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Una panoramica sulla vita e le opere di Fedro, autore di favole nel periodo romano. Si analizzano le caratteristiche del genere delle favole, la loro funzione educativa e la rappresentazione degli animali come simboli della società. Si approfondisce la figura di Fedro, schiavo liberato grazie al suo livello culturale, che si dedicò all'insegnamento di lingua greca e latina. Si esaminano le sue opere, tra cui il Liber III, e si analizzano alcune favole come La vecchia e l'anfora, Il galletto e la perla, Il cane vecchio e il cacciatore e Il poeta e la favoletta della donnola e dei topi.
Tipologia: Appunti
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- intro vita: Fabula in lett. latina: no grande prestigio, nasceva da narrazioni popolari come il mito per esempio. Fedro tende a citare spesso Esopo (barbaro della Tracia, scriveva favole in prosa intorno al sesto secolo aC). Caratteristiche di fabula: avere una morale, contiene animali che rappresentano la società (volpe: furbizia etc.). Di Fedro troviamo notizie nelle sue opere perché parlava anche di sé, dunque sappiamo che nacque attorno al 20/15 aC in Macedonia, fu venduto a Roma come schiavo e viene chiamato Liberto Augustus, liberato durante il periodo di Ottaviano grazie al suo livello culturale. Si dedicò all’insegnamento di lingua greca e latina, adottando le favole come libri di testo nelle scuole dove insegnava poiché erano facili, brevi e divertenti. Dopo Augusto ci fu Tiberio, e il suo prefetto del pretorio Seiano si sentì accusato in una favola dunque Fedro ebbe problemi con il potere. Fedro morì a Roma nel 51 aC, e durante la sua vita scrisse 5 libri in versi. - Liber III - prologo Chiamava i suoi libri ‘’Libretti’’ per modestia. Ha un interlocutore, chiamato Eutico, egli deve essere libero da ogni impegno e disponibile all’ascolto. Lezione di vita ad Eutico: dovrebbe cambiare abitudini nel tempo libero per svoltare la sua vita, rinunciare allo svago e dedicarsi alla lettura. Lui li chiama Libretti, nonostante fossero per lui poesie: viene da Vim Carminis, forza della poesia. Nel prologo rivendica la sua origine greca, citando le nove muse nate da Mnemosina, dicendo che egli appartiene al genere poetico ma che fosse escluso dai poeti del suo tempo poiché scrittore di favole. Scriveva secondo l’Esopi Stilo, dunque lo stile di Esopo, dicendo di scrivere per il diletto dei posteri nel caso i contemporanei non gradissero. Il genere è: genus fabularum, dunque le favole. Parla della schiavitù soggetta al potere, ma non osava criticare dunque trasformava le sue opinioni e emozioni in favolette chiamate fabellas, per non essere incriminato. Di conseguenza il suo stile è nato da una classe ‘’bassa’’, classificato come genere poco alto. Nelle fabellas: acutezza sociologica stupefacente, nonostante anche lui appartenesse a una classe sociale bassa. Esprime quindi meglio le idee degli schiavi, proprio perché lui stesso lo fu. Continua ed amplia la via prima iniziata da Esopo, ma se Esopo non fu solo un traduttore ma prese anche ispirazione da ciò che traduceva, Fedro va ancora più avanti e inventa. Egli fu però condotto alla rovina per il fatto di Seiano.
Si può fare un paragone con Seneca ma questi apparteneva all'elite, dunque Fedro ha una visione più reale ed accurata degli schiavi, appartenendo alla stessa classe. L’unico problema fu la censura, poiché il potere si sentiva spesso attaccato (essendo colpevole). Di conseguenza Fedro rimase sempre cauto, scusandosi con il potere stesso, difatti egli non voleva accusare i singoli puntando invece a discorsi più generali. Tendeva sempre a scacciare l’invidia, aveva un desiderio di gloria in quanto a poeta e di conseguenza chiedeva ai suoi lettore di leggere e dargli un giudizio sincero.
- fabulae di Liber III: Dopo il prologo abbiamo: 1. La vecchia e l’anfora La favola non si esaurisce nella scena, hanno importanza gli elementi di essa come ad esempio: il profumo del vino simboleggia il valore e l’interpretazione della favola, l’anfora vuota rappresenta la favola (per valorizzarla), la vecchia simboleggia il pubblico che trova l’anfora. 2. Il galletto e la perla Favola sull’arte e sulla poetica. La perla rappresenta il contenuto della favola/poesia, il letamaio è la favola stessa (genere basso). Il prestigio letterario della favola nella sua epoca è diverso dalla concezione della favola per Fedro. (favola è brutta ma dentro il contenuto è bello) Altra interpretazione: perla è come Fedro vede la favola e il letamaio come la vede il pubblico. 3. Il cane vecchio e il cacciatore Il cane rappresenta lo schiavo (servus), il lupo è l’uomo libero (dominus), il tema della favola è il potere e i rapporti di forza. Cita Seneca, dicendo che ‘’se ora condanni quel che sono, in realtà stai lodando ciò che ero’’ (si poteva passare da schiavo a liberto e viceversa). Il cane: paura di diventare inutile man mano che invecchia, dunque vi è un’amara constatazione che il rapporto schiavo-padrone dipende solo dall’utilità presente. 4. Il poeta e la favoletta della donnola e dei topi Sembra un gioco (ludimus levi calamo: uno scherzo con la penna leggera), il tema principale è che l’aspetto esteriore inganna (allude al significato nascosto delle favole e delle poesie). La donnola che si nascoste: libertà e ipocrisia del potere, invece i topi, che se non capiscono l’inganno muoiono mangiati, sono coloro che vengono sottoposti al potere (schiavi etc.).
dunque hanno origine illustre. Sono simili tra loro quelle di Fedro, Petronio e Apuleio ma Petronio le scrisse più sviluppate (Satyricon, con triangolo amoroso di cattivo gusto per i ricchi) mentre per Apuleio sono contenute nell’Asino D’Oro. Tra esse vi è in comune ‘’la Matrona di Efeso’’, chiamata da Fedro ‘’La vedova e il soldato’’. Il concetto principale è che la vedova doveva essere univira (avere un solo uomo) e dunque gradualmente abbandona la castità di morte (per suo marito morto), diventando ‘’lussuria di vita’’, essendo ella corteggiata da un soldato (vita). Il soldato a guardia del cimitero, un giorno perde un cadavere (glielo rubano) e la donna che lo amava gli cede il corpo del marito defunto per ‘’camuffare’’ il misfatto. La favola della Matrona di Efeso ha tre scopi diversi per i tre autori che la scrissero:
- Luciano: per rovesciare i valori tradizionali - Fedro: ha un compito moralistico - Petronio: è usata come forma di divertimento sulla forza del sesso
- vita: Petronio compare negli Annales di Tacito, viene definito Petronius Arbiter Elegantiae (P. maestro di raffinatezza). Compare tra le vittime della congiura dei Pisoni (Seneca), coinvolto da Tigellio. Comparendo negli Annales sappiamo per certo essere lui l’autore del Satyricon. Egli è un ‘’dandy ante-litteram’’ (ovvero un uomo di cultura, un esteta che coltiva amore per eleganza e poesia, che si veste e si atteggia in un certo modo). La parola romanzo non è latina, nonostante ci fossero prose con caratteristiche simili, è una parola nata in epoca Medioevale legata alle lingue neo-latine, romanze. Di conseguenza il Satyricon è un simil-romanzo, non arrivato integro a noi, poiché nella cultura greca avevano caratteristiche diverse che poi i latini presero d’esempio. Narrazioni definite narratura d’intrattenimento, dunque si evidenzia il concetto di letteratura gerarchica (queste erano meno impegnative e serie dell’epoca, più basse ad es. della tragedia). Avevano uno schema fisso con avventure d'amore ostacolate ed erano una forma letterale di consumo/intrattenimento che poi approderà anche a Roma. Uniche nel suo genere. La ‘’Questio Petroniana’’ tratta delle poche informazioni che abbiamo sull’anonimo P, tratte dai romanzi stessi. Amato da Nerone, morì diversamente da Seneca nonostante la congiura dei Pisoni: Seneca ha una morte da filosofo, Petronio da esteta (si fa aprire e chiudere le vene per morire quando vuole, raccontando nel mentre poesie felici). Non si complimenta con Nerone mentre moriva (diversamente dal solito, lo faceva per non far perseguire i parenti) ma lo critica.
Negli Annales non è esplicito che il Satyricon fosse scritto da Petronio ma lo si capisce per via delle molte similitudini con sue opere.
- Satyricon: Opera molto ampia però arrivataci in maniera molto framentaria, racconta delle peripezie di una coppia omosessuale (satira dell’eros maschile). Si tratta di questa coppia, Encolpio (vecchio) e Ascilto (giovane) - nomi greci.Gitone si inserisce nella coppia (elemento disturbante): entrambi lo vogliono sedurre, dunque compare il dio Priapo (dio del fallo) che li maledice perché non avevano fatto bene i riti Priapei e rischiavano l’impotenza. Compaiono due eunuchi, uomini che avevano il compito di proteggere le donne e dunque privati dell’organo genitale. Vi è una cena a casa di un liberto arricchito, Trimalchione, di cui vi è un originale descrizione del parvenue (Trimalchione) dove Petronio vuole evidenziare il degrado socio-culturale della società Neroniana (egli è volgare, spende soldi per diventare patrizio, è lontano dall’elite romana). Importante il realismo Petroniano poiché il Satyricon è l’unico testo latino che presenta realismo descrittivo. Petronio inserisce una parodia dell’Iliade, detta da Eumolpo. C’è una polemica del dio denaro, poiché descrive una società dove i soldi sono l’unico valore, perdendo ogni valore morale: molto moderno, con caratteristiche grottesche. Vi è un riferimento con il ‘’De bello civili’’ di Cesare e anche un’allusione grottesca al cannibalismo, questo perché il primitivismo alimentare affianca quello erotico (simbolismo di regressione sociale, = orge). - T2- Trimalchione entra in scena: Egli arriva in ritardo per avere un’entrata di scena d’effetto, presenta elementi grotteschi, caratterizzato da un esibizionismo pacchiano ed è presentato come una caricatura di raffinata volgarità. La carne non era cibo della plebe dunque il fatto che egli avesse allevamenti di ghiri simboleggiava che egli fosse molto ricco. Vi è un realismo satirico. - T3- Presentazione dei padroni di casa: La moglie di Trimalchione si chiama Fortunata, non è una matrona fine e posata ed è una figura femminile volgare e smisurata, ed esagerata: rappresenta l’ascesa sociale. Il linguaggio è colloquiale e a lei viene affidato l’aggettivo ‘’topanta’’, grecismo storpiato, viene dal greco ‘’to pan’’: il tutto, al plurale neutro ‘’ta panta’’, tutte le cose. In latino: tuttofare linguaggio che delinea il loro essere fintamente colti. Fortunata gestisce i soldi di Trimalchione, egli dunque si fida ciecamente di lei, chiamata anche ‘’troiaccia’’ (‘’lu patria’’ da lupanare, in latino ‘’bordello’’- modo elegante era Meretrix). Viene definita una gazza da letto poiché volava da tutti (in latino ‘’pika pulvinaris’’: gazza del
idee ma dell'arte letteraria in quanto tale descrivendo il realismo omerico, medievale, rinascimentale, modernista. Per quanto riguarda all'epoca romana non descrive Virgilio o Seneca ma Petronio e il suo Satyricon in quanto massimo grado di realismo raggiungibile dalla letteratura e dalla cultura romana aristocratica e gerarchica, egli non ha limiti. La descrizione di Petronio del reale ha capacità di rappresentare e descrivere la realtà e l'arte in lingua romana. Evidenza la lingua unica e giochi linguistici non formalizzati. Petronio riproduce in maniera realistica e potente i ceti sociali della sua epoca. L'unico limite era presentato dalla separazione degli stili alto dell'epica e della tragedia, e basso della commedia. La società classista, gerarchica e patrizia attribuiva a stile letterario diverso un ceto diverso. I ceti bassi erano rappresentati dalle favole e dalle commedie, con stile grottesco e ironia, in quanto non meritano rispetto. Il limite è dunque ideologico: l'antica norma stilistica romana per cui l'imitazione e la descrizione del reale e del quotidiano qualunque non potevano essere che comiche sono inconciliabili con discorsi seri. L'idea è superata con l'arrivo del cristianesimo che ne rappresenta una rivoluzione. Siamo tutti uguali davanti a Dio. Apre le porte a un realismo non più gerarchico. Petronio, al contrario, scrive dall'alto: osserva dall'alto e scrive concettualmente. Innanzitutto Tacito e tutti gli storiografici antichi non parlano mai delle condizioni economiche. Il Satyricon s'avvicina alla concezione moderna della rappresentazione realistica con una descrizione precisa dell'ambiente sociale. Nella lingua del romanzo viene fuori il vero modo di parlare. Vengono fatti paragoni con altri generi letterari ed vi è una descrizione precisa sulla lingua usata. Evidenzia il fatto che racconti mitici greci non sono realistici. AUERBACH sottolinea che petronio raggiunge il limite estremo a cui sia arrivato il realismo antico. evidenza la capacità della letteratura antica di descrivere la realtà linguistica di petronio, che Auy definisce Mimo Romano. Dunque, se l'aspetto positivo è il realismo, quello negativo era presentato dai limiti: la non capacità di rappresentare seriamente personaggi popolari. L'età d'oro del romanzo realistico occidentale è il milleottocento. Petronio e tacito hanno una visione dall'alto delle elite della realtà. la storiografia romana è una storia grafia moralistica: critica i comportamenti ma non il contesto socioeconomico. Tacito non usa questo discorso per un approfondimento storico sulle condizioni socioeconomiche dei soldati, ma per rimprovero morale: rappresenta gli stessi limiti di petronio. Tacito negli annales descrive una rivolta delle legioni in germania dopo la rivolta di augusto: inventa un discorso, non fa considerazioni economiche. I soldati al congedo
Ricevono una pensione minima. giudica il personaggio che lo dice in modo negativo: è moderno, preciso e realistico. I personaggi del realismo ottocentesco sono presi sul serio, ma i personaggi di petronio no. Auerbach dice che nella letteratura moderna ogni personaggio, qualunque sia il suo carattere o la sua posizione sociale, ogni avvenimento, sia favoloso, sia di alta politica, strettamente casalingo, può venire dall'arte imitativa trattato seriamente, problematicamente e tragicamente. Questa è la conquista del realismo moderno : la separazione degli stili. Per petronio tutta la bassa realtà, tutto quello che è quotidiano, deve essere rappresentato solo comicamente, senza approfondimento problematico in quanto non degno di racconto. Non vi è un trattamento attento e serio. Non vengono messe in luce le forze sociali che stavano in quel tempo alla base dei rapporti rappresentati: i soldati, i mercanti, etc. non sono considerati importanti (opposto idea Marx). Poiché i personaggi non lasciano il terreno del comico, il loro rapporto con la collettività non è che abile adattamento o grottesco e biasimevole isolamento.
- Il fantoccio di paglia: Durante il banchetto di trimalchione vengono raccontate diverse favole: si tratta di racconto nel racconto. Queste sono storie di paura, storie incredibili. Tema: sostituzione magica di persone. - T8- Matrona di Efeso: Petronio scrive di matrona di efeso, in modo diverso da Fedro. Petronio è più abile di fedro perché inserisce diversi particolari rendendo la narrazione più visiva e realistica, nonostante fosse più corta. Vuole evidenziare la moralità della persona: la vidua univira cambia i suoi valori con disinvoltura. In questo caso petronio non pronuncia giudizi di condanna, il racconto, condotto dall'inizio alla fine all'insegna dell'ironia, si conclude con una battuta di spirito, anzichè con un giudizio morale. L'intera novella è giocata sul rovesciamento delle apparenze: il comportamento di tutti i personaggi segue un percorso discendente di degradazione che comporta il ribaltamento del ruolo iniziale.
- Vita:
Excursus sui giudei: il monoteismo è una falsa credenza perché crede In un dio non rappresentabile. racconta della dinastia flavia. La dinastia dei flavi, a lui contemporanei, inizia da vespasiano. I giudei, ebrei di gerusalemme, sono citati in quanto si racconta della conquista di tito di gerusalemme. Tacito ha bisogno di spiegare la sua epoca: forte esigenza di capirla. È importante l'atteggiamento di tacito nei confronti degli ebrei e dei cristiani (monoteisti). Divide la superstitio (falsa, strana credenza in un unico dio non rappresentabile) opposta alla religio (religione romana: religione civile, i sacerdoti sono funzionari dello stato: forte funzione politica e sociale). Sottolinea la differenza tra la cultura religiosa pagana e quella monoteista. L'ambito del sacro lega gli uomini tra di loro è con il divino, e si si riconoscono come comunità.
- Annales: Descrive la tragicità del periodo pieno di congiure, descrivendo la psicologia di chi ha il potere. Essi vivono nel sospetto, nella menzogna, nella paura di perdere il potere, dell'insicurezza della fedeltà dei propri cortigiani: la reazione psicologica e la crudeltà. Tacito, per capire la storia contemporanea, deve capire la storia antica (la dinastia di nerone, petronio, seneca). Il soggetto è dunque la dinastia giulioclaudia. Emerge la tragicità del periodo imperiale. Descrive la pratica di uccisione degli avversari politici nella corte imperiale (si guardano tutti con sospetto). L'atmosfera del tempo è plumbea, la lotta politica in questa epoca è più forte che nell'età repubblicana. Ti spira al teatro seicentesco (tragedia): capacità di scavo psicologico. - Un deserto chiamato pace: da agricola. guerra in bretagna tra agricola è calgaco (caledoni). Tacito inventa i discorsi che si fanno hai propri soldati, calgaco smaschera l'imperialismo romano (esercitazione preponente del potere). L'esercito era formato da persone che non sanno cosa sia la schiavitù. Logica romana: sottomissione (ogni volta che gli servirà, anche i propri alleati).
Il discorso è duro anche se l'autore e romano. Calgaco dice che i romani hanno conquistato tutte le terre, ma essi non si accontentano, ora vogliono occupare il mare. Sei popoli sono ricchi, li sfruttano, sei essi sono poveri, li dominano. Lo chiamano impero ma è solo sete di potere, privazione di libertà altrui. I romani, per quanto riguarda la civilizzazione, sono superiori ai popoli tribali: questa è la giustifica del dominio e dell'impero. Calgaco sottolinea il fatto che i propri soldati siano schiavi. "I romani, alla cui prepotenza è vano sperare di fuggire con la sottomissione e il rispetto. Predatori del mondo, ora che tutto devastando hanno esaurito le terre, fruga nel mare." Cito. Usata come Bandiera antimperialismo: " Rubare, trucidare, rapinare con falso nome chiamano impero, e dove fanno il deserto, lo chiamano pace." Cito.
- T3- Purezza razziale: A proposito del determinismo geoclimatiche, tacito parla della popolazione germanica che non ha subito contaminazione con altre popolazioni: non sono colpiti da unioni con altre popolazioni, sono puri. Anche se appartengono a tribù differenti tutti hanno le stesse caratteristiche fisiche: Essi sono caratterizzati da occhi azzurri e fieri, capelli rossi, grandi corpi, adatti alla saldo. a differenza di Roma dove le popolazioni si univano tra loro, v'erano molte unioni interetniche (non razzisti). Nonostante ciò, non sono capace di affrontare la fatica e le attività (il loro sangue circola velocemente dato il clima freddo, la continuazione di uno sforzo per loro è difficile da sostenere) sono molto impetuosi ma poco resistenti (a differenza di Roma dove sono abituati a una disciplina ferrea, l'esatto contrario). Usa testimonianze orali: a differenza della storico moderno, che deve citare le proprie fonti, questo non è un problema dello storico antico, che non considera la necessità di dichiarare le fonti, bisogna solo credergli. L'omogeneità delle forme fisiche dei germani indica il loro isolamento dagli altri popoli. - Testo Classroom- De Germania: I germani primitivi non vivono in città ma in villaggi: non hanno abitazioni in pietra o in marmo ma le loro sono meno stabili. Non conoscono l'adulterio, curano poco l'estetica, non praticano l'aborto: i bambini sono allevati dalle madri, a differenza dei romani che assumevano balie. L'ambiente rude rende i piccoli uomini duri e vigorosi e puri, in quanto vivono in un ambiente non di lusso, è importante la solidarietà familiare.
"Lì i buoni costumi valgono più che altrove le buone leggi" cito. In presenza di senso morale, il popolo interiorizza vari valori, dunque non sono necessarie leggi. Una società con troppe leggi a meno valori morali: è una società debole Moralmente. Vi è dunque il pericolo della globalizzazione e: la privazione dell'autenticità morale. In questo caso l'uomo tribale è più avanzato rispetto all'uomo civilizzato (roma). Dunque, il disagio più importante per una civiltà è l'unione fra la felicità individuale e i vincoli della civilizzazione.
- T9- proemio Annales: Vi è un'idea palpabile del potere e della violenza del rapporto nella corte di nerone. Durante l'età repubblicana il principio guida era il non fa rimanere un individuo più di tanto al potere: anche la dittatura di emergenza Poteva durare massimo sei mesi. In questa opera riassume la storia romana. Ottaviano distrugge le opere di Trogo: fase monocratica con molti storici (scriptorem rerum). Lo storico per eccellenza dell'epoca augustiana fu Tito Livio. Le opere degli storici, di conseguenza, diventavano di polemica o di adulazione. Essendo entrambe negative, tacito vuole distinguersi, vuole essere realistico. A quest punto si presenta il problema deontologico (insieme di norme morali che guidano le azioni): era davanti a 2 esempi di storiografia sbagliati, o adulatori o oppositori. Gli oppositori provenivano dall'aristocrazia senatoria (questioni biologiche e sociali). Tacito vuole scrivere sine ira et studio: senza favore o opposizione, in modo obiettivo, realistico, nonostante non si astenga dal giudizio di ciò che vede,scrivere senza pregiudizi. - T12- Tentativi di Matricidio (Naufragio): Dopo vari tentativi di uccidere agrippina, nerone decide di simulare un naufragio. La fa salire su una nave fingendo di volersi riappacificare. La nave verrà poi colpita. Agrippina si salva, finge di non sospettare, approda alla baia di napoli: nerone, a questo punto, teme la sua vendetta. - T13- Epilogo naufragio: Nerone, dopo essere stato informato che sua madre salva, teme la vendetta, grida, Ha paura che la madre denunci l'attentato al Senato. Di conseguenza, cerca una via di scampo: chiede a burro e a seneca cosa fare. Non sa se i due ne sono già al corrente, tacito ammette l'ambiguità di seneca. Nerone propone di ordinare ai soldati di uccidere agrippina, ma burro dice che i soldati le sono troppo fedeli.
Nerone deve trovare un modo per evitare la congiura, a questo. il liberto aniceto si propone di uccidere agrippina. Agerto, il liberto di agrippina che comunica il salvataggio della stessa a Nerone, viene Erroneamente accusato di attentato: volevano far credere che agrippina avesse attentato alla vita del figlio. I pugnalatori entrano a casa di agrippina, nel momento l'ancella Si mette a urlare e scappa, agrippina urla: "mi abbandoni anche tu!" , ricordando cesare. I pugnalatori di agrippina sono attorno al suo letto: lei porge il ventre dicendo coraggiosamente di colpira lì, e muore. Nonostante tacito inventò diversi elementi narrativi, la storia è vera.