Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Freud - La 2ª topica, Appunti di Filosofia

Ripasso + sviluppo della 2ª topica di Freud

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 25/02/2021

federicalodi3101
federicalodi3101 🇮🇹

4.5

(6)

11 documenti

1 / 4

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
LA SECONDA TOPICA
(Per seconda topica si intende la seconda descrizione che Freud dà della parola psiche, riformulando
e riprendendo le concezioni che ha sviluppato nella prima topica, arricchendole attraverso la
riflessione che ha compiuto sulla sviluppo sessuale psico-affettivo del bambino).
Ripasso: Freud individua nella libido l’energia sessuale che innerva la psiche. La libido è un’energia,
quindi non ha una propria forma, ma nel corso dello sviluppo sessuale del bambino dà una forma al
carattere e alla personalità che prendono la propria costituzione tra zero e sei anni: si originano in un
certo modo e saranno le caratteristiche e la personalità che l’individuo avrà anche da adulto.
I passaggi evolutivi dello sviluppo sessuale saranno rilevanti per determinare le modalità del carattere
e la forma della personalità dell’adulto. Le fissazioni, le frustrazioni e i piccoli o grandi traumi, che
saranno occorsi durante la fase dello sviluppo infantile, resteranno sopiti durante il periodo pre
puberale (tra i 6 e i 12 anni), ma riemergeranno in una maniera più matura attorno alla fase puberale,
che è una fase importante, perché è una fase nella quale quelle potenzialità sessuali che erano già
presenti nel bambino solo a livello immaginario e di fantasia, perché non potevano essere realmente
praticate in quanto non vi era lo sviluppo fisico del corpo, (ora, nella fase dell’adolescenza queste
fantasie) si risvegliano e determinano il comportamento, anche quello sessuale in senso stretto che a
questo punto non è più vissuto dal soggetto a livello fantasmatico, ma può essere praticato e vissuto
in maniera diretta e concreta, poiché il fisico è maturo per la pratica sessuale. Dunque, tutto questo
complesso di emozioni, affetti e rimossi che si è formato durante l’infanzia, torna a farsi sentire
prepotentemente in maniera indiretta, ovvero l’inconscio torna a premere sulla coscienza per essere
riconosciuto ed espresso: il comportamento adulto è un compromesso in qualche modo tra la
coscienza che è l’io, che cerca di mantenere la propria saldezza e stabilità, e le pulsioni
dell’inconscio che emergono in comportamenti quotidiani.
Nello sviluppo sessuale Freud ha individuato tre fasi: orale, anale e fallica, ovvero genitale se si tiene
in considerazione maschi e femmine.
A queste tre fasi corrisponde lo sviluppo di un aspetto della personalità. La prima fase è caratterizzata
dalla presenza dell’inconscio, nella seconda vi è una prima presa di consapevolezza da parte del
bambino della propria individualità e distinzione rispetto al mondo, dunque, comincia a svilupparsi
un primo embrione di coscienza, mentre nella terza fase vi è l’interiorizzazione delle regole di
comportamento, quindi si ha lo sviluppo di una sorta di coscienza morale.
A partire da questa distinzione in tre momenti che costituiscono la personalità in formazione del
bambino, Freud concepisce e descrive la psiche nella sua seconda topica. La seconda topica è
costituita da tre parti. Freud propone una famosa immagine come esempio, per rendere intuitiva la
costituzione tripartita della psiche e per rendere comprensibili i rapporti che intercorrono tra le varie
parti della psiche. Questa è l’immagine dell’iceberg, ossia una grande struttura di ghiaccio
galleggiante caratterizzata da un fatto rilevante per il significato che ne vuole trarre Freud. L’iceberg
ha una parte emersa che sta al di sopra del pelo dell’acqua e che può essere più o meno grande, ma
questa parte emersa nasconde ed è sorretta da una parte sommersa che è molto più grande di quella
emersa, quindi l’iceberg è una struttura nella quale la parte emersa visibile alla luce del sole è in
realtà basata su un'enorme massa che invece è invisibile.
Freud ricava da questa immagine la struttura della psiche. La psiche è costituita da tre parti: la parte
sommersa, che Freud chiama “es” (pronome neutro), corrisponde alla parte nascosta del nostro
iceberg; al di sopra vi è la parte visibile ed emersa della psiche, chiamata “io”: è la parte cosciente
della psiche. La terza parte aggiunta a queste due che in realtà nella metafora dell’iceberg non è
facilmente individuabile, è chiamata “super io” ed è una sorta di istanza superiore all’io che osserva
l’io.
La parte più importante della psiche è l’ “es”, termine che Freud utilizza sostituendolo al termine
precedente di “inconscio”. L’ “es” è la sede dell’inconscio e in essa oltre ad esserci i ricordi rimossi,
vi è anche un insieme ribollente di pulsioni, la cui fonte energetica è la libido, ossia l’energia
sessuale. L’ “es” è questo calderone di pulsioni che premono sulla coscienza per essere riconosciute.
L’ “es” è regolato da un unico principio che Freud chiamerà “il principio di piacere“, ovvero ciò a cui
tende l’ “es” sono la soddisfazione e il godimento. Poiché l’es è un insieme di forze in tensione, ciò a
cui tende è sciogliere le tensioni, dunque arrivare alla liberazione delle energie contenute nell’es e
questa liberazione delle energie produce il godimento. L’ “es” è la parte più grande e prevalente della
pf3
pf4

Anteprima parziale del testo

Scarica Freud - La 2ª topica e più Appunti in PDF di Filosofia solo su Docsity!

LA SECONDA TOPICA

(Per seconda topica si intende la seconda descrizione che Freud dà della parola psiche, riformulando e riprendendo le concezioni che ha sviluppato nella prima topica, arricchendole attraverso la riflessione che ha compiuto sulla sviluppo sessuale psico-affettivo del bambino). Ripasso: Freud individua nella libido l’energia sessuale che innerva la psiche. La libido è un’energia, quindi non ha una propria forma, ma nel corso dello sviluppo sessuale del bambino dà una forma al carattere e alla personalità che prendono la propria costituzione tra zero e sei anni: si originano in un certo modo e saranno le caratteristiche e la personalità che l’individuo avrà anche da adulto. I passaggi evolutivi dello sviluppo sessuale saranno rilevanti per determinare le modalità del carattere e la forma della personalità dell’adulto. Le fissazioni, le frustrazioni e i piccoli o grandi traumi, che saranno occorsi durante la fase dello sviluppo infantile, resteranno sopiti durante il periodo pre puberale (tra i 6 e i 12 anni), ma riemergeranno in una maniera più matura attorno alla fase puberale, che è una fase importante, perché è una fase nella quale quelle potenzialità sessuali che erano già presenti nel bambino solo a livello immaginario e di fantasia, perché non potevano essere realmente praticate in quanto non vi era lo sviluppo fisico del corpo, (ora, nella fase dell’adolescenza queste fantasie) si risvegliano e determinano il comportamento, anche quello sessuale in senso stretto che a questo punto non è più vissuto dal soggetto a livello fantasmatico, ma può essere praticato e vissuto in maniera diretta e concreta, poiché il fisico è maturo per la pratica sessuale. Dunque, tutto questo complesso di emozioni, affetti e rimossi che si è formato durante l’infanzia, torna a farsi sentire prepotentemente in maniera indiretta, ovvero l’inconscio torna a premere sulla coscienza per essere riconosciuto ed espresso: il comportamento adulto è un compromesso in qualche modo tra la coscienza che è l’io, che cerca di mantenere la propria saldezza e stabilità, e le pulsioni dell’inconscio che emergono in comportamenti quotidiani. Nello sviluppo sessuale Freud ha individuato tre fasi: orale, anale e fallica, ovvero genitale se si tiene in considerazione maschi e femmine. A queste tre fasi corrisponde lo sviluppo di un aspetto della personalità. La prima fase è caratterizzata dalla presenza dell’inconscio, nella seconda vi è una prima presa di consapevolezza da parte del bambino della propria individualità e distinzione rispetto al mondo, dunque, comincia a svilupparsi un primo embrione di coscienza, mentre nella terza fase vi è l’interiorizzazione delle regole di comportamento, quindi si ha lo sviluppo di una sorta di coscienza morale. A partire da questa distinzione in tre momenti che costituiscono la personalità in formazione del bambino, Freud concepisce e descrive la psiche nella sua seconda topica. La seconda topica è costituita da tre parti. Freud propone una famosa immagine come esempio, per rendere intuitiva la costituzione tripartita della psiche e per rendere comprensibili i rapporti che intercorrono tra le varie parti della psiche. Questa è l’immagine dell’iceberg, ossia una grande struttura di ghiaccio galleggiante caratterizzata da un fatto rilevante per il significato che ne vuole trarre Freud. L’iceberg ha una parte emersa che sta al di sopra del pelo dell’acqua e che può essere più o meno grande, ma questa parte emersa nasconde ed è sorretta da una parte sommersa che è molto più grande di quella emersa, quindi l’iceberg è una struttura nella quale la parte emersa visibile alla luce del sole è in realtà basata su un'enorme massa che invece è invisibile. Freud ricava da questa immagine la struttura della psiche. La psiche è costituita da tre parti: la parte sommersa, che Freud chiama “es” (pronome neutro), corrisponde alla parte nascosta del nostro iceberg; al di sopra vi è la parte visibile ed emersa della psiche, chiamata “io”: è la parte cosciente della psiche. La terza parte aggiunta a queste due che in realtà nella metafora dell’iceberg non è facilmente individuabile, è chiamata “super io” ed è una sorta di istanza superiore all’io che osserva l’io. La parte più importante della psiche è l’ “es”, termine che Freud utilizza sostituendolo al termine precedente di “inconscio”. L’ “es” è la sede dell’inconscio e in essa oltre ad esserci i ricordi rimossi, vi è anche un insieme ribollente di pulsioni, la cui fonte energetica è la libido, ossia l’energia sessuale. L’ “es” è questo calderone di pulsioni che premono sulla coscienza per essere riconosciute. L’ “es” è regolato da un unico principio che Freud chiamerà “il principio di piacere“, ovvero ciò a cui tende l’ “es” sono la soddisfazione e il godimento. Poiché l’es è un insieme di forze in tensione, ciò a cui tende è sciogliere le tensioni, dunque arrivare alla liberazione delle energie contenute nell’es e questa liberazione delle energie produce il godimento. L’ “es” è la parte più grande e prevalente della

psiche ed è una parte inaccessibile al soggetto, ovvero è una parte inconscia che non può essere conosciuta dalla coscienza, ma che costituisce comunque la base per la coscienza stessa, la base di quella dimensione della personalità che chiamiamo io nella quale normalmente ci si riconosce. Questo fa comprendere che Freud relativizza moltissimo il ruolo dell’io: è un fenomeno derivato e marginale della personalità, perché il vero centro della psiche è l’es, ovvero il sistema delle pulsioni. Questo sistema di pulsioni ha un insieme di caratteristiche che in un certo senso rimandano alle caratteristiche che già Schopenhauer aveva descritto per la volontà di vivere. L’es è senza causa, senza scopo e ha una propria logica e un proprio linguaggio di espressione che non è quello lineare della coscienza, poiché è il linguaggio del simbolo, della metafora, dell’immagine, della condensazione, della proiezione: è un linguaggio indiretto che già Freud aveva individuato a partire dai suoi discorsi sulla sogno. Inoltre l’es è una realtà atemporale, poiché ciò che è presente nell’es non corrisponde alla temporalità ed è sempre tutto allo stesso tempo: il presente. Ciò significa che il rimosso che proviene dall’infanzia, le frustrazioni della vita adulta, le pulsioni di questo istante sono in realtà tutte presenti in ogni manifestazione dell’es, tutte nello stesso momento (nel modo in cui Freud concepisce l’es, si ritrovano molte delle caratteristiche che Schopenhauer aveva descritto nella volontà di vivere). L’es in quanto ribollire di pulsioni è anche amorale, ovvero in esso le pulsioni non rispondono a nessun principio morale, a nessuna legge sociale. Esso produce, mediante lo sfogo delle proprie pulsioni e con la pressione che fa sulla coscienza, fantasie di qualunque tipo che non sono riconducibili a nessuna principio morale: l’es ha come unico scopo il godimento e come unica energia la libido, ovvero il desiderio. Nell’es troviamo anche pulsioni aggressive, pulsioni di morte e anche queste pulsioni sadiche, masochiste sono anche esse legate ad aspetti di godimento. Proprio perché l’es è questa forza energetica grandissima e amorale che rischia di travolgere l’io, è chiaro che ciò che sta in esso non può essere espresso direttamente nella vita reale, però può essere vissuto a livello fantasmatico, poiché l’uscita disordinata delle pulsioni dell’es verso la coscienza provocherebbe da una parte il crollo psichico e dall’altra dei comportamenti che renderebbero impossibile la vita sociale, per questo motivo l’es pur essendo all’origine del comportamento cosciente deve essere tenuto a bada. Freud nella prima topica aveva inserito tra coscienza e inconscio il meccanismo della censura, concepito ancora una volta nella seconda topica, però viene resa più complessa questa riflessione con l’introduzione di un secondo principio. Il principio di riferimento dell’es è il principio di piacere, ora in contrasto con il principio di realtà. Il principio di realtà significa che le fantasie dell’inconscio non possono diventare immediatamente delle realtà vissute, perché la realtà resiste rispetto ad esse e all’egoismo, al narcisismo dell’es. La realtà risponde in quanto realtà e quindi fa resistenza rispetto al desiderio di godimento. Il principio di realtà è un principio che genera in noi frustrazione. Frustrazione significa negazione del desiderio ed è un meccanismo fondamentale per l’equilibrio psichico: riuscire a gestire la dinamica tra godimento e frustrazione è fondamentale per l’equilibrio psichico. Più semplicemente il principio di realtà si riferisce al fatto che nelle fantasie e nei sogni io posso immaginare di volare, ma se ci si butta dalla finestra, facendo sopravanzare le fantasie alla realtà, il risultato che si ottiene è lo sfracellamento. La realtà si oppone all’immediata soddisfazione delle fantasie: queste ultime non corrispondono alla realtà di ciò che siamo, ma solo alla realtà di ciò che noi desideriamo. (Io posso immaginarmi di essere un grande genio della matematica, ma poi quando mi trovo davanti al problema di matematica, il principio di realtà mi dice che io sono limitato e che quelle cose non le capisco). La realtà produce in me la frustrazione, dunque, io come soggetto devo sapere controllare e gestire questa dinamica tra le mie aspettative, il mio desiderio e la realtà. Possono scattare vari meccanismi, ad esempio la negazione del problema oppure può esserci una reazione più matura che porta a prendere atto della limite personale e se questo desiderio reale a forte mettere in opera i passaggi concreti e necessari per cercare di superarlo (esempio: studiare di più). Come avviene questa mediazione tra le fantasie dell’inconscio e la realtà? È proprio qui che interviene la seconda istanza della psiche, la punta dell’iceberg. Freud dice che tra le nostre posizioni e la realtà esterna vi è una parte fondamentale della psiche che chiamiamo io. L’io è la parte cosciente della personalità che da una parte cerca di controllare e di tenere a bada l’es, mentre dall’altra cerca di relazionarsi con il mondo esterno (fuori dalla psiche). Quindi, la razionalità, l’io e la coscienza così come la concepisce Freud perde molta della sua importanza rispetto a come la tradizione filosofica occidentale l’aveva concepita. L’io non è il centro della personalità, poiché è

dell’es, ma anche cercando di trovare i modi per sfogare almeno parzialmente queste pulsioni e i modi lo sappiamo sono quelli che Freud e ci ha già descritto e che vanno dal sogno al comportamento quotidiano alla pratica artistica all’immaginario religioso:, dall’altra però l’io si trova anche a dover mediare tra ciò che io sono realmente, la mia concreta reale esistenza con le sue qualità e i suoi limiti, e ciò che io dovrei essere, ciò che viene imposto dalla super io. L’io si costituisce come una mediazione tra due tiranni molto potenti, due parti della psiche molto forti: L’es e il super io. In questa mediazione l’io può trovarsi in difficoltà e può non riuscire a trovare il giusto equilibrio psichico tra tutte queste stanze, tra il desiderio e il dovere e quindi subire il tracollo psichico, essere sopraffatto dall’es o dal super io, a cadere nello squilibrio psichico e questo squilibrio è ciò che normalmente chiamiamo patologia psichica. Freud non distingue in maniera netta salute psichica e malattia psichica, in realtà dobbiamo immaginarci una continuo insieme di sfumature che vanno da un polo all’altro, per cui ciascuno di noi in realtà vive in una condizione di nevrosi più o meno tenuta sotto controllo, mantenuta all’interno di un equilibrio psichico, ma sempre molto fragile, precario, che può scivolare verso la vera e propria nevrosi, vera e propria patologia. Questa complessità, questa dinamica della psiche che Freud ha descritto e questo complesso rapporto che la psiche ha con le sue nevrosi è senza dubbio l’aspetto che ha maggiormente affascinato gli scrittori, gli artisti e che ritroviamo ad esempio in certi autori come Svevo nella Coscienza di Zeno. Zeno Cosini, senza dubbio, è un nevrotico normale, ovvero è una persona qualunque che però vive una serie di situazioni molto comuni che possiamo ritrovare nella nostra vita quotidiana e che però hanno aspetti nevrotici, quindi una serie di atti mancati, una serie di deviazioni del desiderio, una serie di tensioni psichiche tra ciò che dovrebbe essere e ciò che vorrebbe essere e così via. Dunque in questo senso Freud ha avuto grandissima fortuna e rilievo nella cultura contemporanea.