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Elettrocardiogramma lettura e patologie
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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L’ elettrocardiogramma o ECG è uno strumento che registra l’attività elettrica del muscolo cardiaco e del suo sistema di conduzione. Grazie alle onde e agli intervalli che compongono l’ECG, è possibile monitorare l’interazione delle singole cellule muscolari del miocardio. Le onde positive si distinguono per essere sopra la linea isoelettrica, mentre le negative stanno sotto di essa.
Le onde ECG: a cosa corrispondono?
Le onde del tracciato dell’elettrocardiogramma sono: ● Onda P : piccola onda positiva, indica la depolarizzazione atriale (attivazione elettrica degli atri) ● Intervallo PR : distanza fra l’inizio dell’onda P e l’inizio del complesso QRS, rappresenta l’intervallo necessario perché la depolarizzazione atriale raggiunga i ventricoli ● Complesso QRS : rappresenta la depolarizzazione ventricolare ● Onda Q : prima deflessione negativa ● Onda R : prima deflessione positiva ● Onda S : seconda deflessione negativa ● Tratto ST : distanza fra l’onda S e l’inizio dell’onda T, rappresenta l’intervallo fra la depolarizzazione ventricolare e l’inizio della ripolarizzazione ventricolare (ripristino delle condizioni elettriche di base) ● Onda T : prima onda positiva successiva al complesso QRS, rappresenta la ripolarizzazione ventricolare ● Intervallo QT : distanza fra l’inizio del QRS e la fine dell’onda T, rappresenta l’intera attività elettrica ventricolare ● Onda U : onda positiva successiva all’onda T, non sempre presente, rappresenta la ripolarizzazione delle fibre del Purkinje La corretta interpretazione dell’elettrocardiogramma è possibile solo con un tracciato Ecg a 12 derivazioni di ottima qualità ed è consigliabile seguire un approccio sistematico, che consenta di procedere secondo un preciso ordine.
Si definisce come numero di battiti cardiaci per minuto (bpm) ed è riferita alla frequenza ventricolare.
Quale è la frequenza cardiaca ottimale? Una frequenza cardiaca normale va da 60 a 100 BPM. Le frequenze superiori si definiscono tachicardie mentre quelle inferiori bradicardie. La fibrillazione atriale è la più frequente aritmia sostenuta riscontrabile negli elettrocardiogrammi e si presenta con un ritmo irregolare e senza una chiara onda P. Il flutter atriale , invece, si caratterizza per un ritmo spesso regolare e per onde P con aspetto di dente di sega, e che per questo motivo vengono chiamate onde F o onde di flutter.
Una prima valutazione consiste nello stabilire se gli intervalli fra le onde R sono sempre uguali, o non differiscono tra loro per più di 2 quadratini. In questo caso possiamo dire che il ritmo è regolare. La seconda valutazione è relativa alla presenza e alla morfologia dell’onda P : se questa si trova prima del complesso QRS ed è positiva in DII e negativa in aVR, allora possiamo definire il ritmo come sinusale , cioè l’impulso elettrico origina dal nodo seno-atriale (condizione di normalità). La presenza di un’onda P negativa in DII, deve far pensare come prima cosa, ad una possibile inversione degli elettrodi periferici, secondariamente ad un’origine dell’impulso diverso dal normale (extrasistolia e/o tachicardia atriale -TA-). A volte l’onda P non si trova prima del complesso QRS, ma dopo di esso: in questo caso è legato alla retro-conduzione dell’impulso, che si verifica in molte aritmie sia sopraventricolari (TPSV) che ventricolari (TV) La presenza di un ritmo irregolare associato all’assenza di una chiara onda P , deve far pensare all’aritmia di più frequente riscontro nella pratica quotidiana: la fibrillazione atriale (FA). Questa si definisce come attività elettrica caotica degli atri, che determina una inefficace contrazione delle pareti ed una conseguente alta probabilità di formazione di coaguli all’interno degli stessi. Un’altra aritmia di frequente riscontro, caratterizzata da ritmo talora anche regolare e da tipiche onde con aspetto a dente di sega (onde F) è il Flutter Atriale ( FLA ). È causato ad un corto circuito elettrico (aritmia da rientro) che interessa l’atrio. Si differenzia dalla FA per una maggiore regolarità del ciclo ventricolare.
Cosa indica il complesso QRS? Il Complesso QRS rappresenta la diffusione dello stimolo elettrico attraverso la muscolatura (miocardio) ventricolare. Nel complesso QRS di un cuore sano: ● L’onda R deve essere positiva in DI. ● l’onda R deve aumentare progressivamente da V1 a V6 e l’onda S deve ridursi. ● L’onda Q deve essere piccola: inferiore a 0,04 sec (un quadratino piccolo) e inferiore ad 1/4 dell’onda R successiva, altrimenti può essere segno di un pregresso infarto cardiaco.
Normalmente deve essere positivo in DI, l’ampiezza dell’onda R deve aumentare da V1 a V mentre l’onda S deve ridursi, durata inferiore a 100-120 ms (2,5-3 quadratini), l’onda Q deve avere durata inferiore a 0,04 sec (1 quadratino) e l’ampiezza deve essere inferiore ad ¼ dell’onda R successiva (non si considerano le onde Q in DIII e in aVR). Sulla base della durata del complesso, si definiscono le tachicardie o bradicardie a QRS largo o stretto. Quando è stretto (durata inferiore a 100 ms) indica una normale conduzione ventricolare. Se è di durata superiore a 120 ms, si definisce largo e indica un rallentamento della conduzione, che può essere di una specifica porzione del sistema di conduzione (come nel caso dei blocchi di branca ), oppure un’origine sotto-Hissiana del ritmo cardiaco (giunzionale o ventricolare). La presenza di una tachicardia a QRS largo con ampiezza e morfologia variabile da un complesso all’altro, è tipica della fibrillazione ventricolare (FV). Questa è l’aritmia che più frequentemente, associata alla TV, è causa di arresto cardio-circolatorio; è determinata da un’attività elettrica disorganizzata dei ventricoli, con conseguente arresto dell’attività meccanica. Se subito prima di un QRS largo troviamo una rapida deflessione caratterizzata da una linea verticale (spike), ci troviamo di fronte ad una stimolazione da Pace Maker ( PM ).
Quando presenta la stessa polarità del QRS nelle derivazioni periferiche ed è positiva nelle derivazioni precordiali (o negativa da V1 a V3 nelle giovani donne), indica una normale ripolarizzazione ventricolare. In caso contrario è indice di ischemia o sofferenza miocardica (ipertrofia ventricolare, cardiopatie , ecc.).
L’ intervallo PR indica il tempo necessario all’impulso elettrico per raggiungere il ventricolo partendo dagli atri. Quanto deve essere l’intervallo PR in un ECG? L’ intervallo PR ha una durata di 120-200 ms (da 3 a 5 quadratini). Quando l’ intervallo PR è più breve , potrebbe indicare la presenza di una via anomala che collega atri e ventricoli (pre-eccitazione ventricolare). Un intervallo PR più corto è invece normale nelle gestanti. Quando l’ intervallo PR è più lungo o si allunga in un ECG si possiamo trovare in queste condizioni: ● Blocco atrio-ventricolare di 1° grado: intervallo del PR costantemente lungo e fisso ( ad esempio sempre 250 msec). ● Blocco atrio-ventricolare di 2° grado – Mobitz 1: progressivo allungamento del PR fino a che un complesso QRS viene a mancare dopo un’onda P (l’impulso atriale dell’onda P non arriva ai ventricoli, ovvero non è condotta). ● Blocco atrio-ventricolare di 2° grado – Mobitz 2: onde P in modo intermittente non sono condotte, e l’intervallo PR non è allungato (la conduzione è di tipo 1 P e due QRS, 1:3, 1:4, ..) ● Blocco atrio-ventricolare di 3° grado: non vi è relazione tra onde P e complessi QRS Viene detto blocco completo o dissociazione atrio-ventricolare e generalmente il numero di onde P è maggiore rispetto a quello dei QRS.
Questo intervallo QT varia in base alla frequenza cardiaca ed è misurato come QTc, dove la “c” sta per corretto per la frequenza cardiaca. Quali sono i valori normali del QT? Il valore normale del QTc varia da 360 a 440 ms. Un QT più corto o più lungo del normale può indicare la presenza di patologie e aumenta il rischio di tachicardia ventricolare.
Cosa significa tratto ST? Il tratto ST è l’indicatore della depolarizzazione ventricolare, rilevabile tra l’onda S e la dine dall’onda T. In ogni derivazione, eccetto V1 e V2, deve trovarsi sullo stesso piano della linea isoelettrica (ovvero la linea piatta dell’ECG).
Un sopraslivellamento del tratto ST superiore alla norma indica lesione miocardica o infarto miocardico acuto (IMA). La localizzazione del sopraslivellamento in un ECGci dà informazioni circa l’arteria coronaria colpita dall’ostruzione completa, ad esempio uno sopraslivellamento del tratto ST in DII, DIII ed aVF (derivazioni che ci danno informazioni sulla parte inferiore del cuore) IMA inferiore e spesso occlusione della arteria coronaria destra. Invece, un sopraslivellamento del tratto ST in DI, V2-V4 con sottoslivellamento speculare nelle derivazioni inferiori, indica IMA anteriore e occlusione della coronaria sinistra nel ramo interventricolare anteriore. Anche un sottoslivellamento del tratto ST può indicare la presenza di una ischemia cardiaca senza occlusione completa delle arterie coronarie.
Ricapitolando ecco i punti chiave da seguire in ordine per leggere un elettrocardiogramma: