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Storia filosofia contemporanea - Parte 1, Appunti di Filosofia

Appunti di storia della filosofia contemporanea del prof. Ferrari, Università di Torino

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 28/10/2019

artemisiale
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STORIA FILOSOFIA III – PARTE 1
prof. Ferrari
Introduzione
Storia della losoa dalla ne dell'ottocento no (teoricamente) alla ne del
Novecento, quello che si denisce storia contemporanea. Il lo conduttore di
questo “viaggio” è il problema della conoscenza: con il problema della
conoscenza sono condotti molti aspetti della ragione losoca. Esperienza può
essere quella quotidiana (sensazione), sia quella scientica (strutturata) che
mette capo a teorie e che in questo senso non è riducibile all'esperienza
comune. Alcuni loso sostengono che ci sia una cesura tra l'esperienza
comune e quella scientica, altri no. Di sicuro ci sono dei punti in comune in
come ci rapportiamo alla realtà e come conosciamo qualcosa. A questo
problema le losoe contemporanee sono state molto attente e hanno dato
una vasta gamma di risposte che coinvolgono non solo il problema della
conoscenza e dell'esperienza ma anche altri aspetti della riessione losoca.
Un secondo elemento che nella lo contemporanea (almeno da Kant) che è
coinvolto nella conoscenza è il soggetto: colui che conosce, che fa esperienza,
che elabora una teoria scientica, ovvero tutti i soggetti (non solo empirici ma
anche soggetti in generale) che mettono capo a conoscenze.
I soggetti sono dierenziabili tra soggetti empirici e quelli astratti, che hanno le
stesse caratteristiche che abbiamo noi soggetti empirici. Il tema del soggetto è
strettamente connesso al problema della conoscenza, dall'altro è un tema
cruciale della losoa almeno da Kant e dalla seconda metà dell'ottocento.
La conoscenza non riguarda solo la natura, non è solo conoscenza scientica
ma, nel corso dell'ottocento, si caratterizza sempre di più come conoscenza del
mondo umano (mondo degli uomini nella loro peculiarità di esseri viventi dotati
di struttura psichica e di comportamento) ma anche come attori appartenenti
al mondo della storia e della convivenza sociale. Tra ottocento e novecento c'è
il problema di quali siano le dierenze tra la conoscenza del mondo umano e
quello degli oggetti naturali: la discussione su questo punto è stata
particolarmente intensa e occorre conoscere perché di è passata una parte
importante della lo contemporanea.
Al centro di molte forse di tutte vi è la grande eredità di Kant: in maniere
diverse (esplicite o no) condividendo la sua prospettiva o modicandola o
riutandola è stat il protagonista fondamentale di quest'epoca losoca.
Geograa della losoa contemporanea
Nel corso dell'ottocento e n altre la prima metà del novecento la lo si è
caratterizzata anche e in certi casi fortemente per la sua collocazione
geograca, che ha un signicato culturale.
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STORIA FILOSOFIA III – PARTE 1

prof. Ferrari

Introduzione

Storia della filosofia dalla fine dell'ottocento fino (teoricamente) alla fine del Novecento, quello che si definisce storia contemporanea. Il filo conduttore di questo “viaggio” è il problema della conoscenza: con il problema della conoscenza sono condotti molti aspetti della ragione filosofica. Esperienza può essere quella quotidiana (sensazione), sia quella scientifica (strutturata) che mette capo a teorie e che in questo senso non è riducibile all'esperienza comune. Alcuni filosofi sostengono che ci sia una cesura tra l'esperienza comune e quella scientifica, altri no. Di sicuro ci sono dei punti in comune in come ci rapportiamo alla realtà e come conosciamo qualcosa. A questo problema le filosofie contemporanee sono state molto attente e hanno dato una vasta gamma di risposte che coinvolgono non solo il problema della conoscenza e dell'esperienza ma anche altri aspetti della riflessione filosofica.

Un secondo elemento che nella filo contemporanea (almeno da Kant) che è coinvolto nella conoscenza è il soggetto: colui che conosce, che fa esperienza, che elabora una teoria scientifica, ovvero tutti i soggetti (non solo empirici ma anche soggetti in generale) che mettono capo a conoscenze.

I soggetti sono differenziabili tra soggetti empirici e quelli astratti, che hanno le stesse caratteristiche che abbiamo noi soggetti empirici. Il tema del soggetto è strettamente connesso al problema della conoscenza, dall'altro è un tema cruciale della filosofia almeno da Kant e dalla seconda metà dell'ottocento.

La conoscenza non riguarda solo la natura, non è solo conoscenza scientifica ma, nel corso dell'ottocento, si caratterizza sempre di più come conoscenza del mondo umano (mondo degli uomini nella loro peculiarità di esseri viventi dotati di struttura psichica e di comportamento) ma anche come attori appartenenti al mondo della storia e della convivenza sociale. Tra ottocento e novecento c'è il problema di quali siano le differenze tra la conoscenza del mondo umano e quello degli oggetti naturali: la discussione su questo punto è stata particolarmente intensa e occorre conoscere perché di lì è passata una parte importante della filo contemporanea.

Al centro di molte forse di tutte vi è la grande eredità di Kant: in maniere diverse (esplicite o no) condividendo la sua prospettiva o modificandola o rifiutandola è stat il protagonista fondamentale di quest'epoca filosofica.

Geografia della filosofia contemporanea

Nel corso dell'ottocento e fin altre la prima metà del novecento la filo si è caratterizzata anche e in certi casi fortemente per la sua collocazione geografica, che ha un significato culturale.

In Francia in un contesto linguistico della lingua francese vi è una tradizione in un certo spazio e certo tempo. Analoghe considerazioni per l'area tedesca, britannica, italiana.

Vi è una giustificazione di carattere storico: l'ottocento si sono formate grandi entità statali e nazionali (vedi Germania e Italia), c'è l'esigenza di identificare la propria identità nazionale come qualcosa proprio di una nazione che prima di essere costruita in senso statale, veniva recepita come una già resistente tradizione culturale. Forte è la presenza di una rivendicazione di una storia nazionale che non essendo ancora realizzata in un organismo statale ha radici ben profonde. In Germania c'è sempre stata una forte componente filosofica: nel corso dell'ottocento e nel novecento questa identità culturale e linguistica, quindi geografica, ha GIOCATO un ruolo importante nel configurare la filo contemporanea. Cosa contribuisce a consolidare una tradizione filosofica?

  • l'elemento linguistico: il vocabolario filosofico non è neutro, ma risente fortemente di una o più tradizioni linguistiche in parte molto remote: la lingua latina e una specificità delle lingue nazionali.

La cultura filosofica tedesca è uno dei punti fermi della filosofia occidentale. Vedi Hegel ha scritto la Fenomenologia dello spirito (geist: indica la realizzazione dell'uomo nella storia e nella cultura). Se si cerca di tradurre spirito in francese la parola è esprit: nella tradizione filosofica francese ha un altro significato, risale a Pascal, all'interiorità dell'individuo pensante, al nostro essere non solo esseri fisici ma anche spirituali, dotati di una nostra vita interiore. Il vocabolario filosofico non è neutro.

Se traduciamo geist in inglese, viene quasi sempre utilizzato mind: la mente non è la stessa cosa di cui parlava Hegel, né ciò di cui parlava Pascal.

  • comunità filosofiche: indipendentemente dalla propria provenienza. Oggi si intende qualcosa di diverso rispetto a cent'anni fa, perché prima era a seconda della propria nazione. Per una serie di motivi, la grande distinzione in tradizioni nazionali della filosofia non è del tutto scomparsa, in certi casi è ancora ben visibile e si è venuta formando questa comunità con caratteri non solo nazionali ma internazionali (come gli scienziati). In maniera molto rapida negli ultimi vent'anni c'è stata l'adozione di una lingua comune, ovvero quella inglese. Nelle scienze umane l'uso dell'inglese come lingua franca pone alcuni problemi non irrilevanti, come la traduzione in un'altra lingua di alcuni termini specifici di un'altra lingua (vedi geist di prima). Ci si sforza quindi a scrivere in inglese altrimenti non si viene letti, prima era più diffuso scrivere nella propria lingua. Lo scambio interlinguistico si è via via contratto forse per un certo punto di vista come risultato inevitabile dell'internazionalizzazione delle comunità filosofiche, è una perdita di una forte caratterizzazione nazionale. Diventando l'inglese la lingua di riferimento, la conoscenza delle altre lingue ha conosciuto un processo di decadimento, e questo non è un aspetto positivo. C'è il rischio di un impoverimento e di una non conoscenza di parti della filosofia contemporanea che non sono conosciute abbastanza. La seconda guerra mondiale è stato un evento fondamentale da un punto di vista storico ma non

Filosofia vs filosofia

I due aspetti sono in correlazione tra di loro ma non sono identificati. Nella teoria della conscenza c'è un complesso di problemi filosofici che è a sé stante rispetto a tutti i filosofi che hanno cercato di elaborarli.

La conoscenza - Kant

la filosofia kantiana è il termine di riferimento. Secondo alcuni, dall'inizio dell'ottocento in poi vi sono riflessioni pro o contro Kant. La filosofia kantiana è stata in qualche modo sempre presente nell'agenda dei filosofi che si sono interrogati sulla natura della conoscenza a partire dal 1850 circa.

Perché la centralità di Kant? Una risposta ovvia direbbe che è una filosofia molto articolata e sviluppata in diverse direzioni e che abbraccia anche l'etica, l'estetica, la storia, l'antropologia. La critica della ragion pura di Kant esce nel 1781 e in seconda edizione viene rimaneggiata nel 1787 è l'opera in cui Kant avvia la riflessione sui limiti e e possibilità della ragione umana. La filosofia di Kant, contrariamente a come si dice, non è così ben squadrato e architettonico che molti hanno considerato una delle caratteristiche principali della filosofia kantiana. Kant è fondamentalmente uno sperimentatore: apre una via, la percorre, scopre nuove vie, le percorre, ma non è partito in partenza con certe idee. Si è definito un geografo della ragione: va in giro per il mondo della ragione e cerca di sapere come è fatto, come funziona. Queste immagini geografiche sono spesso diffuse in Kant, come un percorso di scoperta.

L'ultimo Kant ha ripensato alla sua filosofia e si è a lungo discusso tra filosofi se questa riflessione sia stata una modifica o una revoca di tutta la filosofia kantiana precedente.

Stando nella sua cittadina non si impedì di leggere ogni novità dei resoconti dei viaggiatori, se si legge l'antropologia di Kant vi sono molti discorsi sui popoli extraeuropei. Ai tempi di Kant la scienza di riferimento era la fisica di newton. Era difficile trovare storici di professione, non si incontravano studiosi di psicologia e di questo bisogna tenere conto per capire come mai Kant abbia sostenuto certe posizioni. Ad esempio era convinto che la psicologia non sarebbe mai diventata una scienza perché non fondata su basi scientifiche e matematiche. La filosofia del secondo ottocento cerca invece di fare proprio così; le scienze storiche e del mondo umano conoscono una grande espansione. La scienza newtoniana che Kant considerava paradigma della conoscenza scientifica viene poi messa in discussione e modificata. Quando fa il lavoro di identificare le categorie dell'intelletto a priori, si basa soprattutto sulla tavola dei giudizi: classifica i vari tipi di giudizio e ne ricava dodici categorie. Quando classifica i giudizi, sostiene che in realtà dai tempi di Aristotele ad oggi la logica non ha fatto nessun significativo progresso. Da un lato ha torto: in realtà tra seicento e settecento grazie a Leibniz si era impresso alla logica una svolta post-aristotelica che aveva allargato i confini della logica

tradizionale. Nel corso dell'ottocento la logica conosce uno sviluppo impetuoso che la porta lontano dalle metriche aristoteliche e Kant mai avrebbe potuto sostenere che non aveva fatto nessun cambiamento risolutivo.

Cosa rimane di Kant da giustificare il fatto che sia il grande interlocutore della riflessione della conoscenza tra ottocento e novecento? Rimane che una riflessione sulla natura e le possibilità e i limiti della mente umana sia la condizione preliminare per comprendere cos'è la conoscenza, come si realizza nelle varie discipline scientifiche comprese quelle storiche che si occupano del mondo umano. Per Kant cosa significa questa indagine? Cercare di individuare quali sono le condizioni in base alle quali l'esperienza è possibile. Contrariamente a quanto si dice spesso in versioni abbreviate della filo di Kant, è vero che il problema cruciale da cui parte Kant è come sono possibili i giudizi sintetici a priori, ma è il suo punto di partenza: il problema che Kant cerca di mettere a punto è più generale, cioè di come sia possibile l'esperienza. In base a quali elementi e strutture della nostra mente possiamo avere l'esperienza? Dobbiamo unificare gli elementi molteplici in un'unità. Perché un'esperienza sia possibile deve essere collocata nello spazio e nel tempo.

Le coordinate spaziotemporali sono condizioni di possibilità dell'esperienza.

Rapporto causa-effetto: valido non solo per la conoscenza dei fenomeni fisici ma anche per l'esperienza comune. C'è ameno una ragione perché una cosa accada. Per Kant c'è almeno una causa perché ci sia almeno un effetto. Possiamo capire questa esperienza perché abbiamo condizioni che rispettiamo per cercare di capire come avviene ciò.

Quando un'esperienza è possibile? Quando è sottoposta a determinati vincoli; quando non accade, non abbiamo a che fare con l'esperienza ma con un sogno. Il sogno è un tipo particolare di esperienza psichica, ma nei sogni si determinano delle situazioni che non sono quelle che regolano le possibilità dell'esperienza nell'esperienza comune. L'esperienza sottosta a delle condizioni che non può violare. Kant fa un lavoro complicato, individua questi vincoli fondamentali e ritiene che

  • queste condizioni non siano infinite
  • sono lo spazio e il tempo

Il punto tipicamente kantiano è che queste condizioni siano quelle categoriali relative alla sensibilità siano a priori: indipendenti dall'esperienza. Questa tesi sconcerta i contemporanei di Kant per il fatto che quando noi diamo dei giudizi abbiamo a che fare non solo con i giudizi di carattere analitico che sviluppano nel soggetto del giudizio o con giudizi di carattere sintetico, ma anche con dei giudizi di carattere a priori. La mente organizza la molteplicità radunandola in uno spazio. La nozione di spazio è una definizione a priori.

Sintesi a priori

empiristiche infatti i dati dell'esperienza affluiscono alla nostra coscienza senza la mediazione di altro. Per Kant questa mediazione esiste.

Perché queste forme sono a priori?

Anche all'inizio della nostra esperienza, quando vediamo degli oggetti intorno a noi, in ogni caso collochiamo gli oggetti in un orizzonte spaziale e temporale.

Le intuizioni

Queste forme a priori hanno anche un'altra caratteristica: le intuizioni. Possono essere pure. Perché le chiama intuizioni? Spiega il loro nome quando opera la distinzione tra oggetto ed intuizione. Quando abbiamo a che fare con un concetto, possiamo elencarne le caratteristiche. I concetti per Kant hanno la caratteristica di essere delle formulazioni linguistiche sotto le quali ricadono qualità più o meno note degli oggetti.

Quando si parla di spazio, non si è in grado di elencare delle caratteristiche proprie di esse: è una grandezza omogenea, ma non si può dire che ha note caratteristiche come concetto. Lo stesso vale per il tempo.

Lo spazio e il tempo NON sono concetti. Tutta la conoscenza umana non dipende dall'esperienza, perché questa può appoggiarsi a strutture che non sono da essa ricavabili.

Kant sostiene che le categorie hanno portata conoscitiva solo quando hanno un riscontro nell'esperienza.

Kant è un filosofo dell'esperienza, ma cerca le condizioni attraverso le quali questa sia possibile. Una conoscenza perché sia valida e necessaria deve poggiare su basi a priori, altrimenti sarebbe contingente e casuale, una “rapsodia di percezioni”.

Le categorie dell'intelletto

La nostra mente, secondo Kant, ha un apparato concettuale non derivato dall'esperienza. Ma si applica l'esperienza per rendere possibile essa medesima. Il problema delle categorie risale ad Aristotele, le aveva ricavate dalle forme del linguaggio. Kant ha un rapporto importante con la tradizione aristotelica e si riallaccia ad un'idea di carattere aristotelico. Kant individua i tipi di giudizi fondamentali che siamo in grado di enunciare, da questa elabora la tavola delle categorie, senza le quali non funziona il nostro intelletto.

Kant ritiene che le categorie dell'intelletto siano fisse: ce ne sono dodici. Queste categorie, sono suddivise in quattro gruppi, ognuno dei quali ha altre tre sottocategorie. Qui si vede l'aspetto architettonico e sistematico della critica della ragion pura che farà tanto discutere la filosofia successiva.

  1. quantità : si può parlare di oggetti di esperienza considerandoli dal punto di vista della loro pluralità; totalità; unità.
  2. qualità : si individua nella realtà; negazione; limitazione (tutto ciò che delimita qualcosa: questa sala la usiamo per fare lezione, non è Piazza san Carlo né un'aula dell'università)
  3. relazione : inerenza (qualcosa inerisce a qualcos'altro: vedi rapporto soggetto- predicato; sostanza-accidente. Gli attributi variano ma la sostanza rimane.); causalità (rapporto causa-effetto, dipendenza di un effetto dalla causa. La nozione di causalità è a priori e rende possibile la conoscenza e l'esperienza); reciprocità (rapporto reciproco tra agente- paziente, ovvero due eventi in cui uno agisce e uno subisce).
  4. modalità : le cose possono essere possibili/impossibili (è possibile che questa sala si riempia di nuovo con altri studenti; è impossibile che questa sala ne generi un'altra); necessarie/contingenti (è necessario che 7+5=12; è contingente che nei sacchetti delle mele comprate ce ne siano 7 in uno e 5 in altro); esistenti/non esistenti.

Kant ricava l'idea fondamentale che c'è un apparato di categorie a priori che individua in un numero fisso, distribuite in quattro famiglie.

Chi fa funzionare l'intelletto? Chi presiede all'organizzazione delle forme a priori della sensibilità con le categorie dell'intelletto?

L'io distribuisce le mansioni. Quando parla di io trascendentale è un io generale, non si tratta di un io empirico (come quello di Hume) ma è una struttura permanente della conoscenza, ed è il regista di tutte le azioni che si svolgono sulla scena della conoscenza.

La ragione pura

La ragione è così presenta che la parte che dedica è quella più ampia del suo trattato.

La ragione umana: è la facoltà di pensare le cose, ma pensare non significa conoscere. Posso pensare un mondo governato da forze esterne a questo, posso pensare ad un mondo nel quale avvengono cose non riscontrabili nell'esperienza o in cui esiste un'armonia non esposta alla disarmonia. Tutto questo si può pensare. Le categorie dell'intelletto possono essere utilizzate solo se vengono applicate nell'esperienza. “Le intuizioni sono cieche senza i concetti, e i concetti senza le forme della sensibilità sono vuoti. “

la ragione guarda oltre i confini dell'esperienza, guarda al di là senza poter calpestare il terreno dell'esperienza; ma questo non è un difetto della ragione umana. Kant sa bene che la ragione ha dei limiti. La maturità è l'età in cui si riconoscono i limiti della ragione. Kant eredita dalla cultura illuminista e configura la ragione come una funzione dell'attività mentale che ha la prerogativa di spingersi oltre i limiti dell'eserienza ma rinunciando a conoscere. Quando ci spingiamo oltre l'esperienza possiamo pensare ma non conoscere perché non abbiamo il dato empirico.

risolto i punti interpretativi è proprio lui. Considerava infatti il problema della cosa in sé come privo di fondamento.

Pensava che l'idea kantiana della condizione a priori della conoscenza fosse fondamentale.

Scrive a fenomenologia dello spirito e sostiene che Kant sembra uno che voglia insegnare a nuotare senza immergersi nell'acqua. La riflessione sulla natura della conoscenza è per Hegel un modo di procedere erroneo perché il significato della conoscenza e dell'esperienza si coglie dall'interno, non stando all'esterno.

C'è solo il processo della conoscenza in atto, ritiene che la filosofia di Kant abbia aperto un periodo prolifico della filosofia, ma che la soluzione si trovi in quella hegeliana.

Negli anni 30-40 dell'ottocento, l'importanza della filosofia hegeliana:

  • Lo sviluppo delle scienze mette in questione il grande macchinario che Hegel aveva costruito nella filosofia della natura sulla famosa dialettica. Si diffonde la convinzione che i grandi sistemi speculativi siano destinati ad entrare in contrasto con lo sviluppo delle scienze
  • -La storia della filosofia tedesca dell'ottocento non è quella raccontata classicamente. C'è un altro ottocento filosofico tedesco che inizia nei primi anni del secolo ed è rappresentato da filosofi nell'ombra ma che hanno rappresentato un'importante linea di resistenza contro i sistemi idealistici. Esiste quindi una variegata famiglia filosofica che non rientra nei pensatori che si rivolgono al dialogo sempre più critico fino all'antagonismo della filosofia hegeliana e che sono invece caratterizzati come filosofi legati ad una fragile tradizione empiristica.

Il fallimento della rivoluzione del 48 genera pessimismo in quelli che avevano creduto nella possibilità della costruzione di uno stato nazionale.

Schopenhauer – Il mondo come volontà e come rappresentazione

Qui si vede la tardiva scoperta e fama di Schopenhauer. Si dice che fosse così sfrontato da tenere lezione nelle stesse ore di Hegel. Nei primi anni 50 la figura del filosofo balza in primo piano, la sua concezione del mondo diventa basilare. La sua opera filosofica dà voce a quel senso di pessimismo nella storia che è diffusa dopo il fallimento della rivoluzione del 1848.

Incontro Heidegger – Kassirer

Heidegger cerca di spiegare perché dal 1850 avviene il ritorno a Kant. Sostiene che dalla metà del secolo si assiste ad una trasformazione fondamentale nel compito della filosofia; lo sviluppo delle scienza sottraggono alla filosofia i suoi campi tradizionali di indagine. L'indagine sulla natura è consegnata agli

scienziati, quindi non esiste più la filosofia della natura. La filosofia dell'anima non esiste perché adesso c'è a psicologia che se ne occupa. L'indagine della storia è appannaggio degli storici.

La filosofia perde progressivamente ambiti, regioni, aspetti della realtà di cui si occupava. Questi cambi di indagine passano in altre mani.

Cosa rimane alla filosofia?

  • Interrogarsi non sulle regioni che le erano propri, ma di interrogarsi su se stessa e sulla natura della conoscenza; non di avvicinare gli oggetti conosciuti, ma di riflettere nella maniera in cui si conoscono questi ambiti. => riduzione della filosofia a teoria della conoscenza.
  • Ripensamento sulla propria tradizione: la filosofia diventa sempre più storia della filosofia; riflessione su se stessa da un punto di vista storico. Già Hegel aveva concepito la storia della filosofia come parte integrante della sua attività filosofica. La storia della filosofia non l'ha inventata Hegel, Kant ne aveva parlato e già nel settecento era nata una historiografia della filosofia.

A metà dell'ottocento fioriscono storici della filosofia e le opere come storia della filosofia. La filosofia trova come suo interlocutore privilegiato Kant: ha elaborato una riflessione sulla conoscenza che si può definire “teoria della conoscenza” anche se Kant non usa mai. Concependo la filosofia come la concezione dei limiti della conoscenza umana, aveva anticipato la situazione raffigurata da Heidegger. La filosofia diventa filosofia della riflessione: si sottrae al compito di entrare in mare per nuotare. Queste riflessioni evidenziano il punto teorico per capire il ritorno a Kant in Germania dalla seconda metà dell'ottocento: ripensamento dello statuto della filosofia; tornano sulla scena figure marginali nel primo ottocento; lo sviluppo delle scienze è imponente e pone una sfida alla filosofia. Si registra un grande cambiamento che Kant non ha potuto registrare e si è svolto in poco più di mezzo secolo.

La filosofia non può più pretendere una figura d ruolo nelle scienza ma può riflettere su come si possa mettere a fuoco la struttura della conoscenza, su quali fondamenti si basa. Riprende ovvero il problema della conoscenza di Kant.

Il ritorno a Kant NON significa rifarsi alla filosofia, ma del contrario: sviluppare la filosofia di Kant, riprenderlo per andare oltre.

Windelband

Preludi, raccolta di saggi. Usa un'espressione famosissima: comprendere Kant significa andare oltre Kant. Per un certo tempo nello stesso ambito filosofico si è ritenuto che il ritorno a Kant fosse solo un proporlo anni dopo la sua morte, ma non risponde ai caratteri fondamentali di questo movimento filosofico.

Zeller non risparmia le critiche a Kant: gli rimprovera il fatto di non aver dato una soluzione definitiva alla sua teoria; dice che non ha molto compreso il rapporto tra le forme della conoscenza e del dato sensibile: rivalutala necessità di rifarsi ai dati dell'esperienza, sempre prevenirlo da un a possibile forzatura empiristica.

Liebemann

Nel 1865 un giovane studioso pubblica un testo che rappresenta un ritorno a Kant, è il primo libro esplicitamente rivolto ad invocare il ritorno a Kant. Passa in rassegna di tutte le filosofie precedenti, e ritiene che tutte queste filosofie non abbiano dato una risposta convincente al problema di Kant della cosa in sé. Se queste filosofie sono state incapaci di rispondere, significa che bisogna rispondere al di fuori di queste filosofie medesime.

  1. propria soluzione del problema della cosa in sé: nella conoscenza umana non può mai esserci separazione tra soggetto ed oggetto.
  2. rilettura delle strutture a priori della conoscenza

Il libro è molto importante perché sancisce il movimento di ritorno a Kant e lo studioso conclude ogni capitolo del suo libro con l'espressione Bisogna dunque ritornare a Kant.

Lange

Il maggiore interprete e più autorevole rappresentante del ritorno a Kant è degli anni 60 dell'ottocento, Lange. Nel 1866 pubblica un libro molto famoso Storia del materialismo”, libro a cui hanno fatto riferimento intere generazione di filosofi tedeschi, si può ritenere di formazione per quelli che hanno iniziato a fare filosofia dalla fine degli anni '60. uno dei lettori fervidi di Lange è il giovane Nietzsche. Il libro di Lange è una storia del materialismo: il materialismo degli scienziati, quelli che pensavano che la nostra natura si potesse ridurre al nostro cervello, e sostenevano la posizione che oggi definiremmo “riduzionista”. Il materialismo era un tema all'ordine del giorno, è uno dei motivi per cui scrive una storia del materialismo con due caratteristiche

  • è una storia, riparte dai naturalisti greci, fino alle sfumature materialiste in Germania. Costruisce una storia generale della filosofia condotta dal punto di vista della problematica del materialismo. Il valore storiografico è fuori discussione, di questo si sono serviti molti filosofi della generazione di Lange e di quella successiva.

È uscita poco dopo in Francia, Inghilterra, Russia. In Italia venne pubblicata molto tardi e con una scarsa traduzione a cui non ne seguirono altre.

La posizione di Lange è ispirata dal ritorno a Kant di Helmutts e risente dei temi in autori come Fischer, Zeller, o Liebemann. Sosteneva che dopo che era uscito di scena il “romanticismo concettuale tedesco” le armi dovevano diventare nelle mani di Kant perché era l'unico con le armi necessarie a sconfiggerlo. Lange non è materialista ma un critico del materialismo. Mostra come ai problemi sollevati dal materialismo occorra rifarsi a Kant. Kant la risposta al materialismo perché

  • il punto essenziale di ogni teoria della conoscenza è inscindibile tra la realtà della rappresentazione e l'oggetto rappresentato. Insiste sul fatto che il concetto della cosa in sé sia un concetto limite: indica qualcosa a cui possiamo avvicinarci senza mai raggiungere. C'è quindi una concezione negativa della cosa in sé.
  • riprende la posizione di Helmutts: le forme a priori di Kant che costituiscono le condizioni necessarie dell'esperienza, devono essere ricollocate, ripensate alla luce dell'organizzazione fisiologica e psicologica del soggetto conoscente. Una certa riflessione sulla filosofia di Kant oggi in realtà, inconsapevolmente, ha rivalutato un punto di vista come quello sostenuto da Lange.

Studi recenti hanno fissato la loro attenzione sul tipo peculiare di psicologia della filo kantiana spingendo Kant in una filosofia che sembra riabilitare un tipo di rilettura affine che pare evocare quella di Lange.

Renouvier

Il ritorno a Kant si presenta come un fenomeno tedesco: è una novità filosofica che essenzialmente appare nel panorama tedesco tra fine anni 50 e decennio successivo. Questo conferma quella funzione centrale della filosofia tedesca che rappresenta un ratto durevole dello sviluppo della filosofia della seconda metà dell'ottocento. Vi sono delle circostanze che ridimensionano questa centralità della cultura filosofica tedesca. Il programma filosofico di una ripresa della filo di Kant non appartiene solo all'ambito tedesco. Dovremmo dire che il primo vero attore e promotore del ritorno a Kant non è filosofo tedesco bensì francese Renouvier

nel 1854 pubblica il primo volume di Saggi di critica generale che contiene alcune dichiarazioni di principio che sono etichettabili come una forma di ritorno a Kant. All'inizio di quest'opera Renouvier esce in un'affermazione eloquente: Kant è quasi nostro contemporaneo.

Il suo lavoro è ampio e complesso e si sviluppa fino ai primi del novecento, una parte della sua opera esula dal tema della conoscenza, anche se è connesso al punto di vista della sua soluzione. Rappresenta bene lo spirito del ritorno a Kant, non si parla solo di ispirarsi a Kant, ma anche di correggerlo.

Lo corregge su un punto: la teoria delle categorie.

Si può intendere un autore meglio di quanto un autore abbia inteso se stesso: la funzione dell'interprete è far vedere ciò che lo scrittore voleva dire. Interpretare un filosofo significare sviluppare le potenzialità dello stesso che non sono state sviluppate del tutto. Quello che Cohen ha in mente è di rifondare la dottrina kantiana dell'a priori da due punti di vista:

  • il vero problema di Kant, per quanto venga presentato come della giustificazione dell'esistenza dei giudizi a priori, in realtà il vero problema è “l'enigma dell'esperienza”, il tema che va analizzato e risolto, al quale lo stesso Kant ha guardato come nucleo centrale della sua indagine.
  • egli è convinto dell'inattendibilità della posizione di Lange. Cohen gli doveva molto per riportare Kant alla ribalta del dibattito filosofico, tuttavia su un punto nodale dissente da Lange, non condivide la concezione dell'a priori la cui matrice originaria va trovata in Helmutts. Cohen non condivide questa teoria. Per Cohen l'a priori non ha nessun contenuto psicologico ma è pura condizione formale dell'esperienza. Il piano psicologico deve essere tenuto conto, Cohen non vuole negare l'importanza della psicologia.
    • in Kant ci sono la sensibilità e l'intelletto. Vi è distinzione netta tra trascendentale e l'analitica trascendentale, la parte della critica della ragion pura dedicata all'individuazione delle categorie e delle forme dell'intelletto. Kant aveva cercato di trovare una mediazione tra la sensibilità e l'intelletto attraverso le pagine difficili dedicate allo schematismo trascendentale. Cohen tenderà sempre a ridimensionare questa distinzione, infatti si parlerà di una lettura leibniziana di Kant. La posizione del neokantismo di Marburgo prende la soluzione di Leibniz.
    • quando Cohen parla di una teoria dell'esperienza in Kant, sottolinea come nonostante le ambiguità, l'esperienza che ha Kant in mente è quella scientifica. L'esperienza scientifica è sostanzialmente per Kant la fisica newtoniana. Cohen dirà nella seconda edizione dell'opera che senza newton Kant non sarebbe mai nato filosoficamente. La riflessione di Kant è sil fatto dell'esperienza scientifica, di fronte al dato scientifico il filosofo deve individuare le posizioni di possibilità.
    • Cohen si avvicina a Lange, non rompe con esso ma ne raccoglie in parte l'eredità

Esaurita questa fase che si può dire della esegesi kantiana, Cohen si impegna nella costruzione di un vero e proprio sistema di filosofia. Dell'interpretazione di Cohen rimane poco e rimane kantiano su un punto: il compito attuale della filosofia critica è indagare le condizioni di possibilità delle forme culturali, qualcosa che la filosofia non produce ma che si trova di fronte. La filosofia critica non intende entrare nel merito delle forme della scienza e della cultura, quanto piuttosto risalire alle condizioni che la rendono possibile. È meno kantiano dal punto di visa della concezione della conoscenza e della filosofia in genere perché rendendo radicale la riduzione della sensibilità sotto la guida dell'intelletto arriva a sostenere la piena autonomia del pensiero rispetto al dato sensibile. -viene a cadere a distinzione tra conoscere e pensare, viene a

cadere la componente di datità che è presente in Kant. Alla conoscenza nulla può essere dato: è progressiva costruzione.

Venendo a cadere una funzione autonoma della sensibilità e di datità, non si ha a che fare con forme a priori specifiche ma che spazio e tempo siano innalzabili a categorie.

Nel corso degli anni venti il panorama della filo tedesca subisce profonde trasformazioni, uno degli elementi è il progressivo declino del nel kantismo. Il primo ad uscire di scena da un punto di vista filosofico è proprio Cohen.

Natorp

Nasce nel 1854 e arriva a Marburgo nei primi anni 80 diventando uno dei discepoli più fedeli a Cohen. Si dedica inizialmente a ricerche storiche orientate che sono concentrate su figure chiave della filosofia moderna: Cartesio, Leibniz, Galileo.

Aveva formazione filologica, una delle sue caratteristiche intellettuali è aver dedicato parte cospicua della sua ricerca ad indagine storico-filosofiche sul pensiero greco: Democrito, Aristotele e soprattutto Platone.

Scrive un testo sulla teoria platonica delle idee nel 1903 e qui ha esibito la sua capacità di saldare indagine storica con una interpretazione di carattere sistematico.

La teoria delle idee di Platone viene riletta coma una teoria delle conoscenze in cui l'idea è concepita come presupposto teorico che consente di accedere all'esperienza: un avvicinamento tra l'idea come ipotesi e l'a priori kantiano. Quel Platone di Natorp ha molti volti e non è solo identificabile con una sua kantianizzazione. Quando parla di psicologia non intende quella scientifica ma quella filosofica che è indagine sulle strutture fondamentali della conoscenza segna un elemento i differenziazione rispetto a Cohen e risulterà essere un dialogo fecondo con Husserl.

Per Cohen è stato determinante il fatto della scienza della fisica newtoniana. Per Cohen il compito essenziale della teoria della conoscenza è dar conto a nuovi dati scientifici che sono subentrati dopo l'epoca kantiana o dati di cui Kant non ha tenuto conto. Questo secondo riferimento è fatto in un libro “Il principio del metodo infinitesimale” dove affronta ciò che Kant non aveva preso in considerazione, cerca di far prevalere una posizione interessante, cioè una progressiva riduzione della possibilità rispetto all'intelletto. Cohen elabora un vero e proprio sistema di filosofia dove la prima parte è volta ad indagare la conoscenza pura che non ha nessun punto di partenza in un dato sensibile. Nella logica superala distinzione kantiana tra conoscere e pensare, lavora indipendentemente dal molteplice al sensibile.

Natorp cercherà di costruire un nuovo edificio utilizzando i mattoni della filosofia kantisna. Natorp sottolinea un altro aspetto cruciale che chiama “metodo trascendentale” in base al quale la filosofia trascendentale è un

Nato nel 1848 e morto nel 1915, gli si affianca un secondo protagonista, Rickert, nato nel 1863 e morto nel 1936. cono i due principali esponenti della scuola kantiana di Baden. Il problema è la fondaz8ione delle scienze umane: anche nella scuola di Marburgo si pone il problema della riflessione sul mondo storico bisogna sottolineare che entrambe le scuole presentano se stesse come filosofie della cultura. Intenzione di fare della filosofia kantiana una vera e propria filosofia della cultura, abbraccia tutte le forme del sapere. Metà anni 20: Rickert pubblica un libro “Kant filosofo della cultura moderna ”ha aperto una visione complessiva sulla cultura umana.

Interessante perché

  • modifica una visione tradizionale del neokantismo
  • in quegli anni, nella cultura filosofica tedesca il kantismo era in declino. Per alcuni motivi, entra in una fase discendente. La critica che gli si pone è aver creato un'arida teoria della conoscenza senza considerare il carattere drammatico e conflittuale della cultura.

1929 incontro Heidegger – kassirer

Heidegger presenta il neokantismo come filosofia della conoscenza e Non della cultura. Kassirer cerca di rilanciare un'immagine del neokantismo. L'immagine vincente non è quella di Rickert bensì di Heidegger.

Windelband

Prima della scuola del baden c'è Hermann Lotze, autore i una logica le cui strutture nn hanno una fondazione di carattere psicologico ma appartengono a qualcos'altro. Elabora la nozione di validità: ciò che è logicamente vero vale a prescindere dal fatto che noi lo riteniamo tale o no.

Windelband e Rickert pensano che la filo di Kant possa essere interpretata in base alle norme dei valori

Windelband scrive una storia della filosofia e vede in Kant il punto di sbocco della filosofia moderna.

Kant è innanzitutto non visto solo dalla critica della ragion pura quanto dalla ragion pratica e della critica del giudizio: quando scrive quest'ultima, affrontando il giudizio estetico, fa vedere due aspetti cruciali della filo critica

  • l'edificio della filo kantiana si completa e giunge a completamento con la critica del giudizio (significa problema del giudizio estetico)
  • cosa caratterizza le ultime due critiche? Il fatto che individui due norme universalmente valide, che individuano il giudizio estetico.

Anche il giudizio conoscitivo si deve adeguare alla norma della ricerca del vero.

Il bello, il buono e il vero sono i tre grandi giudizi che dobbiamo elaborare. Quando diciamo che qualcosa è vero ci riferiamo al valore di verità. Per Windelband la filosofia di Kant è quella che chiama “la scienza dei valori universalmente validi”, un sistema di filosofi incentrato sulla definizione di norma estesa a tutti i campi del sapere. I principi della ragione sono norme che hanno validità, non sono contingenti né legati a situazioni o coordinate spazio temporali.

La filosofia critica è quindi una riflessione dei valori universalmente validi.

Punto in comune con la scuola di Marburgo: la filosofia di Kant NON può essere letta in chiave psicologica. Non si tratta di studiare come sorgono nella mente i valori dell'intelletto, ma di indagarne lo statuto e la funzione.

Problema dello statuto della conoscenza storica del mondo umano: questa riflessione che Windelband intraprende a partire dalla metà degli anni 80 dell'ottocento ha alle sue spalle come interlocutore diretto il contributo di un altro dei grandi filosofi dell'ottocento, Dilthey, che parteciperà alla discussione sul problema del rapporto delle scienza della natura e delle scienza del mondo umano.

Le discipline del mondo umano e altre che crescono in maniera esponenziale, pone il filosofo di fronte al problema di interrogarsi su come si possa affrontare. Kant non aveva potuto affrontare di petto il problema perché le scienze umane non erano così sviluppate come quelle naturali. Siamo in una stagione culturale fortemente segnata da questo problema.

Windelband, molto sensibile alla dimensione complessiva della filosofia kantiana come un sapere che abbraccia l'uomo, si pone il problema di come possa essere concepita la conoscenza storica, che ha uno statuto differente della conoscenza scientifica. Mira a formulare leggi di carattere nomotetiche, si distinguono dalle scienze storiche perché quello che è considerato oggetto di indagine è l'individualità, per questo parla di scienze ideografiche che riguardano l'irriducibilità individuale.

Un'epoca storica è irriducibile ad un'altra epoca storica, è diversa da quello.

Nel 1894 tiene una famosa lezione di rettorato dove affronta questo problema e dove la distinzione tra scienze nomotetiche ed idiografiche viene identificata. Il punto di vista di Windelband, la sua riflessione su questo modo cruciale apre la strada alla riflessione cruciale del secondo rappresentante della scuola del Baden che è Rickert.

In quell'anno Windelband aveva sostenuto che parlare di scienze della natura non significa postulare una differenza ontologica ma di due metodi conoscitivi diversi. Sostiene che anche le scienze della natura possano avere una componente ideografica, così come le scienze ideografiche possono sconfinare