L'età imperiale
Durante l'età augustea, Augusto era riuscito a ripristinare la pace e gli antiqui mores; fu un periodo di prosperità
economica, politica e culturale e c'era una visione della vita univoca, armonica, equilibrata, organica. Con la sua morte
questi valori decadono, gli imperatori governano inizialmente in maniera moderata, poi degenerano.
Nell'età imperiale gli intellettuali hanno una visione negativa della vita (congiure, morti sospette, eccidi). La vita
dell'intellettuale è difficile, non ci fu una politica culturale, anzi gli imperatori ne erano ostili e le produzioni venivano
controllate, chi non si uniformava ai principi dell'imperatore era costretto alla morte (Seneca).
Seneca
Fa a Roma una brillante carriera politica, diventa precettore di Nerone, per poi ritirarsi a vita privata dedicandosi all'otium.
È considerato dai critici contraddittorio: avversa la ricchezza ma accumula beni (de vita beata), esalta l'otium ma
partecipa alla vita politica.
Otium
Quello di Seneca non è un otium individuale ma collettivo, non contemplativo ma attivo. Ha posto per primo l'attenzione
sull'interiorità dell'uomo, offrendo un percorso verso la salvezza, la rigenerazione, rispetto a quella corruzione del suo
tempo.
Vive un tempo (periodo di dispotismo) in cui l'intellettuale non ha libertà, ma può trovare una libertà interiore attraverso
un iter (l'uomo è libero quando conosce sé stesso e sa gestire la sua vita). (in contrasto con Lucano che non vede
speranza).
Filosofia
Emerge nell'ambito filosofico; vuole una filosofia che non sia pure teoresi, ma deve aiutare l'uomo a guardare la realtà
con occhi diversi, a prendere coscienza della vanità delle cose.
Segue lo stoicismo: agire secondo razionalità, uniformarsi alla natura, essere sapiens. La felicità si raggiunge attraverso i
principi dello stoicismo (visione frutto della realtà vissuta).
I Dialogi
Non sono veri dialoghi ma discorsi aperti. Vuole liberare gli uomini dai peccati che li opprimono, ricercando la virtù, fonte
di felicità.
Affronta temi di filosofia morale:
Morte: non si deve avere paura della morte, perché secondo lo stoicismo con la morte l'anima si libera dal peso
del corpo, e per l'epicureismo il corpo muore con l'anima, dunque la morte non viene neanche avvertita. Chi ha
realizzato lo scopo della vita ovvero la virtù non ha paura di morire.
Tempo: è come un fiume in piena, non bisogna farsi travolgere. Appare breve per chi è schiavo di inutili
occupazioni e deve essere valutato in termini qualitativi non quantitativi (secondo principi stoicismo, razionalità).
La vita è precaria e l'unico momento di cui abbiamo certezza è il presente.
Virtù: invita gli uomini alla realizzazione di sé attraverso la ricerca della virtù.
Dialoghi – consolatio.
Opere di carattere etico-filosofico, consola chi ha subito un lutto, lenisce il dolore attraverso la filosofia stoica. La morte
non è un male ma il passaggio ad una vita migliore.
Consolatio ad Marciam, per la morte del figlio; lo immagina accolto in cielo dal nonno.
Ad Helviam matrem, alla madre per consolarla del suo esilio, dice che è solo un periodo transitorio (infatti tornerà a
Roma grazie alla mediazione di Agrippina, come precettore di Nerone).
Consolatio ad polybium, un liberto, per la morte del fratello.
Dialoghi - trattati
De brevitate vitae. Cotidie morimur, ogni giorno moriamo ogni giorno una parte della nostra vita viene meno, come si può
rendere la vita più duratura? Agendo secondo razionalità, controllando gli istinti, lepassioni, gli eccessi: la vita non è
breve se sai farne buon uso. Critica gli occupati coloro che sprecano il tempo in azioni vane.
De ira. Si propone si combattere l'ira, che non è utile, offusca la ragione e ha manifestazioni simili a quelle della follia.
De vita beata. Per gli stoici la felicità consiste nella vita secondo natura, ossia secondo ragione, che indica il Sommo
bene. Critica gli epicurei che identificavano il Sommo bene con il piacere (appare contraddittorio: possiede ricchezze e
conduce una vita dispendiosa, in contrasto con la semplicità di cui parla).