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Filologia germanica a.a. 2015/2016 Università Verona , Appunti di Filologia Germanica

Appunti filologia germanica a.a. 2015/2016 Università Verona prof. Cipolla

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 27/12/2016

Giulia9377
Giulia9377 🇮🇹

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16 Marzo 2016
Filologia Germanica
Racconto di Nornagestr: la tradizione letteraria norrena l’abbiamo collocata nello spazio Islanda-Norvegia e
nel tempo dalla fine dell’XI al XV secolo e vedremo che nel XIII secolo vi è l’età austera di questa
produzione letteraria. L’abbiamo collocata all’interno della civiltà vichinga. Anno 793: quando un primo raid
vichingo (danesi) mette a ferro e fuoco la biblioteca del nord Inghilterra, nel monastero di Lindisfarnes. ->
colpo gravissimo alla cultura latino/cristiana e vernacolare dell’Inghilterra dell’epoca ed è l’inizio di un
periodo di crisi per l’Inghilterra, che sarà di fatto un protettorato vichingo. E’ l’inizio dell’età vichinga. Nel
1066 arrivano in Inghilterra i Normanni e mettono fine al periodo Old English o Anglosassone (prima fase
della lingua letteraria inglese). Questo periodo finisce indicativamente nel 1066, quando il potere sull’isola
viene acquisito da dei duchi normanni, che poi diventano i re normanni d’Inghilterra. Chi sono i normanni?
Normanno” è un etnonimo e deriva da una forma latina: north-manni = era uno dei nomi con i quali le fonti
latine medioevali chiamano i vichinghi. Questi normanni però (discendenti di vichinghi) erano di origine
norvegese e mettono a ferro e fuoco la Francia dei carolingi e avevano ottenuto come feudo quella regione
della Francia settentrionale che prende il nome di Normandia. Nel giro di 150 anni si francesizzano, iniziano
a parlare francese antico. “Vichinghi” non è un etnonimo, ma è un termine che si riferisce a una categoria
socio-economica, indica un gruppo di giovani pirati mercanti che fanno scorrerie su tutte le terre dove le
correnti marine e fluviali che si aprono davanti a loro li portano. Tra di loro non c’erano donne e quando si
insediano qua e là ricorrono a matrimoni misti (succede meno in Inghilterra), si devono per forza unire a
femmine locali, che parlano francese in ambiente francofono e così la lingua originale scandinava si perde
nel giro di poche generazioni (non è attestata questa lingua, la possiamo solo ipotizzare) e si mettono a
parlare francese. Questi normanni che parlano francese, quando arrivano in Inghilterra, organizzano una forte
strutturazione feudale per il territorio, inizia quella grande monarchia fortemente accentrata (che poi è stata
la forza storica dell’Inghilterra). C’era, per esempio, il Domesday Book è uno dei primi documenti
dell’Inghilterra normanna: si tratta di un tentativo di catasto regio. Cioè il re normanno che arriva e i nobili
che ha portato sono tutti suoi feudatari, dopo qualche anno devono dirgli cosa possiedono, quali sono le loro
terre, non era una cosa consueta all’epoca, non erano territoriali come li conosciamo ora, l’Inghilterra era
precoce anche in questo. I discendenti dei vichinghi stanno fondando delle monarchie nazionali. L’Inghilterra
è una conseguenza del periodo vichingo, sono i discendenti dei vichinghi che le danno questa forte
organizzazione monarchica di dinastie che con chiarezza si succederanno dal 1066 a oggi. I vichinghi si sono
ormai insediati nei territori e finisce il movimento espansivo.
Un uso spregiudicato della pirateria non è però finito lì, infatti, abbiamo un uso dei corsari da parte della
regina (soprattutto Elisabetta I), che andavano a fare guerre coloniali contro spagnoli e portoghesi nel nuovo
mondo, erano pirati che combattevano per la regina.
Anche nell’Italia meridionale vi furono i normanni, poi per via ereditaria confluirà nell’impero, perché
Federico II di Svevia era per parte di padre uno svevo e per parte di madre un normanno (Costanza
d’Altavilla). Altri esiti dell’epopea vichinga sono tutti gli stati della Scandinavia.
Il soggetto del nostro racconto è legato a questa esperienza vichinga, poiché è incluso in un testo che parla di
un grande re vichingo e racconta proprio di questo movimento. Inoltre parla di come questi giovani
norvegesi, durante le loro imprese soprattutto nelle isole britanniche, che all’epoca erano grandi centri di
cultura letteraria cristiana (evoluta, all’avanguardia, cultura insulare), si convertono e capiscono l’utilità
strumentale dell’adozione del cristianesimo per cercare di creare e trasformare le loro incerte aree di dominio
dei paesi d’origine negli embrioni di stati nazionali. Andarono in giro per il mondo, soprattutto nelle isole
britanniche F 0
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si parla per Inghilterra e Irlanda in questo periodo di cultura insulare (delle isole per
antonomasia e si riferisce anche a tutte le isolette limitrofe), i vichinghi grazie a questo contatto si
convertono e capiscono l’utilità del cristianesimo per trasformare le loro aree di origine per la formazione di
stati moderni, tornano in patria e vogliono unificare il paese sotto la croce (questa è la parabola del re che
contiene il nostro racconto).
Etimologia: è la ricostruzione scientifica delle origini di una parola fatta per via comparativa.
Le saghe sono un genere narrativo in prosa caratteristico della letteratura norrena F 0
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l’utilizzo della prosa
indica che subito dopo la conversione, l’Islanda sviluppa una cultura fortemente letteraria, si lavora molto sui
libri e inventa questo genere narrativo che per le sue caratteristiche può ricordare o anticipare il romanzo
realistico europeo, storico. Spesso nelle saghe abbiamo elementi realistici ma un contesto storico, collocare
una fiction all’interno di una cornice storica. Il sottogenere delle saghe dei re è quello che ci interessa. Le
saghe possono essere suddivise in sottogeneri in base ai loro temi principali, le saghe dei re sono le biografie
dei grandi re scandinavi, soprattutto dei re missionari. Sono prodotti legati ai monasteri, facevano parte
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16 Marzo 2016 Filologia Germanica

Racconto di Nornagestr: la tradizione letteraria norrena l’abbiamo collocata nello spazio Islanda-Norvegia e nel tempo dalla fine dell’XI al XV secolo e vedremo che nel XIII secolo vi è l’età austera di questa produzione letteraria. L’abbiamo collocata all’interno della civiltà vichinga. Anno 793: quando un primo raid vichingo (danesi) mette a ferro e fuoco la biblioteca del nord Inghilterra, nel monastero di Lindisfarnes. -> colpo gravissimo alla cultura latino/cristiana e vernacolare dell’Inghilterra dell’epoca ed è l’inizio di un periodo di crisi per l’Inghilterra, che sarà di fatto un protettorato vichingo. E’ l’inizio dell’età vichinga. Nel 1066 arrivano in Inghilterra i Normanni e mettono fine al periodo Old English o Anglosassone (prima fase della lingua letteraria inglese). Questo periodo finisce indicativamente nel 1066, quando il potere sull’isola viene acquisito da dei duchi normanni, che poi diventano i re normanni d’Inghilterra. Chi sono i normanni? “ Normanno ” è un etnonimo e deriva da una forma latina: north-manni = era uno dei nomi con i quali le fonti latine medioevali chiamano i vichinghi. Questi normanni però (discendenti di vichinghi) erano di origine norvegese e mettono a ferro e fuoco la Francia dei carolingi e avevano ottenuto come feudo quella regione della Francia settentrionale che prende il nome di Normandia. Nel giro di 150 anni si francesizzano, iniziano a parlare francese antico. “Vichinghi” non è un etnonimo, ma è un termine che si riferisce a una categoria socio-economica, indica un gruppo di giovani pirati mercanti che fanno scorrerie su tutte le terre dove le correnti marine e fluviali che si aprono davanti a loro li portano. Tra di loro non c’erano donne e quando si insediano qua e là ricorrono a matrimoni misti (succede meno in Inghilterra), si devono per forza unire a femmine locali, che parlano francese in ambiente francofono e così la lingua originale scandinava si perde nel giro di poche generazioni (non è attestata questa lingua, la possiamo solo ipotizzare) e si mettono a parlare francese. Questi normanni che parlano francese, quando arrivano in Inghilterra, organizzano una forte strutturazione feudale per il territorio, inizia quella grande monarchia fortemente accentrata (che poi è stata la forza storica dell’Inghilterra). C’era, per esempio, il Domesday Book è uno dei primi documenti dell’Inghilterra normanna: si tratta di un tentativo di catasto regio. Cioè il re normanno che arriva e i nobili che ha portato sono tutti suoi feudatari, dopo qualche anno devono dirgli cosa possiedono, quali sono le loro terre, non era una cosa consueta all’epoca, non erano territoriali come li conosciamo ora, l’Inghilterra era precoce anche in questo. I discendenti dei vichinghi stanno fondando delle monarchie nazionali. L’Inghilterra è una conseguenza del periodo vichingo, sono i discendenti dei vichinghi che le danno questa forte organizzazione monarchica di dinastie che con chiarezza si succederanno dal 1066 a oggi. I vichinghi si sono ormai insediati nei territori e finisce il movimento espansivo. Un uso spregiudicato della pirateria non è però finito lì, infatti, abbiamo un uso dei corsari da parte della regina (soprattutto Elisabetta I), che andavano a fare guerre coloniali contro spagnoli e portoghesi nel nuovo mondo, erano pirati che combattevano per la regina. Anche nell’Italia meridionale vi furono i normanni, poi per via ereditaria confluirà nell’impero, perché Federico II di Svevia era per parte di padre uno svevo e per parte di madre un normanno (Costanza d’Altavilla). Altri esiti dell’epopea vichinga sono tutti gli stati della Scandinavia. Il soggetto del nostro racconto è legato a questa esperienza vichinga, poiché è incluso in un testo che parla di un grande re vichingo e racconta proprio di questo movimento. Inoltre parla di come questi giovani norvegesi, durante le loro imprese soprattutto nelle isole britanniche, che all’epoca erano grandi centri di cultura letteraria cristiana (evoluta, all’avanguardia, cultura insulare), si convertono e capiscono l’utilità strumentale dell’adozione del cristianesimo per cercare di creare e trasformare le loro incerte aree di dominio dei paesi d’origine negli embrioni di stati nazionali. Andarono in giro per il mondo, soprattutto nelle isole britanniche F 0E 8si parla per Inghilterra e Irlanda in questo periodo di cultura insulare (delle isole per antonomasia e si riferisce anche a tutte le isolette limitrofe), i vichinghi grazie a questo contatto si convertono e capiscono l’utilità del cristianesimo per trasformare le loro aree di origine per la formazione di stati moderni, tornano in patria e vogliono unificare il paese sotto la croce (questa è la parabola del re che contiene il nostro racconto). Etimologia: è la ricostruzione scientifica delle origini di una parola fatta per via comparativa. Le saghe sono un genere narrativo in prosa caratteristico della letteratura norrena F 0E 8 l’utilizzo della prosa indica che subito dopo la conversione, l’Islanda sviluppa una cultura fortemente letteraria, si lavora molto sui libri e inventa questo genere narrativo che per le sue caratteristiche può ricordare o anticipare il romanzo realistico europeo, storico. Spesso nelle saghe abbiamo elementi realistici ma un contesto storico, collocare una fiction all’interno di una cornice storica. Il sottogenere delle saghe dei re è quello che ci interessa. Le saghe possono essere suddivise in sottogeneri in base ai loro temi principali, le saghe dei re sono le biografie dei grandi re scandinavi, soprattutto dei re missionari. Sono prodotti legati ai monasteri, facevano parte

anche di un tipo di letteratura che coincideva con l’agiografia. Si racconta la vita di questo re, che fino al 995 era stato un pirata e razziava, faceva scorrerie. Nonostante un passato discutibile quindi, vengono narrate queste saghe a loro dedicate, come fossero stati dei santi e siccome spesso fanno una brutta fine, muoiono combattendo, quelle loro morti in battaglia vengono presentate come martiri e spesso subito dopo beatificati. All’interno della saga di Óláf è incluso il páttr di Gestr. “á”(islandese moderno la pronuncia quasi come un dittongo “au”). Abbiamo iniziato a dare alcune informazioni di questa lingua norrena dal punto di vista della grafia (i segni speciali che troveremo e integrano l’alfabeto latino per scrivere l’alfabeto norreno). La pronuncia dell’islandese antico viene basata sulla pronuncia dell’islandese moderno. Per tutte le lingue antiche di cui non abbiamo registrazioni vocali naturalmente la pronuncia è sempre e solo eutettica. Dagli sviluppi che dalla lingua madre hanno portato alla lingua figlia, si cerca di ricostruire la pronuncia della lingua madre. Le rune nella civiltà germano-arcaica non sono state usate come mnemotecniche, per conservare e sviluppare contenuti culturali, come accade in civiltà scritturali, ma sono state usate per riti magici o comunicazione a distanza. Questi segni erano scritti su legno, corteccia, materiale deperibile, allora erano usate quando dovevano comunicare a distanza, mentre i simboli su metallo e pietra sono stati ritrovati. Chi sono i protagonisti di queste operazioni di trasmigrazione e sincretismo culturale, che mettono insieme i saperi arcaici delle tribù (le rune) e la scrittura latina appresa attraverso la cristianizzazione? Sono i monaci attivi nelle principali istituzioni educazionali (scuole monastiche). Tutta l’educazione dei pochi era gestita, nell’Alto Medioevo, nei monasteri prevalentemente benedettini (in Islanda abbiamo soprattutto i monaci agostiniani). All’interno delle saghe ci sono i racconti:

Pættr = plurale di páttr. Æ = ash

Páttr = (termine arcaico, soprattutto dei marinai) etimologicamente significa il cavo, le tante cordine che, legate insieme, poi costituiranno la fune, è la parte di un tutto attorcigliato insieme, rientra nella terminologia retorica (studio dello stile dell’espressione verbale orale e scritta) narratologica (la narratologia è una corrente post-strutturalista che studia le strutture all’interno del discorso narrativo). In narratologia spesso si hanno metafore prese dalla tessitura. Il termine italiano “testo” viene dal latino “textus” che significa tessitura, c’è un processo quindi di astrazione, che prende le immagini della tessitura e le utilizza per descrivere il discorso letterario poetico e narrativo. Allora in realtà questi pættr sono delle digressioni apparenti, delle brevi narrazioni in sé concluse, che rappresentano delle deviazioni dal filo narrativo principale. Il filo narrativo principale nel nostro caso era la storia di come questo Óláf, tornato in patria con l’intenzione di convertirla e di sottometterla a lui, di diventare unico re cristiano della Norvegia, la quale Norvegia era un’entità anche geograficamente poco definita. All’epoca s’intendeva di più il sud, poi salendo verso i fiordi, ma la zona interna era poco considerata. Tant’è che come toponimo (place name) Norvegia è singolare, perché vuol dire “la via verso il nord” e indica come la nozione di questo stato si sia creata man mano che i vichinghi, provenienti dal fiordo di Oslo (baia, vik), iniziano a colonizzare le zone del nord. Ci racconta come Óláf stia incontrando delle resistenze mentre tenta di colonizzare la parte settentrionale della Norvegia.

Throndheim : città/regione (era un agglomerato di capanne… più o meno) del racconto Óláf sta cercando di convertire il nord, nel nord trova delle forti resistenze pagane e mentre la saga racconta questo, l’azione si ferma e inizia il racconto, l’episodio di Nornagestr. Si racconta, infatti, come uno strano personaggio che dapprima dichiara di chiamarsi “Gestr” (ospite)… ha tantissimi significati aggiuntivi questo nome, antichi e nuovi, è un nome parlante, che è collegato in qualche modo alla vicenda, è tipico delle fiabe e dei miti e soprattutto nelle figure del mito nordico, perché la letteratura norrena è l’unica letteratura volgare europea che ci tramanda un corpus che ci trasmette un patrimonio mitologico precristiano ricco e articolato quanto quello classico (greco-latino). Ovidio per esempio è un mitografo, scriveva soprattutto miti greci e ha scritto “Le Metamorfosi” un corpus letterario della cultura classica. Ha avuto un grandissimo interesse anche nella cultura europea, dal romanticismo in poi e nel gotico europeo (per la riscoperta di questi miti, di questi testi norreni che avvengono dal 1700 in poi), si riconoscono in questi miti sia l’Inghilterra che la Germania e fondano le loro nazioni e culture dell’epoca su questo fino ad arrivare alla follia del Nazismo.

CORPUS : è l’insieme degli elementi di una determinata categoria, tutti i testi letterari (per esempio islandesi).

“Gestumblindi” è un soprannome e una kenning che rappresenta certi aspetti del mito di Odino. Il nome del nostro protagonista quindi è allo stesso tempo uno dei nomi del massimo dio, Odino. Il fatto che Gestr sia anche il nome di Odino, getta su di lui una luce sinistra, che poi si risolverà nel corso della vicenda. Tutte le informazioni sugli dei che abbiamo dal mondo norreno, le troviamo sempre in contesti cristiani (è un paradosso), in qualche modo gli antichi dei vengono inseriti in un sistema di senso cristiano, altrove erano stati cancellati. Tutto il passato pagano viene condannato, c’è un fenomeno che si chiama “Damnatio memoriae”: è il principio che ha fatto sì che i talebani per esempio abbiano preso a martellate gli antichi monumenti delle religioni e civiltà precedenti. Si tratta del tentativo di disconoscere com’era il passato pagano di tutti quelli che poi sono diventati cristiani. Per essere radicalmente condannato, non veniva nemmeno più ricordato, non se ne parlava per iscritto. Noi non sappiamo qui, in Veneto, nell’anno Mille a cosa credessero i contadini, saranno stati superficialmente cristianizzati, o ancora qualche secolo prima. Gli autori cristiani non sono interessati a raccontarci questo, distruggevano gli idoli e imponevano la croce ma cos’erano questi idoli, non ce lo raccontano, o molto di rado. Invece la peculiarità della cultura norrena, che converte le credenze precristiane, nel contesto cristiano, le rifunzionalizza e le rende accettabili, non le sottopone alla damnatio memoriae. Tutto il discorso ideologico quindi che c’è dietro il racconto di Nornagestr, è come re Óláf, attraverso la visita di questo Gestr, riceva una specie d’investitura degli eroi e degli dei del passato. E’ sì un grande re cristiano, ma al quale questo Gestr, che, nel corso dell’azione si rivelerà di essere una specie di sopravvissuto dell’età eroica (è vecchissimo, ha centinaia di anni (300) e ha conosciuto personalmente gli eroi), passa in qualche modo il testimone dell’antico eroismo e lo trasferisce a lui, re cristiano ed evangelizzatore. Il re ha un sogno in cui vi è un’apparizione diabolica, proprio la notte in cui questo Gestr appare a corte e hanno parlato pochissimo, c’è il demonio sullo sfondo. Gli dei precristiani erano stati demonizzati, questa era stata la chiave interpretativa inaugurata dal cristianesimo e soprattutto da Sant’Agostino di Ippona, uno dei padri della Chiesa. Sant’Agostino si domanda come mai gli uomini per secoli avevano adorato e creduto a questi dèi; lui trova la risposta nel diavolo, che ha mandato delle idee fallaci per portare gli uomini all’inferno. Com’è strutturato il racconto:

  • c’è il racconto di cornice, la storia di come Gestr arrivi alla corte di Óláf, si faccia ospitare e poi progressivamente racconti la propria vita, fino ad arrivare a concludere la cornice, battezzandosi. Il tema principale è quindi sempre la conversione (la missione). Però per farsi battezzare Gestr deve fare una cosa sgradevole, cioè accettare di morire. Scopriremo alla fine perché si chiama Nornagestr: perché il suo destino è legato a un episodio capitato appena era nato Gestr. Siamo precipitati in un’atmosfera da fiaba. Quando egli nasce, ci sono delle fate, che vengono chiamate Nornær, perché vengono identificate con le dee del destino, in realtà però sono figure di fattucchiere che esistevano veramente: quando nascevano i bambini, oppure quando si aveva appena seminato si invitavano delle streghe che con i loro incantesimi e poteri magici potevano benedire il nuovo nato e il raccolto futuro o maledirlo. Fatto sta che la terza fata invitata alla nascita di Nornagestr era stata offesa, e aveva maledetto il neonato, dicendo che la sua vita sarebbe durata solo quanto fosse durata la fiammella di una candela vicino che illuminava la culla. Alla fine poi Nornagestr riaccenderà la candela alla corte di Óláf dopo il battesimo, perché accetta di morire: è una specie di battesimo sacrificale. C’è appunto un racconto nel racconto contenuto al centro e che ha a che vedere con il più grande eroe nordico e che poi sarà protagonista anche di quell’opera lirica di Wagner, che ha avuto

successo anche nel cosiddetto “Nachleben”, si chiama Siegfried (in norreno è: Sigur ðr, pronuncia

Sigurthur). E’ un eroe che ha una vicenda abbastanza standard in vari testi che ci vengono dalla mitologia germanica. E’ l’eroe che assomma su di sé le virtù che possiamo definire: kalokagathia -> kalós kaì agathós (bellezza e bontà). L’eroe classico doveva essere bello, muscoloso e pure gentile, generoso, coraggioso. Però nasce quando il padre era già morto, viene educato da un nano (strano personaggio semi-magico), però è anche un fabbro. A un certo punto della vita di questo Sigurdhr, viene indotto dal suo precettore, ad andare a conquistare un famoso tesoro sottraendolo a un famoso drago che Sigurdr ammazza. Un altro mitologema che troviamo ovunque è l’eroe contro il drago: lo troviamo nel mito classico, celtico (Tristano e il drago), germanico, ecc.

  • Seconda tappa della carriera eroica: l’eroe libera una fata, però calata nella realtà nordica è una Valchiria e uno dei melodrammi in quattro parti di Wagner si intitola “La Valchiria”.

Le Valchirie erano dei personaggi minori del background di Odino. La sapienza (come linguaggio, magia e poesia) e la guerra sono in connessione (come inganno e strategia) in Odino F 0E 8 è un dio della guerra, ma la guerra intesa come una cosa di intelligenza, strategia. Le Valchirie sono delle figure divine minori spesso presentate come metamorfosi di cigni ma spesso anche come corvi,

sono delle femmine alate che, dopo la battaglia, calano sul campo e tra i cadaveri scelgono gli eroi migliori per portarli in una specie di paradiso, Valhalla , che è la reggia di Odino, la sala dei cadaveri. Valchiria vuol dire: colei che sceglie i cadaveri.

Questa Valchiria viene liberata da Sigurdr e lei era imprigionata in un magico sonno da Odino, lei dorme dentro una corazza che la stringe tanto e le induce un sonno artificiale. Lui le recide la corazza, senza nemmeno aver visto che era una donna, si giurano eterno amore, però lui va via e arriva a una corte, dove una regina madre, molto impicciona e pratica di magia, vede arrivare questo ragazzo, bravo bello e buono, senza famiglia, ricchissimo grazie al tesoro del drago, alla fine le due donne si incontrano e si altercano dicendosi tutto quello che è capitato. L’ex Valchiria, ormai diventata regina, scopre di essere stata ingannata e c’è tutto un litigio collettivo e si decide che l’eroe debba morire. Alla fine Sigurdr viene assassinato a tradimento. Gestr racconta di essere stato suo scudiero. All’interno del racconto nel racconto, Gestr racconta di Sigurdr e riracconta non solo di quando lui è stato presso Sigurdr ma anche le avventure dell’eroe che sono contenute in quella raccolta chiamata Edda poetica. Nella biografia di Sigurdr viene fuori anche come personaggio narrativo Odino, perché la stirpe di Sigurdr viene fatta risalire a Odino. Quindi Odino compare sia come personaggio narrativo dentro il racconto nel racconto, sia come fonte di ispirazione di Gestr.