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Euripide tragedia greca arcaica
Tipologia: Appunti
Caricato il 16/09/2024
2 documenti
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Universo più avanzato , per tecnica tematiche e modi con cui sviluppa delle possibilità che i vari miti offrivano. Lo fa in maniera molto originale, tanto che molti prima non comprendevano e riportò solo 4 vittorie. Nacque nel 485, distacco di molto, più di due generazioni (50 anni) rispetto ad Eschilo, meno divariò con Sofocle perché muore dopo Euripide nonostante fosse più anziano, la loro attività è parallela. Attività religiosa molto ricca, scrittore più attestato rispetto agli altri due di cui possediamo 7 tragedie, di Euripide abbiamo 17 tragedie più un dramma satiresco chiamata il ciclope, e una tragedia probabilmente non sua Il reso. Abbiamo due cataloghi, Alcune cose sono simili altre diverse. Sono pochi i titoli di cui dare una datazione certa, Medea forse 431, Elena 407,lavoriamo secondo catalogo. Il cataloghi le dividono in Si incomincia conAlcesti, medea, l’ippolono coronato, un ciclo dedicato a Ifigenia Clima culturale diverso da Eschilo, Atene era divenuta a metà del quinto secolo dopo aver trionfato nelle guerre persiane e aver costruito la lega dello attics (Atene posta al centro di scambi nel mediterraneo), Atene era diventata una città ricchissima e attrattiva per intellettuali da tutto il mondo greco, come Anassimandro, Ippocrate, Erodoto tutti alla cerchia di Pericle. Nell’età successiva Con Euripide invece conosce l’epistica, conosce Goggia, Protagora, una voce nuova come quella di Socrate. È stato un gigante nel suo campo ma era in un contesto culturale variegato e stimolante, con artisti ricchi di contenuti nuovi. Euripide era molto schivo, non amava coinvolgersi nella vita politica e sociale, forse uno dei motivi per cui la sua attività drammaturgiaca non fu premiata, era ricco però perché scriveva soltanto ritirandosi nell’isola di Salamina isolato Amava l’arte della pittura, il saper dare ai volti una fisionomia, cercando i particolari, in maniera inconsueta anche e ricercando l’effetto della verosimiglianza. Nell’arte antica si ricercava la natura, Euripide cercava una forte verosimiglianza con la realtà. Infatti i personaggi dei suoi brani sono tratti dal mito, MA questo mito è totalmente desacralizzato. (Eschilo diceva che un grande problema dell’uomo è compiere la iubris sostituendosi a dio,un desiderio impossibile segno della sua tendenza tragica. Per Sofocle ci sono grossi personaggi che vivono dei loro valori espressione di un mondo non riducibile a nessun compromesso. Il dialogo di Antigone e creonte è drammatico, sia nei toni ma anche perché nessuno dei due concede qualcosa all’altro. Pure Aiace che deve necessariamente soccombere, o Elettra che non mette in discussione nulla nel suo odio. Edipo schiacciato dal male. Sono personaggi dotati un’enorme forza interiore, ma non dialoganti. Odisseo forse è l’unica figura che avanza. Sia per Eschilo che Sofocle qu3sta rottura è una fonte tragica molto potente). Euripide invece sposta totalmente questa dialettica contrastiva da ogni orizzonte esterno ad uno interiore, intimo. Il tragico nasce non solo dal contrasto tra i personaggi, che si risolve spesso in una dialettica positiva scontata, ma dalle opposte ragioni che albergano nel cuore dell’animo di uno stesso personaggio. I personaggi di eschilo e Sofocle sono fissi, potenti, vanno solo ammazzati per essere zittiti, mentre quelli di Euripide sono dinamici, si evolvono, prendono decisioni terrificanti, ma ci rendono partecipi del lavoro di costruzione di decisioni, gli intenti non sono subito specificati Euripide è un genio assoluto, meno potente rispetto agli altri, ma una capacità di costruzione stupefacente, riesce ad assorbire tematiche concettuali e a farle diventare realtà viva. Ad esempio I sofisti dicono che non esiste un’oggettività, la realtà è frutto dei singoli giudizi. Ci sono aeree in cui i giudizi convergono ed altre no e spetta all’individuo convincere gli altri con le proprie idee. Protagora diceva “ l’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono”. Relativismo morale quindi, io sono la mia morale, decido,che può essere un pericolo. La medicina ippocratica: ippocrate aveva applicato la dissezione dei cadaveri, aveva analizzato gli organi interni, aveva scritto alcuni trattati riguardo un rapporto tra salute e malattia con l’ambiente circostante, da all’arte medica un notevolissimo impulsò nella medicina, descrivendo il mondo rappresentandolo. Un esercizio tipico della sofistica che consisteva in celeberrimi dissói logoi, da un thema proposto bisogna creare delle argomentazioni pro e contro, di ogni tipo, un esercizio imprescindibile nell’ambito imperativo (nella boule) espone e giudiziario. Il presupposto è che non c’è un’unica verità, bisogna convincere, i discorsi dovevano essere credibili, si doveva sviluppare la capacità dell’ethopoía (poieo, l’ethos). Euripide socrate lo incontra. Tutte queste componenti vanno chiamate in causa per spiegare questo autore PEuripide usa il monologo, risorsa tipicamente tragica, ne è il maestro, lo fa diventare una cosa imprescindibile, il personaggio parla a se stesso e alle sue contrapposizioni interiori, una risorsa assai vivida e piena di risvolti che altri generi letterali dopo la sua esperienza vogliono usare il monologo , come catullo (nugia, carmina docta, epili, ektrasis Arianna lasciata da Teseo
monologa, tratta Euripide). Apollonio rodio, uno dei maestri di Virgilio, prende dalla giovane Medea OPERE DA CATALOGO L’ALCESTI alcesti è il nome della protagonista, i personaggi femminili hanno spazio privilegiato Ecuba Ifigenia Elettra, Andromeda, Ecuba, Elena, Le Baccanti Algesti secondo i tredici antichi pareva non fosse una vera e propria tragedia, occupava il terzo posto nella tetralogia, ma non presentava caratteristiche giocose di un dramma satiresco, ma presenta alcuni aspetti della commedia, come il finale positivo Era stato ospite di Admeto, a Fere in Tessaglia, il dio Apollo che molto contento per l’accoglienza gli fa un dono, gli predice che la morte incombe su di lui ma egli può stornarla dal suo capo se qualcuno vorrà morire al suo posto. Admeto si rivolge ai suoi anziani genitori proponendogli ciò ma rifiutano di sacrificare i loro ultimi anni. Si offre vittima sacrificale la sua sposa, Alcesti, figura complessa : dice di se stessa in un monologo molto ricco di pathos di essere la migliore delle donne, che decide di morire al posto del marito e fa delle richieste comprensibili. Chiede al marito di conservare la castità nuziale, non si dovrà sposare di nuovo, perché non vuole che i suoi figli subiscano le angherie di una matrigna. Admeto in lacrime acconsente e si passa alla scena della vestizione prima della morte come un qualunque eroe omerico che si prepara prima di una battaglia con l’aiuto del suo scudiero. Alcesti eroina si prepara alla sfida più dura, aiutata dalle ancelle e muore. Nella seconda parte della tragedia Admeto piange per la morte di Alcesti ma mentra la casa piange per il lutto bussa alla porta Eravle che chiede di essere ospitato. Admeto, ricordando obblighi della Xenia, gli da una stanza e gli fa preparare un pasto: c’è una scena in cui Eracle mangia e beva a 4 palmenti, come che, e fa battute mentre tutti sono tristi però. Ad un certo punto si rende conto che è lui solo che fa baccano e facendo domande riesce a scoprire l’accaduto della signora (despoina), quindi dedice di andare nel mondo di sotterrra, di Ade per riscattare Alcesti e dopo un po’ torna tenendo per mano una fanciulla ricoperta da un velo. Si presenta al cospetto di Admeto e gli propone di accogliere questa fanciulla. Admeto rifiuta è molto titubante, non vuole macchiare il ricordo della moglie, ma vinto dal l’esistenza di Eracle cede. Scopre il volto e con stupore e felicità si rende conto che la donna è Alcesti, che però è ora un personaggio muto e la tragedia, non tanto tragedia si chiude così. Il motivo della donna che torna dal mondo dei morti è molto tipico, insieme al motivo di silenzio di ritorno dall’ade, motivi folkloric I che Euripide riunisce per costruire una sorta di fabula Con Euripide le donne dono pari, se non superiori agli uomini (la vestizione, l’aretè di Alcesti sono testimniamenza di qualità superiori). MEDEA (MEDEIA) Questa medea, diversa da quella delle altre tragedie non giunte , si propone evoke un esponente di giustizia quasi divina, La scena si apre com il prologo della nutrice, una novità di Euripide per il teatro: prima il prologo, parte essenziale del brano, era affidato ad un Dio o ad un personaggio importante, in Euripide invece spesso il prologo è affidato ad un personaggio minore preferibilmente di bass estrazione sociale. C’è quindi una desacralizzazione del mito, con l’effetto tipico del dramma borghese. Gli dei in Euripide non sono molto importanti, è tutto umano. Il prologo della nutrice incomincia con un periodo ipotetico del quarto tipo La prima nave a solcare il mare era stata argo, fatta con gli abeti del pello perché Giasone doveva compiere un’impresa con gli argonauti, tra cui c’era peleo padre di Achille, per prendere il vello d’oro, che si innamora con Achille. A capo di questa spedizione c’era Eracle Telamonio Giasone e vanno in Colchide per recuperare il vello d’oro su cui Elle e frisso erano stati sul montone magico. (Ma elle morta). Il vello era protetto da un incredibile drago e solo Medea poteva avvicinarsi, era una sacerdotessa maga potentissima, ma anche una giovane donna è quando Giasone si presenta dal re Eta per avere il vello, il re dopo essersi arrabbiato gli dice che per averlo doveva affrontare il drago. Giasone era bello e convince fa innamorar Medea che crea un filtro potente. Medea uccide il fratello, fuggendo dal padre con il fidanzato. Giunge in Grecia toglie dal potere l’usurpatore del trono del padre, e lo fa uccidere dalle figlie tagliandolo a pezzi, tutto per amore per Giasone. Giasone lascia la moglie Medea e si vuole mettere con la figlia di creonte. L’antefatto lo racconta la nutrice che racconta la sofferenza di Medea a questa notizia Nella Parodo le donne di corinto sentono i lamenti di Medea
instinti, bisogni e passioni invincibili (trattati poi da Platone). L’insegnamento sta nel non cedere alle passioni