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Il perturbante. Freud, Appunti di Estetica

Appunti delle lezioni sul perturbante secondo Freud

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 13/08/2024

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elena-cantarello-1 🇮🇹

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Il PERTURBANTE è l’aspetto mostruoso di ciò che ci è familiare, è un’esperienza che tutti
noi proviamo, un’esperienza esistenziale ma anche estetica (l’arte riesce a restituirci i nostri
mostri interiori sotto forma di opera). Nella vita di tutti i giorni siamo costretti a confrontarci
continuamente con questo aspetto mostruoso delle cose familiari che tutto a un tratto non
sono più familiari. Il perturbante si ha nel momento in cui un trauma toglie al familiare il suo
volto consueto e rassicurante. Le cose si svuotano, non ci parlano più, e tutto ciò diventa
angosciante.
Freud. Il perturbante (1919)
1. Si tratta di un articolo che Freud inizia dicendo subito che ci sono due diverse concezioni
e definizioni della parola estetica’: estetica come teoria del bello, ovvero la disciplina
filosofica nata a fine ‘700 che si interroga su cosa sia il bello; estetica come teoria che studia
ciò che siamo in grado di sentire con i nostri sensi, ovvero la scienza del sentire. A questo
proposito l’estetica ha infatti a che fare con la parola greca ‘aestesis’ che significa
‘sensibilità’, i Greci infatti distinguevano i sensi dall’intelletto (Platone distingueva il sensibile
dall’intellegibile).
Freud ci avvisa che lo psicoanalista di solito non si occupa dell’estetica ma a volte ha a che
fare con una sfera di questa, il perturbante, che “appartiene alla sfera dello spaventoso, di
ciò che ingenera angoscia e orrore [...] questo termine non viene sempre usato in un senso
nettamente definibile, tanto che quasi sempre coincide con ciò che è genericamente
angoscioso”. Il prof. sottolinea come tutto il perturbante sia angoscioso ma non tutta
l’angoscia è perturbante. Per Freud esiste dentro di noi il perturbante che appartiene al
campo di ciò che per noi generalmente è angoscioso.
Dato che l’estetica preferisce occuparsi di sentimenti positivi ovvero del bello, del sublime,
ecc. la bibliografia sul perturbante è ancora poca, Freud cita lo psicologo Jentsch che nel
1906 ha scritto un testo sulla psicologia del perturbante dove dice che la difficoltà nello
studio del perturbante deriva dal fatto che questa qualità del sentire è sollecitata in maniera
molto diversa da individuo a individuo e che il perturbante è legato a ciò che che per noi è
nuovo e inconsueto e che la condizione essenziale perché abbia luogo il senso del
perturbante è l’incertezza intellettuale.
Freud non è d’accordo con le affermazioni di Jentsch perché non tutto ciò che è inconsueto
è spaventoso, per Freud “il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è
noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiaree dobbiamo investigare quali sono le
circostanze che fanno che ciò che è consueto e familiare diventi perturbante e
spaventoso. Si tratta di qualcosa che prima ci era familiare e che diventa perturbante, se
mettiamo in opposizione ‘familiare’ e ‘non-familiare’ non capiamo cosa sia il perturbante.
Nel dizionario della lingua tedesca “heimlich’ significa familiare, domestico e fidato, ma
anche nascosto e tenuto celato. Ecco che heimlich, tra le varie sfumature del suo significato,
contiene anche il suo contrario unheimlich, "ciò che è heimlich diventa allora unheimlich”.
Questo ci riporta a una citazione di Schelling che disse che “unheimlich è tutto ciò che
avrebbe dovuto rimanere segreto, nascosto, e che è invece affiorato”.
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Il PERTURBANTE è l’aspetto mostruoso di ciò che ci è familiare, è un’esperienza che tutti

noi proviamo, un’esperienza esistenziale ma anche estetica (l’arte riesce a restituirci i nostri mostri interiori sotto forma di opera). Nella vita di tutti i giorni siamo costretti a confrontarci continuamente con questo aspetto mostruoso delle cose familiari che tutto a un tratto non sono più familiari. Il perturbante si ha nel momento in cui un trauma toglie al familiare il suo volto consueto e rassicurante. Le cose si svuotano, non ci parlano più, e tutto ciò diventa angosciante.

Freud. Il perturbante (1919)

  1. Si tratta di un articolo che Freud inizia dicendo subito che ci sono due diverse concezioni e definizioni della parola ‘ estetica ’: estetica come teoria del bello, ovvero la disciplina filosofica nata a fine ‘700 che si interroga su cosa sia il bello; estetica come teoria che studia ciò che siamo in grado di sentire con i nostri sensi, ovvero la scienza del sentire. A questo proposito l’estetica ha infatti a che fare con la parola greca ‘aestesis’ che significa ‘sensibilità’, i Greci infatti distinguevano i sensi dall’intelletto (Platone distingueva il sensibile dall’intellegibile). Freud ci avvisa che lo psicoanalista di solito non si occupa dell’estetica ma a volte ha a che fare con una sfera di questa, il perturbante, che “appartiene alla sfera dello spaventoso , di ciò che ingenera angoscia e orrore [...] questo termine non viene sempre usato in un senso nettamente definibile, tanto che quasi sempre coincide con ciò che è genericamente angoscioso ”. Il prof. sottolinea come tutto il perturbante sia angoscioso ma non tutta l’angoscia è perturbante. Per Freud esiste dentro di noi il perturbante che appartiene al campo di ciò che per noi generalmente è angoscioso. Dato che l’estetica preferisce occuparsi di sentimenti positivi ovvero del bello, del sublime, ecc. la bibliografia sul perturbante è ancora poca, Freud cita lo psicologo Jentsch che nel 1906 ha scritto un testo sulla psicologia del perturbante dove dice che la difficoltà nello studio del perturbante deriva dal fatto che questa qualità del sentire è sollecitata in maniera molto diversa da individuo a individuo e che il perturbante è legato a ciò che che per noi è nuovo e inconsueto e che la condizione essenziale perché abbia luogo il senso del perturbante è l’ incertezza intellettuale. Freud non è d’accordo con le affermazioni di Jentsch perché non tutto ciò che è inconsueto è spaventoso, per Freud “il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare e dobbiamo investigare quali sono le circostanze che fanno sì che ciò che è consueto e familiare diventi perturbante e spaventoso. Si tratta di qualcosa che prima ci era familiare e che diventa perturbante, se mettiamo in opposizione ‘familiare’ e ‘non-familiare’ non capiamo cosa sia il perturbante. Nel dizionario della lingua tedesca “heimlich’ significa familiare, domestico e fidato, ma anche nascosto e tenuto celato. Ecco che heimlich, tra le varie sfumature del suo significato, contiene anche il suo contrario unheimlich, "ciò che è heimlich diventa allora unheimlich”. Questo ci riporta a una citazione di Schelling che disse che “unheimlich è tutto ciò che avrebbe dovuto rimanere segreto, nascosto, e che è invece affiorato”.
  1. Secondo lo psicologo Jentsch è l’ incertezza intellettuale a favorire il sorgere del perturbante e indica come esempio il dubbio che un essere apparentemente animato sia vivo davvero e il dubbio che un oggetto privo di vita non sia per caso animato, riferendosi in particolare a figure di cera, pupazzi e automi. Jentsch scrive che “uno degli espedienti più sicuri per provocare effetti perturbanti mediante il racconto consiste nel tenere il lettore in uno stato di incertezza sul fatto che una determinata figura sia una persona o un automa”. Freud non è d’accordo con questa affermazione di Jentsch e fa l’esempio del racconto “ Il mago sabbiolino ” di Hoffmann che secondo Freud è l’autore che con i suoi racconti è riuscito più di tutti a produrre effetti perturbanti. In questo racconto il vero effetto perturbante non è dato da Olimpia, ovvero l’automa che Nataniele scambia per reale, ma dalla favola del mago sabbiolino che gli viene raccontata dalla bambinaia e che provoca in Nataniele un trauma infantile che lo ha portato a vivere esperienze perturbanti sia nell’infanzia che nella vita adulta. Ecco che per Freud il senso del perturbante è legato al mago sabbiolino e alla paura di perdere gli occhi, non a un’incertezza intellettuale come la intende Jentsch, che in questo caso riguarderebbe Olimpia. Senza il trauma infantile della paura del mago sabbiolino non avremmo avuto l’effetto perturbante nell’esperienza con Olimpia. Trauma infantile Racconto del mago sabbiolino e paura di perdere gli occhi Associazioni mago sabbiolino/ Coppelius mago sabbiolino/ Coppelius/padre Sensi di colpa per la morte del padre Trauma riemerso Vista di Coppola Trauma concretizzato Vista di Olimpia senza occhi, figura morta Trauma riemerso Vista nuovamente di Coppelius Secondo Freud il perturbante deriva da un trauma infantile che ci porta a ripercorrere anche da adulti le stesse strade, come Nataniele che ignorando tutti i segnali possibili si innamora perdutamente di Olimpia non accorgendosi di non essere ricambiato, per Freud questo è il meccanismo che sta alla base del perturbante. Nel racconto di Hoffmann l’effetto perturbante ruota tutto sulla paura di perdere gli occhi che è anche alla base del trauma infantile di Nataniele. Scrive Freud che “questa apprensione sussiste in molti adulti, i quali non temono alcuna lesione organica quanto quella che può colpire gli occhi”. Per Freud questa paura di perdere gli occhi è in relazione al meccanismo infantile del complesso della castrazione perché “la paura per gli occhi, l’angoscia di perdere la vista, è abbastanza spesso un sostituto della paura dell’evirazione”. Nataniele ha passato tutta la sua vita con questo complesso che gli ha impedito di crescere e sviluppare se stesso, la sua è stata una vita cieca dove il mago sabbiolino compariva ogni volta che si innamorava, prima lo divide dall’amata Clara e dal caro amico Lotario, poi gli porta via Olimpia e infine, quando sembra tornata la serenità con Clara, lo spinge al suicidio. Secondo Freud durante l’infanzia Nataniele ha scisso l’immagine di suo padre in due, da un lato il padre buono cerca di salvargli gli occhi mentre dall’altro Coppelius minaccia di accecarlo (evirarlo). A questa coppia di padri seguono i due padri di Olimpia, ovvero Spallanzani e Coppola → Coppelius aveva svitato braccia e gambe a Nataniele proprio come fosse una bambola, per Freud Olimpia è un complesso di Nataniele, motivo per cui lui è completamente dominato dall’amore dei suoi confronti. *

su di lui. Scrive Freud che “si teme un’intenzione segreta di nuocere e si suppone, basandosi su determinati indizi, che questa intenzione disponga anche della forza per attuarsi”. [il prof dice non c’è cosa al mondo che possa agire su di noi se non siamo noi stessi a permetterglielo, è come Nataniele con il mago sabbiolino perché il potere che Nataniele credeva che il mago sabbiolino avesse su di lui è in realtà il potere che Nataniele stesso gli permetteva di avere su di lui. Se qualcosa ci turba domandiamoci perché ci sta turbando e perché gli permettiamo di farlo, è l’unica domanda seria da porci perché alcuni problemi non sono da risolvere ma da dissolvere e un problema si dissolve quando facciamo sparire l’oggetto problematico. Tutti i “devo” creano in noi una serie di potenze che subiamo, dove c’è un dovere c’è qualcuno, noi, che subisce questo dovere.] Freud parla anche della coazione a ripetere ovvero un meccanismo psicologico tipico dell’infanzia che inconsciamente ci porta a ripercorrere le stesse strade e gli stessi errori. Questo meccanismo ci crea un effetto perturbante quando non capiamo che ciò che accade avviene per un nostro problema inconscio che è proprio la coazione a ripetere. Freud poi affronta il tema fondamentale del RITORNO DI UN RIMOSSO TRAUMATICO : tutti i traumi vengono piano piano rimossi, questo non significa che vengono cancellati ma vengono semplicemente depositati da qualche parte dentro di noi e perciò da un momento all’altro potrebbero tornare a galla. Scrive Freud che “tra le cose angosciose dev’essercene un gruppo nel quale è possibile scorgere che l’elemento angoscioso è qualcosa di rimosso che ritorna”. Il perturbante per Freud, come abbiamo già visto, “non è in realtà niente di nuovo o di estraneo, ma è invece un che di familiare alla vita psichica fin dai tempi antichissimi e ad essa estraniatosi soltanto a causa del processo di rimozione”. Questo ci chiarische anche la definizione di Schelling di perturbante. → il perturbante è il ritorno in superficie di traumi infantili rimossi, il trauma infantile è alla base del perturbante. In Nataniele il trauma del mago sabbiolino si fissa quando la figura del padre si sdoppia, il padre buono diventa una figura che lo condanna e per un bambino non c’è niente di più perturbante dei comportamenti ambigui dei genitori. → nella psicoanalisi il tema del rimosso è fondamentale, noi tendiamo a rimuovere le esperienze traumatiche ma queste non vengono eliminate ma rimangono chiuse in una stanza buia e basta un’associazione o un richiamo (un odore, un profumo, una voce, un volto, ecc.) per riportare il trauma in superficie e quando ciò accade torniamo all’età del trauma. Ecco che per Freud il perturbante è ciò che è stato familiare ma a un certo punto diventa non-familiare, è l’heimlich che si trasforma in unheimlich, l’effetto perturbante che si ha quando qualcosa risveglia un nostro trauma e improvvisamente non ci sentiamo più a casa. [Non c’è un perturbante in sé ma dipende dalla soggettività di ciascuno. Ci sono due momenti strutturali del ritorno del rimosso che provocano turbamento su due livelli diversi: uno è il ritorno del rimosso in quanto tale, ovvero di un trauma, e questo ritorno è traumatico perché ci fa rivivere il trauma passato e agisce sull’emotività: l’altro è il ritorno di una credenza superata ovvero il ritorno di una credenza che avevamo abbandonato in una certa fase della nostra vita e questo ritorno ci fa credere una cosa che avevamo smesso di credere e agisce sull’intelletto.]

[Il trauma è legato all’ angoscia e da un punto di vista psicoanalitico sperimentare l’angoscia significa sperimentare l’impossibilità di una separazione. Proviamo angoscia quando ci sentiamo incatenati a una cosa che non riusciamo a sciogliere, se l’angoscia viene superata ci lasciamo alle spalle ciò che per noi era troppo, è la perdita di una parte di noi legata all’altro.

  • Olimpia è la copia perfetta di Nataniele, quando siamo dentro una relazione angosciosa perché c’è un di troppo (Nataniele ad esempio non si è mai liberato dalla figura della madre), costruiamo un Io ideale di noi che vive la vita che vorremmo vivere noi ma che non siamo in grado di vivere. Il prof dice che quando non siamo soddisfatti della nostra vita tendiamo a sviluppare una forte fantasia che ci porta a vivere una vita non nostra, viviamo nell’immaginazione di un Io ideale che vive al posto nostro la vita che vorremmo vivere. Ma chi ci impedisce di vivere noi stessi quella vita? una figura che castra la nostra libertà. Dice Freud che ogni sosia, ogni doppio, è come se fosse uno sdoppiamento dell’Io in un Io ideale, questo Io ideale è un meccanismo di fuga che ci rivela esattamente ciò che vorremmo essere e non siamo in grado di essere. Rivela anche qualcosa di noi che stiamo nascondendo al nostro presente, qualcosa di cui siamo ciechi. Il perturbante ci dice che qualcosa della nostra angoscia deve essere liberato dall’eccesso.] [Nataniele non è libero di vivere la sua vita per ciò che sente di essere, nemmeno all’università fuori dal suo ambiente familiare e opprimente è riuscito a liberarsi dei suoi traumi e della sua angoscia, per questo si inventa un doppio perfetto, Olimpia, e quando lei va in pezzi va in pezzi anche lui. Il prof dice che l’insoddisfazione è la spinta al desiderio, siamo essere ‘erotici’ nel senso di esseri desideranti proprio perché siamo sempre essere mancanti. Il perturbante è una spia interessante per capire ciò che siamo e ciò che vorremmo essere e non siamo, ci parla anche di ciò che la società pretende che noi siamo e che a volte non vogliamo essere.] [Dice il prof., siamo abbastanza sicuri di noi stessi da poter sopportare ad esempio la sua duplicità in un esame in cui decide di bocciarci comunque? oppure dietro c’è un’insicurezza, la voglia di approvazione, l’ansia da prestazione, ecc.? Il perturbante non può mai essere l’oggetto, in questo caso il professore, ma come noi ci presentiamo davanti a lui. Siamo in balia di noi stessi.]

In quest’ultima parte dell’articolo Freud parla del fatto che il perturbante nel mondo della finzione letteraria va considerato a parte. Scrive che “molte cose che sarebbero perturbanti se accadessero nella vita non sono perturbanti nel regno della finzione letteraria” perché sorvoliamo sulle cose che potrebbero avere effetti perturbanti se ci accadessero davvero.