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Esercizio linguistico, Esercizi di Lingue

Glottologia e linguistica. Esercizio sul mutamento linguistico.

Tipologia: Esercizi

2017/2018

Caricato il 31/12/2023

Sveva1993
Sveva1993 🇮🇹

4.3

(3)

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Sveva Patania LM-37 Y40000126
Glottologia e linguistica!
Esercizio sul mutamento linguistico!
Porzione di testo!
Oggi è sabato… Arrivo adesso … - si mise a pensare poco dopo, accendendo il sigaro,
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Sveva Patania LM-37 Y

Glottologia e linguistica

Esercizio sul mutamento linguistico

Porzione di testo

Oggi è sabato… Arrivo adesso … - si mise a pensare poco dopo, accendendo il sigaro,

Unità linguistiche esaminate Marca grammaticale/ sillabazione Base etimologica Tipo di lessema Mutamenti morfologici Mutamenti fonetici Mutamenti semantico-lessicali Oggi òg-gi avv. e sostantivo m. lat. hodie - sec. XII- dalla locuzione hoc die “in questo giorno” - hodie

P PAROLA GRAMMATICALE

SEMPLICE

Contrazione di hoc + die: hodie Si tratta di un mutamento conservante: la stessa categoria è espressa da un nuovo significante (Lazzeroni 1987:21) d>g? -hod ie >ogg i Apocope: caduta di vocale atona in posizione finale -defonologizzazione: perdita di h iniziale (mutamento funzionale) -perdita dell’occlusiva dentale e acquisizione di velare g : “In latino volgare il nesso di in posizione intervocalica si è confuso ben presto con l'antica /; vale a dire: si pronunciava rajjus, ojje, pojju con la medesima 7 di jam e majus (Richter, S 62); questo fatto risulta chiaro dallo sviluppo perfettamente uguale dì entrambe le basi latine nelle lingue neolatine: cfr. in spagnolo rayo, mayo, ya; in francese rat, mai,ja. Una pronuncia di radius che si è avuta più tardi sarà stata raggus , a partire dal 11 secolo d. C. ed è da questo stadio che si è passati in toscano alla prepalatale gg, cioè a quello stesso risultato che vale per / {maggio, già): cfr. oggi, moggio, poggio, poggiare, raggio, paggio” (vedi “Il nesso -di in Toscana - Rohlfs 1966 I:

“Creazione di una parola nuova” (Lazzeroni 1987:26) 1a. avv. FO nel giorno presente: verrò da te oggi, oggi è il sette Marzo, oggi fa molto caldo, oggi a me domani a te | in espressioni rafforzate: me ne occupo oggi stesso, è la terza volta che ci incontriamo quest’oggi | per indicare un intervallo di tempo entro il quale si verificherà un evento: oggi a tre, a una settimana, a un mese, entro tre giorni, una settimana, un mese contando dal giorno presente |per indicare quanto tempo è trascorso dal verificarsi di un evento: oggi è un mese, un anno che ho cambiato casa, è trascorso un mese, un anno dacché ho cambiato casa 1b. avv. RE centr., dopo mezzogiorno, nel pomeriggio della presente giornata

2. avv. FO estens., con riferimento a un tempo più esteso del giorno corrente, in questo momento, adesso: oggi più che mai bisogna darsi da fare; in contrapposizione a ieri e domani: gli errori di ieri si pagano oggi, oggi qui domani là 3. avv. FO nel nostro tempo, nell’epoca attuale: la vita oggi cambia velocemente,una mentalità oggi superata 4. s.m.inv. FO il giorno presente: sentiamo le novità di oggi, per oggi ne ho abbastanza, entro oggi te lo rendo 5. s.m.inv. FO estens., il presente, il momento attuale: l’oggi come il domani, i problemi di oggi non sono più quelli di ieri | da oggi, da oggi in poi, da oggi innanzi, da questo momento, per l’avvenire, in futuro 6. s.m.inv. CO il nostro tempo, l’epoca attuale: l’oggi impone ritmi sempre più frenetici

Unità linguistiche esaminate Marca grammaticale/ sillabazione Base etimologica Tipo di lessema Mutamenti morfologici Mutamenti fonetici Mutamenti semantico-lessicali sabato sà-ba-to s. m. lat. sabbătum P PAROLA LESSICALE SEMPLICE (flessione) mutamento morfologico conservante La flessione latina a 5 casi fu presto sostituita, nel lat. volgare, da una flessione a 2 casi. A conservarsi furono soprattutto il nom. e l’acc. (mentre gli altri venivano espressi a mezzo d’una preposizione). In molti vocaboli tuttavia venne a mancare, grazie alle precoce caduta di -m finale, anche la distinzione tra nom. e acc. (Rohlfs Vol. II: p. 5) Vedi “Trapasso da neutro a maschile” Rolhfs Vol. II p. 59 bb > b? terza sillaba: vocale u atona : o (Rohlfs 1966 I: 185) Creazione di una parola nuova: acquisizione di tratti semantici (Lazzeroni 1987:26) av. 1342; lat. sabbătu(m), dal gr. sábbaton, dal pl. sábbata, aram. šabbɘtāʾ, ebr. šabbāt propr. “cessazione dal lavoro”. FO sesto giorno della settimana civile e settimo di quella liturgica (abbr. S, sab.): uscire il sabato sera | presso gli Ebrei, l’ultimo giorno della settimana, consacrato al riposo (DM)

Unità linguistiche esaminate Marca grammaticale/ sillabazione Base etimologica Tipo di lessema Mutamenti morfologici Mutamenti fonetici Mutamenti semantico-lessicali Arrivo ar-rì-vo v. intr. lat. b. latino * ad-ripare —lat. Arripare Dalla navigazione significò in principio condurre e accostare a riva (p. es. franc. arriverer le nef) e quindi al termine del viaggio

P PAROLA LESSICALE

SEMPLICE (flessione) Sul piano morfologico si osserva la flessione -o ad + ripare

arrivare cogeminazione: caduta delle consonanti finali di monosillabi latini produce la stessa geminazione assimilatoria che già si verificava all’interno di parola: es. ad-mitto > am- metto ad-ripo > ar-rivo (vedi Lazzeroni) “1001. Ad. Serve sostanzialmente a formare nuovi verbi, nei quali il significato originario è spesso ancora ben riconoscibile (moto verso un luogo > passaggio ad un

determinato stato): abbellire, addormentare, allungare, annerire, appczzare, assordare, attepidire, avvivare.” (Rolhfs 1969 III: 347) Creazione di una nuova parola - mutamento lessicale: acquisizione di tratti semantici (Lazzeroni 1987: 30) FO

  1. v.intr. ( essere ) giungere in un luogo, alla fine di un itinerario, di un percorso, di un viaggio: arrivare a casa , arrivare in ufficio ; non vedo l’ora di arrivare ; arrivare stanco | venire, sopraggiungere; capitare: sei arrivato a proposito | in una gara sportiva: arrivare al traguardo ; arrivare primo , secondo : classificarsi tale | di pacchi o lettere, essere recapitato 2a. v.intr. ( essere ) fig., giungere a un determinato punto o livello: arrivare a una certa età , arrivare a una somma considerevole ; arrivare a una cifra : disporre di una determinata quantità di denaro | estendersi: la pineta arriva fino al mare 2b. v.intr. ( essere ) CO fam., poter essere chiuso, abbottonato: i pantaloni dell’anno scorso non mi arrivano più
  2. v.intr. ( essere ) CO costruito con la prep. a e l’infinito, riuscire : arrivare a dormire , a partire , a sorridere | spingersi oltre un limite accettato: è arrivato a dire che non c’era altra soluzione
  3. v.intr. ( essere ) CO capitare, accadere: gli è arrivata una bella opportunità 5a. v.intr. ( essere ) CO riuscire a entrare in comunicazione con qcn. di importante: arrivare al ministro , al presidente | arrivare a un ambiente , riuscire a introdurvisi 5b. v.intr. ( essere ) CO fig., riuscire a capire: non arrivo al problema
  4. v.intr. ( essere ) CO ass., conquistare una posizione sociale prestigiosa: ha l’ansia di arrivare
  5. v.intr. ( essere ) CO di cibo, mantenersi, conservarsi: se non metti il latte in frigorifero non arriverà a domani
  6. v.intr. ( essere ) CO di malato grave, sopravvivere, resistere fino a un certo momento: non sanno se arriverà a domani
  7. v.intr. ( essere ) BU fam., raggiungere il limite massimo, non poterne più
  8. v.tr. LE raggiungere: corsi | per arrivarla e ritenerla, e ’nvano, | ch’io la smarrii (Tasso) | fig., conseguire
  9. v.tr. LE trarre a riva: e quella sozza imagine di froda | s’en venne, e arrivò la testa e ’l busto (Dante)

Unità linguistiche esaminate Marca grammaticale/ sillabazione Base etimologica Tipo di lessema Mutamenti morfologici Mutamenti fonetici Mutamenti semantico-lessicali si “Si mise a pensare” (perifrasi verbale) (vedi Rohlfs 1969 III:

pron. riflessivo fine XIII sec; lat. sē, v. anche sé, prob. con influsso di sibi “a sé”.

P PAROLA GRAMMATICALE

SEMPLICE (flessione) “In posizione atona il riflessivo toscano, corrispondentemente alle forme del pron. pers. mi, ti, è si: egli si lava. Soltanto l’aretino, come l’umbro presenta la forma se. […] Sicilia, Calabria meridionale e certe altre zone usano si. Buona parte dell’Italia settentrionale presenta oggi, di contro all’antica forma se, forme indebolite, per esempio piemontese s’lava o as lava. (Rohlfs 1968 II: 184) sibi > si se> si Apocope sillabica e=i Rifonologizzazione: mutamenti funzionali

CO

1. forma atona di , nella coniugazione dei verbi pronominali, in posizione proclitica nei modi finiti ed enclitica nei modi indefiniti, che svolge funzioni tradizionalmente considerate di complemento oggetto e di complemento di termine: si è arrabbiato , si pentirono ; divertirsi , stancarsi ; accortosi dell’accaduto, prese provvedimenti ; comportandosi bene, ha ottenuto molto | si è vestito , si sono nascosti ; esibirsi , ritenersi ; vistosi in minoranza, se ne andò ; credendosi nel giusto, insisteva | si è concesso una pausa , comprarsi un cappotto ; infilatosi la giacca, uscì ; trovandosi di fronte quella persona, fu imbarazzato | per esprimere reciprocità: abbracciarsi , stringersi la mano , si sono scambiati i vestiti | con valore intens., in funzione di dativo etico: mangiarsi una mela , fumarsi una sigaretta , si sono goduti le vacanze ; fam., con valore rafforzativo: è confuso non sa più quel che si fa , il fatto si è che non mi va | accompagnato dai pronomi personali atoni mi , ti , gli , ci , vi si pospone a essi: mi si parò di fronte , gli si presentò l’occasione , vi si scaglieranno contro 2a. con valore passivante, preposto alla terza persona sing. o pl. di un verbo transitivo: il faro si vede da lontano , le tue ragioni si capiscono facilmente ; anche in posizione enclitica in particolari espressioni: affittasi alloggio , vendesi appartamento , segretaria cercasi | segue i pron. atoni a cui si accompagna: mi si fecero molte raccomandazioni 2b. con valore impers., preposto alla terza persona sing.: si dice che farà bel tempo , non si deve fare questo | fam., unito a un soggetto di prima persona pl.: noi si credeva che tu sapessi | segue i pronomi atoni cui si accompagna: mi si dice che non verrà | LE usato in posizione enclitica: vuolsi così colà dove si puote (Dante)

Unità linguistiche esaminate Marca grammaticale/ sillabazione Base etimologica Tipo di lessema Mutamenti morfologici Mutamenti fonetici Mutamenti semantico-lessicali mise mì-se v. lat. mĭttĕre sec. XIII Perfetto: misi, misisti, misit, misimus, misistis, miserunt

P PAROLA LESSICALE

SEMPLICE (flessione) misit >mise nessun mutamento morfologico strutturale mĭttĕre > mettere misit > mise i = e Rifonologizzazione: mutamento funzionale Flessione dei perfetti forti: Nell’italiano la coniugazione forte è circoscritta alla prima e terza persona del singolare e alla terza del plurale, mentre nelle altre persone si usano le forme deboli, accentate sulla desinenza. Si ha cioè un tipo di flessione mista, in parte forte e in parte debole, la cui origine va vista nel perfetto in -ui, ove l’u scomparve senza lasciar tracce nelle forme accentate sulla desinenza, e producendo invece allungamento della consonante precedente nelle forme accentate sul tema (abbi, caddi..) Si produsse così lo schema abbi, avesti, ebbe..) Tale distribuzione di forme forti e deboli venne in seguito estesa ad altri verbi [..] ma vi sono dialetti che usano le forme forti anche alla prima persona del plurale. (fecimo, stettimo, misimo) (Rohlfs 1968 II: 311) Grammaticalizzazione: il verbo risulta desemantizzato in quanto non conserva il suo significato lessicale (struttura perifrastica) FO

  1. v.tr. , porre, collocare in un determinato posto o luogo: mettere i piatti in tavola , i vestiti nell’armadio , mettere l’auto in garage , mettere i panni al sole , mettere la pentola sul fuoco
  2. v.tr. , disporre in una determinata posizione, far assumere un certo ordine: mettere inclinato , di traverso ; mettere i libri in fila , i numeri in colonna 3a. v.tr. , forma costrutti verbali con sostantivi preceduti spec. dalla prep. in : mettere in bella copia uno scritto , mettere in primo piano ; mettere in ordine , in disordine | colloq., tradurre: mettere in francese 3b. v.tr. , introduce subordinate infinitive: mettere ad asciugare , a cuocere
  3. v.tr. , applicare: mettere il francobollo su una cartolina | apporre: mettere una firma , un visto
  4. v.tr. , aggiungere un ingrediente: mettere la noce moscata nel purè , metti lo zucchero nel caffè
  5. v.tr. , versare: mettere l’acqua nella brocca
  6. v.tr. , inserire in uno scritto, in un discorso e sim.: qui metterei una virgola
  7. v.tr. , appoggiare, posare: guarda dove metti i piedi
  8. v.tr. , far entrare, inserire, infilare: mettere la chiave nella toppa | conficcare: mettere un chiodo nel muro
  9. v.tr. , indossare: mettere un vestito nuovo , mettiti la giacca perché fa freddo
  10. v.tr. , appendere, attaccare: mettere un poster sulla parete , devo mettere le tende
  11. v.tr. , installare: devo mettere il telefono , stanno mettendo l’ascensore
  12. v.tr. , far entrare in funzione, azionare un congegno e sim.: mettere gli abbaglianti | ingranare: mettere la prima , la retromarcia
  13. v.tr. , far spuntare: l’albero mette le foglie
  14. v.tr. , infondere, suscitare: mettere allegria , malinconia , paura ; una persona che mette il buonumore
  15. v.tr. , sistemare, collocare qcn. in un luogo determinato: mettere qcn. a capotavola , vi metto nella camera dell’ultimo piano | spec. seguito da a o in , ridurre in una determinata condizione o stato d’animo: mettere in carcere il colpevole , mettere a riposo , mettere a proprio agio , l’ho messo fuori combattimento ; mettere in ansia , in agitazione , in imbarazzo
  16. v.tr. , assegnare, destinare a un incarico, a una funzione: mettere come responsabile , è stato messo nell’ufficio vendite ; mettere a capo , alla direzione dell’azienda
  17. v.tr. , supporre, ammettere: mettiamo che non sia d’accordo , metti che non abbia detto la verità | in loc.pragm., vuoi mettere? , per esprimere l’indiscutibile superiorità di qcs. | come la mettiamo? , per sollecitare da qcn. una risposta, una soluzione a un problema
  18. v.tr. , versare una somma di denaro: abbiamo messo diecimila a testa ; depositare: mettere i soldi in banca | fissare a un determinato prezzo: il mio fruttivendolo mette le pesche a duemila lire al chilo
  19. v.tr. , imporre, stabilire in forza di un’autorità: mettere una tassa , un tributo
  20. v.tr. , frapporre: mettere difficoltà , ostacoli
  21. v.tr. , impiegare, impegnare: mettere tutte le proprie energie in un progetto
  22. v.tr. , unito a particelle clitiche forma costrutti verbali: mettercela tutta , impegnarsi a fondo, fare ogni sforzo per ottenere un risultato | metterci la firma , accogliere o immaginare una possibilità con entusiasmo: «Vorresti diventare un attore?» «Ci metterei la firma»
  23. v.intr. CO ( avere ) sboccare: la viuzza mette nella piazza | sfociare: il fiume mette nel Po

Unità

linguistiche

esaminate

Marca

grammaticale/

sillabazione

Base etimologica Tipo di

lessema

Mutamenti

morfologici

Mutamenti fonetici Mutamenti semantico-lessicali

pensare pen-sà-re v. lat. pēnsāre propr. “pesare”, intens. di pendĕre “pesare”.

P PAROLA LESSICALE

SEMPLICE

Nessun mutamento nessun mutamento fonetico FO I. v.intr. ( avere ) I 1a. esercitare l’attività del pensiero, sviluppare un processo mentale I 1b. estens., riflettere, meditare: avvenimenti che fanno pensare , prima di agire, occorre pensare | pensa , pensate , per richiamare l’attenzione su qcs. che è considerato notevole o insolito: pensate, ci conosciamo da vent’anni ; in loc.pragm.: pensa, pensa , pensa un po’ , ma pensa , per esprimere stupore, spec. con tono ironico o polemico | pensa e ripensa , dopo avere meditato a lungo | pensarci sopra , su , riflettere con attenzione su qcs. | pensarci due volte , riflettere con particolare attenzione prima di compiere un’azione | senza pensarci due volte , d’impulso o senza farsi scrupoli I 2a. avere il pensiero rivolto a qcn. o a qcs.: penso sempre a te , a che cosa pensi? I 2b. riandare con il pensiero a qcn. o a qcs.: pensare ai tempi andati I 2c. immaginarsi, prefigurarsi nella mente, anche fantasticando, fatti futuri: sto già pensando alla ricompensa che riceverò I 3a. prendersi cura, occuparsi di qcn.: penso io ai bambini , agli ospiti I 3b. badare a qcs., preoccuparsi di qcs.: pensare ai propri interessi ; pensa ai fatti tuoi! , come invito rivolto a qcn. a non intromettersi negli affari altrui; pensa alla salute! , spec. scherz., come invito a non preoccuparsi eccessivamente, a non dare troppo peso a qcs. | provvedere: non preoccuparti penso io alla spesa I 4. giudicare, avere un’opinione: pensare bene , male di qcn. o di qcs. , che cosa ne pensi? | non sapere che cosa pensare , non sapere come valutare un comportamento, un atteggiamento e sim., non riuscire a farsi un’opinione precisa su qcs. I 5. elaborare un piano, fare un progetto: sto pensando a costruire una nuova casa II. v.tr. II 1. raffigurare nella mente, esaminare con il pensiero: lo penso ancora bambino , che cosa stai pensando? | immaginare: ti lascio pensare quali conseguenze ne deriverebbero , prova a pensare che felicità sarebbe! II 2. architettare, escogitare: ne pensi sempre una nuova ; una ne fa e cento ne pensa , con riferimento a chi inventa sempre qualche trovata, qualche astuzia II 3a. meditare, considerare: ho pensato a lungo la risposta da dargli II 3b. ricordare, tener presente: pensa quanti sacrifici ho fatto per te II 3c. prevedere: penso che sarà uno spettacolo interessante II 4. ritenere, giudicare: penso che sia meglio tacere | credere, supporre: non è vero ciò che pensi , pensa pure quello che vuoi! | credere possibile, aspettarsi: chi l’avrebbe mai pensato? II 5. decidere, progettare: ho pensato di non andare all’appuntamento , sto pensando di cambiare casa | avere intenzione, avere in animo: pensi di uscire vestito così? , non pensavo di farti del male III. s.m. CO solo sing., facoltà del pensiero: il pensare è proprio degli esseri umani

Unità linguistiche

esaminate

Marca grammaticale/

sillabazione

Base etimologica Tipo di

lessema

Mutamenti

morfologici

Mutamenti fonetici Mutamenti semantico-lessicali

poco dopo

  1. poco
  2. dopo Loc. avv. pò-co agg. indef., pron. indef., s.m., avv. dò-po avv. e prep. lat. PAUCU(M) [DM] lat. de post - fine sec. XIII

END PAROLA LESSICALE

COMPLESSA

(Polirematica) PAROLA, LESSICALE, SEMPLICE (flessione). Sul piano morfologico si osserva solo il mutamento della terminazione flessiva, con perdita del tratto casuale. PAROLA GRAMMATICALE SEMPLICE Prima sillaba: contrazione nesso vocalico con monottongazione (coalescenza = riduzione): au =o (Rohlfs 1966 I: 36) Seconda sillaba: vocale finale atona -u = -o (Rohlfs 1966 I: 185) de+post >de +po

dopo cambiata per assimilazione la E in O e omesse le due consonanti finali (DE-PO, DO-PO) Sul piano semantico-lessicale, si tratta di un mutamento strutturale: in questo caso “è cambiata l’organizzazione delle unità di contenuto” per l’acquisizione di nuovi tratti distintivi. (Lazzeroni, 1987: 30) FO

1. agg.indef., in relazione con nomi numerabili o collettivi, che è in scarso numero: poche persone , poca gente , pochi soldi , poco denaro , pochi giorni , poche perdite ; in frasi esclamative: poche chiacchiere , poche storie , poche balle! , come esortazione a non tergiversare o a non mentire | con nomi non numerabili, che è in piccola quantità, in piccola misura: poco cibo , poco tempo , mobile di poco pregio , comprare qcs. a poco prezzo ; anche in loc.pragm., poco male! , per indicare che qcs. non ha provocato conseguenze o danni gravi: «Ho rotto un piatto» «P. male, era vecchio!» 2a. pron.indef., piccola quantità, scarsa misura: nella pasta c’è troppo sale e nel sugo troppo poco ; scarso numero: ieri l’albergo ospitava molte persone, ma oggi ne sono rimaste poche ; con valore neutro in espressioni ellittiche: oggi c’è poco da fare ; sono qui da poco , arriverà tra poco , l’ho visto poco fa , manca poco alle nove , succede ogni poco , poco tempo; di qui alla stazione c’è poco , poca distanza; ci vuole poco a capire , poca intelligenza, poco sforzo; c’è poco da dire , so molto poco della faccenda , poche cose, poche notizie; ti pare poco quello che ha fatto? ; se non è fallito, poco ci manca ; c’è mancato poco , poco mancava che cadesse , per poco, a momenti; c’è poco da scherzare , da ridere , da fare i furbi , non è il momento, non è opportuno | ripetuto, con valore enfatico, pochissimo: ne voglio poco poco 2b. pron.indef., al pl., esiguo numero di persone: pochi lo sanno , sono venuti in pochi 3a. s.m., solo sing., piccola quantità di qcs.: il poco che guadagno non mi basta per vivere , con quel poco che mangi non puoi certo ingrassare | spec. nella var. tronca po’ è comunemente seguito dal complemento partitivo: un po’ di verdura , un po’ di libri , un po’ di tempo 3b. s.m., spec. nella var. tronca po’ , reiterato ha valore antifrastico: dopo quel po’ po’ che è successo , circostanza o evento molto interessante che suscita clamore o scompiglio; il po’ po’ di macchina che si è comprato , di gran valore; guarda che po’ po’ di panino si sta mangiando , molto grande | senza reiterazione è ancora antifrastico se preceduto da aggettivo: guadagna un bel po’ di soldi , c’era un bel po’ di gente , una notevole quantità, un gran numero 4a. avv., dopo un verbo, in esigua misura, scarsamente: dormire , mangiare , vederci poco | per breve tempo o spazio: durare , camminare poco 4b. avv., di rado, raramente: vado poco a teatro 5. avv., prima di un agg. o un avv. ne attenua il significato o lo nega spec. costituendo litote: poco intelligente , poco veloce , poco simpaticamente | con forme comparative: poco più alto , di poco inferiore | fam., prima di un sost.: essere poco signore

Unità linguistiche esaminate Marca grammaticale/ sillabazione Base etimologica Tipo di lessema Mutamenti morfologici Mutamenti fonetici Mutamenti semantico-lessicali accendendo ac-cèn-de-re v. tr., v. intr. 1284; lat. accĕndĕre P PAROLA LESSICALE SEMPLICE Nel toscano, e in lingua, l’impiego di -ando e -endo segue le condizioni latine, con la sola eccezione dell’estensione di -endo (in luogo di -iendo) anche alla coniugazione -i: cantando, vedendo, perdendo, sentendo. [..] Se il Settentrione ha generalizzato -ando a spese di -endo, in vaste aree meridionali, al contrario, -endo ha preso il posto di -ando: nel Lazio meridionale (cantènno, parlènno). [Rohlfs 1968 II: 366 ] nessun mutamento FO 1a. far bruciare suscitando o comunicando la fiamma: accendere un fiammifero , un falò , una sigaretta , il gas ; accendere il fornello , la stufa , la caldaia , metterli in funzione dando fuoco al combustibile che contengono 1b. fig., far diventare rosso: il sole al tramonto accende l’orizzonte , l’emozione gli accende il viso 1c. fig., eccitare: accendere la mente , gli animi 1d. provocare, suscitare qcs., spec. di negativo: accendere una polemica , un conflitto

  1. di dispositivo elettrico o elettronico, mettere in funzione: accendere la luce , la lampada , accendere il motore
  2. TS econ., ammin., burocr. avviare, aprire un’operazione contabile, un atto giuridico o una pratica: accendere un mutuo , un’ipoteca , un insegnamento universitario

Unità linguistiche esaminate Marca grammaticale/ sillabazione Base etimologica Tipo di lessema Mutamenti morfologici Mutamenti fonetici Mutamenti semantico-lessicali il art. det. masch. sing., pron. pers. di terza pers. m. sing., pron. dimostr. lat. ĭ l(lum) “quello”

P PAROLA GRAMMATICALE

SEMPLICE

(Flessione) Allomorfia rispetto alle forme lo, l’ Sul piano morfologico si tratta di un mutamento innovante: si è creata una nuova categoria (Lazzeroni 1987: 21) ĭ >i (rifonologizzazione) Mutamento funzionale Apocope (Rohlfs 1966 I: 99) Mutamento articolatorio Come afferma Rohlfs (1969 III: 25) la funzione essenziale dell’articolo determinativo consiste oggi nel distinguere dall’insieme un singolo oggetto, individualizzandolo. Originariamente, tuttavia l’articolo serviva a ricordare qualcosa di noto, o di appena nominato. Sul piano semantico-lessicale, si tratta di un mutamento strutturale: in questo caso vale quanto sintetizzato da Lazzeroni 1987:30 : “E’ cambiata l’organizzazione delle unità di contenuto per la perdita di un tratto distintivo.” FO I. art.det.m.sing.. art.det.m.sing.

1. CO davanti a sostantivi serve a individuare un particolare componente di una classe, a cui si sia già fatto riferimento nel discorso: osservavo un bambino, piccolo giocava nel corte ; un componente che si supponga noto o comunque identificabe dall’interlocutore: cane è ammalato , professore mi ha interrogato ; un componente che rappresenta un’entità unica del suo tipo o universalmente nota: mondo , presidente degli Stati Uniti | è usato davanti a cognomi preceduti da un titolo o in quanto nomi di personaggi maschi lustri: ragionier Bianchi , Manzoni ; anche per indicare in generale la loro opera: hai studiato Leopardi? |usato anche davanti a nomi propri maschi non riferiti a persone: Lussemburgo , Tevere , Banco di Santo Spirito | FO precede cognome di una persona: ho un appuntamento con Rossi | FO lomb., precede nome proprio di persona: hai visto Mario? , | RE davanti alla forma comparativa dell’aggettivo introduce superlativo relativo: più alto della classe , più grande di loro | con valore restrittivo, precede l’antecedente di una proposizione relativa: ragazzo che abbia dimostrato buona volontà sarà ricompensato 2. FO serve a indicare valore astratto o generico: bene , male ; sopportare dolore ; moto fa bene alla salute , o l’appartenenza a una determinata categoria: gabbiano è un uccello 3. FO usato con valore dimostrativo interposto tra un nome di persona e un aggettivo o sostantivo che costituisca un soprannome o indichi una qualifica: Lorenzo Magnifico , Fippo Bello , Roberto meccanico | in espressioni temporali, con valore di questo o quello : dobbiamo concludere entro mese 4. FO con valore temporale, anche distributivo: l’ho pagato lunedì dopo , di solito ci vado martedì | indica una data: Manzoni nacque 7 marzo 1785 5. OB costruisce l’accusativo alla greca: di lacrime sparso … | … petto ansante (Leopardi) II. pron.pers. di terza pers.m.sing., pron.dimostr. LE LE come complemento oggetto, lo, ciò: spesse volte riguardava nel volto (Boccaccio)