


Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Riassunto schematico
Tipologia: Sintesi del corso
1 / 4
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!



Schemi di Michael Foucault – L’ordine del discorso
La parola interdetta. Non si ha il diritto di dir tutto, non si può parlare di tutto in qualsiasi circostanza, chiunque non può parlare di qualunque cosa. Le regioni in cui il discorso è più interdetto sono la sessualità e la politica.
La partizione della follia. Nel medioevo la parola del folle o non era ascoltata o si scorgeva in essa una verità che la ragione non conosceva. La follia si riconosceva nelle parole, ma esse non erano né accolte né ascoltate. Ad oggi, la partizione avviene attraverso nuove istituzioni (medicina, psicanalisi), che apparentemente annullano tale cesura, accogliendo e ascoltando il folle; in realtà, però, con la loro stessa presenza rimarcano tale partizione.
La volontà di verità. Nel VI secolo, la verità stava in ciò che il discorso era , nella sua forma ritualizzata. Nel VII sec., la verità risiedeva in ciò che il discorso diceva , nell’enunciato stesso. Ciò imponeva al soggetto conoscente un ruolo, uno sguardo e una funzione (vedere, verificare, distinguere il vero dal falso). Ora la volontà di verità poggia su un supporto istituzionale; ed è riconfermata dal modo in cui il sapere è messo in opera: com’è valorizzato, distribuito, attribuito. Questo sistema di esclusione tende a inglobare in sé i primi due.
(Sono i discorsi stessi che esercitano il proprio controllo; princìpi di classificazione, d’orientamento, di distribuzione. Si tratta di padroneggiare la dimensione dell’evento e quella del caso del discorso.)
Il commento. Vi sono discorsi che “passano” con l’atto stesso di essere pronunciati e altri che sono all’origine di atti nuovi, parole che li riprendono e li trasformano (es. testi religiosi o giuridici). Ogni nuovo termine del commento annulla il termine precedente, ma senza sopprimere il rapporto stesso. Il commento ha due ruoli solidali: 1) costruire indefinitamente nuovi discorsi;
L’autore. È inteso come principio di raggruppamento dei discorsi, come unità ed origine dei loro significati, come fulcro della loro coerenza. Questo principio non opera ovunque, né in modo costante. Nel discorso scientifico del Medioevo, l’autore costituiva un indice di verità. In quello letterario, rende conto dell’unità del testo; è ciò che dà al linguaggio le unità, la coerenza, l’inserzione nel reale. Funzione dell’autore è ritagliare, fra tutto ciò che avrebbe potuto dire, il profilo della sua opera.
Le discipline. l’organizzazione delle discipline si oppone al principio del commento e dell’autore, in quanto non è un senso che dev’essere riscoperto, ma ciò che è richiesto per produrre nuovi enunciati; in più, viene definita da un insieme anonimo di oggetti, metodi, proposizioni, strumenti, la cui validità non è legata a un autore. Inoltre, deve rivolgersi a un piano d’oggetti determinato. E, per appartenere a una disciplina, una proposizione deve iscriversi in un certo tipo di orizzonte teorico. Esistono tuttavia dei “mostri” per cui una proposizione, pur essendo nel vero, non entra nella disciplina se non in seguito a un mutamento della disciplina stessa (es. Mendel, Copernico).
(Si tratta di scongiurare gli accidenti della messa in opera dei discorsi, determinare le condizioni della loro apparizione, di imporre regole agli individui che li detengono. Le regioni del discorso non sono tutte ugualmente aperte e penetrabili.)
Il rituale. Definisce la qualificazione che devono avere gli individui che parlano; definisce tutto l’insieme dei segni che devono accompagnare il discorso; fissa l’efficacia supposta o imposta dalle parole, i loro effetti e limiti del valore costrittivo.
Le società di discorso. Conservano e proteggono dei discorsi per farli circolare in uno spazio chiuso, distribuirli secondo regole strette e senza che i detentori vengano spossessati da questa distribuzione. Anche nel discorso pubblicato e libero da rituali si celano forme di appropriazione del segreto e di non- intercambiabilità (es. editoria, sapere tecnico-scientifico…). Anche la dottrina è una società di discorso: essa assoggetta dei parlanti ai discorsi e dei discorsi al gruppo dei parlanti.
L’appropriazione sociale dei discorsi. Ogni sistema di educazione è un metodo politico di mantenere o di modificare l’appropriazione dei discorsi, con il sapere e i poteri che essi comportano.
Il soggetto fondatore (filosofia di scrittura)
È incaricato di fondare il senso delle “cose vuote”. Fonda orizzonti di significati in cui le proposizioni, la scienza, trovano il loro fondamento. Il soggetto fondatore dispone di segni, ma per manifestarli non ha bisogno del discorso.
L’esperienza originaria (filosofia di lettura)
Presuppone che il mondo sia attraversato da significati originari, da ancor prima della formazione di un linguaggio. Il discorso c’è, e noi non dobbiamo far altro che leggerlo, nella sua forma di verità.
La mediazione universale (filosofia di scambio)
Sono le cose e gli eventi che si fanno insensibilmente discorso dispiegando il segreto della propria essenza. Tutto può prendere la forma del discorso, perché tutte le cose, avendo manifestato e scambiato il loro senso, possono rientrare nell’interiorità silenziosa della coscienza di sé.
Nell’ottica di queste tre filosofie (di scrittura, di lettura, di scambio), il discorso si riduce a un gioco che non mette in campo che segni. Il discorso si annulla, nella sua realtà, ponendosi a disposizione del significante.
(Questi due compiti non sono mai del tutto separabili: ogni compito critico, mettendo in questione le istanze di controllo, deve analizzare nello stesso tempo le regolarità discorsive attraverso cui esse si formano; e ogni descrizione genealogica deve prendere in considerazione i limiti che operano nelle formazioni reali. Fra le due imprese la differenza non sta nell’oggetto d’ambito, quanto in punto d’attacco, di prospettiva e di delimitazione).