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Filosofia e scienze umane, Appunti di Scienze Umane

Appunti creati da me direttamente

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 27/04/2023

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anna-murolo-1 🇮🇹

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Che cos’è l’Illuminismo?
E’ un movimento culturale, sviluppatosi nel ‘700, in Europa, che mira ad “illuminare” la mente degli uomini,
oscurata dall’ignoranza e dai pregiudizi, usando come arma il “lume” della ragione.
Kant definisce l’Illuminismo come fattore di progresso conoscitivo ed umano, lo intende come “L’uscita
dell’uomo da uno stato di minorità, il quale è da imputare a lui stesso. Minorità è l’incapacità di servirsi del
proprio intelletto senza la guida di un altro.” ed è da qui che nasce il motto dell’Illuminismo, ossia la frase
Sapere aude!, “Abbi il coraggio di sapere.
Le basi culturali dell’Illuminismo furono poste già dal ‘600: Spinoza, ad esempio, osserva come pace,libertà di
pensiero etolleranza religiosa conferiscano ad Amsterdam, città nella quale è nato, un clima di grande
prosperità.
I due pilastri del movimento sono
1. Una forte istanza critica e demolitrice;
2. Una forte prospettiva positiva e costruttiva.
Gli illuministi, infatti, da una parte demoliscono i pregiudizi del passato, mentre, dall'altra nutrono fiducia nella
cultura, capace di trasformare e migliorare la società.
La ragione assume un duplice ruolo, deve abbattere le vecchie credenze, che ostacolano il percorso
conoscitivo, e deve analizzare ogni ambito dello scibile. Infatti, pur essendo limitata al campo dell'esperienza,
essa è vista come l'unica facoltà conoscitiva attendibile.
In questo contesto, inoltre, si diffonde una concezione utilitaristica della conoscenza.
L'illuminismo riafferma quel concetto di ragione introdotto da Newton, dal quale viene vista come la facoltà
capace di indagare i fenomeni della natura grazie alla matematica, intesa come strumento di calcolo e non più
come insieme di simboli. La ragione quindi diviene più concreta e può essere applicata anche all'ambito delle
scienze umane e delle scienze storico-politiche.
Si conduce una forte critica alla tradizione: ciò non comporta una negazione della storia, anzi, gli illuministi
accettano la tradizione quando essa esprime il progresso dell'uomo, mentre la respingono quando costituisce
un modello accolto passivamente, che paralizza il progresso del sapere.
La religione rivelata è molto criticata e si afferma che il progresso sia frutto delle azioni e delle passioni
dell’uomo, non della Provvidenza divina.
In ambito politico, il diritto naturale diventa l’unico criterio per giudicare la legittimità delle istituzioni: queste
sono giuste soltanto se tutelano i diritti inalienabili dell’uomo.
Nasce in Inghilterra, nazione molto ammirata dagli illuministi. Poiché
1. Politicamente, la monarchia fu rovesciata da una rivoluzione borghese, conclusa con l’istituzione della
Monarchia costituzionale.
2. Culturalmente, si afferma un modello di conoscenza basato sull'esperienza ed aperto alle idee di
libertà e tolleranza.
I maggiori esponenti dell'illuminismo, infatti, facevano parte della classe borghese, orientata alla tranquillità
sociale ed al progresso economico e civile.
La Francia del ‘700 è il luogo di massimo sviluppo dell'illuminismo europeo: qui si lavora all'Enciclopedia, un
Dizionario ragionato delle scienze delle arti e dei mestieri. Gli esponenti di questa nuova corrente culturale sono
detti philosophes, e tra i maggiori ricordiamo Montesquieu e Voltaire.
A Parigi, i principali luoghi di riunione, come i salotti, si trasformano in circoli, che usano le armi della ragione
per criticare la monarchia assoluta. Sarà proprio dagli ideali illuministici che nascerà la Rivoluzione francese del
1789, dove i ceti produttivi ed intellettuali lotteranno contro la nobiltà, rivendicando i propri diritti e le proprie
libertà.
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Che cos’è l’Illuminismo?

E’ un movimento culturale , sviluppatosi nel ‘700, in Europa, che mira ad “illuminare” la mente degli uomini ,

oscurata dall’ignoranza e dai pregiudizi, usando come arma il “lume” della ragione.

Kant definisce l’Illuminismo come fattore di progresso conoscitivo ed umano , lo intende come “ L’uscita

dell’uomo da uno stato di minorità , il quale è da imputare a lui stesso. Minorità è l’incapacità di servirsi del

proprio intelletto senza la guida di un altro.” ed è da qui che nasce il motto dell’Illuminismo, ossia la frase

“ Sapere aude! ”, “ Abbi il coraggio di sapere ”.

Le basi culturali dell’Illuminismo furono poste già dal ‘600: Spinoza , ad esempio, osserva come pace , libertà di

pensiero e tolleranza religiosa conferiscano ad Amsterdam, città nella quale è nato, un clima di grande

prosperità.

I due pilastri del movimento sono…

1. Una forte istanza critica e demolitrice ;

2. Una forte prospettiva positiva e costruttiva.

Gli illuministi, infatti, da una parte demoliscono i pregiudizi del passato , mentre, dall'altra nutrono fiducia nella

cultura , capace di trasformare e migliorare la società.

La ragione assume un duplice ruolo , deve abbattere le vecchie credenze , che ostacolano il percorso

conoscitivo, e deve analizzare ogni ambito dello scibile. Infatti, pur essendo limitata al campo dell'esperienza ,

essa è vista come l' unica facoltà conoscitiva attendibile.

In questo contesto, inoltre, si diffonde una concezione utilitaristica della conoscenza.

L'illuminismo riafferma quel concetto di ragione introdotto da Newton , dal quale viene vista come la facoltà

capace di indagare i fenomeni della natura grazie alla matematica , intesa come strumento di calcolo e non più

come insieme di simboli. La ragione quindi diviene più concreta e può essere applicata anche all'ambito delle

scienze umane e delle scienze storico-politiche.

Si conduce una forte critica alla tradizione : ciò non comporta una negazione della storia , anzi, gli illuministi

accettano la tradizione quando essa esprime il progresso dell'uomo, mentre la respingono quando costituisce

un modello accolto passivamente , che paralizza il progresso del sapere.

La religione rivelata è molto criticata e si afferma che il progresso sia frutto delle azioni e delle passioni

dell’uomo , non della Provvidenza divina.

In ambito politico, il diritto naturale diventa l’unico criterio per giudicare la legittimità delle istituzioni: queste

sono giuste soltanto se tutelano i diritti inalienabili dell’uomo.

Nasce in Inghilterra , nazione molto ammirata dagli illuministi. Poiché…

1. Politicamente, la monarchia fu rovesciata da una rivoluzione borghese , conclusa con l’istituzione della

Monarchia costituzionale.

2. Culturalmente, si afferma un modello di conoscenza basato sull' esperienza ed aperto alle idee di

libertà e tolleranza.

I maggiori esponenti dell'illuminismo, infatti, facevano parte della classe borghese, orientata alla tranquillità

sociale ed al progresso economico e civile.

La Francia del ‘700 è il luogo di massimo sviluppo dell'illuminismo europeo: qui si lavora all' Enciclopedia , un

Dizionario ragionato delle scienze delle arti e dei mestieri. Gli esponenti di questa nuova corrente culturale sono

detti philosophes , e tra i maggiori ricordiamo Montesquieu e Voltaire.

A Parigi, i principali luoghi di riunione, come i salotti, si trasformano in circoli , che usano le armi della ragione

per criticare la monarchia assoluta. Sarà proprio dagli ideali illuministici che nascerà la Rivoluzione francese del

1789, dove i ceti produttivi ed intellettuali lotteranno contro la nobiltà, rivendicando i propri diritti e le proprie

libertà.

In Germania , il movimento prende il nome di “ illuminazione ”, e si origina dal razionalismo del ‘600 : uno dei

maggiori esponenti è Christian Wolff , che afferma l’esigenza di un metodo d’indagine razionale ed universale,

basato sull’applicazione del principio di non-contraddizione.

In Italia , i due centri principali dell'illuminismo sono Napoli e Milano , interessati particolarmente a questioni

economiche e politiche. A Napoli ricordiamo Gaetano Filangieri, tra i tanti, mentre, a Milano, l'Illuminismo si

sviluppa intorno all' Accademia dei Pugni , fondata da Pietro e Alessandro Verri e da Cesare Beccaria , il quale

scrive il trattato Dei delitti e delle pene , nel quale sostiene l'abolizione della tortura e della pena di morte,

considerata inutile.

Rousseau

Jean-Jacques Rousseau è la prima voce che critica aspramente gli ideali di progresso e civilizzazione, diffusi dagli illuministi. Nasce da una modesta famiglia, nella Ginevra del ‘700 , avrà una vita sregolata ed avventurosa, come ci racconterà nelle sue Confessioni. Rousseau, nel suo Discorso sulle scienze e le arti , sostiene fermamente che il progresso delle scienze e delle arti, abbia degradato l’uomo ed esalta la condizione primitiva (dello stato di natura), in cui gli uomini, pur essendo rozzi ed incolti, erano felici e buoni. Successivamente, nel Discorso sull’origine e i fondamenti della disuguaglianza tra gli uomini , Rousseau ci dice che, nello stato di natura , gli uomini vivevano di pochi bisogni essenziali (mangiare, bere ed accoppiarsi), ed erano perfettamente uguali tra loro , poiché erano indipendenti ed autonomi. (Tutti avevano

gli stessi bisogni ed ognuno li risolveva da sé). C’è da precisare che, per Rousseau, lo stato di natura non è

una condizione reale, ma un’ipotesi , usata come criterio di valutazione della realtà. Tuttavia, dal momento che l’uomo iniziò a cooperare con altri uomini, il lavoro divenne necessario, e nacquero la schiavitú e l’egoismo. Si svilupparono la metallurgia e l’ agricoltura , e da quest’ultima derivò la suddivisione delle terre e, quindi, la proprietà privata. I ricchi appresero l’ arte del dominare ed iniziarono a sottomettere i poveri. Per tutelarsi , gli uomini pensarono di unirsi ed istituire ordinamenti legislativi e giudiziari. Così facendo, l’uomo perse la libertà e si introdussero la legge della proprietà e della disuguaglianza. Il diritto civile, così, prende il posto della legge della natura. Rousseau, in quest’opera, vuole solo stabilire un confronto tra la società odierna e lo stato di natura, ipotetica condizione , senza leggi e senza Stato, che egli considerava preferibile. Il filosofo, infatti, non pensa che l’uomo debba regredire e vivere in modo selvaggio, ma vuole che gli uomini, pur vivendo in società, non perdano l’uguaglianza , che invece era garantita nello stato di natura. Egli, quindi, cercherà di elaborare una nuova dottrina sociale , nell’opera il Contratto sociale : vuole trovare una forma di società che tuteli gli individui e assicuri loro la libertà , di cui si godeva nello stato di natura. Può definirsi comunque figlio dell’Illuminismo , perché si prefigge lo scopo di migliorare le condizioni di vita degli uomini. Tuttavia, al contrario degli illuministi, egli crede che il progresso della scienza e della tecnica sia fonte di infelicità , poiché determina una vita in cui le persone seguono bisogni artificiali , mettendo da parte il sentimento e gli istinti. Secondo Rousseau, le istituzioni devono fondarsi su nuovo contratto sociale , nel quale ogni associato deve alienare (donare) i propri diritti , alla comunità, che lo riconosca come parte del tutto: questo contratto nasce spontaneamente dai soggetti, che scelgono di fondere le loro volontà particolari in una volontà generale , lo Stato. Vi è, infatti, una distinzione tra la “ volontà di tutti ” e la “ volontà generale ”, la prima è la somma di tutte le volontà , quindi in essa vi sono anche gli interessi personali di tutti gli uomini, mentre, la seconda rappresenta la volontà e gli obiettivi degli individui , senza però tener conto dei loro interessi egoistici. Rousseau riconosce l’ assoluta sovranità del popolo e sostiene una forma di democrazia diretta , dove tutti i membri dello Stato esercitano il potere legislativo. Mentre, la funzione esecutiva è assegnata al governo , autorizzato soltanto a far osservare le leggi, senza legiferare e, quindi, governare.

compimento il progetto intellettuale dell’Illuminismo. Infatti, nel suo pensiero, troviamo i principi dell’ antidogmatismo , la lotta contro i pregiudizi e l’ esaltazione della ragione. Egli traccia i confini della conoscenza , entro i quali essa perviene sicuramente ad un sapere universale e necessario. Kant, però, riconosce l’esistenza un luogo , aldilà dell’esperienza, che nasconde le risposte ai grandi interrogativi dell’esistenza , ma rimane soltanto un’aspirazione per l’uomo.

Unità 1: La Critica della ragion pura

È il primo scritto della fase del criticismo di Kant. I presupposti per la nascita di quest’opera sono la Rivoluzione scientifica e la contrapposizione tra empiristi e razionalisti. Kant, infatti, afferma che la metafisica , a differenza della scienza, è un campo di lotta, dove i pensatori si contrappongono , senza mai riuscire a trovare soluzioni condivise , come nel caso dei razionalisti e degli empiristi. Questo accade perché la filosofia non dispone di un criterio per distinguere il vero dal falso , contrariamente alla scienza, che possiede un metodo rigoroso ed affidabile. Kant si chiede , dunque, se sia possibile conferire anche alla metafisica il carattere della certezza e dell'oggettività , che è proprio della scienza. Esaminerà quindi l'intero edificio del sapere, a cominciare dalla fisica e dalla matematica. Proprio in quest’opera è contenuta la riflessione gnoseologica di Kant, in cui, il tribunale della ragione sottopone a indagine rigorosa le facoltà conoscitive dell'uomo , per chiarirne le possibilità e i limiti. Essa esaminerà:

  1. le fonti , da cui la ragione stessa può legittimamente derivare le sue nozioni ;
  2. l’ estensione ed i confini del suo raggio d’azione. La ragione, quindi, compie un’ autocritica , dove è giudice ed imputato contemporaneamente. L'equità del processo dipende dalle leggi razionali ed immutabili, inscritte nella ragione stessa. Kant, dunque, procede ad analizzare i fondamenti ed i principi della matematica e della fisica , quindi del sapere scientifico certo e sicuro , partendo dai suoi elementi di base : i giudizi. Le proposizioni della scienza sono dette “ giudizi ” perché sono fatte da un soggetto , al quale viene attribuito un predicato. Es. “Il prato è verde” Esistono due tipi di giudizi , per Kant:
  3. I giudizi analitici , tipici dei razionalisti: quei giudizi in cui il predicato è già contenuto nel soggetto (“un corpo è esteso”, pensando al corpo, penso automaticamente all’estensione). Sono giudizi a priori , che non derivano dall’esperienza , quindi, sono dotati dei caratteri della necessità e dell’ universalità. Tuttavia, sono privi di novità , poiché il predicato non aggiunge nulla di nuovo , che non sia già implicato nel soggetto.
  4. I giudizi sintetici , tipici dell’empirismo: sono giudizi a posteriori , che dipendono dall’esperienza , che è particolare , non universale. I l predicato offre nuove informazioni sul soggetto , che però devono essere dimostrate. Abbiamo così un’ estensione della conoscenza , ma non sono garantite necessità e universalità. Kant rimane insoddisfatto sia dei giudizi analitici a priori, che sono infecondi e non consentono il progredire della conoscenza, sia dei giudizi sintetici a posteriori, che non garantiscono l'universalità e la necessità della conoscenza. Rispetto all’empirismo ed al razionalismo, Kant prenderà una posizione intermedia , dichiarando l’esistenza di un terzo tipo di giudizi , quelli sintetici a priori. Sono quei giudizi, di cui si serve la scienza newtoniana , essi utilizzano il rigore della matematica , ma si basano sull’esperienza. Si hanno, quindi, sia i caratteri della necessità e dell’ universalità , poiché si utilizzano le forme a priori della matematica , sia della novità , data dall’ esperienza sensibile , a posteriori. Un esempio di questo caso particolare è 7 + 5 = 12 , non possiamo dedurre il numero 12 dai primi due, quindi, dobbiamo aggiungere informazioni (ecco perché sintetico, a posteriori), attraverso il calcolo matematico (a priori, e sempre uguale). I giudizi sintetici a priori non attingono la loro universalità dall’oggetto, bensì dal soggetto. Secondo Kant, nella conoscenza, possiamo distinguere due aspetti ,
  • Materiale , costituito dalle impressioni sensibili, derivanti dall’esperienza;
  • Formale , costituito dalle forme a priori , con cui la mente umana ordina le impressioni. Kant sostiene che è la realtà che , nell’atto conoscitivo , si adegua alle facoltà umane , poiché è da queste che viene percepita e ordinata. Per questo, Kant afferma di aver messo in atto una rivoluzione filosofica, analoga a quella astronomica di Copernico. Tradizionalmente, si pensava che la mente dovesse adeguarsi alla realtà, ricevendo passivamente i dati, la rivoluzione consiste nel fatto che - ora - il soggetto ed il suo intelletto influiscono sul modo in cui gli oggetti vengono compresi e, quindi, essi partecipano attivamente alla conoscenza. Per esempio, se qualcuno mettesse un paio di occhiali con le lenti blu, tutto gli apparirà condizionato dal filtro attraverso cui osserva la realtà. Allo stesso modo, le categorie a priori della conoscenza plasmano la rappresentazione che abbiamo del mondo esterno. In questo contesto, la filosofia non deve più ricercare l’ essenza degli oggetti, ma deve ricercare gli elementi a priori che rendono possibile la conoscenza di questi oggetti. Ecco perché Kant definisce la sua indagine come “ TRASCENDENTALE ”. Kant definisce trascendentale ogni disciplina che studia il nostro modo di conoscere, secondo le forme a priori del nostro intelletto. Ecco perché tutte le sezioni dell’opera che studiano le forme a priori delle diverse facoltà sono definite trascendentali. Ad esempio l’Estetica trascendentale e la Logica trascendentale. Il trascendentale non è una dimensione dell’essere , ma è una serie di regole che rendono possibile la conoscenza. Tutta l’opera è finalizzata all’ analisi delle condizioni a priori della conoscenza , quindi ha una funzione trascendentale. Kant, di fatto, con il suo criticismo, non vuole ampliare il sapere scientifico , bensì vuole conoscere i presupposti su cui esso si basa ed è legittimo.

La struttura

Il capolavoro di Kant è un trattato sistematico dalla struttura complessa, che riflette l’architettura della ragione umana , soggetto ed oggetto dell’indagine kantiana ( la ragione studia e viene studiata). La Critica della ragion pura è suddivisa in due parti :

  1. La Dottrina degli elementi ;
  2. La Dottrina del metodo. La Dottrina degli elementi , a sua volta, è divisa in - Estetica trascendentale ; - Logica trascendentale. La Logica trascendentale , infine, si suddivide in - Analitica trascendentale ; - Dialettica trascendentale. (NON DIMENTICHIAMO MAI CHE, QUANDO TROVIAMO LA PAROLA “ TRASCENDENTALE” VUOL DIRE CHE DI QUELLA COSA VENGONO STUDIATE LE FORME A PRIORI )

(La giustificazione del processo conoscitivo)

Kant, poi, si pone il quesito gnoseologico fondamentale : è legittimo applicare le categorie ( soggettive) al mondo naturale (oggettivo)? Egli procede quindi alla deduzione trascendentale delle categorie, il termine deduzione, nel linguaggio giuridico, indica un processo con il quale si legittima una pretesa , proprio in questo modo, Kant legittima l’applicazione delle categorie dell’intelletto ai fenomeni naturali.

(L’io penso)

L’ attività sintetizzatrice della coscienza ha il suo fondamento nell’ io penso. Un concetto, grazie al quale possiamo unificare le varie rappresentazioni dell’intelletto. È inteso come il principio supremo della conoscenza umana. Attribuendo all’io penso il fondamento della conoscenza, Kant giustifica l’applicazione delle categorie alla natura. E’ soltanto attraverso le categorie, infatti, che gli oggetti sono conoscibili, senza l’attività dell’io penso, l’esperienza umana non esisterebbe. E’ garantita così anche l’ oggettività del sapere, poiché la conoscenza viene a fondarsi su principi universali e necessari dell’intelletto. Kant, in questo senso, afferma che l'io penso è il legislatore della natura , infatti, quest’ultima per essere conosciuta deve sottostare alle categorie dell’intelletto. L’io penso non svolge un’attività creatrice, ma soltanto una funzione ordinatrice.

(Fenomeno e noumeno)

La realtà ordinata dall’io penso è unicamente la realtà fenomenica. Il termine fenomeno , delinea ciò che appare attraverso le forme a priori della sensibilità e dell’intelletto. Il fenomeno è l’oggetto con cui va a rapportarsi il soggetto che deve conoscere. Aldilà dell’ambito fenomenico non è realizzabile nessuna conoscenza , poiché non vi è possibilità di fare esperienza. Così facendo, Kant segna i limiti della conoscenza umana , entro i quali la scienza ha una validità universale. Quel mondo che possiamo pensare, ma non conoscere , è il noumeno , esso rappresenta l’ essenza delle cose. È un qualcosa che l’uomo può solo immaginare , ma non conoscere in modo concreto.

La Dialettica trascendentale

(L’ambizione della ragione)

L’analitica trascendentale ci ha mostrato come la mente possa conoscere soltanto nell’ambito fenomenico. La ragione umana , tuttavia, non si accontenta di questo limite. Essa, infatti, è vista da Kant come quella facoltà che spinge l’uomo a dare un significato al mondo e a tutta l’esperienza , attraverso tre idee a priori :

1. L'anima , definita come l’insieme di tutti gli stati interiori ; 2. Il mondo , definito come l’insieme dei fenomeni esterni ; 3. Dio , definito come la totalità di tutti i fenomeni , interni ed esterni. La metafisica rappresenta proprio lo sforzo della ragione di andare oltre l’esperienza. Queste tre idee sono parte essenziale di essa, ma, per Kant, rimangono soltanto un’ illusione. Infatti, in questa parte dell’opera, intitolata Dialettica trascendentale , il termine dialettica ha una connotazione negativa , infatti si riferisce proprio alle illusioni , fatte dai sofisti. L’uomo non può conoscere né la veridicità nella falsità di queste idee, può soltanto pensarle. La conoscenza , non a caso, richiede la presenza dell’ esperienza e di un concetto , mentre l'attività del pensare è possibile anche senza l’esperienza. Posso pensare ad un ad un unicorno, ma non è detto che questo esista. Le idee metafisiche, quindi, possono essere soltanto pensate, ma non conosciute. In questo modo viene definitivamente negata la possibilità alla metafisica di diventare una scienza.

Kant andrà poi a dimostrare l’infondatezza dei tre principi fondamentali della metafisica.

L’anima

La psicologia razionale ci pone l’anima come una sostanza spirituale e immortale , considerando la coscienza come un qualcosa di sostanziale , al quale possono essere applicate le categorie. Kant, però, ci dice che la coscienza, che lui intende con l’io penso , è un’ unità logico-formale del pensiero , ossia è uno strumento che unifica le conoscenze. Di esso non possiamo fare esperienza concreta, non possiamo toccarlo, né vederlo, di conseguenza le categorie, che possono essere applicate solo al mondo dell’esperienza, non sono legittimamente applicabili. La psicologia razionale, quindi, si fonda su errori logici , detti paralogismi.

Il cosmo

La cosmologia razionale , pretende di descrivere il mondo come l’insieme di tutti i fenomeni esterni all’uomo. La ragione, nel cercare di dimostrare l’esistenza del cosmo, cade in delle antinomie , ossia delle affermazioni opposte e contrastanti : per esempio, Aristotele ci dice che il mondo è limitato, mentre Giordano Bruno ci dice che il mondo non ha limiti. È impossibile fare esperienza di tutti i fenomeni della realtà , ci dice Kant, l’uomo, infatti, potrà sperimentare solo un certo numero di fenomeni, non tutti.

Dio

Prova ontologica (Anselmo): la teologia razionale vuole dimostrare l’esistenza di Dio. Parte dall’idea di Dio come essere perfetto , per dimostrare che, per essere perfetto, deve necessariamente esistere. Tuttavia l’esistenza non è un predicato, che posso attribuire ad un soggetto, ma è una condizione. Un oggetto, infatti, deve esistere e gli viene attribuita la perfezione, non posso dire che è perfetto se non esiste in primis. Prova cosmologica (San Tommaso): la prova cosmologica vuole dimostrare l’esistenza di Dio, partendo dall’esistenza degli enti. Se esistono le cose, allora per forza deve esistere Dio. E’ sbagliato adoperare il concetto di causa al di fuori dell’esperienza , infatti, il concetto di causa non può connettere fenomeni sensibili a fenomeni trascendenti. (Non posso cercare una causa in un altro mondo, in sostanza.) Prova fisico-teologica :afferma che, osservando l’ordine del mondo, esista un Dio che causa di quest’ordine , viene fatto di nuovo un uso scorretto del concetto di causa , poiché l’ordine del mondo non può derivare da una causa che si trova al di là del mondo stesso. L’anima, il mondo e Dio sono le ambizioni impossibili della ragione. Tuttavia, grazie ad essi l’uomo può aspirare ad una sempre maggiore perfezione, sperando di conoscerli, un giorno, si tratta di una meravigliosa illusione, che però dobbiamo rifiutare, poiché la filosofia critica ci impone di rimanere nei limiti dell’esperienza sensibile.