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sintesi completa del libro Geografia umana - un approccio visuale di Alyson L. Greiner,Giuseppe Dematteis,Carla Lanza
Tipologia: Sintesi del corso
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Caricato il 11/07/2018
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“Bisogna dunque intendere la geografia non come un contenitore chiuso dove gli esseri umani si lasciano osservare come gli insetti in un vivaio, ma come il mezzo con cui essi realizzano la loro esistenza, essendo la Terra una possibilità essenziale del destino umano”
Eric Dardel
Alcuni hanno pensato che la globalizzazione avrebbe reso in mondo più piccolo, più accessibile e quindi più facile da conoscere. Ma per provare a capire le conseguenze di un determinato fenomeno nei diversi paesi è necessaria una prospettiva geografica, quindi possiamo dire che la globalizzazione abbia messo la geografia al centro della scena. Contemporaneamente le innovazioni tecnologiche hanno fornito ai geografi strumenti innovativi che per esempio permettono di dialogare per mezzo di internet con persone di tutti i paesi e di raccogliere dati relativi alla Terra utilizzando ricevitori GPS sempre più precisi.
GEOGRAFIA deriva da 2 parole greche (geo + graphia) = scrittura della terra. La geografia però è molto di più della semplice descrizione della Terra, ma è un discorso su ciò che possiamo osservare sulla superficie terrestre.
Solitamente di distingue tra:
Però non sono separate in quanto la geografia umana non può ignorare la geografia fisica, poiché tutte le attività umane hanno qualche rapporto con gli ambienti naturali e non possono essere comprese, interpretare e valutate senza tener conto di ciò che direttamente o indirettamente ci lega ai fenomeni naturali presenti sulla superficie terrestre.
LE GEOGRAFIA UMANA: studia come le popolazioni, le culture, le società e le economie, con le loro manifestazioni, materiali (città, strade, fabbriche …) si diversificano nello spazio terrestre, in relazione al variare delle condizioni ambientali e storiche.
NATURA: tutto ciò che è estraneo alla creatività umana.
CULTURA: (più difficile da definire) spazia dalle espressioni più alte della spiritualità (arte, musica, poesia) fino a ciò che sulle differenze tra i popoli si possono dire oggetti di uso comune.
Uno dei massimi studiosi del rapporto tra natura e cultura (Luca Cavalli Sforza) ha definito la cultura: l’accumulo di conoscenze, di capacità e innovazioni, derivante dalla somma dei contributi individuali trasmessi attraverso le generazioni e diffusi all’intera società.
Negli ultimi decenni vi è stato un ripensamento del concetto di CULTUR fondato su 3 argomenti:
CULTURA: costruzione sociale fatta di pratiche e credenze condivise, che funziona come un sistema dinamico e complesso, plasmato dalle persone e dalle collettività, che ne vengono a loro volta plasmate.
Storicamente le culture si presentano differenziate su base geografica: culture locali, regionali, nazionali o sovrannazionali (es. Europa). In tutti questi i casi c’è un forte legame della cultura nei luoghi dove si è formata e dove si trasmette “verticalmente” tra generazioni in passato lo scambio “orizzontale” …. di elementi culturali era limitato.
Negli ultimi cento anni tali “ibridazioni” culturali si sono fate sempre più numerose e veloci. Oggi permangono notevoli diversità culturali su base territoriale, ma crescono le ibridazioni tra culture diverse e la globalizzazione tende a imporre certi caratteri culturali comuni a tutte le società e a tutti i territori. Perciò le espressioni delle differenti società locali stanno cambiando rapidamente rispetto a pochi decenni fa.
Nel pensiero occidentale esiste una lunga tradizione che considera la natura e la cultura come se separate e contrapposte tra loro, nell’età moderna si era affermata l’idea che la cultura fosse ciò che permetto all’uomo di porsi al di sopra della natura per dominarla, ciò a portato a considerare i popoli non occidentali come inferiori poiché più vicini alla natura.
Oggi si rifiuta il dualismo tra natura e cultura, a causa dei problemi che nascono dalla loro contrapposizione. Si pensa quindi che l’uomo, nonostante la propria predisposizione per la cultura faccia pienamente parte della natura e quindi che le sue azioni debbano tenere in considerazione le leggi fondamentali della natura.
Chi sostiene che i fattori naturali incidano direttamente sullo sviluppo delle caratteristiche fisiche ed intellettuali degli esseri umani abbraccia le tesi del determinismo ambientale.
Già gli antichi greci ipotizzavano che le diversità tra i popoli dipendessero da fattori climatici e fisico-geografici. Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo le teorie del determinismo
LA TERRA COME SISTEMA DINAMICO INTEGRATO E COMPLESSO
La visione della cultura come l’insieme delle idee, delle pratiche e dei manufatti che caratterizzano società e territori è ormai da tempo alla base di gran parte della geografia umana. Il concetto di paesaggio geografico è mutato nel corso del tempo. È stato introdotto dal grande geografo e naturalista tedesco Alexander von Humboldt all’inizio del XIX secolo, per studiare i fenomeni geografici, immaginandoli come se si presentassero in una galleria di quadri dipinti dalla natura e dalla storia. Questo approccio al paesaggio riconosceva ad esso il duplice significato di percezioni soggettive e di realtà oggettive, che è stato fatto proprio dalla Convenzione Europea del Paesaggio (2000). Infatti all’art. 1 afferma: «il “paesaggio” designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interazioni».
Questa idea del paesaggio come realtà al tempo stesso soggettiva e oggettiva si era persa tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, quando, sotto l’influenza del positivismo, il paesaggio geografico veniva considerato come un’entità puramente oggettiva. Nella geografia della prima metà del secolo scorso, l’osservazione del paesaggio divenne il metodo principale per studiare i rapporti tra gli ambienti naturali e le popolazioni insediate.
Questo metodo fu criticato da L. Gambi in quanto l’osservazione del paesaggio non dava delle spiegazioni, ma suggeriva solo l’esistenza di correlazioni spaziali. Egli sosteneva che per capire i paesaggi occorreva ricostruire la storia della loro formazione e delle loro trasformazioni. Un’altra critica di Gambi riguardava la confusione del paesaggio con il territorio e l’ambiente, cioè con entità geografiche oggettive, mentre, come s’è detto, il paesaggio rappresenta una mediazione tra la realtà fattuale e la sua percezione. Questa importanza della componente soggettiva del paesaggio divenne il canone interpretativo prevalente negli studi degli ultimi decenni ad opera di molti geografi. Ovviamente ciò non esclude che il paesaggio possa essere anche una fonte importante di conoscenza scientifica, esso è come un palinsesto, una pergamena che, per quanto ripetutamente cancellata e riscritta, conserva ancora le tracce di quello che vi è stato impresso nelle varie epoche. Le espressioni della cultura leggibili nel paesaggio sono indizi riguardanti i valori delle popolazioni, la loro identità e, più in generale, le loro culture. In questo senso il paesaggio fa parte del patrimonio di un territorio, cioè dell’insieme di beni comuni naturali e culturali di libero accesso la cui conservazione e trasformazione nel tempo va tutelata e regolata come un valore da preservare. In molti paesi, tra cui l’Italia, si elaborano a tal scopo dei piani paesaggistici, che dettano norme e indirizzi affinché i processi di trasformazione del territorio rispettino certe regole dette “Invarianti strutturali”.
Secondo Magnaghi il paesaggio non è una cosa morta che può essere imbalsamata, museificata, ma è una componente viva del territorio che si evolve come un organismo vivente.
L’analisi regionale è in parte diversa dalla lettura del paesaggio. Essa va oltre la semplice osservazione della superficie per indagare i fattori, sovente non visibili, che determinano le diversità dei territori e suggeriscono la loro suddivisione in regioni.
In geografia si hanno più tipi di regioni, in quanto la superficie terrestre può essere suddivisa secondo criteri diversi, a seconda delle caratteristiche considerate. Le regioni sono quindi anzitutto una costruzione mentale. Una prima grande distinzione può essere fatta tra regioni formali e funzionali.
PAESAGGIO GEOGRAFICO concetto poliedrico e compresso
Esistono molti tipi di paesaggio: paesaggio gastronomico, paesaggio culturale, paesaggio agrario … Terzo paesaggio: (paesaggio del degrado) paesaggi abbandonati dall’uomo dopo delle edificazioni dove la natura ha preso il sopravvento. Paesaggio rurale: comprende la parte naturale di un territorio, si riferisce a ciò che non è urbano. Paesaggio agrario: sottoinsieme del paesaggio rurale che si focalizza sull’agricoltura. (paesaggio agrario considerato sito UNESCO: paesaggio delle Larghe in Piemonte). Paesaggio minimo: si intende un'area costituita da superficie esigua, frutto della trasformazione umana, inserita in contesti ad elevata antropizzazione e caratterizzata da originalità, specificità geografica, valore storico-paesaggistico e identitario, habitat di biocenosi di pregio naturalistico. (biocenosi: insieme di flora e fauna in un contesto) Paesaggio del degrado: territori in stato di abbandono e rovina.
Il geografo Eugenio Turri definisce i segni della cultura “GEO-SEGNI” Per riconoscere questi segni bisogna saper osservare. Geo-segno: qualcosa che si trova in un determinato paesaggio e che viene visto come particolarità
percezioni o dalle relazioni tra gli eventi. Esso è mutevole in quanto definito dalle contingenze, cioè dal fatto che il risultato delle interazioni e delle percezioni umane varia a seconda delle persone e degli oggetti che vengono coinvolti. Quando due paesi avviano degli scambi commerciali, creano uno spazio relazionale di tipo commerciale. È affascinante, e anche un po’ spaventoso, pensare ai milioni di spazi che si creano su scala globale non solo attraverso internet, ma anche attraverso l’interazione di persone, istituzioni e scambi di affari.
Gli scambi commerciali, le interazioni politiche ed economiche – come anche quelle sociali – possono incidere sulla produzione di spazi relativi, i quali si possono definire, di conseguenza, come costruzioni sociali.
Lo spazio geografico è sempre uno spazio relativo e relazionale, in quanto le sue proprietà dipendono dalle relazioni e dalle interazioni che sussistono tra i soggetti e gli oggetti che ogni geografia mette, per così dire, in scena. Infatti una descrizione geografica, per dettagliata che sia, non può mai comprendere i miliardi di cose inanimate, di organismi viventi e di persone sparsi sulla superficie terrestre. Ogni geografia è la costruzione mentale di uno spazio relazionale, che non è arbitraria, ma risponde all’esigenza sociale di conoscere la posizione di certi oggetti e soggetti e le relazioni che li legano tra loro. Dire che la geografia descrive gli spazi terrestri significa dire che essa si occupa potenzialmente di tutte le possibili relazioni che intercorrono tra tutto ciò che è localizzato sulla superficie terrestre.
Di fatto poi ogni geografia sceglie un numero limitato di oggetti, di soggetti e quindi di relazioni che soddisfano certi interessi cognitivi e pratici del pubblico a cui si rivolge.
Le nostre percezioni relative allo spazio possono essere influenzate in modo significativo da molti fattori, compresi i rapporti di potere. Queste relazioni tra spazio e potere, o autorità, sono state approfondite dal filosofo francese Michel Foucault, il quale ha mostrato, come le relazioni di potere associate allo spazio solitamente regolino e controllino il comportamento umano.
Adottare una prospettiva spaziale significa prestare particolare attenzione alle differenze tra un luogo e l’altro, tra uno spazio e l’altro, nelle dinamiche della società e nei rapporti tra ambiente e società. La variazione spaziale e la correlazione spaziale sono altri concetti chiave utilizzati dai geografi, entrambi basati sullo studio della distribuzione spaziale dei fenomeni.
DISTRIBUZIONE SPAZIALE: disposizione dei fenomeni sulla superficie terrestre.
VARIAZIONE SPAZIALE: cambiamenti nella distribuzione di un fenomeno da un luogo all’altro.
CORRELAZIONE SPAZIALE: il grado in cui due o più fenomeni condividono una stessa distribuzione e variazione spaziale.
Un altro concetto fondamentale è quello di diffusione spaziale. È un fenomeno nel quale il movimento – e quindi la variabile tempo – rappresenta una dimensione essenziale. I geografi identificano quattro diversi tipi di diffusione: per rilocalizzazione, per contagio, gerarchica e per stimolo. Le migrazioni sono la tipologia più diffusa di diffusione per rilocalizzazione. La diffusione per contagio, si verifica quando un fenomeno si diffonde tra persone che vengono a contatto tra loro. Al contrario, la diffusione gerarchica avviene dall’alto verso il basso (top-down), secondo una successione ordinata per rango. La diffusione per stimolo, infine, si verifica quando la diffusione di un’idea, una pratica o un altro fenomeno contribuisce a generare una nuova idea. La diffusione per stimolo influenza in modo
significativo la produzione e la commercializzazione dei beni. Numerose ricerche dimostrano che la diffusione spaziale spesso è data da un misto delle diverse tipologie. Non solo i diversi tipi di diffusione spesso agiscono contemporaneamente sullo stesso fenomeno, ma il ritmo e la direzione della diffusione spaziale sono influenzati anche dalla presenza di barriere assorbenti – fisiche, legali, o di altro genere, che fermano la diffusione – o di barriere permeabili che soltanto la rallentano.
GLOBALIZZAZIONE: la crescente interconnessione e interdipendenza tra persone e luoghi in tutto il mondo, è il risultato del dilatarsi progressivo a tutto il pianeta dell’interazione spaziale. Per interazione spaziale s’intende l’insieme delle relazioni che si sviluppano reciprocamente tra soggetti che occupano luoghi e regioni sia vicine, sia lontane tra loro, come risultato del movimento di persone, beni ed informazioni.
GLOBALIZZAZIONE: in senso generale si ha quando certi fenomeni naturali o umani, come le rotte aeree e navali o come le comunicazioni virtuali coprono l’intero globo terrestre, permettendo a tutti luoghi della Terra di interagire tra loro. In senso ristretto si intende il dominio che le relazioni di mercato a scala mondiale hanno su tutte le altre attività ed espressioni sociali e culturali.
INTERAZIONE SPAZIALE: relazione tra due o più soggetti nel corso della quale essi si scambiano idee, merci, servizi e modificano le loro azioni in relazione alle idee e ai comportamenti reciproci.
Interazioni spaziali a scala globale erano già presenti (e lo sono tuttora) nel mondo naturale prima della comparsa dell’uomo. Le interazioni globali tra soggetti umani hanno potuto svilupparsi solo negli ultimi secoli, con la penetrazione europea nel cuore di continenti come l’America settentrionale e meridionale, l’Africa equatoriale e l’Oceania, già abitati, ma rimasti fino ad allora isolati. Tuttavia si parla di globalizzazione solo negli ultimi decenni, cioè dopo che informatica, telecomunicazioni e connessioni aeree intercontinentali hanno permesso una circolazione di persone, merci, denaro e informazioni esteso ormai ad ogni località del pianeta. La forza trainante di tale unificazione mondiale è stata l’economia capitalistica di mercato. Molto parziale è invece tuttora la globalizzazione del mercato del lavoro, che riguarda solo poche categorie, mentre i lavoratori non qualificati dei paesi poveri che cercano di raggiungere i paesi ricchi per trovare lavoro o vengono respinti o diventano «clandestini». Ancora assente è poi la globalizzazione legislativa, specie per quanto riguarda i diritti umani e la possibilità di regolamentare i mercati finanziari allo scopo di evitare le crisi economiche globali, che si riflettono negativamente sulla vita di miliardi di esseri umani.
L’interazione spaziale è influenzata da tre fattori:
Nel suo significato più ampio il territorio è lo spazio delle interazioni tra esseri viventi. Nella geografia umana il suo significato si restringe alle relazioni spaziali che fanno capo agli esseri umani, intesi come soggetti singoli o collettivi.
TERRITORIO: spazio delle interazioni tra soggetti (individui e collettività), correlato con l’insieme delle interazioni tra gli esseri soggetti e l’ambiente esterno. Si concretizzano nello spazio geografico umanizzato (o antropizzato) e nella varietà dei suoi paesaggi.
Tra queste relazioni si possono distinguere quelle dei soggetti tra di loro e quelle che i soggetti intrattengono con l’ambiente esterno. Il primo significato riguarda il rapporto difensivo nei confronti di altri, quando intendiamo escluderli da uno spazio che consideriamo nostro. Nel secondo significato pensiamo allo spazio come a ciò che produce quanto ci occorre. Questa distinzione vale solo sul piano concettuale: nella realtà i due significati originari di territorio
Il concetto di scala è fondamentale per la geografia e molti sono gli studi di geografi che si occupano, direttamente o indirettamente di questo argomento.
L’idea di scala, applicata allo spazio, è ciò che ci permette di rappresentare la Terra, o una sua parte, in una dimensione ridotta, come accade ad esempio nel caso dei mappamondi. Nell’uso geografico si hanno due tipi di scale: la scala cartografica e la scala d’osservazione o scala geografica. La scala cartografica esprime il rapporto tra le distanze sulla carta e le distanze reali sulla superficie terrestre; i geografi distinguono, in questo senso, tra carte a grande scala e carte a piccola scala (più è grande lo spazio rappresentato, più è piccola la scala e viceversa).
La scala geografica o scala d’osservazione, indica invece il livello di analisi utilizzato per un determinato studio o progetto, ad esempio il corpo, la casa, un quartiere, una città, una regione, uno Stato, un continente o tutto il mondo. Quando i geografi parlano di una scala d’osservazione variabile, intendono dire che questa può estendersi da un livello circoscritto, che in questo caso si dice a piccola scala (come ad esempio lo spazio della vita quotidiana di una famiglia o di singoli suoi componenti), ad uno più ampio, a grande scala (ad esempio il territorio di uno Stato, di un continente o anche tutto il globo). La scala d’osservazione è piccola quanto più lo spazio esaminato è ristretto e il livello d’analisi dettagliato. La visione globale dev’essere sempre presente, a qualunque scala d’osservazione ci poniamo. Quello che distingue infatti il punto di vista di un geografo da quello di un antropologo o di un sociologo,
è di non trattare mai la piccola scala come se fosse indipendente dalle scale superiori, fino a quella globale, in quanto il «globale» deriva dall’insieme di relazioni e di azioni che hanno la loro origine in comportamenti localizzati, cioè in fatti che avvengono alle scale inferiori, fino a quella dei singoli luoghi. Allo stesso modo ciò che avviene alla scala globale interagisce con le scale inferiori. Va tenuto presente che queste interazioni tra la scala globale e quella locale di solito sono mediate da interazioni che si hanno tra le scale intermedie. La consapevolezza di questo legame tra i singoli luoghi e l’intero pianeta è quella che ci rende cittadini responsabili dei destini del mondo. Essa è ben espressa nella nota formula: «pensa globalmente e agisci localmente», che significa che nel bene e nel male i destini della Terra dipendono dalla somma di miliardi di comportamenti individuali locali, tra cui i nostri.
Esiste una grande varietà di strumenti che possono essere utili per la ricerca geografica. Tra questi ci sono apparecchi tecnologici come il GPS, le immagini satellitari, i sistemi informativi geografici (GIS), le mappe interattive, e anche strumenti più tradizionali e antichi, come le carte, la documentazione geografica, le fonti d’archivio o le interviste. Le carte sono gli strumenti più comunemente associati alla geografia, oggetti semplici ma potenti, che ci permettono di rappresentare e visualizzare le diverse parti del mondo. È necessario distinguere tra tecniche e strumenti.
Sono rappresentazioni della Terra o di sue parti in dimensioni ridotte. Esse sono anche dette simboliche perché i diversi oggetti sono rappresentati da simboli, infine sono approssimate, non soltanto perché è impossibile rappresentare esattamente in piano la superficie curva della Terra, ma anche perché tra tutti gli oggetti presenti su di essa ne vengono riprodotti solo alcuni che, a seconda degli scopi a cui è destinata la carta, vengono ritenuti più importanti. Le carte geografiche hanno una legenda , cioè una spiegazione dei simboli usati e una scala che indica di quanto è stata ridotta la superficie rappresentata.
La maggiore difficoltà nella costruzione delle carte sta nel rappresentare in piano una superficie curva deformandola il meno possibile. A tal scopo si ricorre a trasformazioni geometriche, dette proiezioni cartografiche. Vi sono proiezioni che mantengono la proporzioni tra le distanze, in questo caso si dicono equidistanti : sono di questo tipo le carte stradali. Possono invece mantenere proporzionali le aree, in questo caso sono dette equivalenti : sono di questo tipo le carte politiche ed economiche. Oppure possono mantenere esatti gli angoli tra meridiani e paralleli, allora sono dette isogone : di questo tipo sono le carte nautiche. Nessuna proiezione può conservare proporzionali le distanze, le aree e gli angoli tra meridiani e paralleli contemporaneamente. Le deformazioni saranno maggiori quanto più è vasta la superficie rappresentata, mentre per quelle che rappresentano territori piccoli la deformazione non è avvertibile.
PICCOLA SCALA che copre una superficie relativamente grande della Terra ……………. con possibilità di avere pochi dettagli. (grande dettaglio + superficie)
GRANDE SCALA carta con un elevato livello di dettaglio che ricopre ……………….. una superficie relativamente piccola di Terra (grande dettaglio – superficie)
Telerilevamento: acquisisce informazioni relative a qualcosa che si trova ad una certa distanza da te. I geografi usano il telerilevamento con strumenti capaci di rilevare alcuni fenomeni relativi alla superficie terrestre e raccogliere informazioni su di essi, attraverso sensori ed altri strumenti posti lontano dal soggetto studiato. Le prime applicazioni del telerilevamento riguardavano soprattutto lo studio delle condizioni dell’ambiente naturale, in particolare nel settore della meteorologia e delle previsioni del tempo. I geografi hanno cominciato ad utilizzare sempre più spesso il telerilevamento per fenomeni diversi.
Gli strumenti della Geografia
«tradizionali» Immagini, cartografie, diagrammi, cartogrammi Carte geografiche. Fisiche, politiche, cartogrammi «legati alle nuove tecnologie e all’ICT» GIS (mobile GIS, WebGIS… story maps) WMS - Telerilevamento - Geodata da fonti satellitari
SISTEMA 1.sistema
INFORMATIVO 2.informazione
TERRITORIALE 3.territorio
Qual è la relazione tra sistema e informazione?
Sistemi vs dati spaziali: tutti i sistemi elaborano dati spaziali?
Come sono i dati: Spaziali o territoriali?
- dati spaziali : descrivono le caratteristiche geometriche e di posizione di oggetti nello spazio e le loro eventuali relazioni. territoriali: dati riferiti ad oggetti posizionati sulla superficie terrestre (→ descrivono fenomeni presenti nel mondo reale) non territoriali: dati nei quali è presente l’elemento “spazio” ma non sono riferibili a posizioni riportabili sulla superficie terrestre
Sistema Informativo Geografico
È un sistema informatico specificatamente progettato a supporto della realizzazione dei sistemi informativi territoriali che richiede l’uso di informazioni spazializzate per raggiungere i propri obiettivi
In sintesi … I Sistemi Informativi Geografici sono una tipologia di sistema informativo (informatizzato) che tiene traccia non solo di avvenimenti, attività o oggetti ma anche di dove gli avvenimenti, le attività e gli oggetti si trovano o accadono
Applicazione (software) GIS
Modelli di rappresentazione in un GIS
attraverso due modelli Modello vettoriale Si avvale di geometrie per descrivere fenomeni discreti (es. rete autostradale) Modello raster
Georeferenziazione
In un Sistema Informativo Geografico ogni dato (vettoriale o raster) deve essere georeferenziato
Concetti base di un GIS
**1. Gli elementi del mondo reale sono referenziati rispetto a un sistema di coordinate registrate
CAPITOLO 2
«Abbiamo la Terra non in eredità dai genitori, ma in prestito dai figli.»
Proverbio Indiano
Secondo questi studiosi, l'ambiente si riferisce a ciò che circonda un soggetto, cioè a tutti quei fattori biotici (viventi) e abiotici (non viventi) con i quali persone, animali e altri organismi coesistono e interagiscono. Da quasi ottant’anni gli studiosi usano il concetto di ecosistema per studiare le interazioni tra le diverse componenti dell’ambiente, con riferimento a diverse scale. Gli studiosi concordano nel ritenere che la complessità di un ecosistema derivi dalla sua biodiversità , cioè dalla varietà delle specie contenute in esso. È un dato di fatto che tutti gli ecosistemi sono interconnessi e la totalità di queste relazioni costituisce la biosfera ( zona della Terra che permette la vita dei piante ed animali e si estende dalla crosta terrestre fino alle parti più basse dell’atmosfera, comprendendo tutti gli ecosistemi del pianeta)
ECOSISTEMA: un insieme di organismi viventi, delle interazioni tra di essi e con l’ambiente fisico in cui vivono, dei flussi di energia e nutrimenti che li attraversano.
BIODIVERSITA’: la quantità di specie presenti in un ecosistema
BIOSFERA: l’insieme degli ecosistemi della Terra, che interagiscono su scala globale.
capitale naturale: comprende i beni e i servizi offerti dalla natura ed è composto da quattro elementi fondamentali:
Le prime tre costituiscono i beni o le riserve di risorse naturali, mentre la quarta componente si riferisce all’opera attiva dei processi naturali nell’offrire i servizi come il ciclo nutritivo degli ecosistemi, la fotosintesi clorofilliana, l’impollinazione degli alberi da frutta e così via. Senza il capitale naturale non ci sarebbe vita sulla Terra, né sarebbe possibile il funzionamento dell’economia, che è possibile solo partendo dalle risorse e dai servizi naturali.
Le risorse naturali si suddividono in rinnovabili e non rinnovabili ( tutte possono essere esaurite)
Le risorse non rinnovabili vengono considerate esaurite quando vengono meno le condizioni per la loro rigenerazione, oppure questa necessiti di tempi troppo lunghi. Le risorse rinnovabili invece si rigenerano in tempi ragionevoli, sia naturalmente, sia con l’intervento umano, ad esempio attraverso la riforestazione.
Le quantità di risorse non rinnovabili sono fisse e quindi soggette a esaurimento se totalmente prelevate e consumate. Solitamente però l’esaurimento totale delle risorse viene preceduto dal loro esaurimento economico , che si verifica quando il costo per l’estrazione della risorsa supera il valore economico della stessa.
Il concetto di esaurimento economico può essere applicato anche alle risorse rinnovabili, sebbene si tende a preferire il concetto di rendimento sostenibile, ovvero la massima quantità di una risorsa che può essere sfruttata e utilizzata senza mettere in pericolo la sua capacità di rinnovarsi. Per questo motivo, diversi studiosi preferiscono usare il termine rendimento ecologicamente sostenibile, cioè tale da preservare le risorse per le generazioni future.
2.1.2 IL DEGRADO AMBIENTALE
Degradare qualcosa significa danneggiare una o più delle sue proprietà fisiche. Solitamente però ci si riferisce soprattutto al degrado ambientale antropogenico. Il degrado ambientale dovuto alle attività umane può essere diretto o indiretto:
Vi è degrado ambientale quando si verificano una o più delle seguenti condizioni:
circostanti, creando accumuli instabili, soggetti a frane e che possono rilasciare metalli tossici nei torrenti e alterare i ritmi delle dinamiche naturali di drenaggio. Questi cambiamenti non colpiscono solo l’ambiente ma possono avere serie conseguenze anche per la popolazione che vive in zona.
3. L’estrazione del carbone: Grosse pale caricatrici raccolgono il carbone dallo strato scoperto, versandolo su camion che lo spostano sulle banchine di carico. 4. Il ripristino del sito: Il sito d’estrazione viene poi idroseminato (con l’utilizzo di una mistura a base d’acqua, sementi, fertilizzanti e pacciame) per ristabilire la vegetazione che ridurrà l’erosione del terreno. Le piante seminate a volte hanno difficoltà a rimanere stabili.
Sebbene non rinnovabile, il petrolio è una fonte di energia versatile per quei paesi industrializzati che hanno le infrastrutture necessarie per poterlo estrarre, raffinare e trasportare. Il petrolio può essere bruciato come carburante per il riscaldamento di edifici e per generare elettricità oppure raffinato e trasformato in benzina, cherosene o gasolio. La maggior parte delle materie plastiche derivano dal petrolio. Nell’ambito delle risorse non rinnovabili, le riserve certe sono costituite dalla quantità stimata di una risorsa che potrebbe essere estratta in futuro. L’ammontare delle riserve certe non è fisso, ma varia in base all’evoluzione dei consumi, alla scoperta di nuovi giacimenti o all’evoluzione delle tecnologie estrattive. Dal 1998, per esempio, le riserve globali stimate di petrolio sono aumentate del 4% ma nello stesso periodo le riserve certe degli Stati Uniti sono diminuite di almeno il 4%. È importante ricordare che le riserve certe sono comunque misure stimate. Non c’è modo di sapere con certezza quanto petrolio contenga la Terra e anche se riuscissimo a
calcolarlo, non c’è alcuna certezza del fatto che saremmo in grado di estrarlo. IL FUTURO DEL PETROLIO: Una stima di quanto dureranno ancora le riserve attuali di petrolio viene espressa attraverso il rapporto riserve/produzione (o rapporto R/P), ottenuto dalla divisione delle riserve totali rimanenti nel globo per la percentuale annuale della produzione di petrolio. Dieci anni fa il rapporto R/P per il mondo ci diceva che senza considerare eventuali nuove scoperte di giacimenti, l’intero petrolio del mondo avrebbe dovuto durare poco più di quattro decenni. Ma di recente l’introduzione del fraking (frantumazione in profondità di rocce contenenti idrocarburi) con la produzione del cosidetto shale oil richiede nuove stime. Non c’è un chiaro consenso su quando il mondo raggiungerà l’apice di produzione del petrolio. Un certo numero di esperti ha infatti messo in discussione il lavoro di Hubbert, non concordando con l’affermazione secondo cui la produzione di petrolio debba necessariamente declinare a ritmi rapidi e costanti e che essa sia determinata principalmente dai vincoli legati alle caratteristiche della risorsa. Di contro, essi sostengono che la domanda di petrolio sia determinata da diverse variabili difficili da prevedere, quali la domanda globale di greggio o le politiche economiche. Tuttavia il lavoro di Hubbert è importante perché focalizza l’attenzione su una prevedibile transizione energetica : egli segnalò che la produzione di petrolio sarebbe scemata e che ciò avrebbe costretto la popolazione ad usare differenti fonti di energia. Si può considerare l’aumento nell’utilizzo di fonti rinnovabili
un segnale dell’inizio di questa transizione energetica. LA PRODUZIONE E IL CONSUMO DI PETROLIO I maggiori produttori di petrolio a scala globale sono i paesi del Golfo Persico, che ospitano enormi riserve di greggio e che appartengono all’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio), influente organizzazione creata nel 1960 nel tentativo di contrastare il dominio sul mercato da parte di poche compagnie petrolifere occidentali (principalmente statunitensi e britanniche). L’OPEC provvede a coordinare la produzione petrolifera tra i suoi vari membri, funzionando come un cartello: cioè come un’intesa che controlla la fornitura di un bene e quindi il suo prezzo.
Gli Stati Uniti sono dal 2015 al primo posto sia come produttori sia come i maggiori consumatori di petrolio nel mondo. I paesi industrializzati sono i principali responsabili della sproporzione nella distribuzione del consumo quotidiano globale di petrolio. Massiccio consumo di petrolio a livello globale, colpisce la crescita di consumo di petrolio di Cina e India.
2.2.2 IL CARBONE
Il carbone deriva da depositi legnosi di alberi e piante parzialmente decomposte accumulatisi in ambienti paludosi tra 300 e 400 milioni di anni fa.
LA PRODUZIONE E IL CONSUMO DI CARBONE
Il carbone è il combustibile fossile più abbondante e più diffuso nel mondo. Più di settanta paesi dispongono di riserve lavorabili di carbone e le principali concentrazioni si trovano negli Stati Uniti, in Russia e in Cina. Il rapporto R/P (riserve-produzione) del carbone, indica che a livello globale le riserve potranno durare ancora 133 anni, in base ai ritmi di produzione attuali. A differenza del petrolio e del gas naturale, le popolazioni utilizzano il carbone come combustibile da migliaia di anni. Esso viene impiegato per riscaldare l’acqua e generare energia a vapore e ha letteralmente alimentato la Rivoluzione industriale tra il XVIII e XIX secolo.
Dopo il petrolio, il carbone è oggi il secondo combustibile fossile per utilizzo nel mondo ma, mentre il petrolio è usato principalmente per il trasporto e il riscaldamento, il carbone è il combustibile più sfruttato per la produzione di energia elettrica ed uno dei componenti chiave per la produzione d’acciaio. La Cina dipende pesantemente dal carbone, e ne è contemporaneamente il maggior produttore e consumatore.
I PROBLEMI DEL CARBONE
L’estrazione e utilizzo di questa risorsa presentano una serie di gravi problemi, ambientali e sociali. Il metodo d’estrazione più controverso per i pesanti impatti sull’ambiente è quello usato per estrarre depositi di risorse minerarie vicine alla superficie, indicato come «miniera a cielo aperto» I minatori liberano la superficie da tutta la vegetazione, poi con potenti esplosivi rimuovono la roccia che sta sopra il giacimenti e la trasportano in aree libere nei dintorni. In seguito, mediante escavatori estraggono i minerali. Negli Stati Uniti una pratica analoga detta mountaintop removal. Anche se in molti paesi esistono leggi per un ripristinino accettabile del terreno, spesso per motivi di costi tali regole vengono ignorate o applicate solo parzialmente. Oltre all’estrazione del carbone, anche il suo utilizzo, presenta seri problemi ambientali. Il carbone brucia in maniera meno pulita di altri combustibili fossili, contribuendo all’inquinamento atmosferico.
LE PIOGGE ACIDE
L’utilizzo dei combustibili fossili costituisce una delle maggiori fonti d’inquinamento per l’aria e contribuisce al fenomeno delle piogge acide. Oltre a rilasciare mercurio, la combustione del carbone produce anidride solforosa e ossido d’azoto, così come gli scarichi dei veicoli a motore. Questi componenti interagiscono con l’acqua, l’ossigeno, e altri elementi chimici nell’atmosfera fino a formare sostanze acide che cadono sulla Terra con la pioggia e la neve. Le ciminiere rilasciano sostanze nocive nella fascia più alta dell’atmosfera, che poi vengono trasportate dal vento.
PIOGGIA ACIDA: precipitazioni significative più acida del normale, a causa di attività umane, che può danneggiare gli ecosistemi terrestri e acquatici.