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Schopenhauer: Filosofia, Volontà e Pessimismo Cosmico, Sintesi del corso di Filosofia

Riassunto sul pensiero di Schopenhauer

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

In vendita dal 28/04/2021

Aurora_Burzilleri
Aurora_Burzilleri 🇮🇹

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SCHOPENHAUER
I MODELLI CULTURALI
- Schopenhauer si pone come punto di incontro di esperienze filosofiche etorogenee, come Platone, Kant,
l'Illuminismo, il Romanticismo e le filosofie orientali, in particolare quella indiana. Di Platone lo attrae la
dottrina delle idee, intese come forme eterne sottratte alla fragilità dolorosa del nostro mondo. In Kant
trova la più lucida critica al realismo, cioè alla teoria secondo cui le cose hanno una realtà e un significato
indipendenti dal soggetto. Inoltre, di Kant, apprezza anche la sua tesi secondo cui nell'uomo c'è una forte
aspirazione alla metafisica, ossia ad andare oltre il mondo limitato dei fenomeni per attingere la cosa in
(noumeno), cioè la vera essenza della realtà. Dell’Illuminismo lo interessano il filone materialistico e
quello dell’ideologia, da cui eredita la tendenza a considerare la vita psichica e sensoriale in termini di
fisiologia del sistema nervoso. Dal Romanticismo trae alcuni temi di fondo del suo pensiero, come
l’irrazionalismo, la grande importanza attribuita all’arte e alla musica, e il tema dell’infinito, cioè la tesi
della presenza nel mondo di un principio assoluto di cui le varie realtà sono manifestazioni. Inoltre
abbiamo anche il tema del dolore, ma Schopenhauer a differenza del Romanticismo, appare orientato
verso il pessimismo.
LA CRITICA AD HEGEL
- Schopenhauer spiegava il contrario della filosofia di Hegel, considerandolo un accademico mercenario,
un ciarlatino di mente ottusa, un sofista e testa di legno, e accusandolo di usare la filosofia come mezzo
di lucro, e di renderla serva dello Stato, colpendo la libertà di pensiero.
IL MONDO COME RAPPRESENTAZIONE
- Il punto di partenza della filosofia di Schopenhauer è la distinzione kantiana tra fenomeno e cosa in sé.
Per Kant il fenomeno è la realtà, l’unica realtà accessibile alla mente umana; e il noumeno è un concetto-
limite che serve da pro-memoria critico per ricordarci i limiti della conoscenza. Invece per Schopenhauer
il fenomeno è illusione, sogno, ovvero ciò che nell’antica sapienza indiana è detto “velo di Maya”;
mentre il noumeno è una realtà che si “nasconde” dietro l’ingannevole trama del fenomeno, e che il
filosofo ha il compito di “scoprire”. Il fenomeno di cui parla Schopenhauer è una rappresentazione che
esiste solo dentro la coscienza. Tant’è vero che egli crede di poter esprimere l’essenza del kantismo con la
tesi secondo cui “il mondo è la mia rappresentazione. Ciò significa avere la consapevolezza che non è
possibile sapere come le cose siano in sè, ma sapere soltanto come quest'ultime si presentano a noi.
Quindi, il mondo è un incontro tra soggetto e oggetto, e l'uno non può esistere senza l'altro.
SPAZIO, TEMPO E CAUSALITA' COME CONDIZIONI A PRIORI DELLA CONOSCENZA
- Secondo Schopenhauer è possibile conoscere il noumeno attraverso lo spazio, il tempo e la causalità. In
particolare, attraverso lo spazio e il tempo, organizziamo il materiale percettivo in modo tale che le
rappresentazioni appaiono reciprocamente disposte secondo precisi rapporti spaziali e ordinate in una
successione temporale. Per quanto riguarda invece il principio di causalità, secondo Schopenhauer è il
principio grazie a cui gli uomini organizzano il mondo fenomenico collegando un evento a un altro
secondo un nesso di causa-effetto.
LA VITA E' UN SOGNO
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SCHOPENHAUER

I MODELLI CULTURALI

  • Schopenhauer si pone come punto di incontro di esperienze filosofiche etorogenee , come Platone, Kant, l'Illuminismo, il Romanticismo e le filosofie orientali , in particolare quella indiana. Di Platone lo attrae la dottrina delle idee , intese come forme eterne sottratte alla fragilità dolorosa del nostro mondo. In Kant trova la più lucida critica al realismo , cioè alla teoria secondo cui le cose hanno una realtà e un significato indipendenti dal soggetto. Inoltre, di Kant , apprezza anche la sua tesi secondo cui nell'uomo c'è una forte aspirazione alla metafisica , ossia ad andare oltre il mondo limitato dei fenomeni per attingere la cosa in sè ( noumeno ), cioè la vera essenza della realtà. Dell’ Illuminismo lo interessano il filone materialistico e quello dell’ ideologia , da cui eredita la tendenza a considerare la vita psichica e sensoriale in termini di fisiologia del sistema nervoso. Dal Romanticismo trae alcuni temi di fondo del suo pensiero, come l’ irrazionalismo, la grande importanza attribuita all’arte e alla musica, e il tema dell’infinito , cioè la tesi della presenza nel mondo di un principio assoluto di cui le varie realtà sono manifestazioni. Inoltre abbiamo anche il tema del dolore , ma Schopenhauer a differenza del Romanticismo , appare orientato verso il pessimismo.

LA CRITICA AD HEGEL

  • Schopenhauer spiegava il contrario della filosofia di Hegel , considerandolo un accademico mercenario, un ciarlatino di mente ottusa, un sofista e testa di legno , e accusandolo di usare la filosofia come mezzo di lucro , e di renderla serva dello Stato , colpendo la libertà di pensiero.

IL MONDO COME RAPPRESENTAZIONE

  • Il punto di partenza della filosofia di Schopenhauer è la distinzione kantiana tra fenomeno e cosa in sé. Per Kant il fenomeno è la realtà , l’unica realtà accessibile alla mente umana; e il noumeno è un concetto- limite che serve da pro-memoria critico per ricordarci i limiti della conoscenza. Invece per Schopenhauer il fenomeno è illusione, sogno , ovvero ciò che nell’ antica sapienza indiana è detto “ velo di Maya ”; mentre il noumeno è una realtà che si “nasconde” dietro l’ ingannevole trama del fenomeno , e che il filosofo ha il compito di “scoprire”. Il fenomeno di cui parla Schopenhauer è una rappresentazione che esiste solo dentro la coscienza. Tant’è vero che egli crede di poter esprimere l’essenza del kantismo con la tesi secondo cui “ il mondo è la mia rappresentazione ”. Ciò significa avere la consapevolezza che non è possibile sapere come le cose siano in sè , ma sapere soltanto come quest'ultime si presentano a noi. Quindi, il mondo è un incontro tra soggetto e oggetto , e l'uno non può esistere senza l'altro.

SPAZIO, TEMPO E CAUSALITA' COME CONDIZIONI A PRIORI DELLA CONOSCENZA

  • Secondo Schopenhauer è possibile conoscere il noumeno attraverso lo spazio, il tempo e la causalità. In particolare, attraverso lo spazio e il tempo , organizziamo il materiale percettivo in modo tale che le rappresentazioni appaiono reciprocamente disposte secondo precisi rapporti spaziali e ordinate in una successione temporale. Per quanto riguarda invece il principio di causalità , secondo Schopenhauer è il principio grazie a cui gli uomini organizzano il mondo fenomenico collegando un evento a un altro secondo un nesso di causa-effetto.

LA VITA E' UN SOGNO

  • La vita è un sogno viene detto da Calderon de la Barca. Ma secondo Schopenhauer al di là del sogno esiste la realtà vera , sulla quale il filosofo che è nell’uomo, non può fare a meno di interrogarsi. Infatti, egli sostiene che l'uomo è un animale metafisico che, a differenza degli altri esseri viventi , è portato a stupirsi della propria esistenza e ad interrogarsi sull’ essenza ultima della vita.

IL CORPO COME CHIAVE DI ACCESSO ALLA VERITA'

  • Secondo Schopenhauer se noi fossimo solo conoscenza e rappresentazione non potremmo mai uscire dal mondo fenomenico , ossia dalla rappresentazione puramente esteriore di noi e delle cose. Ma poiché siamo dati a noi medesimi non solo come rappresentazione , ma anche come corpo , non ci limitiamo a “vederci” dal di fuori , bensì ci “viviamo” anche dal di dentro , godendo e soffrendo. Ed è proprio questa esperienza di base che permette all’uomo di rompere il velo del fenomeno e di afferrare la cosa in sé. Quindi noi siamo vita e volontà di vivere , e il nostro stesso corpo è la manifestazione esteriore dell'insieme delle nostre brame interiori , mentre l' intero mondo fenomenico è la maniera attraverso cui la volontà si rende visibile a se stessa nella rappresentazione spazio-temporale. Dal nostro corpo capiamo qual è l'essenza dell'universo , perchè il corpo vuole , e allora Schopenhauer dice che l' essenza dell'universo è la volontà di vivere.

LA VOLONTA' DI VIVERE COME ESSENZA DELL'UNIVERSO

  • Una volta squarciato il velo di Maya , scopriamo dunque che l'essenza del nostro essere è volontà, desiderio di vivere. Essa è la sostanza intima di ogni cosa e l'essenza stessa del mondo. Schopenhauer ne delinea diverse caratteristiche. Innanzitutto la volontà è inconscia , poiché la consapevolezza e l’intelletto costituiscono soltanto delle sue possibili manifestazioni secondarie. Di conseguenza, il termine volontà non si identifica con quello di volontà cosciente , ma con il concetto più generale di energia o di impulso. In secondo luogo, la volontà risulta unica ed eterna , poiché esistendo al di fuori dello spazio e del tempo si sottrae a ciò che i filosofi del Medioevo chiamavano “ principio di individuazione ”. Infatti la volontà non è qui più di quanto non lo sia là. E infine è cieca , ovvero non ha nessun scopo o fine , esiste e basta senza una ragione che la giustifichi.

LA VITA COME CONTINUO OSCILLARE TRA DESIDERIO E NOIA

  • Affermare che l’ essere è la manifestazione di una volontà infinita equivale a dire che la vita è dolore per essenza. Infatti volere significa desiderare , e desiderare significa trovarsi in uno stato di tensione , per la mancanza di qualcosa che non si ha e si vorrebbe avere. Il desiderio risulta quindi: dolore. E poichè l' uomo ha più consapevolezza è colui che soffre di più, ed è destinato a non trovare mai un “ appagamentodefinitivo. Quando il desiderio viene soddisfatto l'uomo prova piacere , ossia l' intervallo tra un dolore e un'altro , e dopo il piacere , subentra la noia , e la voglia di un nuovo desiderio , come se non finisse mai. Quindi la vita è un pendolo che oscilla tra dolore e noia, e una lotta costante per l'affermazione.

L'AMORE PER SCHOPENHAUER

  • Il fatto che alla natura interessi solo la sopravvivenza della specie trova una sua manifestazione emblematica nell’ amore , fenomeno che Schopenhauer ritiene basilare per l’individuo, e di cui la filosofia deve occuparsi. Infatti l’ amore è uno dei più forti stimoli dell’ esistenza. Il fine dell’ amore , o lo scopo per cui esso è voluto dalla natura , è solo l’ accoppiamento. Quindi l'amore è illusione, si tratta solo della volontà di vivere per la riproduzione, poichè deve continuare ad andare avanti.