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Descrizione delle due emozioni di base di paura e disgusto.
Tipologia: Appunti
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La paura rappresenta una delle emozioni primarie o di base. È innata e presente in tutte le specie animali; essa svolge la funzione di allertare l’organismo circa la presenza di una minaccia e prepararlo ad una reazione immediata Quello che ci è utile sapere per comprendere cosa succede al corpo quando si innesca la paura può essere semplificato seguendo due principali tappe: 1) percezione della minaccia, una volta percepita la minaccia dai sensi come ad esempio all’udire di urla improvvise, tale informazione attiva aumenta la secrezione di adrenalina_._ Si attiva il sistema Nervoso simpatico che è responsabile, insieme al sistema nervoso periferico, di tutte le sensazioni fisiologiche collegate alla paura (sudorazione delle mani, tremore, iperventilazione ecc…); 2) attivazione di strategie di reazione alla minaccia. Si tratta di un segnale emozionale intelligente, che tuttavia può andare “oltre soglia” e divenire disfunzionale. Questo avviene se non è più rapportato alla reale entità del pericolo o evento scatenante, ma è soprattutto riferito alla memoria dei vissuti di una persona. Se qualcosa di minaccioso piomba improvvisamente su di un soggetto, la paura è spavento e ciò che fa spavento è di solito qualcosa di noto e familiare. Se invece ciò che è minaccioso ha il carattere dell’estraneità più completa, la paura è orrore. Quando ciò che è minaccioso si presenta come orribile, la paura è terrore. Quando il terrore si intensifica al massimo, si verifica il panico caratterizzato dall’impulso cieco alla fuga precipitosa dal mondo in cui si è. Noi abbiamo tre schemi relazionali possibili di fronte alla paura: il primo è la paralisi- pietrificazione, il secondo è l’evitamento-fuga, la terza possibilità è la posizione di attacco- coraggio. La psicologia riporta una serie di paure innate che ci accomunano come specie e paura invece la cui natura è appresa. Le paure innate sono scatenate da fenomeni, eventi o persone sconosciute, da stimoli dolorosi o molto dolorosi che in futuro impariamo ad evitare così come accade anche per le situazioni che mettono a rischio la nostra incolumità (freddo, buio, altezza, predatori, ecc.). Le paure apprese sono quelle che non sono a diretto contatto con la sopravvivenza dell'individuo o della specie e la cui natura è variegata e indefinibile. IL DISGUSTO Il disgusto è un’emozione di base, avente la funzione di proteggere l’essere umano dal contatto con stimoli potenzialmente dannosi o contaminanti. l disgusto è una sensazione spiacevole, un sentimento di repulsione, un fastidio, che può essere attivato dagli stimoli più disparati: un alimento che proprio non ci piace, un odore che ci ricorda un evento spiacevole, un edificio molto sporco… Ciò che troviamo disgustoso non vale per tutti: è universale l’emozione del disgusto, ma non ciò che la stimola.
Rozin e colleghi hanno raggruppato i quattro differenti domini nei quali può manifestarsi disgusto: 1) core disgust: il disgusto di base, stimolato da alcuni alimenti, animali e prodotti corporei con lo scopo di proteggere il corpo dalla contaminazione; 2) animal reminder disgust: il disgusto che riporta alla nostra natura animale, il quale comporta ripugnanza verso oggetti e azioni che ci ricordano le nostre origini animali e la nostra mortalità; 3) interpersonal disgust: il disgusto interpersonale, che ha la funzione di proteggere l’anima e l’ordine sociale attivato dal contatto con altri indesiderabili; 4) moral disgust: il disgusto morale, attivato dalle infrazioni o reati morali a salvaguardia dell’ordine sociale. I segnali più importanti di disgusto si manifestano nella bocca e nel naso, meno nelle palpebre inferiori e nelle sopracciglia: il naso è arricciato, il labbro superiore è sollevato, mentre quello inferiore può essere sia sollevato sia abbassato. In un’espressione di disgusto particolarmente intensa, le palpebre inferiori sono sollevate, mentre le sopracciglia abbassate. la risposta al disgusto ha come obiettivo l’allontanamento dallo stimolo disgustoso. In base alla tipologia dello stimolo, quindi, cambierà anche la reazione: tapparsi il naso con le mani in caso di odori spiacevoli, chiudere rapidamente gli occhi se lo stimolo è visivo, allontanarsi fisicamente se lo stimolo è vicino a noi. In quanto emozione, il disgusto ha una componente di stato, ossia l’attivazione fisiologia in presenza di uno stimolo disgustoso, e una componente di tratto, ossia la tendenza relativamente stabile che determina in che grado le persone provano disgusto in contesti e situazioni differenti. Infine, si può anche distinguere tra propensione al disgusto e sensibilità al disgusto: con la prima tipologia s’intende la tendenza a provare disgusto con maggiore frequenza ed intensità, mentre la seconda si riferisce alla tendenza a sovrastimare le conseguenze negative delle manifestazioni del disgusto.