Scarica Generico letteratura greca e più Appunti in PDF di Letteratura Greca solo su Docsity!
MONDO GRECO
La letteratura greca va dal IV secolo a.C. Al 529 d.C. Durante questo periodo si distinguono quattro età: Arcaica: dai poemi omerici alle guerre persiane, quindi fino al VI secolo A.C. Classica fino al IV secolo, caratterizzata dall'egemonia di Atene. Ellenistica fino al 31 a.C., dalla morte di Alessandro Magno alla battaglia di Azio dove Ottaviano sconfisse Antonio e conquista l'Egitto. Imperiale fino al 529 d.C. Dove la Grecia divenne parte dell'impero romano. Di questo grande patrimonio è rimasto ben poco a causa di una forte selezione dovuta al variare delle esigenze e dei gusti culturali. In base alla destinazione d'uso i greci si servirono di diversi supporti della scrittura: per i testi ufficiali usarono la pietra, il legno mentre per scritti privati tessuti, cera, terracotta. Dopo la conquista dell’Egitto per opera di Alessandro Magno nel 332 a.C. Sottratto ai Persiani, si diffuse il papiro che rimaneva scarso perché cresceva solo in Egitto e le tecniche di lavorazione erano difficili. Veniva ricavato dal fusto della pianta, una canna che cresceva spontaneamente sul Nilo. Una volta tagliata veniva lasciato essiccare al sole e il materiale ottenuto veniva tagliato, avvolto intorno ad un bastoncino e su di questo veniva scritto con una canna appuntita. Nel I secolo si diffuse la pergamena, ricavata dalla pelle delle pecore. I fogli iniziarono ad essere cuciti e protetti da una copertina di legno per formare il codex. Intorno all’XI secolo d.C., per mezzo degli arabi arriva in Occidente la carta che venne inventata in Cina del II secolo. L'utilizzo della carta divenne esclusivo nel 1455 quando Gutenberg inventa la stampa a caratteri mobili. La vita di un testo presuppone composizione, pubblicazione e trasmissione. A differenza dei testi letterari moderni, i cui tre momenti sono dedicati alla scrittura, inizialmente in Grecia le opere antiche furono composte e diffuse e tramandate in forma orale e destinate ad una recezione aurale, ovvero per essere ascoltate e non lette. Soltanto a partire dall’ VIII secolo le composizioni furono affidate alla scrittura e questo iniziava il presupporre l'esistenza di un destinatario. Delle opere abbiamo soltanto una tradizione diretta, testimonianze tramandate di copia in copia più o meno fedeli all'originale e una tradizione indiretta intesa come citazioni più o meno letterali contenute nel testo di un altro autore o notizie relative ad un testo a un autore, riportata all'interno di un'altra opera. Una grande importanza per la trasmissione dei testi ebbero i dotti Alessandrini che dal III secolo a.C. Raccolsero nella biblioteca di Alessandria tutte le opere letterarie greche che vennero corrette e pubblicate in edizioni commentate. L’origine degli Elleni: a partire dal 1900 a.C. Genti di stirpe indoeuropea si stanziarono nella penisola balcanica soppiantando le popolazioni indigene. Questa invasione diede vita alla civiltà micenea che scomparve nel dodicesimo secolo per cause ignote. Prima dell'ottavo secolo in Grecia c'erano gli achei, gli argivi, i Danai. Dopo un periodo di quattro secoli, noto come medioevo ellenico (secoli bui di cui non abbiamo fonti), riemerse la civiltà greca che viene definita come ellenica con le tre stirpi greche: dori, eoli e ioni. Probabilmente a seguito della venuta meno della civiltà micenea si accelerarono una serie di migrazioni in seguito alle quali si delinearono queste tre stirpi.
- I dori si insediarono nel Peloponneso, gli ioni in asia minore e Atene, gli eoli in Tessaglia, Beozia e lesbo. La città:
- Micenea: i centri urbani erano costruiti su alture fortificate da mura ciclopiche all'interno del quale c'era la società micenea fortemente gerarchizzata è organizzata intorno al palazzo del sovrano. Il re era detto vanax ed era un capo politico e religioso, affiancato dal Lawagetas che svolgeva una funzione militare. C’erano poi i telestai che erano i proprietari di terre in cambio di prestazioni militari. Seguivano i basileus, capi
dell'esercito che si riunivano nella gerusia, il consiglio degli anziani. Intorno al 1200 la civiltà micenea crolla.
- Greca: nascono le città-stato a capo delle quali c'era il basileus, che deteneva il comando del militare. Iniziano ad emergere i nobili che si riunivano in gruppi parenterali da cui nascono le tribù. Età arcaica : Intorno all'ottavo secolo ci fu una ripresa economica che portò all'aumento dei proprietari terrieri. Grazie alle ricchezze accumulate questi ultimi potettero acquistare un'armatura completa detta panoplia. La ripresa economica riattiva anche i contatti commerciali con il vicino Oriente, nasce la scrittura e di conseguenza la polis. Nonostante la frammentazione politica i greci furono sempre coscienti della loro identità nazionale garantita dalla cultura e dalla religione. Avevano infatti un Pantheon Comune di 12 divinità e condividevano santuari e feste. Addirittura a partire dall'ottavo secolo ebbe inizio la colonizzazione a capo dell’ecista che si dirige nel Mediterraneo, nord Africa e sulle sponde del Mar Nero. Omero: - Già gli antichi avevano riguardo la sua figura notizie scarsa e leggendarie in quanto ciò che è pervenuto sono solo ricostruzioni romanzate e poco attendibili. È probabile che visse intorno all'850 a.C. - In merito alla sua figura è nata una vera e propria questione omerica riassumibile in alcune domande come: e mai esistito, l'iliade e l'odissea sono scritte da lui, quando e come sono state tramandate. - Si elaborarono ben presto due opposte interpretazioni sulla genesi dell'epos omerico: i separatisti egli unitari che attribuivano i primi i due poemi a due poeti diversi, viceversa i secondi. - A partire dagli anni 30 millman Perry divenne il maggiore studioso di Omero. Scrisse una tesi su di lui riguardo la formularità intesa come la ricorrenza di espressioni e sintagmi stereotipati utilizzati a proposito di un personaggio. Stabilì che i poemi omerici derivassero da composizioni orali e che queste ripetizioni facilitavano la memoria da parte degli aedi e rendevano più fruibile il testo da parte del pubblico. - Gli aedi sono i trasmettitori dell'ideologia della classe dominante e riveste incarichi importanti all'interno del palazzo. Si può esibire da solo a Corte o in un simposio con l'accompagnamento di un coro o di giovani danzatori. Viene accolto con grande rispetto e ammirazione tanto da essere definito cantore divino - I rapsodi vengono definiti diversamente perché probabilmente sono sorti in un'epoca in cui già esisteva la scrittura e il loro lavoro non era quello di improvvisazione ma di ripetizione. - È importante che questi poemi omerici sono descrittivi per gli atteggiamenti giusti da avere in battaglia: non vengono espressi i concetti generali come la vergogna ma i significati delle azioni si ricavano dalle azioni stesse. Il verbo vergogna è detto aideomai: indica il temere, il dover rispettare qualcuno , in questo caso le divinità per ottenere la gloria, la timè. La fama detta kleos si ottiene essenzialmente in battaglia: combattere valorosamente senza scappare dal campo di battaglia. Anche perdere le armi costituisce un'eclissi della dimensione eroica e spogliare il nemico al contrario è un gesto valoroso. Espressioni formulari: le performance dei cantori epici erano favorite dall'uso di epiteti ed espressioni formulari: sono un gruppo di parole impiegate per esprimere una precisa caratteristica di una divinità o di un eroe. Un altro esempio di modulo standard sono le similitudini che paragonano l'uomo alla natura o al mondo animale. Enciclopedia tribale: insieme di sapere relativo ai valori della propria etnia. Sono una sorta di repertorio che descriveva e prescriveva i comportamenti opportuni nelle varie occasioni della vita individuale e collettiva.
Esiodo : è il primo autore della letteratura greca che abbia connotati storicamente identificabili. Le notizie che abbiamo ci derivano da lui stesso.
- Visse intorno all'850 in Beozia
- Racconta di una conversione poetica attribuita a un'epifania delle Muse a seguito del quale divenne un rapsodo
- Di lui abbiamo tre opere: la teogonia, opere e giorni e lo scudo di Eracle, per le quali anche in questo caso è nata una questione esiodea. Teogonia È un poema cosmogonico che parla dell'origine del mondo e degli dèi a partire dal caos primordiale. Nel proemio si ha un inno alle muse durante il quale l'autore ricorda la sua investitura ricevuta sul monte elicona. Probabilmente il testo fa riferimento a una tradizione cosmogonica orale già esistente o a fonti prese dal medio oriente che conobbe grazie a suo padre. La teogonia testimonia il tentativo di organizzare in una visione organica unitaria le tradizioni sulle varie divinità e sull'origine del mondo. Finalità del poema e l'esaltazione di Zeus, padrone dell'ordine che pone fine alle lotte fra divinità. Lo ricorda in quanto esso è anche padre delle muse che lo investirono. Al suo interno sono ricordati anche dei miti. Le opere e giorni (VIII) Sono un poema didascalico, che si propone di impartire delle nozioni su un argomento. All'interno dopo aver esaurito l'episodio autobiografico in cui racconta la lite con il fratello per l'eredità paterna, Esiodo entra nell'argomento centrale: la necessità del lavoro che viene fatto risalire al peccato originale di prometeo che aveva rubato il fuoco agli dèi a seguito del cuore nacque pandora, la prima donna, ragazza eccezionale sia per la bellezza fisica sia per l'ingegno. Segue il mito delle 5 età, oro, argento, bronzo, eroi e ferro e viene presentato un percorso inverso a quello narrato nella teogonia: qui gli uomini passano da un'iniziale stadio di beatitudine all'età del ferro, periodo in cui vive il poeta. Le 5 età si succedono cronologicamente con una decadenza progressiva. Garante dell'ordine è sempre Zeus. Segue l'esaltazione del lavoro che viene considerato in modo positivo perché può garantire prosperità e ricchezza nonostante le fatiche e gli stenti. Viene ostentato il lavoro agricolo perché il poeta deplora il commercio marittimo, fonde di disgrazia e lutto. Sia un elenco delle opere campestri che il bravo lavoratore deve compiere durante l'anno e segue la tradizione del popolo contadino circa le regole economiche, le coltivazioni nelle varie stagioni, una meteorologia con norme per la giusta successione dei modi di vestire e regole di navigazione. Forte è la componente misogina: il matrimonio è considerato come una triste necessità, a causa della procreazione dei figli. Poesia lirica : la poesia lirica si afferma tra il settimo e il quinto secolo a.C. In origine la poesia cantata con l'accompagnamento musicale era detta melos, e si distingueva dall'epica che era recitata. Il termine lirica venne utilizzato dai grammatici Alessandrini per indicare la poesia cantata con il suono della lira o di altri strumenti a corda. Restavano esclusi elegia e giambo, solo recitati. Questi ultimi erano eseguiti nel simposio o tiaso, istituzione femminile dedicata al culto di afrodite è destinata all'educazione matrimoniale delle ragazze di elevata estrazione sociale. Tutte le esecuzioni erano aurali, testi scritti destinati a una recitazione pubblica e questo condizionava la natura del prodotto: capitava a volte che i testi venivano modificati in base all'occasione in cui questi venivano recitati. Un tratto peculiare della poesia lirica e l'utilizzo della persona loquens: la tendenza a rappresentare un personaggio che narra la vicenda in
prima persona. Spesso questo artificio veniva utilizzato per esprimere la propria opinione , in questo caso del poeta, senza provocare risentimento. Elegia È un genere letterario caratterizzato dall'uso del distico elegiaco, un esametro e un pentametro. L'elegia esprimeva una varietà di temi: militari, esistenziali, politici, gnomici. Giamb o È un genere letterario che riprende il metro, una breve una lunga. La più antica testimonianza e la Coppa di nestore che risale al 700 a.C. Questo genere letterario è così chiamato probabilmente perché derivava da Iambo, figlio di Ares o dal verbo iapto, scagliare. Alcuni attribuiscono questo genere letterario al culto di Dioniso e Demetra. Tutto rimanda al contenuto aggressivo del genere letterario. Molte volte, infatti, si trattava di un'identificazione ironica e fittizia destinata a provocare la reazione del pubblico anche se inizialmente trattava gli stessi temi dell'elegia. Lirica monodica: si chiamava così la lirica eseguita a solo con l'accompagnamento della cetra. Rispetto ai precedenti generi letterari presenta una maggiore varietà di metri articolata in breve strofe. Lirica corale: la lirica corale si sviluppò nel Peloponneso soprattutto a differenza della monodica che si adeguava al dialetto locale del poeta. La poesia era caratterizzata anche da una performance più complessa dove il poeta era anche autore, musicista, istruttore del coro e corrego. I cori erano composti da individui dello stesso sesso e della stessa età ed erano chiamati coreuti. Inizialmente nascono delle scuole ma durante il secolo ci si riuniva nelle dimore di coloro che detenevano il potere politico che cominciarono a vincolare gli autori: ritenevano che dovesse essere necessario aderire a un sistema di valore aristocratico, celebrare la personalità del destinatario, nascono i professionisti. Si abbandonava il biasimo per utilizzare l'elogio del patrono o committente. I generi della lirica corale:
- Inno: canto per gli dèi
- Nomos: poesia religiosa
- Ditirambo: inno a Dioniso accompagnato da una danza scomposta
- Peana: inno d'apollo e si contrapponeva al precedente per la natura calma e solenne. Era cantato con valore propiziatorio in occasione di calamità o disgrazie
- Trenos: lamento funebre
- Epinicio: canto per una vittoria riportata in una gara. Nasce con le Olimpiadi nel 776.
- Scolio: era eseguito nel simposio a cui seguivano omaggi erotici e Lodi hai convitati illustri
- Imeneo: accompagnava la sposa nella casa dello sposo la notte delle nozze Saffo : Nacque intorno al 630 e della sua produzione rimangono circa 200 frammenti. Tra le sue opere più importanti ricordiamo il tiaso, La cui funzione era educativa. Oggi si ritiene un'associazione femminile finalizzata all'educazione delle giovani donne alla vita adulta e al matrimonio al cui interno si celebrava il culto di afrodite. Il percorso miravo alla trasmissione di valori della civiltà aristocratica come l'eros, grazia, canto, eleganza. Molta attenzione era rivolta al culto della bellezza. Il tema delle sue poesie e l'eros tratteggiato nelle sue sfumature e nelle diverse fasi: desiderio, rimpianto, passione, gelosia. Per saffo l'esperienza amorosa e totalizzante al punto di procurare tormento e ansia vissuto in termini fisici come il cuore che sobbalza, la lingua che si immobilizza. Strettamente collegato all'argomento erotico e quello religioso in quanto nei frammenti compaiono preghiere alle divinità. Talvolta l'invocazione degli dèi si Lega al tema della natura e le immagini naturalistiche vengono utilizzate come termine di paragone per esaltare la bellezza della ragazza. Saffo è capace di descrivere l'amore anche con leggerezza, negli epitalami, nei quali compaiono le lodi degli sposi, le allusioni alle consumazioni del matrimonio, gli auguri di felicità.
quello democratico con a capo Cleone che voleva continuare la guerra mentre quello aristocratico con a capo Nicia voleva la pace. Dopo la battaglia di sfacteria nel 425 Atene e Sparta firmano la pace di Nicia dove sparto ottiene l'egemonia sul Peloponneso. Ma ben presto la battaglia riprende quando compare in scena Alcibiade, accusato prima della partenza verso la Sicilia della mutilazione delle erme per cui rischiava la condanna a morte. Scappa e tradisce Atene per allearsi con Sparta. Atene venne massacrata e perse soldati e navi. A partire dal 411 cadde la democrazia e il potere ateniese passa nelle mani di 400 cittadini che sciolsero la boule e diedero vita a un regime oligarchico. Nel 400 il governo democratico raccolse Alcibiade che venne eletto stratega e venne ripristinata la democrazia. Continua la guerra e nel 406 dopo una vittoria navale presso le isole arginuse gli ateniesi vengono sbaragliati ad egospotami nel 404: per Atene dovette abbattere le mura eccedere la flotta. Dopo la sconfitta di Atene Sparta era l'unica potenza egemone. Nel 404 si verifica data in un colpo di Stato a seguito del quale prese pro potere i 30 tiranni sotto Crizia che verranno sconfitti appena un anno dopo da trasibulo. Si verificarono nel mentre la guerra di Corinto e la guerra beoti alla fine del quale nel 386 venne firmata la pace di Alcide ma Sparta ne approfittò. Tuttavia aveva ignorato la crescente Tebe che nel 371 sconfisse sotto pelopida ed Epaminonda l'esercito spartano.
- L'espansione della Macedonia comincia con Filippo nel 359 che rimane al potere fino al
- Porta avanti tre guerre sacre alla fine della quale si alleò con i tessali, controllava il santuario di Delfi e iniziavo a scontrarsi con tutte quelle colonie costituite da Atene. Nel 338 a cheronea l'esercito greco venne sconfitto dall’ esercito con a capo Alessandro. Quest'ultimo crea un vastissimo impero fino a che nel 323 muore. Il teatro: Il teatro raggiunse l'apice durante il quinto secolo ad Atene. Ogni spettacolo era un evento politico che coinvolgeva l'intera popolazione; lo spettatore aveva un ruolo importante in quanto interveniva spesso manifestando i propri sentimenti e poteva fischiare, battere le mani, chiedere il bis o lanciare oggetti. Molte volte i poeti tentavano di ingraziarsi la platea lanciando fichi secchi o dolciumi. Al teatro potevano partecipare tutti, anche donne, bambini e schiavi anche se molte fonti dicono il contrario: alcuni affermano infatti , che partecipavano solo quelle nubili. A teatro si restava l'intera giornata tanto che ci si portava il necessario come bevande, cuscini, cibo e dadi. Ogni spettacolo veniva giudicato da una giuria composta da 10 uomini, uno per tribù e venivano scelti in modo segreto, inserendo i loro nomi nelle urne sigillate. All'inizio della gara l'arconte estraeva un nome da ciascuna urna. La polis interveniva pagando gli attori e versando il teorikon, un contributo di due oboli dato ai cittadini meno abbienti come retribuzione per le giornate lavorative perdute. Era affidata al finanziamento privato la coregia, la liturgia che spettava ai cittadini ricchi. I coreghi dovevano allestire il coro, pagare i musicisti, pagare i costumi, le maschere le scene. Alla fine della gara il miglior poeta veniva premiato insieme al miglior protagonista e al miglior corego con una corona e un premio in denaro. Le rappresentazioni teatrali erano una manifestazione religiosa che avveniva durante le feste del Dio Dioniso: grandi dionisie, piccole dionisie, le lenee, le antesterie. Le grandi dionisie erano celebrate a marzo e duravano 5 giorni. Il giorno precedente dell'inizio la statua del Dio veniva spostata in un tempio fuori la città e veniva portata in teatro durante la notte. Inizia la festa con i 10 strateghi che offrivano sacrifici e libagioni in onore del Dio e iniziavano gli agoni tragici in cui tre uomini presentavano tre tragedie e un dramma satiresco, e agoni comici in cui 5 uomini presentavano una commedia. Le piccole dionisie si svolgevano a dicembre, le lenee a gennaio ed erano connesse al vino, le antesterie all'inizio della primavera ed erano dedicate al Dio della vita e della crescita. A questa partecipavano i bambini di tre anni ornati di corone di fiori e si svolgevano agoni comici. Il teatro era composto dalla cavea dove c'era il pubblico, l'orchestra destinata al coro e la scena dove avveniva la rappresentazione. La cavea aveva forma semicircolare con dei gradoni ed era
attraversata da scale e lunghi corridoi. Per il pubblico sedeva su sedili prima in legno poi scavati nella roccia e la forma permetteva una perfetta visibilità e una perfetta acustica. Esisteva una gerarchia di posti in quanto i seggi più vicini all'orchestra erano riservati a personaggi più influenti. Con l'orchestra era un'area circolare destinata alla danza del coro e agli attori e ci si accedeva tramite due corridoi laterali. Al centro c'era l'altare di Dioniso. Per la scena inizialmente era un'impalcatura di legno coperta da tendaggi utilizzata come camerino ma in seguito divenne un edificio con tetto davanti alla quale venne costruita una pedana dove recitavano gli attori. Gli attori erano cittadini liberi che godevano di alto prestigio. Ha inizialmente sulla scena c'è n'era solo uno ed era detto protagonista che era il tragediografo. Da Eschilo venne introdotto un secondo attore e da Sofocle un terzo. Spesso poteva esserci un quarto attore che però non parlava e ciascuno di essi poteva interpretare più ruoli. Inizialmente erano i poeti a sceglierli ma dopo il 449 era l'arconte. Erano solo uomini e interpretavano anche ruoli femminili tramite le maschere che permetteva anche di amplificare la voce. Molto spesso gli attori, soprattutto quelli comici, dovevano possedere una grande mobilità a livello fisico e a livello espressivo. Potevano modificare i copioni spostando versi e cambiando battute. Anche i costumi servivano da strumento di identificazione: gli abiti la tragedia ed erano colorati ed erano il chitone e la clamide per i maschi, il peplo per le donne. Ai piedi venivano portati i coturni. Gli attori comici indossavano abiti quotidiani con un imbottitura per la pancia. Il coro ballava e danzava ed era composto da 15 uomini per la tragedia, 24 per la commedia e 12 per il dramma satiresco. A capo c’era un corifeo e non tutti coloro che partecipavano erano professionisti anzi, c'erano anche ragazzi e schiavi. Molto spesso il gruppo rappresentato dal coro coincideva con la comunità dei luoghi in cui era ambientata la vicenda. Col tempo l'unico ruolo che rimase al coro era quello di mettere in atto un'esecuzione durante gli intermezzi. Tragedia: la tragedia è un'opera destinata alla rappresentazione composta da parti recitate, parti declamate con uno strumento musicale e parti cantate. Si articola secondo una precisa struttura:
- Prologo che precede l'ingresso del coro e solo in pochi casi esprime l'antefatto.
- Parodo è la prima esibizione del coro che entrano ritmo di marcia
- Episodi sono le parti recitate di numero variabile, da tre a 7 e possono essere narrativi, scontri tra due personaggi. Ogni episodio è recitato tramite il trimetro giambico.
- Stasimi sono i canti lirici del coro che si alternano agli episodi ed era il momento in cui i personaggi si cambiavano abiti e maschere
- Esodo era l'ultima parte della tragedia in cui si scioglieva la vicenda. Non si sa l'origine di quest'ultima. Probabilmente partendo dal nome era un canto di attori mascherati da Capri (canto dei capri) o canto per il capro; quindi, alludeva a un premio per un canto o per una vittima sacrificale. Aristotele però collega la tragedia a Dioniso ma il fatto che il drammi parlano di eroi mitici, nulla di questo ha a che fare con Dioniso. Purtroppo non abbiamo notizie certe. Sappiamo sempre da Aristotele che il fenomeno tragico nacque per suscitare b pietà e paura per produrre la catarsi. Infatti il tema caratterizzante della tragedia era sofferenza all'interno del quale il pubblico si immedesima e ha una trasformazione psicologica. La tragedia ha un forte legame con l'epica in quanto quest'ultimo attinse dal repertorio epico anche per i mezzi espressivi come gli epiteti. Molto spesso l'autore tragico seleziona e ricompone il materiale mitico adattandolo alla rappresentazione e alla trasmissione del proprio messaggio. Questo rende l'epos non più immutabile è cristallizzato. Il dramma satiresco è collegato invece al culto di Dioniso ed era simile al livello strutturale alla tragedia anche se era più breve e con un tono leggero e giocoso. La lingua era più colloquiale, il coro era formato da cantori travestiti da satiri che alternavano recitazione e danza. Le
struttura per tutta la produzione di Euripide e sono prediletti gli agoni tra due personaggi quindi uno scontro che si fronteggiano su: di vista entrambi validi. La commedia antica: secondo Aristotele la commedia ebbe inizio da chi guidava le processioni falliche durante le quali il simulacro dell'organo maschile era portato in corteo e mentre si intonava un coro in onore di Dioniso. La commedia è uno spettacolo teatrale destinato alla rappresentazione è caratterizzato da un lieto fine composto da parti e recitate e liriche. Presenta il prologo che serviva a esporre la situazione iniziale, la parodo durante il quale entrava il coro e lagone, la contesa tra due personaggi moderati dal coro. Seguiva la parabasi, fu il momento più caratteristico durante il quale uscivano di scena agli attori e il coro sfilava davanti al pubblico discutendo di argomenti di attualità con intento polemico. L'esodo era l'uscita di inscena dal coro e degli attori che appariva come una processione festosa. A differenza della tragedia che dopo Euripide terminò, la commedia riuscì a sopravvivere:
- Commedia antica che si sviluppa durante il quinto secolo. Questa fase è caratterizzata dall'attacco personale rivolto verso personaggi di spicco della vita ateniese secondo il principio del deridere una persona con il suo nome. Durante questa fase la commedia si interessava a tematiche politiche e sociali
- Commedia di mezzo si sviluppa a partire dal 388 fino al 322 durante il quale il teatro abbandona la satira per orientarsi verso temi meno impegnativi
- La commedia nuova che ha inizio durante il terzo secolo e a causa del crollo della polis l'uomo non viene più rappresentato come cittadino ma come individuo Il mimo: un'altra forma di teatro popolare che si sviluppa in Sicilia fu il minimo caratterizzato da brevi composizioni drammatiche in prosa in versi che riproducevano situazioni reali della vita quotidiana. L'attore veniva chiamato con lo stesso nome. Aristofane: nacque nel 445 da una famiglia Giada e compose 44 commedie di cui però soltanto 11 sono pervenute. Si sono conservate le rane: dopo la morte di Sofocle non è rimasto nessun poeta tragico è il Dio del teatro, Dioniso, decise di recarsi nell'ade e riportare sulla terra Euripide; travestito da Eracle intraprende il viaggio e durante la traversata sulla barca di Caronte è accompagnato dal coro delle rane. Alla fine o ripide viene trovato mentre rimprovera Eschilo della staticità dei suoi personaggi mentre lui viene accusato di presentare vicende troppo banali e scabrose. A questo punto Dioniso sceglierà come vincitore in questa gara tra i due colui che darà il miglior consiglio su come salvare Atene. Eschilo individua nelle navi le migliori risorse e decreta la sua vittoria riportandola sulla terra. Le commedie di Aristofane prevedono uno schema di massima:
- Un personaggio formula un suo progetto per risolvere il male che travaglia la città.
- Per il progetto viene realizzato
- Seguono scene che presentano le conseguenze della mutata situazione al termine del quale c'è una festa L'eroe comico di Aristofane è un personaggio paradossale che sceglie di emarginarsi dal mondo da cui è circondato ed elabora un progetto per far distruggere le cause di tale motivo e i loro responsabili. Si oppone ai valori accettati dalla comunità e con la sua lotta riesce a far prevalere i valori autentici finendo per ottenere una vittoria che si propone anche per la collettività che arriva a collaborare con lui. Per riuscire l'eroe sfocia spesso nell'utopia in quanto realtà e fantasia si fondono. Per la commedia di Aristofane è lo specchio fedele, anche se deformante, della realtà dell'ora e si mostra spesso consapevole della necessità di educare il pubblico, pur divertendo, per migliorare la società. Molto spesso il poeta ha un rimpianto del passato nei confronti del quale anche critico perché sa metterne in rilievo i difetti. Il tema dell'educazione dello scontro delle generazioni è presente e ritorna in quasi tutte le sue opere. I bersagli di Aristofane sono i demagoghi, i profittatori e gli imbroglioni, cattivi poeti e ballerini corrotti e depravati. Soprattutto Euripide è quello che più volte è oggetto di parodia tanto che
venne coniato il verbo euripidaristofaneggiare per contrapporre il suo stile rispetto a quello di Euripide. In alcune commedie le donne sono protagoniste e sono trasformate in elementi fondamentali nella vita della polis anche se in realtà era l'opposto. Per rendere la comicità vengono utilizzati un linguaggio pirotecnico, situazioni divertenti, si fa riferimento al cibo, al sesso e agli escrementi, non mancano bastonate e litigi e descrizioni ironiche degli dèi. La sofistica : Intorno alla metà del quinto secolo si afferma questa corrente di pensiero la cui influenza sarà determinante nella cultura greca. Il termine deriva dal nome dei suoi rappresentanti, i sofisti che era il professionista della Sapienza che possedeva competenze era comunicava tramite un compenso. Questo venne visto come sconveniente perché in questo modo il sapiente vendeva la sua saggezza rischiando di far perdere all'intellettuale la propria indipendenza. Il centro propulsore fu Atene che costituiva la sede ideale per l'insegnamento in quanto vigevano parità di diritto e la libertà di parola. Si concentrano sull'uomo, sulle sue virtù e sulle sue capacità per condurre la sua esistenza all'interno della polis. La filosofia viene emessa al servizio di esigenze di tipo pratico come il successo in un confronto pubblico o la riuscita per far prevalere la propria opinione su quella degli altri e orientare le scelte sociali e politiche della comunità. La verità non è più assoluta ma mutevole in relazione al variare delle situazioni. Si radunavano nelle case private o luoghi pubblici e le lezioni erano rivolte a un piccolo gruppo di allievi. Tra questi abbiamo gorgia, protagora. Socrate: questo filosofo non lascio nessuno scritto ma il suo pensiero è influenzato a tal punto la cultura che è impossibile trascurarlo. Le fonti principali per la sua vita sono di Platone, il suo principale allievo. Sappiamo che nacque da Atene intorno al 470 e non partecipò alla vita politica in quanto non voleva piegarsi alle imposizioni di quest'ultima. Venne considerato un personaggio anomalo e trasgressivo tanto che, pur di non piegarsi a essere ucciso perché accusato di corrompere i giovani, decise di uccidersi da solo. La sua attività filosofica veniva svolta nelle strade, nelle piazze e nelle case ma non Apri mai una scuola. Mette al centro della sua indagine l'uomo e l'anima che coincide con la coscienza pensante. L'ignoranza di cui parla consiste non nella mancanza di conoscenza ma nell'assenza di pregiudizi e superstizioni , di opinioni comuni accettate per abitudine. Il fine ultimo dell'uomo sta nella ricerca. Fa ciò che contraddistingue Socrate e la maieutica, il far partorire la verità dalle menti umane. Tale metodo si fonda sul dialogo, infatti, Socrate invitava gli interlocutori a parlare di un argomento che pensavano di conoscere dimostrando poi l'infondatezza della loro cognizione. A questo seguiva la ricerca della verità. Tuttavia essendo che il filosofo non ha prodotto niente di scritto nasce la questione socratica in quanto la scarsità di fonti ha provocato una sorta di moltiplicazione delle immagini di Socrate e non sappiamo se sia esistito. Le fonti più importanti sono Aristofane in quanto nelle nuvole racconta Socrate che viene presentato come il peggiore dei sofisti perché è accusato di corrompere la gioventù ateniese. Seguono Platone e Senofonte, suo allievo. Erodoto : nacque nel 484 e scrisse le storie, un'opera divisa in 9 libri ciascuno contrassegnato dal nome di una musa. Il nome storie è generico e non delimita l'oggetto dell'indagine. Secondo degli studiosi l'obiettivo fu quello di comporre alcuni logoi sulle varie regioni del mondo abitato realizzando una descrizione della terra. Questi erano destinati alla lettura pubblica. A un certo punto però ha dato alla sua opera una svolta storiografica unendo agli argomenti l'interesse per le guerre tra greci e persiani. Quindi le sezioni etnografiche costituiscono un residuo dell'intenzione originaria. Secondo Gaetano de Sanctis Erodoto avrebbe deciso in origine di comporre un'opera di storia persiana nella quale si parlasse di tutti i popoli con cui questi erano venuti a contatto. Successivamente l'avrebbe trasformata in una storia delle lotte tra greci e barbari non rielaborando le parti precedenti. Sicuramente essendo nate in un contesto aurale, il desiderio di porre al centro le guerre persiane era importante in quanto queste furono alla base di partenza del dominio di Atene. Molte perplessità sono sorte in quanto l'opera si chiude con un evento, la presa di sesto del 478 che appare poco significativa e poco conclusiva. Secondo alcuni l'opera è interrotta da circostanze esterne mentre il lavoro era in corso. Altri invece sostengono la completezza dell'opera in quanto viene ricordato nell'ultimo capitolo un colloquio che si conclude con l'ammonimento ai sudditi a non compiere imprese imperialistiche. Tale appare conclusivo.
fede degli dèi è semplice e priva di complicazioni ed era la classica pietas dell'uomo greco. Nelle l'encomio valorizza la famiglia e la donna ma condivide i temi etici tradizionali. A livello narrativo presenta un'inclinazione per la divagazione tramite aneddoti, tanto che la critica tradizionale lo definisce come privo di profondità. Probabilmente questo a causa del confronto con altri autori storiografici. Alla mancanza di profondità però l'autore sopperisce con concretezza, profondità umana e abilità narrativa. Le origini dell'oratoria: l'abilità retorica era apprezzata già nei poemi omerici ma solo con il passaggio dalla cultura orale a quella scritta e soprattutto con l'affermazione della polis, la retorica si sviluppa. I fondatori furono corace e tisia intorno al quinto secolo che composero un manuale di retorica ad Atene.
- Oratoria giudiziaria: il cittadino doveva sostenere la propria causa in prima persona senza ricorrere ad un avvocato e questo presupponeva una certa abilità oratoria. I pochi che potevano permetterselo potevano rivolgersi a un professionista che scriveva il testo dietro un compenso. I testi di oratoria giudiziaria sono considerati una fonte del diritto ateniese. I testi presentavano un'introduzione che doveva attirare l'attenzione dei giudici, la narrazione, l'eventuale interrogatorio testimoni e la perorazione conclusiva.
- Oratoria politica: era meno vincolata a schemi formali e si adattava a diverse situazioni e contesti. I discorsi restavano spesso alla fase orale non venivano mai scritti perché veniva utilizzata dai politici che parlavano al popolo. Diversamente da quella giudiziaria era fondamentale la presentazione della personalità dell'autore che parlava in prima persona e si assumeva la responsabilità di quanto detto
- Oratoria epidittica: includeva discorsi pubblici in occasione di cerimonie e feste, per commemorare defunti, per encomiare cittadini e per diffondere un'idea di interesse generale. Caratteristica la forma solenne e l'articolazione prevalentemente scritta, talvolta svolgeva una funzione educativa offrendo degli esempi da imitare. Lisia : nacque nel 445 ad Atene e collaborò con trasibulo per la restaurazione della democrazia nel 403. Sono giunte a noi 34 orazioni epidittiche e giudiziarie delle 425 scritte. Tra quelle giudiziarie troviamo una contro Eratostene, uno dei 30 tiranni. Non è possibile sperare di ricostruire il pensiero di Lisia dalle sue opere, neppure dell'orazione contro Eratostene che è l'unica pronunciata personalmente dall'autore. Sicuramente fu oppositore del regime dei 30 tiranni, nutriva simpatia per i democratici. È importante però perché le proprie reazioni sono una testimonianza della vita quotidiana di Atene tra il quinto e il quarto secolo anche perché Lisia fu particolarmente bravo nell'index limarsi nel carattere dei suoi clienti e nell'adattare discorsi al temperamento di chi doveva pronunciarli. È importante dire che il nome della misura ogni testo è caratterizzato da una prosa asciutta ed elegante e assenza di pathos. Demostene : nacque nel 384 e anche di lui possediamo alcune orazioni: inizialmente , dopo la guerra sociale proponeva il risanamento del bilancio ateniese e manifestò posizioni antispartane e antipersiane. Si oppose anche all'imperialismo di filippo secondo tanto che nelle filippiche invitava gli ateniesi a controllare le sue mire espansionistiche. Infatti considero filippo il grande avversario di Atene della Grecia intera. Alcuni lo considerano una sorta di martire della libertà, altri proprio per questo lo hanno criticato in quanto non capì che l'imperialismo macedone avrebbe aperto un'altra era. Isocrate : nacque nel 436 e nel 390 fonda ad Atene una scuola che ebbe molto successo tanto che venne frequentata da oratori come Licurgo e figli di re. Di lui ci sono pervenute 21 orazioni tra giudiziarie ed epidittiche. Tra queste ultime ricordiamo contro i sofisti e un panegirico in cui esortava i greci a muoversi contro la persia. Al contrario del precedente nell'orazione filippo viene presentato quest'ultimo come l'unico condottiero capace di unire tutti i greci per liberare le città greche dell'asia minore dalla dominazione persiana. Il suo obiettivo tramite operazioni fu sempre quello di educare e formare l'uomo; il fine ultimo della retorica, infatti, è quello di sa per deliberare su ciò che è più utile in base alle circostanze tramite il possesso di una giusta opinione sulla verità. Per questo si scontra con i sofisti. Un tema che torna è l'unità dei greci in funzione antipersiana e questo è anche il motivo per cui vide in filippo un monarca straniero ma una possibile guida della Grecia in funzione antipersiana.
Platone: nacque intorno al 428 ad Atene da una famiglia aristocratica e dopo la morte di Socrate iniziò a viaggiare tanto che tornato ad Atene nel 387 fonda una scuola filosofica detta accademia dove arrivarono giovani da ogni parte della Grecia. Era un tiaso, un'associazione dedita al culto di apollo e delle muse. Il corpo di opere comprende 36 opere di cui 34 dialoghi, una raccolta di 13 lettere e l'apologia di Socrate. Il protagonista privilegiato e Socrate. Le opere si dividono in:
- Opera del primo periodo dette socratiche perché sono dominate dalla sua figura che vanno dopo la morte di Socrate al primo viaggio in Sicilia. I dialoghi di questo periodo sono detti socratici aporetici perché non arrivano ad una conclusione ma a tentano di indicare la strada della verità. Ti appartiene a questo periodo l'apologia di Socrate che era la ricostruzione del discorso di difesa che Socrate tenne durante il suo processo: è un monologo che riproduce il processo quindi con il dibattito e la difesa dell'imputato. Nella prima parte si dibatte sull l'obbligo del cittadino di sottostare alle volontà delle leggi. Seguono le leggi personificate che parlano a Socrate e gli dicono che sottrarsi alla sentenza significherebbe violare il patto di mutuo rispetto sancito tra lui e la polis.
- Opere del secondo periodo tra il primo e il secondo viaggio a Siracusa, 388. Sono le opere successive all'apertura dell'accademia e i dialoghi presentano una elaborazione teorica e una raffinatezza formale superiori ai precedenti in quanto sono destinati alla spiegazione. Nel Menone inizia a farsi strada la dottrina delle idee: l'anima prima della nascita ha contemplato tutta la realtà. Fine a questo periodo la repubblica suddivisa in 10 libri che propone una somma del pensiero dell'autore: q partendo dalla constatazione che lo stato nasce per soddisfare i bisogni, Socrate osserva che la prima organizzazione dello stato è basata sulla divisione dei compiti assolta da tre classi di cittadini i governanti, i custodi e gli artigiani in base alla funzione dell'anima che predomina. L'anima è divisa in tre parti: razionale, collerica e aggressiva che inducono alla razionalità, alla competizione e al piacere. Come la giustizia per il singolo si realizza dall'equilibrio delle tre parti, anche la giustizia dello stato si realizza quando le tre classi assolvono ciascuno il suo compito. Il governo dei filosofi dovrà abolire la proprietà privata a favore della condivisione dei beni, delle donne e dei figli. Non esisteranno matrimoni e i figli saranno educati in comunità. Segui un percorso di studi il coattivo e la conoscenza e la contemplazione delle idee. Nel sesto libro la conoscenza viene paragonata a una linea divisa in quattro parti formata da immagini, oggetti, concetti scientifici e idee a cui corrispondono l'immaginazione, la credenza, il pensiero dianoetico e l'intellezione. Dallo stato ideale Platone bandisce l'arte perché è imitazione della realtà.
- Opere del terzo periodo fino alla morte sopraggiunta nel 347. Si rafforza il dualismo tra mondo delle idee e mondo sensibile e le opere pur conservando la forma del dialogo, tendono al metodo espositivo del trattato. La scelta del dialogo risponde a un obiettivo propagandistico in quanto consente una maggiore diffusione adesso ampie cerchie di destinatari. La struttura del dialogo inoltre ripropone il modello delle conversazioni socratiche e consente la compresenza di una pluralità di punti di vista. La novità di Platone sta nel fatto che per la prima volta costruisce un vero e proprio sistema che spiega tutti gli aspetti della realtà senza escluderne nessuno. La principale novità è il ruolo assunto dalla metafisica che costituisce la vera realtà , di cui il mondo sensibile è una copia imperfetta. Il pensiero di Platone si basa su una concezione dualistica in quanto distingue la realtà sensibile percepite attraverso i sensi sottoposta ai processi di nascita e morte e la realtà intellegibile accessibile solo con la mente costituita dalle idee. Queste ultime popolano l'iperuranio e rappresentano gli archetipi di tutte le cose esistenti nel mondo sensibile. Ogni cosa nel mondo e copia di una realtà perfetta che si trova nel mondo delle idee. Per esempio con il concetto del bello Platone vuole affermare che non si tratta della bellezza relativa a un particolare uomo ma si tratta del prototipo della bellezza che prescinde dall'applicazione a qualunque soggetto sensibile in quanto ogni uomo è condannato a perdere nel tempo la propria bellezza perché è soggetto al divenire. Questo non accade all'idea del bello perché si
All'origine di ogni nostra conoscenza c'è la sensazione che consente di comprendere la forma delle cose a prescindere dalla materia. Dalla sensazione arriva un'immagine sensibile che diventa concetto. a. Scienze pratiche: come l'etica che studia l'azione dell'uomo in rapporto al fine ultimo che è la felicità, intesa come realizzazione della natura dell'uomo mediante la virtù. Aristotele distingue le virtù in etiche che derivano dall'abitudine e dianoetiche propri dell'anima razionale come La Sapienza, la scienza, la prudenza, l'arte e l'intelligenza. All'interno delle scienze pratiche c'è anche la politica in quanto solo nella polis l'uomo può realizzare la propria felicità e perché questo avvenga è necessario che la città sia retta da una buona costituzione. Esaminando le forme di governo il filosofo distingue
- Costituzioni buone: monarchia, aristocrazia e politeia (per lui è la forma migliore ed è il giusto mezzo tra l'oligarchia la democrazia perché in una delle due è favorita una classe)
- Costituzioni cattive: tirannide, oligarchia e democrazia b. Scienze poietiche come la retorica era poesia. La retorica viene considerata una techne ed è definita la facoltà di scoprire il possibile mezzo di persuasione. Alla base della persuasione c'è l’entimema che è un che parte da premesse verosimili. A differenza del sillogismo logico le conclusioni sono confutabili La poesia invece è mìmesis del reale; tuttavia, a differenza di Platone non vede nell'imitazione artistica una degradazione della realtà ma uno strumento di conoscenza superiore alla storia perché la poesia , non dovendosi attenere al vero, rappresenta il verosimile e fa conoscere l'universale. La commedia di mezzo: per la commedia di mezzo è una fase intermedia tra la commedia antica che si concluse nel 388 con la messa in scena del Pluto di Aristofane, e quella nuova fatta iniziare nel 322 con l'ira di Menandro. a. Il coro viene ridotto e la sua funzione è solo riempitiva tra gli episodi b. I protagonisti sono tipizzati e nasceranno poi delle figure ricorrenti con caratteristiche fisse c. Dalla polis ci si concentra sui rapporti individuali d. Ho descrizione di vicende intime e familiari Durante questo periodo gli attori crebbero di importanza che divennero spesso dei veri e propri divi, furono restaurati nuovi edifici teatrali o ricostruiti e venne abolito il teoricon, il sussidio statale che garantiva la fruizione del teatro da parte di tutti e questo ridusse il numero degli spettatori. Nella commedia di mezzo grande spazio era occupato dalla parodia anche legata alle divinità. A differenza della commedia antica dove il linguaggio era volgare violento, arriva un linguaggio più misurato e piano. La commedia nuova: si colloca all'inizio del periodo ellenistico è uno dei principali esponenti e Menandro. La trasformazione del genere è legata a profondi cambiamenti storico sociali avvenuti in Grecia nel quarto secolo:
- La battaglia di cheronea
- Le imprese e la morte di Alessandro magno
- Le guerre dei diadochi
- L'incremento delle attività commerciali
- La nascita dei ceti arricchiti
- L'individualismo e la riduzione al privato In questo contesto la commedia nuova assume connotati ben precisi come la prevalenza di temi privati a fronte di quelli politici, scompare la polemica politica è l'eroe comico a fronte di personaggi borghesi. Non troviamo trovate surreali nome della verosimiglianza e tipi fissi come il giovane innamorato, il servo astuto, la tematica prevalente è quella amorosa, l'assenza del coro e la presenza di una quarta parete nel senso di un mancato coinvolgimento del pubblico.
Menandro : nasce nel 342 da una famiglia agiata e nel 321 esordisce nel teatro con l'ira e vinse nel 317 con il diuscolos. Per tutta la sua vita amo un etera di nome glicera e morì nel 292. Compose 105 commedie non tutte destinate agli agoni. Di queste ne conserviamo pochi frammenti. Sappiamo però che lui si rifà a Plauto e Terenzio. Il misantropo, titolo italianizzato del diuscolos risale al 317 ed è una commedia nuova dove si racconta di un vecchio che vive con la figlia e un'ancella. La moglie lo ha abbandonato ed è andata a vivere con gorgia, suo figlio di un precedente matrimonio. Per rendergli omaggio il dio pan fa innamorare un giovane della figlia. Ma il servo che viene inviato per indurlo ad accettare la proposta di matrimonio viene cacciato e inseguito dal misantropo (padre ragazza). A questo punto il ragazzo si traveste da campagnolo si reca a lavorare nel campo vicino a quello del misantropo ma proprio quel giorno non lo incontra. Nel frattempo il contadino cade nel pozzo e viene salvato da gorgia e il ragazzo: l'uomo affida a gorge i suoi averi mentre l'altro lo dà come marito alla figlia. L'ultimo diventato amico di gorgia gli dà in moglie sua sorella. a. Assenza del coro nelle commedie di Menandro sostituite da intermezzi in cui viene raccontata la trama b. Sparisce la figura dell'eroe comico e ci sono solo degli uomini la cui vita viene turbata da qualcosa il cui obiettivo è disfarsene c. La trama ha uno schema fisso, tra cui il lieto fine e le vicende riguardano l'ambito familiare. Molto reale e anche l'ambiente circostante e non mancano accenni alla vita di saggezza dei contadini, aspetti della vita quotidiana d. Menandro è molto abile nell'analisi psicologica dei personaggi e questo è evidente dalle reazioni alle situazioni in cui si vengono a trovare e. Inoltre Menandro elimina gli elementi più buffoneschi e volgari tipici della commedia nuova f. Gli spettatori sono sempre informati di quello che sta per accadere e questo serve per evitare che chi guarda sia vittima dell'equivoco di cui è vittima il personaggio. g. I personaggi non sono mai malvagi e Menandro è ottimista sulla natura umana, per questo inserisce sempre il lieto fine. Anche figure tradizionalmente odiose sono rivalutate e riproposte in una chiave migliore h. Per Menandro l'essere è fragile e portato all'errore ma questo per lui è causato dall'assenza di dialogo. Alcuni sbagli dipendono poi dalla sorte. Menandro introduce la figura dell'uomo qualunque che vive in un clima di rassegnazione senza ribellioni e ideali e vive la giornata. Un valore essenziale è la solidarietà tra i vari uomini accomunati dagli stessi difetti e sono spesso i più giovani a mostrarsi più aperti degli anziani e a superare i pregiudizi. i. Molto spesso le commedie di Menandro hanno alla base un messaggio: per esempio l’aspis è una commedia contro l'avarizia, altre contro la gelosia e l'ipocrisia. Emerge in ogni caso Un'istanza concreta sulla condizione umana che presuppone un ragionamento costruttivo da parte del pubblico. DURANTE L’ELLENISMO Elegia Rispetto all'età arcaica durante la quale aveva espresso varietà tematica, gli Alessandrini ora prediligono l'amore, il mito e l'eziologia che spiega l'origine dei miti. I poeti sono diventati intellettuali di Corte distanti dall'impegno politico e riprendono forme e contenuti del passato con l'intento di aprire nuove vie aristocraticamente Elette. Si ricercano il gusto per lo straordinario e l'eccezionale. L’elegia ellenistica era narrativa, costruita su elementi oggettivi come miti e leggende piuttosto che sulla soggettività Giambo Rispetto al precedente ha sempre avuto più successo. il tema principale era il biasimo verso chi viola la norme comportamentali ma venne utilizzato anche per trattare temi politici ed etici. Durante l'ellenismo visse una nuova fase soprattutto grazie a Callimaco: conserva vivacità e ironia ma è Depotenziata dalla sua valenza aggressivo originaria in quanto ora l'aggressione è legata al contesto sociopolitico. Il dramma Durante l'ellenismo si continuano a scrivere tragedie e commedie ma l'attica perde il suo ruolo determinante venuto meno dalla morte di Alessandro Magno. Il
democrazia esistono tre degenerazioni che sono la tirannide, l'oligarchia e l’oclocrazia. Queste si alternano secondo un naturale processo ciclico in quanto dapprima sorge la monarchia, che dà potere ai più forti. Questo però degenera nella tirannide e dalla sua dissoluzione nasce l'aristocrazia che diventa oligarchia in seguito alla tracotanza dei pochi che detengono il potere. A questo punto il popolo punisce la malvagità instaurando la democrazia a cui subentra l’oclocrazia. Polibio applica il ciclo della vita biologica alle forme di governo in quanto ogni costituzione è destinato ad avere un processo fisiologico che prevede la nascita , e la morte. Sulla base di questo si può dire che la costituzione migliore è quella mista, In cui si ritrovano elementi di tutte e tre le forme di governo che devono resistere il più a lungo alle spinte distruttive interne o esterne. I modelli più solidi sono Sparta, Cartagine e Roma ma nonostante questo anch'esse decadono. In particolar modo di Roma elogia l'aspetto religioso in quanto questi ultimi sono stati in grado di trasformare la superstizione in una garanzia dell'ordine sociale. Polibio è convinto, infatti, che gli dèi siano estranei dalle vicende umane, crede solo nella sorte. Il mito: in greco mito significa parola detta, discorso e passa poi a indicare un racconto, spesso fantastico. Questo significato viene dato intorno al quinto secolo. Il mito greco non è da considerare come il sacro in quanto i greci nella loro religione non presupponevano un testo scritto anche perché il mito poteva essere facilmente smontato e rimontato. A differenza della favola però il mito era considerata una storia vera in quanto era conosciuto, rispettato e tramandato. L'altezza era rafforzata anche dai personaggi che a differenza di quelli delle favole avevano un livello superiore in quanto erano divinità o eroi. Inizialmente nascono come racconti orali e soltanto una volta che iniziarono a essere scritti, divennero un'influenza sull'educazione greca. I miti possono essere:
- Cosmogonici, narrando la nascita del mondo
- Teogonici, nascita dei
- Relativi agli dèi e agli eroi e raccontavano saghe che hanno per protagonisti intere stirpe L'età imperiale Con l'espressione si intende l'ultima fase della storia greca compresa fra il 31, la battaglia di Azio e il 529 d.C., chiusura dell'accademia di Atene per decreto dell'imperatore Giustiniano. Questa fase è anche detta greco romana perché abbiamo la supremazia dei romani e il trionfo del cristianesimo. La battaglia di Azio determina il passaggio dalla Repubblica al Principato in quanto Ottaviano concentrò nelle sue mani tutto il potere. Il periodo della dominazione romana in Grecia ebbe inizio con la distruzione di Corinto nel 146. I romani suddivisero la regione in quattro piccole repubbliche e nel 146 la Macedonia diventa ufficialmente provincia romana con capitale a Tessalonica. Le altre polis dovevano pagare tributi a Roma perdendo la loro autonomia giuridica. Nel 27 agosto riformò l'amministrazione dividendo le province in senatorie e imperiali a cui appartenevano le aree più turbolente. La Grecia diventa la provincia detta Acaia, una provincia senatoria. Quest'ultime avevano anche maggiore autonomia che si rivelò però un punto a sfavore perché nacquero pesanti squilibri fra le classi più elevate e le masse popolari. A livello culturale si assiste a una conquista di Roma da parte della Grecia in quanto il greco divenne la seconda lingua ufficiale dell'impero dopo in latino e iniziarono a diffondersi opere provenienti dall'antica Grecia. Molti intellettuali greci vissero addirittura a Roma celebrandola e rimanendo qui intraprendevano a volte anche la carriera politica. Sotto Nerone la situazione migliora perché l'imperatore mirava a procurarsi un ricco bottino di opere e nel corso dei giochi a Corinto proclama la libertà dei greci; questi ultimi quindi ne andavano a pagare più tributi a Roma. Nerone organizzava addirittura dei concorsi sul l'olimpo e iniziò i lavori per il taglio dell'istmo che avrebbe permesso una traversata più veloce verso il Mar Adriatico. Quando prese il potere vespasiano tutto questo si interrompe e a partire dal primo secolo si diffuse il cristianesimo. Q durante i primi due secoli la cultura greca trova condizioni favorevoli per un rilancio a Roma grazie alla crescente alfabetizzazione. Verso la metà del terzo secolo la Grecia vive un periodo di profonda depressione economica a causa di
una grave crisi e anche a causa di un carico fiscale sotto Caracalla perché concesse la cittadinanza romana a tutti gli uomini adulti liberi dell'impero romano parificando le popolazioni delle province e i cittadini romani. Di conseguenza seguì un periodo di anarchia politica. Ho soltanto con Diocleziano nel 284 la situazione migliora. Il cristianesimo, tuttavia, accentuava il suo dissenso nei confronti della cultura ellenica tanto che venne resa al suolo la biblioteca di Alessandria durante lo scontro tra imperatori e cristiani. Nel quarto secolo gli imperatori Costantino e Licinio emanano a Milano un editto con il quale si poneva fine alla persecuzione religiose e il cristianesimo diventava religione di Stato. Nel 330 Costantino, sconfisse Licinio e spostò la capitale a Bisanzio che chiamo Costantinopoli. Per la città doveva diventare la seconda Roma. Nel frattempo l'impero d'occidente stava decadendo a causa dei barbari e vennero limitati tutti i giochi Pagani. Alla morte di Teodosio l'impero venne diviso tra i suoi due figli arcadio e Onorio a cui andò la parte occidentale. La Grecia viste nel quinto secolo un'ulteriore decadenza a causa delle epidemie, l'arrivo dei Goti sotto l'arco e lo spopolamento delle campagne. E il 529 Giustiniano chiuse l'Accademia di Atene e i filosofi neoplatonici abbandonarono la scuola fondata da Platone e si trasferirono in Persia. La retorica: da Aristotele fino al primo secolo avanti l'insegnamento della retorica ebbe sempre un ruolo essenziale nell'educazione greca ma dopo il quarto secolo venne meno la centralità di Atene e si affermarono diverse scuole come
- Asianesimo: nacque in Asia minore. Cicerone distingue due tipi di asianesimo: il primo era basato su concetti non solenni ma aggraziati e su un gioco di simmetrie, il secondo era caratterizzato invece da un linguaggio raffinato, era ampolloso, si ricorreva al pathos e vocaboli poetici.
- Atticismo: era una corrente opposta in quanto era un movimento retorico e stilistico nato in attica nel primo secolo proprio in reazione agli eccessi della scuola dell'asia minore. Uno dei principali esponenti fu Dionigi di Alicarnasso che nacque intorno al 60 a.C. E si sposta a Roma intorno al 30. Di lui si è conservata un'opera: antichità romane dove afferma di poter scrivere una storia di Roma destinata ai greci. Tenta di dimostrare che i romani sono greci di nobile stirpe e depositare di civiltà e cultura. La loro grandezza fu determinata anche da virtù, leggi istituzioni. Tutto questo venne meno probabilmente non a causa della crisi delle scuole di retorica ma dalla corruzione dei costumi che penalizza questo spirito elevato. La sofistica PRIMA SOFISTICA: La sofistica è una corrente nata d Atene nella seconda metà del V secolo a.C., la quale pose al centro della propria riflessione l'uomo e le problematiche relative alla morale e alla vita sociale e politica. Non si trattò di una vera e propria scuola né di un movimento omogeneo, ma fu estremamente variegata al suo interno: i suoi esponenti (detti appunto sofisti), seppur accomunati dalla professione di «maestro di virtù», si interessarono di vari ambiti del sapere. L'approccio dei sofisti era quindi orientato all'individualismo e al relativismo, alla critica dei valori tradizionali, al razionalismo. Per questo i sofisti erano criticati da Platone e Aristotele. La figura del sofista, come persona che si guadagna da vivere vendendo il proprio sapere, si pone come precursore dell'educatore e dell'insegnante professionista.^ Argomento centrale del loro insegnamento è la retorica: mediante il potere persuasivo della parola essi insegnavano la morale, le leggi, le costituzioni politiche; il loro intento era di educare i giovani a diventare cittadini attivi, cioè avvocati o militanti politici e, per essere tali, oltre ad una buona preparazione, bisognava anche essere convincenti e saper padroneggiare le tecniche retoriche. I sofisti, a differenza dei filosofi greci precedenti, non si interessano alla cosmologia e alla ricerca dell'archè originario, ma si concentrano sulla vita umana, diventando così i primi filosofi morali. Centralità dell'uomo. I sofisti si interessarono prevalentemente di problematiche umane ed antropologiche e approfondirono i temi legati alla vita dell'uomo, che venne analizzata soprattutto dal punto di vista gnoseologico (ciò che l'uomo può conoscere e ciò che non può conoscere), etico (ciò che è bene e ciò che è male) e politico (il problema dello Stato e della giustizia). L'essere umano veniva considerato