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Pedagogia,Sociologia e Filosofia
Tipologia: Appunti
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Società moderna e società premoderna Il mondo degli esseri umani consiste in un ordine sociale basato su norme vincolanti per i singoli individui; questo ordine sociale nasce dall’agire umano attraverso il processo di istituzionalizzazione e si articola in istituzioni, gruppi e organizzazioni ed è costantemente modificato dai movimenti sociali. All’interno troviamo una forma stratificata della società(classi). In tutte le strutture sociali troviamo aspetti di istituzionalizzazione, socializzazione, disuguaglianza e devianza; ogni società ha degli aspetti peculiari che la contraddistingue. Queste specificità sono oggetto della psicologia, essa nasce come disciplina finalizzata a comprendere, spiegare e governare le trasformazioni legate alla nascita della società industriale , della società moderna. Dalla “comunità” alla nascita della “società” La differenza tra la società moderna e le precedenti forme di vita colletta è così evidente che alcuni sociologi guidati da FERDINAND TONNIES, ritengo che solo alla 1° spettasse il titolo di “società”. Ritenevano che prima della nascita della società industriale le persone avessero esperienza di forme di vita collettiva molto più vicine al concetto di comunità. La comunità è una collettività al cui interno i rapporti sono caratterizzati da un alto livello di intimità personale, da legami profondi, e da un forte impegno reciproco dei membri che la costituiscono. Prevalgono modelli di interazione basati sui vincoli di sangue o di vassallaggio. Possiamo dire che la comunità è un contesto sociale caratterizzato da una coesione interpersonale dove sono i legami diretti tra le persone a mantenere l’unità del gruppo attraverso il succedersi degli accadimenti. Con il razionalismo ( corrente di pensiero, è la ragione che da sostanza alla realtà=ognuno può fare le proprie scelte in maniera consapevole) e con l’illuminismo l’idea che la comunità debba essere la forma della vita associata viene messa in discussione; al centro dell’attenzione ora si pone il singolo, mentre i rapporti diventano secondari. Ora quello che conta dell’individuo è la sua capacità di effettuare scelte e stabilire liberamene rapporti con gli altri in base a quanto la ragione gli suggerisce. Si sviluppa l’idea che la facoltà umana di pensare e agire razionalmente debba diventare un nuovo collante sociale. La rivoluzione industriale ha dato “impulso” a questi nuovi legami sociali di tipo universalistico. La “ solidarietà meccanica ” (DURKHEIM) del mondo preindustriale, ha lasciato il posto a una “ solidarietà organica ”, tipica della società industriale dove il lavoro si specializza, le persone svolgono attività differenti e valori e comportamenti non sono più gli stessi per tutti. Caratteristiche della società moderna In una collettività di tipo comunitario è la famiglia a preoccuparsi sia della socializzazione primaria sia di quella secondaria, eventualmente con l’aiuto di un istruttore o del parroco. In ambito societario l’istruzione viene demandata a organizzazioni apposite, le scuole, in grado di provvedere in maniera più efficace e in maniera uguale per tutti. In ambito comunitario per quanto riguarda il lavoro, la forma predominante di attività è la bottega artigianale, dove un piccolo nucleo di persone svolge tutte le mansioni
collettivamente; le mansioni vengono stabilite di volta in volta sulla base delle necessità dei singoli. Nella società industriale , il lavoro, si svolge sotto forma di una mansione definita, di un ruolo prestabilito, senza relazioni profende con i colleghi. Lavorare è una questione più individuale e basata su scelte razionali. La vita individuale è sempre più amministrata dalla collettività, quest’ultima però coincide sempre meno con la comunità in cui si vive e sempre più con lo stato, cioè con un insieme astratto di norme. In questo modo aumenta il benessere individuale perché le varie situazioni dell’esistenza sono gestite con maggiore efficienza. Aumenta anche la libertà di scelta dell’individuo che non è più vincolato alle tradizioni ma può decidere lui stesso. Possiamo dire che la società moderna è una società basata sulla razionalizzazione e l’individualizzazione della vita. La razionalizzazione comporta l’uso della ragione per migliorare la vita della società, le attività umane devono essere finalizzate al benessere; ha come risvolto il controllo della società sui nostri comportamenti. L’individualizzazione implica che sia il singolo a dominare, che si sente più libero di scegliere; ha come risvolto l’omologazione. LA RAZIONALIZZAZIONE Tra i settori in cui il processo di razionalizzazione si è verificato n modo più evidente troviamo: la produzione industriale, la burocrazia e il mercato. La produzione industriale FREDERICK WINSLOW TAYLOR, ingegnere e imprenditore statunitense, elaborò e teorizzò un modo diverso di lavorare, fondato sulla ragione e sulla scienza; con lui si iniziò a parlare di organizzazione scientifica del lavoro. Lui si chiese come fosse possibile svolgere un’attività in maniera ottimale, tendo conto delle persone e delle macchine a disposizione; arrivò alla conclusione che era necessario un addestramento adeguato e non si poteva lasciare al caso la fase di formazione degli operai. Lui diede importanza anche al metodo della divisione del lavoro ; capì che è fondamentale distribuire adeguatamente le mansioni, i carichi di lavoro e le responsabilità, distinguendo tra le figure direttive e quelle esecutive. Ciò poteva avvenire scomponendo il processo lavorativo nei suoi elementi costitutivi. (catena di montaggio= ognuno crea un pezzo e si specializza) La burocrazia La burocrazia è rappresentata da compiti specifici che vengono esercitati da determinati ruoli; dietro c’è una persona che deve essere distaccata e fredda. Una caratteristica importante è la razionalità che occupa una posizione centrale, infatti le organizzazioni burocratiche seguono una logica dettata dalla razionalità secondo lo scopo , come ha mostrato MAX WEBER. Ciò significa che le istituzioni agiscono in vista di obiettivi che ritengono prioritari, scegliendo i mezzi da impiegare in base a un’attenta valutazione dei costi che dovranno sostenere e dei benefici attesi. La burocrazia s’ispira a criteri di efficienza, oggettività e precisione. Lo stato moderno si dota di funzionari e di gerarchie di comando al fine di governare in modo efficiente e razionale un sistema complesso, con più equità e giustizia. I rapporti tra le persone devo essere impersonali e anonimi. Il mercato Forma di razionalizzazione perché tutto è pianificato secondo un criterio ovvero quello monetario. Chi opera in campo economico è mosso dall’interesse personale e tiene conto delle informazioni che ha a disposizione per compiere una scelta. Sulla base degli obiettivi, l’imprenditore vaglia attentamente le alternative a disposizione e poi decide. La sua
Nelle società premoderne il percorso formativo e la scelta del lavoro non necessitano di una scelta, perché dipende dalla loro estrazione sociale, dalla comunità d’appartenenza, dalla famiglia. L’individualizzazione può essere intesa come autodeterminazione del singolo ; chi si autodetermina compie delle scelte che influenzano profondamente il corso della vita. L’individualizzazione coincide con l’autonomia morale, cioè con la capacità di esprimere un giudizio personale intorno al bene e al male. Oggi non esiste più un insieme di valori che possono essere imposti alle persone. Lo stato democratico non pretende più di regolare la vita dell’individuo ma lascia al singolo la libertà di orientarsi. Infine, quanto più un individuo si sforza di affermare se stesso tanto più è responsabile di ciò che fa: può attribuire solo a se stesso il merito o la colpa dei successi e degli insuccessi. LA SOCIETA’ DI MASSA Quando la libertà è un problema La libertà di autodeterminarsi, benché sia un vantaggio per l’essere umano, comporta anche una condizione di solitudine e di mancanza di riferimenti certi: dover scegliere da soli, dover sopportare da soli le conseguenze ecc.… è molto più faticoso che seguire gli usi e costumi della propria comunità.E’ stato osservato da ZYGMUNT BAUMAN, che la società moderna nelle sue manifestazioni più recenti (più individualizzate) crea nuove forme di disuguaglianza tra chi ha le risorse per gestire la propria libertà e chi non le ha.L’incremento di nevrosi e di patologie come lo stress, sono una manifestazione delle difficoltà che incontrano molti individui nell’affrontare una vita fatta di scelte in solitudine e di cui essi stessi portano la responsabilità. L’individualismo E’ la difficoltà a reggere e gestire un’esistenza individualizzata (è un fenomeno). Ciò che finisce in ISMO indica qualcosa di negativo. L’individualismo è una sorta di “malattia” dell’individuo d’oggi, malattia perché porta l’individuo all’insolazione= stress, depressione. I fenomeni di comunicazione di massa (reality show, youtube) sono manifestazioni del bisogno degli individui di esteriorizzare il proprio IO. Questa esigenza è direttamente proporzionale all’incapacità di rispondere alla richiesta di autodeterminazione che la società contemporanea avanza nei nostri confronti. L’omologazione Quanto più gli individui vivono una vita all’insegna della “libertà” tanto più essi diventano simili tra loro, subendo un processo di omologazione. Con il passaggio dal lavoro agricolo a quello di fabbrica, grandi masse di popolazione entrarono nel modo del consumo; ma quanto più il consumo è facoltà di una massa di persone, tanto più esso si standardizza e diviene uguale per tutti. Come si spiega il paradosso per cui il processo di autodeterminazione conduce all’omologazione e alla nascita di una “società di identici”? La standardizzazione (processo sociale) è l’unico modo attraverso cui le istituzioni sono in grado di governare una complessità sociale sempre crescente, cioè di organizzare la vita degli individui. Società di massa e massificazione Per società di massa si intende una società in cui tanti individui, le masse, hanno la possibilità di esercitare diritti che una volta erano solo dell’élite. La società di massa prende avvio quando si estende a tutti gli starti sociali privilegi e diritti fondamentali. La disponibilità economica si diffonde gradualmente in seguito all’industrializzazione delle attività produttive e alle lotte sindacali, che servivano per proteggere i lavoratori dallo sfruttamento. L’istruzione diviene gradualmente un bene di tutti col diffondersi delle scuole e dell’obbligo scolastico. La partecipazione politica è una conquista delle democrazie moderne, che con l’introduzione del suffragio universale hanno riconosciuto
il diritto di voto a ogni cittadino maggiorenne indipendentemente dalla sua appartenenza di classe o dal suo sesso. Quando tutto ciò accade la facoltà di decisone sfugge di mano alle poche élite. Le scelte politiche e le preferenze culturali che s’impongono sono determinate dal volere dell’intera popolazione, che è composta prevalentemente da strati non privilegiati e non acculturati. Avviene anche che leggi e scelte culturali si ripercuotono sull’intera massa della popolazione, producendo effetti omologanti. Si produce così un effetto di massificazione dei comportamenti e delle persone. La massificazione della società produce un’eliminazione delle differenze in nome dell’estensione a tutti dei medesimi privilegi. Inoltre, di solito tale omologazione avviene “verso il basso”, cioè verso i gusti e la cultura delle classi meno istruite e meno acculturate perché per coinvolgere più persone devo abbassare il livello culturale, affinché tutti lo possano comprendere. L’omologazione della cultura comporta una tendenziale semplificazione dei contenuti.
La rilevanza sociale della corporeità Gli attori sociali, ovvero l'unità di base di cui è costituita qualunque società umana, ed esisto solo nella misura in cui hanno un corpo che occupa una certa esistenza spaziale. Avere un corpo significa sottostare a delle leggi che governano tutte le realtà materiali determinandone le possibilità di azione. Dal punto di vista sociologico la corporeità umana acquista importanza nella misura in cui costituisce una condizione imprescindibile della vita in società, che da essa viene determinata. Ad esempio se proviamo ad immaginare una società collettiva formata da esseri incorporei, scopriremmo come la maggior parte degli aspetti che caratterizzano la nostra società verrebbero a meno ( l'esigenza di abitare in un certo luogo ,l'esigenza di nutrirsi, l'esigenza di comunicare). Nonostante quanto appena affermato, esistono delle istituzioni sociali realmente incorporee, come i tabù, il linguaggio, il matrimonio, le istituzioni religiose. Quindi se le istituzioni sociali possono essere immateriali, per convenzione, ogni relazione umana diretta è invece è mediata e condizionata dalla corporeità dell'essere umano. I vincoli dello spazio e del tempo Ogni società umana è vincolata nello spazio e nel tempo, ciò contribuisce a formare i fenomeni sociali che la caratterizzano. Quindi dato che gli esseri umani sono corporei , possono interagire tra loro nello spazio e nel tempo. Lo spazio permette di vivere assieme, di entrare in relazione con gli altri , e di agire collettivamente. Questo è anche un limite però , ad esempio basta pensare ad un abitante della Sardegna mai divenuto campione di sci in quanto la regine è collocata distante dalle piste sciistiche. Quindi il vincolo del luogo può essere limitante. Anche il tempo è n fattore sociale , in quanto ogni società si inserisce in un corso storico ed è espressione del periodo storico cui appartiene. Per un individuo è determinate nascere in un secolo piuttosto che in un altro, in quanto la sua vita sarà necessariamente condizionata dalla cultura del tempo. il tempo quindi permette che ogni società s'inserisca in un corso storico e sia espressione del periodo storico cui appartiene. LE COMUNITA' LOCALI Il principio unificante della zona geografica
dimensioni spaventose senza avere strutture adeguate, si tratta infatti il più delle volte di baraccopoli in problemi di affollamento, igiene, disoccupazione e criminalità raggiungono altissimi livelli. La metropoli moderna GEORGE SIMMEL mise in luce la caratteristica peculiare dello spazio urbano: dato che si è continuamente sottoposti a un “ bombardamento” di stimoli di ogni genere, e interagendo con altre persone si elabora una sorta di difesa basata sulla selezione degli stimoli. Dovendo entrare in contatto con un gran numero di persone, i rapporti umani restano inevitabilmente a un livello superficiale, inoltre la vita viene scandita dal tempo. La città per SIMMEL è una grande forma di razionalizzazione della vita umana, inoltre essa è anche un fattore di evoluzione sociale. Infine La città è il luogo cosmopolita per eccellenza, poiché si incontrano continuamente persone “diverse”. La società urbana infatti è caratterizzata da una forte eterogeneità : operai e borghesi, credenti e atei. La molteplicità e varietà delle occasioni d'incontro che essa crea sono di una condizione che facilita la nascita di nuove idee, nuovi prodotti, nuovi gusti e ideali politici. VITA URBANA E VITA GLOBALIZZATA Verso la fine del XX secolo la funzione svolta dalle città nelle società industriali ha subito un grande mutamento, ovvero il processo di globalizzazione. Il superamento dei confini spaziali Grazie alle nuove possibilità di movimento e di comunicazione create dalle innovazioni tecnologiche, i rapporti sociali tipicamente urbani si sviluppano. Precisamente possiamo affermare che la globalizzazione della società contemporanea consiste in questo: i rapporti sociali hanno ormai assunto pressoché ovunque , nel mondo civilizzato, i caratteri tipici delle interazioni di città, senza tuttavia aver più bisogno dello spazio fisico urbano come contesto in cui aver luogo. Nella società globalizzata, la collocazione fisica di una persona nello spazio perse d'importanza. CHE COS'E' LA GLOBALIZZAZIONE Uno stato di connettività complessa I processi di globalizzazione sono un fenomeno molto complesso che si è sviluppato nel corso del tempo. È possibile definire la globalizzazione come uno stato di connettività complessa della società. È un processo che ha portato conseguenze sia a livello macrosociologico degli stati e delle organizzazioni sociali, sia a livello microsociologico dei singoli individui. La globalizzazione ha trasformato in modo radicale alcune coordinate di fondo della società e della nostra vita quotidiana; un esempio potrebbe essere la modifica delle transazioni commerciali per via di internet. Grazie alle immagini che ci vengono proposte dai media abbiamo una cognizione più forte in merito a luoghi e a condizioni di vita in cui vive la gente. Questa consapevolezza della diversità degli stili di vita ha portato a percepire con maggior vigore il carattere relativo e contingente, della cornice sociale e culturale in cui viviamo. Uno spazio sociale comune Si pensa che il mondo stia cambiando diventando uno spazio sociale ed economico comune, possiamo dire quindi che la terra è diventata un luogo finito e circoscritto. La globalizzazione quindi è quella caratteristica della società contemporanea per cui, per
la prima volta nella storia, gli esseri umani riescono a percepire nella loro esperienza quotidiana la finitezza del globo terrestre. La società civile transazionale E’ possibile affermare che la diffusione degli stili di vita metropolitani altro non è che un aspetto della globalizzazione. Sembra che ci stiamo avviando verso la costituzione di un'unica società umana globale. Il mondo sta diventando un unico sistema sociale profondamente interconnesso, ovvero ciò che accade in un angolo del pianeta è capace di influenzare la vita degli abitanti di tutto il resto del globo. La società globale è anche detta transazionale, poiché una delle sue caratteristiche principali è quella di affermarsi indipendentemente dalla volontà dei singoli stati. Questo fenomeno fa riferimento ad un incremento della capacità dei vari soggetti sociali, di agire senza dover fare i conti con le esigenze e la volontà degli stati nazionali e con il loro bisogno di delimitarsi reciprocamente attraverso la definizione di confini geografici. Condannati alla globalizzazione? Capita spesso di sentire che diverse aziende chiudono l'azienda per dislocarla in un paese in via di sviluppo, dove la mano d'opera costa meno. Questi effetti della globalizzazione rischiano di generare sentimenti xenofobi o razzisti in certe popolazioni. Mentre Per alcuni individui il processo di globalizzazione ha un significato di apertura verso nuovi orizzonti, per altri invece viene visto come un insieme di trasformazioni che aumentano la loro distanza dai benestanti e dai privilegiati. La globalizzazione quindi non è per tutti ad esempio chi ha accesso ad internet è inserito nel sistema economico occidentale, mentre tutti gli altri restano confinati nella comunità locale. LE FORME DELLA GLOBALIZZAZIONE La globalizzazione delle informazioni La globalizzazione è un fenomeno che coinvolge il mondo dell'informazione. Attraverso strumenti tecnologici come tv, computer, cellulare siamo in perenne contatto con tutto il mondo e abbiamo l'impressione di fare esperienza diretta di ciò che accade in paesi lontani. Nel mondo contemporaneo esistono grandi reti di comunicazione attraverso cui si diffondono costantemente informazioni e contenuti simbolici che vanno ad influenzare i nostri comportamenti. La globalizzazione economica La globalizzazione concerne il mondo dell'economia. Ormai nessuna economia nazionale può considerarsi autonoma dalle economie degli altri paesi ad esempio quando una azienda italiana produce un'auto prede i pezzi da paesi Europei ed extraeuropei. Possiamo parlare quindi di un fenomeno di globalizzazione del lavoro. Questo fa si che sia sempre più facile produrre delle merci o dei servizi in uno stato sfruttando manodopera che risiede in un altro stato dove le retribuzioni sono più basse. Anche gli scambi e i flussi finanziari sono aumentati in maniera vertiginosa , essendo legati al denaro elettronico, ovvero che esiste solo in forma di dati elettronici. La globalizzazione politica Si manifesta soprattutto attraverso la perdita di potere dello stato nazionale. Le scelte che influiscono su una determinata collettività, non sono più soggette al potere centrale dell'organizzazione statale ma a un potere di tipo sempre più traslazionale. Ciascuno stato si considera sempre più coinvolto in quanto succede non solo negli stati vicini , ma anche nei paesi lontani; ad esempio nel 2003 il presidente Bush dichiarò guerra all'Iraq. Da allora decisioni gravi come una guerra necessitano di un consenso internazionale. Le tante conferenze mondiali su questi problemi mostrano come ogni singolo stato è sempre più parte attiva di una comunità globale. La globalizzazione ecologica E’ presente anche una dimensione ecologica della globalizzazione. È interesse di tutti far si che l'ambiente non venga danneggiato: ciò ha portato da un lato interventi di
Difficoltà analoghe a quelle degli immigrati mussulmani, potrebbero trovarle anche ragazzi europei che emigrano in altri luoghi, per esempio in Cina. Quando due culture molto diverse entrano in contatto, sempre si crea il problema di conciliare usanze e valori che sono diversi o anche contrapposti. Se manca una simile possibilità di conciliazione, manca anche la possibilità di integrare le persone tra loro, e di consentire una vita sociale pacifica e senza tensioni. Le differenze culturali tra civiltà lontane sono sempre esistite. Ma la lontananza ha consentito che esse non portassero a conflitti sociali estesi. Uno degli effetti della globalizzazione è quello di un imponente flusso migratorio di popolazioni dai Paesi non sviluppati o in via di sviluppo ai Paesi del mondo occidentale industrializzato. Queste migrazioni di grandi masse di popolazione provocano un rimescolamento di cultura di enormi dimensioni. Quando il patrimonio culturale di ciascuna civiltà entra in contrasto con realtà molto diverse ne può derivare un disagio sociale notevole. Oggi è sorto un problema sociale rilevante e urgente (soprattutto per i paesi sviluppati): la conciliazione delle differenze culturali entro un medesimo territorio per impedir che esse producano situazioni di conflitto o di disgregazione sociale. I fenomeni migratori Chi emigra porta con sé tutto il suo bagaglio culturale che, non coincidendo con quello della società d’accoglienza, può condurre a contrasti. Ogni persona ha delle pratiche culturali che considera irrinunciabili, in quanto parti integranti di sé e della propria identità. Se la nuova società non le accetta, la persona immigrata vive una condizione di disagio. Quando ciò accade per un numero rilevante di persone si possono creare lotte sociali. Esempio: l’obbligo del mussulmano di pregare 4 volte al giorno che va contro l’organizzazione occidentale del lavoro, che non prevede interruzioni per motivi religiosi. L’attuale fenomeno delle migrazioni di massa ha prodotto una nuova situazione di compresenza di tradizioni diversi in uno stesso spazio politico e sociale. Le popolazioni migranti, infatti, anziché assimilarsi alla cultura locale, tendono a conservare la propria o a svilupparne una autonoma, differente sia dalla cultura ospitante sia da quella del Paese d’origine. La globalizzazione e in particolare la globalizzazione dell’informazione ha contribuito a creare questa situazione. La nascita della società multiculturale Viviamo in società multiculturali, ricche di aspirazioni e bisogni diversi, molte volte contrastanti, altre incompatibili. Lo sforzo che gli Stati occidentali compiono è di garantire e valorizzare questa multiculturalità , senza pretendere d’imporre a ogni costo agli immigrati la propria cultura nazionale. Questo però non è l’unica risposta possibile ai grandi flussi migratori. L’alternativa storica è l’assimilazione degli immigrati nella cultura di accoglienza. Poco più di un secolo fa vi fu un periodo di migrazioni quantitativamente paragonabile alle attuali, che non diedero vita, però, a società multiculturali. Tra le molteplici cause che hanno favorito il diffondersi di approcci basati sulla valorizzazione della multiculturalità ne possiamo riscontrare due importanti. Da un lato, oggi i Paesi da cui nasce l’emigrazione sono per lo più di cultura non occidentale, una cultura che ha un minor numero di caratteri in comune con la cultura d’accoglienza di quanto non accadesse un secolo fa. Dall’altro lato, si è progressivamente indebolito, in Occidente, l’ideale secondo il quale l’uguaglianza tra gli esseri umani è un valore fondamentale e irrinunciabile.
Oggi si tende sempre più a considerare le differenze sociali e individuali come un valore positivo , cui sacrificare perfino l’ideale dell’uguaglianza universale. LA DIFFERENZA COME VALORE I movimenti per i diritti civili Il dibattito sulle differenze culturali nasce negli anni Settanta in Nord America sulla scia dei movimenti sociali che videro come protagonisti alcuni gruppi particolari. Questi gruppi che fino a quel momento erano stati pesantemente discriminati, iniziarono a denunciare le oppressioni subite in passato e a chiedere trattamenti più equi. I gruppi: ➢ Le femministe: puntano il dito contro la sistematica esclusione delle donne dagli ambiti più importanti della vita civile, come la politica, la cultura, l’economia, la religione. ➢ Gli ispanici: rivendicano il diritto di conservare la propria specifica cultura e di parlare la propria lingua. ➢ I movimenti per i diritti civili dei neri americani: chiedono l’abbattimento della segregazione raziale. ➢ I nativi americani: reclamano l’autogoverno e il controllo delle risorse nei territori loro assegnati. ➢ I movimenti degli omosessuali: lottano per cancellare il marchio infamante tradizionalmente attribuito all’omosessualità. In questa 1° fase le rivendicazioni riguardano una richiesta di maggiore inclusione sociale e di piena cittadinanza sulla base del principio , che sta a fondamento delle democrazie occidentali, dell’uguaglianza di tutto il genere umano. Questi gruppi si organizzano per mostrare al resto della società statunitense che, essendo esseri umani come tutti gli altri, devono poter godere del diritto di accedere alle stesse risorse e opportunità. La valorizzazione delle diversità In un secondo momento alcune organizzazioni più radicali cominciano a mettere in discussione gli stessi ideali universalistici ed egualitari che stanno alla base del modello politico occidentale, sostenendo che l’uguaglianza e la parità di cui parlano gli occidentali sono solo l’estensione a tutti del loro modello di vita e di società. E’ infatti vero che la democrazia liberale stabilisce per legge che tutti i cittadini devono godere dei medesimi diritti e doveri; ma è anche vero che, storicamente, essa ha sempre finito per avvantaggiare di fatto solo le élite dominanti. Più che sul principio di uguaglianza la società sembra reggersi su un’ingiusta pretesa di assimilazione: chi si distacca da quel modello viene percepito come deficitario o deviante e viene discriminato. Si fa strada la consapevolezza che raggiungere un’uguaglianza formale non è sufficiente. Si incomincia ad affermare che le specificità da cui i diversi gruppi si sentono contraddistinti devono essere riconosciute e valorizzate proprio in quanto tali. Le caratteristiche di ogni gruppo devono essere motivo di orgoglio. Nel ribadire la differenza come valore, questi movimenti avanzano delle richieste ispirate dalla volontà di ottenere riconoscimenti effettivi a sostegno delle diversità. IL MULTICULTURALISMO E LA POLITICA DELLE DIFFERENZE La fine degli ideali di assimilazione A tutti questi fermenti si affiancano la manifestazione di altri fenomeni emergenti. Negli Stati Uniti si fa strada la consapevolezza che il vecchio sogno del melting pot è irrealizzabile. Perde cioè credibilità l’idea che la coesistenza pacifica di etnie e popoli diversi in uno stesso territorio possa portare a una società ben amalgamata senza più differenza e ostilità reciproca.
campagna , cultura regionale o economia nazionale non hanno più una chiara corrispondenza nella realtà sociale. Chi vive in campagna ad esempio è in contatto con il mondo intero grazie alla tv e a internet, la cultura di ogni regione è costantemente soggetta a influssi esterni attraverso i mass media o l’immigrazione di popolazioni. L’economia di una nazione è sempre più determinata dall’andamento delle altre economie nazionali. Se cambiamo i fenomeni sociali di cui la sociologia si occupa, devono necessariamente cambiare anche le categorie sociologiche che usiamo per interpretarli. La sociologia è di fronte a una sfida: comprendere un tipo di società nuovo, diverso da quello industriale. Ci si pone una domanda: Verso quale forma di società ci stiamo muovendo? ➢ Verso una sorta di integrazione sociale mondiale, dove l’umanità diviene finalmente consapevole di costituire un tutto unitario e interdipendente? ➢ Oppure solo verso una concorrenza più aperta tra cultura ed economia regionali diverse, dove l’Occidente è destinato a perdere la sua posizione di predominio mondiale? Rispondere a questi interrogativi è il compito che attende la ricerca sociologica nell’immediato futuro.