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VELO DI MAYA, PESSIMISMO VOLONTÀ
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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VITA E OPERE: Arthur Schopenhauer nacque nel 1788 in Polonia: suo padre era banchiere, sua madre era una nota scrittrice di romanzi. Dopo la morte del padre frequentò l’Università di Gottinga. Sulla sua formazione influirono le dottrine di Platone e Kant. Nel 1818 venne pubblicata la sua opera principale, Il mondo come volontà e rappresentazione. Nel 1820 si abilitò alla libera docenza presso l’Università di Berlino, e sino al 1832 tenne qui i suoi corsi liberi. L’epidemia di colera del 1831 lo cacciò da Berlino, si stabilì a Francoforte sul Meno dove rimase fino alla morte, avvenuta il 21 settembre 1860. L’ultima sua opera, Parerga e paralipomena (letteralmente: cose secondarie e argomenti tralasciati) fu pubblicata nel 1851, è un insieme di trattazioni e saggi. IL MONDO COME VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE: Il punto di partenza della filosofia di Schopenhauer è la distinzione kantiana tra fenomeno e cosa in sé: per Kant il fenomeno è l’unica realtà conosciuta e il noumeno è un concetto-limite che serve da promemoria per rammentarci i limiti della coscienza. Per Schopenhauer invece il fenomeno è parvenza, illusione, ciò che nell’antica sapienza indiana è detto «velo di Maya», mentre il noumeno è una realtà che si nasconde dietro al fenomeno e che il filosofo ha il compito di scoprire. Schopenhauer all’inizio della sua opera principale, Il mondo come volontà e rappresentazione, afferma: IL MONDO È LA MIA RAPPRESENTAZIONE questa è una verità tanto evidente che il filosofo la paragona agli assiomi di Euclide. La rappresentazione comprende due elementi essenziali ed inseparabili: da un lato c’è il soggetto rappresentante, dall’altro c’è l’oggetto rappresentato: nessuno dei due precede o può sussistere indipendentemente dall’altro. Per cui il materialismo è falso, perché nega il soggetto riducendolo all’oggetto, e pari meriti l’idealismo è errato perché compie il tentativo opposto di negare l’oggetto riducendolo al soggetto. Schopenhauer accetta la gnoseologia di Kant secondo la quale il mondo conosciuto (cioè il fenomeno) è il frutto di una sintesi tra materia e forme a priori. Tuttavia, Schopenhauer ammette solo tre forme a priori: spazio, tempo e causalità. Quest’ultima è l’unica categoria (mentre Kant ne aveva elencate dodici) in quanto:
Al di là del sogno esiste la vera realtà, che Schopenhauer, a differenza di Kant, ritiene conoscibile. Ma com’è possibile “lacerare” il velo di Maya, Come si può raggiungere la vera realtà? Se noi fossimo solo una «testa d’angelo alata», cioè solo conoscenza e rappresentazione, non potremmo mai uscire dal mondo fenomenico e raggiungere la vera realtà. Ma poiché siamo dati a noi medesimi non solo come rappresentazione, ma anche come corpo, non ci limitiamo a vederci dal di fuori, bensì ci viviamo dal di dentro, godendo e soffrendo. Questa esperienza immediata ci permette di cogliere la cosa in sé; infatti, ci rendiamo conto che la nostra essenza è la volontà di vivere, cioè un impulso prepotente e irresistibile che ci spinge a esiste e ad agire. Quindi noi siamo vita e volontà di vivere e la nostra volontà è parte di un’unica volontà universale. CARATTERI E MANIFESTAZIONI DELLA «VOLONTÀ DI VIVERE» Essendo al di là del fenomeno, la volontà presenta caratteri opposti a quelli del mondo della rappresentazione, in quanto si sottrae alle forme a priori di quest’ultimo: lo spazio, il tempo e la causalità. La volontà è:
eccezionale e misteriosa, sull’egoismo, essa rimane pur sempre all’interno della vita e presuppone un attaccamento ad essa. L’unica vera via di liberazione è l’ascesi.