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Emilio libro secondo caratteristiche e finalità, Slide di Pedagogia dell'infanzia e pratiche narrative

Descrizione del secondo libro dell’Emilio. rousseau

Tipologia: Slide

2018/2019

Caricato il 15/03/2019

v.foresti
v.foresti 🇮🇹

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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BERGAMO
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI
BERGAMO
J.J. ROUSSEAU
EMILIO O
DELL’EDUCAZIONE
Libro secondo (6-11 anni)
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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI

BERGAMO

J.J. ROUSSEAU

EMILIO O

DELL’EDUCAZIONE

Libro secondo (6-11 anni)

TEMI PRINCIPALI

**- Seguire la Natura nell’età della fanciullezza, non è meno importante dell’età precedente (infanzia)

  • Un fanciullo non è un uomo
  • Bisogna pensare alla sua felicità attuale, non futura, che significa equilibrio fra desiderio e capacità
  • Sottomissione dell’allievo alle cose (non agli uomini)
  • Apprendimento attraverso l’esperienza per conoscere la vita
  • Il tempo speso in educazione non è tempo perso
  • No educazione verbalistica e libresca, ma imparare a leggere e scrivere sulla base del proprio interesse
  • Evitare le favole perché inaccessibili alla mente del fanciullo per la sua moralità
  • Assicurare esercizi fisici per rendere forte e sveglio il corpo (sonno)
  • Coltivare l’educazione dei sensi (ragione sensibile)**

L’educazione che tratta il bambino come un

uomo non è adeguata, lo rende infelice

«Che si deve dunque pensare di questa barbara educazione che sacrifica il presente a un avvenire incerto, che sovraccarica il fanciullo di catene di ogni specie e comincia col renderlo infelice, per preparargli in un lontano futuro non so che presunta felicità, di cui v’ è da temere che non godrà giammai?» (p. 72 )

Rousseau critica l’educazione tradizionale che chiama barbara , perché sovraccarica i fanciulli di catene di ogni specie, in ciò rendendoli infelici….per un futuro che, tra l’altro, è incerto…. Sciagurata previdenza che rende un essere miserevole nel presente per la speranza, chissà quanto fondata, di farlo un giorno felice (p. 73) E’ questo il tempo di correggere cattive abitudini, dice chi critica R. ma li sostiene che, è vero, il bambino deve imparare a soffrire e conoscere il dolore in modo proporzionato alla sua età (p. 73). Emilio corra pure a perdifiato, sgambetti, cada a terra cento volte al giorno, tanto meglio: imparerà più presto a rialzarsi. Il benessere della libertà compensa molte ferite. (p. 71)

Qual è allora la strada della felicità?

«In che cosa consiste dunque la saggezza umana, ossia la strada della vera felicità? Non certo nel diminuire i nostri desideri [ ] neppure consiste nell’ ampliare le nostre facoltà [ ] Occorre invece diminuire l’eccesso dei desideri rispetto alle facoltà e ridurre a perfetta eguaglianza il potere e la volontà. Soltanto allora, trovandosi tutte le forze in azione, sarà assicurata la pace dell’anima e l’uomo si sentirà in armonia» (p. 74 ).

Rousseau afferma che lo scopo della vita è la ricerca della felicità e della soddisfazione, ma si pone la domanda di che cosa questo desiderio voglia dire per il fanciullo. Noi non sappiamo che cosa sia la felicità e l’infelicità, in senso assoluto. Possiamo solo rilevare che nella vita prevale la privazione e che vi è una sproporzione fra desiderio e facoltà. Dice Rousseau: Un essere sensibile, che avesse facoltà pari ai desideri, sarebbe assolutamente felice. L’uomo però ha più desideri che facoltà, per cui vive la sproporzione tra il desiderio e la facoltà di soddisfarlo: in ciò risiede la sua miseria. Se fosse in grado di vivere un equilibrio fra desiderio e facoltà, sarebbe assolutamente felice (p.74)

L’uomo è fortissimo quando si contenta di essere quello che è; è debolissimo quando vuole innalzarsi oltre la condizione umana tutti gli animali hanno esattamente le facoltà necessarie per conservarsi. Solo l’uomo ne ha di superflue. Non è strano che proprio questa eccedenza sia lo strumento della sua infelicità. (p. 76)

Critica ai medici che ci ricordano la morte ogni giorno (p. 77)

La fanciullezza rientra

nell’ordine naturale

«La natura vuole che i fanciulli siano fanciulli

prima di essere uomini. Se vogliamo sovvertire

quest’ ordine, produrremo frutti precoci, che non

avranno maturità né sapore e non tarderanno a

guastarsi; avremo sapientoni in tenera età e

bambini vecchi decrepiti» (p. 90)

Libertà entro i limiti della natura

«O uomo, torna a racchiudere la tua esistenza entro te stesso, e non sarai più misero! Conserva il posto che la natura ti assegna nella gerarchia degli esseri: niente potrà allontanartene. Non recalcitrare contro la dura legge della necessità [ ] La tua libertà, il tuo potere si estendono entro i limiti delle forze naturali e non oltre; tutto il resto non è che schiavitù, illusione, prestigio» (p. 79) Dura legge della necessitàsi riferisce a quelle forze che il cielo non ti ha concesso per ampliare e prolungare la tua esistenza, ma solo per conservarla come gli piace e per quanto gli piace (p. 79) e non esaurire, per volontà di resisterle o prolungare la tua esistenza, ma solo per conservarla come gli piace e per quanto gli piace (p. 79). Il dominio è servile quando è legato all’opinione, perché si dipende dai pregiudizi (schiavitù) di altro che tu, coi pregiudizi governi. Per far agire gli altri come piace a te dovrai agire a tua volta come piace a loro. Sempre sul tema della schiavitù, Rousseau fa l’esempio di Temistocle (grande militare del 500 a.C.), che dice che anche una grande potenza (Ateniesi sui Greci) può dipendere dalla volontà di un bambino (p. 79). Direte sempre noi vogliamo, ma farete sempre quello che vorranno gli altri.

L’esercizio della libertà naturale

«Se niente è così ridicolo quanto un bambino altezzoso, niente suscita tanta pietà quanto un bambino continuamente oppresso dalla paura. Dal momento che con l’ età della ragione comincia la servitù civile, perché farla precedere dalla servitù privata? Consentiamo che almeno un periodo della vita sia libero da questo giogo che non ci è imposto dalla natura, e lasciamo all’infanzia l’esercizio della libertà naturale, che lo tiene lontano, almeno per qualche tempo, dai vizi che si contraggono nella schiavitù» (p. 87)

Il fanciullo a questa età non è capace di giudizio (età della ragione).Prima dell’età della ragione, infatti, il fanciullo non è in grado di avere alcuna nozione degli enti morali e delle relazioni sociali. Fino ai 15 -16 anni il fanciullo non conosce la differenza fra bene e male, è «naif»

Il termine chiave del libro è ESPERIENZA (critica al pedantismo);la razionalità

del fanciullo si sviluppa a partire da ciò che può sperimentare concretamente (critica al nozionismo e alle favole, che vedremo più avanti)

La libertà come fulcro

dell’educazione dell’infanzia

« L’ uomo realmente libero vuole ciò che può e fa ciò che gli piace. Ecco la mia massima principale. Si tratta solo di applicarla all’infanzia e ne discendono tutte le regole dell’educazione» (p. 80)

«[ ]la felicità dei fanciulli come degli uomini consiste nell’ uso della libertà; ma nei primi questa libertà è limitata dalla debolezza. Chiunque fa ciò che vuole è felice, se basta a se stesso, ed è quanto accade all’uomo che vive nello stato di natura» (p. 81)

L’uomo che vive nello stato naturale è saggio quando cioè è in grado di

vivere in perfetto equilibrio fra volontà e potere. L’uomo saggio sa

restare al suo posto ma il bambino che non conosce il proprio, non ne è

capace (p. 81). vive cioè una sproporzione fra la sua forza e il

desiderio. Il bambino per sua natura è in uno stato di debolezza per cui

deve dipendere non obbedire; deve domandare non comandare, è

sottomesso a causa dei suoi bisogni.

La dipendenza dell’essere umano

«Esistono due specie di dipendenza: quella dalle cose, propria della

natura, e quella dagli uomini, propria della società» (p. 82)

«La dipendenza dalle cose (propria della natura), essendo estranea ad

ogni valutazione morale, non nuoce affatto alla libertà e non genera

vizi …… la dipendenza dagli uomini (propria della società), in quanto

fondata sull’ arbitrio (libertà), genera vizi di ogni sorta ed è per opera

sua che il padrone e lo schiavo si corrompono a vicenda» (p. 82)

Rousseau pensa che nessuna volontà particolare possa armonicamente inquadrarsi nel sistema sociale (nota p. 82), … non c’è un mezzo per porre rimedio al male della società. Se le leggi delle nazioni potessero avere come quelle della natura la stessa inflessibilità che nessuna forza umana possa ostacolare, allora, forse, la dipendenza degli uomini tornerebbe a coincidere con quella delle cose, e tutti i vantaggi dello stato di natura coinciderebbero con quelli dello stato di natura.

La dipendenza nell’educazione

del fanciullo

«Fate che il fanciullo esperimenti soltanto la dipendenza dalle cose ed avrete seguito l’ ordine naturale nel processo della sua educazione. Ad ogni suo capriccioso atto di volontà opponete unicamente ostacoli fisici o punizioni che nascano dalle azioni stesse e di cui si rammenti al momento opportuno; non è necessario vietargli di agire male, basta impedirglielo. Solo l’esperienza e l’impotenza debbono servigli di legge» (p. 82)

Approfondimento del tema precedente: La natura per rafforzare e crescere il corpo, ha mezzi che non si debbono mai ostacolare .bisogna che i bambini corrano, saltino e gridino, quando ne hanno voglia ( p. 83). Tutti i movimenti rispondono a precise necessità del loro fisico, che tende ad irrobustirsi. Il fanciullo in ciò segue l’ordine naturale, sperimentando la dipendenza dalle cosela legge è l’esperienza. I bambini devono poter fare ciò che vogliono ma occorre distinguere il bisogno naturale dal capriccio (pp 82 -83)

Rapporto fra volontà e potere

«E ’una disposizione naturale dell’uomo considerare come suo tutto ciò che è

in suo potere. In tal senso è vero, fino a un certo punto, il principio dello Hobbes: moltiplicate insieme con i nostri desideri i mezzi per soddisfarli e ciascuno farà di sé il padrone di tutto. Così il fanciullo cui basta volere per

ottenere considera l ’universo come sua proprietà e tutti gli uomini come suoi

schiavi» (p. 85 )

Il bambino è un essere MANCANTE, per questo deve essere educato (secondo

natura). Per crescere deve imparare e vivere un equilibrio fra potere – volere. Se il bambino ottiene tutto quello che gli passa per la testa e comanda tutti, diventa un despota. Il bambino non deve ottenere tutto solo perché lo chiede, ma perché ne ha realmente bisogno (p. 86). Occorrono dei piccoli dolori (privazioni) per approdare ai beni più grandi. Il bambino non deve fare alcunché per pura obbedienza ma per necessità. Le sue idee devono fermarsi al livello delle pure sensazioni, poiché esso è capace soltanto di impressioni sensibili.

Inutilità dei ragionamenti coi bambini

«Ragionare con i bambini era la grande massima di Locke ed è la più in voga attualmente, ma non mi sembra che il suo successo sia proprio tale da rafforzarne il credito; da parte mia, non vedo nulla di più sciocco di quei bambini coi quali si è tanto ricorso ai ragionamenti. Tra tutte le facoltà dell’ uomo, la ragione, che si può dire risulti dalla combinazione di tutte le altre, è quella che si sviluppa più difficilmente e più tardi: e proprio questa si vuole adoperare per sviluppare le prime! Il capolavoro di una buona educazione è fare un uomo ragionevole: e si pretende di educare un fanciullo per mezzo della ragione! Ma questo significa cominciare dalla fine, significa voler assumere a strumento il risultato dell’opera» (pp. 88-89)

Rousseau è un razionalista, perché crede che esista prima la ragione e poi l’esperienza, però, al tempo stesso, pone molta attenzione ai sensi e al corpo, parlando di una ragione sensitiva (incompleta, non astratta), legata all’esperienza, ai sensi (amicizia con Locke) Il fine dell’educazione è che l’uomo sia un essere ragionevole. Ma siccome il bambino non lo è, occorre utilizzare un approccio diverso: l’educazione dei sensi. Si parte dai sensi e poi attraverso i sensi si educa la ragione. Dice poi che se si abituano i fanciulli a sentire solo belle parole, non capiscono; ci si illude che possano diventare sapienti come i loro maestri.

Peculiarità dell’infanzia

« L’ infanzia ha modi di vedere, di pensare, di sentire esclusivamente suoi; nulla è più stolto che pretendere di sostituirli coi nostri: piuttosto che esigere da un fanciullo di dieci anni maturità di giudizio, preferirei vederlo misurare cinque piedi d’altezza. A che cosa gli servirebbe la ragione a quell’età? La ragione ha il compito di tenere a freno la forza e il fanciullo non ha bisogno di questo freno» (p. 90)

Il bambino ha, infatti, bisogno di esprimere la forza che possiede (il giogo della necessità), in maniera equilibrata e adeguata, così che, facendo esperienza, impari che codesta necessità risiede nella realtà delle cose (p. 91)

Le conseguenze di un approccio non adeguato all’infanzia sono tre:

- «Imponendo loro un dovere che non sentono, li inducete a una sorda ribellione contro la vostra tirannia e a rifiutarvi il loro affetto; - Insegnate loro a diventare falsi, menzogneri, dissimulatori, per estorcere ricompense o sottrarsi ai castighi - Avvezzandoli ad occultare il motivo reale delle loro azioni ..offrite loro il mezzo d’ingannarvi continuamente, d’impedirvi la conoscenza del loro vero carattere» (p. 90)

Quindi….adoperate la forza con i fanciulli e la ragione con gli uomini; così vuole l’ordine naturale; il saggio non ha bisogno di leggi (p. 91)

Riconoscimento della necessità,

non esercizio dell’autorità

«[ … ] Non comandategli mai nulla, per nessuna ragione al mondo:

assolutamente nulla [ … ] senta per tempo sul suo capo orgoglioso il

duro giogo che la natura impone agli uomini; il pesante giogo della

necessità [ … ] e veda che codesta necessità risiede nella realtà delle

cose, mai nel capriccio degli uomini, che il freno da cui è trattenuto

è la forza, e non l’ autorità» (p. 91)

Come fare in modo che il fanciullo non faccia determinate cose?

Semplicemente:

  • Impedendogli di farle
  • Essendo inclini a concedere
  • Riluttanti a rifiutare (rifiuti irrevocabili)

E’ così che il pedagogo renderà il fanciullo paziente, rassegnato,

impassibile e tranquillo (p. 92)