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Frankenstein: Educazione come Fabbricazione e Rivoluzione Copernicana in Pedagogia, Slide di Pedagogia Sperimentale

Presentazione in PowerPoint sintetica del libro "Frankenstein Educatore" di Philippe Meirieu.

Tipologia: Slide

2020/2021

Caricato il 07/02/2022

Klea_Victoria
Klea_Victoria 🇮🇹

4.5

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Frankenstein
Educatore
di Philippe Meirieu
Sapienza Università di Roma
Pedagogia e Scienze dell’Educazione e Formazione
Corso di Pedagogia sperimentale avanzato
A.A. 2020-2021
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Frankenstein

Educatore

di Philippe Meirieu Sapienza Università di Roma Pedagogia e Scienze dell’Educazione e Formazione Corso di Pedagogia sperimentale avanzato A.A. 2020-

Mito dell’ «educazione come

fabbricazione».

L’educazione viene intesa come necessità di creare un altro essere umano, di fabbricarlo a proprio piacimento, seguendo i propri schemi di riferimento: l’educatore vuole fare dell’uomo la sua opera. Contraddizione dell’educatore: egli vuole creare l’altro come desidera ma, allo stesso tempo, vuole che l’altro si emancipi per aderire liberamente al volere dell’educatore. Fare l’uomo a nostra immagine e somiglianza, poi avere paura dello specchio

Meirieu condanna l’educazione come fabbricazione e, mostrando esempi come Pinocchio, Pigmalione o Frankenstein, arriva a sostenere che questo tipo di educazione può solo che portare al fallimento, ad una «morte» allegorica. Secondo Meirieu, bisogna puntare non alla costruzione di un essere a nostra immagine e somiglianza, ma alla formazione di un essere che diventa artefice di se stesso.

Rivoluzione copernicana in pedagogia (le lezioni sono fatte per gli alunni e non gli alunni per le lezioni) Fine ‘ Questo concetto nasce già con il puerocentrismo di Rousseau, il quale organizza la sua intera pedagogia attorno all'interesse del bambino.

MA

Il bambino procede nel suo sviluppo beneficiando di un ambiente stimolante, adeguarsi ai suoi bisogni rischia di farlo restare in uno stato di dipendenza. Allo stesso tempo l'ambizione di dominare lo sviluppo del bambino è un'ambizione fatale.

Prima esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia Rinunciare a un rapporto di paternità, un rapporto di casualità o possesso. È necessario accettare il bambino come un dono, rinunciando a esercitare su di lui il desiderio di dominio ma senza rinnegare l'influenza che si ha su di lui, in assenza della quale non può conquistare la propria identità. «Un bambino è nato fra noi», ovvero perché la paternità non è un caso

Seconda esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia «Un essere ci resiste», ovvero della necessità di distinguere tra la fabbricazione di un oggetto e la formazione di una persona Riconoscere il nuovo arrivato come una persona che non posso plasmare a mio piacimento. Quando l'educatore cerca di impartire senso di moralità e di giudizio si trova di fronte all'indifferenza al rifiuto e alla provocazione; questo perché opporsi, da ricordare che non è un oggetto che viene costruito ma un soggetto che si costruisce, Nonostante ció nessun educatore può accettare l'allontanamento come soluzione alle difficoltà che incontra.

Quarta esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia «Solo il soggetto può decidere di imparare», ovvero il riconoscimento dell’importanza dell’educazione Constatare che nessuno può apprendere al posto di altri e che qualunque apprendimento suppone una decisione personale dell'alunno. Delle volte è necessario rinunciare ad insegnare ma non bisogna mai rinunciare ad imparare. La decisione di imparare si prende in prima persona.

Quinta esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia Da una «pedagogia delle cause» a una «pedagogia delle condizioni» Non confondere l'impotenza dell'educatore nei riguardi della decisione di imparare con il suo potere sulle condizioni che rendono questa decisione possibile. L'educatore non può agire direttamente sulle persone ma può agire sulle cose e offrire delle situazioni.

Settima esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia Del soggetto in educazione, ovvero perché la pedagogia è incessantemente punita nell’ambito delle scienze umane per osare affermare il carattere non scientifico dell’opera educativa Accettare l'insostenibile leggerezza della pedagogia. Perché l'uomo vi riconosce la sua impotenza sull'altro, dal momento che ogni incontro educativo è inevitabilmente singolare e che il pedagogista agisce solo sulle condizioni e non può costruire un sistema che gli permetteva di racchiudere la sua attività in un campo teorico di certezze scientifiche.