIRCOLARE vs ECONOMIA LINEARE L’obiettivo 12 dell’Agenda 2030 (GOAL 12: Consumo e produzione responsabile: garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo utilizzando metodi di produzione ecocompatibili, riducendo sprechi grazie al riciclo ) mette in discussione il sistema economico che l’uomo ha costruito finora, basato su un sistema economico lineare. È un modello che prevede che la produzione di un bene conduca alla produzione di più scarti che non possono essere reimmessi nel ciclo produttivo. Si estraggono le materie prime che vengono trasformate in un prodotto, gettato dopo il suo consumo/uso. L’economia lineare si basa sul paradigma produci-consuma-scarta senza

curarsi delle conseguenze sulla “Terra di nessuno” dalla quale attingere massicciamente risorse e sempre in maniera crescente, non curanti degli impatti sulla stessa nel medio e lungo periodo. Tale approccio non è sostenibile nel lungo periodo ed è per questo che si va verso un modello di sistema economico circolare nel quale la produzione e il consumo sono basati sulla condivisione, prestito, riutilizzo, ricondizionamento, ricliclo il più a lungo possibile. Si tratta di migliorare la qualità della vita, riducendo al minimo l’utilizzo di risorse naturali, di materiali tossici e le emissioni di rifiuti e inquinanti durante il ciclo di vita di prodotti e di servizi, salvaguardando le necessità delle generazioni future. Con questo modello si punta ad estendere il ciclo di vita dei prodotti e alla riduzione dei rifiuti. La risposta dell’economia circolare sta nelle materie prime– secondarie, ovvero quelle materie già utilizzate in cicli produttivi precedenti, recuperate da scarti e rifiuti e rigenerate per essere reimmesse in un nuovo ciclo di produzione. ASSIOMI su cui si basa l’economia circolare:

  • RICICLARE: recuperare ,riutilizzare
  • RIDURRE: eliminare gli sprechi
  • RIUTILIZZARE: allungare la vita dei beni in circolazione Il paradigma è riduci-riutilizza-ricicla. Nel modello di economia circolare la “Terra di nessuno” non esiste e diventa “Terra di tutti”, l’unica a disposizione. Migliorare la qualità della vita riducendo al minimo l’utilizzo delle risorse naturali e le emissioni di rifiuti e di inquinanti durante il ciclo di vita dei prodotti. Materie prime→ progettazione→ produzione→distribuzione→uso→ riciclaggio→ materie prime |→ sprechi ANTROPOCENTRISMO vs ECOCENTRISMO Tra gli effetti della globalizzazione vi è, nella sua problematicità, un’interazione stretta e continua tra persone e popoli di diverse radici, storie, culture. Un punto di vista solo nazionale o anche eurocentrico non è adeguato a leggere la complessità della società planetaria del XXI secolo (come ricordano le Linee Guida per l’Educazione globale del Consiglio d’Europa del 2008 e il Documento Educazione alla cittadinanza globale. Temi e obiettivi di apprendimento dell’UNESCO). Nel corso degli ultimi anni la tematica ambientale è diventata uno dei temi centrali della letteratura giuridica. Si sono create due teorie: ➢ pluralista , sviluppata negli anni 70’ ad opera di Giannini, che definisce l’ambiente anche secondo l’aspetto della tutela del paesaggio, territorio e inquinamento; l’ambiente non può essere definito e va suddiviso in settori che interagiscono tra loro come cultura, sanità ed urbanistica. ➢ monista si appoggia all’art. 32 della Costituzione che riconosce il diritto ad un ambiente salubre , pertanto, ritiene che la definizione di ambiente debba essere unitaria poiché il significato giuridico di ambiente è onnicomprensivo: componenti, riferimenti normativi e le risorse naturali presenti sul territorio. C’è stata la necessità di istituire il Ministero dell’ambiente, quindi l’ambiente presenta una propria identità. Si sono resi conto che non si può ridurre la nozione di ambiente ad una definizione giuridica e sulla base preesistente sono state elaborate due visioni: 1. antropocentrica secondo cui l’uomo è centrale rispetto alla natura. L’ antropocentrismo presenta i seguenti caratteri:
  • dominio sulla natura,
  • ambiente naturale come risorsa a disposizione dell’uomo,
  • crescita economica illimitata,
  • soluzioni altamente tecnologiche,
  • consumismo,
  • sistema socioeconomico centralizzato.

Non deve considerarsi un punto di arrivo ma come un inizio di politica negoziata e concertata per la risoluzione di problematiche ambientali di rilievo mondiale ed interdisciplinare. L’Italia ratifica il Protocollo di Kyoto con legge n. 120 del 2002 recante una serie di disposizioni finalizzate al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra. In Italia, tra il 2005 e 2013, siamo riusciti a ridurre il 25% totale delle emissioni di gas considerati pericolosi, andando oltre le aspettative per il 2020. Il Protocollo di Kyoto ha avuto sicuramente delle conseguenze positive sull’ambiente sensibilizzando la comunità ai problemi ambientali e registrando una diminuzione delle emissioni. Allo stesso tempo però è risultato insufficiente per poter contenere i cambiamenti climatici in atto. Ricordiamo che gli USA (responsabili del 36% di emissioni su scala mondiale) inizialmente fanno parte dell’accordo, firmano nel 1998 ma non ratificano e il Canada è stato il primo Paese a uscire. Il documento evidenzia che siamo immersi in una cultura strettamente legata a una visione del mondo dominata dall’economia: le relazioni economiche e produttive sono il sistema nel quale viviamo senza possibilità di alternativa e soprattutto senza cogliere la dimensione dell’ecosistema globale. AGENDA 21 È un programma di azione elaborato dalla Conferenza sull’ambiente e sviluppo delle Nazioni Unite tenutosi a Rio de Janeiro nel 1992. Si chiama Agenda 21 perché fa riferimento al XXI secolo, in quanto i temi prioritari di questo programma riguardano le emergenze climatico-ambientale e socio- economiche che l’inizio del millennio pone inderogabilmente davanti all’intera umanità. In questo documento l’educazione ambientale viene considerata uno strumento per la promozione dello sviluppo sostenibile (evoluzione concettuale) e di sistemi di vita e produzioni sostenibili; il fine è quello di incrementare le capacità delle popolazioni ad affrontare questioni ambientali tenendo conto della progressiva ed equa ridistribuzione delle risorse tra le generazioni. L’Agenda 21 costituisce un manuale per raggiungere uno sviluppo sostenibile da qui al XXI secolo che presenta un ulteriore evoluzione concettuale dello sviluppo sostenibile. È un documento di intenti ed obiettivi programmatici su ambiente, economia e società sottoscritto da oltre 170 Paesi di tutto il mondo. È formato da 40 capitoli, in particolare il capitolo 28 “Iniziative delle amministrazioni locali di sviluppo all’Agenda 21” riconosce un ruolo decisivo alle comunità locali nell’attuare politiche di sviluppo sostenibile, tenuto conto che oltre il 45% della popolazione mondiale vive in contesti urbani, percentuale destinata a crescere fino al 63% del 2030. I principi alla base del processo dell’Agenda 21 sono legati alla sostenibilità e prevedono:

  • principi decisionali democratici tra cui democrazia, sussidiarietà, responsabilità, trasparenza e partecipazione pubblica.
  • principi di gestione ambientale tra cui prevenzione, precauzione, “chi inquina paga”, cooperazione e azione all’interno dell’ecosistema. Nell’agenda 21 sono racchiusi i principi della sostenibilità riconducibili al rispetto e alla cura di tutte le forme di vita, al miglioramento della qualità di vita, alla conservazione della forza vitale e delle diversità biologica e alla riduzione dello sfruttamento delle risorse non rinnovabili. I concetti chiave sono:
  • corresponsabilità: azione sinergica tra politica, mondo produttivo e comportamento dei singoli;
  • miglioramento continuo: monitoraggio delle varie fasi del processo;
  • trasversalità: inserimento del concetto di sostenibilità in tutte le politiche di settore;
  • governance: passaggio da un’ottica impositiva ad una partecipativa, flessibile e aperta alle varie componenti sociali; -visione condivisa: costruzione di uno scenario comune di sviluppo sostenibile di una comunità, condiviso dal più alto numero di stakeholders;
  • partenariato: creazione di partnership.

AGENDA 21 LOCALE

Nel 1996 a Lisbona si tenne una conferenza che ha rivolto l’impegno al processo di attivazione di un’ agenda local riferita alle politiche per la sostenibilità dello sviluppo in riferimento alla dimensione territoriale in piccola scala cioè alla dimensione dalla quale, gli enti locali, possono cominciare ad affrontare i problemi. L’Agenda 21 Locale è un percorso di lavoro modulare e flessibile non codificato che guardi al XXI secolo; ogni comunità è chiamata a plasmare il processo rispetto alle peculiarità previste dal territorio. In Italia, a partire dagli anni 90’, nascono nuovi enti a tutela dell’ambiente come l’ANPA (Associazione protezione animali e dell’ambiente), l’ARPA (Agenzia regionale protezione dell’ambiente), l’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Tali enti hanno contribuito ad arricchire l’offerta di servizi e strutture territoriali per l’educazione ambientale accrescendo la consapevolezza della nascita di lavorare in rete. AGENDA 2030 L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto a New York nel 2015. I 193 stati membri dell’Assemblea generale dell’ONU adottano l’Agenda 2030 intitolata trasformare il nostro mondo. I destinatari sono tutti i Paesi del mondo senza distinzione geografica o sociale. I 17 obiettivi dell’Agenda 2030, chiamati anche Goal , hanno carattere universale, sono basati sul legame tra benessere umano e salute dei sistemi naturali e sono raggruppati in ulteriori sotto- obiettivi. Inoltre gli obiettivi sono fondati sulle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile ossia quella economica, sociale ed ecologica e sono basati sul legame tra benessere umano e salute dei sistemi naturali. Nell'Agenda 2030 viene inserito l’obiettivo n. 4 che è quello che coinvolge direttamente la scuola poiché ha lo scopo di fornire un’ educazione di qualità per la quale è necessaria una progettazione pedagogica e un mediazione formativa per acquisire uno sguardo ecologicamente orientato all’ambiente. Non si tratta solo di acquisire un sapere ecologico, promuovere azioni sostenibili nella quotidianità o educare le coscienze ad un nuovo sentire ambientale ma diventa centrale l’esperienza: bisogna quindi pensare l’ambiente naturale come principale organizzatore propedeutico. La realizzazione passa attraverso attività laboratoriali basate sul problem-solving e focalizzate su concetti ed azioni reali (didattica esperenziale per imparare a muoversi e riconoscere il sistema ambiente). Realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2030 significa avere un futuro migliore; tutti gli obiettivi mirano a migliorare la vita delle persone, a favorire la prosperità, a proteggere il pianeta, a stimolare una collaborazione tra uomini e a mantenere la pace. L’UNESCO per offrire il suo contributo all’Agenda 2030 ha elaborato il GAP (Global action program) indicando alcune aree d’azione prioritarie per gli interventi in tema di educazione allo sviluppo sostenibile e fissa due obiettivi essenziali:

  1. riorientare la formazione e l’apprendimento per permettere a ciascuno di acquisire conoscenze, abilità, valori e attitudini per un futuro sostenibile,
  2. rinforzare la formazione e l’apprendimento in tutte le agende, progetti e attività che promuovono un accrescimento ecocompatibile. COP 21 – ACCORDO DI PARIGI 2015 È un trattato internazionale che ha l’obiettivo di contrastare il cambiamento climatico e ridurre le emissioni di gas serra che sono la base delle cause che provocano il surriscaldamento globale.  Cerca di superare i limiti del Protocollo di Kyoto, imperniato quasi esclusivamente sulla necessità di ridurre le emissioni, senza considerare i costi di tale azione.  I Paesi concordano i termini per ridurre non solo le emissioni di gas serra ma anche di combustibili fossili.

interessano e qualificano sempre di più la qualità della vita e degli ambienti di vita. Si intende così realizzare un forte coinvolgimento del mondo della scuola nell’approfondimento della conoscenza delle tematiche ambientali, stimolando la sensibilità degli studenti fino a renderli protagonisti di esperienze a contatto diretto con la natura. Le linee guida sottolineano la necessità di coinvolgere i giovani, definiti anche nativi ambientali , nei processi di cambiamento dei comportamenti e degli stili di vita. Emerge così un nuovo approccio, quello fondato sulla sfera valoriale. NATIVI AMBIENTALI La sensibilità nei confronti dell’ambiente sta coinvolgendo sempre più giovani di ogni parte del mondo. Sono giovani che stanno sperimentando l’abilità di mobilitarsi per le emergenze climatiche e che sono cresciuti maturando l’idea che le risorse del pianeta non sono infinite, (esempio lampante è il caso di Greta Thumberg). È opportuno quindi che la scuola educhi a tematiche riguardanti la sostenibilità ambientale coinvolgendo nel compito educativo l’intera società. In questo la scuola si è espressa attraverso le Linee guida per l’educazione ambientale e sviluppo sostenibile del 2014. I nativi ambientali partecipano a processi virtuosi e al cambiamento complessivo collegandosi alla sfera valoriale prima ancora di quella cognitiva. COMPETENZA VALORIALE Ha lo scopo di promuovere valori universali come spirito di collaborazione, sollecitudine, partecipazione, condivisione e riconoscimento del bene comune → la solidarietà deve diventare una parola d’ordine. Tali valori prendono forma con la riforma della Buona scuola. La competenza valoriale si fonda anche su valori come semplicità, mutuo sostegno e arte di giocare. L’educazione ambientale dovrà quindi essere trasversale a tutte le discipline, finalizzata alla costruzione di mappe di orientamento sociale. La sostenibilità è una sfida non più procastinabile. DEMOCRAZIA DELLA TERRA Secondo il pensiero dell’ecologista attivista indiana Vandana Shiva (la teorica più nota dell’ecologia sociale) la DdT può definirsi come una visione del mondo secondo cui siamo una famiglia poiché siamo tutti interconnessi e con gli stessi diritti (vita, salute e benessere) pur nella nostra unicità. Imporre socialmente e culturalmente “uniformità” significa imporre la propria superiorità sugli altri e sulla Terra ecco perché fare ciò vuol dire andar contro se stessi e non solo contro l’ambiente. Il concetto di Democrazia della Terra è collegato all’economia della Terra che presenta un sistema economico circolare basato su condivisione, riutilizzo, riciclo e riduzione dei manufatti (rientra anche nell’Obiettivo 12 dell’Agenda 2030). L’economia è basata sulla programmazione di interventi che mirano alla:

  • salvaguardia delle risorse
  • riproducibilità
  • bene comune. OBIETTIVO DEGLI INSEGNANTI: far comprendere agli studenti come agire nel quotidiano per un abitare un Paese che sia sostenibile. TERRITORIO, TERRITORIALITA’ E TERRITORIALIZZAZIONE Lo spazio può essere fisico (montagne,fiumi, laghi, mari...) e geografico (aspetti socio-relazionali). Spazio fisico: luogo nel quale i gruppi umani si relazionano con l’ambiente,stusiato come concetto geografico di paesaggio nelle sue varie forme. Spesso viene usato con il termine di territorio. Spazio geografico: concetto usato dalla geografia per definire lo spazio fisico organizzato da parte della società. Ha due dimensioni interconnesse: localizzazione ed ecologia. È un concetto cumulativo che conserva intrensicamente le tracce della comunità che si sono succedute.

Ambiente: insieme di spazio fisico e spazio geografico dell’uomo, è l’insieme di aspetti fisici, naturali e antrocipi. Territorio: è il prodotto della trasformazione dell’uomo sull’ambiente e viene riconosciuto come contenitore di risorse umane e culturali. Territorialità: rapporto tra uomo e ambiente, relazioni e società, mondo biologico, ecologico e antropologico. Territorializzazione: processo attraverso cui il prodotto dell’azione sociale dell’uomo sull’ambiente trasforma e plasma il territorio, costruendo la propria geografia. Il concetto di territorio negli ultimi anni ha subito una trasformazione radicale, da risorsa materiale suscettibile di sfruttamento o spazio controllabile nel quale le differenziazioni sono viste come forma di resistenza alle trasformazioni, si giunge ad un’interpretazione in cui si riconosce il carattere relazionale e incerto del territorio, proprio di tutti i sistemi complessi. Nel linguaggio comune il territorio è inteso come:

  • territorio fisico-materiale (suolo, terreno…)
  • territorio come contenitore di risorse (in termini economici come risorse materiali e immateriali sfruttabili per generare sviluppo)
  • territorio come insieme di competenze (in senso politologico suddiviso in province, regioni e in senso tradizionale come cibo, proverbi, feste…)
  • territorio come matrice di identità sociale (abruzzesità, territorio sardo, Padania...). La conoscenza del territorio serve ai fini del riconoscimento delle interazioni tra dinamiche su differente scala (globale e locale) e passa attraverso le dinamiche tra l’osservatore e l’oggetto osservato (abitante/territorio). Il territorio non è più un medium neutro in cui si svolgono eventi ma è appunto il frutto delle dinamiche interattive che si svolgono continuamente al suo interno. La specificità del territorio indica l’esito delle capacità di strutturazione simbolica dello spazio riconosciuto come correlazione tra luogo fisico e spazio culturale, simbolico ed economico della società insediata. Il territorio è inscindibile sia dai suoi rapporti materiali che dalle sue diverse forme di appropriazione succedute. La territorialità indica il rapporto tra l'uomo e l’ambiente, più precisamente rappresenta l'insieme delle relazioni che le società intrattengono con il mondo ecologico, biologico ed antropologico per il soddisfacimento dei propri bisogni, nella prospetta di ottenere il più elevato livello di autonomia. Il punto di partenza per la comprensione di come attori e territorio interagiscano è senza dubbio il concetto di territorializzazione , letteralmente come il processo attraverso cui il territorio è prodotto per tramite dell'azione sociale, in altre parole la territorializzazione comprende il processo attraverso il quale le collettività umane conferiscono allo spazio naturale un valore antropologico costruendo così i loro quadri di vita e le loro geografie. L’esplorazione del locale diventa per gli alunni un primo campo di ricerca in cui attivare e sperimentare percorsi di ricerca, acquisire competenze e sviluppare il senso di prendersi cura del territorio di appartenenza. Lo studio del proprio ambiente di vita incide sullo sviluppo della coscienza della propria identità che da soggettiva diventa locale e poi globale, rendendo lo studente consapevole di occupare un posto all’interno del Pianeta. Il locale è il primo passo per giungere ad una coscienza planetaria, meta per la sostenibilità. Esempio: il parco diventa lo strumento della ricerca dei luoghi e l’incontro con le parole che servono a raccontare una parte di sé che appartiene alla natura. Questa esperienza diretta degli alunni dentro un’area protetta rende gli individui consapevoli dell’interdipendenza di tutti gli elementi presenti nell’ambiente, del loro valore e della loro bellezza attraverso un contatto autentico con la Terra. PEDAGOGIA DEL BOSCO È una pedagogia sostenibile in quanto si basa su un’esperienza diretta, intima e profonda con la natura. Permette di recuperare la centralità del proprio corpo, il bisogno di movimento come gioco, sviluppandone l’immaginazione e l’autonomia.

L’educazione deve promuovere valori universali tra cui l’assunzione di responsabilità che si compone di: cura di sé, dell’altro e dell’ambiente. L’emergenza ecologica è una sfida che l’educazione deve affrontare anche attraverso il ricorso a strumentazioni tecnologiche al fine di far accrescere consapevolezza sull’importanza di tutelare l’ambiente. L’educazione in questo modo diventa generatrice di un autentico cambiamento culturale attraverso una condivisione di esperienze e acquisizione di competenze. Educare attraverso il rapporto diretto con il territorio è in linea con il Documento UNESCO che ha lo scopo di condurre l’individuo a prendere decisioni condivise e partecipate. Tra le guerre che si combattono nella nostra epoca quella più dura è quella contro il Pianeta. Il concetto di cura fa riferimento al rispetto, alla custodia e alla salvaguardia dell’ambiente → il rispetto dei valori crea un ambiente protetto, incentiva la cooperazione, la pace, la solidarietà e l’empatia. Ha una forte valenza culturale e politica e rappresenta la necessità degli individui di abitare un ambiente sano e crea una condizione di benessere generale. Papa Francesco nella sua Enciclica Laudate sì, scritta nel 2015, chiama ecologia integrale la cura della casa comune, il Pianeta appunto, che va custodito in quanto unica e universale dimora dell’essere umano e di tutti gli esseri viventi. Partendo dal Cantico delle creature di San Francesco (esempio per eccellenza della cura) descrive l’interazione tra la crisi ambientale (Terra) e quella sociale (umanità). L’ ecologia integrale , come paradigma concettuale e come percorso spirituale, rappresenta il cuore dell’Enciclica del Papa. Dal punto di vista concettuale il termine “ecologia” non assume un significato generico o legato a qualche “preoccupazione verde” ma ha una valenza più profonda: è un approccio a tutti i sistemi complessi la cui comprensione richiede di mettere in primo piano la relazione delle singole parti tra loro e con il tutto. Il riferimento è quello dell’immagine di ecosistema. L’ ecologia integrale diventa il paradigma capace di tenere insieme fenomeni e problemi ambientali (riscaldamento globale, inquinamento, esaurimento risorse, deforestazione…) con questioni che normalmente non sono associate all’agenda ecologica in senso stretto, come la vivibilità, la bellezza di spazi urbani e il trasporto pubblico. Non ci sono due crisi separate, quella ambientale e quella sociale, bensì una sola e complessa socio- ambientale. Le direttive per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e per prendersi cura della natura. Per un’autentica ecologia integrale il piano delle categorie di analisi non può prescindere da una vera e propria opzione esistenziale. Il Papa ne indica un modello: San Francesco, dal cui Cantico delle creature l’Enciclica prende il nome, è presentato come esempio di ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità. Guardando San Francesco è chiaro che l’ecologia integrale in primo luogo si vive in prima persona. Mette in gioco la responsabilità e il prendersi cura di chi è più debole, mantenendo inseparabili la preoccupazione per la natura, giustizia, impegno e pace. Infine ci mostra il limite di un impegno unicamente tecnico o utilitaristico. Nel testo traccia un percorso di tutti i mali di cui soffre la nostra Terra, che definisce Nostra casa , quindi casa comune. La radice greca “oikos” nel suo significato di casa è comune sia alla parola economia che alla parola ecologia; si fa riferimento al modo in cui il pianeta ospita tutti e tutelando i i diritti del pianeta stesso si tutelano i diritti di tutti gli esseri umani. Prendersi cura vuol dire essere generosi, quella della cura è un’azione complessa che richiede al soggetto di compiere azioni rivolte non solo a se stesso. Le azioni di cura si sostanziano sempre attraverso un rapporto di relazione ma a causa dell’avvento della tecnologia, in tante occasioni la cura ha perso la sua componente umanitaria. Il rapporto di cura verso l’ambiente potrebbe apparire asimmetrico poiché non viene percepito realmente come un rapporto caratterizzato da reciprocità. Questa convinzione ha creato un forte disinteresse riguardo l’ecosistema tanto da metterne a rischio il suo equilibrio. Per troppo tempo il rapporto uomo-ambiente è stato considerato un rapporto tra un soggetto e un oggetto dando vita a un rapporto di dipendenza piuttosto che di relazione.

ECOLOGIA INTEGRALE

È l’ecologia che parte dal riconoscimento che l’uomo è parte integrante della natura e dell’ambiente in cui vive. L’ambiente è inteso come relazione tra natura e società (che abita ), noi uomini siamo inclusi nella natura. È una relazione nuova quella tra natura e uomo che include una nuova economia nella quale la produzione di ricchezza è diretta al benessere integrale dell’essere umano e al miglioramento della casa comune , non alla sua distruzione, come sta avvenendo. È un’ecologia mirata alla tutela dell’ambiente nella sua interezza. Esistono soluzioni integrali poiché non ci sono due crisi separate, quella ambientale e quella sociale, ma esiste una crisi socio- ambientale e si propongono diversi tipi di ecologia:

  • ecologia economica in cui la protezione dell’ambiente dovrà costituire parte integrante del processo di sviluppo,
  • ecologia culturale che curi le ricchezze culturali dell’umanità intese non solo come monumenti o opere del passato ma come ricchezza del senso civico,
  • ecologia umana che migliori la qualità della vita umana. Educare allo sviluppo umano integrale rappresenta oggi una prospettiva di azione e di ricerca che suscita un ampio interesse. La sostenibilità ambientale, sociale ed economica, per essere concretamente realizzata, implica la mobilitazione delle scienze,della tecnologia, dell’istruzione e dell’impresa sia locale e globale. È importante richiedere un contributo ai valori etici e religiosi. Pratiche educative e didattiche all'aperto, spesso identificate con l'espressione Outdoor Education , possono essere particolarmente efficaci in vista della conoscenza della realtà. La riflessione pedagogica è chiamata a decifrare nuovi bisogni e a elaborare teorie e protocolli operativi per istruire e coinvolgere persone e comunità. La pedagogia implica un’ecologia integrale poiché tutto è connesso; un’educazione intenzionale e consapevole, fin dalla prima infanzia, orientata alla cura dell’ambiente familiare e sociale, naturale e tecnologico è parte integrante di un autentico processo di sviluppo. Il capitale umano deve tradursi in competenze come bene comune, in progettazione come incremento di dignità e valore, in opportunità su scala intergenerazionale. La scelta antropologica alla quale sono chiamati educatori e formatori è quella di muoversi dalla concezione di un umanesimo integrale, per cui le attività di Outdoor Education si configurano come promozione della dignità della persona e rispetto dei contesti ecosistemici. Le attività di Outdoor Education richiedono una riflessione pedagogica che assuma l’analisi dei mutamenti nella loro poliedricità come un inesauribile campo di esperienza, con il quale misurarsi in modo progettuale. L’incalzante velocità delle innovazioni non può essere disgiunta dal desiderio di comprendere la realtà, dalla responsabilità dell’impegno politico, dalla consapevolezza del valore che ha l’ambiente intorno a ciascuno di noi, strettamente correlato all’educazione per promuovere la partecipazione attiva. La democrazia vive di impegno nel presente ma si alimenta di memoria e visione del futuro. Fini, metodi, strumenti dell’educazione riguardano le persone e la formazione della loro coscienza. Dispositivi tecnologici sempre più sofisticati segnano la vita di ogni giorno e il loro impatto sulle pratiche educative e formative richiedono una pedagogia dello sviluppo che valorizzi il potenziale creativo, pienamente umano. Riflettere sulle pratiche di Outdoor Education significa pensare alle trasformazioni tecnologiche, su un piano inter e transdisciplinare, e riconoscerne l’influsso culturale, economico, politico e sociale. L’impegno della pedagogia è un compito arduo che appartiene all’uomo e alla formazione umana. Tale impegno (compito/sfida) muove da un’analisi fenomenologica degli eventi così come accadono; scaturisce dalle pratiche organizzative, dalle motivazioni, dai sentimenti, dai valori delle istituzioni e delle persone che agiscono l’educazione. Nel corso della storia delle civiltà, la tecnica connota lo sviluppo umano; si tratta di un complesso di dinamiche e di prodotti dell’ingegno di singoli e comunità che provvedono alle esigenze del vivere e ambiscono alla prosperità. La tecnica rappresenta quindi una modalità specificamente umana di abitare il mondo. La pedagogia deve affrontare con saggezza e audacia la rilevanza dell'accelerazione tecnologica.

Dewey: educazione attiva come ricostruzione continua dell’esperienza attraverso la quale l’individuo impara, scopre e acquisisce competenze sul funzionamento delle cose. Ponty: noi siamo quello che percepiamo e sentiamo. CONTRIBUTI CHE OFFRONO LE DISCIPLINE CURRICOLARI I docenti non devono insegnare cose straordinarie ma selezionare informazioni essenziali che diventano conoscenze durevoli e alimentano abilità e competenze culturali, metacognitive, metodologiche e sociali per una cittadinanza attiva. L’educazione ambientale, per la sua natura complessa, non può esaurirsi nella trattazione all’interno di una singola disciplina ma occorre che sia il risultato di percorsi interdisciplinari e coordinati tra loro. È necessaria una buona formazione dei docenti, stabilita nella Strategia Europa 2020 congiuntamente ipotizzata anche nelle Linee guida MIUR 2009 per l’educazione ambientale e lo sviluppo sostenibile, con lo scopo di fornire orientamenti per l’elaborazione dei curricoli, per l’organizzazione delle attività educative e didattiche e per l’articolazione delle tematiche ambientali per i diversi ordini di scuola. L’obiettivo delle discipline è quello di far acquisire sia competenze olistiche (che riguardano la totalità dell’essere umano) che quelle specialistiche e tecniche. Le Linee guida rappresentano uno stimolo ad attività operative per lo sviluppo sostenibile creando percorsi didattici (8 percorsi ma 4 per infanzia e primaria):

  1. tutela delle acque e del mare
  2. tutela della biodiversità di flora e fauna
  3. alimentazione sostenibile
  4. gestione dei rifiuti COMPITO DELLA SCUOLA → formare cittadini italiani in un contesto europeo e mondiale perché siamo tutti cittadini del mondo e ognuno deve fare la sua parte. La scuola del I ciclo abbraccia un arco di tempo fondamentale per il pieno sviluppo della persona e della pratica della consapevolezza. SCUOLA DELL’INFANZIA E PRIMARIA L’educazione ambientale viene introdotta attraverso il tema orientato al rispetto degli altri, dell’ambiente e della natura; viene affrontata nelle diverse discipline in modo trasversale e in relazione all’età e alla maturità degli allievi. GEOGRAFIA →Studia i rapporti delle società umane tra loro e con il pianeta che le ospita. È disciplina di cerniera perché mette in relazione temi economici, giuridici, antropologici, tecnologici e scientifici. Crea percorsi, unitamente alla storia e alle scienze sociali, per la progettazione di azioni di salvaguardia e di recupero del patrimonio culturale e naturale anche ai fini del giovamento per le generazioni future. La finalità della geografia è fornire agli studenti una chiave di lettura del mondo che li circonda e delle relazioni che intercorrono tra l’uomo e l’ambiente con l’obiettivo di educare ad un modello sostenibile e a un comportamento responsabile. Formare persone autonome e con senso critico capaci di assumere decisioni responsabili nella gestione del territorio e della tutela dell’ambiente. STORIA→l’apprendimento è centrato sul riconoscimento dell’ambiente come fattore che ha inciso sull’evoluzione e sui cambiamenti delle civiltà (fonti di energia, culti, tradizioni…) SCIENZE→l’educazione ambientale punta al rispetto e al riconoscimento del valore sociale e naturale dell’ambiente attraverso la conoscenza diretta dell’ambiente (trasformazioni ambientali ad opera dell’uomo e riconoscimento di altri organismi viventi…) ARTE e IMMAGINE→l’ambiente ispira l’arte e viceversa l’arte dà forma all’ambiente che lo circonda. La salvaguardia e la conservazione del patrimonio artistico e ambientale parte dalla conoscenza del proprio territorio.

TECNOLOGIA→non può esserci progresso tecnologico senza il rispetto dell’ambiente. È necessario promuovere forme di pensiero e atteggiamenti responsabili per un uso consapevole e intelligente delle risorse tecnologiche capaci di rispettare l’ambiente. BAN KI MOON : l’educazione può farci comprendere che siamo tutti legati in quanto cittadini di un continente mondiale e le sfide che dobbiamo affrontare sono tutte interconnesse. COMPITO DELLA GEOGRAFIA La geografia studia i rapporti delle società umane tra loro e con il pianeta Terra che le ospita. Si occupa della salvaguardia, del recupero del patrimonio naturale, della lotta all’inquinamento, dello sviluppo delle tecniche per produzione delle energie rinnovabili, della tutela della biodiversità e dell’adattamento al cambiamento climatico. Sono temi di forte rilevanza geografica in cui è essenziale il raccordo con le discipline scientifiche e tecniche. La geografia inoltre indaga le risorse, i limiti e la storia del territorio. La presenza della geografia nel curricolo contribuisce a fornire gli strumenti per formare persone autonome e critiche che siano in grado di assumere decisioni responsabili nella gestione del territorio e nella tutela dell’ambiente, con un consapevole sguardo al futuro. ESEMPI di cura e relazione: lotta all’inquinamento e tutela della biodiversità. La storia del territorio è il fine ultimo, è la base per pensare ad un progetto di sviluppo endogeno, che deve poter contare sulle proprie forze. La finalità della geografia è quella di fornire agli studenti una chiave di lettura del mondo che li circonda e delle relazioni che intercorrono tra l’uomo e l’ambiente, con l’obiettivo di educare ad un modello di vita sostenibile e ad un comportamento responsabile, in sintonia con la tutela del territorio e del pianeta. La conoscenza e la valorizzazione del patrimonio culturale, ereditato dal passato e con i suoi “segni” leggibili sul territorio, si affianca allo studio del paesaggio come contenitore di tutte le memorie materiali e immateriali anche nella loro proiezione futura. Tali percorsi consentono una sintesi con la storia e le scienze sociali con cui la geografia condivide anche la progettazione di azioni di salvaguardia e di recupero del patrimonio naturale, affinché le generazioni future possano giovarsi di un ambiente sano. EDUCAZIONE LIBERA (Neil) Un metodo educativo che abbia come base la libertà deve poter intervenire per aiutare il bambino a conquistarla e deve avere come meta la liberazione da quei legami che limitano le manifestazioni spontanee. L' educazione libera è un'opportunità per le società in crisi di valori, offre una pratica educativa basata sulla libertà. Le esperienze educative caratterizzate in tal senso definiscono i propri progetti pedagogici come luoghi simbolici, in cui bambini sono accompagnati con amore, accoglienza e affetto nel cammino verso il loro sviluppo, la scoperta della vita, la conquista della felicità e la formazione di un’identità personale a partire dall’accettazione del proprio essere. È difficile definire teoricamente l’educazione libera poiché è una forma di educazione basata sui vissuti e sulle esperienze, non segue un modello educativo o pedagogico prestabilito. Esistono realtà di educazione libera che hanno preso origini da iniziative di educatori, molte altre sono nate da progetti di famiglie che insieme hanno voluto creare ambiti di cura per i propri figli. L’educazione libera è l’insieme delle pratiche il cui obiettivo è la libertà in educazione attraverso:

  • accompagnamento emozionale
  • libertà di conoscenza e di scelta
  • rispetto del ritmo personale. L’educazione libera è caratterizzata da cinque pilastri, tre pratiche e tre ambiti. Ogni esperienza di educazione libera, però, pur essendo differente dalle altre possiede una filosofia comune è fondata su specifici pilastri, valori e obiettivi educativi.

essere sempre un passo dietro ai bambini, raccoglierli o semplicemente osservarli vincere le proprie conquiste quotidiane ✔ lasciare liberi i bambini di apprendere ciò che desiderano: l’educazione libera attua una profonda distinzione tra il concetto di educare e quello di scolarizzare/istruire. L’apprendimento concepito come una conseguenza naturale della crescita. L'educazione è intesa come esperienza viva lontana dal memorizzare concetti astratti o nozioni non legati a una spinta motivazionale e a un interesse personale. L'idea di base dell'educazione libera è, quindi, quella di accompagnare bambini e bambine nella scoperta del mondo a partire dalla meraviglia che vivono nell’osservarlo, cercando di custodire e curare la propria curiosità e libertà di scegliere i propri interessi, senza obbligarli ad interessarsi a cose o argomenti calati dall’alto. Rebeca e Mauricio Wild, importanti punti di riferimento internazionali nel panorama dell'educazione libera, sostengono la pratica del “non insegnamento” prediligendo un apprendimento autentico a partire dagli interessi dei bambini e delle bambine. Secondo i due pedagogisti questa è la via affinché la struttura neuronale sarà profonda e potrà portare un elevato livello di creatività, comprensione e sviluppo. AMBITI:

  • famiglia: risulta il contesto educativo più positivo per la crescita dei bambini; per questo motivo la maggior parte dei centri di EL ricreano un ambito educativo familiare in continuità con la casa e offrono un clima affettuoso, amorevole e positivo.
  • natura: considerata fonte di salute fisica e mentale, ambiente appropriato per apprendere e acquisire l’autoregolazione e il rispetto per l’”altro da sé”. In tal senso l'EL indica come strategia educativa quella di passare il più tempo possibile a contatto con la natura e organizza gli spazi considerando sempre una parte dedicata all'aria aperta.
  • comunità: il senso di comunità acquisisce il significato di relazione viva con gli altri, partendo dai suoi abitanti per arrivare al quartiere come luogo fisico, alla città e oltre. Educare al senso di comunità richiama il sentirsi parte di un tutto che ci appartiene e che ha bisogno di essere curato, rispettato, amato. Ogni esperienza educativa “libera” o “alternativa” al sistema educativo tradizionale possiede proprie peculiarità e specificità che la fanno diventare speciale e differente dalle altre. Tuttavia, anche le esperienze di EL presentano dei limiti, come per esempio l'idea che il contesto educativo possa essere assente da situazioni di conflitto tra bambini, bambine e adulti. La scelta di un percorso di educazione libera è sicuramente una decisione determinante per la crescita dei bambini ma è solo una parte di tutta la loro vita. La loro felicità dipende da molti fattori e nella maggior parte dei casi della relazione affettiva vissuta in famiglia. RAPPORTO EDUCAZIONE-AMBIENTE-TERRITORIO Il rapporto d’interdipendenza tra uomo e ambiente rappresenta una tematica rilevante della letteratura pedagogica. La progettazione pedagogica mira, secondo una prospettiva interdisciplinare, a far maturare nuove consapevolezze ecologiche e un pensiero critico e responsabile per salvaguardare le risorse ambientali di un territorio. Oggi la riflessione educativa entra a far parte del dibattito scientifico-culturale e di governance politico-istituzionale su scala internazionale, circa i modelli di sviluppo da promuovere. Nel Rapporto di sviluppo umano 2007-2008 in tema di lotta al cambiamento climatico viene richiamato il nesso inscindibile tra ambiente e sviluppo umano. Lo sviluppo deve comprendere l’ambiente. Ricercare le ragioni a fondamento di comportamenti anti-ecologici costituisce un presupposto culturale ineludibile per l’attuazione di interventi educativi volti proprio a un cambiamento trasformativo di mentalità e a rigenerare il modo di pensare la natura. Malavasi afferma: un’educazione alla tutela dell’ambiente implica la volontà di riscoprire la natura come interlocutrice e partner della formazione umana, principio maieutico e orizzonte di senso ; rappresenta il fondamento nel quale l'essere umano è considerato creatura. Altresì, la concezione di

natura come creazione e dono fonda la posizione dell'uomo in rapporto a tutti gli altri esseri del creato. Il discorso educativo è chiamato a prospettare il cambiamento in modo da considerare il rapporto dell’uomo con il mondo. A partire dagli accordi raggiunti nell’Agenda 21 si afferma la centralità dell’educazione ambientale per la promozione dello sviluppo sostenibile e presenta una riformulazione del concetto stesso di sostenibilità, spostando l'accento dal soddisfacimento dei bisogni alla sfera delle libertà umane. Si tratta di sostenere il soddisfacimento dei propri bisogni ma di poter anche sostenere o accrescere le proprie libertà. L'idea di libertà sostenibile così riformulata può estendersi fino a contemplare la conservazione e la diffusione delle libertà fondamentali e delle capacità dell'uomo, senza compromettere la capacità delle generazioni future. Nel quadro teorico di riferimento si fa propria l’idea che una componente fondamentale del personale benessere sia costituita proprio dal funzionamento ambientale, come “vivere in un ambiente sano”. Questa acquisizione costituisce un passo significativo nel processo di cambiamento culturale secondo la prospettiva della sostenibilità, ma l’urgenza e la gravità delle questioni ambientali odierne, soprattutto in tema di cambiamenti climatici, e le difficoltà nel rispettare gli accordi definiti dai vertici internazionali, documentano le improcrastinabilità dell’incremento rapido di azioni di tutela ambientale, sia locale che globale. La sostenibilità ambientale diviene fulcro centrale di un’educazione volta a formare una cittadinanza attiva, nutrita di una cultura per la salvaguardia dell’ambiente e stili di vita rispettosi delle risorse della Terra. In generale possiamo dire che l’outdoor education va ad esprimere l’orientamento pedagogico volto a riscoprire il valore formativo dell’ambiente esterno, e nell’ottica del rapporto educazione- ambiente l’outdoor si configura:

  • come un CONTINUUM tra lezioni svolte nelle aule scolastiche e quelle all’aperto. Incontrando il territorio anche nell’esplorazione corporea , l’educando ha l’occasione di rielaborare in conoscenza appresa il patrimonio ambientale, naturale e culturale, generando così senso di appartenenza e convivenza democratica.
  • Nell’ottica del LIFELONG LEARNING (apprendimento permanente) e nei contesti non formali d’apprendimento , l’educazione per una valorizzazione del patrimonio del territorio, può tradursi in una partecipazione attiva attraverso la progettazione di un attività eco museale. L’armonico rapporto d’interdipendenza tra uomo e ambiente è uno dei temi rilevanti nella letteratura pedagogica, che va ad esaminare gli innumerevoli studi dell’ambiente e di quello che è il contesto socio-ambientale. La progettazione pedagogica, mira, secondo una prospettiva interdisciplinare a far maturare nuove consapevolezze ecologiche e un pensiero critico e responsabile nel salvaguardare le risorse ambientali di un territorio. Gli interventi educativi, che vengono messi in atto, devono mirare a cambiare la mentalità e a rigenerare il modo di pensare la natura. Nella prospettiva di DEWEY l’educazione deve cambiare la il rapporto dell’uomo con il mondo. Secondo lui conoscere l’ambiente paesaggistico, anche per il linguaggio storico culturale, e reinventarlo con immaginazione, salvaguardare il patrimonio ambientale e promuovere un sentire estetico tracciano alcune delle finalità educative per un’ educazione, in con e per l’ambiente. Ma soprattutto a partire dagli accordi raggiunti nell’Agenda 21, documento approvato nella Conferenza di Rio 1992, si afferma la centralità dell’educazione ambientale per la promozione dello sviluppo sostenibile. Se andiamo a coniugare la sostenibilità ambientale alle dimensioni economiche e sociali , vanno a creare i fulcro centrale di un’educazione volta a formare una cittadinanza attiva , nutrita di una cultura per la salvaguardia dell’ambiente e da stili di vita rispettosi delle risorse della Terra, nel segno di rapporti intra e intergenerazionali fondati su giustizia sociale e fraternità umana.