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Formazione e post Umanesimo , Sintesi del corso di Pedagogia

Esame pedagogia dell'adolescenza, argomento influenza della tecnologia nella cultura

Tipologia: Sintesi del corso

2016/2017
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Caricato il 27/01/2017

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Formazione e post-umanesimo
Introduzione
L' Orizzonte entro cui oggi si dispiega l'esistenza umana e segnato dalla perversità
della tecnica. Le tecnologie e le conoscenze di cui l'essere umano attualmente
dispone lo rendono in grado di manipolare e alterare l'ambiente naturale e diverse
forme di vita presenti in esso compreso se stesso. Tutto ciò ha generato e sta
generando un mutamento di vasta portata Che intaccano alcune delle tradizionali
rappresentazioni dell'essere umano. Le implicazioni losoche, bioetiche, religiose,
scientiche dell'evoluzione socio tecnologica formano un dibattito esteso. Negli anni
80 e all'inizio degli anni 90 del secolo scorso si è aermato il cosiddetto post- Human.
Esso si presenta all'interno i due principali declinazioni: la prima è costituita da quegli
orientamenti che sono indirizzate all'espansione del divenire post umano e che
prospettano un potenziamento o un eventuale superamento dell'umano grazie
all'ausilio della tecnoscienza . La seconda promuove invece l'attraversamento critichi e
il superamento dei presupposti antropocentrici della tradizione occidentale. In tutto
questo sono molto pochi contributi pedagogici. È opinione degli autori invece che il
post-Hunan rispondere all'esigenza di produrre un'elaborazione culturale capace di
mostrare l'impatto formativo delle nuove tecnologie. Esso può in particolare
contribuire a svelarne il potenziale di condizionamento nella materialità della vita
quotidiana e a interpretarne la signicacietà nei contesti formativi intenzionali e
professionali. Il post- Human intercetta l'esistenza di un profondo ripensamento dei
concetti di uomo, educazione e apprendimento e del rapporto tra umano e non umano
anche in relazione all'ipotesi di un possibile cambiamento paradigmatico delle scienze
dell'educazione. Il testo è diviso in due parti precedute da un primo capitolo che ha la
funzione di introdurre i termini generali del dibattito. Nella prima parte si sono raccolti
i contributi che arontano il tema del post- human attraverso lo sguardo orientato alla
lettura di natura prevalentemente losoche. La seconda sezione del volume è
interamente dedicata all'approfondimento delle implicazioni pedagogiche del post-
human.
Cap.1: Dall'antropocentrismo al post-human
Mutamento socio-tecnologico e crisi dell'antropocentrismo umanista
Sempre più spesso nel corso degli ultimi due secoli altrettanto con entusiasmo e
preoccupazione si è ripetuto che la vita della società contemporanea è contrassegnata
dall'egemonia della tecnica. I mutamenti sociali E tecnologici in atto, l'immaginario
tecnoscientico che li sostiene e che li alimenta stanno sconvolgendo le concrete
condizioni del fare esperienza, proiettandosi di fatto in un nuovo scenario storico
culturale che presenta tratti inediti caratterizzati allo stesso tempo da rischi e
opportunità. Stiamo attraversando una fase di transizione che conduce al tramonto dei
valori degli ideali delle forme di vita del moderno. A mutare prima di tutto sono gli stili
di vita che sorreggono le pratiche quotidiane. Rispetto a tale scenario si avverte
l'esigenza di produrre un'elaborazione culturale adeguata capace di cogliere l'impatto
delle nuove tecnologie nell'immaginario collettivo, nella materialità della vita
quotidiana e negli assetti sociali tanto su scala locale quanto globale. Si tratta di
interpretare i mutamenti di tentare un governo seppur parziale e in eri. Le
potenzialità delle tecniche di cui disponiamo sopravanzano attualmente la nostra
capacità di comprensione dei molteplici fattori in gioco E quella di previsione delle
conseguenze dell'impiego delle tecnologie sul lungo periodo. Se si assume che non
tutto ciò che tecnicamente è possibile anche eticamente ammissibile e giuridicamente
legittimo, allora i processi decisionali su queste questioni vanno sottoposti a un
esame scrupoloso e critico. Esistono due ordini di problemi: il primo concerne la
progressiva contaminazione e indistinzione dei conni tra biologico e tecnologico. non
sembra difatti di potere eleggere la dierenza tra ciò che è naturale e ciò che è
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Formazione e post-umanesimo

Introduzione

L' Orizzonte entro cui oggi si dispiega l'esistenza umana e segnato dalla perversità della tecnica. Le tecnologie e le conoscenze di cui l'essere umano attualmente dispone lo rendono in grado di manipolare e alterare l'ambiente naturale e diverse forme di vita presenti in esso compreso se stesso. Tutto ciò ha generato e sta generando un mutamento di vasta portata Che intaccano alcune delle tradizionali rappresentazioni dell'essere umano. Le implicazioni filosofiche, bioetiche, religiose, scientifiche dell'evoluzione socio tecnologica formano un dibattito esteso. Negli anni 80 e all'inizio degli anni 90 del secolo scorso si è affermato il cosiddetto post- Human. Esso si presenta all'interno i due principali declinazioni: la prima è costituita da quegli orientamenti che sono indirizzate all'espansione del divenire post umano e che prospettano un potenziamento o un eventuale superamento dell'umano grazie all'ausilio della tecnoscienza. La seconda promuove invece l'attraversamento critichi e il superamento dei presupposti antropocentrici della tradizione occidentale. In tutto questo sono molto pochi contributi pedagogici. È opinione degli autori invece che il post-Hunan rispondere all'esigenza di produrre un'elaborazione culturale capace di mostrare l'impatto formativo delle nuove tecnologie. Esso può in particolare contribuire a svelarne il potenziale di condizionamento nella materialità della vita quotidiana e a interpretarne la significacietà nei contesti formativi intenzionali e professionali. Il post- Human intercetta l'esistenza di un profondo ripensamento dei concetti di uomo, educazione e apprendimento e del rapporto tra umano e non umano anche in relazione all'ipotesi di un possibile cambiamento paradigmatico delle scienze dell'educazione. Il testo è diviso in due parti precedute da un primo capitolo che ha la funzione di introdurre i termini generali del dibattito. Nella prima parte si sono raccolti i contributi che affrontano il tema del post- human attraverso lo sguardo orientato alla lettura di natura prevalentemente filosofiche. La seconda sezione del volume è interamente dedicata all'approfondimento delle implicazioni pedagogiche del post- human.

Cap.1: Dall'antropocentrismo al post-human

Mutamento socio-tecnologico e crisi dell'antropocentrismo umanista Sempre più spesso nel corso degli ultimi due secoli altrettanto con entusiasmo e preoccupazione si è ripetuto che la vita della società contemporanea è contrassegnata dall'egemonia della tecnica. I mutamenti sociali E tecnologici in atto, l'immaginario tecnoscientifico che li sostiene e che li alimenta stanno sconvolgendo le concrete condizioni del fare esperienza, proiettandosi di fatto in un nuovo scenario storico culturale che presenta tratti inediti caratterizzati allo stesso tempo da rischi e opportunità. Stiamo attraversando una fase di transizione che conduce al tramonto dei valori degli ideali delle forme di vita del moderno. A mutare prima di tutto sono gli stili di vita che sorreggono le pratiche quotidiane. Rispetto a tale scenario si avverte l'esigenza di produrre un'elaborazione culturale adeguata capace di cogliere l'impatto delle nuove tecnologie nell'immaginario collettivo, nella materialità della vita quotidiana e negli assetti sociali tanto su scala locale quanto globale. Si tratta di interpretare i mutamenti di tentare un governo seppur parziale e in fieri. Le potenzialità delle tecniche di cui disponiamo sopravanzano attualmente la nostra capacità di comprensione dei molteplici fattori in gioco E quella di previsione delle conseguenze dell'impiego delle tecnologie sul lungo periodo. Se si assume che non tutto ciò che tecnicamente è possibile anche eticamente ammissibile e giuridicamente legittimo, allora i processi decisionali su queste questioni vanno sottoposti a un esame scrupoloso e critico. Esistono due ordini di problemi: il primo concerne la progressiva contaminazione e indistinzione dei confini tra biologico e tecnologico. non sembra difatti di potere eleggere la differenza tra ciò che è naturale e ciò che è

artificiale. È così che la logica tecnologica e la logica della vita appaiono sempre più destinate ad intrecciarsi. Ciò induce ad assumere che nell'età della tecnica molte delle categorie attraverso cui si poteva spiegare se stessi e il mondo non sono più sufficienti per dirimere la complessità del reale. Il secondo ordine I problemi riguarda il rapporto tra tecnologia e antropologia intendendo con il termine antropologia i modi in cui l'essere umano si immagina si descrive si racconta e si pensa. Secondo diversi autori tramite la tecnica l'essere umano non solo trasforma la materia e l'ambiente che lo circonda ma modifica al contempo anche se stesso. La tecnica pertanto non può essere più concepita semplicemente con un docile strumento nelle mani dell'uomo del quale egli può disporre a proprio piacimento. L'uomo non solo è l'artefice e il produttore delle diverse tecniche ma ne è anche il prodotto. Le tecniche contemporanee generano un significativo scarto rispetto al passato. Esse non si limitano solo a modificare le strutture dell'esperienza e le condizioni di esistenza ma creano i presupposti per l'abbandono, la critica la modulazione delle rappresentazioni più comuni che l'essere umano nella tradizione occidentale ha elaborato su se stesso. I mutamenti in atto nella società occidentale e probabilmente non solo in essa, rinviano a un intreccio complesso e problematico di ambiti temi e questioni che si pongono al crocevia tra la tecnica il suo impatto sulla vita umana e non umana e l'immaginario che l'uomo ha di Sé. Le categorie concettuali delle quali oggi disponiamo per pensare quanto accade derivano in larga parte dalla tradizione umanistica la quale si fonda in ultima istanza sul paradigma antropocentrico che risulta essere ancora oggi il paradigma più affermato nella civiltà occidentale. Sebbene le radici dell'antropocentrismo possono essere rintracciati nella filosofia greca e nella tradizione giudaico cristiana è nella modernità con l'avvento dell'umanesimo che il pensiero antropocentrato si sia affermato nella forma in cui oggi è possibile in una certa misura riconoscerlo. Prima dell'umanesimo Dio o la natura fungevano da principi normativi a cui era affidato il compito di contenere regolare indirizzare l'azione e l'identità umana. La natura in questa visione non andava dominata casomai contemplata custodita al limite addomesticata. Compito dell'uomo era di trovare il proprio posto nell'ordine dell'universo sebbene tale posizione abbia finito per essere individuata come quella del vertice della gerarchia dei viventi. Nella modernità l'ordine non è dato una volta per tutte ma può e deve essere costruito dall'uomo il quale interpreta se stesso e il mondo in un'ottica trasformativa in cui diventa possibile trascendere le condizioni di partenza. L'umanesimo e l'uomo possono assumere saldamente nelle mani le redini del proprio destino per conquistare una salvezza mondana da compiersi mediante l'emancipazione della natura il progresso materiale, sociale e morale. Questo atteggiamento si rivela funzionale all'ambizione di dominio sul non umano tramite il sapere tecnicoscientifico. L'uomo comincia a considerarsi come ministro e interprete della natura. Con l'espressione antropocentrismo umanista si intende disegnare la cornice di pensiero che si fa promotrice di una concezione insulare dell'uomo incentrata su una logica separativa e disgiuntiva e oppositiva nei confronti del non umano. La visione antropocentrica è intrinsecamente dualistica e dicotomica. In essa si delineano molteplici opposizioni binarie con la conseguente svalutazione e inferiorizzazione che ne deriva: umano e non umano natura e cultura se l'altro noi loro maschile femminile naturale artificiale eccetera. L'antropocentrismo assegna all'essere umano una preminenza ontologica e epistemologica etica rispetto al non umano. L'antropocentrismo ha alimentato forme radicali di specismo il quale può essere inteso come l'ideologia volta a giustificare lo sfruttamento e l'uccisione di animali alla stabilità materiale simbolica della società umana. Ha cancellato ogni animalità dall'uomo e ha definito l'animale negativo come privo di tutto ciò che si ritiene essere proprietà esclusivamente umana. L'essere umano si crede nettamente distinto dalla natura degli animali. La propria animalità è considerata tutt'al più come retaggio di un passato ancestrale rievocato di volta in volta con orrore o con timore del quale ogni modo ci si è emancipati tramite la cultura e i processi civilizzazione. Inoltre vi è una chiara connessione tra un atteggiamento antropocentrico e il dramma ecologico. Se il mondo non è considerato altro che un fondo a disposizione dell'uomo

in crisi. Nell'ambito dei movimenti delle filosofie transumaniste il termine post umano qualifica il punto di approdo di un processo evolutivo autodiretto che dall'uomo condurrà un entità nuova e superiore. Con il termine transumano si indica un essere umano incrementato in transizione verso una nuova forma umana o meglio post umana. I transumanisti vorrebbero poter cancellare le condizioni della vita ritenute indesiderabili: morte, vecchiaia, sofferenza ecc. In questo senso si pongono in continuità con parte della tradizione moderna umanista. Il pensiero transumanista può essere ricondotto a un desiderio di tecnotrascendenza che evoca l'euforia del capitalismo avanzato che vede nella tecnologia il futuro dell'umanità. All'avviso dell'autore è preferibile applicare il termine post umano per indicare quelle teorie che ritengono possibile e auspicabile il superamento dell'uomo in direzione di un post uomo che a livello paradigmatico restano ancorati all'umanesimo mentre si potrebbe adottare l'espressione post umanesimo per racchiudere tutte quelle proposte che ambiscono a rinnovare le riflessione sull'essere umano alla luce di un attraversamento critico dell'antropocentrismo e dell'umanesimo. In questi termini il post umanesimo può essere inteso come quella cornice di pensiero che si insinua nella crisi dell'antropocentrismo umanista. Il post umanesimo consiste in una galassia di proposte assai distanti tra loro o addirittura conflittuali l'impostazione post umanistica non è un vero e proprio manifesto sembra più sorgere dal basso attraverso una miriade di frammenti di pensiero che hanno declassato l'uomo da quella posizione di centralità specialità di purezza su cui reggeva l'umanesimo. Il post umanesimo muove nella direzione di una messa in discussione dei confini tradizionalmente stabiliti tra umano e non umano nonché di molte delle principali dicotomie presenti nella storia del pensiero in primis quella fra natura e cultura. L'identità umana è pensata dai teorici del post umanesimo come relazionale in divenire vale a dire come un prodotto dell'incessante rapporto di interscambio che l'essere umano intrattiene con le alterità non umane. L'identità per l'umanesimo si realizza separandosi dal non umano. Per il post umanisti l'identità umana è il prodotto di persistenti contaminazioni con il non umano. L'essere umano è un entità autarchica e autosufficiente in quanto è predisposto a ibridarsi materialmente e simbolicamente con l'ambiente in cui vive quindi con quelle diverse forme di alterità presenti in esso. La tecnica non può essere considerata solo come un mezzo per due ragioni: la prima dipende dal fatto che essa schiude nuove possibilità che generano delle finalità in precedenza impensate, la seconda del riconoscimento che la tecnica retroagisce sull'uomo il dominio operativo comunicativo e cognitivo modificando nel contempo le performitá. Essa crea le condizioni per l'emersione di potenzialità non programmate. Di conseguenza lo sviluppo della tecnica non è lineare.

Post umanesimo e pedagogia Si è già sottolineato più volte che lo sviluppo scientifico e tecnologico ha modificato il modo abituale di esperire e di esistere. Ciò rimanda la necessità di un ripensamento profondo del fare educazione oggi in quanto un cambiamento delle modalità diffuse di fare esperienza richiede quindi un cambiamento delle modalità di fare esperienza educativa. La pedagogia, soprattutto nell'ambito della didattica hai iniziato da tempo a riflettere sistematicamente sui nuovi media per esplorare le conseguenze del loro utilizzo sulle dinamiche di socializzazione e di apprendimento e insegnamento oltre che promuovere una svecchiamento delle pratiche scolastiche attraverso l'allestimento di classi in cui sono impiegate tecnologie digitali. Allo stesso tempo però sono generalmente trascurate le implicazioni formative degli altri tipi di tricologia in particolare delle biotecnologie oltre a non essere affrontati e seriamente discussi i nodi concettuali relativi al mutamento paradigmatico legata la crisi dell'antropocentrismo. Si è compreso che gli sviluppi della tecnoscienza comportano questioni ecologiche, bioetiche, sociali, antropologiche che pongono una sfida epocale all'educazione che va ben oltre tecnologie dell'istruzione. La pedagogia oggi non solo al compito di pensare le trasformazioni ma deve anche pensarsi in trasformazione. Il dibattito educativo sollevato a tali questioni può essere concentrato in tre grandi nuclei tematici fra loro

strettamente collegati che rappresentano altri contenitori teorici in cui avvengono processi di problematizzazione pedagogica. Il primo nucleo tematico raccoglie tutti quegli studi che si occupano dell'impatto delle nuove tecnologie del cambiamento paradigmatico sul mondo della formazione, su un mondo che è fortemente radicato in presupposti antropocentrici e in ideali umanistici. Si tratta quindi di interrogare l'identità del sapere pedagogico, i contenuti le sue finalità, i suoi obbiettivi i suoi metodi. Significativi sono quegli studi che insistono sulla necessità di una diversa educazione ambientale per ridefinire il rapporto con la natura o che intendono rinnovare la teoria e le pratiche per la mente tramite la contaminazione con altri campi disciplinari. L'essere umano educatore o educando non è al di sopra della materialità per agire all'interno di un contesto formativo soggetto deve necessariamente interagire con i materiali i quali influenzano finalità e senso dell'azione stessa. Il secondo nucleo tematico riguarda la possibilità di leggere i mutamenti in atto attraverso lo sguardo pedagogico che li l'interpreti in ultima istanza a partire dalle categorie elaborate da questo sapere. Ciò implica una centratura pedagogica si processi di trasformazione che avvengono nel panorama globale delle reti locali. Ci si potrebbe chiedere quale sia l'impatto formativo di mutamenti sui soggetti, sui loro corpi, sui territori e gli ambienti di vita sulle culture le dinamiche sociali. Il terzo nucleo tematico rimanda al rapporto tra evoluzione tecnologica mutamento sociale disagio dell'educazione. L'intreccio tra la crisi economica, la contrattazione delle risorse destinate ai servizi, la scuola la ricerca pedagogica, il cambiamento delle forme di vita delle rappresentazioni sociali sono presupposti che provocano drastici contraccolpi al mondo della formazione. Questi rendono estremamente difficile progettare istruire gestire interventi educativi. A essere danneggiata da questa situazione non è solo la qualità dell'offerta formativa ma anche la possibilità di pensare la specificità dell'educazione rispetto ad altre pratiche che hanno risvolti in qualche modo formativi. All'interno della tradizione occidentale l'educazione è stata considerata la principale forma di costruzione e modificazione degli individui. Attualmente tuttavia essa subisce la concorrenza di numerose altre pratiche che presentano implicite valenze formative.

Cap.3: post- umanesimo ed evoluzione

Le relazioni fra le attuali conoscenze evoluzionisti che sulla specie umana e il movimento filosofico noto come post umanesimo sono paradossali.

Natura in divenire

La scoperta scientifica più affascinante in campo evoluzionistico è stata che l'umanità ora presente è solo una fra le molte possibili. Fino a poche decine di milioni di anni fa almeno quattro forme umane vivevano contemporaneamente nel vecchio mondo. Ci sono stati molti modi di essere umani. Oggi il genere homo è considerato un albero cespuglioso con dentro più di 10 specie di cui alcune sono sopravvissute fino a tempi recenti. Non è mai esistito un ambiente di adattamento ancestrale uniforme stabile prolungato. Siamo figli di stabilità ecologica di accidenti ambientali climatici. L'evoluzione insegna che se vivi in un ambiente instabile imprevedibile in continua trasformazione più che moduli di comportamento innati e rigidi conviene possedere adattamenti più flessibili e ampi margini di apprendimento di generazione in generazione. La chiave del successo è l'innovazione comportamentale. La crisi del progressismo evoluzionistico e di ogni forma di antropocentrismo insita in questi nuove evidenze è lampante e si è spinta ben oltre la ferita inferta già a suo tempo dal naturalismo darwiniano. L'umanità è esperimento evolutivo in corso un esperimento

non ce l'ha dunque a maggior ragione il futuro è aperto. Certo sembra una sconfitta è umano che per reazione si voglia mettere le briglie al futuro perché ci fa sentire piccoli e provvisori.

La corsa di Pistorius L'incubo della tecnica che ci sostituisce pezzo per pezzo è ricorrente nell'immaginario scientifico anche se spesso lo abbiamo confuso con il problema. Ecosistemi terrestri sono anzi quasi totalmente antropizzati e cercano di adattarsi faticosamente alle attività perturbatrici umane. Ma la specie umana è un esperimento evolutivo unico anche per altre ragioni: Oscar Pistorius con le sue zampe flessuose da ghepardo ci rammenta quanto siamo artificiali per natura e naturali per artificio. L'inventiva umana ha poi trasformato a sua volta la nicchia in cui siamo trovati immersi generando un effetto di ritorno che alteramente accelerato l'evoluzione culturale e tecnologica. La corsa dentro il futuro di Pistorius evoca fra l'altro una transizione evolutiva che ci ha separato dagli altri cugini primati: il bipedismo un adattamento di scimmie antropomorfe dispersi in spazi di radura. La locomozione bipede riduce la superficie esposta al sole e al contempo risparmia l'energia. L'evoluzione rimanendo ciò che ha disposizione e raramente risultato perfetto da ogni punto di vista. Più di frequente un compromesso fra esigenze contrastanti. La falcata di Pistorius integra un'evoluzione tecnologica individuale con un'evoluzione biologica di specie. Il che induce a sospettare che il post umano sia assai più umano di quanto non sembri.

Cap.5 : corpo e tecnologia

La marcia verso il post-umano Il tema del post umano è di grande urgente rilievo socio politico oltre che tecnico e scientifico. Le sue svariate declinazioni fanno tutte capo all' essere umano: al suo corpo alla sua mente e alla sua dimensione evolutiva. Partendo dal presupposto che l'uomo è in perpetua trasformazione i post umanisti sottolineano che l'avvento recentissimo della rivoluzione GNR , genetica nanotecnologica robotica, ha accelerato e ampliato le possibilità di intervento dell'uomo su se stesso e gli sta consentendo di prendere in mano le leve della propria evoluzione. Un tratto caratteristico del post umano è estendere potenziare e irrobustire le caratteristiche corpo mentale medie degli umani. Ormai l'uomo è armato delle sue tecnologie cessa di riprodursi secondo meccanismi della lotteria cromosomica e comincia a prodursi secondo le specifiche progettuali che più gli piacciono. Un altro baluardo etico culturale che viene scosso dalla prospettiva post umanista riguarda la definizione di persona: poiché le pratiche GNR incidono radicalmente sul corpo e perché il corpo è fondamentale per la definizione di persona di identità personale di tutte le caratteristiche che si riferiscono alla persona. Specie nel loro aspetto migliorativo e non terapeutico le modificazioni non avvengono soltanto attraverso metodi e attività praticate da tempo ma li travalicano per sconfinare nell'artificialità più genuina. Esemplare è la biologia sintetica con la quale si costruisce un repertorio di organi frammentati che possono essere assemblati in una molteplicità di modi per allestire organismi inauditi: si configura in una vera e propria creazione di viventi. Si apre il problema se esista nell'uomo qualche caratteristica o tratto assoluto un tratto che distingue ciò che è prodotto per via chiaramente tecnica da ciò che è derivato dell'evoluzione non troppo compromessa inquinata dall'intervento umano. Se un tratto del genere esistesse la differenza tra umano e non umano sarebbe ricondotta alla differenza tra naturale e artificiale. Se all'opposto se mettessero senza riserve nella categoria dell'umano tutti prodotti della manipolazione tecnologica si aprirebbe la strada dell'evento del post umano sintetico.in questo senso l'uomo sarebbe il mezzo di cui la natura si servirebbe per accelerare e arricchire l'evoluzione. All'opposto se si ritiene che l'umanità sia un valore il passaggio al post umano segnerebbe la scomparsa dell'umanità della biologia umana e della cultura umana. questo punto di vista da una parte renderebbe meno traumatico il concetto di post umano inserendo uno sviluppo evolutivo continuo

e naturale ma dall'altra conferirebbe all'uomo la piena responsabilità della propria evoluzione mettendo in luce una discontinuità radicale: se è vero che l'uomo è sempre stato post umano è anche vero che soltanto oggi se ne rende conto grazie la potenza smisurata acquisita dalla tecnica. Le modificazioni indotte dalla tecnica oggi sono volontarie mirate a fini terapeutici sia migliorativi. Questa nuova consapevolezza e questo finalismo pongono in tutta la sua drammaticità il problema etico. Resta comunque stabilito che il fissismo cioè l'idea che la persona sia data definita una volta per tutte é un concetto superato. Oggi grazie alle tecnologie più avanzate la retroazione è diventata estrema tanto da rendere manifesto ciò che prima era nascosto: in primo luogo il carattere inerentemente post umano dell'uomo in secondo luogo l'estensione dell'uomo della manipolazione volontaria e consapevole da tempo praticata sulla natura. Tramonta così la dicotomia classica tra uomini e natura.

Il post umano cognitivo Sia negli aspetti terapeutici sia in quelli migliorativi la tecnologia che sta alla base delle versioni presenti e prossimi del post umano allude al desiderio di longevità e di sanità fisica e mentale. Una delle più potenti spinte verso il post umano è quella di promettere è di permettere una vita lunga e piacevole. Questo desiderio questa promessa sfociano facilmente in un miraggio insostenibile quello dell'immortalità. Apparteniamo al regno della biologia dove l'immortalità non ha cittadinanza essa resta un miraggio che vive soltanto nei miti e nei sogni. Alla base della ricerca scientifica sta un principio in apparenza semplice: la conoscenza è un bene, l'ignoranza un male. Poiché siamo frutto dell'evoluzione dobbiamo accettare che come ogni altra specie anche noi non potremmo mai risolvere certi problemi: non solo vi sono cose che non sappiamo e forse non sapremo mai tuttavia noi rileviamo i limiti delle altre specie e li superiamo quanto a intelligenza così possiamo ipotizzare che potremmo trascendere i nostri limiti e conoscere le verità ultime sul. I termini superumano e transumano sono in sostanza sinonimi di post umano ma alludono esplicitamente al superamento dell'umano e delle caratteristiche mentali superiori che avrebbero i nostri successori. L'uomo attuale, a tecnologia limitata sarebbe sostituito dall'uomo ad alta tecnologia un Homo tecnologicus in cui la simbiosi tra biologica e artificiale sarebbe sempre più sbilanciata verso il secondo termine conferendo poteri e capacità enormi. Per l'autore Minsky È nostro preciso dovere morale impegnarci a favore dello sviluppo della scienza e non della conservazione della situazione attuale. Discriminare gli esseri post umani è un pregiudizio immorale. Il sogno di questo autore è quello di tradurre la personalità dell'uomo in programmi da far girare su computer con la possibilità di potenziare aggiornarli continuamente e farne più copie.

La prospettiva post umana individuale: creature ciborganiche e robotiche La costruzione del posto umano individuale può seguire due strade quella che porta alle creature ciborganiche e quella che porta ai robot. In altri termini o interferire con la natura correggendo e potenziandola (cyborg) oppure imitare la natura per via artificiale (robot). Il post umano ciborganico

Il cyborg , parola che deriva dall'unione di cibernetico e organico e che indica gli esseri Che scaturiscono dall'inserzione di un organismo umano di protesi artificiali. La loro caratteristica più tipica è quella di potenziare di estendere le funzioni naturali che si tratti di sensibilità, movimento o cognizione. Il cyborg segna il passaggio dalla tecnologia diffusa intorno al corpo alla tecnologia diffusa nel corpo. Le conseguenze dell'invasione tecnologica del corpo confermano che esso è il primo strumento di interazione con il mondo e ne riconoscono la funzione indispensabile di supporto attivo della conoscenza e dell'azione. Tra l'interfaccia umano macchina sono molti importanti quelli che collegano il cervello con il computer. Si tratta di dispositivi ancora in via di sviluppo che permettono benefici terapeutici notevoli. Il potenziamento cognitivo

da romanzo Frankenstein. O dal dramma teatrale R.U.R dove l'autore usa per la prima volta il termine robot che letteralmente significa lavoratore, uomo di fatica. Il graduale potenziamento cui le macchine andranno incontro nella fase della nascente industrializzazione fini con l'attirare ampie critiche espresse dei cosiddetti movimenti luddisti. E narrazione intorno agli androidi si moltiplicano negli anni rimangono celebri: l'uomo elettrico, Eva futura. Da allora anche nel cinema si moltiplicano le storie di replicanti e robot. Oggi i robot vengono utilizzati quotidianamente per svolgere le attività più disparate.

Il sogno di una macchina pesante Integrando gli apporti della cibernetica degli anni 50 del novecento volta costruire reti nervose artificiali come quella degli esseri viventi e gli apporti dell'intelligenza artificiale interessata a stimolare la capacità di analisi e pianificare tecniche di intelligenza umana, si è in tal modo aperta la strada agli attuali cyborg. Minsky tra i fondatori del laboratorio di intelligenza artificiale è convinto che in un tempo non troppo lontano si sarà in grado di fornire alle macchine le strutture e il funzionamento della mente umana. Se prima la macchina viene pensata e realizzata al servizio dell'esigenza dell'uomo nel novecento il crescente potere tecnologico apre scenari del tutto nuovi. Si prefigura l'inversione dei rapporti uomo macchina. Il problema è quello di ripensare l'esistenza umana la funzione della libertà e della storia la struttura della mente della sua duplice funzione di elaborare informazioni e produrre significati. Al centro del dibattito delle polemiche viene a porsi la categoria del corpo. Rispetto a tali questioni ci sono coloro che temono che le ragioni dell'esistenza ossia il carattere imprevedibile ma soprattutto autonomo e libero dell'umano possono essere dissolte dal dominio della razionalizzazione tecno scientifica. Per Edelman non sarà possibile adottare le macchine di una conoscenza simile a quella umana perché l'autocoscienza non dipende solo dall'attività del cervello ma dall'attività sensoriale diffusa nella totalità del corpo.

Il corpo in divenire tra scienza e arte Molteplici gli interventi mutativi a cui in ogni cultura il corpo è stato esposto. Tali interventi trasformativi appaiono collegati in maniera ricorsiva a determinati processi di mutamento culturale: filosofico, artistico e scientifico. Il corpo variamente alterato modificato da meticciamenti diviene occasione di contestazione sociale contro i tabù che per secoli lo hanno imprigionato. È così che le ricerche e i dibattiti sul corpo e sulle sue trasformazioni di carattere biotecnologico artistico si sono associate alle riflessioni politiche sociali sui corpi. C'è un corpo della scienza variamente dissezionato manipolato e montato e un corpo dell'arte che di volta in volta ci ha trasmesso immagini di bellezza e di armonia ma anche l'indicibilità dello strazio la mortificazione dell'esistere la sofferenza e non poter essere libero e autonomo. Già agli inizi del 20º secolo l'arte aveva saputo evidenziare l'apporto dei congegni meccanici del mutamento dei processi percettivi e cognitivi. È il futurismo prima il dadaismo successivamente che hanno espresso le loro opere pittoresche e plastiche i caratteri di una contemporaneità che si andava definendo sulla accelerazione del movimento del dinamismo. Un contributo determinante alla Concettualizzazione dell'ibridazione biologia-silicio si ha con gli artisti della body art degli anni 60 e con i successi sviluppi negli anni 90. Quel che gli artisti della Body Art agognano è un corpo liberato dalle rappresentazioni del corpo imposte. Per raggiungere questo scopo essi trovano nelle biotecnologie gli strumenti che permettono loro di mettere in scena performance ove si realizza il superamento di un corpo ammutolito dall'omologazione culturale attraverso un'alleanza corpo e macchina ove il corpo ha modo di riproporsi in forme inedite. L'artista più rilevante della Body Art è Orlan egli di mistifica gli stereotipi della bellezza di corpi standardizzati, fa riflettere provocatoriamente ironizza sui cambiamenti che imprimono mutando profondamente l'identità del corpo. Anche Stelarc, un artista di origine greca, intende farci comprendere come il corpo umano sia

ormai inadeguato a fronteggiare i mutamenti indotti dalle tecnoscienze contemporanee.

Organismi meticci in continua evoluzione Con la costruzione dei primi calcolatori elettronici Wiener mette a punto un parallelo tra l'uomo e la macchina prende l'avvio il percorso verso il post umano. Si tratta di scienze che affrontano la condizione post umana a partire dagli esiti delle teorie di Darwin con l'intento di confutare l'idea dell'umanesimo che considerava l'uomo secondo un'ottica stabile. Donna Haraway riconosce nella figura del cyborg l'esemplare espressione di superamento della logica dualistica che ha superato uomo natura ragione sentimento. Si pone l'urgenza di una ridefinizione dello statuto dell'umano e dei suoi rapporti con i partners non umani. Tra i più attenti studiosi del post umano c'è Marchesini che affronta la ridefinizione dello statuto dell'umano opponendosi alle teorie di Gehnel che hanno a lungo prospettato la definizione dell'umano come essere manchevole. Per G alla nascita il Sapiens è un essere incompiuto che ha bisogno della cultura e della tecnologia per superare la sua costitutiva povertà biologica. Per M la tecnologia non interviene per supplire alle mancanze del corpo biologico ma per ampliarne le potenzialità. Sempre per M L'uso delle tecnologie non è dovuta una povertà iniziale ma l'estrema complessità di repertorio innati che hanno bisogno di un lungo periodo di gestazione extra uterina. Si verifica un processo di continua ibridazione tra l'umano e non umano ma questo non comporta un allontanamento dei modelli naturali. Il corpo è il centro degli scambi referenziali con tutto il peso della sua carnalità della sua sensorialità. L'apertura la disponibilità il meticciamento con l'alterità non sono certamente segno di povertà ma sono dovuta la ridondanza di strutture neurologiche dell'uomo. È qui evidente la messa in discussione dell'intera concezione dell'umanesimo e dell'antropocentrismo che, ponendo al centro l'uomo come essere superiore, ha creato fittiziamente una gerarchia fatta passare come naturale e incontrovertibile. L'obiettivo è realizzare un de- antropocentramento ed evidenziare il valore dialogico referenziale del non umano il contributo di alterità non umane nella definizione dell'umano. Rosi Braidotti parla di post-antropocentrismo specificando come la messa in crisi dell'umanesimo da parte delle correnti post- umanisti in base al concetto della centralità dell'uomo rispetto la critica nei confronti dell'auto centralità dell'essere umano rispetto alla priorità delle forme di vita sulla terra. L'umanesimo si è caratterizzato chiaramente come eurocentrico. Sempre per l'autrice emerge come questo processo di metamorfosi in corso stia riversando i suoi effetti sul corpo femminile e conseguentemente sulle relazioni di genere. Si tratta di trasformazioni straordinarie che modificano profondamente le tradizionali pratiche della vita: la riproduzione la gestazione la nascita. Si tratta di cambiamenti a cui la pedagogia guarda con attenzione consapevole della delicatezza della diade corpo materno corpo del bambino come primo luogo della costruzione di identità e dell'avvio della cura educativa.

L'oltreuomo e il post-umano L'oltreuomo di Nietzsche torna a dirci dell'uomo che si protende costantemente oltre ogni realizzazione animato da un è indistinguibile pulsioni esistenziale. Un soggetto che rivolge tale pulsione anche verso se stesso decide di tramontare progettando la propria transizione verso il non ancora realizzato. La forza dell'oltreuomo di Nietzsche è la disponibilità all'autosuperamento. Egli è capace di esprimersi come precario transitorio deviante e capaci tramontare nel senso che è disponibile a oltrepassarsì. L'oltreuomo rovescia i valori consolidati del suo tempo proprio come sembra venire oggi nel post umano che si trova a fronteggiare le sfide dell'artificialità della virtualità del prodotto dell'artefatto biotecnologico. Il senso autentico dell'oltreuomo è la tensione continua inesausta verso ciò che ancora non è: l'impossibilità di acquietarsi. Analogamente il post umano è inteso nel senso di una realizzazione che non ambisce più a una definitiva essenza. Sembra esserci una simbolica continuità tra l'oltreuomo e il post umanesimo nella condivisione dell'idea del permanente mutamento della

e formazione. La sfida pedagogica si gioca sulla capacità di intercettare vivere il mutamento, ripensarsi nel mutamento, sulla capacità di acquisire una competenza evolutiva in grado di gestire transiti trasmigrazioni. Tutto ciò invia un altro progetto educativo volto a riconnettere la frantumazione disciplinari a muoversi cautamente tra l'autonomia curare liberare l'immaginazione a sostenere la fiducia nella conoscenza per quanto imprevedibile. Cioè predisporre itinerari di sviluppo dell'umano e promuovere nelle giovani generazioni la cura di sé assieme alla cura del mondo. Per superare il pensiero catalogante è necessario trovare una via di fuga. È così che il pensiero si fa progetto aperto al cambiamento. Un pensiero critico in grado di affrontare la mutevolezza e precarietà dell'esistenza di attraversare creativamente costruttivamente il presente. In questa prospettiva è urgente che il progetto formativo assuma tra i suoi obbiettivi lo sviluppo dell'immaginazione. Allo stesso tempo va sostenuta la dimensione del desiderio del sentire attivo estetico e vanno incentivati gli aspetti empatici della relazione significativa con se stesse con alterità del mondo. Occorre educare uno sguardo di curiosità sull'ignoto e sull'alterità. Obiettivo è superare uno sguardo catalogante in vista di una diversa capacità di percepire se e il mondo in connessione. Ed è passare da uno sguardo che guarda ciò che fuori come estraneo a uno sguardo coestensivo che vede l'intreccio la continuazione di una realtà radicalmente trasmutata e trasmutabile. È passare uno sguardo esplorativo in grado di promuovere il radicamento di assetti conoscitivi sedimentari a riconoscersi come soggetto progettante. L'obbiettivo è educare a essere in divenire attraverso: ▲ un pensiero capace di praticare la cura, capace di svelare le forme di potere di sapere dogmatiche che aspirano alla totalizzazione delle capacità analitiche e interpretative critiche dei singoli soggetti. ▲ Un pensiero progettante ossia capace di custodire di esprimere sogni aspirazioni nonché di proiettarsi nell'azione creativa sul mondo ▲ (^) un pensiero immaginativo preziosa possibilità per esplorare mondi sconosciuti per praticare un vedere altro per riaffermare il valore emozionale delle relazioni e della vita ▲ un pensiero avventuroso che affronta con curiosità le straordinarie trasformazioni in atto azzardando soluzioni originali e impensate ▲ Un pensiero che osserva il mutamento dei corpi si pensa esso stesso nel mutamento e in mutamento ossia un pensiero in grado di pensare se stesso mentre si trasforma in un mondo che cambia per effetto del pensiero, mondo che ricorsivamente trasforma sua volta il pensiero. Il proprium Del pensiero formativo risiede nella promozione di una processualità aperta e non preordinata incessante imprevedibile che caratterizza ogni singolare percorso esistenziale più complesso percorso dell'intera specie umana. Ripensare la presenza umana nella complessa rete di interconnessioni significa volgere lo sguardo in primo luogo l'infanzia. Si tratta di orientare i bambini e le bambine verso la costruzione di percorsi di coesistenza che richiedono consapevolezza degli scambi tra le differenze e sostenere la costruzione di un loro potere essere in divenire soggetti plurali capaci di dialogo. Tutto ciò costringe la pedagogia a riflettere su quanto di razionale si intreccia all'immaginazione e quanto di immaginativo abiti la ragione. La pedagogia deve impegnarsi a sostenere la propria vocazione problematizzante sicuramente dubbiosa nei confronti dell'esistente e cauta nell'individuare percorsi senza rinunciare al proprio sguardo verso nuovi mondi in cambiamento. Schematizzando troviamo tre questioni: la prima la ridefinizione dell'intera articolazione concettuale della scienza pedagogica in merito ai soggetti educativi in cambiamento nel tempo della tecnica. La seconda la ridefinizione della stessa idea di formazione come processo metamorfico e trasformativo volto a orientare il permanente ridefinirsi del profilo identitario dei soggetti della formazione. La terza la ridefinizione delle finalità e dei contenuti dell'intervento educativo relativa alla qualità delle conoscenze e competenze da proporre dei curricoli formativi e alla definizione delle forme di pensiero e dei modi di essere al mondo da sollecitare sostenere a fronte di uno scenario conoscitivo ed esistenziale aperto e imprevedibile. È la creatività che consente di acquisire la

capacità di immaginare il futuro di prefigurare i nuovi modi di essere in ambienti popolari e dispositivi biomeccanici.

Cap. 7: Embodiment, formazione e post-umanesimo

I paradigmi della ricerca nelle scienze dell'educazione e la questione del soggetto Lo scopo di questo saggio è sostenere argomentazioni ancora poco dibattute dei contributi sulla formazione sull'apprendimento riguardante il livello di implicazioni reciproche tra tecnologia e i corpi attraverso cui mostrare l'inevitabilità di un ripensamento epistemologico della pedagogia alla luce del confronto teorico con il pensiero del post umanesimo. Il panorama italiano sono corrisposti essenzialmente tre modelli di analisi interni alle principali linee di ricerca delle scienze dell'educazione che sono seguite alle relazioni dell'idealismo e dagli inizi del novecento: le proposte empiriche, le proposte umaniste, le proposte materialiste. Proposte empiriche: sì ancora a una produzione discorsiva basata sulla rilevazione sistematica e controllata di dati empirici evidenziando la natura dell'esperienza educativa come determinata da fenomeni osservabili e manipolabili in funzione di obiettivi programmabili. Include le tradizioni pragmatiste della scuola di Dewey. La formazione in questa prospettiva, risulta ampiamente etero diretta con una forte declinazioni in chiave tecnologico didattica e istruzionalista in polemica con il moralismo valoriale in una certa pedagogia cattolica ed idealista, mette decisamente in secondo piano la centralità del soggetto. Le prospettive umaniste: ribaltano la logica discorsiva della necessità empirica di dimostrazione scientifica, hanno considerato irrinunciabile il riferimento a componenti specificamente umane della realtà educativa definendo il campo della pedagogia come sapere pratico capace di offrire indicazioni concrete riguardanti l'esperienza educativa mettendo al centro della ricerca più le azioni educative e formative che non i dati tecnici. A tali prospettive sono riconducibili orientamenti filosofici ed epistemologici tra loro anche molto distanti per esempio il personalismo con una forte connotazione cristiana pone al centro della questione pedagogica il tema della relazione mezzi fini Rispetto al quale è centrale la dimensione della persona come valore assoluto imprescindibile di qualsiasi progettazione educativa. Il tema trascendentale del soggetto qui citato nel discorso pedagogico sulla singolarità inconoscibile della persona giustifica completamente il modello interpretativo umanista. Un altro orientamento epistemologico è il problematicissimo di Bertin che ha tematizzato la necessità di accogliere nella riflessione pedagogica le tendenze esistenzialiste. Vede la necessità di interrogare la progettazione educativa come problema pratico che chiama sempre in gioco il soggetto nella personalità di esercitare uno sguardo critico relazionare sul mondo. Ancora un altro orientamento è la fenomenologia che ha dato un notevole impulso alla ricerca pedagogica con particolare attenzione alla questione dell'intenzionalità del soggetto e del rapporto intersoggettivo con il mondo. Nell'alveo delle prospettive umaniste sono infine riconducibili di studi che si rifanno all'approccio ermeneutico dove viene messo al centro la posizione del soggetto che interpreta il reale, un soggetto però che risulta essere in relazione di reciproca determinazione con le dimensioni storiche culturali e sociali. Va sottolineato, come ci ricorda Massa e Bertolini ,che l'istanza di ricerca pedagogica presente tanto nelle prospettive empiristica in quanto in quelle umanistiche si sono aperti interessanti contributi scientifici e culturali di superare alcune ortodossie ideologiche. Prospettive materialiste: delineano la necessità di assumere l'accadere educativo come processo di elaborazione in fieri dei costrutti pratico sociali i quali sono costantemente ridefiniti a partire dall'esperienza corporea, cognitiva e affettiva dei soggetti implicati nell'evento. Fa coincidere il significato dell'educazione con la questione del soggetto le prospettive materialisti contribuiscono a chiarire la struttura

Le tecnologie si incorporano, ibridazioni corpo-ambiente-tecnologie La questione dell'impatto che le tecnologie hanno sull'uomo non può essere più interpretata come elemento di disumanizzazione da cui discenderebbe un principio transumanista di obsolescenza del corpo e di necessità di superamento dell'umano in quanto tale ma semmai leggendovi la definizione di un processo di costruzione identitaria e di formazione soggetto caratterizzato da una sostanziale co dipendenza di corpo e tecnologia. Il tema che conduce all'orizzonte del dibattito post umanista È quello dell'ibridazione continua che riconfigura l'umano come sistema vivente nell'interdipendenza del sistema di corpo ambiente tecnologie. L'aspetto più originale e più interessante di questi studi riguarda il modello interpretativo della domanda di ricerca: ciò che infatti viene messo a tema nei progetti legati laboratorio di robotica percettiva è un cambiamento paradigmatico che modifica la logica di funzionamento delle tecnologie robotiche. I progetti di robotica percettiva abbandonano il modello tradizionale di interfaccia uomo macchina e si muovono sulla linea di idealizzazione di tecnologie comunicative ancorate alle abilità specifiche umane di trasmettere ricevere informazioni fisiche. È da chiedersi quale effettivo impatto producono sistemi tecnologicamente interdipendenti basati su modalità di Embodiment sui processi di apprendimento di conoscenza degli individui. Soprattutto c'è da chiedersi come e per quanto potranno risultare funzionali modelli di formazione che persistono nell'interpretare gli schemi di apprendimento di cognizione del soggetto come processo di rappresentazione mentale di elaborazione di tipo computazionale. L'approccio verso cui indirizzare la riflessione pedagogica e nel rapporto con il post umanesimo è quello di un'analisi materialista dell'esperienza formativa svincolato dal principio del soggetto posto al centro della domanda educativa per elaborare le dimensioni di trasformazione e cui è sottoposto ogni ente in un ambiente tecnologicamente interattivo. L'efficacia della formazione sarà sempre più caratterizzata dalla maggiore o minore capacità di favorire l'interdipendenza del sistema costituito da corpo ambiente tecnologie.

Cap.8: insegnare e apprendere nell'era della mixed reality

Premessa È raffinata la tradizione speculativa occidentale attorno ai confini tra verità e per apparenza la realtà in finzione progetto la presentazione. Una tradizione che trova nella scuola gli strumenti e l'occasione affinché generazioni di giovani acquisissero le competenze per entrare a partecipare con cognizione di causa un dibattito affascinante. La scuola si è posta come fucina della trasmissione del rinnovamento di tale patrimonio di teorie dubbi, approfondimenti e interpretazioni.

Schermi Paul Holland si interroga su quello che sarà il mondo del lavoro e del divertimento allorché i mobile Born diventeranno adulti. I mobile Born rispetto alla semplice familiarità con la tecnologia elettronica mostrata dai nativi digitali presentano una spiccata attitudine verso dispositivi mobili di cui è popolato il loro ambiente di vita al punto che nel mentre imparano a parlare a camminare sviluppano una certa abilità alle prese con smartphone iPod e tablet. Non solo gli schermi si moltiplicano si fanno portatili muovendosi con noi si mettono in rete offrendosi alla creatività condivisa di gruppi collaborativi ma anche essi sono destinati a far sempre più trasparente alla conoscenza di chi li utilizza. Schermi che si indossano come occhiali di cui alcuni importanti aziende stanno proponendo i prototipi.

Tra realtà virtuale e realtà aumentata la questione della rappresentazione I processi di digitalizzazione del mondo impone oggi all'attenzione generale una progressiva convergenza tra reale e virtuale destinato a moltiplicare quelle che vengono definite situazioni di mixed reality. La condizione dell'uomo contemporaneo appare contrassegnata da una mediazione dell'esperienza che lo immerge in una sorta

di paradossale continuum tra realtà oggettiva realtà aumentata E realtà virtuale. È in questo continuum in cui si sovrappongono con l'immediatezza comunicativa che viene loro dal carattere analogico che le lega le immagini della realtà che esse rappresentano. Benjamin affronta la trasformazione della nozione di arte a cospetto dell'attività rappresentativa data delle nuove tecnologie riproduttive. Interrogativi di fondo che ricorrono nella sua opera sono per l'appunto quelli relativi a ciò che avviene all'autore al fruitore all'opera la realtà stessa quando la tecnologia irrompere nei processi di produzione e di ricezione di quel doppio che è la rappresentazione della realtà. Su tutto si impone all'autore l'irrinunciabilità di una consapevolezza la realtà che parla alla macchina da presa è una realtà diversa da quella che parla all'occhio umano. La rappresentazione è sempre una concettualizzazione del mondo che attraverso l'articolazione simbolica che contraddistingue tanto il pensiero quanto la lingua e linguaggi mediali immagina le cose così facendo le distacca dalla loro realtà nuda e cruda creando un suo doppio.

Separazione e oscillazione tra realtà e finzione La definizione dello sdoppiamento tra realtà reale e realtà finzionale viene letta sul versante degli studi sociali come il portato delle tecnologie che hanno accompagnato il passaggio da una società stratificata di tipo premoderno a una società differenziata funzionalmente di tipo moderno. Artieri ricostruisce il sorgere e consolidarsi di due piani di realtà diversi il piano della realtà della vita il piano della realtà della rappresentazione passando attraverso una serie di momenti cruciali. Bisogna rinsaldare la capacità di abituarsi alla pluralità di punti di vista sul mondo che tali testi esprimono cogliendo il raddoppiamento della realtà come problema rispetto al quale posizionarsi attivamente esercitare il proprio senso critico e operare scelte interpretative autonome. Il 900 assiste all'affermarsi dei media tradizionali dell'espandersi delle possibilità e delle capacità di oscillare tra realtà e finzione. È la separazione dei due mondi l'elemento propulsore della competenza osservative auto- osservativa attraverso la quale il fruitore impara a riflettere sulla propria e altrui esperienza.

Fine della seduzione significante- significato Per Baudrillard discontinuità interruzione vuoto appaiono fattori irrinunciabili perché il gioco di rimandi reciproche fra mondo immagini abbia modo di essere, valorizzando l'intrinseca realtà di entrambe; il pensiero realizza una sospensione tra illusione e realtà rivelando la contraddizione e il conflitto che l'attività rappresentativa determina tra la rappresentazione e mondo. L'attore parla di dualità primaria che caratterizza la vita degli esseri umani esperienza del mondo reale l'ambivalenza del rapporto con l'oggetto. È la dualità che alberga nel dubbio insolubile sul mondo reale sui suoi aspetti contraddittori e inconciliabili in visione unitaria integrative in rapporto tra il soggetto e modelli che egli stesso produce di se e del mondo. È questa dualità che appare oggi riassorbita in un unicum indistinto allorché la sfera del virtuale, dell'ordine numerico, avvolge integralmente il mondo emergendo in un flusso di codificazione visiva in cui le differenze tra realtà oggettiva illusione si dissolvono facendo posto a una realtà integrale. Quest'ultima è una realtà in cui tutto è tecnicamente materializzato, talmente iper reale da eliminare ogni alternativa pensabile ogni confronto con l'alterità immaginabile. La realtà integrale abolisce la possibilità di immaginare il reale.

Pensarsi in connessione La diffusione di strumenti di comunicazione digitale sta determinando la circostanza per cui gli spazi tempi delle relazioni familiari, amicali ,quelli dello studio del lavoro e del tempo libero siano pervasi da occasioni in grado di amplificare la possibilità produttive dei media offrendo all'individuo esperienze in cui l'oscillazione tra realtà rappresentata e realtà visiva risulta intensificata. La caratteristica della post modernità e la netta permeabilizzazione dei confini tra reale e finzionale. L'emergere di

costruzione attiva da parte del soggetto delle cornici che sostengono la coscienza le differenze di fantasia non fantasia finzione realtà mappe territorio. La scuola può scegliere di porsi come alternativa, ossia come spazio tempo dove gli allievi e insegnanti possono sperimentare situazioni di interruzione del continuum esperienziale. Si tratta di mettere a sistema percorsi didattici in cui isolare dal flusso comunicativo l'attività rappresentativa e la sua mediazione tecnologica ponendo tale attività al centro di uno studio attento e coglierne la matrice costruttiva. L'auspicio è quello di una formazione con i media e ai media capace di imporre la coscienza di ragazzi una duplice consapevolezza: sia il fatto che una rappresentazione non è la realtà sia il fatto che una rappresentazione non è una semplice simulazione mimetica della realtà.

Conclusioni La tecnica diviene la modalità di relazione dell'uomo con la realtà percepita e vissuta come a disposizione delle esigenze dell'uomo stesso. Accade così che la tecnica da strumento per la realizzazione di fini additati da sistemi di pensiero della tradizione occidentale è divenuta fine a se stessa. Proprio in quanto fine essa surclassa ogni altro principio orientativo e diventa ambiente di vita.

Cap.9: post-umanesimo e pedagogia italiana

La nozione di pratica nel dibattito delle scienze umane Nel dibattito interno alle scienze umane si è registrato negli ultimi anni un crescente ricorso alla nozione di pratica tanto da spingere alcuni autori a parlare di practice turn. La ricerca pedagogica non è immune a tale svolta: dal punto di vista teorico educazione e processo di apprendimento sono state e sono tuttora descritti e compresi in questi termini mentre la ricerca sul campo è interessata alla pratica professionale. Non è possibile parlare di una teoria unitaria della pratica ma emergono con importanza la filosofia la sociologia Nei Cultural studies e Science and tecnology studies. Possiamo parlare di due generazioni di autori: la prima risale al periodo compreso tra la fine dell'ottocento e inizio novecento e include personaggi come Marx, Dewey eSartre. La seconda ha invece introdotto marxismo pragmatismo ed esistenzialismo delle scienze del comportamento durante gli anni 90 del secolo scorso. Inoltre autori come Bourdieu, Foucault e Latour sviluppano teoria della pratica in campo filosofico e sociologico esplicandosi delle tradizioni citate, etichettati come social practice theory. La pratica può essere pensata come formata da una gamma di attività abituali nel corso delle quali l'uomo si rapporta al non umano. È proprio il ruolo riconosciuto a questo ultimo che qualifica una teoria della pratica come antropocentrica o post umanista. Nel primo caso l'agentività è garantita solamente degli individui nel secondo la capacità di azione viene estesa anche al non umano. Nel dibattito pedagogico significa descrivere indagare i processi educativi decentrandosi dalla nozione di soggetto esclusivamente umano interessandosi nel contempo al ruolo attivo che la materialità gioca all'interno di essi. In questa direzione si muove il pensiero di Riccardo Massa. La sua proposta pedagogica si radica nella nozione marxista di pratica il suo pensiero evolverà fino a incrociare elementi del post umanesimo tra cui spicca l'estensione dell'agentività al non umano.

Massa e Althusser: la scienza come prassi teorica fondata materialmente Massa irrompere nel dibattito pedagogico italiano negli anni 70 con il testo la scienza pedagogica: epistemologia metodo educativo. Il volume si apre denunciando l'inutilità di una pedagogia divisa tra astrazioni filosofiche e posizioni più ingenuamente tecniciste e incentrata esclusivamente sul momento applicativo e dunque non consapevoli dell'apparato teorico metodologico che le sostiene. La pedagogia non è in grado di avanzare alcuna pretesa di scientificità: non c'è accordo su quale debba essere il suo oggetto non è dotata di categorie di analisi propriamente pedagogiche è teoria senza prassi o prassi senza teoria. Massa si confronta con le due tradizioni

teoriche più importante degli anni 70: marxismo e psicoanalisi. Il marxismo è un'opera di Althusser chi ha tematizzato il marxismo in relazione alla rottura è epistemologica di cui è portatore e ha avuto come esito la fondazione di una scienza nuova e dei fenomeni storico sociali. È proprio una rottura di questo tipo che massa intende realizzare per fondare la pedagogia come scienza. Nel testo prendere mosse della nozione marxista di pratica come produzione. La concezione di pratica viene estesa alla pratica teorica facendo della conoscenza una forma teorica ricca di produzione. Massa rigetta la possibilità che esista una diretta correlazione tra quelli che potremmo definire oggetto reale e oggetto di pensiero. Il processo conoscitivo produce da sé il proprio oggetto di conoscenza e lo produce in relazione a una certa problematica da. Cui dipende la possibilità o meno di porre alcuni interrogativi e la forma che questi possono assumere. Eliminato qualsiasi possibilità che possa realizzarsi un rispecchiamento della realtà nel campo del teorico rimane da spiegare come possa la produzione teorica concernere la realtà. A questo scopo M. procede a una fondazione fenomenologico-esistenziale di pratica-pratica e pratica-teorica, immettendo nel corpus teorico del marxismo l'intenzionalità. La categoria di intenzionalità implica che fra l'uomo e il mondo ci sia un rapporto reciprocamente condizionante e ricco di molteplici significazione e cioè il darsi del mondo all'uomo attraverso i sensi e valori che l'uomo stesso da al mondo. Esiste insomma un terreno precategoriale e preriflessivo dei quali emergono tutte le operazioni strutturali dell'intenzionalità pratica e teorica; il che significa che la pratica pratica e la pratica teorica si radicano entrambi in quell'apertura di possibilità che è la relazione intenzionale. La relazione fondante dell'uomo con il mondo è plasmata da materia strumenti rapporti sociali di produzione materiale. Al contempo essi fondono condizionano determinano anche il rapporto teorico con la realtà materiale. È così garantito il legame tra pratica teorica e realtà materiale la possibilità cioè di appropriarsi conoscitivamente della realtà materiale di servirsi della pratica teorica per accrescere l'efficacia della modalità di applicazione materiale del mondo. Occorre ora distaccarsi dall'idea di A di storia come scienza fondamentale dei fenomeni economici e sociali. L'educativo diviene un'istanza regionale del sistema globale un'istanza materialmente determinata ma dotata di una sua efficacia relativa ed una specifica temporalità. Il che significa che l'educativo non è appetibile o compiutamente analizzabile a partire dalla struttura socioeconomica.

Pedagogia e psicoanalisi La pedagogia non può dirsi una scienza matura è infatti in divisa tra positivismo ingenuo e astrazione filosofica. Esistono discipline che si interessano a campi di studio largamente interessati da eventi educativi e il cui grado di strutturazione risulta essere più robusto di quello della pedagogia. Quest'ultima dovrà quindi confrontarsi con esse. Uno di questi è la psicanalisi, si tratterà allora di interrogarla in merito alla struttura metateorica. La psicoanalisi risulta interessante per la pedagogia dal punto di vista epistemologico infatti assume come oggetto il comportamento umano e lo indaga scientificamente ricorrendo a variabili non osservabili. Tale oggetto è anche l'oggetto della pedagogia che proprio rispetto a esso teorizza l'azione educativa. La psicoanalisi spinge la pedagogia ad allontanarsi dal sperimentalismo comportamentistico teorizzando l'azione educativa anche rispetto a variabili non empiriche. Un altro punto importante per la pedagogia della psicanalisi è il punto di vista dinamico, esso tematizza l'oggetto ultimo dell'educazione e lo fonda materialmente riconoscendo nelle pulsioni le sue determinanti ultime. Il punto di vista adattivo e il punto di vista psicosociale aprono invece la teoria psicanalitica alla specificazione marxista. Stando dal punto di vista adattivo ogni comportamento è terminato il suo rapporto adattivo con la realtà: la teorizzazione metodologica dell'azione educativa non solo si propone di orientale tale rapporto ma è resa possibile proprio da quest'ultimo. Il punto di vista psicosociale riconosce che ogni comportamento è determinato socialmente e dunque anche socialmente determinabile, ecco dunque aprirsi la possibilità di teorizzazione metodologica all'azione educativa al fine di orientare efficacemente la