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Filosofia Schopenhauer, Schemi e mappe concettuali di Biologia

VELO DI MAYA, PESSIMISMO VOLONTÀ

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

Caricato il 17/04/2025

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sara-zeppa 🇮🇹

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SCHOPENHAUER
VITA E OPERE: Arthur Schopenhauer nacque nel 1788 in Polonia: suo padre era banchiere, sua
madre era una nota scrittrice di romanzi. Dopo la morte del padre frequentò l’Università di
Gottinga.
Sulla sua formazione influirono le dottrine di Platone e Kant.
Nel 1818 venne pubblicata la sua opera principale, Il mondo come volontà e rappresentazione.
Nel 1820 si abilitò alla libera docenza presso l’Università di Berlino, e sino al 1832 tenne qui i suoi
corsi liberi. L’epidemia di colera del 1831 lo cacciò da Berlino, si stabilì a Francoforte sul Meno dove
rimase fino alla morte, avvenuta il 21 settembre 1860. L’ultima sua opera, Parerga e paralipomena
(letteralmente: cose secondarie e argomenti tralasciati) fu pubblicata nel 1851, è un insieme di
trattazioni e saggi.
IL MONDO COME VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE: Il punto di partenza della filosofia di
Schopenhauer è la distinzione kantiana tra fenomeno e cosa in sé:
per Kant il fenomeno è l’unica realtà conosciuta e il noumeno è un concetto-limite che serve da
promemoria per rammentarci i limiti della coscienza.
Per Schopenhauer invece il fenomeno è parvenza, illusione, ciò che nell’antica sapienza indiana è
detto «velo di Maya», mentre il noumeno è una realtà che si nasconde dietro al fenomeno e che il
filosofo ha il compito di scoprire. Schopenhauer all’inizio della sua opera principale, Il mondo come
volontà e rappresentazione, afferma:
IL MONDO È LA MIA RAPPRESENTAZIONE
questa è una verità tanto evidente che il filosofo la paragona agli assiomi di Euclide.
La rappresentazione comprende due elementi essenziali ed inseparabili: da un lato c’è il soggetto
rappresentante, dall’altro c’è l’oggetto rappresentato: nessuno dei due precede o può sussistere
indipendentemente dall’altro. Per cui il materialismo è falso, perché nega il soggetto riducendolo
all’oggetto, e pari meriti l’idealismo è errato perché compie il tentativo opposto di negare l’oggetto
riducendolo al soggetto.
Schopenhauer accetta la gnoseologia di Kant secondo la quale il mondo conosciuto (cioè il
fenomeno) è il frutto di una sintesi tra materia e forme a priori. Tuttavia, Schopenhauer ammette
solo tre forme a priori: spazio, tempo e causalità. Quest’ultima è l’unica categoria (mentre Kant ne
aveva elencate dodici) in quanto:
1. tutte le altre categorie si riconducono ad essa
2. l’essenza dell’oggetto è essere causa, tant’è vero che dire materia equivale a dire azione causale.
Secondo Schopenhauer le forme a priori agiscono come vetri sfaccettati che deformano la realtà.
Per questo la realtà che conosciamo attraverso le forme a priori è sogno, incantesimo.
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SCHOPENHAUER

VITA E OPERE: Arthur Schopenhauer nacque nel 1788 in Polonia: suo padre era banchiere, sua madre era una nota scrittrice di romanzi. Dopo la morte del padre frequentò l’Università di Gottinga. Sulla sua formazione influirono le dottrine di Platone e Kant. Nel 1818 venne pubblicata la sua opera principale, Il mondo come volontà e rappresentazione. Nel 1820 si abilitò alla libera docenza presso l’Università di Berlino, e sino al 1832 tenne qui i suoi corsi liberi. L’epidemia di colera del 1831 lo cacciò da Berlino, si stabilì a Francoforte sul Meno dove rimase fino alla morte, avvenuta il 21 settembre 1860. L’ultima sua opera, Parerga e paralipomena (letteralmente: cose secondarie e argomenti tralasciati) fu pubblicata nel 1851, è un insieme di trattazioni e saggi. IL MONDO COME VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE: Il punto di partenza della filosofia di Schopenhauer è la distinzione kantiana tra fenomeno e cosa in sé: per Kant il fenomeno è l’unica realtà conosciuta e il noumeno è un concetto-limite che serve da promemoria per rammentarci i limiti della coscienza. Per Schopenhauer invece il fenomeno è parvenza, illusione, ciò che nell’antica sapienza indiana è detto «velo di Maya», mentre il noumeno è una realtà che si nasconde dietro al fenomeno e che il filosofo ha il compito di scoprire. Schopenhauer all’inizio della sua opera principale, Il mondo come volontà e rappresentazione, afferma: IL MONDO È LA MIA RAPPRESENTAZIONE questa è una verità tanto evidente che il filosofo la paragona agli assiomi di Euclide. La rappresentazione comprende due elementi essenziali ed inseparabili: da un lato c’è il soggetto rappresentante, dall’altro c’è l’oggetto rappresentato: nessuno dei due precede o può sussistere indipendentemente dall’altro. Per cui il materialismo è falso, perché nega il soggetto riducendolo all’oggetto, e pari meriti l’idealismo è errato perché compie il tentativo opposto di negare l’oggetto riducendolo al soggetto. Schopenhauer accetta la gnoseologia di Kant secondo la quale il mondo conosciuto (cioè il fenomeno) è il frutto di una sintesi tra materia e forme a priori. Tuttavia, Schopenhauer ammette solo tre forme a priori: spazio, tempo e causalità. Quest’ultima è l’unica categoria (mentre Kant ne aveva elencate dodici) in quanto:

  1. tutte le altre categorie si riconducono ad essa
  2. l’essenza dell’oggetto è essere causa, tant’è vero che dire materia equivale a dire azione causale. Secondo Schopenhauer le forme a priori agiscono come vetri sfaccettati che deformano la realtà. Per questo la realtà che conosciamo attraverso le forme a priori è sogno, incantesimo.

Al di là del sogno esiste la vera realtà, che Schopenhauer, a differenza di Kant, ritiene conoscibile. Ma com’è possibile “lacerare” il velo di Maya, Come si può raggiungere la vera realtà? Se noi fossimo solo una «testa d’angelo alata», cioè solo conoscenza e rappresentazione, non potremmo mai uscire dal mondo fenomenico e raggiungere la vera realtà. Ma poiché siamo dati a noi medesimi non solo come rappresentazione, ma anche come corpo, non ci limitiamo a vederci dal di fuori, bensì ci viviamo dal di dentro, godendo e soffrendo. Questa esperienza immediata ci permette di cogliere la cosa in sé; infatti, ci rendiamo conto che la nostra essenza è la volontà di vivere, cioè un impulso prepotente e irresistibile che ci spinge a esiste e ad agire. Quindi noi siamo vita e volontà di vivere e la nostra volontà è parte di un’unica volontà universale. CARATTERI E MANIFESTAZIONI DELLA «VOLONTÀ DI VIVERE» Essendo al di là del fenomeno, la volontà presenta caratteri opposti a quelli del mondo della rappresentazione, in quanto si sottrae alle forme a priori di quest’ultimo: lo spazio, il tempo e la causalità. La volontà è:

  • INCONSCIA, essendo la consapevolezza una manifestazione secondaria ma non necessaria
  • UNICA, poiché sfuggendo alle forme di spazio e tempo, che hanno la prerogativa di dividere e di moltiplicare gli enti, si sottrae al «principio di individuazione»
  • ETERNA, poiché essendo oltre la forma del tempo, è un Principio senza inizio né fine
  • INCAUSATA e SENZA SCOPO, poiché essendo al di là della causalità si svolge senza un perché e senza uno scopo. Infatti, noi possiamo cercare la “ragione” di una determinata manifestazione della volontà, ma non della volontà in sé. La volontà non ha una meta oltre sé stessa: la vita vuole la vita, la volontà vuole la volontà. È questa, secondo Schopenhauer, l’unica crudele verità sul mondo. Gli uomini hanno cercato di mascherare tale verità postulando un Dio cui sarebbe finalizzata e in cui troverebbe un “senso” la loro vita. Ma Dio non può esistere è l’unico assoluto è la volontà stessa. Schopenhauer ritiene che la volontà di vivere si manifesti nel mondo fenomenico attraverso due fasi:
    1. nella prima fase la volontà si oggettiva nelle idee (modelli perfetti delle cose)
  1. nella seconda fase la volontà s’oggettiva nelle cose (copie delle idee). IL PESSIMISMO: Affermare che l’essere è volontà equivale a dire, secondo Schopenhauer, che la vita è dolore. Infatti, volere significa desiderare, e desiderare significa trovarsi in uno stato di bisogno per la mancanza di qualcosa che non si ha e si vorrebbe avere. Il desiderio risulta quindi assenza, vuoto, ossia dolore. Il desiderio è destinato a non trovare mai un appagamento definitivo; infatti, «per un desiderio che venga appagato, ne rimangono almeno dieci insoddisfatti».

eccezionale e misteriosa, sull’egoismo, essa rimane pur sempre all’interno della vita e presuppone un attaccamento ad essa. L’unica vera via di liberazione è l’ascesi.

  1. ASCESI: l’esperienza per la quale l‘individuo, cessando di volere a vita e il volere stesso, si propone di estirpare il proprio desiderio di esistere, di godere e di volere mediante una serie di accorgimenti (castità perfetta, povertà, digiuno, sacrificio, auto macerazione). Nel misticismo ateo di Schopenhauer l’ascesi conduce al nirvana buddista. Il nirvana è l’esperienza del nulla, un nulla che non è niente, bensì un nulla relativo al mondo, cioè una negazione del mondo stesso.