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Seneca: Vita, Opere e Filosofia Stoica nell'Età Imperiale, Appunti di Latino

Appunti di latino sull'età imperiale, dinastia Giulio-Claudia e Seneca

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 08/06/2021

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Età imperiale:
L’età imperiale è il periodo della storia romana che va dal 14 d.C. al 529 d.C. Gli
imperatori del I secolo d.C. possono essere divisi in due periodi: l’età giulio-claudia,
dal 14 al 68/69 d.C., e l’età dei Flavi, dal 69 al 96.
Età
Giulio-
claudia
Tiberio 14-37 d.C.
Valoroso comandante militare, il suo impero fu
caratterizzato da numerosi “intrighi di palazzo”.
Dopo il suo allontanamento da Roma viene
sostituito dal prefetto del pretorio (Seiano).
Caligola 37-41 d.C.
“Pazzo”, senatore il
suo cavallo e
battaglia contro il
mare.
Durante questo periodo
inizia la decadenza del
senato.
Claudio 41-54 d.C.
Buona
amministrazione delle
finanze e legislazione.
Odiato dai senatori, ne
fece uccidere alcuni.
Nerone 54-68 d.C.
Sale al potere quando ha solo 17 anni, viene
affiancato dalla madre e, fino al 59, anche da
Seneca.
Incendio di Roma: imputato a lui ma
probabilmente naturale.
Vocazione poetica: interesse verso la letteratura
ed egli stesso si credeva un bravo poeta.
Si suicida nel 68, comprendendo di aver ottenuto
l’odio tutta la popolazione.
In questo periodo l’esercito ha un ruolo fondamentale nel rappresentare il valore di
un imperatore. Il primo periodo dell’età giulio-claudia fu caratterizzato da un
abbandono della letteratura. I generi più diffusi erano di argomento astronomico o
trattatistica tecnica, generi disimpegnati e minori. Soltanto con Nerone si avrà una
nuova fioritura della letteratura con la promozione di spettacoli teatrali,
recitationes, epica, satira, poesia e romanzi. Gli intellettuali in questo periodo possono
essere divisi in tre gruppi: gli adulatori: che cercavano l’appoggio e la simpatia
dell’imperatore; i critici, solitamente appartenenti alle famiglie di senatori, spesso
andavano contro le posizioni dell’imperatore rischiando l’esilio e la morte; i
disimpegnati i quali nonostante si ritenesse l’impegno politico una delle virtù
migliori, non si impegnano politicamente e non trattano di temi civili.
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Scarica Seneca: Vita, Opere e Filosofia Stoica nell'Età Imperiale e più Appunti in PDF di Latino solo su Docsity!

Età imperiale:

L’età imperiale è il periodo della storia romana che va dal 14 d.C. al 529 d.C. Gli

imperatori del I secolo d.C. possono essere divisi in due periodi: l’ età giulio-claudia ,

dal 14 al 68/69 d.C., e l’ età dei Flavi , dal 69 al 96.

Età

Giulio-

claudia

Tiberio 14-37 d.C.

Valoroso comandante militare, il suo impero fu

caratterizzato da numerosi “intrighi di palazzo”.

Dopo il suo allontanamento da Roma viene

sostituito dal prefetto del pretorio (Seiano).

Caligola 37-41 d.C.

“Pazzo”, senatore il

suo cavallo e

battaglia contro il

mare.

Durante questo periodo

inizia la decadenza del

senato.

Claudio 41-54 d.C.

Buona

amministrazione delle

finanze e legislazione.

Odiato dai senatori, ne

fece uccidere alcuni.

Nerone 54-68 d.C.

Sale al potere quando ha solo 17 anni, viene

affiancato dalla madre e, fino al 59, anche da

Seneca.

Incendio di Roma: imputato a lui ma

probabilmente naturale.

Vocazione poetica: interesse verso la letteratura

ed egli stesso si credeva un bravo poeta.

Si suicida nel 68, comprendendo di aver ottenuto

l’odio tutta la popolazione.

In questo periodo l’esercito ha un ruolo fondamentale nel rappresentare il valore di

un imperatore. Il primo periodo dell’età giulio-claudia fu caratterizzato da un

abbandono della letteratura. I generi più diffusi erano di argomento astronomico o

trattatistica tecnica, generi disimpegnati e minori. Soltanto con Nerone si avrà una

nuova fioritura della letteratura con la promozione di spettacoli teatrali,

recitationes, epica, satira, poesia e romanzi. Gli intellettuali in questo periodo possono

essere divisi in tre gruppi: gli adulatori : che cercavano l’appoggio e la simpatia

dell’imperatore; i critici , solitamente appartenenti alle famiglie di senatori, spesso

andavano contro le posizioni dell’imperatore rischiando l’esilio e la morte; i

disimpegnati i quali nonostante si ritenesse l’impegno politico una delle virtù

migliori, non si impegnano politicamente e non trattano di temi civili.

Seneca:

Vita:

Nasce nel 4 a.C. a Cordova ma giunge presto a Roma per compiere studi retorici e

filosofici. Intraprende la vita politica e per questo si guadagna l’antipatia degli

imperatori Caligola prima e Claudio poi. Per volere di Claudio nel 41 subisce la

relegatio in Corsica , accusato di adulterio nei confronti della sorella di Caligola.

Trascorre in Corsica, terra arida ed inospitale, otto anni finché nel 49 viene richiamato

a Roma dalla seconda moglie di Claudio per provvedere all’insegnamento del figlio

Nerone. Quando Nerone appena 17enne salì al trono fu guidato nelle decisioni

politiche sia dalla madre che da Seneca, questo periodo di politica equilibrata e giusta

è infatti ricordato come “ quinquennio felice ”. La situazione precipita quando nel 59

Nerone fa uccidere la madre perché in opposizione con le sue idee. Nel 62 Seneca

ormai anziano e malato abbandona la corte neroniana, spaventato e deluso dal

comportamento neroniano, per ritirarsi a vita privata. Nel 65 viene accusato di aver

preso parte alla congiura antineroniana organizzata da Pisone , a cui non si sa se

realmente prese parte, e costretto al suicidio da Nerone stesso. In pieno rispetto della

filosofia stoica Seneca si suicida.

Caratteri filosofici:

Seneca rappresenta uno degli autori filosofici più importanti della cultura latina. La

filosofia senecana è, in linea con la tendenza latina, prettamente pragmatica (ovvero

strettamente connessa ad un risultato concreto e reale). Seneca non incentra la sua

ricerca su obiettivi ontologici e/o astratti ma su obiettivi e problematiche concrete

come l’etica. La ricerca di una morale perfetta e assoluta che possa fare da guida alle

azioni umane diventa una delle priorità di Seneca. Le sue opere e teorie non erano

dedicate ad un pubblico specializzato ma all’ élite di dirigenti del tempo, per questo

motivo evita l’eccessivo rigorismo e preferisce la struttura del dialogo tra amici e

dell’epistola, di più facile comprensione e più persuasivi, al semplice trattato filosofico.

Il fine era quello di proporre alla classe dirigente una saggezza concreta e facilmente

applicabile alla vita quotidiana che permettesse di superare la varietà dei casi della

vita. L’individuazione della salvezza spirituale non può che coincidere con la

conoscenza e la cura di sé. Perciò una delle virtù dell’uomo deve sicuramente essere

quella di esercitare le proprie virtù , attraverso il controllo razionale delle

passioni e l’ autosufficienza morale ( autàrkeia ). Lo stesso Seneca non si propone

come il detentore della verità ma come un uomo alla ricerca di essa. Il suo sogno era

anche quello di veder finalmente realizzata l’ utopia platoniana della filosofia come

guida del potere politico, egli avrebbe voluto che a detenere il potere politico a Roma

fosse un filosofo e per questo mentre si trova al fianco di Nerone cerca di indirizzarlo

verso la via della giustizia e dell’uguaglianza, rimanendo però profondamente deluso.

Negli ultimi anni della sua vita il poeta trova anche una sintesi tra il negotium politico

e l’ otium filosofico. Era infatti concezione comune che questi non potessero coincidere.

Al contrario dice Seneca che soltanto dall’ otium e della riflessione del sovrano può

discendere un negotium giusto e sapiente che giovi a tutti gli uomini, schiavi inclusi.

La filosofia senecana è tuttavia una filosofia asistematica e non rigorosa, con anche

delle contraddizioni. In generale essa è una filosofia eclettica ovvero derivante

dall’unione di numerose filosofie diverse tra cui la principale era lo stoicismo ma

anche il platonismo , il neopitagorismo e l’epicureismo.

Consolatio ad Polybium :

Discorso consolatorio per Polibio , in questa opera l’autore rivolge una vera e propria

supplica al potente liberto dell’imperatore Claudio in favore del proprio rientro a

Roma.

Dialogi speculativi :

Dialogi non legati a circostanze contingenti.

De ira :

Quest’opera, pubblicata dopo la morte di Caligola nel 41, affronta e descrive gli effetti

funesti della più pericolosa tra le passioni umane, l’ ira. Nei tre libri l’ira viene descritta

come un pericoloso furor controllabile solo con la razionalità e la saggezza, tipici del

sapiens.

De brevitate vitae ():*

Quest’opera redatta probabilmente nel 49, dopo il ritorno dalla Corsica, ha un

obbiettivo protrettico ovvero vuole esortare il destinatario. L’opera è infatti

dedicata a Pompeo Paolino , prefetto dell’annona e futuro suocero dell’autore. Le

tematiche principali sono quella del tempo e il suo utilizzo. In particolare si evidenzia

la contrapposizione tra occupati e sapiens. I primi sono soliti sprecare il loro tempo in

occupazioni futili mentre i secondi, saggi e sapienti, impiegano il loro tempo in

meditazione prendendosi cura di sé.

Nell’introduzione dell’opera (capp. 1-3) Seneca polemizza riguardo la concezione

comune secondo la quale la vita è breve, in realtà egli afferma che “ la vita, se la sai

usare, è lunga ” perciò l’uomo più che preoccuparsi della durata oggettiva della vita

dovrebbe pensare al modo in cui trascorre la sua vita e dell’uso che ne fa del

tempo che gli è concesso di vivere. Perciò il valore attribuito alla vita è una

responsabilità individuale di ogni uomo.

Nei capp. 4-6, Seneca riporta una serie di exempla di personaggi storici famosi

che nonostante le loro azioni virtuose hanno impiegato tutta la loro vita in

occupazioni inutili senza trovare del tempo da dedicare alla riflessione, alla

meditazione ed in generale alla cura di sé stessi.

Nei capp.7-13, Seneca analizza la figura degli occupati , ovvero la maggior parte delle

persone che non coglie il presente, non vive la vita quotidiana ma sperperano il loro

tempo in attesa di un tempo migliore. Per questo questi uomini hanno paura della

morte , siccome non arrivano alla fine dei loro giorni preparati interiormente e

psicologicamente per affrontarla. Essi infatti vivono in una condizione di costante

irrequietudine e frenesia. In questa descrizione degli occupati prende forma anche

la figura del semivivus , una persona che risulta talmente affaccendata da faccende

futili che perde non solo la consapevolezza di vivere ma addirittura quella di stare in

piedi o seduto.

Nei capp.14-15, viene invece opposta agli occupati la figura del sapiens , il quale

attraverso l’otium filosofico è in grado di padroneggiare il tempo , di sfruttare la

propria vita dedicandosi alla cura di sé stesso. In questo modo il saggio riesce a

dominare sul passato e anche sul futuro unificandoli, vivendo quindi quasi in una

condizione di immortalità.

Nei capp.16-17, Seneca torna a contrapporre gli occupati e i saggi, i primi infatti non

saranno mai felici e sempre insoddisfatti non riuscendo così a godersi neanche i

momenti di riposo.

Negli ultimi capitoli (18-20), vi è una vera e propria esortazione a Paolino , il quale

viene invitato ad abbandonare l’attività pubblica/politica e viene esortato a dedicarsi

allo studio e alla meditazione.

De vita beata:

Qui viene affrontato il problema della felicità , che viene identificata con la virtù. Nella

seconda parte Seneca intende anche difendere i filosofi dall’ accusa di incoerenza ,

infatti essi spesso predicavano il rifiuto dei beni materiali vivendo in realtà in

condizioni di grande ricchezza e potere (Seneca aveva uno stretto legame con

Nerone). Per l’autore nulla impediva al saggio di possedere ricchezze e potere purché

questi beni materiali non guidino la sua vita; personalmente poi egli non si ritiene

ancora del tutto saggio.

Trilogia rivolta a Sereno e De providentia :

Questa trilogia rivolta all’amico Anneo Sereno rappresenta una sorta di itinerario

verso il raggiungimento della piena saggezza stoica. In essa viene anche affrontato il

problema della superiorità del negotium o dell’otium.

De constantia sapientis:

La fermezza del saggio , viene esaltata l’imperturbabilità del saggio difronte agli

accidenti ed imprevisti della sorte.

De tranquillitate animi:

La tranquillità dell’animo , sotto forma di dialogo diretto con l’amico Anneo, appare

come una sorta di crisi spirituale riguardo all’incertezza sulla via da intraprendere per

uscire dalla propria insoddisfazione esistenziale. Quest’opera risale infatti agli

ultimi anni trascorsi al fianco di Nerone (61). La soluzione viene individuata in un

compromesso tra otium contemplativo e negotium , privilegiando comunque il

negotium rivolto al bene comune.

De otio:

L’ozio , scritto dopo il definitivo ritiro a vita privata, Seneca esalta l’ importanza degli

studi e della filosofia e del dedicarsi ad essi. Prevale quindi l’otium sul negotium. In

una situazione politica particolare, come quella del tempo, era impossibile per il

saggio prendere parte alla vita politica.

De providentia:

La provvidenza , risalente a gli ultimi anni di vita e rivolta all’amico Lucilio affronta il

problema tra giustizia divina e male. Le disgrazie non sono altro che prove della

provvidenza divina che spronano il saggio alla riflessione.

Trattati filosofici:

Queste opere, giunte a noi separate dai Dialogi , hanno in realtà una struttura e

argomenti molto simili ad essi se non per la loro maggiore estensione. Nel De

abbandonata la vita politica si rende conto dell’importanza dell’otium e della

riflessione personale. Il dedicarsi all’otium infatti non darà giovamento solo al singolo

ma all’intera umanità e addirittura alle generazioni future.

Stile delle opere filosofiche:

Per la stesura delle sue opere Seneca ricorre ad uno stile e ad un linguaggio semplici

e immediati. Questo lo fa con l’obiettivo di rendere chiari e semplici i concetti da lui

espressi. Nonostante il tentativo di riportare i dialogi (es: De brevitate vitae o

Epistulae ad Lucilium ) in modo naturale come se si trattasse di reali conversazioni

tra uomini ( diatriba tra amici ), Seneca non rinuncia all’utilizzo di artifici retorici

tipici dell’ asianesimo (stile oratorio caratterizzato da enfatica magniloquenza,

concettosità, artifici retorici). Infatti Seneca non voleva soltanto dimostrare la validità

delle proprie tesi ma anche e soprattutto coinvolgere emotivamente il lettore. La

forma espressiva di Seneca è basata su asimmetria e irregolarità ed è

caratterizzata dalla brevitas concettosa. La sintassi perciò è breve , spesso singole

frasi, e paratattica (prevalentemente coordinanti). La brevitas è evidenziata dall’uso

enorme di sententiae ovvero delle frasi d’effetto basate su giochi di parole, paradossi

e/o antitesi, di facile comprensione e facilmente ricordabili dal lettore (“per tutta la

vita si deve imparare a vivere” o “smetterai di temere quando avrai smesso di

sperare”). Ricorrente è anche l’uso dell’asindeto , ovvero del collegare proposizioni

coordinanti tra loro senza usare esplicitamente congiunzioni. Il legame logico tra le

proposizioni è spesso evidenziato da anafore (ripetere parole a inizio a fine delle

frasi) o poliptoti (parola ripetuta ma usata con casi diversi). Molto utilizzate sono

anche le figure retoriche in particolare: metafore (soprattutto quella del

tempo=denaro), espressioni tecniche e specifiche (quelle riguardanti l’ambito

giuridico), antitesi (soprattutto per confutare credenze comuni), parallelismi ,

chiasmi , paronomasie (parole con suoni uguali o simili ma con significati diversi).

Nel complesso perciò nonostante il linguaggio e la forma siano semplici e

comprensibili, le opere di Seneca sono sottoposte ad un’attenta rivisitazione

stilistica.

Le tragedie:

Sotto il nome di Seneca ci sono giunte 10 tragedie. 9 sono cothurnatae , ovvero di

argomento greco inspirate soprattutto a Sofocle ed Euripide, mentre Octavia è l’unica

praetexta , ovvero di argomento romano ma anche di dubbia autenticità. Molto

dubbie sono anche la datazione e la modalità di fruizione dei testi, infatti la struttura è

molto statica e i testi sembrano prestarsi più che altro alla lettura pubblica. Chiaro

invece è l’ intento pedagogico nei confronti del giovane Nerone e più in generale del

pubblico, riguardo gli insegnamenti della dottrina stoica. La maggior parte delle

tragedie insiste sulla contrapposizione tra bona mens (controllo razionale di sé) e

furor (furia passionale). In particolare si mostrano le estreme e drammatiche

conseguenze dell’ abbandono a sentimenti irrazionali come il passone amorosa,

l’odio, la gelosia o la brama di potere. Il finale tragico è una sorta di antiexempla dei

comportamenti da evitare. Ricorrente è anche la figura del tiranno sanguinario e

assetato di potere, che rappresenta il pericolo della degenerazione del principato in

dispotismo. Anche questo è un chiaro invito alla moderazione rivolto a Nerone. Le

tragedie hanno una struttura prevalentemente statica in cui prevalgono digressioni e

monologhi; i dialoghi sono molto frammentati e brevi, spesso riducendosi ad un solo

verso per personaggio. Molti sono anche i particolari macabri e tragici. Frequenti sono

esclamative apostrofi e interrogative retoriche che rendono l’enfasi patetica.

Apokolokýntosis :

Il nome dell’opera è un neologismo che dal greco significa “trasformazione in zucca” o

“deificazione di uno zuccone”, l’opera è anche conosciuta con il nome di Ludus de

morte Claudii. L’operetta non è altro che la parodia della divinizzazione post

mortem dell’imperatore Claudio , tanto odiato da Seneca. Dopo la sua morte

Claudio si presenta davanti agli dei e a Giove i quali però non lo riconoscono, siccome

invecchiato e malato. A questo punto Augusto pronuncia un duro attacco nei confronti

del successore ricordando i suoi numerosi crimini. Per questo motivo Claudio

sprofonda all’Inferno dove è costretto, come per una pena per contrappasso, a giocare

per tutta la vita a dadi su di bossolo sfondato e verrà poi venduto come schiavo (egli

aveva infatti promulgato una legge che dai grandi poteri a coloro che possedevano

schiavi). Quest’opera è un chiaro esempio di satira menippea , dal suo inventore

Menippo di Gàdara. La forma è prosimetrica , ovvero l’unione di prosa e versi e anche

serio e scherzoso. Il testo è finalizzato alla polemica diretta ad personam nei confronti

di Claudio, non manca comunque un elogio a Nerone, di cui da poco era divenuto il

precettore. Lo stile è caratterizzato da registri stilistici e linguistici diversi.

L’uso del tempo (*):

Nella prima Epistula ad Lucilium , Seneca mostra lo stretto legame che esiste tra la

conquista della consapevolezza di sé e l’uso corretto del tempo. Infatti mentre

i beni materiali sono effimeri e caduchi il tempo è l’unico possesso proprio del singolo

ed è anche l’unico che non dipende da fattori esterni. Perciò è compito dell’uomo di

comprenderne il valore e sfruttarlo appieno. Consapevole di questo il sapiens

evita di sperperare il proprio tempo e lo sfrutta per un miglioramento personale.

Perciò il sapiens accetterà più serenamente anche la morte , che non sarà altro che la

naturale conclusione della vita. Seneca torna quindi a sottolineare che non conta

tanto la durata oggettiva del tempo ma il modo in cui esso viene impiegato, che è una

responsabilità del singolo. Da ciò ne consegue anche un’esortazione a vivere il

presente , a vivere la vita giorno per giorno senza proiettarsi in un futuro incerto.

Bisogna perciò evitare il comportamento dei più, degli occupati, e preferire invece

l’atteggiamento tipico dei sapiens, che dedicandosi all’otium filosofico, non solo

giovano a sé stessi grazie alla riflessione e alla meditazione ma attraverso la

pubblicazione delle loro opere e dei loro insegnamenti giovano anche agli altri ,

dando loro insegnamenti morali. I sapienti diventano così padroni del tempo,

conquistando una sorta di immortalità laica.