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M.C. Escher: Il pittore di mondi impossibili, Guide, Progetti e Ricerche di Storia Dell'arte

Biografia di Maurits Cornelis Escher, artista olandese noto per le sue incisioni a tema geometrico e matematico. Dal suo percorso artistico, dall'infatuazione per l'Italia e dalla passione per la xilografia, ai suoi capolavori come 'Mano con sfera riflettente' e 'Tre mondi'.

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2019/2020

Caricato il 19/06/2022

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M.C. Escher
Maurits Cornelis Escher nacque il 17 giugno 1898 a Leeuwarden, nei Paesi Bassi.
Primi lavori
Alle scuole elementari non era uno studente modello, tuttavia mostrò da subito un profondo
interesse per il disegno e da adolescente già sapeva praticare con maestria l’incisione su
linoleum.
Nel 1919 entra nella scuola di Architettura e Arti Decorative di Harleem. Il padre lo spinse
verso lo studio di Architettura, ma i suoi interessi erano rivolti verso le arti grafiche. Lo stesso
anno incontrò il grafico Samuel de Masquita che, notandone il talento, lo invitò a seguire i suoi
corsi di disegno. Escher rivelò una passione per la xilografia e, nonostante avesse raggiunto
una grande perizia tecnica, i suoi insegnanti lo sminuivano definendolo troppo filosofico-
letterario e poco artista.
In Italia
Nel 1922, Escher visitò l’Italia in compagnia di amici e, rimasto stregato dalla bellezza del
nostro paese, decide di tornarvi a vivere nello stesso anno, prendendo alloggio in una
pensione a Siena. Egli rimase sbalordito dalla bellezza dei paesaggi e dal patrimonio artistico
toscani, recandosi anche a San Gimignano.
Una anziana signora danese, che viveva nella stessa pensione, gli parlò della bellezza del Sud
Italia e vi si trasferì nel 1923. Qui Escher rimase folgorato dalla plasticità della luce del
mezzogiorno e dalle architetture di Amalfi, Atrani e Ravello che combinano elementi romani,
greci e saraceni.
Inoltre a Ravello, all’Hotel del Toro, Escher conobbe Jetta Umiker, figlia di un ricco banchiere
svizzero, appassionata di arte, di cui si innamorò. I due si sposarono nel 1924 a Viareggio, si
stabilirono a Roma nel quartiere Gianicolense ed ebbero tre figli. Fu questo un periodo felice
per Escher, in cui potè dedicarsi con assoluta devozione alle arti grafiche senza rinunciare a
viaggiare in Abruzzo, Campania, Calabria, Sicilia, Corsica e Malta.
Malgrado l’intensa attività grafica, il successo non arrideva ad Escher che continuò a
dipendere dal sostegno economico dei genitori. Negli anni Trenta, il fascismo aveva assunto i
connotati di un totalitarismo e il clima cupo e teso era insopportabile per Escher. La goccia
che fece traboccare il vaso fu nel 1935, quando il figlio maggiore tornò a casa vestito da
Piccolo Balilla.
Svizzera, Belgio, Olanda, Spagna
Egli lasciò istantaneamente il paese trasferendosi con la famiglia a Château-d'Œx, in Svizzera.
Fino a questo momento, Escher aveva votato la sua produzione artistica alla paesaggistica,
ispirato dalle bellezze italiane. Tuttavia, dopo il trasferimento in Svizzera, la abbandonò
perché i paesaggi mitteleuropei erano freddi, monotoni, con architetture asettiche, ma
soprattutto tale genere non rispecchiava la sua interiorità.
A causa della forte mancanza del mare, Escher decise di fare un viaggio nella Spagna
meridionale. Questo viaggio fu importantissimo per lui. A Granada si imbatté nell’Alhambra,
complesso palaziale i cui interni sono ornati con motivi grafici ricorsivi. La tassellatura
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M.C. Escher

Maurits Cornelis Escher nacque il 17 giugno 1898 a Leeuwarden, nei Paesi Bassi. Primi lavori Alle scuole elementari non era uno studente modello, tuttavia mostrò da subito un profondo interesse per il disegno e da adolescente già sapeva praticare con maestria l’incisione su linoleum. Nel 1919 entra nella scuola di Architettura e Arti Decorative di Harleem. Il padre lo spinse verso lo studio di Architettura, ma i suoi interessi erano rivolti verso le arti grafiche. Lo stesso anno incontrò il grafico Samuel de Masquita che, notandone il talento, lo invitò a seguire i suoi corsi di disegno. Escher rivelò una passione per la xilografia e, nonostante avesse raggiunto una grande perizia tecnica, i suoi insegnanti lo sminuivano definendolo troppo filosofico- letterario e poco artista. In Italia Nel 1922, Escher visitò l’Italia in compagnia di amici e, rimasto stregato dalla bellezza del nostro paese, decide di tornarvi a vivere nello stesso anno, prendendo alloggio in una pensione a Siena. Egli rimase sbalordito dalla bellezza dei paesaggi e dal patrimonio artistico toscani, recandosi anche a San Gimignano. Una anziana signora danese, che viveva nella stessa pensione, gli parlò della bellezza del Sud Italia e vi si trasferì nel 1923. Qui Escher rimase folgorato dalla plasticità della luce del mezzogiorno e dalle architetture di Amalfi, Atrani e Ravello che combinano elementi romani, greci e saraceni. Inoltre a Ravello, all’Hotel del Toro, Escher conobbe Jetta Umiker, figlia di un ricco banchiere svizzero, appassionata di arte, di cui si innamorò. I due si sposarono nel 1924 a Viareggio, si stabilirono a Roma nel quartiere Gianicolense ed ebbero tre figli. Fu questo un periodo felice per Escher, in cui potè dedicarsi con assoluta devozione alle arti grafiche senza rinunciare a viaggiare in Abruzzo, Campania, Calabria, Sicilia, Corsica e Malta. Malgrado l’intensa attività grafica, il successo non arrideva ad Escher che continuò a dipendere dal sostegno economico dei genitori. Negli anni Trenta, il fascismo aveva assunto i connotati di un totalitarismo e il clima cupo e teso era insopportabile per Escher. La goccia che fece traboccare il vaso fu nel 1935, quando il figlio maggiore tornò a casa vestito da Piccolo Balilla. Svizzera, Belgio, Olanda, Spagna Egli lasciò istantaneamente il paese trasferendosi con la famiglia a Château-d'Œx, in Svizzera. Fino a questo momento, Escher aveva votato la sua produzione artistica alla paesaggistica, ispirato dalle bellezze italiane. Tuttavia, dopo il trasferimento in Svizzera, la abbandonò perché i paesaggi mitteleuropei erano freddi, monotoni, con architetture asettiche, ma soprattutto tale genere non rispecchiava la sua interiorità. A causa della forte mancanza del mare, Escher decise di fare un viaggio nella Spagna meridionale. Questo viaggio fu importantissimo per lui. A Granada si imbatté nell’Alhambra, complesso palaziale i cui interni sono ornati con motivi grafici ricorsivi. La tassellatura

influenzò la sua produzione, che nel frattempo si stava anche spostando su temi che rispecchiavano le sue visioni interiori. Nel 1941, a causa del clima di conflitto, Escher e la famiglia si stabilirono nei Paesi Bassi. Frattanto la notorietà di Escher si consolidò, aumentarono le mostre a lui dedicate e i riconoscimenti ufficiali. La sua vita si svolgeva tranquilla finché a causa di una grave malattia dovette essere ricoverato d’urgenza in Canada. Le sue energie creative scomparvero nel 1970, quando si trasferì nella casa di riposo per artisti Rosa-Spier, a Laren, dove morì nel 1972. Compenetrazione di più mondi Escher spesso si divertì a progettare composizioni che simultaneamente evocano due mondi differenti, in cui ci sono due o tre punti di vista. Per fare ciò, egli si serve di specchi convessi e dei loro riflessi. Esemplare in tal caso la litografia del 1935 intitolata Mano con sfera riflettente dove la realtà viene raddoppiata nella mano che regge la sfera e nella sua superficie riflettente dove troviamo Escher nel suo studio (in quest’opera Escher fu molto suggestionato dall’esempio del Parmigianino, autore di un Autoritratto entro uno specchio convesso). In Occhio, nella pupilla vediamo riflesso un teschio, forse un’allusione al destino dell’uomo o alla tragedia della guerra da poco finita. Questa è una maniera nera, ma ha usato molto poco tale tecnica poiché riteneva impiegasse troppo tempo e lui non ne aveva da buttare. Usa infatti maggiormente linoleum, litografia, xilografia, a volte combinando legno di filo e di testa. Escher si servì anche di superfici specchianti piane, come nel caso di Superficie increspata , dove il sole e gli alberi spogli si riflettono in uno stagno increspato dalle gocce di pioggia. Proprio tali increspature permettono di distinguere l’entità riflessa dall’entità riflettente. Risultati ancora più sofisticati vengono raggiunti in Tre mondi , dove troviamo ben tre dimensioni: gli alberi spogli, la superficie d’acqua individuata dalle foglie morte e il mondo subacqueo, col pesce in primo piano. Escher e la matematica Preambolo Escher con le sue opere si è fatto cantore di un mondo determinato da armonie di tipo geometrico e matematico. Faceva infatti ricorso, consapevolmente o meno, a concetti matematici. Tutto ciò è sorprendente se si tiene conto del fatto che egli fosse sostanzialmente ignorante in tale campo. Allora come si spiega la cosa? Ci dice il matematico Bruno Ernst, autore di una biografia su di lui, che Escher odiava le astrazioni, eppure le trovava intelligenti. Quando un’astrazione mostrava una minima possibilità di esser resa concreta, Escher ci rifletteva sopra finché non ci riusciva. La matematica di Escher si esprime nei solidi platonici e nelle tassellatura regolari del piano. Cristalli e solidi platonici Escher fu appassionato di cristalli e di solidi platonici.

centro di questa trasformazione impossibile, Escher ha lasciato uno spazio bianco con la propria firma. Secondo la leggenda, non era stato di fatto in grado di completare quello spazio. La ripetizione ricorsiva dell’immagine all’infinito è conosciuta come “effetto Droste”, dal nome di una marca di cacao olandese che usò tale effetto per l’illustrazione del pacchetto. Nastro di Moebius Escher fu interessato anche al nastro di Mobius. Esso è un nastro che, essendo stato sottoposto ad allungamento e semitorsione, risulta essere munito di una sola faccia, a differenza dei solidi tradizionali in cui si può distinguere un sopra e un sotto o un dentro e un fuori. Escher lo tradusse in piano grafico in: Striscia di Moebius I , in cui troviamo un doppio nastro di Moebius con due serpenti che si mordono la coda; Striscia di Moebius II , dove una fila di formiche percorre il nastro. Si noti che la fila di formiche è una sola e non due come potrebbe sembrare ad una prima occhiata. Mondi e figure impossibile I “mondi impossibili” sono la trasposizione artistica dei due postulati sulla teoria della relatività di Einstein. In particolare, la teoria einsteiniana è registrata nell’opera Relatività. Questa rappresenta un universo surreale in cui la percezione delle cose cambia a seconda del punto di vista scelto dall’osservatore, ad esempio pareti, soffitti e pavimenti sono interscambiabili. Quindi ogni cosa può apparire normale se considerata singolarmente, ma risulta surreale se considerata in rapporto al resto. In particolare nelle scale, alzate e pedate sono perfettamente interscambiabili. In Salita e discesa traviamo un complesso edilizio con una scala sulla sommità e ci si può rendere conto del fatto che dopo un ciclo di salita o discesa i monaci si ritroveranno sempre al punto di partenza. Si tratta di un’illusione prospettiva basata sulla scala di Penrose. In Cascata vi è un flusso d’acqua che sembra localmente in piano ma globalmente in salita, cioè dopo aver compiuto il suo percorso a zig zag alimenta un mulino che spinge lo stesso corso d’acqua. L’illusione è basata su due triangoli di Penrose. In Belvedere lo spazio architettonico provoca un vero e proprio shock vivo, cosa che Escher riesce ad ottenere mediante l’intreccio delle colonne. La sua costruzione si basa sul cubo di Necker, in cui le profondità posso essere invertite a seconda del punto di vista dell’osservatore. Tuttavia Escher non nasconde i propri segreti: in basso, seduto su una panca, vediamo un ragazzo con in mano il cubo impossibile e un foglio ai suoi piedi che ne evidenzia i punti critici. Eschermania Inizialmente ad apprezzare le opere di Escher non furono tanto i critici d’arte, quanto i matematici e i cristallografi. La “Eschermania” nacque quando diversi artisti si definirono suoi discepoli. Da ciò scaturì una fissazione del grande pubblico per le opere di questo artista, le quali vennero usate per francobolli, facciate di palazzi e pavimenti, per illustrare copertine di libri e di dischi musicali, come On The Run e Umma Gumma dei Pink Floyd.

Con lo sviluppo della comunicazione di massa le sue opere approdarono anche nei fumetti (Dylan Dog, Topolino e Martin Mystere, per citare i più famosi), film e serie televisive come i Simpson, i Griffin e Futurama.