# Eschilo: i temi etici
1. Quali cause portano l'uomo ad agire ingiustamente? Buona parte dell'opera di Eschilo nasce
dal tentativo di dare risposte a questa domanda.
2. Nelle sue tragedie Eschilo indaga sulla relazione tra i concetti di colpa, pena, espiazione e
conoscenza. Eschilo sa che ogni azione è rischiosa, perché comporta delle conseguenze non
sempre prevedibili e di cui l’individuo spesso prende coscienza solo quando è ormai troppo
tardi: «chi agisce patisce» (Coefore, v. 312), «non c’è decisione senza sofferenza» (Supplici, v.
442).
3. Consapevole di questo rapporto diretto tra «agire» ( ) e «soffrire» ( ), Eschilo δράν παθεῖν
va a fondo nell’indagine sull’origine dell’umano errore: secondo il tragediografo l'uomo può
diventare vittima di un annebbiamento della ragione, ovvero un «accecamento» ( ). Questoἄτη
termine, che può essere tradotto appunto con “accecamento”, ossia il folle annebbiamento
dell’intelletto prodotto dalla divinità, rappresenta la causa prima delle azioni colpevoli.
L’uomo sopraffatto da è come se fosse in preda a un morbo: secondo il coro delle Coefore άτη
«la lugubre invade il colpevole come una potente malattia» (vv. 68-69).άτη
4. Una volta caduto nella rete di , l’individuo non ha ancora compiuto l’azione ingiusta che άτη
causerà la sua colpa; piuttosto, è predisposto inevitabilmente a commettere l’errore fatale. Gli
dèi, dunque, da cui proviene , mettono l’essere umano in condizione di errare, ma è poi il άτη
singolo che autonomamente compie l’azione ingiusta e diviene colpevole.
5. Il passo successivo di questa catena della colpa consiste nello stimolo a oltrepassare i limiti
della giustizia, spingendosi dove all’uomo non è concesso andare. È che porta all’errore άτη
per un peccato di tracotanza ( ), giustamente punito dagli dèi. Di conseguenza, secondo ὕβρις
il tragediografo, il castigo degli dèi non colpisce gli uomini in modo arbitrario e per pura
ostilità («invidia degli dèi», ), ma è l’esito di una precedente colpa dell’uomo, φθόνος θεών
che nella sua cecità tende a perdere il senso della misura e del limite a lui imposto e si macchia
così della rovinosa colpa di . Ogni azione compiuta per istigazione della ὕβρις ὕβρις
costituisce un atto oltraggioso che, inevitabilmente, reca la sofferenza come punizione.
4. La sofferenza inflitta dagli dèi, giusta in quanto corrisponde a un’azione umana sbagliata, ha
perciò una funzione educativa: porta gli uomini a non ripetere l’atto che si è rivelato rovinoso.
Alla luce di questo, acquista pieno significato la nota espressione eschilea , πάθει μάθος
«apprendimento con sofferenza» (Agamennone, v. 177), secondo la quale la sofferenza
( ) produce la conoscenza ( ): l’uomo, attraverso il dolore, apprende i limiti entroπάθος μάθος
i quali dovrebbe agire e impara a operare le sue scelte con moderazione e saggezza.
5. Le azioni ingiuste compiute dagli uomini provocano sofferenza ( ). Tuttavia, soltanto πάθος
dopo aver sofferto l’uomo eschileo comprende le dinamiche che sono alla base delle proprie
azioni, riesce a vedere il proprio errore e da questa osservazione a trarre la conoscenza
( ). È il principio del (“conoscenza tramite sofferenza”), secondo μάθος πάθει μάθος