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Frankenstein educatore Lucisano, Sintesi del corso di Scienze dell'educazione

Pedagogia, educatore. Scienze della formazione primaria, sapienza. Utilizzo di alcuni racconti e miti per mettere in discussione il modello educativo basato sull'idea che l'educatore abbia il compito di plasmare l'educando.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 06/11/2020

Giulinka
Giulinka 🇮🇹

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FRANKENSTEIN EDUCATORE
EDUCARE: L’educazione di un bambino è necessaria, in quanto sin dai primi mesi, deve essere
introdotto in un mondo pieno di regole, leggi e abitudini che il egli non conosce. Il bambino non può
raggiungere la condizione di adulto senza l’intervento di adulti. L’uomo si distingue dall’animale, in
quanto egli ha la possibilità di scegliere i propri valori morali ed essere educato. Il bambino ha bisogno
che gli adulti lo aiutino a consolidare le capacità mentali che gli permetteranno di vivere nel mondo, in
questo modo non sarà necessario rifare sempre le stesse esperienze. Per quanto riguarda i bambini che
non hanno avuto la possibilità di essere introdotti nella società umana, sarà quasi impossibile esservi
inseriti in età adulta, in quanto è l’ambiente in cui vive, che costruisce il bambino. Educare non vuol
dire solo sviluppare un’intelligenza formale, capace di risolvere problemi, ma anche un’intelligenza
storica, in grado di sapere in quali radici culturali è inserito il bambino. Da qui sorgono le domande
sulla propria identità e origine. Coloro che non vengono educati, rinunciano ad una ricerca d’identità
sociale e si dedicano alla soddisfazione dei loro impulsi primari.
PIGMALIONE: L’uomo cresce grazie all’educazione che ha ricevuto, per cui l’educatore deve mettere
tutte le sue forze nei riguardi di chi educa. Un esempio di educatore che ha messo tutto se stesso per
realizzare la sua opera, è Ovidio dell’opera “il moto di Pigmalione” di Rosenthal e Jacobson. Ovidio è
uno scultore che realizza in avorio una statua di una donna. Egli la considera come vera, tanto che
Venere decide di darle vita per farla diventare la moglie dello scultore. Ogni educatore, come
Pigmalione, vuole dare vita a ciò che fabbrica, e come ogni educatore cerca di creare un essere che non
sia il semplice prodotto passivo delle sue azioni. Un caso analogo è quello di Pinocchio. Anche qui la
creazione si anima e esprime dei sentimenti nei confronti del suo creatore.
GOLEM: Un’altra figura è quella del Golem della tradizione ebraica. Tramite l’argilla, viene data
forma alla creatura, che prende vita imprimendo sulla sua fronte la parola Emet, verità in ebreo. Il
Golem viene creato per esaudire ogni desiderio del suo proprietario, però l’essere diventa un gigante
che il creatore non può più controllare, per cui lo distrugge, cancellando la prima lettera dalla parola
scritta sulla fronte, così da lasciare met, ovvero morte. La figura del Golem viene utilizzata da Meyrink
per denunciare la sete di potere dell’uomo; da Fritz Lang nel film Metropolis, in cui lo scienziato crea
una una donna-automa; da Bloch nella raccolta di storie sul Golem, che da mezzo di protezione si
trasforma in uno strumento di potere.
L’educatore vuole essere obbedito, però non da macchine, ma da uomini come lui. La vera
soddisfazione sarebbe che colui che viene educato, salutasse il suo maestro da uomo libero e lo
riconoscesse come suo educatore, senza essere suo vassallo.
FRANKENSTEIN: Il dottore mette tutte le sue energie nella creazione di una creatura di cui vuole
essere sia padre che creatore. Quando il suo creatore l’abbandona, la creatura diventa un mostro
costretto a compiere le sue esperienze da solo, senza la guida di un adulto. In questo caso è visibile la
contrapposizione tra praxis e poesis nell’educazione. La poesis corrisponde alla fabbricazione, che
termina una volta raggiunto il suo scopo, come nel caso di Frankenstein. La praxis corrisponde ad
un’azione senza fine, in cui non ci sono oggetti da fabbricare, ma un atto continuo che corrisponde
all’educazione di un individuo.
RIVOLUZIONE COPERNICANA in pedagogia: è necessario che le lezioni siano fatte per gli alunni e
non il contrario. Nonostante ciò, il bambino non è in grado di decidere cosa è necessario per il suo
sviluppo, per cui le decisioni spettano comunque agli educatori. Per una crescita efficace, il bambino
ha bisogno di molti elementi e non solo di quello che vuole effettivamente. L’educatore deve far si che
il soggetto si metta in relazione con il mondo in maniera autonoma.
La PRIMA esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia, consiste nel rinunciare a fare del
rapporto di paternità, un rapporto di possesso. Il bambino non è un oggetto da plasmare a nostro gusto,
ma un essere che va educato e aiutato nello sviluppo di una propria personalità.
La SECONDA esigenza consiste nel riconoscere il bambino come un individuo capace di resistere alla
subordinazione di un educatore che ha come unico scopo quello di sottomettere l’individuo.
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FRANKENSTEIN EDUCATORE

EDUCARE: L’educazione di un bambino è necessaria, in quanto sin dai primi mesi, deve essere introdotto in un mondo pieno di regole, leggi e abitudini che il egli non conosce. Il bambino non può raggiungere la condizione di adulto senza l’intervento di adulti. L’uomo si distingue dall’animale, in quanto egli ha la possibilità di scegliere i propri valori morali ed essere educato. Il bambino ha bisogno che gli adulti lo aiutino a consolidare le capacità mentali che gli permetteranno di vivere nel mondo, in questo modo non sarà necessario rifare sempre le stesse esperienze. Per quanto riguarda i bambini che non hanno avuto la possibilità di essere introdotti nella società umana, sarà quasi impossibile esservi inseriti in età adulta, in quanto è l’ambiente in cui vive, che costruisce il bambino. Educare non vuol dire solo sviluppare un’intelligenza formale, capace di risolvere problemi, ma anche un’intelligenza storica, in grado di sapere in quali radici culturali è inserito il bambino. Da qui sorgono le domande sulla propria identità e origine. Coloro che non vengono educati, rinunciano ad una ricerca d’identità sociale e si dedicano alla soddisfazione dei loro impulsi primari. PIGMALIONE: L’uomo cresce grazie all’educazione che ha ricevuto, per cui l’educatore deve mettere tutte le sue forze nei riguardi di chi educa. Un esempio di educatore che ha messo tutto se stesso per realizzare la sua opera, è Ovidio dell’opera “il moto di Pigmalione” di Rosenthal e Jacobson. Ovidio è uno scultore che realizza in avorio una statua di una donna. Egli la considera come vera, tanto che Venere decide di darle vita per farla diventare la moglie dello scultore. Ogni educatore, come Pigmalione, vuole dare vita a ciò che fabbrica, e come ogni educatore cerca di creare un essere che non sia il semplice prodotto passivo delle sue azioni. Un caso analogo è quello di Pinocchio. Anche qui la creazione si anima e esprime dei sentimenti nei confronti del suo creatore. GOLEM: Un’altra figura è quella del Golem della tradizione ebraica. Tramite l’argilla, viene data forma alla creatura, che prende vita imprimendo sulla sua fronte la parola Emet, verità in ebreo. Il Golem viene creato per esaudire ogni desiderio del suo proprietario, però l’essere diventa un gigante che il creatore non può più controllare, per cui lo distrugge, cancellando la prima lettera dalla parola scritta sulla fronte, così da lasciare met, ovvero morte. La figura del Golem viene utilizzata da Meyrink per denunciare la sete di potere dell’uomo; da Fritz Lang nel film Metropolis, in cui lo scienziato crea una una donna-automa; da Bloch nella raccolta di storie sul Golem, che da mezzo di protezione si trasforma in uno strumento di potere. L’educatore vuole essere obbedito, però non da macchine, ma da uomini come lui. La vera soddisfazione sarebbe che colui che viene educato, salutasse il suo maestro da uomo libero e lo riconoscesse come suo educatore, senza essere suo vassallo. FRANKENSTEIN: Il dottore mette tutte le sue energie nella creazione di una creatura di cui vuole essere sia padre che creatore. Quando il suo creatore l’abbandona, la creatura diventa un mostro costretto a compiere le sue esperienze da solo, senza la guida di un adulto. In questo caso è visibile la contrapposizione tra praxis e poesis nell’educazione. La poesis corrisponde alla fabbricazione, che termina una volta raggiunto il suo scopo, come nel caso di Frankenstein. La praxis corrisponde ad un’azione senza fine, in cui non ci sono oggetti da fabbricare, ma un atto continuo che corrisponde all’educazione di un individuo. RIVOLUZIONE COPERNICANA in pedagogia: è necessario che le lezioni siano fatte per gli alunni e non il contrario. Nonostante ciò, il bambino non è in grado di decidere cosa è necessario per il suo sviluppo, per cui le decisioni spettano comunque agli educatori. Per una crescita efficace, il bambino ha bisogno di molti elementi e non solo di quello che vuole effettivamente. L’educatore deve far si che il soggetto si metta in relazione con il mondo in maniera autonoma. La PRIMA esigenza della rivoluzione copernicana in pedagogia, consiste nel rinunciare a fare del rapporto di paternità, un rapporto di possesso. Il bambino non è un oggetto da plasmare a nostro gusto, ma un essere che va educato e aiutato nello sviluppo di una propria personalità. La SECONDA esigenza consiste nel riconoscere il bambino come un individuo capace di resistere alla subordinazione di un educatore che ha come unico scopo quello di sottomettere l’individuo.

La TERZA esigenza consiste nell’accettare il fatto che la trasmissione dei saperi e delle conoscenze non avviene in modo meccanico. Essa suppone una ricostruzione, da parte del soggetto, dei saperi che contribuiscono al suo sviluppo. La QUARTA esigenza consiste nel comprendere che ogni apprendimento suppone una decisione personale da parte del bambino. La QUINTA esigenza consiste nel comprendere che l’educatore può modificare l’atteggiamento di un bambino nei riguardi di una decisione presa, come quella di non voler apprendere, tramite delle condizioni diverse. La SESTA esigenza consiste nell’inserire all’interno di un’attività educativa la questione dell’autonomia del soggetto. Egli diventa autonomo nel momento in cui è in grado di riutilizzare le nozioni e il sapere acquisito in precedenza. La SETTIMA esigenza consiste nel comprendere che ogni momento educativo è unico e mirato per far agire in prima persona colui che l’educatore educa. “FARE TUTTO NON FACENDO NIENTE” afferma Rousseau. Egli non intende lasciare il bambino in balia di se stesso, ma agire in maniera che egli apprenda liberamente, secondo la propria natura. Infatti il bambino non è ancora educato, per cui non può scegliere cosa imparare e decidere ciò che è importante per lui. Nel contesto scolastico, si deve agire creando situazioni-problemi, in cui l’allievo decide come risolvere un problema liberamente, ma secondo limiti prestabiliti. “FARE CON” vuol dire educare un bambino senza agire direttamente su di lui. Il bambino spesso vuole decidere liberamente senza seguire regole prestabilite dall’insegnante, vuole solo quello che ha deciso lui, per questo è necessario guidarlo in maniera non tradizionale. Ogni bambino impara in modo diverso, per cui si cerca di costruire una scuola su misura, in cui vi sono metodi per individualizzare l’insegnamento. Viene introdotta la pedagogia differenziata, che si appoggia sul lavoro di gruppo ma a condizione di garantire con certezza che ciascuno collabori attivamente. Essa prende atto del fatto che i bambini sono tutti diversi e si trovano in diversi stadi della loro evoluzione. “FAR FARE QUI PER APPRENDERE ALTROVE” vuol dire insegnare al bambino cose che potrà utilizzare in maniera autonoma nella vita quotidiana. Il trasferimento delle conoscenze non è accertato, ma l’educatore ha il compito di far sì che esso avvenga. Occorre quindi creare dei collegamenti tra una disciplina e l’altra per far sì che gli alunni proiettino le nozioni acquisite a scuola nella vita di tutti i giorni. Un ruolo importante è quello della metacognizione, che consiste nel mettere in discussione il processo di apprendimento e trasferimento di conoscenza. E’ un modo per non essere nel processo, ma difronte ad esso, per comprendere il rapporto tra le conoscenze e le esperienze. Il ruolo dell’educatore è quello di controllare questo processo. “FARE COME SE...” il pedagogista non sa mai se il bambino è libero e se lo diventerà, ma ha il compito di attribuire al bambino i suoi atti, senza accusarlo, in modo da comportare una crescita dell’individuo. Inoltre deve stimolare la crescita tramite il riconoscimento di diversi livelli nelle differenti materie, in modo tale che il bambino sia invogliato ad impegnarsi per raggiungere il livello successivo. “FAR COSTRUIRE LA LEGGE” è necessario all’interno di un gruppo di allievi, senza imporre delle regole prestabilite. Si deve chiedere di rispettare le regole e porre fine alla violenza, solo creando luoghi per parlare. Per fare ciò è necessario introdurre un consiglio dei ragazzi all’interno della scuola, in tutti potranno parlare liberamente con regolarità. “FAR CONDIVIDERE LA CULTURA” Gli allievi vanno a scuola per acquistare nozioni su se stessi e le proprie origini. L’insegnante è colui che trasmette questo sapere. Il sapere dei bambini non corrisponde alle discipline scolastiche, che sono delle costruzioni di saperi prestabiliti e provvisori. Il maestro non può imporre dei saperi in nome della loro universalità e non deve sottomettere l’individuo al proprio sapere, ma deve mettere questo sapere alla prova durante la sua trasmissione al bambino.