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Freud - Il perturbante, Appunti di Estetica del Cinema

Saggio di Freud sul Perturbante

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 21/09/2025

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Freud: il perturbante come categoria estetica e
qualità del sentire
Freud affronta, nel suo saggio, l’estetica della sua epoca, rendendosi conto che essa
non deve per forza trascendere il sentimento. Il “perturbante” di cui parla appartiene
alla sfera dello spaventoso, ciò che genera angoscia e orrore. Non è, tuttavia,
nettamente definibile, ma coincide con ciò che è genericamente angoscioso. Freud
ricerca ciò che Jentsch la definisce come una “qualità del sentire”, che differisce da
individuo a individuo. (Dal testo)
Il perturbante è quella sorta di spaventoso che
risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare
. Possiamo
definirla come una paura meno potente ma più pervasiva.
In originale è “unheimlich”, che è l’antitesi di “heimlich” (confortevole, tranquillo, da
Heim, casa), “heimisch” (nativo), quindi familiare, abituale. Quindi, un qualcosa
suscita in noi spavento poiché non è noto, non è familiare. Ma affinché questo
qualcosa diventi perturbante è necessaria un’incertezza intellettuale. Questa
“familiarità” possiamo riscontrarla quando ci facciamo il selfie e vediamo la foto
specchiata, proviamo un’inquietante estraneità. Il filosofo confronta i vari significati dal
vocabolario tedesco: “heimlich” 🡪 che
appartiene alla casa
, non straniero, familiare,
domestico. Ma anche 🡪
nascosto
, e quindi “unheimlich
è qualcosa che è riaffiorato
(Schelling). Schelling ci dice che “unheimlich è tutto ciò che sarebbe dovuto
rimanere segreto e che, invece, è riaffiorato. “Heimlich” quindi sviluppa il suo
significato in senso ambivalente fino a coincidere col suo contrario.
Jentsch pone come esempio del perturbante quell’impressione che ci provocano le
figure di cera, pupazzi e automi
, ovvero oggetti privi di vita che paiono animati.
Un espediente narrativo consiste nel tenere il lettore in uno stato d’incertezza, senza
che egli, però, si focalizzi analizzando la situazione. Il perturbante deve
destabilizzare lo spettatore e creare un contrasto tra ciò che sembra esser sicuro e
ciò che si rivela inquietante. Freud si sofferma sul racconto “L’uomo della sabbia” di
Hoffmann, a cui fa riferimento anche Jentsch. Questi, però, si riferisce alla figura della
bambola Olympia, che è un automa. Freud invece si concentra sulla figura del mago
sabbiolino, la cui paura per Nathaniel si radicò profondamente in lui sin da piccolo.
L’esperienza psicoanalitica ci avverte che siamo di fronte a una tremenda angoscia
infantile.
Freud estrae, dai racconti di Hoffmann, altri elementi che esercitano un effetto
perturbante: il “sosia”, la telepatia, un raddoppiamento dell’Io, il perpetuo
ritorno dell’uguale.
Secondo Freud,
il sosia era originariamente un meccanismo di difesa creato dall'io per
proteggersi dalla morte
, una sorta di duplicato che garantiva una forma di immortalità
psicologica. Tuttavia, col tempo,
il sosia è diventato un segno di inquietudine e di
angoscia, perché rappresenta la scissione dell'identità e la minaccia alla coerenza
dell'io
. Il sosia è, quindi, una figura che mette in crisi il senso di unicità e
stabilità dell'individuo, evocando una sensazione di angoscia. È come se il soggetto
vedesse sé stesso dall'esterno, rendendosi conto della propria estraneità, e quindi del
proprio possibile annientamento.
Altre fonti del sentimento perturbante: la
ripetizione di avvenimenti consimili, il
ritrovarsi per l’ennesima volta nel medesimo luogo, il ripetersi dello stesso numero
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Freud: il perturbante come categoria estetica e

qualità del sentire

Freud affronta, nel suo saggio, l’estetica della sua epoca, rendendosi conto che essa non deve per forza trascendere il sentimento. Il “ perturbante ” di cui parla appartiene alla sfera dello spaventoso , ciò che genera angoscia e orrore. Non è, tuttavia, nettamente definibile, ma coincide con ciò che è genericamente angoscioso. Freud ricerca ciò che Jentsch la definisce come una “ qualità del sentire ”, che differisce da

individuo a individuo. (Dal testo) Il perturbante è quella sorta di spaventoso che

risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare. Possiamo

definirla come una paura meno potente ma più pervasiva. In originale è “ unheimlich ”, che è l’antitesi di “ heimlich ” (confortevole, tranquillo, da Heim, casa), “ heimisch ” (nativo), quindi familiare, abituale. Quindi, un qualcosa suscita in noi spavento poiché non è noto , non è familiare. Ma affinché questo qualcosa diventi perturbante è necessaria un’incertezza intellettuale. Questa “familiarità” possiamo riscontrarla quando ci facciamo il selfie e vediamo la foto specchiata, proviamo un’inquietante estraneità. Il filosofo confronta i vari significati dal

vocabolario tedesco: “ heimlich ” 🡪 che appartiene alla casa, non straniero, familiare,

domestico. Ma anche 🡪 nascosto, e quindi “ unheimlich ” è qualcosa che è riaffiorato

( Schelling ). Schelling ci dice che “ unheimlichè tutto ciò che sarebbe dovuto rimanere segreto e che, invece, è riaffiorato. “Heimlich” quindi sviluppa il suo significato in senso ambivalente fino a coincidere col suo contrario. Jentsch pone come esempio del perturbante quell’impressione che ci provocano le

figure di cera, pupazzi e automi, ovvero oggetti privi di vita che paiono animati.

Un espediente narrativo consiste nel tenere il lettore in uno stato d’incertezza, senza che egli, però, si focalizzi analizzando la situazione. Il perturbante deve destabilizzare lo spettatore e creare un contrasto tra ciò che sembra esser sicuro e ciò che si rivela inquietante. Freud si sofferma sul racconto “ L’uomo della sabbia ” di Hoffmann, a cui fa riferimento anche Jentsch. Questi, però, si riferisce alla figura della bambola Olympia, che è un automa. Freud invece si concentra sulla figura del mago sabbiolino, la cui paura per Nathaniel si radicò profondamente in lui sin da piccolo. L’esperienza psicoanalitica ci avverte che siamo di fronte a una tremenda angoscia infantile. Freud estrae, dai racconti di Hoffmann, altri elementi che esercitano un effetto perturbante: il “sosia”, la telepatia, un raddoppiamento dell’Io, il perpetuo ritorno dell’uguale.

Secondo Freud , il sosia era originariamente un meccanismo di difesa creato dall'io per

proteggersi dalla morte, una sorta di duplicato che garantiva una forma di immortalità

psicologica. Tuttavia, col tempo, il sosia è diventato un segno di inquietudine e di

angoscia, perché rappresenta la scissione dell'identità e la minaccia alla coerenza

dell'io. Il sosia è, quindi, una figura che mette in crisi il senso di unicità e

stabilità dell'individuo , evocando una sensazione di angoscia. È come se il soggetto vedesse sé stesso dall'esterno, rendendosi conto della propria estraneità, e quindi del proprio possibile annientamento.

Altre fonti del sentimento perturbante : la ripetizione di avvenimenti consimili, il

ritrovarsi per l’ennesima volta nel medesimo luogo, il ripetersi dello stesso numero

nell’arco della giornata, il malocchio ecc. Il fattore della ripetizione involontaria

rende perturbante ciò che di per sé sarebbe innocuo, insinuandoci l’idea della fatalità e dell’ineluttabilità laddove normalmente avremmo parlato soltanto di “ caso ”. Il nostro inconscio avvertirà come elemento perturbante tutto ciò che va a ricordare una coazione a ripetere. Tutti questi casi del perturbante dipendono dal principio dell’“ onnipotenza dei pensieri ”. Lo studio di questi casi ci riconduce all’antica concezione del mondo propria dell’ animismo , caratterizzata dall’attribuzione di poteri magici accuratamente graduati a persone e cose estranee. Noi tutti, nella nostra evoluzione individuale, abbiamo attraversato una fase corrispondente a questo animismo dei primitivi. Due osservazioni :  La teoria psicoanalitica ci dice che ogni affetto connesso con un’emozione viene trasformato in angoscia qualcosa abbia luogo una rimozione. Ne segue che tra le cose angosciose dev’essercene un gruppo ne quale è possibile scorgere che l’elemento angoscioso è qualcosa di rimosso che ritorna.  L’elemento perturbante è un che di familiare alla vita psichica fin dai tempi antichissimi e ad essa estraniatosi soltanto a causa del processo di rimozione. Perturbante è anche ciò che ha rapporto con la morte , cadaveri, il ritorno dei morti, spiriti e spettri. L’esempio più spiccato è la “ casa abitata dagli spettri ”. Il nostro rapporto con la morte è quello che è cambiato di meno con il tempo, anche soprattutto per via delle nostre scarse conoscenze scientifiche su di essa. Spesso ci troviamo esposti a un effetto perturbante quando il confine tra fantasia e realtà si fa sottile, quando un simbolo assume pienamente la funzione e il significato di ciò che è simboleggiato. Il perturbante può verificarsi quando cerchiamo di convalidare antichi convincimenti ormai deposti (dei nostri primitivi antenati). Freud afferma che molte cose che sarebbero perturbanti se accadessero nella vita, non sono perturbanti nella poesia. Questo perché lo psicanalista vuole separare mondo reale e mondo della fantasia. Il secondo, infatti, per ottenere effetti perturbanti, si avvale di elementi che la vita reale non può disporre. In conclusione, l’effetto emotivo è indipendente dalla scelta del materiale nella sfera della finzione letteraria. Le fiabe non devono far paura, e quindi non devono neanche destare sentimenti perturbanti 🡪 questa cosa è compresa da noi , per questo non suscita in noi sentimenti di perturbante.