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Appunti del corso UNITO: Storia della Filosofia Contemporanea mod. III
Tipologia: Appunti
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La filo contemporanea va dalla fine dell'800 alla fine del 900. Il filo conduttore del corso è la conoscenza! La conoscenza non è solo della natura, scientifica. Anche del mondo umano, anche se non è una conoscenza esatta ma storica. E quali sono le differenza tra conoscenza storica e scientifica? Al centro del problema c'è la figura di Kant. Sia che si accetti che si rifiuti è stato il protagonista della scena filosofica. La geografia della filosofia contemporanea è diversa da quella attuale, aveva una collocazione chiara e netta! L'800 era il secolo dove si stavano formando gli stati (Germania, Italia..). Ecco perchè la filosofia contemporanea è fatta da nazioni: c'è una area francese, britannica, tedesca, statunitense, italiana... Le nazioni si pensano culturalmente unite da molto prima dell'unificazione, cioè c'è una tradizione di filosofia comune. Perchè si crea?
1. Elemento Linguistico : il vocabolario risente delle influenze greche e latine e delle lingue nazionali (sopratutto Germania). Hegel parla di Geist cioè lo Spirito ma se lo traduco in francese si scrive Esprit (es. Pascal) cioè non è più lo spirito assoluto tedesco ma l'interiorità francese. In inglese fa' Mind, cioè ancora un'altra cosa (mente) 2. Comunità filosofiche. Come le comunità scientifiche non ha più carattere nazionale ma più ampia. Per esempio l'inglese è la lingua veicolare della filosofia. Cioè si stan copiando le comunità scientifiche. Una volta era più diffuso scrivere nella propria lingua nazionale. tutto questo fino alla 2 guerra mondiale poi con i regimi totalitari molti filosofi son migrati negli Usa e han dovuto imparare la lingua inglese. Erwin Panofsky che è un critico d'arte famosissimo nel 1933 migra negli Usa e userà solo l'inglese. Lui scrive un auto biografia dove dice che non riesce più a dire le stesse cos perche cambia la lingua. Bergson: scrive romanzato con l'Esprit Husserl: scrive duro Parlare di storia della filosofia significa parlare di quelli che han affrontato quei problemi da un punto di vista storico, cioè in ordine cronologico. Concepire la filosofia non in senso statico ma dinamico :
Spazio e tempo son condizioni dell'esperienza, cioè organizzano i dati a priori. Anche causa/effetto è una condizione senza la quale non sarebbe possibile l'esperienza. Quando è possibile l'esperienza? Quando è sottoposta a vincoli (spazio e tempo...) se non è vincolato allora è sogno o fantasia. Il sogno è libero posso sognare di incontrare napoleone, nel sogno tempo e spazio son alterati. Kant cosa dice? Questi vincoli non sono infiniti ma SPAZIO + TEMPO + CATEGORIE e SON A PRIORI! Ci son verità innate nella mente (lo dicevano Cartesio e Leibniz, Locke lo negava) ma quello che è nuovo è che quando noi diciamo qualcosa (cioè diamo giudizi) non son solo analitici o sintetici , ma c'è un terzo gruppo che son sintetici a priori cioè che spandono la nostra conoscenza in maniera innata. La sintesi a priori è un concetto nuovo: cioè metter insieme delle cose senza passare dall'esperienza. Es di Kant 7+5=12. nel 12 non c'è già scritto 7+5 quindi non è analitico, ma non è neanche sintetico perche 7+ fa 12 anche se non c'è esperienza. Tutto questo è SINTETICO A PRIORI. Il concetto di somma è un atto della mente, la sintesi aggiunge qualcosa. Stessa cosa dice dello spazio è una forma a priori, è l'ordine delle cose che stan fuori di me, ma se dico "fuori" vuol già dire che ho l'idea di spazio. 28/04/ Oggi torniamo sul punto trattato ieri cioè la centralità del problema della conoscenza deve la sua origine alla filosofia di kant. Kant torna sempre come elemento di paragone. Concezione della conoscenza in Kant: ieri si è parlato dei limiti e possibilità della ragione, cioè condizioni di possibilità dell'esperienza. Esperienza VS sogno. ci son due fonti della conoscenza cioè la sensibilità e l'intelletto. Sensibilità : dati che si offrono a noi. Siamo esposti a quei dati poichè esseri umani dotati di organi di senso. Intelletto: cioè categorie cioè strutture mentali di cui siamo in possesso. Kant compie una sintesi tra empirismo e razionalismo, dice una vecchia frase. Per lui sia la sensibilità che l'intelletto portino alla conoscenza (mentre Leibniz diceva che la mente è dotata di apparati innati , ma nessun filosofo ha detto che anche nella sensibilità ci son strutture indipendenti dall'esperienza, cioè a priori)....questo è detto nell'ESTETICA TRASCENDENTALE (parte iniziale della ragion pura che parla dell'esperienza sensibile).Noi parliamo di un oggetto empirico usando due tipi di coordinate : Spazio e Tempo, e questo è abbastanza ovvio e usato. La vera "trovata" di kant è dire che spazio e tempo non son dati dall'esperienza ma son dati a priori (nessuno aveva pensato che la sensibilità avesse forme a priori). il tempo sarà un tema trattato da Bergson queste forme a priori kant le chiama intuizioni pure a priori (cioè spazio e tempo). Perchè le chiama intuizioni? lo spiega in una pagina dove dice intuizioni VS concetti Concetto: possiamo elencare le note di questo concetto. Es: tavolo. posso dire delle note che differenziano il tavolo dal cane. Oppure Garibaldi VS Socrate, possono avere delle note comuni ma ci son note caratteristiche che distinguino chiaramente l'uno dall'altro. Intuizioni: tipo lo spazio. se io dico spazio non son in grado di elencare caratteristiche dello spazio. non posso dire di che colore è, quante gambe ha, non ha note specifiche cosi come il tempo. La conoscenza umana ha inizio dall'esperienza, ma non vuol dire che tutta la conoscenza sia derivata dall'esperienza (cit. Critica ragion pura) Trovate Spazio e Tempo passiamo al secondo punto: le strutture a priori della nostra mente. Le Categorie. le funzioni che l'intelletto esercita.
assimilabile alle nostre conoscenze (es. progressi fisici). c'è un regno delle cose in sè che può essere progressivamente conquistato. Interpretazione come concetto limite. Nella Germania si sviluppa nel secondo 800 una specie di Neo-Kantismo. Che cosa succede in Germania? 1) nel corso della prima metà dell'800 ci sono i trionfi dei grandi sistemi idealistici (Fichte, Schelling ed Hegel ) e poi dagli anni 30 a 50 il loro declino. Il più famoso è il declino dell'Hegelismo dopo la sua morte, ci son posizioni molto contrarie (Marx, Kierkegaard, Feuerbach) Hegel diceva che la sua filosofia portava a compimento delle teorie di kant, riprendendo e risolvendo dei punti di Kant. per esempio considerava il problema della cosa in sè prova di fondamento. Hegel dice che Kant sembra uno che vuole insegnare a nuotare senza immergersi lui nell'acqua, cioè il processo del conoscere si vede nel suo interno, non stando fuori. La teoria della conoscenza per Hegel è una soluzione sbagliata, per lui c'è solo conoscenza in atto, sul momento. Hegel però lo ringrazia perchè da quelle cose ci son stati molti spunti x correggerlo. 2) poi ad un certo punto c'è un declino di queste teorie, perchè?
1. Kant è stato un filosofo che ha intrattenuto un rapporto positivo con le scienze (non l'han fatto fichte Schelling e Hegel). Non ha voluto egemonizzare la scienza. Ha avuto rispetto. 2. Kant sostenendo le forme a priori non è che dice che sono innate (qualcuno lo sostiene), ma lui dice solo che son strutture mentali funzionali alla struttura dell'esperienza. Helmholtz sostiene che la fisiologia moderna può esser accordata con la filosofia di Kant, perchè i nostri organi di senso han la funzione di riorganizzare i dati. quello che per kant era "a priori", oggi diventa la teoria che già Muller aveva sostenuto. 29/04/ Il ritorno a Kant si diffonderà sempre più ampiamente nella filosofia tedesca ricevendo un consenso sempre più significativo. Nel 1860 uno storico di matrice hegeliana Kuno Fisher pubblica 2 volumi dedicati a Kant,pubblica anche una storia della filosofia che diventò famosa per via grazie alla sua scrittura chiara. Fisher pubblica anche una biografia di Kant nella prima parte dei due volumi. F. prende le distanze da Hegel e pensa che Kant debba essere rivalutato proprio perché quello che Kant ha offerto nella sua opera “immortale” è una scienza della conoscenza (rimando a Fichte). Riabilitando la teoria della conoscenza di Kant nell’accezione di un conoscere fattuale F. rilanciava l’attualità di Kant (è significativo che un ex interprete della scuola hegeliana si faccia interprete di questo richiamo a Kant). Un altro storico della filosofia Edward Zeller , nel 1862, si stacca dal magistero di Hegel, e analizza Kant dicendo che non aveva dato risposta al concetto della cosa in sé. La posizione di Zeller è importante perché è l’atto di nascita del ritorno a Kant (non è del tutto vero perché c’è Helmholtz prima), la visione di Zeller ebbe però una risonanza notevole, una rivista berlinese “Il pensiero” reagì in modo critico nei confronti di Zeller, e per la prima volta si accusa Z. di essere un neokantiano. Zeller si confronta in modo aperto con Kant, lo stesso Z. non si risparmia in critiche a Kant e non solo critica la cosa in sé, ma ritiene che il pensatore non abbia elaborato il rapporto che sussiste tra le forme della conoscenza e il dato sensibile nel loro reciproco condizionarsi. Zeller rielabora la parte più empirista di Kant evitando di dare adito ad una eventuale interpretazione idealista del filosofo di Königsberg. Un altro dei problemi che rimaneva aperto era di rendere la filosofia della conoscenza più consona con i risultati recenti delle scienze (questo atto era già stato compiuto da Helmholtz). Nel 1865 un giovane studioso: Liebmann , pubblica un libro, una sorta di manifesto di ritorno a Kant, è il primo libro che invoca il ritorno a Kant in modo esplicito, ripercorrendo tutte le filosofie dopo il maestro si accorge che nessuna aveva dato una risposta al problema della cosa in sé, emergono così due elementi: il tentativo di soluzione della cosa in sé, si sente l’eco di Schopenhauer quando afferma che non c’è differenza tra soggetto e oggetto. Il libro di L. è importante perchè sancisce il movimento di ritorno a Kant e conclude ogni capitolo del suo libro con l’espressione “bisogna dunque ritornare a Kant”. Tutte le filosofie successive a lui sono risultate fallimentari. Il maggior interprete del ritorno a Kant è Lange , (1828-1875) , nel 1866, un anno dopo Liebmann, pubblica “ Storia del materialismo ”, è un libro a cui hanno fatto riferimento fino alla fine dell’800 i filosofi tedeschi, è un libro di formazione per coloro che hanno iniziato a fare filosofia dalla fine degli anni 60 in poi. Uno degli ammiratori di Lange è Nietzsche. Negli anni 50 in Germania si era accesa una disputa sul materialismo degli scienziati, coloro pensavano che le funzioni fondamentali della conoscenza fossero riducibili al funzionamento del cervello, sostenevano una posizione che noi oggi definiremmo riduzionista. Il materialismo era un tema all’ordine del giorno. La “Storia del materialismo” è una storia che parte dai greci fino ad arrivare ai suoi giorni, nel 73-75 uscirà una nuova versione rivisitata, Lange conduce una storia della filosofia dal punto di vista del materialismo. Il libro di Lange ebbe successo all’estero, tradotto in francese e inglese e una delle traduzioni inglesi porta la
Paul Natorp (nasce nel 1854. non dedicherà mai un opera intera a Kant, l'ha già fatto il suo maestro Cohen, ma approfondisce temi di Cartesio, Leibniz e galileo. aveva conoscenza filologiche e quindi indaga storicamente il pensiero greco : Democrito, Aristotele e Platone : nel 1903 scrive un libro legato a Platone molto famoso. Il neo-kantismo di Cohen e Natorp quindi potrebbe esser stata influenzata da Platone. Natorp cerca di affrontare di petto il problema della psicologia. è d'accordo con Cohen che non sia quella la strada giusta ma non ritiene neanche di doverla eliminare del tutto (la fenomenologia di Husserl riconoscerà Natorp come un buon filosofo) Ernst Cassirer (1874 - 1945) tedesco naturalizzato svedese Cohen scrive volumi fondamentali per l'epoca: 1871 la teoria kantiana dell'esperienza : Cohen sostiene che la critica della ragion pura di Kant deva esser letta come una teoria dell'esperienza. Heiddeger dirà che questo libro è una svolta. Nel 1885 sarà rielaborata questa versione del libro, lo amplia del doppio, ma le tesi non cambiano molto. Choen diceva che fosse necessario leggere attentamente kant: era molto attento all'aspetto filologico, bisognava capire bene Kant. "si può comprendere un autore meglio di quanto l'autore abbia compreso se stesso" Cit. Cohen. Cohen vuole rifondare la dottrina dell' A PRIORI sotto due punti di vista:
**1. il vero problema di Kant non è la giustificazione dei giudizi sintetici a priori, ma è "l'enigma dell'esperienza".
Di Cohen rimane poco e rimane molto: rimane molto perchè ritiene che il compito attuale della filosofia sia di indagare le possibilità delle forme culturali. Parlerà di autonomia del pensiero rispetto ai dati: la conoscenza è un processo di continua costruzione! Cohen sostiene che spazio e tempo son categorie!!!!!! Perchè? Se cadono i dati e la sensibilità, anche le forme a priori dello spazio e del tempo sono elevate all'intelletto e quindi alle categorie. La posizione di Cohen è importante perchè fino alla guerra mondiale è una posizione ben riconosciuta e nota: questa è l'età dell'oro del neo-kantismo tedesco (1899-1915/18). 4/05/ Cohen affronta ciò che Kant ha lasciato in sospeso: il calcolo infinitesimale,in un libro del 1883. Ruolo predominante dell'intelletto a scapito della sensibilità. Nel 1912 Natorp tiene una famosa conferenza"Kant e la scuola di Marburgo". Lui sostiene che la scuola di Marburgo non abbia mai concepito se stessa come scuola ma come comunità e seconda cosa che non è rivolta all'analisi rigorosa di Kant, ma al ripensamento della sua filosofia e del suo superamento. Natorp sottolinea un'altra cosa. METODO TRASCENDETALE: cioè quel metodo in base al quale la filosofia trascendentale è un metodo per risalire dai dati scientifici alle sue condizioni di possibilità (struttura), cioè la funzione creatrice e produttiva del pensiero puro (cit. Natorp). Natorp è legato a Cohen ma su un punto si dissocia: un posto alla psicologia va mantenuto. Non si parla di psicologia empirica o scientifica, ma filosofica ("il vissuto della coscienza"). "Psicologia Generale" del 1912 è un libro di Natorp a cui ci lavora molto, segnala un importante problema: come dar conto della soggettività? Natorp guarda agli sviluppi della scienza: Cohen si era fermato all'interpretazione neo-kantiana del calcolo infinitesimale, invece Natorp guarda alle nuove scoperte scientifiche (rapporti logica-matematica, teoria della relatività di Einstein etc..), Cassirer è il più famoso filosofo della scuola di Marburgo: nel 1910 pubblica "Sostanza e Funzione". Qui cerca di mostrare qual è la natura autentica del concetto. Cassirer critica il concetto astratto, cioè l'astrazione di nozioni da concetti. Il concetto astratto di uomo è fatto da caratteristiche comuni che accomunano tutti gli uomini, che tutte insieme senza le particolarità,formano il concetto astratto. Lui critica il concetto astratto sulla base della matematica, cioè sul concetto matematico che ha uno statuto indipendente. il numero 5 non è astrazione del concetto da una empiricità di cinque oggetti per ogni volta (come aveva detto J.S.Mill). Lui sostiene che il concetto di numero non è un concetto astratto, ma c'è una regola con la quale costruiamo dei numeri naturali. Questo è il modello di ogni tipo di concetto, dice lui. ES: nel caso del colore rosso, noi abbiamo già una regola, una unità, che ci permette di individuare i vari tipi di rosso quando si presentano a noi, non è che facciamo esperienza ed astraiamo. Negli "La filosofia delle forme simboliche" del 1923-1929, dice questo in 3 volumi. Una altra scuola neo-Kantiana è la suola di BADEN , con capostipite W.Windelband (1848-1915)e con il suo più famoso seguace Heinrich Rickert. Scienze storiche e mondo umano : questi son gli argomenti di cui si occupa la scuola di Baden, ma non è del tutto peculiare (anche Marburgo si occupava un po' di questi argomenti, e anche Baden si occupava un po' di scienze esatte). Queste scuole presentano se stesse come scuole di Filosofia della cultura: fare della filo neo-Kantiana una vera filosofia della cultura che non si limita ad una sola forma del sapere! Alla metà degli anni 20 (1924) Rickert scrive "Kant filosofo della cultura moderna", cioè Kant ha aperto la strada alla filosofia della cultura (a partire dalle 3 critiche scritte da Kant), il libro è interessante per due motivi:
singola persona) e devono venire riconosciti universalmente. I VALORI VALGONO = i valori appartengono ad un ambito che li rendono irriducibili ad altro, non devono essere paragonati ad altro. Qui si apre una questione! dobbiamo citare Max Weber, storico dell'economia e padre della sociologia moderna: pubblica una serie di saggi sullo statuto delle scienze sociali. Nei primi anni del 900 Weber mostra un vicinanza a Rickert: la nozione di cultura è vicina a quella di Valore. Anche per Weber la costruzione di una scienza sociale si basa sul riferimento al valore. Nel libro "sull'etica protestante e spirito del capitalismo", egli fa vedere con una lettura diversa da quella marxista, come il capitalismo sia nato anche dalla concezione protestante. Bisogna parlare di TIPI IDEALI, cioè assumere persone che assumano le premesse e vedere alla luce di questo se il fenomeno storico si verifica in quelle modalità o no. Weber da ragione a Rickert da una parte, ma dall'altra è totalmente contrario : la struttura e la pretesa validità universale dei valori. Rickert cercava di elaborare una struttura dei valori, cercare di stilare una tavola dei valori, che siano universalmente validi, una struttura gerarchica. Per Weber invece devono essere relativizzati: non si può generalizzare: "POLITEISMO DEI VALORI" dice Weber --> i valori non son qualcosa di chiuso ma ciascuno può scegliere in piena coscienza di quali calori servirsi, poichè non c'è una gerarchia. non c'è una sola tavola di valori validi, ognuno si fa la sua. Dopo la critica di Weber , Rickert scrive "Sistema di filosofia" nel 1921(il secondo volume non uscirà mai). La posizione finale di Rickert è quella di creare la tavola dei valori. C'è una differenza tra i valori (pratici o estetici/ religiosi o morali...) ma lui dice che può essere cambiata e rivista. Tuttavia se guardiamo bene la struttura è molto fissa. Una critica viene fatta a Rickert: sembra venire meno l'impianto Kantiano della sua filosofia. Infatti per kant è il soggetto che da forma all'esperienza, ne è il legislatore. Per Rickert no, i valori son fissi e universali. Facciamo un passo indietro e torniamo a Wilhelm Dilthey. è stato per molto tempo sconosciuto fino alla metà del 900. Solo negli ultimi anni (con il volume 28) abbiamo quasi tutte le sue opere. Lui è l'animatore della discussione sulle scienze dello spirito. Dilthey pubblica il primo volume delle " Scienze dello spirito". Aveva scritto la "biografia di Schleiermachers " (rimasta inedita) è già negli anni 1860 inizia la stesura di questo testo. Perchè è un libro importante? Perchè i problemi che incontra son filosofici. 1.Dilthey per la prima volta si misura con la conoscenza storica , cosa vuol dire ripercorrere la vita di un uomo,la sua storia, che metodo e che strumenti si debbono usare
2. La vita di un intellettuale non è una monade, ma si allaccia ad altro, al SISTEMA DI CULTURA, cioè il rapporto tra individuo e tradizione filosofica, mondo, credenze e come esse influiscano sui suoi scritti. Cioè come la vita individuale si inserisca nella vita collettiva. Si pone il problema del concetto di GENERAZIONE, una vera è propria categoria storiografica. Apre la discussione sullo statuto delle scienze dello spirito. Cioè come noi comprendiamo la vita storica. Dilthey si forma a Berlino negli anni 50, dove sta correndo voce del ritorno a Kant: Dilthey è estremamente attento al ritorno a Kant, potrebbe essere un neo kantiano atipico. Dilthey sostiene che a costo di sembrare un reazionario, bisogna ammettere che i problemi fondamentali della filosofia son stati posti da Kant. Anche per Dilthey l'invito a tornare a Kant è preso sul serio. Ovviamente non prende una posizione
ortodossa ma critica, guardando dove Kant non h guardato: i fenomeni spirituali, sociali e culturali che Kant non ha analizzato perchè il periodo storico non glielo permetteva, non c'erano le condizioni. All'interno della Biografia di Schleiermachers c'è un capitolo dedicato a Kant, dove sintetizza la sua filosofia. Come funziona il Kantismo di Dilthey sopratutto nel suo capolavoro "Introduzione alle scienze dello spirito"? Dilthey dice che il suo lavoro è una "critica della ragione storica" , cioè concepire la ragione come una ragione storica, cioè non immobile, sistematica, fissa, ma bensì storica, mutante, coinvolta nei processi. Mentre in Kant la critica della ragione era modellata sulle scienze esatte (cioè sul sistema Newtoniano), qui invece va riguardato usando il metodo storico. Le condizioni di possibilità dell'esperienza non devono solo essere scientifiche ma anche storiche. La fondazione filosofica delle scienze dello spirito deve mantenere un rapporto stretto con la psicologia e con la teoria della conoscenza. Egli ritiene che per mettere in luce il fondamento gnoseologico delle scienze storiche si debba rivedere la nozione di soggetto: non è più l'astratto soggetto di Locke, Hume e Kant, ma al contrario è l'uomo intero nella sua integrità di mente e corpo, un uomo storico, non un soggetto trascendentale. Cioè "Nelle vene di questo soggetto deve scorrere non la linfa annacquata di una ragion pura, ma ......" Egli aveva letto la logica di Mill, soprattutto la logica delle scienze morali (le scienze dello spirito, cioè). Poi però nella introduzione delle scienze dello spirito c'è una posizione critica rispetto al positivismo, poichè pretende di mettere a fuoco le leggi che regolano il funzionamento della società, cioè una visione POSITIVISTA della società (= Compte). L'uomo isolato dalla società è solo una finzione dice Dilthey. MA allora entra in campo la psicologia: noi abbiamo un nostro VISSUTO PSICHICO , siamo VITA VISSUTA, e noi riconosciamo l'altro come rapporto tra vissuti psichici, di comprensione tra l'IO e l'ALTRO. Ecco il perchè della biografia di Schleiermachers. Ma di che psicologia parla Dilthey? Non è quella generica o di laboratorio (anche se la rispetta) ma egli ritiene che la psicologia del suo tempo è naturalistica, cioè considera la mente umana come un qualcosa di naturale, scientificamente. La psiche come pezzo della natura! Noi invece dobbiamo descriverla: PSICOLOGIA DESCRITTIVA (come diranno Brentano e Husserl). Per Dilthey nel vissuto psichico c'è un elemento individuale irriducibile e c'è una connessione strutturale psichica, non è tutto disarticolato! Un tema fondamentale per Dilthey è il rapporto tra VIVERE e CONOSCERE : si parla di Dilthey vitalistico, filosofia della vita. Perchè Dilthey può essere considerato un filosofo della vita? perchè ogni cosa parte dal vissuto psichico ma poi si allarga alla comprensione del mondo storico, cioè si oggettiva avrebbe detto Hegel, cioè il mondo della vita umana nelle varie concezioni del mondo, nelle varie culture. Qui Dilthey di interessa ad Hegel, lo studia e scrive un libro sul giovane Hegel. Oggettivazione della vita umana nella storia! La vita è possibile quando si esprime (Cit. Dilthey) : e si esprime nell'arte, nella morale, nella religione... Comprendere il mondo storico è possibile quando si realizza nello spirito oggettivo. Ecco perchè l'ultimo Dilthey può essere considerato un filosofo della vita.
la religione non è in contrato con la cultura moderna o la società industriale, ma si può modernizzare la cultura religiosa). Il problema che si presenta è quello di offrire una sorta di ricostruzione storica del mondo del cristianesimo, l'assoluto della fede e il mondo moderno nel suo sviluppo. Nel 1902 pubblica "l'assolutezza del cristianesimo" : c'è il problema di come si rapportino l'ASSOLUTEZZA (la fede) e il MONDO STORICO (mutevole). " i valori etico/spirituali sono gli unici valori assoluti (cit. Troeltsch)". Allora c'è il problema tra storia e norme: recensisce il libro di Rickert e lo critica. Focalizza il problema tra STORIA e VALORE. Però Troeltsch dice che Rickert svuota di significato i valori/principi che regolano la nostra vita storica: essi devono essere radicati e saldi_. "La tavola dei valori sembra una fredda gabbia che deve essere riempita dalla vita"_ (cit. Troeltsch). Rickert non ha dato pienezza nel mondo storico come invece ha fatto Troeltsch nella teologia: il suo ultimo libro che scrive (" lo storicismo ed i suoi problemi ") è proprio un esempio di come i valori siano assoluti ed invece la storia sia relativa. In Italia, BENEDETTO CROCE , non avverte questa crisi dello storicismo che c'è in Germania, anzi la nega. in un libro "La storia come pensiero e come azione" (1938) dice che la vera conquista del mondo storico è avvenuto in età romantica con Hegel e che Heineken ha sbagliato interpretazione. Meinecke e Troeltsch Han sbagliato visuale, non stanno nella corrente dello Storicismo, poichè confondono STORIA e SOVRASTORIA, e quindi son in contrasto anche con la corrente dello storicismo tedesco. C'è quindi un'altra via allo storicismo tedesco, quella di Croce appunto! Croce tramite Antonio Labriola matura un interesse per il MATERIALISMO STORICO (cioè del marxismo), inizia ad interessarsi alla natura della conoscenza storica: Pasquale Villari (quello che ha scritto le lettere per la "questione meridionale") agli inizi degli anni 1890 cerca di scrivere se la storia sia una scienza. Lo è? Croce si incontra con Villari e ne parlano. Croce non conosce forse Windelband (che però ha trattato di questi problemi), ma cita Rickert nel testo " la storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte " (1893). La soluzione non è quella di Dilthey e neanche quella di Rickert, Croce propone una soluzione: Il vero problema della storia è il problema dell'individuale (=Rickert) ma la storia può essere ricondotta all'ESTETICA, al concetto di arte , poichè anche l'estetica non ha nulla a che vedere con il generalizzante, è rivolta all'individui, non è di natura concettuale, è intuitiva. Secondo lui la storia è anche cosi! Croce definisce la sua estetica come una forma generale dello spirito, attraverso cui noi cogliamo l'individualità dell'opera d'arte. Questo è in forte polemica con il positivismo. L'UNIVERSALE CONCRETO di Croce è un qualcosa che coglie l'individualità del concetto storico. Si ha una sorta di coincidenza tra STORIA e FILOSOFIA : egli dirà che " la Filosofia è il momento metodologico della Storiografia". Lui teorizza lo storicismo di tipo Crociano, diverso da quello tedesco. Passiamo ora all'analisi della FILOSOFIA DELLA VITA : è un orientamento culturale, è più di una filosofia. Sia Meinecke che Troeltsch sono una barriera contro la minaccia più grave del tempo: il RELATIVISMO. Rickert ha grande rispetto per Dilthey perchè secondo lui è l'unico filosofo della vita, ma pensa che anche il Dilthey il pericolo del Relativismo non sia superato. Polemizza con quel sistema dei valori (1921) di cultura che son gli unici che possono dar significato ai fenomeni storici e non possono essere relativizzati. L'obbiettivo polemico è quello della filosofia della vita: cioè mettere a fuoco la natura della vita, in senso storico/culturale e biologico (in Francia con Bergson). "La filosofia come scienza rigorosa" polemizza con il relativismo e anche con Dilthey. La filosofia della vita non è solo quella di Dilthey. Nietzsche dirà che niente può esser rinchiuso in una tavola dei valori (anzi va rovesciata) a favore dell'istinto. Tuttavia in Germania c'è il dibattito su come la modernità distrugga la comunità (l'atomismo, la tecnica, il denaro..distruggono i rapporti sociali della società pre-industriale).
Il più famoso filosofo della vita è: Georg Simmel (1858-1918) è un filosofo sofisticato, affronta il tema della modernità su due fronti:
L'esperienza sensibile è solo il primo stadio di come si crea una abitudine. Ritorna il tema dello sforzo. Intorno a Lui si crea un gruppo di allievi che vogliono rivitalizzare lo spiritualismo. 12/05/2015 e 13/05/ Vediamo ancora un contemporaneo di Bergson: BOUTROUX. Viene ricordato con l'etichetta del CONTINGENTISMO. Boutroux viene mandato in Germania per studiare come funziona il sistema scolastico tedesco: qui incontra il tema del ritorno a Kant! Anche Boutroux può essere considerato uno spiritualista, ma con una sensibilità diversa (maggior interesse a Kant, alle scienze..). La sua opera mantenere rapporti tra scienza e filo, ma dall'altra cercare di liberare la filo dallo schiacciamento della scienza. Il determinismo è una maniera di intendere la natura con rigorosi rapporti tra causa e effetto e permettono di prevedere cosa succede dato queste cause. Pierre Simon de Laplace era il padre del determinismo (avendo le coordinate di un punto nell'universo, si può prevedere tutto il corso dell'universo, questo perchè il tutto è concatenato e determinato anche solo da una piccola parte). Boutroux sottolinea che non c'è un solo tipo di determinismo:
1. Livello della LOGICA ---> A=A. Principi strettamente necessari, un piano in cui vige una rigorosa necessità 2. Livello della MATEMATICA ---> Già qualcosa cambia! C'è qualcosa di contingente (es: che numeri mettiamo nelle formule). (a+b)² = a² + b² + 2ab. Il risultato cambia in base a che valore diamo ad (A) o a (B). 3. Livello della PSICOLOGIA ---> E' l'opposto della logica, qui è cresciuto l'elemento di contingenza ed è diminuito il livello del determinismo. La psicologia non potrà mai diventare logica e la biologia mai matematica. Questo perchè c'è un tasso di contingenza diverso per natura. Questo non vuol dire rinunciare al determinismo, ma riconoscere che ad ogni livello ci son aspetti che son irriducibili a quelli del piano precedente! Un altro elemento importante di Boutroux è la convinzione che la legge è assimilabile dallo spirito. La teoria della conoscenza di Boutroux è un misto tra Kant (idea che la conoscenza sia un processo del soggetto) e Spiritualismo. Boutroux infatti viene annoverato tra i Neo- Criticisti Francesi. Boutroux è molto vicino a Kant per quanto riguarda la Morale (più che della conoscenza) e questo ha portato ad un maggiore interesse in Francia per la morale Kantiana. In alcuni suoi scritti compare anche l'INDIVIDUALIZZAZIONE della morale , come diceva Simmel. La morale universale va adattata al singolo. Seconda cosa: è molto attento alla RELIGIONE. Non vuole entrare in conflitto: scienza e religione non son due aspetti diversi, ma ci vuole sia uno sia l'altro per completare l'uomo. Nel 1900 organizza il 1° grande congresso internazionale di Filosofia. Torniamo a BERGSON ora lo capiamo meglio: Bergson conosce Boutroux e anche Ravaisson! La sua filosofia è una sfaccettatura delle correnti che abbiamo visto! "Saggio sui dati immediati della coscienza" è un libro suo giovanile che lo immette nei circolo dei pensatori, ma contiene già un pilastro della sua filosofia : LA NON RIDUCIBILITA' DELLA VITA INTERIORE, CIOE' LA PECULIARITA' DELLA DURATA REALE (tempo interiore..) CHE E' DIVERSO DAL TEMPO MISURATO (quello degli orologi, calendari...). Gilles Deleuze parlerà di Bergsonismo, cioè una filo che è assemblata con pochi elementi fondamentali, ma che costruisce una filosofia salda ed attraente! In questo libro giovanile ci sono 3 parti distinte: 1. La Psicologia a lui contemporanea : affronta sopratutto la Psico-Fisica cioè la versione originaria del problema del rapporto tra mente e corpo (Cartesio). Cioè che rapporto sussiste tra lo stimolo che riceviamo all'esterno e l'intensità a cui reagiamo (es: puntura di uno spillo: se è leggera sentiamo solletico, altrimenti fastidio, altrimenti molto male). Alcuni matematici formularono leggi matematiche per dire che: l'intensità
di una nostra sensazione potrebbe essere misurabile! C'è una soglia del dolore... Bergson contesta questo: NON SI PUO' QUANTIFICARE UNA SENSAZIONE , è vero che si può misurare lo stimolo (quanto penetra lo spillo nella pelle) ma non possiamo dire matematicamente quanto ci fa male. La Psico-Fisica commette la Metabasis : attribuisce qualcosa che è di un determinato campo ad un altro.
2. Affronta il tema della "Temporalità della coscienza" (durata reale). Distinzione fondamentale tra interno ed esterno. Esordisce in questo capitolo con la sequenza dei numeri naturali, messi in ordine su una linea ipotetica ( 1--2--3--4--5--6....) i numeri son esterni uno all'altro (dove c'è l'1 non può esserci il 4) questo determina un ordine spaziale. Gli stati di coscienza non son esterni uno all'altro ma sovrapposti o concatenati (James dirà che la coscienza è un FLUSSO ), la coscienza non è immobile, non è solo vita, ma più vita! La coscienza ha quindi dimensione temporale ( = confessioni di S. Agostino, il tempo è inafferrabile, il presente non esiste). Per lui il presente ha già del passato e del futuro dentro (= Leibniz), è uno stato qualitativo. Certo noi possiamo misurarlo (quantità) ma questo è un tempo misurato non è il tempo che noi viviamo (è un tempo spazializzato, la linea del tempo). Il tempo dell'orologio è sicuramente utile nella vita pratica, nella fisica, nelle scienze.. La durata reale (quella della vita interiore) noi la intuiamo, sentiamo che il tempo scorre! 3. Tema della libertà umana: è un problema classico della filo. Ci sono due posizioni solite: la posizione del DETERMINISTA (tutto determinato. noi possiamo ricostruire le cause per cui noi abbiamo scelto (a) piuttosto che (b) o viceversa) ed il LIBERO ARBITRIO (non c'è un motivo necessitante per cui noi scegliamo (a) piuttosto che (b) o viceversa). Il determinismo per Bergson snatura la natura delle nostre scelte. Esser deterministi vuol dire che noi non siamo liberi, quindi un controsenso! Ma anche il Libero Arbitrio è sbagliato, perchè lo diciamo quando l'azione è avvenuta, lo diciamo a ritroso di esser stati liberi! La vera libertà è quella che si presenta quando noi scegliamo, uno stato psichico in cui la libertà si fa e quindi si mostra. Lui dice che però anche nella libertà c'è lo stesso problema che c'è nel tempo: un aspetto così interiore ed originario come la libertà viene pensata ed esteriorizzata come una linea, non possiamo recuperare la libertà pensando a ritroso, ma era proprio quel punto in cui abbiam deciso! Due libri son fondamentali per Bergson dopo il Saggio che abbiam analizzato, vediamoli:
scopi pratici, non astratti! Noi abbiamo bisogno della Geometria e allora la "creiamo". L'uomo non è in origine "homo sapiens" ma "homo faber" (cit.). Noi della vita possiamo cogliere le stesse cose che possiamo cogliere della nostra vita. Bergson pone dei limiti all'intelletto (≠ Kant) che non può conoscere tutto 18/05/ C'è una differenza tra intelligenza e intuizione abbiamo detto l'altra volta, c'è un rapporto con il pragmatismo. Bergson pensa che l'intelligenza/l'intelletto abbia una matrice pratica! L'intelligenza "ritaglia" delle parti, per scopi pratici. Nel mondo animale c'è invece l'istinto che agisce per automatismo: interagiscono con la realtà esterna ma per riflesso. l'uomo prolunga una attività tipica degli animali e dei vegetali: le proprio membra sono quelle attraverso cui il mondo animale e vegetale interagiscono con il mondo (le foglie son strumenti con il quale la pianta compie la fotosintesi, anche gli animali per esempio si organizzano in alveari, utilizzano le zampe per fare dighe..), l'uomo prolunga questa capacità con lo STRUMENTO TECNICO (es: noi possiamo misurare un terreno per esempio con un metro, che è qualcosa in più del nostro corpo). Questo è importante per due punti: o C'è da parte di Bergson una attenzione allo sviluppo della tecnica o Questa sua posizione è frutto di una riflessione specifica sull'essere umano. un' Antropologia Filosofica che sarà oggetto di nuovi studi e riflessioni sistematiche (tra le due guerre mondiali). La vita abbiamo detto che è uno slancio vitale, che non si arresta! Uno slancio creatore del quale non possiamo prevedere gli sviluppi e gli esiti, ma senza questo "slancio" non potrebbe esserci la vita stessa! C'è una analogia con il "più vita" di Simmel. E come può fermarsi lo slancio vitale? può esaurirsi. Alcune specie possono estinguersi, oppure tutta la vita può estinguersi, così rimarremo davanti alla MATERIA BRUTA. Bergson dice che lo slancio della vita, plasma e mette sotto il suo controllo la materia grezza! La dimensione del tempo non è spazializzabile (è vero che possiamo dire: in un millennio si sono estinte queste speci, oppure che 1 milione di anni fa c'erano i dinosauri) ma questo serve solo a mettere in una successione questi fatti! lo slancio non è misurabile, va colta nell'attimo in cui si presenta, va presa nell'attimo, nella qualità del suo impulso: è come la durata reale!!!! Ma allora noi come possiamo conoscere? l'intelligenza per sua natura è inadatta a comprendere in profondità la vita delle forme viventi, va bene solo l'intuizione. Questa risposta è una delle meno convincenti e più deboli che Bergson propone nella sua vita. MECCANISMO CINEMATOGRAFICO DEL PENSIERO : si trova nell'ultimo capitolo dell'evoluzione creatrice (il più letto e conosciuto). Bergson ritenga che la nozione di movimento è usata in maniera impropria (non è uno spostamento di corpi in un determinato spazio e tempo) ma è un movimento come processo continuo, come mutamento, che si manifesta nella sua unitarietà (= Aristotele). Non capire questa cosa porta ad errori: es i PARADOSSI DI ZENONE! Ecco perchè il movimento non è pensabile come "suddivisione" del tempo o dello spazio, come facciamo nei paradossi--> questo è uno pseudo problema. Ma ce ne sono altri: RAPPORTO TRA ESSERE E NULLA (pensare a qualcosa che è una assenza totale è un controsenso perchè posso pensarlo solo se ho in mente il pieno) e RAPPORTO TRA ORDINE E DISORDINE (quando entro in una stanza dico che è ordinata se corrisponde alle mie aspettative, la nostra reazione è delusione o realizzazione delle mie aspettative, non esiste in generale!). Perchè Bergson fa tutti questi esempi? per liberare la filosofia da pseudo problemi e per far capire il funzionamento della nostra intelligenza: ecco che entra l'esempio cinematografico. Sulla nostra mente son fotografati in una pellicola degli spezzoni di movimento (come il giochino del cartone animato). Questa capacità di dividere e "ritagliare" è tipica dell'Intelligenza. Noi ci illudiamo che quello sia il movimento ideale, ma è falso. E' solo ricomposto, come il
cartone animato. L'intelligenza è analitica, separa e divide, poi sintetizza anche per farci capire, ma innanzi tutto divide! Nello stesso anno (1907) James pubblica il libro "pragmatismo" che avranno molte cose in comune, sono tutti e due anti-intellettualisti, l'intelligenza ha una matrice pratica, il primato della "prassi". Ci rimangono da vedere due cose di Bergson: Bergson ha vissuto la prima guerra mondiale e la sua posizione è critica nei confronti della Germania. La Francia è la nazione migliore,ha questo spirito de finesse, la Germania è schiava della Tecnica. Bergson è un filosofo raffinato e distaccato, ma su questo tema della guerra (ed in una serie di conferenze che fa in questo tempo) attacca in maniera dura la nemica Germania. Inizia a riflettere sulla natura della Tecnica, arriverà ad avere ruoli diplomatici e padre alla nascita della "Società delle Nazioni". Fino all'evoluzione creatrice, non c'è una analisi morale o etica. Bergson arriverà a parlare di questi temi (nel 1932, con il libro "le due fonti della morale e della religione")--> ci son 2 tipi si SOCIETA' società statica/chiusa (non animata dallo slancio vitale, origine dei comportamenti morali dalla legge e religiosità di tipo istituzionale, più dogmatica che creatrice) e la società dinamica/aperta (l'uomo ha ruolo attivo anche dal punto di vista morale, anche la religione è dinamica, il "misticismo" è possibile solo in questa società). Alcuni dicono che questo testo non è all'altezza di Bergson! Morirà nella solitudine e nel ritiro (nel 1941). Ora passiamo al PRAGMATISMO , corrente Americana: forse la prima corrente nata in America. Ma forse non è vero anche se tutti i manuali lo dicono! Questa corrente non si sviluppa autonomamente ma prende dall'empirismo britannico, dal Kantismo e addirittura all'Hegelismo tedesco (Dewey), quindi è l'esito di un intreccio! Questi intellettuali non son filosofi di professione (Emerson è una pastore religioso). Ci sono 3 filosofi pragmatismi (James, Dewey, Peirce) che sono i più importanti! Come nasce questo gruppo di filosofi negli anni attorno al 1860? Incontriamo Charles Peirce che è stato il primo pragmatista rimasto per lungo tempo nell'anonimato! Perchè questa marginalità? Ci son motivazioni biografiche: era figlio di un grande matematico, aveva molti interessi sopratutto logici (teoria della probabilità). Peirce pubblicò pochissimo nella sua vita, alcuni andarono dispersi, altri usciranno postumi. Quando Peirce muore nessuno se ne accorge. La sua è un'opera incompleta e mai conclusa! Noi guarderemo tre punti di Peirce! Peirce esordisce nel 1860 con testi incentrati su Kant, Peirce conosce molto bene la storia della logica (sopratutto medievale e contemporanea). Kant affermava che "dopo Aristotele la logica non ha fatto alcun progresso", ma invece ora al tempo in cui scrive Peirce la logica ha subito grandi trasformazioni. Ma allora le categorie di Kant e la tavola, che era pensata in base a quella logica, va ripensata? secondo Peirce si! Non è che si stacca da Kant, ma dice che la base di partenza era erronea. Tuttavia affermerà che Kant rimane la figura centrale del pensiero, Peirce vuole sviluppare la Semiotica! Peirce mostrerà molta attenzione alla teoria Darwiniana (del