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Fiabe di christian andersen, Dispense di Letteratura

alcune fiabe di christian andersen

Tipologia: Dispense

2023/2024

Caricato il 03/03/2024

giusy-campagna
giusy-campagna 🇮🇹

8 documenti

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Le fiabe di Hans Christian Andersen.
Esse sono composte e pubblicate in danese fra il 1835 e il 1874, scaturiscono in gran parte dalla fantasia
originale dell’autore e solo in minima parte dalla materia popolare cui pure, almeno inizialmente, egli
dichiarò di ispirarsi. Il fatto è che – come mette in evidenza Vincenzo Cerami nell’introduzione al volume –
Andersen non si limita a ripercorrere e reinterpretare il filo della grande tradizione favolistica europea,
inaugurata da Basile, fissata da Perrault e ulteriormente strutturata da Hoffmann. Dotato di un’inquieta
tensione romantica e di un’autentica consapevolezza borghese, Andersen “cambia radicalmente la
prospettiva della fiaba”. Prima di lui maghi, streghe, gnomi, draghi, fate e orchi erano figure dotate di poteri
speciali, dalla sapienza impenetrabile, misteriosa, ignota al lettore. Andersen, al contrario, opera una sorta
di umanizzazione di animali e cose, “mettendo in scena protagonisti di sconsolata umanità, immergendosi in
creature che per il semplice fatto di non esistere in natura sono segretamente afflitte da un rovello
interiore”. Questa dimensione complessa, piena, consapevolmente adulta, che fa delle pagine di Andersen
un capolavoro della “letteratura pura”, diventa finalmente percepibile a pieno da parte del lettore italiano,
di fronte al corpo completo delle 156 fiabe e storie, riunite qui da Bruno Berni, con una cura meticolosa, in
una traduzione omogenea e integrale, condotta sull’edizione critica danese.
TRAMA:LA SIRENETTA.
La Sirenetta vive sul fondo del mare con suo padre, il Re del Mare, rimasto vedovo, sua nonna e cinque
sorelle maggiori. A quindici anni, secondo la tradizione delle sirene, le viene concesso di nuotare fino alla
superficie per guardare il mondo sopra il mare. La Sirenetta ha così modo di vedere una nave comandata da
un bellissimo principe, di cui si innamora. La nave viene travolta da una terribile tempesta, ma la Sirenetta
riesce a salvare il principe e portarlo in salvo su una spiaggia vicino a un tempio; il principe, tuttavia, ha
perso conoscenza e non ha modo di vederla. Un giorno il principe si reca in un regno vicino in cerca di una
moglie. Si scopre che la figlia del re di quel regno è una ragazza che aveva trovato il principe sulla spiaggia
dopo il naufragio. Il principe si ricorda di lei e anche di come colei che l'aveva salvato, se ne innamora e
presto le nozze vengono annunciate. La Sirenetta è disperata. Quando giunge la notte delle nozze, le sue
sorelle le consegnano un pugnale magico che hanno comprato per lei dalla Strega del Mare in cambio dei
loro capelli. Se la Sirenetta, con quel pugnale, ucciderà il principe e bagnerà i propri piedi con il sangue del
medesimo prima del sorgere del sole, potrà tornare ad essere una sirena e tornare a vivere nel mondo
marino. La Sirenetta, tuttavia, ama troppo il principe per farlo, quindi butta il pugnale nell'acqua, e al
sorgere del sole sta per trasformarsi in schiuma. La sua bontà viene però premiata; anziché morire la
Sirenetta diventa una figlia dell'aria, un essere invisibile, con la promessa di ottenere un'anima e volare in
Paradiso dopo trecento anni di buone azioni: per ogni bambino buono che riuscirà a trovare e a cui
sorriderà le verrà risparmiato un anno di attesa; per ogni bambino cattivo, invece, piangerà e dovrà
aspettare un giorno di prova per ogni lacrima.
Analisi
Origini.
Il titolo di lavorazione della fiaba era Le figlie dell'aria. Per la sua creazione Andersen si ispirò ad Undine di
Friedrich de la Motte Fouqué, un altro racconto in cui una ninfa acquatica guadagna un'anima tramite il
matrimonio con un umano, ma trovò che il suo finale fosse un miglioramento. Secondo la visione di
Andersen, era sbagliato che la conquista di un'anima immortale dipendesse dall'amore di un umano come
nel racconto di de la Motte Fouqué. Andersen scelse quindi di dare alla sua sirena un percorso divino e, a
suo dire, più naturale.
Interpretazioni.
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Le fiabe di Hans Christian Andersen. Esse sono composte e pubblicate in danese fra il 1835 e il 1874, scaturiscono in gran parte dalla fantasia originale dell’autore e solo in minima parte dalla materia popolare cui pure, almeno inizialmente, egli dichiarò di ispirarsi. Il fatto è che – come mette in evidenza Vincenzo Cerami nell’introduzione al volume – Andersen non si limita a ripercorrere e reinterpretare il filo della grande tradizione favolistica europea, inaugurata da Basile, fissata da Perrault e ulteriormente strutturata da Hoffmann. Dotato di un’inquieta tensione romantica e di un’autentica consapevolezza borghese, Andersen “cambia radicalmente la prospettiva della fiaba”. Prima di lui maghi, streghe, gnomi, draghi, fate e orchi erano figure dotate di poteri speciali, dalla sapienza impenetrabile, misteriosa, ignota al lettore. Andersen, al contrario, opera una sorta di umanizzazione di animali e cose, “mettendo in scena protagonisti di sconsolata umanità, immergendosi in creature che per il semplice fatto di non esistere in natura sono segretamente afflitte da un rovello interiore”. Questa dimensione complessa, piena, consapevolmente adulta, che fa delle pagine di Andersen un capolavoro della “letteratura pura”, diventa finalmente percepibile a pieno da parte del lettore italiano, di fronte al corpo completo delle 156 fiabe e storie, riunite qui da Bruno Berni, con una cura meticolosa, in una traduzione omogenea e integrale, condotta sull’edizione critica danese. TRAMA:LA SIRENETTA. La Sirenetta vive sul fondo del mare con suo padre, il Re del Mare, rimasto vedovo, sua nonna e cinque sorelle maggiori. A quindici anni, secondo la tradizione delle sirene, le viene concesso di nuotare fino alla superficie per guardare il mondo sopra il mare. La Sirenetta ha così modo di vedere una nave comandata da un bellissimo principe, di cui si innamora. La nave viene travolta da una terribile tempesta, ma la Sirenetta riesce a salvare il principe e portarlo in salvo su una spiaggia vicino a un tempio; il principe, tuttavia, ha perso conoscenza e non ha modo di vederla. Un giorno il principe si reca in un regno vicino in cerca di una moglie. Si scopre che la figlia del re di quel regno è una ragazza che aveva trovato il principe sulla spiaggia dopo il naufragio. Il principe si ricorda di lei e anche di come colei che l'aveva salvato, se ne innamora e presto le nozze vengono annunciate. La Sirenetta è disperata. Quando giunge la notte delle nozze, le sue sorelle le consegnano un pugnale magico che hanno comprato per lei dalla Strega del Mare in cambio dei loro capelli. Se la Sirenetta, con quel pugnale, ucciderà il principe e bagnerà i propri piedi con il sangue del medesimo prima del sorgere del sole, potrà tornare ad essere una sirena e tornare a vivere nel mondo marino. La Sirenetta, tuttavia, ama troppo il principe per farlo, quindi butta il pugnale nell'acqua, e al sorgere del sole sta per trasformarsi in schiuma. La sua bontà viene però premiata; anziché morire la Sirenetta diventa una figlia dell'aria, un essere invisibile, con la promessa di ottenere un'anima e volare in Paradiso dopo trecento anni di buone azioni: per ogni bambino buono che riuscirà a trovare e a cui sorriderà le verrà risparmiato un anno di attesa; per ogni bambino cattivo, invece, piangerà e dovrà aspettare un giorno di prova per ogni lacrima.

Analisi

Origini. Il titolo di lavorazione della fiaba era Le figlie dell'aria. Per la sua creazione Andersen si ispirò ad Undine di Friedrich de la Motte Fouqué, un altro racconto in cui una ninfa acquatica guadagna un'anima tramite il matrimonio con un umano, ma trovò che il suo finale fosse un miglioramento. Secondo la visione di Andersen, era sbagliato che la conquista di un'anima immortale dipendesse dall'amore di un umano come nel racconto di de la Motte Fouqué. Andersen scelse quindi di dare alla sua sirena un percorso divino e, a suo dire, più naturale. Interpretazioni.

La Sirenetta è considerata una delle fiabe più rappresentative del genio letterario di Andersen. Qui più che altrove sono identificabili riferimenti autobiografici abbastanza chiari, per quanto celati dietro la finzione fiabesca. Il tema del "diverso" viene presentato in relazione al contesto amoroso; e la relazione fra la Sirenetta resa muta dalla magia e il bel principe che le si affeziona senza amarla è stato interpretato come un ritratto della situazione di isolamento sentimentale a cui Andersen si sentiva relegato a causa della sua omosessualità. La Sirenetta uscì all'interno della raccolta "Eventyr, fortalte for Børn III" qualche mese dopo il matrimonio dell'amico Edvard Collin, tenutosi nel 1836. In alcune lettere Andersen si rivolgeva così all'amico: "ti desidero come se tu fossi una splendida fanciulla della Calabria", "i miei sentimenti nei tuoi confronti sono quelli di una donna. La femminilità della mia natura e della nostra amicizia, come i Misteri, non deve essere interpretata. La fiaba esprimerebbe quindi l'impotenza e il dolore di Andersen a seguito del matrimonio di Collin. Nella lingua tagliata alla Sirenetta, nella perdita della voce, starebbe tutta la frustrazione di non potersi esprimere liberamente; il suo non essere né donna né pesce rappresenterebbe il dolore del diverso. L'amore della Sirenetta è il più puro e sincero, ma non può dirlo, perché dalla sua bocca non esce suono. Nella diversa natura delle parti in gioco sta la tragicità dell'amore impossibile. TRAMA: IL BRUTTO ANATROCCOLO. All'interno di una nidiata di anatroccoli, se ne distingue uno dalle piume grigie, particolarmente grande e goffo. Sebbene la madre, nonostante le sue differenze, gli voglia comunque molto bene e cerchi di farlo accettare, il piccolo viene emarginato dai suoi simili; il duro trattamento che gli viene riservato lo induce ben presto a prendere la decisione di fuggire. L'anatroccolo vaga senza meta e privo di ogni aiuto fino al calare dell'inverno, rischiando persino di morire congelato. Sopravvissuto miracolosamente, il protagonista giunge presso uno stagno dove vede nuotare un gruppo di splendidi cigni. Attratto dalla loro bellezza, gli si avvicina e rimane enormemente sorpreso in quanto le eleganti creature gli danno il benvenuto e lo accettano; guardando il proprio riflesso nell'acqua, si accorge che lui stesso è diventato un bellissimo cigno nero. Analisi Questa storia viene spesso considerata una metafora delle difficoltà che spesso bambini e adolescenti sperimentano durante la loro crescita. La fiaba viene spesso raccontata per rinforzare l'autostima dei bambini e far loro accettare eventuali differenze che li dividono dal "gruppo" o, addirittura, essere fieri di tali differenze, che potrebbero in realtà rivelarsi un dono. È noto che Andersen metteva in relazione questa fiaba, e la sua morale, con la sua gioventù, nella quale egli si trovò spesso a essere emarginato e rifiutato come "diverso", anche a causa delle prime manifestazioni della sua omosessualità. La storia viene usata spesso per riferirsi a qualcosa o qualcuno che, inizialmente oggetto di disprezzo o disinteresse, alla fine ottiene l'apprezzamento e il rispetto dei più. In genere ci si riferisce a un progresso morale, ma talvolta anche fisico (per esempio per riferirsi a un bambino o una bambina "bruttini" da piccoli che diventano più belli crescendo). Alla fiaba si può anche associare il messaggio che tutte le persone hanno un valore inerente, che esiste a prescindere dai contesti sfortunati e infelici in cui tale valore non può emergere o non può essere riconosciuto. Il fatto che i fratelli del brutto anatroccolo, che prima lo deridono, si scoprono poi essere “semplici anatre” che deridevano uno “splendido cigno” introduce anche una chiave di lettura della fiaba in cui emerge un velo di elitarismo e classismo. Il fatto che il brutto anatroccolo trovi sé stesso quando trova i suoi simili, infine, è stato talvolta letto come un'affermazione dell'importanza della famiglia e dell'appartenenza a un gruppo. TRAMA: L’UOMO DI NEVE. La fiaba racconta di un pupazzo di neve che passa tutto il giorno a fissare l'interno della abitazione di chi l'ha costruito, potendo scorgere dalla finestra una stufa, di cui si dichiara innamorato con l'unica compagnia che sembra essere in grado di parlare con lui, un saggio cane. I giorni passano, e il pupazzo di neve continua a

secondo Andersen, con l'orologio che simbolizza sia la temporalità che la trascendenza. Esso tiene il tempo ed è al contempo un'opera d'arte che non può essere distrutta. Tatar nota come l'orologio ospiti "sia il mitico che il biblico, sia le stagioni che i sensi, sia il visivo che l'acustico, sia lo spirituale che il carnale"; raggruppando tutto ciò che Andersen richiedeva dall'arte. L'orologio meraviglioso "mescola il secolare con il sacro e il pagano con il cristiano". La bellezza dell'orologio e delle sue statuine sfida e trascende la distruzione e continua a vivere in un modo in cui agli esseri umani non è consentito.