






Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Risposte Aperte Paniere Ecampus
Tipologia: Panieri
1 / 12
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!







1. Descrivere le aree di specializzazione dell'ergonomia e gli obiettivi di ciascuna di esse. L’ergonomia si suddivide in 3 aree di interesse che studiano l’interazione tra l’uomo e l’ambiente. Le aree hanno obiettivi specifici e diversi l’una dall’altra e si possono suddividere in relazione agli aspetti cognitivi, fisici ed organizzativi. L’ergonomia fisica, nata per prima rispetto alle altre, si interessa delle caratteristiche fisiche e biomeccaniche che l’uomo ha in relazione all’ambiente in termini di impegno fisico. In altri termini studia la MMC (movimentazione manuale dei carichi), le posture di lavoro, e l’esposizione alle vibrazioni meccaniche ed ha come obiettivo l’ottimizzazione della performance fisica e la riduzione degli infortuni (DMS). L’ergonomia cognitiva si interessa dei processi mentali, ha come oggetto di studio l’interazione tra il sistema cognitivo umano e gli strumenti usati per l’elaborazione di informazione. L’obiettivo è quello di valutare l’eventuale carico di lavoro mentale per svolgere un compito e di ridurre lo stress psichico. L’ergonomia organizzativa è tutto ciò che circonda l’uomo all’interno del posto di lavoro (aspetti sociali e relazionali, strutture organizzative, metodi e ritmi delle attività, work-design, etc.). L’obiettivo è quello di ottimizzare i processi di gestione del lavoro come tempo ed impiego forza- lavoro. 2. Perchè Ramazzini è considerato il precursore dell'ergonomia? Bernardino Ramazzino, fu denominato precursore dell’ergonomia perché fu un professore di medicina che per primo pubblicò un libro dal titolo “Trattato delle malattie degli artefici” che documenta le malattie del lavoro, ponendo l’attenzione ai danni psico-fisici dell’uomo in relazione al lavoro svolto. Egli propose diverse soluzioni per migliorare le postazioni di lavoro di quei tempi. 3. Percorrere brevemente la storia dell'ergonomia dagli anni '50 agli anni '. La storia dell’ergonomia si può collocare nel lontano dopoguerra, gli anni ’50 segnano la nascita dell’ergonomia militare, applicata allo studio delle apparecchiature militare nel settore aereonautico ed aereospaziale. Negli anni ’60 vi è lo sviluppo dell’ergonomia industriale, applicato nei settori aereonautico ed automobilistico, ma anche come strumento di salute e sicurezza dei lavoratori impiegati nelle fabbriche. In questo anno in Italia nasce la Società Italia di Ergonomia. Negli anni ’70 nasce l’ergonomia del terziario applicata alla condizione di salute e sicurezza dei lavoratori e alla valutazione delle postazioni di lavoro, prende forma l’ergonomia fisica. Negli anni ’80 nasce l’ergonomia dell’interazione uomo-computer, poiché vi è la nascita dei primi videoterminali. Si inizia a valutare la postura scorretta davanti ai personal-computer ed a promuovere metodi organizzativi del lavoro per adattarli alle esigenze psicofisiche del lavoratore, nasce l’ergonomia cognitiva. Negli anni ’90 nasce l’ergonomia per il progetto rivolta all’innovazione del prodotto ed alla parte organizzativa, di progettazione e di produzione. 4. Qual è la differenza tra ergonomia di correzione e l'ergonomia progettuale? L’ergonomia di correzione viene inserita come fattore esterno e che viene usata come intervento correttivo ma all’esterno del progetto di un’azienda. L’ergonomia progettuale, invece, viene inserita all’interno dell’azienda; poiché mette al centro del progetto l’utente, aiutando l’azienda, il lavoratore allo sviluppo per la realizzazione e l’uso dei prodotti.
L’ergonomia adatta il lavoro alle esigenze psicofisiche dell’uomo, ottimizza l’interazione uomo- ambiente a carattere fisico, cognitivo, sociale ed organizzativo. L’ergonomia è quindi una disciplina che fa bene alla salute del lavoratore poiché aiuta a prevenire le malattie muscoloscheletriche e lo stress psichico; è positiva all’azienda poiché diminuisce le assenze dei lavoratori per malattia, aumenta la produttività, migliora il benessere gestionale e relazionale; è positiva allo stato poiché riduce i costi sulla sanità.
1. In cosa consiste la valutazione e la prevenzione del rischio da DMS di cui si occupa l'ergonomia fisica? La valutazione del rischio da DMS consiste nell’osservazione e nella valutazione di una determinata patologia del sistema muscolo scheletrico associato all’esposizione di un determinato lavoro, valutando l’intensità, la frequenza e la durata dell’esposizione. La prevenzione, che dovrebbe essere attuata già ancora prima della progettazione degli ambienti di lavoro, riguarda la metodologia da attuare per prevenire e ridurre l’intensità, la frequenza e la durata dell’esposizione agli agenti fisici dannosi per il sistema muscolo-scheletrico. 2. Quali sono le conseguenze dei DMS lavoro-correlati a livello sociale ed economico? Le conseguenze dei DMS contribuiscono in maniera negativa a livello economico e sociale per l’azienda e per lo stato perché causano perdita di forza-lavoro, dovute alle assenze, causano sofferenza personale al lavoratore ed inoltre causano perdita economica sia al datore di lavoro che deve risarcire i lavoratori, sia allo Stato poiché aggravano sulle spese della sanità**.
1. In che maniera il DL 81/2008 indica di valutare il rischio di esposizione a vibrazioni meccaniche? Il DL 81/2008 pone delle valutazioni sull’esposizione a vibrazioni meccaniche a cui il lavoratore è sottoposto, mediante attenta osservazione delle condizioni di lavoro che possono causare, in base ai livelli di esposizioni, danni al sistema mano-braccio causando disturbi vascolari, osteoarticolari, neurologici o muscolari; danni al corpo interno causando lombalgie o traumi del rachide. 2. Quali sono le differenze rilevanti tra DL 626/1994 e DL 81/2008 in materia di ergonomia fisica? Le differenze rilevanti tra i due DL sopracitati riguardano innanzitutto gli obblighi del datore di lavoro, che valuta le condizioni di sicurezza e di salute, impegnandosi a progettare e a costruire in maniera preventiva; cioè si invita a progettare e a costruire in funzione della salute del lavoratore. Inoltre il datore di lavoro è tenuto ad informare e formare il personale, addestrando il lavoratore sulla movimentazione corretta dei carichi. Inoltre alla voce relativa alle caratteristiche del carico scompare il limite dei 30kg.
1. Che cos’è l’elenco delle malattie professionali italiano e che scopo ha? Nel 2014 è stato istituito un elenco delle malattie professionali soggette all'obbligo di denuncia/segnalazione da parte dei medici. Tale denuncia/segnalazione è trasmessa all’Inail ai fini dell’alimentazione del Registro nazionale delle malattie causate dal lavoro, sono inserite nel gruppo 2 e classificate come malattie da agenti fisici. L’elenco è suddiviso in tre liste classificate in malattie di probabile e di possibile origine lavorativa. 2. Come riassumeresti il parere del direttore generale dell’INAIL del 2006 in merito ai DMS lavoro-correlati? Il direttore generale dell’INAIL ha parlato di eziologia del DMS lavoro-correlati, affermando che può essere causato da agenti extralavorativi o a fattori genetici, per cui non è possibile attribuire in maniera univoca la causa della malattia nell’ambiente lavorativo. 3. Qual è il razionale e le basi scientifiche della divisione in liste dell’elenco italiano delle malattie professionali? L'elenco delle malattie professionali raggruppa le malattie in base alla relazione tra insorgenza della malattia ed esposizione a determinati agenti fisici. L’elenco è suddiviso in 3 liste la cui origine lavorativa può essere accertata con probabilità elevata (lista I), limitata probabilità (lista II) possibile probabilità (lista III).
1. Spiegare brevemente i passaggi applicativi del ISO TR 12295 che portano all’applicazione delle norme ISO 11228. Il rapporto tecnico ISO TR 12295 è un documento applicativo dove sono contenuti il campo e la modalità di applicazione delle norme ISO 11228 ed ha lo scopo di agevolare l’utente, tramite una valutazione preliminare e delle quick assessment, ad applicare le norme adatte al rischio (ISO 11228 1- 2 - 3).
1. Cosa si intende per condizioni “ideali” nella ISO 11228-1? La condizione ideale nella ISO 11228-1 si applica sulla movimentazione manuale dei carichi, in cui il lavoratore deve avere una postura ideale ed una presa ferma sull’oggetto ed essere su di una base non scivolosa. 2. Spiegare brevemente il grafico massa-frequenza per attività continuative in condizioni ideali nella ISO 11228-1. Dal grafico si evince che la frequenza massima assoluta è di 15 sollevamenti al minuto, per una attività di movimentazione di durata non superiore a un’ora al giorno e il peso dell’oggetto spostato non deve superare i 7 kg, se si superano questi limiti il lavoratore è a rischio infortuni e quindi si passa ad una fase 3 della valutazione. 3. Che cos’è e a cosa serve il metodo NIOSH nella ISO 11228-1? Si tratta di un metodo analitico per il calcolo del limite di carico raccomandato a soggetti di età compresa dai 18 ai 45 anni di sesso maschile e/o femminile in cui si moltiplica la massa di riferimento per alcuni fattori di rischio. Se il calcolo del limite di carico raccomandato risulta essere dannoso per il lavoratore si può calcolare l’indice di sollevamento che è il carico realmente sollevato in base alla frequenza, durata ed intensità. Questo metodo viene adottato solo in presenza di una massa con ampiezza non superiore a 0,75, per operazioni di single-task (compito singolo) e in condizioni ideali. 4. Qual è la differenze tra il limite di carico raccomandato e la massa di riferimento nel metodo NIOSH?
1. Descrivere le fasi che è necessario percorrere per applicare il metodo Snook & Ciriello. Il metodo di Snook & Ciriello è attuabile nella ISO 11228-2 che propone una valutazione del rischio nella spinta e nel traino. Per applicare il metodo si devono percorrere 4 fasi. La prima fase è la rilevazione dei dati sul campo: l’altezza delle mani, la distanza di spinta e di traino, frequenza delle azioni e se si tratta di sesso maschile o femminile. La seconda fase è l’identificazione dei valori di forza raccomandati dalle tabelle in funzione dei dati acquisiti dalla fase 1. La terza fase è la misurazione delle forze rilevate dal dinamometro, forza iniziale e forza di mantenimento, per un confronto con i valori di riferimento. La quarta ed ultima fase riguarda la classificazione del rischio che determina l’indice di esposizione. 2. Spiegare in cosa consistono le tavole di Snook & Ciriello. Le tavole di Snook & Ciriello sono delle rappresentazioni grafiche di dati sulla popolazione lavoratrice adulta sana in cui vengono rappresentati dei valori raccomandati, in funzione di: sesso, distanza di spostamento, frequenza di azione, altezza delle mani da terra per le operazioni di spinta, traino e trasporto in piano.
Con l’articolo 15 del DL 81/2008 si risolve il problema della mancanza di regolamentazione da posture incongrue che elenca il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, la definizione dei metodi di lavoro e le misure generali di tutela che devono essere adottate dal datore di lavoro. Affermando che l’eventuale mancato rispetto dei principi ergonomici costituisce un fattore di rischio per la sicurezza e salute dei lavoratori.
3. Spiegare brevemente i passaggi applicativi del ISO TR 12295 che portano all’applicazione della norma ISO 11226. I criteri per stabilire quando le posture sul lavoro siano incongrue, tramite una corretta valutazione del rischio sono affidati al modello ISO TR 12295 che si suddivide in ISO 11228 (relativo alle MMC) ed ISO 11226 (relativo alla valutazione delle posture statiche di lavoro). Il primo passaggio da fare è un questionario in cui vi sono delle domande chiavi (key entries) con cui si definisce il campo di applicazione. (11226 o 11228). Se alle domande chiave vi è una risposta positiva, si passa alla fase di valutazione tramite le quick assessment (suddivisa in tre parti). Se al questionario si è risposto positivamente allora la condizione risulta accettabile, se invece si è risposto ad almeno una domanda negativamente si deve valutare in base alla specifica norma.
**1. Quali sono le differenze tra ISO 11226 e EN 10054?
1. Quali sono i metodi alternativi a ISO 11226, quali sono le differenze tra questi e quale è il più completo tra questi? I metodi alternativi a ISO 11226 sono: OWAS, RULA e REBA. Il primo contempla solo tronco, braccia e ginocchia, non differenzia tra lato destro e sinistro e non tiene conto del fattore durata/mantenimento. Il secondo contempla testa, tronco, spalla, gomito, polso ma non contempla gli arti inferiori. distingue tra i due lati e contempla anche fattore carico mantenuto in mano. Il terzo è un avanzamento del metodo RULA con aggiunta delle ginocchia, del fattore durata/mantenimento della postura e della qualità della presa delle mani. Il metodo più completo è il REBA che valuta le articolazioni suddivise un due gruppi, in base alla postura considerata, ed attribuisce un punteggio, aggiungendo dei punti di penalità se vi sono presenti rotazioni. La somma dei vari punti calcolati nelle varie tabelle di riferimento, considerando anche la durata darà un risultato chiamato reba score che stabilirà il livello di rischio.
1. Quali sono le lesioni associate alle vibrazioni a corpo interno e quali sono i presupposti traumatici? Il corpo umano viene sollecitato nella sua totalità della struttura che vibra attraverso la superficie di appoggio (es., guida di automezzi, mezzi di sollevamento o utensili a percussione) ad oscillazioni generalizzate di bassa frequenza (fra 0 e 2 Hz), di media frequenza (fra 2 e 20 Hz) ed alte frequenze (superiore a 20 HZ). 2. Cos’è la frequenza di risonanza di un corpo e come influisce sul potenziale lesivo di una vibrazione? La frequenza di risonanza è la coincidenza di vibrazione meccanica esterna con la frequenza naturale del sistema sollecitato. Ciò esalta e amplia l’ampiezza della vibrazione all’interno di una struttura anatomica. Il potenziale lesivo degli strumenti vibranti varia in base alla frequenza, l’ampiezza, il tempo di esposizione alla vibrazione e la direzione di propagazione. Quindi in base a quale livello di sollecitazione il corpo è sottoposto, la risposta muscolare varia. 3. Qual è la risposta del nostro organismo se esposto a vibrazioni meccaniche di varia frequenza? In base alle vibrazioni a cui il nostro organismo è sottoposto la risposta muscolare è diversa. Sottoposto ad oscillazioni di bassa frequenza, il corpo risponde in modo uniforme, grazie alla capacità di contrazione dei muscoli che irrigidendosi contrastano le vibrazioni (ad esempio il mal d’auto); sottoposto ad oscillazioni di media frequenza il corpo reagisce con un comportamento disuniforme delle sue componenti, infatti la muscolatura volontaria non è in grado di contrastare pienamente i movimenti oscillatori delle sue parti (discopatie, ernie etc.); sottoposto ad oscillazioni di alta frequenza si ha un rischio di lesioni vascolari, neurologiche ed osteoarticolari a carico del sistema mano-braccio (sindrome del tunnel carpale, fenomeno di Raynaud).
1. Quali sono le lesioni associate alle vibrazioni al sistema mano-braccio e quali sono i presupposti traumatici? L’esposizione a vibrazioni mano-braccio è generato da utensili impugnati come trapani a percussore, levigatrici, seghe circolari, che possono causare lesioni vascolari: arresto transitorio del flusso arterioso alle estremità delle mani; lesioni neurologiche: riduzione della sensibilità tattile e termica, formicolio, perdita di forza; lesioni osteoarticolari: cattiva impugnatura, artrosi delle articolazioni del polso e del gomito.
1. Quali sono gli approcci per determinare i livelli di esposizione giornaliera alle vibrazioni meccaniche? Per determinare i livelli di esposizione giornaliera a vibrazioni meccaniche si tiene conto di 3 tipi di postura: eretta, distesa e seduto. Per il calcolo dei livelli di esposizione si tiene conto della giornata lavorativa riferita ad 8 ore e all’esposizione di differenti valori di vibrazioni se il lavoratore utilizza più mezzi meccanici.
basa e quale è la sua alternativa? Con l’approccio sequenziale è possibile stimare forza e momento intersegmentali, a partire da una coppia di forza nota, all’estremità distale del segmento prossimale. Una volta stimati forza e momento intersegmentali è possibile risalire e stimare la dinamica articolare delle articolazioni precedenti, attraverso ciò che viene comunemente detto "link segment model". È possibile applicare il metodo con un approccio denominato top-down dall’alto verso il basso (partendo ad esempio dalla mano fino ad arrivare al ginocchio). Viceversa, se le forze esterne sono misurate al piede si può risalire alla caviglia, ginocchio e così via con l'approccio "bottom-up".
1. Perché è possibile stimare la forza muscolare dal momento intersegmentale? È possibile stimarla perché per convenzione si sceglie il centro articolare come polo, riconducendo al contributo delle forze muscolari. 2. Spiegare i limiti dell’analisi statica planare in riferimento all’analisi dei carichi lombari durante movimentazione manuale dei carichi. Per poter analizzare il sollevamento statico di un carico dobbiamo analizzare istante per istante, il movimento è lento e gli effetti inerziali sono trascurabili, da ciò risulta che la forza compressiva viene sottostimata di molto soprattutto nelle fasi di sollevamento rapido. Quindi si può trattare ciascun singolo fotogramma come un immagine statica cioè come una condizione di mantenimento del carico (piuttosto che di sollevamento).
1. Quale parte dell’analisi dei carichi lombari implica l’utilizzo di modelli biomeccanici e su cosa si basano questi? Per analizzare i carichi lombari abbiamo tenuto conto di un modello biomeccanico per stimare la forza compressiva e di taglio su L5/S1. Si è tenuto in considerazione della misura cioè della posizione dei punti su un piano tramite la tecnica della fotogrammetria, con cui misurare distanze dei segmenti e calcolare accelerazioni lineari e/o angolari; di parametri inerziali grazie a tabelle antropometriche; di modelli muscoloscheletrici tramite calcoli regressi di leve rispetto al centro articolare o di immagine diagnostiche; dell’inclinazione del piatto vertebrale in funzione di angolo del ginocchio e del tronco in relazione anche all’atto motorio. 2. Pro e contro delle varie tecniche di sollevamento di un carico da terra. La tecnica di sollevamento di un carico da terra è legata alla presa dell’oggetto, l’altezza inziale dal suolo e le dimensioni del carico. Possiamo delineare due tipi ti tecnica lo stoop lift e lo squat lift. A parità di massa lo squat lifit produce carichi compressivi minori rispetto allo stoop lift se impugnato alle maniglie o sotto. Se invece il carico è largo (massa maggiore) e quindi bisogna allontanare il baricentro del corpo per sorreggerlo allora la differenza tra le due tecniche scompare. In base all’impugnatura e la massa del carico quindi possiamo affermare che ci sono fattori che contribuiscono maggiormente all’aumento di queste forze e quindi di rischio di lesione lombare.
1. Perché il low back pain può definirsi di tipo nocicettivo e somatico profondo? Il low back pain è di tipo nocicettivo poiché si sviluppa a livello periferico in seguito alla stimolazione dei recettori del dolore (nocicettori), a causa di lesioni tissutali (tagli, ustioni, fratture etc.) ed è somatico profondo poiché causato dalla stimolazione dei nocicettori situati nei tessuti profondi. Potremmo ad esempio avere una stimolazione dei nocicettori dell’anello fibroso a livello locale. 2. Da quali condizioni può essere attivato un nocicettore? Le cause dell’attivazione del nocicettore possono essere causati da uno stimolo che porta a danni tessutali superficiali, quali mucose o cute, oppure da abrasione o crampi muscolari. In sostanza possono essere attivati da danni quali schiacciamenti, stiramenti, ipossia (mancanza di ossigeno causata da ischemia), esposizione a sostanze chimiche quali acidi, veleni o punture. 3. Descrivere le principali differenze tra dolore nocicettivo e dolore neuropatico. In base alla sua fisiopatogenesi, possiamo riconoscere due tipi di dolore: nocicettivo e neuropatico. Il primo (dolore nocicettivo) si sviluppa a livello periferico in seguito all’attivazione dei recettori del dolore detti nocicettori. In base alla localizzazione possiamo suddividere il dolore nocicettivo in: dolore somatico causato dalla stimolazione di nocicettori situati nei tessuti superficiali (ad esempio un’abrasione) o profondi (crampi muscolari); e in dolore viscerale causato dalla stimolazione di nocicettori situati negli organi interni che mi manifestano in seguito a tensione, compressione o infezione. Il secondo (dolore neuropatico) è la conseguenza di danni ai nervi periferici come la compressione di un nervo o causati da terapia oncologica (radiazione, chemioterapia). Altresì possiamo riscontrare un dolore neuropatico centrale che può essere causato da danni al sistema nervoso centrali come ischemia cerebrale, sclerosi multipla o paralisi celebrale.
1. Come spiegheresti la relazione tra tipologia di sollecitazioni meccanica, limite di tolleranza di un tessuto e sopraggiunta di una lesione? Le lesioni dei vari tessuti del rachide sono il risultato di forze compressive e di taglio che agiscono sui tessuti lombari in seguito a movimentazioni manuale dei carichi o assunzione scorretta della postura. Queste lesioni avvengono quando la sollecitazione meccanica superano un limite o carico di rottura che si chiama limite di tolleranza. L’infortunio avviene con l’infiammazione tissutale qualora le sollecitazioni non superano con l’impatto il limite di tolleranza ma i vari traumi cumulati nel tempo causeranno un abbassamento della soglia del limite di tolleranza e porteranno all’infortunio; o con la rottura tissutale qualora la singola sollecitazione sarà tale da superare il carico di rottura tissutale e provocherà la lesione. 2. Quali sono, a livello nocicettivo, le differenze tra low back pain acuto e cronico? La lesione del low back pain acuta è causata da una coppia di forze che superano la resistenza del tessuto anatomico, i nocicettori vengono attivati sia dalla sollecitazione meccanica che dai mediatori chimici prodotti dalla lesione del tessuto. La lesione del low back pain cronica o da sovraccarico è causata da sollecitazione meccaniche di bassa intensità ma prolungate nel tempo, non c’è un singolo evento traumatico poiché la lesione insorge col tempo, i nocicettori vengono attivati dai mediatori chimici prodotti dal processo infiammatorio.