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Il libro 'Frankenstein' di Philippe Meirieu, dove vengono esplorate le idee su come l'educazione è una fabbricazione e come si confonda facilmente con essa. sulla necessità dell'educazione, il ruolo degli adulti, la differenza tra passato e presente, il confronto tra Mary Shelley e Frankenstein, e la contrapposizione tra praxis e poiesis. Il documento conclude con la necessità di una vera rivoluzione copernicana in pedagogia.
Tipologia: Appunti
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FRANKENSTEIN EDUCATORE P. Meirieu 1 Frankenstein o il mito dell’educazione come fabbricazione Nessuno può darsi la vita → siamo introdotti nel mondo dagli adulti Un essere umano può diventare adulto solo con l’intervento di altri adulti→il bambino bisogno di essere accolto, dell’aiuto per consolidare le capacità mentli e di adattamento. Tutti vengono al mondo impreparati e devono essere educati, è l’ambiente che ci costruisce ↓ RAGAZZI SELVAGGI: dimostrano la necessità di una pratica educativa Kant “l’uomo può diventare uomo solo attraverso l’educazione” EDUCARE = sviluppare un’intelligenza formale, ma anche storica in grado di di sapere in quali radici culturali ci inseriamo. ↓ nel passato NO questa necessità perché non c’erano grandi differenze tra generazioni oggi viviamo un’inedita accelerazione della storia. PIGMALIONE : il mito: Pigmalione crea una statua d’avorio che rappresenta la donna ↓ Rappresenta l’educatore ideale di bellezza. Lui la bacia, dorme insieme,...venere da vita alla statua, che diventa la moglie dello scultore. Prima le difficoltà intellettuali dei bambini erano considerate deficienze mentali congenite e incurabili; oggi gli educatori si applicano alla “rieducazione” di soggetti ritenuti esclusi dalla cultura. Prima bambini vittime di traumi psicologici venivano rinchiusi, oggi vengono seguiti per permettergli di ricostruire gli equilibri fondamentali. In ambito scolastico→ l’educatore vuole fare dell’uomo un’opera, la sua opera. EFFETTO ASPETTATIVA (o pigmalione) = l’immagine che ci si fa di qualcuno e che gli si comunica determina i risultati che si ottengono da lui e la sua evoluzione. ↓ Si parla di “predizione creatrice” o “autodeterminazione delle profezie” Esempio: un maestro che decreta un alunno un “buon alunno” e comportandosi nei suoi confronti come se lo fosse, lo porta a modificare i propri comportamenti per mostrarsi degno dell’immagine che si ha di lui. Oppure quello da cui non ci si aspetta niente di buono e che si lascia andare, cadrà davvero in basso. → EDUCAZIONE COME FABBRICAZIONE = ogni educatore (come pigmalione) vuole dare vita a ciò che fabbrica. L’educatore vuole fare l’altro ma vuole anche che l’altro sfugga al suo potere perché possa aderirvi liberamente.
PINOCCHIO: è difficile che l’altro possa esistere, resistere e soffrire per la nostra impresa. oggi gli alunni: quando la determinazione educativa si appoggia sulla certezza di agire nel loro interesse ci importa poco di sapere quello che gli interessa, ci imponiamo e decidiamo per loro. Mettersi in prima persona non è semplice, soprattutto quando si è un “burattino”, un oggetto fabbricato dalla mano dell’uomo e con l’inclinazione a essere manipolato. Nella vita l’educazione non arriva per miracolo; bisogna cercare di farla capitare nel quotidiano e con ostinazione. Pigmalione/Pinocchio: nei due casi emerge una stessa speranza, ovvero arrivare al segreto della fabbricazione dell’essere umano. Altri esempi:
beneficiando di un ambiente stimolante e dell’inserimento in una cultura → aspettare le sue domande e adeguarsi ai suoi bisogni rischia di farlo restare in uno stato di dipendenza; allo stesso tempo l’ambizione di dominare lo sviluppo del bambino (dai riflessi condizionati di Pavlov ai metodi di apprendimento di Skinner) è un’ambizione perversa e fatale. → l’educazione deve concentrarsi sulla relazione del soggetto con il mondo. Lo scopo dell’impresa educativa è l’accompagnamento del bambino nel mondo per fare in modo che lo comprenda, con l’aiuto di chi lo ha preceduto. Introdotto ma non plasmato, aiutato ma non fabbricato. Prima esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia → consiste nel rinunciare a fare del rapporto di paternità un rapporto di casualità o possesso. E’ necessario accettare il bambino come un dono, rinunciando a esercitare su di lui il desiderio di dominio ma senza rinnegare l’influenza che si ha su di lui, in assenza della quale non può conquistare la propria identità. Seconda esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia → consiste nel riconoscere il nuovo arrivato come una persona che non posso plasmare a mio piacimento. Gli educatori affrontano molte sconfitte e non riescono a fare quello che vogliono con chi gli è affidato, in quanto essi non desiderano mai quello che sarebbe opportuno al momento giusto e quando decidono di fare ciò che è utile per loro, non lo fanno come dovrebbero. Ma quando l’educatore cerca di impartire senso di moralità e di giudizio si trova di fronte all’indifferenza al rifiuto e alla provocazione; questo perché la normalità è che la persona non si lascia fare e cerca di opporsi, per ricordare che non è un oggetto che viene costruito ma un soggetto che si costruisce. Nonostante ciò nessun educatore può accettare l’allontanamento come soluzione alle difficoltà che incontra. Terza esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia → consiste nell’accettare il fatto che la trasmissione dei saperi e delle conoscenze non avviene mai in modo meccanico, essa suppone una ricostruzione dei saperi e delle conoscenze che il soggetto stesso deve inserire nel suo progetto e di cui deve cogliere gli aspetti che contribuiscono al suo sviluppo. Infatti l’attività del maestro deve essere subordinata al lavoro e ai progressi dell’alunno, in quanto apprendere significa sempre prendere delle informazioni dal proprio ambiente in funzione di un progetto personale. Quarta esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia → consiste nel constatare che nessuno può apprendere al posto di altri e che qualunque apprendimento suppone una decisione personale dell’alunno. Delle volte è necessario rinunciare ad insegnare ma non bisogna mai rinunciare a far imparare. Bisogna accettare che l’apprendimento è il risultato di una decisone che solo l’altro può prendere e che è completamente imprevedibile. La decisione di imparare si prende in prima persona. Quinta esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia → consiste nel non confondere l’impotenza dell’educatore nei riguardi della decisione di imparare con il suo potere sulle condizioni che rendono questa decisione possibile. L’educatore non può agire direttamente sulle persone ma può agire sulle cose e offrire delle situazioni. Sesta esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia → consiste nell’inserire nel cuore di qualunque attività educativa la questione dell’autonomia del soggetto. E’ durante tutto il corso dell’educazione che si guadagna l’autonomia, ogni volta che una persona si appropria di un sapere lo riutilizza in modo indipendente e lo reinveste altrove. Nessuno è mai del tutto autonomo; infatti un essere completamente autonomo sarebbe un essere sufficiente e quindi insopportabile per i suoi simili; al contrario un essere eteronomo sarebbe in continuo pericolo di morte psicologica o fisica. Sfera di autonomia = rinvia alla specificità dell’istituzione nella quale ci troviamo e delle competenze particolari degli educatori che vi lavorano; Livello di autonomia = deve essere definito a partire dal livello già raggiunto dalla persona: deve
rappresentare un livello superiore ma accessibile, uno stadio di sviluppo che manifesti un reale progresso. Lo sviluppo dell’autonomia richiede di utilizzare mezzi specifici e un sistema di aiuto e di guida che sarà alleggerito gradualmente. Settima esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia → consiste nell’accettare l’insostenibile leggerezza della pedagogia. Perché l’uomo vi riconosce la sua impotenza sull’altro, dal momento che ogni incontro educativo è inevitabilmente singolare e che il pedagogista agisce solo sulle condizioni e non può costruire un sistema che gli permetterebbe di racchiudere la sua attività in un campo teorico di certezze scientifiche. La comprensione delle situazioni educative richiede approcci sociologici, psicologici, storici, economici, filosofici, ecc. Le scienze dell’educazione devono far propria l’imprevedibilità e il fatto che sono attività che pongono la libertà dell’altro al centro e non possono predire nulla con certezza scientifica. 3 La pedagogia contro Frankenstein, ovvero i paradossi di un’educazione senza oggetto:”fare perché l’altro faccia” ROUSSEAU : organizzare l’ambiente di vita affinché il bambino sia stimolato il più possibile, dal punto di vista sensoriale e intellettuale. ↓ Pedagogia delle condizioni → bisogna considerare il bambino come un soggetto che apprende liberamente ma in una situazione costruita e controllata dall’educatore. Fare tutto non facendo niente non significa non educare ↔ se il bambino non è educato non può scegliere cosa imparare e decidere ciò che è importante per lui. Quello che non abbiamo alla nascita e di cui abbiamo bisogno da grandi ci è dato dall’educazione. ↓ Quindi fare tutto non facendo niente non significa rinunciare a fissare gli obiettivi dell’apprendimento o rinunciare a intervenire sull’educazione dei bambini. Significa esercitare pienamente l’autorità di educatori, non per agire direttamente sulla volontà del bambino ma utilizzando delle mediazioni, cioè le situazioni nelle quali viene posto l’educato. Mettere a disposizione del bambino oggetti comprensibili e alla sua portata. → R. gioca d’astuzia: fa tutto per l’educazione del bambino ma senza agire direttamente su di lui. Spera che il bambino farà ciò che lui considera indispensabile al suo sviluppo, ma vuole che lo faccia da solo. Ma l’educatore non riesce sempre a far fare all’altro quello che lui considera il suo bene. Non bisogna democratizzare solo l’accesso alla scuola ma anche la riuscita. Quindi è necessario non limitarsi all’uso di un solo metodo ma bisogna eliminare il darwinismo educativo (= quando c’è un solo metodo solo i più adatti riusciranno a raggiungere il sapere). Bisogno tener conto dei ritmi di apprendimento (come la pedagogia individualizzata) ma non bisogna imporre a tutti e in tutti i momenti un’individualizzazione del lavoro che privilegia un profilo di allievo e non si adatta a tutti gli obiettivi di apprendimento. Pedagogia differenziata (no individualizzazione): si appoggia sul lavoro di gruppo ma a condizione di garantire con certezza che ciascuno dei membri abbia qualcosa da apportarvi secondo i principi del gruppo di apprendimento. La ped. differenziata è un modo di fare insegnamento senza fare lezione; un modo di ricreare le condizioni ottimali perché gli alunni stessi progrediscano il più efficacemente possibile. E’ la volontà di fare con l’allievo concreto; la ped. differenziata pone al centro dell’impresa pedagogica l’invenzione del sé in un universo in cui il maestro moltiplica le occasioni per esercitare la propria
L’ integrazione nella vita scolastica La regolarità La prevedibilità La preparazione L’organizzazione pratica La definizione delle prerogative del consiglio La definizione dei ruoli Il rispetto della modalità di funzionamento prevista La presenza di un verbale Il pragmatismo dell’insegnante Far condividere la cultura→ la scuola conserva il legame tra le generazioni e permette a ogni generazione di non dover ripartire da zero. Gli alunni non vanno a scuola per imparare quello che pensa il maestro ma per sapere chi sono, chi li ha creati, quali eredità possono rivendicare. L’insegnate è un mediatore verso una cultura senza la quale il nuovo arrivato vagherebbe disperatamente alla ricerca delle sue origini. La cultura non garantisce la comprensione, ma premettendomi di accedere a ciò che mi unisce all’altro, essa mi dà gli strumenti senza i quali non esiste un reale esercizio dell’intelligenza.