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Contiene una spiegazione comprensibile sulla filosofia di schopenhauer e gli elementi fondamentali quali: il velo di Maya, l'accesso al noumeno, volontà di vivere e le vie della nolontà
Tipologia: Appunti
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Schopenhauer, contemporaneo di Hegel e suo nemico , pone il suo pensiero all’interno della critica del razionalismo hegeliano. L’obiettivo è quello di mettere in evidenza la componente irrazionale che sta alla base del mondo, staccando da esso il pensiero idealista di hegel della realtà. La particolarità del pensiero schopenhaueriano è quella di legare elementi tipici della tradizione occidentale (Kant e Platone) e della tradizione tipica dell’India (da giovane entra in contatto con i grandi testi antichi indiani, per la sua curiosità e cultura). Il risultato porterà alla scoperta del nucleo della realtà: l’irrazionalità di fondo della vita e dunque, a una mancanza di senso che provoca sgomento e sofferenza. Una visione agli antipodi rispetto a Hegel.
Partendo dalla distinzione tra Noumeno ( cosa in sé ed inaccessibile al soggetto) e Fenomeno (come si presenta) di Kant, affermiamo che il mondo che ci circonda, non è mai in sé (noumenica) ma sempre e solo una rappresentazione fenomenica delle cose, filtrata attraverso le categorie mentali. Ogni rappresentazione è ingabbiata all’interno delle categorie pure di Spazio (s.) e Tempo (t.) che costituiscono i pilastri del principio di individuazione di ogni singolo oggetto esistente. Insieme a s. e t. aggiungiamo anche il fatto che ogni oggetto esistente è legato all’esistenza da una causa che lo genera. Tempo, spazio e causalità sono il principio di individuazione. Per Schopenhauer, a differenza di Kant, il fatto di non poter mai cogliere il noumeno (come realmente è) nel mondo esterno, fa sì che la rappresentazione è solo una mera illusione, legandola alla nozione di Maya. Con l’espressione “velo di Maya” ci si riferisce all’illusione che il mondo fenomenico crea, comprendo la realtà noumenica con un velo. Si tratta di un inganno affascinante a cui siamo sempre legati. Il come vediamo la realtà esterna è il frutto di un processo mentale , legato alle categorie di cui sopra si è detto, dunque è sempre una rappresentazione del soggetto. Di conseguenza tutti hanno una visione diversa.
Non essendo una ripetizione del pensiero kantiano, Schopenhauer applica una sorta di tradimento , affermando che c’è un modo di sollevare il velo di maya e accedere al noumeno esiste; tale possibilità è legata in ultima istanza al corpo stesso. La corporeità consente l’accesso al noumeno. Come? Il corpo è un fenomeno come tanti altri, tuttavia a differenza degli oggetti, io possiedo l’autocoscienza di me stesso: “il mio corpo è un insieme di bisogni e di tensioni.”. Tale sperimentazione ci regala la percezione di noi come insieme di bisogni, tensioni, desideri; tutte espressioni della volontà. Ad esempio i movimenti del corpo sono una manifestazione visibile di una forza invisibile chiamata volontà. L’autosconsienza ci guida verso un primo straniamento che si concretizza nella coscienza della simultaneità tra il fare e il volere. Il corpo è la via di accesso dal fenomeno illusorio (e sensibile) a una dimensione più reale dominata dalla volontà, vera essenza della realtà – è un richiamo a Platone.
Ma cosa è la Volontà, cosa intendiamo con essa? Non è la volontà del singolo essere umano, bensì una forza più ampia e profonda, che Schopenhauer chiama Volontà di vivere , una forza potentissima e animatrice di ogni cosa, sottratta al tempo e allo spazio, unica^1 , universale. La Volontà è presente in ogni cosa e punta alla semplice autoconservazione e riproduzione. La tendenza all’autoconservazione e riproduzione è visibile in ogni cosa in natura, tramite la conservazione della specie e dell’individuo (la nostra spinta alla vita e alla perpetuazione della specie). Ma la Volontà di vivere è anche una forza cieca, furiosa e irrazionale, priva di qualsiasi scopo o fine ( sfugge anche alla categoria della causalità ). Punta a sopravvivere con qualsiasi mezzo e questo porta tutti gli esseri a iniziare una continua lotta contro gli uni e gli altri al fine di sopravvivere. Ogni essere, spinto dal desiderio per ridurre il suo dolore, entra in conflitto con gli altri. E nel momento in cui raggiunge l’appagamento, c’è un momento di gratitudine (che cessa il DOLORE) che però si trasforma in pochissimo in NOIA. E poi di nuovo. Da qui la visione pessimistica delle cose di S. La vita è infatti un pendolo che oscilla tra sofferenza e noia , dove ogni liberazione dal dolore (nato dal desiderio) è solo momentanea e chiude l’uomo tra i ceppi della noia. Dalla noia il ritorno alla sofferenza del desiderio (mancanza) fa ripartire il pendolo in un perpetuo ciclo. Se ciò è vero per il singolo, tanto più tale discorso lo sarà per la storia dove le stesse tragedie si ripetono di volta in volta uguali!
Nonostante il pessimismo, Schopenhauer lascia intravedere una possibile via di liberazione dal dolore. A scanso di equivoci bisogna immediatamente dire che il suicidio non è una via di liberazione , anzi, proprio l’esatto opposto: è l’atto estremo di chi vuole la vita, ma non ne tollera la sofferenza e il dolore. Il suicidio è una prepotenza dell’individuo, mentre la Volontà rimane intoccata. Bisogna liberarsi dalla Volontà di vivere e dalla sua potenza, dal dolore e dalla sofferenza. Come? Schopenhauer sviluppa due vie: una tramite l’arte , dove l’arte si allontana dal mondo dell’apparenza illusoria grazie alla sua contemplazione delle idee pure → si ha una momentanea riduzione del dolore. Su questo versante S. stabilisce inoltre una gerarchia delle arti che culminano nella musica, forma suprema dell’arte. Purtroppo questa è una via temporanea , destinata a cessare la sua forza rapidamente. L’altra via proposta è l’etica , che si sviluppa attraverso i gradi di: ● compassione cioè la percezione della sofferenza altrui come fosse la nostra, ● giustizia , cioè il porre freno coscientemente all’affermazione della nostra volontà ● carità , amore disinteressato verso il prossimo che si spinge fino al gesto estremo del sacrificio di sé. Tali virtù possono sfociare nell’ascesi , la quale punta alla distruzione della Volontà in sé stessi e porta alla nascita della Nolontà, cioè lo stato di completa assenza di volontà, in cui cessano dolore e sofferenza, desiderio e noia, la distinzione tra oggetto e soggetto. Una liberazione totale che ci fa accedere al Nirvana , cioè il Nulla o Vuoto (ancora una volta è forte il richiamo alle dottrine indiane). (^1) Se la Volontà è unica, come si spiega la pluralità dei fenomeni? Schopenhauer parla di oggettivazione della Volontà o differenziazione della Volontà. Tale processo avviene tramite le idee , modelli archetipici delle forme concrete che la Volontà può assumere. Le idee sono al di là di tempo e spazio, immutabili ed eterne, espressioni di un’unica essenza. Si dispongono gerarchicamente, partendo dal grado più basso verso quello più alto: natura inorganica, natura organica; da qui poi si va dal mondo vegetale, al mondo animale e infine a quello umano.