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Filosofia Scienza e Multidimensionalità-Rignani, Sintesi del corso di Filosofia

Orsola Rignani, Filosofia scienza e multidimensionalità RIASSUNTI

Tipologia: Sintesi del corso

2012/2013

Caricato il 10/03/2013

alicapp
alicapp 🇮🇹

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FILOSOFIA, SCIENZA E MULTIDIMENSIONALITÀ
CAPITOLO 1 – PENSARE L’INSIEME: NUOVI LUOGHI PER LA FILOSOFIA E LA SUA STORIA
l’oggi ci impone una riflessione sui e dei nuovi luoghi della filosofia e della storia della filosofia.
Se la filosofia è stata concepota dalla sua storia come
-metafisica (unico sapere possibile con cui coincidono tutte le altre scienze)
-coordinatrice e unificatrice dei risultati delle scienze particolari (vere produttrici e dentrici della conoscenza)
-critica (giudizio sul sapere)
-nel ‘900 ha intrapreso un perscorso di auto-confutazione, auto-riabilitazione, dissoluzione e roproposizione.
La critica della filosofia è arrivata a dichiarare la fine della filofia: tentando di rimpiazzarla con la scienza
positiva
Le voci della post-filosofia sanciscono la fine della filosofia come metafisica e proclamano l’inizio di un’ età
post-metafisica in cui a finire è la la filosofia indirizzata ad una fondazione sistematica dell’essere e della
conoscenza.
Scienza, politica, religione, arte.. dovrebbero sostituirsi alla filosofia , ma continuano invece a porsi
interrogativi filosofici (tenendo così in vita quella filosofia di cui sia annunciava la fine)
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nuovi ruoli per la filosofia e nuovi rapporti tra filosofia, storia della filosofia, scienza, cultura.
C’è la necessità da parte della filosofia di aprirsi a nuovi oggetti di indagine e di volgere il sguardo sulle
problematiche etico-politico-socilai dell’attualità, senza rinunciare alla sua identità.
La filosofia deve ridefinirsi ampliando i propri orizzonti di ricerca, aprendosi verso la multidimensionalità,
verso il dialogo interdisciplinare.
La storia della filosofia non deve porsi come settore disciplinare chiuso ma che riflette sulle domande più
urgenti del proprio tempo.
La teoria non può avere un carattere totalizzante e non può prescindere dalla storiografia.
Si configura così una circolarità tra teoria e storia ( la filosofia rivela la sua natura strica in quanto implica il
confronto con le altre filosofie prodottesi storicamente e in quanto chiarisce la natura storica del suo oggetto)
La filosofia attraverso il confronteo con lòa storia e con il presente comprende ed elabora la coscienza umana
(la tradizione viene insomma ricostruita e reinterpretata)
La filosofia e la storia della filosofia oggi sembrano rivedere criticamente i loro oggetti, il loro metodo e il loro
rapporto con il passato e la tradizione senza una riduzione della molteplicita e una negazione dell’individualità.
In questo pluralismo c’è il confronto e l’apertura tra filosofia, storia della filosofia, scienza, storia della scienza,
storia della cultura, storia delle idee…
Si crede cioè sempre meno ad una sostanzialistica storia della filofia, a favore invece di una storia della
filosofia nuova.
Le “pratiche filosofiche” oggi sono sempre piu di moda (philosophical counseling, management philosophy)
Ciò denuncia la necessità che la filofia riguadagni un ruolo sempre maggiore nell’ ambito sociale, senza scadere
in un praticismo commerciale che la snaturerebbe.
Varie sono state le discussioni sul problema della domanda sociale: idea di un’alternativa dualistica tra
filosofia pubblica in grado di rispondere al bisogno sociale di filo. approvata e supportata dai media
e filosofia professionale attiva in ambito giudridico, politico e amministrativo
Si fa strada un ripensamento metafilosofico della filosofia che dovrebbe occuparsi delle codizioni teoriche del
dibattito pubblico cercando di portare chiarezza sugli scopi, i metodi e le modalità, i luoghi sociali istituzionali
della filosofia stessa.
Uno dei più provocatori stimoli al ripensamente dei propri oggetti di interesse arraiva lalla filosofia dalla
scienza. Così i rispettivi confini tendono oggi ora a confondersi, ora a separarsi.
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FILOSOFIA, SCIENZA E MULTIDIMENSIONALITÀ

CAPITOLO 1 – PENSARE L’INSIEME: NUOVI LUOGHI PER LA FILOSOFIA E LA SUA STORIA

l’oggi ci impone una riflessione sui e dei nuovi luoghi della filosofia e della storia della filosofia. Se la filosofia è stata concepota dalla sua storia come -metafisica (unico sapere possibile con cui coincidono tutte le altre scienze) -coordinatrice e unificatrice dei risultati delle scienze particolari (vere produttrici e dentrici della conoscenza) -critica (giudizio sul sapere)

-nel ‘900 ha intrapreso un perscorso di auto-confutazione, auto-riabilitazione, dissoluzione e roproposizione.

La critica della filosofia è arrivata a dichiarare la fine della filofia : tentando di rimpiazzarla con la scienza positiva Le voci della post-filosofia sanciscono la fine della filosofia come metafisica e proclamano l’inizio di un’ età post-metafisica in cui a finire è la la filosofia indirizzata ad una fondazione sistematica dell’essere e della conoscenza.

Scienza, politica, religione, arte.. dovrebbero sostituirsi alla filosofia , ma continuano invece a porsi interrogativi filosofici (tenendo così in vita quella filosofia di cui sia annunciava la fine)

F 0 E 0 nuovi ruoli per la filosofia e nuovi rapporti tra filosofia, storia della filosofia, scienza, cultura. C’è la necessità da parte della filosofia di aprirsi a nuovi oggetti di indagine e di volgere il sguardo sulle problematiche etico-politico-socilai dell’attualità, senza rinunciare alla sua identità. La filosofia deve ridefinirsi ampliando i propri orizzonti di ricerca, aprendosi verso la multidimensionalità , verso il dialogo interdisciplinare. La storia della filosofia non deve porsi come settore disciplinare chiuso ma che riflette sulle domande più urgenti del proprio tempo.

La teoria non può avere un carattere totalizzante e non può prescindere dalla storiografia. Si configura così una circolarità tra teoria e storia ( la filosofia rivela la sua natura strica in quanto implica il confronto con le altre filosofie prodottesi storicamente e in quanto chiarisce la natura storica del suo oggetto)

La filosofia attraverso il confronteo con lòa storia e con il presente comprende ed elabora la coscienza umana (la tradizione viene insomma ricostruita e reinterpretata)

La filosofia e la storia della filosofia oggi sembrano rivedere criticamente i loro oggetti, il loro metodo e il loro rapporto con il passato e la tradizione senza una riduzione della molteplicita e una negazione dell’individualità. In questo pluralismo c’è il confronto e l’apertura tra filosofia, storia della filosofia, scienza, storia della scienza, storia della cultura, storia delle idee… Si crede cioè sempre meno ad una sostanzialistica storia della filofia, a favore invece di una storia della filosofia nuova. Le “pratiche filosofiche” oggi sono sempre piu di moda ( philosophical counseling, management philosophy ) Ciò denuncia la necessità che la filofia riguadagni un ruolo sempre maggiore nell’ ambito sociale, senza scadere in un praticismo commerciale che la snaturerebbe.

Varie sono state le discussioni sul problema della domanda sociale: idea di un’alternativa dualistica tra filosofia pubblica → in grado di rispondere al bisogno sociale di filo. approvata e supportata dai media e filosofia professionale → attiva in ambito giudridico, politico e amministrativo

Si fa strada un ripensamento metafilosofico della filosofia che dovrebbe occuparsi delle codizioni teoriche del dibattito pubblico cercando di portare chiarezza sugli scopi, i metodi e le modalità, i luoghi sociali istituzionali della filosofia stessa.

Uno dei più provocatori stimoli al ripensamente dei propri oggetti di interesse arraiva lalla filosofia dalla scienza. Così i rispettivi confini tendono oggi ora a confondersi, ora a separarsi.

La filosofia è stata a lungo ritenuta la fonte delle ragioni su cui le scienze devono fondarsi, in seguito è stata costretta a ridefinire la propria collocazione e ad individuare nuovi campi di indagine di fronte ai vari e nuovi problemi epistemologici posti dalla scienza. →è arraivata a rinvenire radici scientifiche di questioni o teorie cnsiderate di competenza filosofica, individuando nella scienza un fattore suscitatore di cultura in quanto suscitatore di problemi. L’urgenza e l’importanza di tali problemi è stata avvertita anche da parte degli scienziati che nel corso del 20° secolo si sono dovuti interrogare sulle implicazioni filosofiche delle teorie scientifiche, elaborando così “programmi” di interazione tra filosofia e scienza

Emerge un approccio plurale ai problemi per cui la scienza viene ad essere considerata una (non più la sola) delle manieri possibili di studiare la realtà e di porsi di fronte alle cose. La scienza viene ad essere percepita come fatto storico (la verità di oggi si rivela l’errore di domani) si riscopre la storia come luogo di ripensamento critico, terreno di comprensione.

In un tale contesto lo specialismo disciplinare è visto come impedimento all’inserimento del lavoro scientifico. Le discipline vengono ad essere considerate come insiemi aperti di teorie e tecniche allo scopo di risolvere problemi.

Molti filosofi e scienziati tentano un coordinamento dei saperi sotto l’egida di una cultura organica (in grado di armonizzare scienza, storia della scienza, discipline umanistiche e filosofiche)

Questo ammorbidimento dei confini è diventato un nuovo punto di forza della storia della filosofia e della scienzaporta alla luce argomenti ritenuti prima marginali (sociologia, problematiche di genere..)

  • Problematica sul gender ( genere ): storia delle donne scienziate e filosofe, tradizioni femminili nella filosofia, nella scienza e nella tecnica, questione se la conoscenza sia o meno legata al genere, Il femminismo e la storia e la storia sociale hanno segnato stanno segnando la fisionomia della storia della filosofia e della scienza, modificandone profondamente il prfilo tradizionale e imponendo alla storiografia una localizzazione della ricerca storica e un forte incardinamento su un terreno determinato in termini linguistici e sspazio-temporali. Filosofia, scienza, storia della scienza, nella loro interazione, vengono a costituire nodi di una rete in cui si interseca una pluralità di approcci, di interessi, di oggetti di indagine, che scivolano l’uno sull’altro. È proficuo cercare di rilevare criticamente le tensioni dinamiche che percorrono questo flusso di saperi, che continuamente si rimette indiscussione e rivede il suo orizzonte tematico e storico Multidimensionalità, pluralità di dimensioni diventano pertanto tentativi di connotare la ragnetale lungo i cui fili corrono le storie di questi saperi al plurale, del pensiero filosofico e scientifico, che mirano alla verità ma non la conoscono in precedenza. Fluidità di piani, pluralismo scientifico-epistemologico, inaspettate interrelazioni, nuovi rapporti, plurivocità di tempi, di linguaggi di trasizioni sono nuove caratteristiche della filosofia e della storia della filosofia che ( non significano rinuncia alla specificità disciplinare) rappresentano un impegno sempre più sul campo del pensiero.

Questa ricerca si propone di cogliere gli snodi problematici, nuclei nevralgici, di afferrare i nuovi volti (Serres, Blumenberg) e i nuovi ruoli della stessa filosofia e della sua storia nella dimensione di un dialogo mai concluso e mai definitivo tra presente e passato. Ci avvieremo ad esplorare nuovi modi di pensare il tempo della storia della filosofia e della scienza, nuovi modi che ci apriranno nuovi orizzonti che tratteggiano un tempo molteplice, lontano da squenze lineari di catene causali, un tempo plurale (in cui caos e molteplicità sono intesi positivamente)

CAPITOLO II- MICHEL SERRES : MULTIDIMENSIONALITÀ E DIALOGO.. OLTRE I CONFINI

F 0 A D LA RICERCA DI UN “PASSAGGIO A NORD-OVEST: I SAPERI TRA GRAFI, NUBI E METEORE

Costruire una storia del flusso generale del spaere per esprimere la critica al settorialismo specialistico cieco ed esclusivista e l’esigenza di visioni d’insieme, nella convinzione che l’evoluzione della conoscenza e l’invenzione passino attraverso le intersezioni dei saperi.

Questo riconoscimento strutturalistco della fine della centralità cognitiva del soggetto, dell’io cartesiano e kantiano comporta una sorta di rivoluzione anti-copernicana per cui nella nuova enciclopedia dei saperi di Serres la relazione soggetto-oggetto il soggetto è uno dei tanti (non il solo) nodi di relazioni intrecciate e intrecciabili con l’universo.

Le comunicazioni, il passaggio allora aprono un varco e muovono il loro cammino da un lato sul terreno dei

messaggi (fino al virtuale informatico) e dall’altro tentano di gettare un ponte tra uomo e ambiente.

In questa direzione serres ci addita un pensiero unitario di sistemi naturali e umani, cercando di dimostrare che

le cose scambiano informazioni come gli uomini e che è possibile identificare una struttura che connette tutta

quanta la realtà.

F 0 A D COMUNICAZIONE, INFORMAZIONE, SUPPORTI E PROCEDURE

Nell'ultimo trentennio si è avvertita con chiarezza e urgenza la necessità di ripensare molti problemi della filosofia, per prima la comunicazione e l'informazione nella loro costante crescita all'insegna del dio Hermès.

In anni più recenti il computer chiede un ripensamento in modo ancora più pressante (Cos'è la memoria? Cos'è l'immaginazione? Cos'è un sistema operativo? Quali sono le relazioni tra le funzioni cognitive dell'uomo, il suo corpo, e le nuove tecnologie?)

La filosofia della comunicazione si trasfigura di volta in volta nelle diverse forme cangianti dei racconti letterari e delle metafore narrative a cercare di rappresentare la comunicazione globale dell'universo in relazione ai nuovi ruoli dell'uomo.

L'enciclopedia è intessuta di messaggi e di messaggeri, cioè di Angeli che vengono ad assumere il ruolo di latori di messaggi,di scambiatori, di traduttori. Gli angeli sono presenze obbligatorie a-temporali ed a-spaziali. Gli Angeli vengono a rappresentare l'abbandono delle divisioni rigide dei saper, in un orizzonte in cui la filosofia si spoglia dell'abito di scienza specialistica e dominanti per aprirsi alle turbolenze dei flussi comunicativi.

Nuovi orizzonti da interpretare e da analizzare, tratteggiati dalla presenza di un nuovo strumento e supporto del sapere: il computer. Tale strumento condiziona i modi della conoscenza e permette di individuare i nessi tra informatica e universalità del sapere attuale.

Questo passaggio calzaturieri all'informazioni risulta avere prodotto una sovrabbondanza di messaggi con una conseguente necessità di scelta da parte del conoscente.

La conoscenza si vieni a configurare come scelta e selezioni di questi messaggi.

Serres si propone come messaggero di questa nuova era in cui informatica dischiude la possibilità di una nuova universalità della conoscenza.

Nascita dell'uomo senza facoltà essere che, sgravato delle facoltà della ragione e della memoria, è libero e aperto alle invenzioni

Si afferma dunque un concetto di conoscenza come soggettivo cammino nell'ambito della disperazioni della logica procedurale che libera da ragione e memoria, dislocandole in supporti esterni come il computer.

PROCEDURALE: Cammino che avanza per gradi e descrivi il particolare discontinuo di tali operazioni. Il procedurale progredisce con breve durata indugiando nel locale; abbraccia il molteplice le sue costruzioni ed è in questo senso concreto.

I sintomi della crisi delle ragioni dichiarativa e le nuove prospettive della ragione procedurale! soprattutto in specifici ambiti della scienza (astronomia,geofisica, biochimica)

  • All'astronomia moderna, distruttrice di miti e leggende e costellazioni del cielo, succede un tipo di astrofisica in cui uni-verso e di-verso coesistono e il cielo torna popolarsi delle costellazioni e delle loro storie. -In ambito geologico ad una Geologia centrata su stratificazioni e mappe si sovrappone una Geologia dell'identità concreta dei luoghi, restituita dal trattamento informatico dei segnali (Sostituzioni di modelli geometrici con foto di identità concrete prodotte da scanner) -In biochimica: Biologia centrata sul fenotipo universale lascia il campo ad radiochimica volta alla codificazione dell'individuo.

In questi domini si ravvisa un'enciclopedia contemporaneamente declinata individualmente e scritta da tutti

La nuova ragioni procedurali disegna intricati labirinti di comunicazioni che additano un dislocamento globale in senso spaziale temporale per un messaggio e una comunicazione sociale.

Nella riflessione serresiana cruciali diventano l'analisi e il ripensamento critico globale del ruolo delle tecnologie in relazione al contesto socio-antropologico-cognitivo. La filosofia necessariamente interrogarsi sulla scienza e sul suo potere: senza la scienza, divenuta una forza sociale politica decisiva, La filosofia è vana, incapace di conoscere e comprendere il mondo; così come la scienza senza la filosofia è miope, costretta nelle sue visioni parziali del reale. Si deve culturalizzare la scienza e scientifizzare la cultura!

Per affrontare la cruciale questione filosofica: "Che ne è del soggetto del mondo contemporaneo?" bisogna conoscere e riflettere sulle nuove tecnologie che hanno completamente trasformato lo spazio e il tempo.

Oggi la scienza fa problema in senso etico, religioso, sociale, filosofico, antropologico, politico così che la tecnologia è entrata dentro le scienze umane. Il sapere deve essere un oggetto di interesse comune, collettivo e trans-disciplinare in ottica pluralista.

In questa politicizzazione delle scientifico e scientificazione del politico merita particolare attenzione la questioni dell'informazione, scambio di informazione. La scrittura, la stampa, il computer sono strumenti che trasformano il senso in segni. L'evoluzione delle tecnologie di saperi sembra procedere di pari passo con dei mutamenti antropologici in più dimensioni e a più livelli: di spazio e di corpo. Siri assiste ad un movimento che si presenta come oltrepassamento di una soglia di complessità nell'ambito della coevoluzione tra uomino e mondo. Hominiscence È il termine utilizzato tasse Serres per tale soglia di umanizzazione che riconosce al culmine di rivolgimenti che hanno scosso la stabilità e rapporti umani; in particolare nella dimensione collettiva con la liberazione dei vincoli spaziotemporali denominazioni definizione soggettiva la liberazione delle costrizioni corporali. Per quanto riguarda lo spazio, il rapporto con il luogo cambia: Le concentrazioni di capitali, di saperi e di pensiero si disperdono, tanto che non si abita più ad un indirizzo determinato geograficamente ma in un quartiere senza distanza.

Oggi presenza di strumenti tecnologici come il computer il cellulare ha indotto infatti concetti di vicinanza o di lontananza non spaziale: Non ci si muove più in uno spazio riferito a delle coordinate cartesiane, ma si vive delocalizzati in uno spazio in cui si sceglie liberamente la distanza che si vuole.

Forti istoni mutamenti indotti sul sapere, la sua circolazione, la sua fruibilità e il suo apprendimento. Le nuove tecniche di comunicazione favoriscono il dissolversi della concentrazioni dei saperi. La novità del mondo attuale sta nel fatto che l'uomo non si sposta più e il sapere stesso gli arriva per mezzo di reti di comunicazione, con un conseguente calo delle possibilità che determinate classi si approprino monopolisticamente di questo patrimonio. Nasce così un nuovo modo di apprendere perché la testa dell'uomo che cambia. Un'epocale rivoluzioni pedagogica è alle viste: dovranno cambiare le strutture dell'insegnamento. Il sapere dovrà sempre più caratterizzarsi per la compartecipazione, la gratuità, lo scambio, lo spazio; non partendo dalle nozioni, dalla formazione, dalle competenze, ma dal connettere gli uomini dentro i loro bisogni e le loro possibilità. Nuovi mondi si aprono, nuovi spazi virtuali, spazi di passaggi equidistanti da tutte le rive, da tutte le frontiere e da tutti confini, uno spazio in grado di annullare tutte le differenze riunendole tutte in sé.

In questo contesto l'uomo diviene un oggetto tra gli altri e le cose diventano soggetti allo stesso modo di lui. In questa situazione si riaffaccia il significato originario di soggetto= ciò che soggiace e regge.

Cosa rendono agli oggetti i soggetti parassiti? Ci vuole un diritto che tuteli i vinti. La dominazioni si trasforma appena giungiamo ai limiti fisici dell'universo evento recente che ci condanna la parte sotto la pena di morte integrale e collettiva e quindi a dei negoziati.

Le tecnologie, vie passaggio dal locale globale, hanno disegnato un orizzonte in cui diventa impossibile decidere chi siano i soggetti o gli oggetti. Le scienze procedono per contratti in un nesso di leggi che creano legami e vincoli tra natura e società. Il contratto di verità scientifica diventa un contratto sociale che definisce giuridicamente alcuni oggetti. Emerge sempre più chiaramente l'origine comune di diritto e scienze:"Il diritto domina e regola tutte le scienze nello stesso tempo in cui si fonda su di esse, in cui dipende o deriva da esse" L' apeiron è Il luogo in cui diritto e scienze parlano un linguaggio comune. L'apeiron è in grado di aprire gli spazi e i tempi di tutti i contratti, fondando così il diritto.

Si tratta dunque di costruire un universale senza guerra e senza dominio che si scorge nella geometria.

Il nuovo universali geometrico, come invasione dello spazio globale da parte di una località ambiziosa e crudele, si fonda su misura e ragione. Ridimensionamento di ogni antropocentrismo narcisistico --> Gli uomini non possono essere considerati la misura di tutte le cose.

La fine del rapporto parassitario tra soggetti e oggetti dichiara che gli uomini e le cose si sottomettono alle medesime leggi derivanti dal contratto naturale. Il diritto torna così ad essere naturale attraverso il concetto di contratto con cui gli uomini istituiscono legami tra di loro, con le cose e gli animali.

In aperta polemica con la tradizione del soggettivismo e del coscienzalismo Serres afferma che il trascendentali non sta nel soggettivo, ma abita gli oggetti della natura. La modernità ha ha avuto inizio quando lo spazio del mondo reale si è aperto con rappresentazioni, immergendosi nell'utopia di un soggetto cosciente che assorbe il mondo; prima però il mondo quanto tale era la fede soggetto del conoscere

La gnoseologia platonica, la geometria e astronomia greca ponevano il centro del sapere fuori dall'uomo; L'astronomia in particolare lo affidava allo gnomon che tracciava la scrittura con la quali il mondo si dava a conoscere se stesso. Lo gnomon è definito da Serres una macchina non uno strumento poiché non è necessariamente l'utensile che fa riferimento al soggetto che lo utilizza; All'opposto l'attività mentali che il termine gnomon designa fa riferimento ad una macchina cioè ad un oggetto che realizza una delle prime conoscenze automatici della storia, il primo macchinario che unisca qualcosa di materiale ad dei software. Il ruolo del soggetto con la sua funzioni conoscente e pensante è assolutamente altro rispetto ai ruoli assunti nella conoscenza scientifica.

La natura dopo essere stata a lungo oggetto di sfruttamento dece ora tornare ad essere compresa nella sua capacità di comprendere. È allora necessario istituire un equilibrio fra i poteri e le potenze dell'uomo e le forze e le potenzialità del mondo. Umanità e natura sono legati da uno stretto reticolo di interazioni, le cifre del contatto con cui si costituisse la comunità. Il diritto si configura come una limitazione del parassitismo umano e cerca un equilibrio globale fra quelli naturali e quelli umani. Questo equilibrio fatto di diversità, varietà, molteplicità trova sua salvaguardia in un'idea di temperanza di proporzioni di misura che ha il suo modello di riferimento nella geometria greca. Tornare allo spirito della geometria tesa è una sorta di purificazione dai peccati di orgoglio della razionalismo e dell'idealismo. La matematica diventa immagine della virtù come misura e limite. Diventa quella scienza paradossale che nello stesso tempo fuori del mondo astratta e nel mondo; immanente e trascendente. È dunque la scienza capace di definire ogni rapporto, ogni relazioni; un oggetto che assorbe tutti gli oggetti senza annullarne le specificità individuali, una sorta di soggetto collettivo che pensa da solo nel quale e per il quale gli uomini vivono pensano.

La comunicazioni si costituisce il fine e la cifra della riflessione e della ricerca serreseiana, assumendo una plurivocitá di accezioni e di significati. Comunicazione come passaggio a Nord-Ovest tra scienze umane e scienze esatte, come scambio e circolazione delle informazioni per mezzo dei nuovi supporti tecnologici, come contratto tra natura e cultura umanità e mondo sotto il segno della misura e della proporzione. Con la consapevolezza che comunicazione non significa indebolimento delle individualità delle scienze ma piuttosto promozioni delle aperture inedite e dinamicità.

CAPITOLO III - INTERROGAZIONE INFINITA, DIGRESSIONE, PENSOSITÀ: BLUMENBERG

E L’INTERMINABILE (MA NON UTILE) PERIPLO INTORNO ALL'ANGOSCIA

F 0 A D NON VA TACIUTO CIO’ DI CUI NON SI PUO’ PARLARE. POSSIBILI VIS-A-VIS CON LA RIFLESSIONE BLUMBERGHIANA

Blumenberg è convinto che se non ci sono risposte né conclusioni definitive resta comunque la narrazioni, resta la storia: ciò di cui non si può parlare non va taciuto, anzi va raccontato, spesso con variazioni sul tema che attraverso variegati riferimenti filosofici, scientifici, letterali, teologici.

L'entusiasmo per l'indugio del pensare, l'esercizio della filosofia come pensosità conferiscono al pensiero di Blumenberg il carattere della rassegnazione. La sua impresa si snoda nel contro luce di uno sfondo in movimento sul quale si staglia ciò che ti volta in volta della ribalta il sentireste speculativo. Tempo storia modernità metafore e mezza morfologia Lisa scienze tecniche antropologia non si climatici che si tessere una trama di corrispondenze

La metafora è stata tradizionalmente ritenuta un ornamento retorico ed è stata presentata come supporto al pensiero razionale; per Blumenberg invece la metafora è qualcosa di autonomo e non solo una propedeutica al pensiero concettuale. Le metafore permettono di gettare luce su zone e significati presupposti ma non ancora individuati esprimendo modi di rivolgersi alla vita autonomi. Il pensiero non può fare ammino di presupposti metaforici: l' eliminazione delle metafore comporta una sorta di impensabilità del pensiero concettuale. La metafora viene ad essere una sorta di catalizzatori che arricchisce i concetti e che smantellata dalla teoria si rinnova. Le metafore sono modi di dare senso al mondo della ditta e si dividono in: -assolute: Indeducibili, non riconducibili né ad altre metafore, né ad altre forme di pensiero, né alla proprietà della terminologia logica; sono elementi primi del linguaggio filosofico traslati, non completamente traducibili in processi di concettualizzazione. Si manifestano con evidenza nella loro specificità, con la loro funzione dinamico-pragmatica nei momenti di passaggio epocale, esprimendo così le discontinuità allogeno dei passaggi storici. -derivate

Il processo di metaforizzazione della realtà viene ad essere uno degli strumenti più efficaci con cui l'uomo riesce ad allontanare l'assolutismo di essa e a rendere meno violenta la sua percezione.

Analoga è la funzione del mito nel tentativo di rinnovare la familiarità con il mondo e di appagare una sete di senso dovuta all'angoscia di fronte all'ignoto. Il mito parte dal potere sconfinato di una realtà prepotente per cercare di rendere accettabile ciò che è inquietante, di depotenziare la sensazione dell'assolutezza della realtà e trasformando gli eventi casuali in qualcosa di sensato. Si tratta di una funzione razionale.

L'analisi antropologica di Blumenberg cerca di determinare le diverse concrezioni storiche: l'uomo si compone delle immagini che si fa del mondo, del cosmo, della propria epoca, di Dio.

F 0 A D LA FUNZIONE DELLA DISANZA: UN GIOCO DI SPECCCHI

Il modello ri-occupazionale è in grado di mettere in luce le rotture del nuovo→ Si evidenzia l'insofferenza di B. per ogni ermeneutica puramente storicistica basata sull'idea della crescita spirituale e la preferenza per un' ermeneutica applicativa nella quale i problemi vengono letti alla luce di risposte per la quali non erano stati pensati, seguendo le derive e gli slittamenti di concetti. Questo sistema delle rioccupazioni si configura come un funzionalismo storico,un modello funzionale della storia, in quanto tutto è giocato sulla considerazione del perdurare nella storia di alcuni elementi che sono fondamentali esigenze di orientamenti di senso--> Metafora spaziale dei luoghi-funzioni correlati. Si stabiliscono pertanto luoghi determinati nei quali operano equivalenti funzionali.

La perdita di ordine, quale motivo per dubitare di una struttura della realtà riferibile all'uomo, rappresenta il denominatore comune alla crisi di senso dell'Antichità e del Medioevo; crisi definita come assolutismo teologico.

Se nel corso del medioevo si era affermata una struttura di senso per la quale l'intelletto divino era pensato sulla forma delle idee platoniche, nel nominalismo del basso medioevo Dio non è più il demiurgo platonico e ciò si ripercuote profondamente sulla considerazione della creazione da parte dell'uomo, concepita come prova di fondamento.

Tale concetto di creazioni e per B. è in stretta relazione con il cuore filosofico stesso del nominalismo: con la negazione degli universali e l'affermazione della posteriorità del concetto rispetto alla realtà. Ciò si comprende considerando il fatto che il realismo di concetti si rivela inconciliabile con la concezioni della creazione dal nulla.

Nell'affermarsi della teologia nominalistica tardo-medievale B. ravvisa la compromissione dello schema di senso dell'alto medioevo, secondo il quale il mondo era un tutto ordinato gerarchicamente e al cui sommo stava l'uomo=immagine di Dio, con la conseguente garanzia di un fondamento per la conoscenza del mondo. L'idea per cui il creatore avrebbe compiuto la sua opera con l'unico fine di dimostrare la propria potenza porta inevitabilmente all'esclusione totale dell'uomo dalla determinazione del senso del mondo. L'autolimitazione di Dio alla potenza ordinata non garantisce il cammino della conoscenza umana del mondo; essa è appellabile solo per il cammino della salvezza.

Dunque non si può negare che la modernità sia impensabile senza il cristianesimo, inteso nel senso che la modernità ha cominciato ad esistere nel momento in cui ha potuto congedarsi da quei presupposti teologici che rendevano difficile la costruzione di un metodo di analisi e di indagine in grado di trovare unicamente in se stesso la propria giustificazione.

È passando attraverso il netto rifiuto della teologia medievale che B. rende ragione dell'affermarsi della curiosità teoretica quale impulso autonomo e non necessitato a giustificarsi di fronte a qualunque istanza esterna ad esso e considera la concezione della verità come qualcosa che si può possedere e di cui si può rendere conto grazie alle sole risorse del metodo come la principale caratteristica dell'età moderna.

La nozione di secolarizzazione non rende giustizia del passaggio epocale segnato dall'avvento della modernità ma la suddetta nozioni di rioccupazioni (un'alternativa) si dimostra pienamente in grado di dare conto del modo in cui va intesa questa novità del moderno, che si pone in linea di continuità con il Cristianesimo perché occupa spazi funzionali che il Cristianesimo stesso aveva creato e che invece richiedevano di essere articolati diversamente.→Nuova occupazione di posizioni divenute vacanti, le cui relative domande non potevano essere eliminate. Domande relative all'origine e alle finalità dell'esistenza umana sono in ineludibili per qualsiasi sistema di pensiero. La novità della modernità è rielaborazione dei suoi contenuti: Autoaffermazione= reazione oppositiva contro l'idea che la storia sia la realizzazione terrena degli ideali; cioè una protesta contro tutti i modi di questa presunta realizzazione ( apocalittica, dogma..) Non ha a che fare con una divinizzazione della storia e del progresso, ma piuttosto segna la scoperta e la constatazione che nessuna salvezza sta nella storia e che l'uomo può contare solo su se stesso e non su una provvidenza esterna.

La autoaffermazione segna il passaggio all'età moderna e con essa si inaugura l'ottimismo di una nuova filosofia della storia destinata al trionfo delle ragione.

L'autoaffermazione, come uscita dalla storia cristiana, è considerata in definitiva il riconoscimento lucido e consapevole dei limiti e della carenza dell'uomo. Proprio questa finitezza si rivela come la vera risorsa dell'uomo: il soggetto moderno afferma la propria autonomia e il proprio intento di autoconservazione attraverso il rifiuto dell'insicurezza del basso Medioevo. La autoaffermazione non è la mera assolutizzazione della conservazione fisica e biologica dell'uomo, ma la manifestazione dell'intento di rendere umana la realtà con i mezzi a disposizione dell'uomo in vista della propria autoconservazione→è un programma di vita

Imprtante la figura di cartesio: La filosofia non ha in questo contesto solo il compito di abbozzare e fondare il metodo come strumento di emancipazione, ma deve diventare essa stessa metodo per determinare le cose e per adeguare alle cose il possesso umano del mondo. La matematizzazione e la materializzazione della natura vengono ad essere i mezzi privilegiati per l'acquisizione di uno strumentario cognitivo impiegabile in qualsiasi evenienza. L'uomo moderno arriva ad inventare un nuovo mito: una ragione che procede in un totale vuoto di presupposti. Il valore mitico della fondazione del sapere a partire dal metodo sta nel fatto che Cartesio misconosce la ascendenza medievale di problemi delle questioni a cui egli intende fornire una risposta.. La ricostruzioni genealogica del supermoderno nella e i alcuna priorità di tipo sistematico. L'essenza del metodo cartesiano non sta nella possibilità del dubbio radicale quanto piuttosto nella facoltà da parte dell'uomo di sottrarsi all'inganno gnoseologico.

Per la sua carenza di verità, l'uomo moderno è costretto ad affidarsi alle sole risorse del metodo, nella consapevolezza che nessuna salvezza gli è riservata, e cerca così di venire a capo della propria finitezza, trasformandola in chance positiva.

Il cruciale quesito antropologico viene a vertere su come sia possibile la sopravvivenza dell'uomo nel contesto di una realtà continua fonte di esigenze e di stimoli. La risposta sta nell'individuazione dell'unica possibilità di autoconservszione dell'uomo nel non concedersi senza mediazioni alla realtà→ il rapporto dell'uomo con la realtà deve essere indiretto, selettivo e metaforico.

Se prendere distanza si configura come la prestazione basilare della coscienza umana, la ragione si costituisce come lo strumento della contrapposizione alla realtà.

L'esercizio della distanza dalla realtà prende il nome di cultura, l'opporre alla pressione della legge evolutiva le istituzioni. Ed è così che la pressione viene differita e dilazionata, attraverso procedure simboliche, che ne ammortizzano e smorzano l'urgenza e ne amplificano spazi e tempi. In relazione a questo sistema di strategie va interpretato il raccontare storie, che viene ad essere una delle principali risorse escogitate e messe in atto dall'umanità per rendere operativa questa presa di distanza dalla realtà.

Affronta la problematica del mito in modo ampio ed articolato, spingendosi fino al cruciale plesso tematico mito-fede-razionalità che è ineludibile.

Tale approccio alla questione del mito viene a comportare un cambiamento radicale di prospettive sia per la filosofia che per l'antropologia che giocano sullo stesso terreno problematico.

Dal momento in cui i discorsi sul mito e sul dogma si sono istituzionalizzati si è verificato il singolare fenomeno per cui ha avuto luogo una settoriale divisione del lavoro, in cui ogni specialista ha percorso la propria strada senza interazione con gli altri.

Tale divisione del lavoro pare di aver avuto il solo scopo di ostacolare una riflessione critica globale e un pensamento sul rapporto che l'uomo moderno intrattiene sia con l'oggetto del proprio interesse scientifico, sia con il luogo dal quale vengono compiute le proprie affermazioni.

B. pare cercare e proporre una spiegazione alla causa che avrebbe prodotto tale divisione.

RELAZIONI TRA MITO E DOGMA Il mito non può avere adepti, non si può edificare intorno ad esso una chiesa data la complicatezza della narrazione mitica, la quale impedisce che il mito sia portatore di qualsiasi

prospettiva ecologica di rispetto per la natura.

Il principio di responsabilità contro la utopia: bisogna diffidare proprio di chi è animato dalle migliori intenzioni di cambiare il mondo.

Con una metafora assoluta B. esprime non una realtà ma le realtà in cui viviamo, non un mondo o il mondo, ma un mondo di mondi.

Mondo di mondi= Grande disagio in cui oggi l'uomo si trova perché continua a credere che il mondo in cui vive e che aspira conoscere sia un unico mondo della vita. B. invita pertanto ad un atteggiamento di pazienza, la rinuncia e la diffalcazione al posto della pretesa di voi della verità.

La tecnicizzazione del mondo non va considerata in assoluto come una patologia, una perdita di senso, ma forse proprio come una rinuncia necessaria all'onnipotenza del pensiero.

L'uomo povero ha bisogno della retorica come arte dell'apparenza; deve sostituire le sue esigue prestazioni fisiche con prestazioni verbali. La metafora è legata alla sopravvivenza e la retorica è un comportamento comprensibile che transige all'impazienza.

L'uomo emerge dalla riflessione di B. attraverso le analisi sulla tecnicizzazion, la teoresi, la retorica condotte in modo specifico.

Se,secondo B., l'occhio moderno scorge nella natura una sfida che non ha più nulla che a che fare con l'idea che essa sia predisposta per l'uomo, anzi di fronte ad essa prova disagio e non più stupore, e da un tale disagio si generano delle questioni filosofiche peculiari, è per tutto questo che il problema della tecnica si è imposto come un elemento assolutamente significativo e caratteristico del pensiero moderno contemporaneo.

Il concetto di tecnica ha subito secondo B. un processo di banalizzazioni e ovvietizzazione, diventando una nozione che richiama alla mente un universo di cose con risultati molto esigui; nazione che si è fatta nominalisticamente irrilevante. Questa stessa povertà concettuale ha investito la tecnicizzazione che è giunta ad essere considerata come l'accrescimento e l'intensificazione del mondo cosale.

Tecnicizzazione: è un processo spontaneo della storia, un processo che non sembra stare in alcun rapporto comprensibile con la natura dell'uomo, ma che al contrario lo costringe ad adattarsi spietatamente a una natura che risponde in maniera inadeguata alle sue richieste.

Vieni introdotta così una filosofia della cominciamento senza pregiudizi. Con la consapevolezza che non si è mai dato i ai fini realizzerà un cominciamento puro e astorico, la caratteristica di questa filosofia mira all'incondizionatezza resta comunque una sorta di bussola.

In questo contesto il problema della tecnica a che fare essenzialmente con la responsabilità della storia che opera attraverso l'uomini, anzi che essa decide delle sue possibilità.

La tecnicizzazione è insomma la trasformazione di un'originaria e viva formazione di senso, che ha finito per mettere da parte il suo sviluppo di senso che non si propone di conoscere nient'altro, accontentandosi della pura funzione. È così che il mondo si trova impotente di fronte ad una tale autonomia produttiva e cerca di fare lo spazio necessario a quei prodotti.

Tutto questo non è una demonizzazione della tecnica o una forma di fatalismo; tuttavia è messa sotto accusa la responsabilità delle discipline teoretiche che accettano la propria causale applicabilità.

La tecnica non è in un tale contesto considerata in opposizione antitetica alla natura, anzi viene compresa sul fondamento di un rapporto con la storia. Nella tecnicizzazione l'uomo si limita alle possibilità dell'intelletto e si sottrae alle richieste della ragione. Se la disposizione interiore essenziale della coscienza risiede nella continua riconduzione dell' intelletto alla ragione, la storia attualizza queste disposizioni, invece la tecnicizzazione interrompe questo processo. In questo senso l'uomo si viene a trovare nella condizione di non produrre più un effetto ma solo di causarlo. L'agire umano è reso dalla tecnicizzazione sempre più generico.

Allala crisi sorta durante il processo di tecnicizzazione siproponi come una sorta di terapia la fenomenologia, che vuole ristabilire la storia in senso assoluto. Come resistenza nei confronti della formalizzazione delle operazioni teoretiche che fondano l'essenza della tecnicizzazione; la fenomenologia è quella ragione che si pone come scopo quello di riportare l'intelletto alla ragione