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Testo riguardo temi attuali con connessione agli argomenti studiati nelle Scienze Umane.
Tipologia: Tesine di Maturità
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Lucrezia Silvestri VP Elaborato Scienze Umane Esame Maturità 2020 A seguito della diffusione a livello mondiale del virus Covid19, molti stati - Italia compresa - si sono trovati costretti ad adottare delle misure di isolamento. Nella fase più acuta del contagio, interi paesi sono stati isolati dall’esterno al fine di essere protetti dalla pandemia: al livello mediatico, questa “chiusura di emergenza” è stata chiamata quarantena. Durante questo periodo di lockdown, sono stati messi sotto i riflettori molti aspetti, positivi e non, che interessavano in modo diretto tutti i cittadini chiusi in casa. Un argomento discusso da tutti, è stato proprio quello che riguarda l’interazione tra persone, che durante questi mesi è avvenuto soltanto tramite l’utilizzo dei dispositivi elettronici. Vengono infatti viste con un occhio diverso dal solito, quelle che fino ad ora erano semplici riunioni di lavoro, lezioni scolastiche o interrogazioni in classe. Si inizia a parlare per la prima volta di “didattica a distanza” (DAD), che cercando di sostituire le classiche lezioni a scuola tra i banchi, riesce in qualche modo a mettere in comunicazione i professori con i loro studenti e mandare avanti il programma scolastico. In quanto studentessa della quinta Liceo, mi ci sono ritrovata direttamente coinvolta, sperimentando quindi per la prima volta tali lezioni virtuali. Se in un primo momento questa opzione intrapresa dalla scuola italiana poteva sembrarmi interessante e semplice, con il passare del tempo mi si è dimostrata difficile e ripetitiva. Infatti le prime due settimane di didattica a distanza mi sono risultate divertenti e scorrevoli. Ho notato che essendo cambiato radicalmente il modo di interagire tra compagni e docenti, la mia concentrazione e partecipazione durante le lezioni, erano notevolmente aumentate. Ma con lo scorrere dei giorni, tale distanza e allontanamento fisico iniziava a pesarmi sempre di più. Il rapporto umano sul quale si basavano le nostre relazioni interpersonali era completamente assente, e il quotidiano confronto delle idee mi risultava complesso e dispersivo. Tale modalità mi obbligava inoltre a stare connessa ai miei dispositivi per ore intere, stancandomi mentalmente molto più del dovuto. Ciò rendeva lo studio automaticamente più lento e la memorizzazione più difficile. Mi ritrovo quindi, dopo più di tre mesi di DAD a concordare con la visione degli studiosi che gli psicologi Matteo Lancini e Tommaso Zanella definiscono “tecno-pessimisti” nel saggio “Internet – nuove normalità e nuove dipendenze”. Questi affermano che lo strapotere tecnologico e l’iperconnessione, possono arrivare a generare con il tempo un “uomo diminuito”, dipendente dai dispositivi elettronici. Questi, influenzando il nostro comportamento, portano ad una totale o parziale perdita di identità e originalità.
Un altro rischio che può benissimo presentarsi in una situazione del genere, è analizzato dal professore dell’università del New Hampshire, Joshua Meyrowitz, il quale, esaminando attentamente i media, concepisce come questi abbiano contribuito al superamento del luogo, quindi l’abbandono della presenza fisica negli spazi comuni con altre persone. Per Meyrowitz infatti, i media influenzano il nostro comportamento e le nostre azioni, non per i loro messaggi o contenuti, ma per la loro capacità di disporre in modo diverso e nuovo gli spazi sociali. Ad oggi non risulta strano sentire che qualcuno abbia partecipato ad un evento online, o che un’uscita tra amici sia stata facilmente rimpiazzata da una videochiamata su piattaforme digitali. Dall’altra faccia della moneta, però, possiamo trovare chi invece vede in queste nuove tecnologie, strumenti di fondamentale importanza per la comunicazione tra individui. Lancini e Zanella li definiscono “tecno-ottimisti”. Questi studiosi sono coloro che, anche al di fuori della situazione di emergenza che stiamo vivendo ancora oggi, spingono verso un sempre maggiore sviluppo e più ampia diffusione dei dispositivi tecnologici, aspirando addirittura ad una possibile integrazione nel corpo umano. Si punta quindi ad aumentare e potenziare le dotazioni biologiche dell’uomo, con la speranza che così facendo, dolori e sofferenze umane possano svanire del tutto. Questo discorso che riguarda lo sviluppo tecnologico, in concomitanza con quello umano, non è un argomento trattato solo in epoca odierna. Importanti figure del passato hanno ritenuto che le nuove tecnologie potessero rappresentare un’importante risorsa a fini didattici. Maria Montessori, medico, scienziata e pedagogista vissuta a cavallo tra XIX e XX secolo, fondò nel 1907, nel quartiere romano di San Lorenzo, la “Casa dei Bambini”. Applicò in essa una nuova concezione della scuola dell’infanzia: i bambini erano dediti al lavoro, liberamente scelto da ciascuno di essi, in un clima di tranquillità e collaborazione. All’interno di quest’ambiente, Montessori volle disporre degli strumenti tecnologici che i bambini dovevano usare con le stesse modalità e tempi di tutti gli altri strumenti manuali. (motivo per il quale scelse di non creare dei veri e propri laboratori, e predisporre due o tre postazioni in ogni classe). Così facendo i ragazzi bilanciavano operazioni pratiche e semplici con l’utilizzo di macchinari. Ancora oggi, le scuole montessoriane, seguono questo modello, confrontandosi con le tecnologie attuali. In questi particolari istituti i computer sono, ad esempio, molto utilizzati per attività di editing e diffusione dei testi.