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Formatori: arcipelago professionale , Dispense di Pedagogia Sperimentale

Dispensa per chi si occupa di formazione

Tipologia: Dispense

2016/2017

Caricato il 19/11/2017

michelozzo1989
michelozzo1989 🇮🇹

4.5

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FORMATORI
AIF: Associazione italiana Formatori.
As oggi dobbiamo fronteggiare questioni difficili sulla varietà di problemi legati alla figura del formatore che
è poliedrica.
Fra i tanti problemi vediamo alcuni:
Impossibilità di definizioni univoche
Frammentazione delle spiacializzazioni
Differenziazione dei significati attribuiti al ruolo
Fluidità dei compiti asunti che possono di volta in volta cambiare docente,tutor,progettista)
Indefinita legittimazione e incerto riconoscimento sociale della figura professionale
Quaglino è il primo a parlare di identità incerta nel 1985. La condizione di cincertezza riguarda tutte le sfere
dell’attivita umana organizzata e coinvolge le identità soggettive in un processo di frammentazione in cui
l’unità del soggetto emerge e si compone momento a momento in rapporto ai contesti.
Volendo accennare brevemente alla loro identità, possiamo notare come un modo del tutto convenzionale di
rappresentarla sia queo di concepirla da un lato come espressione di ambienti omogenei e dallaltro come
saldamente ancorata a fondamenti tecnici della tradizione codificata. Si fornisce di solito un’immagine
rassiurante di campo professionale strutturato coi suoi riferimentoi sociali certi e riconosciuti, con i
paradigmi affermati e routine consilidate.
Questa visione è ingannevole e pigra perché non aiuta a misurarsi con lo spessoe dei problemi del mondo
contemporaneo.
E’ quindi il momento di ri-escrivere l’identità dei formatori in modo più appropriato alle circostanze del
tempo presente.
L’identità del formatore è in continua trasformazione.
I cambiamenti sono avvenuti anche nella pratica del formatore ovvero compiti specialistici distinti e
indipendenti uno dall’altro hanno fatto si che si perdesse il senso dell’etichetta di formatore legato al compito
primario dell’insegnaento. Questo è un luogo comune che è difficile da staccare alla figura del formatore.
Il formatore di fatto non è più solo un didatta e permanere dentro questa etichetta non giova alla
comprensione di questa figura dinamica.
Ci sarebbero due ragionevoli motivi per distaccarsi da questa etichetta:
1. I compiti del formatore non sono più riconducibili al solo insegnamento
2. Il formatore tende ad assumere altri ruoli (progettazione, organizzatore)
Molte volte si parla di “esperto dei processi di apprendimento”. Questa è l’evoluzione del termine
insegnante. Tuttavia come detto prima è difficile superare un termine cosi radicato. Anche Freud provò a
superare il termine Inconscio ma non ci riuscì.
Quando un termine è cosi radicato nella dimensione comune, ridescrivere i compiti del formatore dal punto
di vista sociale, è particolarmente complicato.
Quello che è fondamentale ricordare è che i compiti del formatore richiedono un identità dinamica e una
serie di pratiche molto più ricche del semplice insegnamento
Che cosa sono i formatori?
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FORMATORI

AIF: Associazione italiana Formatori.

As oggi dobbiamo fronteggiare questioni difficili sulla varietà di problemi legati alla figura del formatore che è poliedrica. Fra i tanti problemi vediamo alcuni:

  • Impossibilità di definizioni univoche
  • (^) Frammentazione delle spiacializzazioni
  • Differenziazione dei significati attribuiti al ruolo
  • Fluidità dei compiti asunti che possono di volta in volta cambiare docente,tutor,progettista)
  • Indefinita legittimazione e incerto riconoscimento sociale della figura professionale

Quaglino è il primo a parlare di identità incerta nel 1985. La condizione di cincertezza riguarda tutte le sfere dell’attivita umana organizzata e coinvolge le identità soggettive in un processo di frammentazione in cui l’unità del soggetto emerge e si compone momento a momento in rapporto ai contesti. Volendo accennare brevemente alla loro identità, possiamo notare come un modo del tutto convenzionale di rappresentarla sia queo di concepirla da un lato come espressione di ambienti omogenei e dallaltro come saldamente ancorata a fondamenti tecnici della tradizione codificata. Si fornisce di solito un’immagine rassiurante di campo professionale strutturato coi suoi riferimentoi sociali certi e riconosciuti, con i paradigmi affermati e routine consilidate.

Questa visione è ingannevole e pigra perché non aiuta a misurarsi con lo spessoe dei problemi del mondo contemporaneo. E’ quindi il momento di ri-escrivere l’identità dei formatori in modo più appropriato alle circostanze del tempo presente. L’identità del formatore è in continua trasformazione.

I cambiamenti sono avvenuti anche nella pratica del formatore ovvero compiti specialistici distinti e indipendenti uno dall’altro hanno fatto si che si perdesse il senso dell’etichetta di formatore legato al compito primario dell’insegnaento. Questo è un luogo comune che è difficile da staccare alla figura del formatore. Il formatore di fatto non è più solo un didatta e permanere dentro questa etichetta non giova alla comprensione di questa figura dinamica. Ci sarebbero due ragionevoli motivi per distaccarsi da questa etichetta:

  1. I compiti del formatore non sono più riconducibili al solo insegnamento
  2. Il formatore tende ad assumere altri ruoli (progettazione, organizzatore)

Molte volte si parla di “esperto dei processi di apprendimento”. Questa è l’evoluzione del termine insegnante. Tuttavia come detto prima è difficile superare un termine cosi radicato. Anche Freud provò a superare il termine Inconscio ma non ci riuscì.

Quando un termine è cosi radicato nella dimensione comune, ridescrivere i compiti del formatore dal punto di vista sociale, è particolarmente complicato.

Quello che è fondamentale ricordare è che i compiti del formatore richiedono un identità dinamica e una serie di pratiche molto più ricche del semplice insegnamento

Che cosa sono i formatori?

Questa è una domanda centrale nella spiegazione di questa figura. Prima di spiegare ulteriormente il ruolo del formatore illustriamo brevemente tre punti chiave:

  1. Idee guida e temi di ricerca Siamo soliti affermare che l’identità sia l’esito di un processo di costruizione che convolge una plualità di dimensioni tra cui la pratica ha un rilievo centrale e prioritario. Parliamo infatti di formatori in azione. Si tratta di una scleta che privilegia l’agire pratico degli attori nella conveizione del fatto che l’identità professionale sia caratterizzata da un processo di elaborazione, negoziazione, definizione e condivisione dei sigbificati che impegna i soggetti in un investimento contibuamente rinnovato in contesti d’azione concreti e relazioni durevoli che hanno come posta in gioco il riconoscimento reciproco tra partner. L’identità professionale è caratterizzata dalle auto rappresentazioni dei soggetti con riferimento alle attività lavorative. La descrizione identitaria dei fromatori delinea l’identità professionale e l’identità sociale (cosa gli altri pensano sia un formatore) L’esperienza pratica della formazione corrisponde a un evoluzione significativa el ruolo del formatore, della cultura e della percezione professionale dei formatori. Un evoluzione che piò essere descritta come una graduale approssimazione che da una prospettiva istruzionista fondata su trasmissione di saperi pratici elementari o di veicolazioni del consenso agli imperativi aziendali si proietta verso un ruolo profssionale riflessivo e sintonico con i fenomeni di cambiamento che ella società contemporanee interessano anche le organizzazioni e che mettono al centro le dimensioni soggettive.
  2. Metodo del lavoro sul campo Quando al metodo d’indagine, esso è suggerito dalle stesse finalità esplorative e descrittive della ricerca. Il suo orientamento alla scoperta di problemi temi e punti di vista emergenti dal lavoro sul campo ha escluso, tra le opzioni metodologiche possibile quella di cer are la rappresentativa statica dei risultati dell’indagine privilegiando al contrario una scelta di significatività dei contenuti. Le ragioni che motivano la preferenza di un approccio qualitativo sono riconducibili all’esigenza di cogliere a partiee da un confronti diretto con l’esperienza degli attori, dati di realtàà sull’espereinza di essere formatori. Si tratta di temi che reclamano un trattamento speciale che non si limiti alla mera registrazione di opinioni da elavorare. La ricerca qualitativa e il lavoro dell’enografo richiedono la pazienza di sostare a lungo sul tema e di immedesimarsi nelle attività. Per prima cosa si sceglie il campo, poi si selezionano i contenuti, poi ci si focalizza sui temi e si intervistano i privilegiati. L’orientamento per l’attività di raccolta e analisi dei dati è stato definito a partire dalle domane di ricerca sopra enunciate che corrispondono alla necessità di cogliere i tratti identitari della professione dei formatori avendo come punto di riferimento i processi e le dinamiche che hanno caratterizzato l’evoluzione delle culture e i metodi di formazione.
  3. Scelte adottate per esporre i risultati della ricerca : Durante la presentazione si è scelto di affiancare a parti di orientamento teorico, parti in cui si raccontano storie cosi da richiamare una modalità realista. Nelle scienze sociali si riconosce l’importanza pedagogica della narrazione.

FORMAZIONE E FORMATORI

L’apprendimento dunque altro non è che il modo con cui l’esperienza entra in relazione con il mondo caratterizzato dalle oggettivazioni culturalmente date. Di questo mondo gli attori sociali fanno esperienza.

Al contrario il modo di rapportarsi al mondo preesistente si configura secondo la dinamica la cui conoscenza è attiva e riflessiva. Da questo punto di vista la riflessivita della conoscenza, intesa come capacita di arrestare in flusso ordinario della condotta di routine, diventà il tratto fondamentale del soggetto e dalla sua libertà.

L’apprendimento non è riducibile alla dimensione mentalistica ma è un fenomeno che investe l’aspetta esperienziale, emotivo-affettiva e quella cognitiva. Inoltre non riguarda la dimensione strettamente individuale: questa è legata al campo delle relazione inter- sggettive e relazioni con artefatti materiali.

La sfera intersoggettiva ha a che fare con l’insieme delle relazioni che ciascuno mette in atto nel momento in cui si rapporta con terzi con le stesse caratteristiche. E’ importante sottolineare come questa sfera non riguardi solo le relazioni di prossimità ma anche le caratteristiche spaziali e temporali.

La dimensione delle relazioni con artefatti materiali rinvia ad un analogo intreccio relazionale: nel momento stesso in cui entriamo in relazioni con il mondo non solo ci misuriamo con altri soggetti ma anche l’insieme di oggetti prodotti da altri. Questi artefatti entrano direttamente nel gioco relazionale in cui siamo implicati influenzando la nostra azione.

L’insieme di questi tratti costitutivi dell’apprendere ne mette in evidenza tanto la dimensione sociale, quanto il carattere esperienziale e pratico: l’esperienza che noi facciamo col nostro agire si sedimenta nel bagaglio delle nostre conoscenze in parte come acquisizioni intuitive derivanti dal fare e dal vedere fare che si trasformano in routine come esito dell’elaborazione intellettuale incorporato di un azione di successo che ha modificato in modo più o meno rilevante una condotta pratica.

L’apprendimento (Lave e Wenger) si configura come un processo di partecipazione sociale fondato sulla pratica nel quale entrano in gioco simultaneamente :

  1. acquisizione di competenze ,
  2. la costruzione dell’indentità individuale o sociale,
  3. l’attribuzione di significato all’esperienza,
  4. (^) il riconoscimento dell’essere parte di un insieme che nella pratica, condivide saperi valori linguaggi e indetità.

FORMAZIONE IN ITALIA

La maggior parte delle conoscenze è affidata alla memoria di uanti hanno contribuito al prcoesso di csotruzione del rilevante bagaglo di espeirenze intellettuali pratiche giunto fino a noi. Il fonocentrismo che è il trattato originario dello stile della cultura formativa e dei formatori italiani ha quasi portato ad un autentica damnatio memoriae causata dall’impossibilita di una ricostruzione diacronica delle esperienze di formazione dei formatori e l’impossibilità di una rivisitazione storica dell’esperienza dell’AIF.

L’interesse per la relazione tra pocessi organizzativi e pratiche formative è da empo al centro di molte riflessioni. Da un lato si pnta a precisare l’utlità di formazione in rapporto alle scelte di politica

organizzativa, dall’altro si cerca di costruire in modo autonomo il senso tecnico e l’idnetit professionale di un insieme di pratiche la cui rilevanza nelle organizzazioni è ampiamente riconosciuta. In ogni caso è fuori discussione il fatto che in questa relazioni trovi fondamento sviluppo e progressivo consolidamento la formazione.

L’azione formativa è parte integrante delle pratiche organizzative delle uali talora anticipa rilevanti fenomeni innovativi.

Da un lato la cultura e le pratiche di formazione nascono e si sviluppano mano a mano distanziandosi di più dagli ambiti originari delimitati dai confidi dell’educazione tradizionale, si situazione in contesti di azioni caratterizzati da un riferimento specifico diretto al mondo del lavoro: in questo senso si da formazione solo se è associata ad un idea di accrescimento di competenze professionali ( formazione pertinente)

Dall’altro lato la graduale affermazione ed il consolidamento di un bagaglio di teorie tecniche e metodi segue un movimento di progessiva presa di sitanza dai fodnamenti pedagogocii delle culture di orginie basati come è noto sull’ipotesi di addestramento di chi deve essere formato, per accedere a biosini in cui irrompe anche la soggettivita di chi deve essere formato.

I PASSAGGI DELLO SVILUPPO CULTURALE

Gli sviluppo delle teorie e dei modelli organizzativi più significativi sono il punto di riferimento e lo sfondo a partire da cui si costituiscono le pratiche formative ed i loro orientamenti teorici e di metodo.

L’evoluzione delle teorie e delle pratiche orgnizzative si snoda lungo una successione di tre prospettive paradigmatiche:

  1. Approccio taylor-fondista (modernista o meccanico)
  2. Approccio organicistico sistemici (neo-modernista o organico)
  3. (^) Approcci organizzativi post modernisti (simbolici)

Ognuno dei moduli ha no schema preciso di pratica di formazione. Si possono condierare i modi diversi in cui all’intero degli orientamenti presi in esami sono concepite ed interpretate le tre dimensioni tecniche principali dell’azione formativa ovvero analisi dei bisogni, progettazione , realizzazione e valutazione.

I modelli non vanno a superarsi uno con l’altro ma sono ancora fortemente presenti nelle modalità di formazione

Paradigma meccanico

Caratterizzato dal prevalere di una cultura deterministica della formazione corrispondente in modo del ttto speculare al mdello roganizzativo domninaten, che considera l’uomo al lavoro come una sorta di prolungamento delle macchine: le sue capacità lavorative non solo dovranno meccanicamente rispondere alle disposizione del management ma dovranno ssere peigate alle stesse esigenze. Il taylorismo posutla attraverso il prinicipo della one best way, la possibilità che pero gni attività ci sia n modo ottimale ed unico di svolgera per cui una volta attribuiti i compiti agli operatori si trattera di garantire che ciascuno di loro sia in grado di svolgerli in modo del tutto corrispodenten alle specficazioni denitie in sede di pianificazioni del lavoro e trasmesse per via formativa agli operatori. La formazione assume la funzione di snodo cruciale dei processi di riproduzione tencica di funzionamento dell’organizzazione garantendo quindi le pre-condizini affinchè le capacitò operative dell’indiviuo siano piedate alle esigenze dei

Il consolidamento dello status organizativo della formazione favorisce il clima che porta a elaborazioni sempre più sofisticate del suo apparato metodologico fino a giungee ad una configurazione di tipo prcessale di ogni intervento. Il processo di formazione, si articola in una sequenza di azioni concatenate che parendo da analisi dei bisogni prevde la progettazione attuazione e valutazione dei risultati.

L’analisi dei bisogni diventa un attività specialistica rispetto alla quale è richiesto un bagaglio di stumeti del tutto nuovi rispetto alle tradizionali competene degli oepratori della formazione: emerge la necessità di chiarificare coa debba inendersi per bisogno di formazione. I bisogni corrispondono non già agli imperativi funzionali del sistema assunti unicamente dal punto di vista dell’organizzazione, ma all’esigenza di integrare le varie parti del sistema in modo tale da garantire il suo equilibrio. L’analisi dei bisogni è intea come una sorta di lettura congiunta delle esigenze formative espresse deall’organizzazione in una prospettiva che pone il formatore al centro della dinamica tripolare nella quale il suo ruolo è quello di comporre un disegno equilibrato per tutti..

Un altro problema era sulla modalità con cui lavorare l’analisi dei bisogni di formazione. Il modello che si afferma come lo schema metodologico di gran lunga dominante prevede un lavoro di raccolta di informazioni sui bisogni dell’organizzazione e sui bisogni degli individui, di interpretazione prima e sintesi delle onoscezne acquisite all’interno di un disegno che soddisfi le esigenze.

La progettazione dell’attivitò di formazione divneta l’ambito metodoligco di maggior interesse dal punto di vista dello sviluppo delle pratichei intervento nella misucra in cui, consente agli operatori ampi margini di verifica dei propri sturmenti di azione. La progettazione degli interventi è tematizzata e concepita come l’operazione tecnica grazie alla quale sono prefigurate nei dettagli le azioni del processo di implementation dell’intervento. La progettazione diviene in definitiva una pratica processuale inclusa nel processo formativo. Abbiamo quindi una visione di tipo ingegneristico della progettazione orientata ad una visione iper-razionale e finalistica dell’azione e strutturato attor no alla centralità degli obbiettivi che guidano il passaggio esecutivo del disegno prefigurato

La realizzazione punta alla valorizzazione delle esperienze dei soggetti in formazione da consegure attraverso la loro parteicpazione attiva. La valutazione è incluso nel proccesso di formazone. Si tratta di verificare che i risultati della formazione corrispondano agli obbettivi fissati. La valutazioni di gradimento sono realizzate attraverso il questionario di fine corso.

PARADIGMA SIMBOLICO

Siamo nel periodo post industriale che porta alla de-industrializzazione e allo sviluppo el terziario, della tecniloggia, dei processi sociali e culturali, della complessificazione del tessuto sociale. Si arriva ad un tipo di società avanzata.

Il declino del vecchio m ondo industriale avviene sotto la spinta di rilevanti fenomeni economici e soiali che delineano alcune delle macro tednenze al cambiamento in atto cosi sintetizzabili:

  1. Radicale trasformazione della natura qualitativa dell’occupazione
  2. Centralitò del ruolo economico dell0alta tecnologia e dei servizi
  3. Crucialità dei processi di generazione acquisizione trasformazione e distribuzione delle informazioni

In simili condizioni appare decisivo la capacità di trasformare e innovare. Emerge con forza la centralità delle risorse umane.

Nelle mutate condizioni della società contemporanea, le forme organizzative tradizionali tendono ad essere soppiantate da logiche corrispondenti alle esigenze del nuovo contesto relazionale, culturale e produttivo. Privilegiare soluzioni che aiutino a fronteggiare l'instabilità dell'ambiente, la frammentazione dei mercati, la moltiplicazione dei soggetti e che, al tempo stesso, siano in grado di sfruttare i vantaggi connessi alle

potenzialità delle nuove tecnologie di produzione Ecco allora profilarsi configurazioni organizzative basate sulla logica reticolare, sul parziale appiattimento delle gerarchie, sulla diffusione della comunicazione orizzontale, sul di potenziamento delle separazioni rigide tra settori della stessa organizzazione. Anche il campo degli studi organizzativi amplia i suoi orizzonti distogliendo parzialmente l'attenzione degli aspetti strutturali per spingere la riflessione verso il confronto con ambiti di studio. L'apertura della riflessione organizzativa a nuovi temi e nuovi filoni di indagine segue un movimento che da un lato tende a recuperare con sempre maggior decisione le dimensioni politiche e quelle simbolico interpretative dell'organizzazione dall'altro lato entra in sintonia con la sensibilità post modernista e con le variegate suggestioni che essa esercita sull'interpretazione dei fenomeni organizzativi. Esse sottolineano La rilevanza delle relazioni infra organizzative costituite dagli scambi negoziati che gli attori sviluppano concretamente nella vita organizzata di tutti giorni indipendentemente dai dispositivi formali che delimitano e vincolano ruolo di ciascuno Queste relazioni configurano una modalità di funzionamento dell'organizzazione che spesso è assai diversa da quella prevista del disegno strutturale ufficiale. Inoltre S, nella misura in cui si stabilizzano nel tempo, sedimentano interdipendenze e durevoli e, dunque, consolidate strutture di potere. Queste strutture di potere esistono sempre poiché nascono come conseguenza di regolazioni locali indispensabili alla soluzione di problemi contingenti E rispetto ai quali le risposte consolidate della routine dell'organizzazione non sono sufficienti. L'organizzazione in quanto processo di negoziazione intersoggettiva e gli accordi impliciti che gli attori stipulano incessantemente sul senso delle loro azioni tenendo in tal modo una rete di significati condivisi è un fenomeno di costruzione della realtà. Un'organizzazione è una rete di significati Inter soggettivamente e condivisi che sono mantenuti attraverso lo sviluppo e l'uso di un linguaggio comune e l'interazioni sociali quotidiana Gli attori dell'organizzazione non solo costruiscono l'ordine simbolico che consente loro la condivisione di un'interpretazione circa le loro attività, i loro ruoli e la stessa definizione dell'insieme del quale fanno parte, ma attivano anche i loro ambienti. Questa dimensione è certamente una tra le più impalpabili al tempo stesso potenti tra quelle che costituiscono la vita organizzativa poiché riflette sul piano della rappresentazioni simboliche, degli atteggiamenti soggettivi e delle percezioni diffuse. Influenza post modernista sulla riflessione organizzativa è riconducibile ad una varietà di interpretazioni tendenti da un lato a negare l'importanza delle grandi visioni teoretiche orientata la legittimazione dell'immagine consolidata di strutture centralizzate contrapponendo adesso e organizzazioni in grado di operare efficacemente in condizioni di frammentazione. Analizzare le organizzazioni equivale a decostruire le rappresentazioni consolidate, accogliere la molteplicità dei fenomeni connessi alle pratiche organizzative ed accedere alla narrazione dei significati. Imparziale sintonia con le nuove sensibilità interpretativa e sui fenomeni legati all'organizzazione e con le tendenze post industriali la riflessione sulla formazione muove verso una significativa revisione del suo bagaglio di teorie tecniche e metodi di intervento. In generale maturano nuove consapevolezze sulla necessità di sintonizzare l'azione formativa alle tendenze in atto nelle organizzazioni in una prospettiva che mira ad accogliere prioritariamente la logica dell'apprendimento che, diventa una delle metafore più diffuse tra gli operatori ed al tempo stesso un approccio al management delle risorse umane. Tema della prima attivo diventa così uno dei motivi dominanti del rinnovamento della cultura delle pratiche di formazioni. Cominciano a prendere coesistenza orientamenti e logiche d'azione che muovono che muovono E sopra ci centrati sull'esperienza concreta che gli attori realizzano nelle organizzazioni, sui problemi quotidiani generati dalla dimensione relazionale della vita organizzativa. Si vengono profilando, capacità sensibilità ha interesse orientati all ascolto nella consapevolezza del fatto che gli attori organizzativi dispongono di gradi di autonomia soggettiva di competenze e di risorse e di capacità di inventare soluzioni innovative a problemi rispetto ai quali è utile per l'organizzazione prestare la massima attenzione.

Da qui la convinzione Che il senso della formazione non risieda nella trasmissione del savoir-faire o di comportamenti ma anche nella capacità di stimolare gli attori a ragionare su problemi quotidianamente affrontati.

I fattori dell'apprendimento sono segnati dal riconoscimento della centralità della conoscenza. La logica dell'insegnamento tende ad essere soppiantata dalla logica dell'apprendere che mette in luce la capacità degli attori di elaborare l'esperienza. Questa prospettiva scardina i modelli classici della formazione, apre nuove strade alle lavorazione metodologica dando luogo ad una grande varietà di metodi che possono essere riassunti dallo slogan metodi oltre l'aula. Gli approcci emergenti, sono tutti riconducibili all'interesse per la promozione della prendere mediante lo stimola la partecipazione, il riconoscimento della loro soggettività, dalla rilevanza dell'azione della riflessività in azione Possiamo etichettare l'insieme di queste modalità di azione formativa come approccio orientato allo sviluppo di pratiche riflessive.

Infine si riduce di molto lo spazio per la valutazione basata su ragionamento: il determinismo dell'obiettivo rende fuorviante di illusorio ogni accertamento valutativo Una prospettiva più realistica ed efficace considera la valutazione come un processo di ricerca sociale applicata tendente a ricostruire il sistema di relazioni che gli attori hanno generato. In sintesi, le tendenze più recenti vanno delineando un quadro molto variegate e ricco di visioni teoriche di metodi e di esperienze che hanno inevitabili riflessi tanto sulle pratiche correnti, quando sui punti di riferimento necessaria la costruzione di uno statuto professionale. Fondamento stabile di riferimenti teorici e di metodo ma si configura come un campo aperto di ricerca nella quale i metodi sono frutto di scelte locali di attori professionali competenti e le soluzioni di volta in volta adottate, essendo legati alle esperienze che le hanno generate , Non sono necessariamente vincolate a canoni di metodo codificati.

IL PROCESSO DI ISTITUZIONALIZZAZIONE

Il processo di istituzionalizzazione è inteso come fenomeno sociale culturale caratterizzato dalla costruzione dell'elaborazione in forme condivisi e socialmente determinato di significati, credenze identità di modo che le regole, gli schemi d'azione i comportamenti che strutturano l'azione sociale sono orientati da tipizzazioni che costituiscono la cornice il fondamento della realtà sociale costruita Nella prima parte degli anni 80 tale processo si esprime attraverso:

  1. Il rafforzamento della sensibilità sociale nei confronti della formazione come conseguenza della stabilizzazione di interessi concreti e persistenti riferite al suo contributo.
  2. L'emergenza in forme variamente strutturate di reti di attori competenti interessati a lavorare nello sviluppo di sapere di pratiche professionali.
  3. l'elaborazione e la circolazione di un apparato di teorie di tecniche di metodi condivisi.

La formazione tende ad essere inclusa stabilmente tra le politiche di manutenzione dell'organizzazione attivate nei settori predisposta la gestione del personale. La funzione di formazione comincio ad essere parte integrante ed internalizzata nelle organizzazioni e nei casi in cui ciò non avviene, il ricorso la consulenza esterna scopi formativi diventa una pratica di corrente. Si sviluppa insomma una domanda di formazione di una certa importanza quantitativa e parallelamente si consolidano fenomeni rilevanti di cambiamento negli orientamenti sul modo di gestire le organizzazioni che attribuiscono un significato nuovo le caratteristiche dell'impiego delle risorse umane. Adesso è richiesta una capacità di adattamento intelligente alle dinamiche dell'organizzazione ed una professionalizzazione.

Espansione della domanda di formazione da un lato e dall'altro la penetrazione anche il dibattito realizzativi legati al nuovo orientamenti, danno luogo ad una crescita tale degli interessi per la formazione che si viene a determinare in tempi relativamente brevi (anni 90) una fitta rete di iniziative, relazioni, scambi e esperienze che coinvolgono tanto gli ambienti interni all'organizzazione e il mondo della consulenza.

Aumenta la circolazione delle idee e si configura in modo sempre più netto è definito una domanda articolata di teorie, di modelli di strumenti di intervento. Si delinea attorno ai temi della formazione una

concentrazione di interessi che coinvolge i mondi e culture delle organizzazioni, i soggetti in esso inseriti, gli esperti gli operatori della formazione gli ambienti di ricerca e della produzione di saperi.

La formazione:

  • Entra sempre a far parte integrante delle politiche organizzative delle imprese.
  • Costituisce un oggetto di attenzione di interesse del mondo accademico nel circuito ufficiale cominciano a trovare spazio significativo elementi importanti al discorso formativo ed è in questo quadro che matura un rapporto di reciproca fecondazione tra ricerca e azione.
  • Diventa oggetto di interesse nel mondo editoriale: nascono per iniziativa di alcuni tori utilmente impegnati su questo fronte diverse collane dedicate ai dimmi formativi.
  • Diventa parte integrante di ogni discorso sul cambiamento organizzativo ma anche di quelli legati all'elaborazione lo sviluppo di politiche pubbliche caratterizzati da grandi investimenti finanziari.
  • Costituisce anche il punto di riferimento attorno al quale si sviluppa e si consolida un vasto e particolare mercato della consulenza che spinge grandi professionisti impegnati sul terreno dello sviluppo organizzativo dell'impresa differenziare le loro competenze.
  • Rende possibile, anche attraverso la riflessione su un ampio fronte. Esperienze, la stabilizzazione di fondo dei contenuti teorici ed operazioni sui quali, nel tempo, si consolidano e si codificano pratiche professionali.
  • Favorisce l'acquisizione di una maggiore visibilità e di una nuova rilevanza dei soggetti istituzionali e alle associazioni professionali
  • struttura definisce per i ruoli professionali degli operatori un profilo sempre più ricco di contenuti di un ampio numero di professionisti che base all'ordine dita sulla formazione e sulla figura del formatore.

L'idea di formare corrisponde a quattro ambiti complementari di azione

  1. intervento didattico (docente)
  2. Intervento psico sociale
  3. (^) Attività di progettazione
  4. Organizzazione e coordinamento

POST ISTITUZIONALIZZAZIONE

La formazione diventa oggetto di una domanda di crescita esponenziale in una varietà di ambienti. È comprensibile come questo fenomeno abbia rilevanti conseguenze sia sul terreno del delinearsi di un offerta variamente strutturata

Il processo di crescita disegna, su cui, uno scenario magmatico nel quale ciò che risalta con maggior evidenza è un movimento che, spinge l'azione formativa verso le forme di differenziazione, fermentazione etero geni ta delle elaborazioni, linguaggi dell'esperienza in un'ottica in cui identità e legittimazione trovano canali di affermazioni diversi da quelli consolidati: questi canali non sono più soltanto le associazioni e le reti professionali scientifiche ma sono soprattutto, reti mobili di volta in volta istituito in un mercato cangiante nera espansione.

La formazione diventa oggetto di interesse in una gamma sempre più ampia di campi di attività: questo fenomeno può essere descritto facendo riferimento tanto l'importanza degli investimenti finanziari ad esso dedicati dalla progressiva crescita di attenzione.

con minime variazioni. Questo è il modello classico di formazione. Due sono i fondamenti metodologici di questo modello:

  1. Il primo appunto rigaurda lo schema base dell’azione formativa fondato su una concezione di processo inteso in modo non unilaterale , ma ricorsivo e aperto allo svolgersi degli eventi e alla necessita di misurarsi con gli imprevisti. Il processo è un insieme concatenato di attivita orientative al conseguenmento di un risultato che coincide con un obbbiettivo definito in anticipo. La processualità è in primo luogo legata ad un’interpretazione della formazione come attività di ricerca e di azione. In secondo luogo il prodotto dell’azione viene descritto in termini di cambiamento. Le fasi sono l’analisi dei bisogni, la progettazione, la realizzazione e valutazione
  2. Il secondo pilastro del modello classico è rappresentato dallo schema tripolare (committente- formatore-partecipanti). Lo schema ha orientato l’azione tecnica di generazione di formatori ed influenzato il loro comportamento in termini di responsabilita. Il contesto relazionale descritto dallo schema triangolare rende evidente quandto sia delicata la poszione del formatore chiamato a muoversi con compentenza e imparzialità. Dentro questa dinamica il formatore è anche consulente. La formazione classica è patrimonio di molte agenzie e strutture pubbliche che si occupano di formazione.

La formazione finanziata riguarda l’inieme di inziaitive, culture e tecniche, di cui oggi è depositario un crescente numero di agenzie di formazioni , a partire dagli anni 90 come conseguenza ed espressione tecnica dele politiche pubbliche di formazione: l’implementation di una politica pubblica richiede l’elaorazione di un imponente apparato di regoli strumenti e indicazioni tecniche specifiche al quale attenersi. Richiede insomma un disposizione di azione capace di controllare la realizzazione delle linee segmentali in cui si articola e si esprime il programma che definisce la politica. All’elaorazione e alla messa a punto degli strumenti operativi si sono applicati i soggetti pubblici titolati delle politiche. Insieme al propagarsi e al radicarsi dei programmi comunitari di formazione si afferma fino a diventare egemone una cultura tecnica della formazione che in larga misura infleunza le pratiche correnti determiando un modello operativo non sempre compatibile con quelli elaborati dalla formazione classica.

Si tratta di un modello basato sulla logica deterministica del programma che muove da stilizzazioni tecnico procedurali elaborate dai finanziatori delle politiche formative. Mi sono obbligatori per tutti come regola progettuale, gestionale valutativo uniforme: adesso devono attenersi gli attori interessati ad accedere a finanziamenti pubblici. Spesso lo schema procedurale con adeguarsi e contenuto tra indicazioni del bando che indice una gara per l'acquisizione della commessa pubblica prescrive passaggi di cessar fare la proposta, sia per dichiarare in anticipò tutte le operazioni viste per la realizzazione dell'attività. È L approccio noto con la denominazione di logica al "framework"che alla base del manuale elaborati in sede dell'unione europea e le scrive passaggi metodo tradotto dal for mezz'riguarda il quadro logico costituito da una matrice sulla cui linea verticale sono disposti gli elementi essenziali del progetto, gestionale del progetto. Le procedure di costruzione del quadro logico, rigorosamente eseguite, si ritiene consentano di edificare in modo coerente e logico le tappe di svolgimento di un intervento.

Tuttavia, questo approccio non è immune da limiti riconducibile al determinismo originario e ad una visione sequenziale dei processi solo apparentemente logici e razionali.

Dopo tutti gli sforzi, l'elaborazione e l'esperienza e prodotti in decenni di lavoro e grazie ai quali si è riusciti ad andare oltre il determinismo tecnocratico degli schemi procedurali a-priori e della modellistica preconfezionata, assistiamo a una ricomposizione del determinismo in altre forme: il determinismo burocratico. Esso, tende ad imporre una logica uniforme di uno stile teorico, metodologico e di azioni, nella misura in cui la sua adozione È condizione senza cui diventa impossibile candidarsi all'acquisizione di una commessa.

Al tempo stesso modello dominante finisce per uniformare strutture e orientamenti e comportamenti organizzativi modellando a questa visione le strategie l'azione dell'agenzia di formazione si viene a determinare un livellamento, un'uniformità di culture e tecniche configurazioni e di comportamenti professionali che è possibile definire in termini di isomorfismo costrittivo

Questa idea ripropone con alcune differenze di significato il concetto di isomorfismo coercitivo elaborato nell’ambito delle teorie organizzative neo-istituzionaliste allo scopo di descrivere i processi di adattamento dell’agire organizzato da parte di determinati micro-sistemi a modelli imposti dall’esterno.

L’isomorfismo strutturale è una conseguenza di intensi processi di interazione competitivi/istituzionali nei quali le organizzazioni, allo scopo di acquisire legittimazione sociale e sostegno politico, tendono a modellarsi ad un disegno strutturale e culturale adeguato alle aspettative dell’ambiente istituzionale di riferimento. L’adeguamento avviene attraverso meccanismi coercitivi, mimetici, e normativi

Da qui i tre tipi di isomorfismo istituzionale:

  1. Coercitivo: esito di pressioni esterne che vincolano le organizzazione ad conformarsi a un dato modello
  2. Mimetico: descrive la scelta autonoma delle organizzazioni di cambiare nella consapevoleza che il nuovo modello cui conformarsi abbia una superiorità effettiva rispetto a quelli in uso.
  3. Normativo

La differenza tra coercitivo e costrittivo sta ne fatto che il coercitivo riguarda la forma delle strutture e il costrittivo gli schemi di azione tecnica.

I due modelli riassumono le principali configurazioni attuali dell’agire formativo e delle pratiche che lo determinano; la formazione professionale, continua, aziendale, trovano nei due modelli di azione tecinca molti motivi di ispirazione.

Questa tendenza ad adeguarsi al modello imposto dagli attori pubblici titolari ed amministratori di politiche e di programmi di formazione, è ben sintetizzata dall’esperienza di Righetti Elena che è passata dai centri di formazione a riassegnarsi come formatore di politiche di pubblica amminisrazione a causa dei costi. Maria Garuti dice che il formatore deve vendere , combattere la concorrenza, vendere un prodotto fresco, la formazione è un centro commerciale. Elisa Abbadessa sottolinea come agganciarsi a fonti di finanziamento pubblico sia necessario in periodi di crisi per la sopravvivenza dell’azienda.

VINCOLI DI FORMAZIONE

Tra i vincoli più sgradevoli imposti dall'attore pubblico dell'agenzia di formazione , uno si segnala per i suoi effetti perversi: si tratta dell'obbligo , per poter essere ammessi finanziamenti pubblici, alla certificazione di qualità e alla conseguente compilazione del cosiddetto manuale della qualità nel quale devono essere linkate descritte film nei dettagli più trascurabile caratteristiche di funzionamento organizzativo e minuziosamente esposte tutte le procedure legate non solo le attività amministrative ma anche all'azione tecnica. Questo ha portato alla creazione di mercati speciali della consulenza finalizzata alla costruzione di volumi inutili di carte in cui si bruciano senza risultati visibili risorse potrebbero essere impegnate molto meglio in altro modo. Di realtà gli effetti perversi cioè contraria quelli voluti, di questo movimento sono

  1. Irrigidimento procedurale delle piccole strutture.
  2. Burocratizzazione delle relazioni intra organizzative.

La definizione del formatore deve essere oerientata nel senso dell’individuazione di una precisa identità.

La difficoltà di tematizzare la figura del formaore in modo da comprendere le sfaccettature e le articolazioni è data dal fatto che questo fa molte cose.

A partire da questo campo di opposizioni bisogna chiedersi dove sta il formatore. Per uscire da trappole Quaglino propone una prospettiva secondo cui occorre da un lato andare oltre l’identificazione del formatore con la figura del docente. Dall’altro lato l’identità si trova comunque in relazione al progetto educativo.

Insistere sulle categorie crea solo confusione. L’unica opposizione è tra chi forma e chi viene formato.

CONTESTI DI AZIONE FORMATIVA

Vediamo ora i tre casi :

  1. Imis, agenzia privata che organizza e gestisce attività di formazione in calabria , le cui possibilità di successo sono condizionate dalla mediazione politica
  2. (^) Editom, piccola agenzia privata milanese con fatturato di 900 mila euro.
  3. Formafer, struttura formativa di grande supporto pubblico, interessa nazionale che opera secondo le logiche aziendali

Formazione finanziata Imis

Nata alla fine del 80 , in Calabria, posto economicamente diasagiato per formazione. Si scelse la formazione professionale.

Imis ha una struttura piramidale con al vertice il Presdiente e Direttore generale, sotto troviamo l’amministrazione, sotto i responsabili e sotto ancora i 18 operatori. Tutto lo staff è mediamente giovane e in gran parte laureato. 3 di questi in facoltà umanistiche tra cui la nostra

Si tratta di una struttura sempice, piramidale. L’azienda si concentra su organizzazione , gestione di formazione e acquisizione di commesse pubbliche tramite finanziamento.

Questo lavoro è garantito da un duplice contributo : politico e tecnico.

Il vertice seleziona e definisce le gare alle quali partecipare mentre il nucleo operativo si occupa della costruzione della proposta. La grstione garantisce il presidio delle attività formative previste dal progetto approvato.

Gli ordini di servizio delineano l’intreccio dei passaggi di ciò che potremmo definire il processo di produzione ovvero l’insieme di azioni il cui scopo finale è la realizzazione di un coso di formazione finanziato da un committente istituzionale.

L’amministraione ha il ruolo di monitoraggio (contabilità). La direzione decide e sceglie, la gestione si occupa dell’organizzazione.

Il buon corso di formazione è dettato dall’insieme di azioni inter-dipendenti dei vari ambiti. Lo schma che descrive il processo di costruzione del prodtto dell’IMIS costituisce la teoricha dichiarata e praticata.

Il processo di prouzione poi in effetti si sviluppa in modo diverso da quanto previsto in fase di studio. La scelta di configurazione organizzativa che vede una centralizzazione totale delle decisioni genera compartimentalizzazioni chiuse inducendo ognuno a fare il so e non di più anche per tesi rapporti tra collaboratori.

Ci ritroviamo quindi difronte alla burocrazia classica resa indolente dal fatto di essere scarsamente sollecitata dalle pressioni della concorrenza.

Ad una prima analisi si sarebbe indotti a ritenere che il modello di IMIs sia errato per difetto di comprensione dell’oggetto-formazione la cui natura richiede un’attenzione speciale. Ma siccome ogni dinamica sociale è dotata di un particolare senso si può dire che il disinteresse per una dimensione più vicina alla culura dei servizi ha una sua ragione.

Il modello della catena di montaggio e centralismo burocratico si assicura la possibilità in fondo di essere sempre in regola. La formazione non ha nessun ruolo centrale importante è solo una cosa successiva

L’interesse principaleè il business, acquisire commesse.

Caso Editom : modelli classici e innovazione.

Editom È una tipica agenzia di consulenza e formazione di piccole dimensioni, molto segnato dei tratti ideologici delle origini caratterizzata la passione dei suoi fondatori per l'intervento sociale. Questa azienda è da più di trent'anni sulla scena. Cinque soci fondatori governano l'azienda nel territorio milanese Due sono le organizzazioni che nel 2000 andato via alla realizzazione dell'azienda: da un lato la prospettiva dell'intervento finalizzato allo sviluppo di comunità che l'attività prevalente della prima delle due e dall'altro la pratica formativa caratterizzata da proci particolari come esperienza distintiva del secondo gruppo. Fino alla fine degli anni 90 del secolo scorso i due pupi hanno sviluppato un'attività distintiva e caratterizzante che gli ha portati incontrarsi a fondersi in un unica società. La ragione principale che ho portato il unificazione di Editom delle due distinte realtà aziendale quella della necessità di fronteggiare meglio le sfide del mercato: due piccole società, insieme, sono in grado di fare meno fatica, grazie la possibilità di unire le forze.

Editom È nata nel 2000 e nella nuova infezione sono confluiti due tronconi esperienze professionali in modo vario, trovano il loro fondamento nell'azione sociale intesa sia nell'intervento di sostegno dei processi sviluppo locale, sia nel senso della formazione facilitazione dei processi di apprendimento. Fondere insieme due società diverse in un unica società organizzativa è stata un'operazione semplice sul piano formale.

Il problema più acuto e a quello di trovare un equilibrio che non poteva essere imposto per decreto autoimposto volontaristicamente

Di trovare forme di convivenza che fossero le esito di accordi taci tra abitudini gestionali. Ecco perché la fusione non è stata una passeggiata. La questione più seria era proprio quella della compatibilità culturali tra alcuni dei soci. Hanno Pesato, facendosi subito sentire, le differenze sul terreno delle consuetudini gestionali.

Società pensavo di poter riproporre in azienda alle modalità di leadership e gestionali con quella dove è nato la società di origine tutto si è risolto in un grande conflitto che ha portato all'uscita dalla parte di tre persone dall'azienda tra cui presidente

Uscire dal conflitto venne lavorato il lutto della separazione ha comportato un processo riflessivo di maturazione piuttosto importante disposizione all'ascolto reciproco trasformare sentire azioni professionali in relazioni amicali. In fondo questa è stata la leva che ha reso possibile superamento di una crisi potenzialmente catastrofica

Da qui si è sviluppato l'entusiasmo per la costruzione. Rimanere insieme era un dovere.

Ma c'è qualcosa di altro che è rilevante per spiegare il fatto che questa azienda si si amalgamata così bene. Si tratta della fortunata coincidenza racchiusa nella composizione professionale del gruppo perché pur trattandosi di persone che provengono da ambiti simili essi hanno muto modo di sviluppare E le specializzazioni.

Ideale per sviluppare processi formativi nei quali gli approcci classici trovano un terreno fertile di novazione grazie la partecipazione e al potenziamento delle capacità soggettive.

Editom sì è inserita anche nel mercato della formazione finanziata, allo scopo di intercettare con me se necessarie a garantire all'azienda livelli di fatturato accettabili

La formazione per le grandi aziende pubbliche. Il caso Formafer

Formafer nasce nel 2008 in seguito ad un processo di scissione di ramo d'impresa da un'azienda originaria e allo scopo di fornire un'ampia gamma di servizi formativi alle varie società che fanno parte, di una grande azienda pubblica di servizi di interesse nazionale. Questa azienda ai suo campo di specializzazione che la caratterizza e differenzia dalle altre: si occupa infatti della produzione di attività formative che realizza in sintonia con le esigenze manifestate dalle varie società del gruppo. Il processo generale entro cui possono essere collegate le azioni specifiche del nucleo tecnico di Formawer È direttamente legato le triangolazioni negoziali che proprio sul terreno della domanda e dell'offerta di formazione si sviluppano tra l'azienda e la società della holding, le quali, non sono in alcun modo vincolata a far ricorso ai servizi di formazione per il semplice fatto che sono azienda in house, esse possono infatti rivolgersi ad aziende esterne al gruppo se lo tengono opportune necessario.

25 dipendenti Formafer realizzare su attività istituzionali in tutto il territorio del paese lo fa in parte direttamente avvalendosi delle risorse professionali interne operanti tutte nella sede centrale di Roma, in parte utilizzando collaborazioni esterne.

Il suo fatturato si aggira intorno ai 2,5 milioni di euro.

Il processo che porta la definizione dell'attività attribuite a quest'azienda può essere schematicamente descritto come segue: ogni società del gruppo elaborano al mente le grandi linee di un piano di formazione nel quale abbozzato un'analisi dei bisogni articolata per ambiti di attività e ambiti professionali; Formawer si aggancia ai contenuti del piano formativo e nei casi in cui fosse necessario procedere insieme alle società che hanno prodotto il piano, ad ulteriore approfondimenti mediante la realizzazione di specifici focus group.

Ciascuna società ci sono delle strutture di formazioni interne con relativi responsabili che curano alcuni passaggi a processi di formazione. Formawer hA questa interfaccia interne con le quali collaborare : in alcuni casi la responsabilità di realizzazione del processo , cioè l'analisi dei bisogni, è dentro le società clienti quindi Formawer riceve una domanda strutturata. In altri casi li realizza direttamente Formawer

C'è una parte della formazione che rientra nel budget della formazione interna, che la formazione più tecnica professionale degli operatori dei processi primari; tutti questi hanno le attività di istruzione formazione tecnico professionale che sono totalmente gestite all'interno quindi ognuna delle società del gruppo ai propri dipendenti che sono anche istruttore che realizzano degli interventi di formazione

Il direttore di formawer afferma che arriva una domanda che normalmente riflette le esigenze così concepito dalle strutture che pongono la domanda , quindi possono arrivare anche domande di formazione molto specifiche che possono essere messe a sistema rispetto alla stessa struttura che richiede: ci arriva una domanda e insieme Al nostro cliente e cerchiamo di capire meglio quello che ci chiede introduciamo degli elementi che qualche volta possono anche cambiare la domanda che era stata fatta in un certo modo. Ieri metti che introduciamo sono di due tipi, uno relativo alla nostra competenza in ambito di formazione (solitamente si fa attraverso focus group). E, il secondo elemento tiene conto della visione di sistema, la nostra grande forza che ormai da 15 anni siamo dentro al giro.

Al termine di un processo del genere, si può dire che i passaggi definizione tecnico politica dell'attività possono considerarsi conclusa.

Sul piano delle relazioni formali con riferimento anche ai budget le società decina di realizzare degli interventi che fanno parte del piano della formazione e fare una richiesta più o meno formalizzata alla quale si risponde con un'offerta che identifica le tipologie di servizio richieste. L'offerta viene mandata alle società clienti e si realizza un vero proprio contratto che viene rimandato alla società di formazione la quale deve in fine accettare.

A commessa acquisita, prende forma il processo di lavoro interno che consiste nell'assunzione delle articolazioni sul piano formativo acquisito e poi nel lavoro di progettazione delle attività cui fa seguito la loro realizzazione infine la valutazione.

Partendo dall'attività di progettazione ci sono sei formatori e una notevole quantità di attività da progettare.

In condizioni normali di sviluppo dell'attività formative lavoro progettuale segue standard di riferimento tecnico consolidati. Avviene talvolta che ci siano soluzioni innovative da considerare di routine. In questi casi, la progettazione assume connotazioni marcatamente sperimentali.

Vediamo un esempio: stiamo facendo attività di formazione per i preposti della sicurezza sul lavoro, si tratta di figure tecniche vicini alla linea che hanno la responsabilità di prevenzione degli infortuni, si parte dei datori di lavoro che devono garantire il necessario, si passa ai responsabili dei servizi fino a che si arriva alla a figure che si avvicinano alla linea e quindi al fatto che ci siano delle persone che presidiano su luogo di lavoro fino ad arrivare ai capisquadra della manutenzione delle officine e delle persone che stanno sul luogo di lavoro

Questa modalità di concepire di agire la relazione con i committenti richiama molto da vicino l'attitudine di costruire insieme al cliente il servizio da fornire. La generazione di un servizio formativo trova nell'evento compiuto la sua unicità e l'apprezzamento del suo valore: interazione è la premessa della valutazione che si esprime solo in termini della valutazione (soddisfazione) del cliente

L'attenzione la cura per l'elaborazione del progetto sottolineato da tutti formatori di questa azienda. Una di loro specificano i dettagli articolazioni del lavoro di progettazione distinguendo tra il piano dell'aula , quindi il cosiddetto programma ragionato che si dai clienti dove si parla di obiettivi didattici ed esercitazioni, dell'unità didattica ecc, E il piano delle esercitazioni quindi tutto quello che può servire quindi i tempi di esecuzione i tempi di debrifing , Materiali ecc.

Questa sensibilità per le qualità della progettazione si possono spiegare anche considerando il fatto che la struttura qualitativa della domanda cambiato le sue connotazioni originarie: quello che serve in questo caso non è tanto dare delle informazioni diverse ma dare la possibilità alle persone di capire il valore di quello che hanno fatto fino ad oggi. È un lavoro che va verso la comprensione del contesto, degli elementi un po' più deboli.

La mole imponente delle attività da realizzare, Sia quelle situazionali, sia quelli innovative, richiede che in fase di progettazione didattica e poi in fase di realizzazione ci siamo anche del contributo di società esterne rispetto alle quali, Formawer, ha una funzione di controllo e di coordinamento.

Caratteristiche analoghe assume la realizzazione delle attività. Essi sono in parte gestite direttamente dai professionisti interni di Formawer , In parte attribuita a società esterne. Nel primo caso, i formatori assume direttamente l'impegno di realizzare il corso. Nel secondo caso, l'affidamento a società esterne non è mai attribuito senza una supervisione costante del capo progetto interno. Infatti c'è un tutoring che monitora tutto il percorso e Che si interessa a 360° di tutto quello che è successo durante il percorso di formazione.

Nei casi in cui non è possibile ti zar è il tutor, il processo è monitorato un po' tramite il docente se questo è una persona di fiducia oppure utilizzando questionari di gradimento.