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elementi base per informatica, Schemi e mappe concettuali di Elementi di Informatica

elementi base per esame tre crediti di informatica

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 21/07/2023

albitonta
albitonta 🇮🇹

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HTML utilizza dei tag (marcatori) per definire le regole di formattazione che il browser deve poi interpretare
per comporre la pagina web. Ad ogni tag di apertura è associato il corrispettivo tag di chiusura usualmente
identificato dal simbolo “/”. Ad esempio <title>Guida introduttiva a HTML</title> delimita il testo “Guida
introduttiva a HTML” entro l’apertura e la chiusura del marcatore “title”. I tag possono essere innestati o
combinati tra loro quando è necessario applicare più stili di formattazione al medesimo testo. Ad
esempio <b><i>World Wide Web</i></b> istruisce il browser in modo che la scritta “World Wide Web” sia
visualizzata in grassetto corsivo. A tutto il testo compreso tra il tag di apertura e quello di chiusura il browser
applica lo stile di formattazione indicato dal tag.
HTML impone ai documenti una struttura entro la quale collocare tutti i singoli elementi. Di seguito è
presentata la composizione della struttura di base di una qualsiasi pagina web.
<!DOCTYPE html>
<html>
<head>
<title> La mia prima pagina web </title>
</head>
<body>
<p> Questa è la mia prima pagina in html. </p>
</body>
</html>
Di tutto il codice scritto sopra, il browser mostrerà a video solamente il testo compreso tra gli elementi
<body> e </body>, ovvero:
Questa è la mia prima pagina in html.
Dove <!DOCTYPE html> ha il solo compito di informare il browser che si tratta di un documento
HTML. <html> è l’inizio del codice html vero e proprio, tutto ciò che sarà posto all'interno di questo
documento e fino al relativo tag di chiusura sarà inteso come struttura del codice HTML. <head> testata o
head del documento, in questa sezione trovano posto tutti i tag che impartiscono direttive al browser quali:
titolo, comandi Meta, richiami ai fogli di stile, script. <body> è il corpo del documento nel quale vanno
inseriti dati multimediali, testo, form, tabelle, link e quant'altro faccia parte di html
Inizialmente, il Web era costituito solo da testo ed era piuttosto noioso. Fortunatamente, non passò molto
tempo prima che fosse aggiunta la possibilità di incorporare immagini (e altri tipi di contenuti più
interessanti) nelle pagine Web. Il tag <img>, ad esempio, è usato per inserire una singola immagine. Si tratta
di un elemento vuoto, ovvero che non ha un contenuto testuale nè un tag di chiusura, e richiede la presenza
dell’attributo src per poter funzionare. Quindi, ad esempio, se l'immagine è chiamata unimi.jpg ed è
collocata nella stessa directory della pagina HTML, la si inserisce con <img src="unimi.jpg">. Se l'immagine si
trova nella sottodirectory images della directory in cui si trova la pagina HTML, allora si dovrà scrivere <img
src="images/unimi.jpg">.
Con la diffusione della banda larga, veloce abbastanza da supportare la trasmissione di un maggior numero
di contenuti, si è iniziato ad inserire nelle pagine web anche contenuti video e audio. Nei primi tempi,
l'HTML non aveva la capacità di integrare video e audio, così, per poterlo fare, sono diventate popolari delle
tecnologie proprietarie come Flash (e più tardi Silverlight). Tuttavia, questo tipo di tecnologie non sono ben
integrate con HTML/CSS e presentano problemi di sicurezza e di accessibilità. Fortunatamente, nel 2007, la
specifica HTML5 aggiunge gli elementi <video> e <audio>. Analogamente a quanto fatto per le immagini, il
tag <video> permette di aggiungere un contenuto video in modo molto semplice, ovvero con
<video src="unimi.webm" controls>
<p>Your browser doesn't support HTML5 video. Here is a <a href="unimi.webm">link to the video</a>
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Anteprima parziale del testo

Scarica elementi base per informatica e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Elementi di Informatica solo su Docsity!

HTML utilizza dei tag (marcatori) per definire le regole di formattazione che il browser deve poi interpretare per comporre la pagina web. Ad ogni tag di apertura è associato il corrispettivo tag di chiusura usualmente identificato dal simbolo “/”. Ad esempio Guida introduttiva a HTML delimita il testo “Guida introduttiva a HTML” entro l’apertura e la chiusura del marcatore “title”. I tag possono essere innestati o combinati tra loro quando è necessario applicare più stili di formattazione al medesimo testo. Ad esempio World Wide Web istruisce il browser in modo che la scritta “World Wide Web” sia visualizzata in grassetto corsivo. A tutto il testo compreso tra il tag di apertura e quello di chiusura il browser applica lo stile di formattazione indicato dal tag. HTML impone ai documenti una struttura entro la quale collocare tutti i singoli elementi. Di seguito è presentata la composizione della struttura di base di una qualsiasi pagina web.

La mia prima pagina web

Questa è la mia prima pagina in html.

Di tutto il codice scritto sopra, il browser mostrerà a video solamente il testo compreso tra gli elementi e , ovvero: Questa è la mia prima pagina in html. Dove ha il solo compito di informare il browser che si tratta di un documento HTML. è l’inizio del codice html vero e proprio, tutto ciò che sarà posto all'interno di questo documento e fino al relativo tag di chiusura sarà inteso come struttura del codice HTML. testata o head del documento, in questa sezione trovano posto tutti i tag che impartiscono direttive al browser quali: titolo, comandi Meta, richiami ai fogli di stile, script. è il corpo del documento nel quale vanno inseriti dati multimediali, testo, form, tabelle, link e quant'altro faccia parte di html Inizialmente, il Web era costituito solo da testo ed era piuttosto noioso. Fortunatamente, non passò molto tempo prima che fosse aggiunta la possibilità di incorporare immagini (e altri tipi di contenuti più interessanti) nelle pagine Web. Il tag , ad esempio, è usato per inserire una singola immagine. Si tratta di un elemento vuoto, ovvero che non ha un contenuto testuale nè un tag di chiusura, e richiede la presenza dell’attributo src per poter funzionare. Quindi, ad esempio, se l'immagine è chiamata unimi.jpg ed è collocata nella stessa directory della pagina HTML, la si inserisce con . Se l'immagine si trova nella sottodirectory images della directory in cui si trova la pagina HTML, allora si dovrà scrivere . Con la diffusione della banda larga, veloce abbastanza da supportare la trasmissione di un maggior numero di contenuti, si è iniziato ad inserire nelle pagine web anche contenuti video e audio. Nei primi tempi, l'HTML non aveva la capacità di integrare video e audio, così, per poterlo fare, sono diventate popolari delle tecnologie proprietarie come Flash (e più tardi Silverlight). Tuttavia, questo tipo di tecnologie non sono ben integrate con HTML/CSS e presentano problemi di sicurezza e di accessibilità. Fortunatamente, nel 2007, la specifica HTML5 aggiunge gli elementi e . Analogamente a quanto fatto per le immagini, il tag permette di aggiungere un contenuto video in modo molto semplice, ovvero con

Your browser doesn't support HTML5 video. Here is a link to the video

instead.

Dove il paragrafo tra i tag è chiamato fallback content (contenuto di ripiego) e sarà mostrato se il browser che accede alla pagina non supporta il tag . L'elemento funziona esattamente come l'elemento ed un esempio tipico potrebbe apparire così:

Your browser doesn't support HTML5 audio. Here is a link to the audio instead.

I CSS, ovvero Cascading Style Sheet, sono visti come lo strumento designato per arricchire l’aspetto visuale ed estetico di una pagina web e al tempo stesso separare l’informazione relativa allo stile grafico degli elementi HTML dal ruolo strutturale che tali elementi hanno. E’ possibile infatti applicare il medesimo foglio di stile a diverse pagine di uno stesso sito per ottenere uno stile di impaginazione uniforme senza dover riscrivere il codice della pagina HTML. L’adozione di fogli di stile permette di ottenere diversi effetti visivi, come ad esempio il font e il colore preferito per il testo così come usare un sistema di interlinea ovvero distanziare gli elementi di una pagina con un efficace meccanismo di gestione dei margini. Esistono tre modi per utilizzare i CSS, che si combinano e integrano tra loro:

  • direttamente in linea,
  • ad inizio pagina a stile incorporato,
  • utilizzando un foglio di stile esterno. Questo approccio è utilizzato quando si ha la necessità di apportare delle modifiche relative al solo blocco di codice che stiamo trattando e non all’intero documento. Per fare ciò si inserisce direttamente l’attributo style all’interno del tag che racchiude il codice a cui applicare le modifiche. Ù Ad esempio:

dove “style.css” contiene: p { color: red; } I siti web statici presentano contenuti di sola ed esclusiva lettura. Solitamente vengono aggiornati con una bassa frequenza ed è necessario un programmatore che modifichi il codice della pagina HTML (più eventuali fogli CSS e script Javascript) e che lo carichi sul server. Un sito statico ha sempre un numero finito di pagine, esattamente quantificabile. A scanso di equivoci bisogna precisare che sito web statico non significa privo di “animazioni” ma ci si riferisce a semplici pagine ipertestuali, contenenti testo e immagini, collegate le une alle altre da pulsanti e link di navigazione. Se l’obiettivo è creare un semplice sito web, senza la necessità di aggiornamenti costanti e non si ha l’esigenza di permettere all’utente finale di interagire con la pagina web allora il sito web statico è la scelta migliore per una serie di motivi:

  • Tempo di caricamento più rapido e visualizzazione rapida della pagina

includere applicazioni più avanzate come i software CAD, l'editing video fino ad arrivare ai software per i registratori di cassa Reperimento delle informazioni sul web→ Per visualizzare informazioni provenienti da un sito web è necessario:

  • Disporre di una connessione di rete con la quale accedere ad Internet.
  • Avviare un browser web.
  • Inserire l’URL (l’indirizzo del sito) della risorsa desiderata. Tramite il protocollo HTTP e utilizzando il browser si può accedere a testi, immagini, audio e video contenuti all’interno del sito selezionato. Se l’URL non è conosciuto a priori dall’utente, è possibile avvalersi dell’ausilio di un motore di ricerca (Google, Bing, Yahoo!, ecc.) per trovare i siti che trattano gli argomenti di interesse. I motori di ricerca scandagliano continuamente l’intero World Wide Web utilizzando dei programmi chiamati web crawler (o spider o robots ) che si occupano di visitare automaticamente gli URI registrati nel database del motore e ricorsivamente seguire tutti gli indirizzi contenuti nei documenti analizzati memorizzandone una loro copia. Dopo l’analisi delle pagine, a seconda di criteri che variano da motore a motore, alcune di esse vengono inserite nel database e nell’indice del motore di ricerca. In questa sezione vogliamo mostrare in che modo utilizzare un motore di ricerca. In particolare, prenderemo in considerazione Google che senza ombra di dubbio è uno dei più usati. Quando si esegue una interrogazione, Google visualizza solo le pagine che contengono tutti i termini ricercati, aggiungendo automaticamente l’operatore booleano “and”. Per limitare ulteriormente la ricerca, è sufficiente quindi aggiungere altri termini. Nel caso si volesse escludere una parola dalla ricerca basta inserire il segno “-” preceduto da uno spazio. E’ bene sottolineare come tutti i risultati trovati contengano una o più sintesi della pagina Web, che mostrano il contesto in cui vengono utilizzati i termini ricercati, in modo tale da rendere più chiaro all’utente se la pagina trovata è quella desiderata o meno. Sono presenti cinque campi per inserire i termini a seconda che si vogliano ritrovare tutte le parole, l’intera frase, anche un solo termine tra quelli inseriti, escludere delle parole dalla ricerca oppure cercare attraverso degli intervalli numerici che diventano date o unità di misura. Aggiungendo 2013 e 2015 alla precedente ricerca otterremo un elenco che, oltre a rispettare i criteri già inseriti, sarà limitato a pagine contenenti i numeri 2013, 2014 e 2015. E’ possibile inoltre selezionare la lingua in cui devono essere scritte le pagine restituite, il formato di quanto ritrovato, ad esempio solo file di tipo .pdf, selezionare le pagine in base a quando sono state aggiornate e ancora indicare in quale posizione della pagina (titolo, corpo, indirizzo URL o link) ricercare i termini desiderati. Si possono addirittura cercare tutte le pagine collegate o correlate ad uno specifico sito web. Per stabilire la rilevanza di un sito ogni motore di ricerca sfrutta propri algoritmi di classificazione che controllano, per esempio, quante volte le parole chiave vengono ripetute, quanti link riceve quel documento, in quali punti della pagine sono poste le parole chiave, quanti siti del database contengono link verso quella pagina, o quante volte un utente ha visitato quel sito dopo una ricerca. I risultati ritornati sono così ordinati in ordine decrescente ed eventualmente suddivisi in gruppi logici (cluster). Talvolta i motori di ricerca sul web forniscono anche risultati sponsorizzati, ovvero mostrano in maggiore evidenza nelle pagine di risultato dei motori di ricerca (SERP: Search Engine Result Page), siti web di aziende che pagano per piazzarsi tra i primi risultati quando si cercano termini (detti keyword o parole chiave) che sono in relazione all’ambito di competenza dell’azienda stessa.

Il lavoro di un motore di ricerca può essere suddiviso in fasi: un primo momento in cui gli spider trovano le pagine e ne memorizzano una copia; segue una fase di indicizzazione in cui la pagina viene prelevata dal database per essere analizzata e scomposta nelle diverse parole che la compongono. Per ogni parola viene creato un piccolo registro che riporta varie informazioni: l’occorrenza (numero di ripetizioni nella pagina), la dimensione del carattere, il marcatore HTML in cui è inclusa oltre che, naturalmente, il codice identificativo della pagina (page IN). Ognuno di questi piccoli registri viene poi salvato nella memoria di uno specifico server. A questo punto, quando un utente inserisce la propria richiesta, sono individuate le parole che compongono la stessa ed effettuata un’interrogazione presso i server che contengono i registri appropriati. Alle pagine individuate viene attribuito un punteggio (ranking), strettamente dipendente dai criteri di base adottati dal motore di ricerca per valutare le occorrenze delle parole. E’ facile capire come diversi motori producano risultati differenti pur analizzando la medesima interrogazione; la grandezza del database, la frequenza di aggiornamento, le opzioni di ricerca fornite e la tecnologia utilizzata sono tutti fattori che incidono profondamente sul risultato finale. Gli algoritmi adottati dai diversi motori di ricerca nella maggior parte dei casi non sono mai completamente conosciuti e molti dei parametri che incidono sulla stima della pertinenza e il relativo peso associato vengono nascosti. Alcune cose però sono note come il fatto che un ruolo importante lo giocano le parole chiave che caratterizzano un sito e il posizionamento delle stesse all’interno delle pagine. Altro parametro molto importante preso in considerazione dalla maggior parte delle tecnologie adottate dai motori di ricerca sono i link da e verso una pagina web (Inbound e Outbound link, rispettivamente). Sapere come i motori di ricerca considerino i link fra le pagine Internet è quindi importante per conoscerli un po' di più e comprendere sempre meglio i motivi che “muovono” le pagine all'interno dei loro database. Google è stato uno dei pionieri nell'utilizzo dei collegamenti ipertestuali per la valutazione dell'importanza di un sito web. Grazie alla tecnologia chiamata PageRank, Google riesce oggi a fornire risultati altamente pertinenti stabilendo in modo del tutto automatizzato una misurazione oggettiva dell'importanza di ogni singola pagina web presente nel suo database. PageRank utilizza un'equazione di circa 500 milioni di variabili e 2 miliardi di termini per creare una struttura dei link della rete (Figura 6.4) che poi utilizza come strumento di organizzazione e valutazione. Questo sistema non esegue semplicemente un conteggio dei link verso un certo sito a partire da pagine già indicizzate (cioè la Link Popularity) e un conteggio dei link dal sito stesso verso queste pagine, ma valuta anche la qualità dei link, ovvero la pertinenza rispetto all'argomento trattato nella nostra pagina. Il fattore principale nella determinazione del PageRank sono i link provenienti dall'esterno, quelli più difficili da ottenere e mantenere se il nostro sito non presenta contenuti validi e facilmente accessibili. Risulta di conseguenza determinante tessere una rete di relazioni con altri siti del settore, evitando di associarsi a siti mal strutturati e che a loro volta hanno un numero troppo esiguo di link dall'esterno. Gli algoritmi alla base dei motori di ricerca necessitano di aggiornamenti periodici sia per migliorare il servizio offerto agli utilizzatori, sia per scongiurare eventuali manomissioni che potrebbero modificare i posizionamenti delle pagine. Attualmente, infatti, i motori di ricerca come Google, non solo restituiscono i risultati delle query inserite, ma personalizzano anche la ricerca e suggeriscono informazioni pertinenti che potremmo trovare utili. Google Panda è il nome ufficiale di uno dei più importanti aggiornamenti dell’algoritmo della compagnia di Mountain View, che nasce per filtrare dai più di 100 miliardi di documenti presenti nel suo indice i content farm. Questi sono responsabili della presenza di pagine brevi con contenuti di bassa qualità prodotte in elevato numero al solo fine di inserire paid ads (ovvero annunci a pagamento). Google Penguin, in azione dal

  • più veloce è il caricamento di una pagina, meglio è. Un sito Web veloce offre un'esperienza utente migliore, riduce la frequenza di rimbalzo e può in definitiva portare ad un aumento nel posizionamento;
  • più della metà delle ricerche su Google viene eseguita su smartphone e tablet. Se il sito non è ottimizzato per i dispositivi mobili, è meno probabile che il motore di ricerca lo mostri nella pagina dei risultati su tali dispositivi. Ciò significa che si perderebbero circa il 60% di tutti gli utenti possibili. CONTENUTI 7 Il Web 2. 0 è un termine ombrello che raggruppa riferimenti sia sul piano dello sviluppo della tecnologia e degli standard, sia sul piano dello sviluppo dei modelli di business e dell'user experience applicati al Web. In generale il termine indica l'evoluzione delle applicazioni web verso strumenti che facilitano la partecipazione alla costruzione dei contenuti da parte degli utenti. Temporalmente è difficile da situare, si colloca tra la nascita dei primi blog (1994) all'affermarsi di Wikipedia (2001), Youtube (2005) e altri servizi simili. Per descrivere questa evoluzione può essere utile concentrarsi sulle evoluzioni avvenute in specifici contesti. Assistiamo, ad esempio, al passaggio dai siti web personali ai blog; dai sistemi di content management ai wiki; dal link come strumento di aggregazione delle risorse tramite riferimento al mash- up come strumento di aggregazione per inclusione e fusione delle risorse. Nel marketing l'affermarsi di questo paradigma comporta il passaggio dall'approccio stickiness , mantenere l'utente legato a sito web, all'approccio syndication , far giungere all'utente solo le informazioni a cui attribuisce valore. La differenza con il Web 1.0 sta nell'approccio con il quale gli utenti si rivolgono al Web, che passa fondamentalmente dalla semplice consultazione (seppure supportata da efficienti strumenti di ricerca, selezione e aggregazione) alla possibilità di contribuire popolando e alimentando il Web con propri contenuti. Le tecnologie che hanno sostenuto questo processo sono rappresentate dai Web Services, le API e i protocolli REST. Per Web Service si intende un software in grado di comunicare con altre componenti connesse in rete tramite lo scambio di dati in un formato standard; tipicamente uno specifico vocabolario XML definito per tale applicazione. Ad esempio gli orari dei treni sono accessibili tramite Web Service consentendo ad un programma che seguisse il protocollo definito dal Web Service di accedere ai dati. Per API si intende un insieme di procedure rese disponibili da un software per accedere alle sue risorse o ai suoi servizi. Queste procedure vengono definite dal fornitore di un servizio, per consentire ad altri programmatori di usufruire del proprio servizio (e quindi di diffonderlo). Ad esempio attraverso le API di Google Maps è possibile configurare la specifica visualizzazione di una mappa e includerla all'interno della propria pagina Web. Per protocolli REST si intendono protocolli di interscambio dei dati che si basano sui soli metodi resi disponibili dal protocollo HTTP. Questo tipo di protocolli descrivono i servizi come risorse web, tipicamente documenti XML o JSON. Ogni volta che si acquista qualcosa su Amazon, l'algoritmo del sito Web esaminerà gli altri articoli acquistati dalle persone che hanno acquistato il nostro prodotto e ce li consiglia. Il sito Web, dunque, sta imparando da altri utenti quali possono essere le nostre scelte preferite e le utilizza per consigliarci ciò che ci potrebbe piacere. In sostanza, il sito Web stesso sta imparando e diventando più intelligente. Questa, in poche parole, è la stessa filosofia alla base del Web 3.0. Il Web 1.0 era principalmente guidato dal contenuto proveniente dall'azienda o dall'istituzione per i suoi clienti. Il Web 2.0 ha portato le cose un po’ oltre, consentendo agli utenti di caricare e condividere i propri contenuti sul sito Web stesso. Il Web 3.0 consente alle applicazioni e ai siti Web online di ricevere informazioni sul Web, elaborarle semanticamente e di fornire nuove informazioni agli utenti. Il Web semantico insieme all'intelligenza artificiale sono i due cardini del web 3.0. Il Web semantico insegnerà al computer cosa significano i dati e questo potrà evolversi in intelligenza artificiale in grado di utilizzare tali informazioni. L'idea principale è quella di creare una ragnatela di conoscenza su Internet che possa aiutare a comprendere il significato delle parole per generare, condividere e collegare i contenuti attraverso la ricerca e l'analisi. Grazie ai dati strutturati, il Web 3.0 contribuirà a una maggiore connettività tra i dati. Di conseguenza, l'esperienza dell'utente si evolve in un ulteriore livello di connettività che sfrutta tutte le informazioni disponibili.

La semantica è lo studio del significato delle parole. In particolare, studia la relazione tra parole, frasi e simboli e ciò che rappresentano (il loro significato). Pertanto, la rete semantica è una rete significativa. Il web semantico non parla di parole chiave e backlink, ma di relazioni tra concetti (o cose). Invece di guardare alle stringhe stesse, guarda ai concetti dietro di loro e alle loro proprietà. Esistono vocabolari e grammatiche per la rete semantica molto simili al linguaggio umano. Si utilizzano per formare dichiarazioni logiche su un sito web che i robot dei motori di ricerca possono raccogliere, analizzare ed elaborare. Ciò che rende la ricerca semantica diversa dalla ricerca normale è che le regole della logica possono essere applicate alle informazioni. Se un motore di ricerca trova un'affermazione logica sul sito Web di Barack che dice "Barack è amico di Michelle" e qualcuno fa una ricerca di "amici di Michelle", allora, anche se il sito Web di Michelle non menziona Barack, il motore di ricerca semantico ci farà sapere che Barack si considera amico di Michelle. Dall'esempio precedente vediamo che i motori di ricerca possono derivare nuove conoscenze dai dati con un alto grado di organizzazione. Possiamo chiamarli dati significativi o strutturati. Sebbene la comunità di Internet non sia unanime riguardo al modo migliore per contrassegnare i dati strutturati, in ogni caso, sono necessari due elementi:

  • vocabolario, ovvero un insieme di parole che rappresentano coppie significato-rappresentazione;
  • grammatica, ovvero un insieme di regole che dicono come usare il vocabolario per trasmettere il significato. Google, Microsoft, Yahoo e Yandex nel 2011 hanno pensato bene di creare un enorme vocabolario chiamato schema.org. Nel sito ufficiale sono rappresentati tutti gli schemas (tipi di dato) che vengono riconosciuti dai motori di ricerca e questo vocabolario è quello utilizzato dalla maggior parte dei dati strutturati Per quanto riguarda la grammatica, non c'è una risposta breve. Tre sono gli attori principali: RDFa (Resource Description Framework in Attributes), JSON-LD (JSON for Linking Data) e Microdata. RDFa e Microdata sono concettualmente molto simili. Entrambi consentono di riutilizzare i dati HTML visibili. In particolare, RDFa è una estensione di HTML5 che supporta i dati strutturati introducendo attributi di tag HTML che corrispondono al contenuto visibile all'utente che si vuole descrivere per i motori di ricerca. RDFa è comunemente usato in entrambe le sezioni intestazione e corpo della pagina HTML. Ad esempio:

San Francisco 49ers

Joe Montana

1979 1992 Quarterback

SON-LD, al contrario, duplica i dati per utenti e motori di ricerca inserendoli in o di una pagina come